BPCL awards its prestigious microsites design & implementation contract to Octaware Technologies        
by Shrutee K/DNS

Mumbai, August 10, 2017: Octaware Technologies Limited (BSE – 540416), a leading software and business solutions development company, is pleased to announce that they have been awarded the prestigious contract from BPCL for the design and implementation of their loyalty and brand microsites. Octaware was one of the bidders and was awarded the contract, post evaluation and presentation of efficient solutions and capabilities to the evaluation committee.

The scope of work under the contract includes design and implementation of microsites for BPCL’s loyalty programs – SmartFleet & PetroBonus and other brands - Speed and In & Out. The engagement includes a period of 3 months for implementation of microsites and an additional three years of support and maintenance. Octaware Technology Limited’s expertise in the areas of online portals & enterprise systems helped them win the contract.

Commenting on the development, Mr. Aslam Khan, Chief Executive Officer, Octaware Technologies Limited, said, “We are extremely delighted to have won the prestigious contract from BPCL, our first major win in the Indian PSU sector, post our IPO in April 2017. The fact that it falls under one of Octaware’s key focus verticals of governance, demonstrates our consistent and steady inroads in the Indian market, surpassing some of the strong players in the region. We look forward to a long-term business association with BPCL”.

About Octaware Technologies Limited:
Incorporated in 2005, Octaware Technologies Ltd is a software development company providing a range of information technology solutions. The company designs, develops, and maintains software systems and solutions. Company's services include custom software development, ECM/portal solution, ERP and CRM implementation, mobile platform solution, RFID solution, cloud and IT infrastructure services, consulting services and geospatial services.
Octaware provides specialized software application and product development services and solutions in the areas of healthcare, finance, and e-government industry. The company has proprietary products for domestic, as well as international markets, such as PowerERM – Human Capital Relationship Management, Hospice – Healthcare and Citizen Services solution, and iOnAsset – Inventory management and tracking System etc. These products are available as packaged products as well as software-as-a-service model integrated with legacy system.
Octaware Technologies Limited (BSE – 540416), got listed on the BSE –SME platform on April 3, 2017 and was oversubscribed by 148%, providing testimony to the faith, the investors have reposed in the company.

          1994        

From: "scrittore della domenica" <scritdom72@unimi.it>
To: "lorenzo" <Lrnz73@unipi.it>
Date sent: Mon, 14 Feb 1994 12:09:05
Subject: Eccomi

Mannaggia a te! Che c'era di male nelle lettere cartacee? Signornò. "Dai, mandami un'e-mail! E' facile, divertente, vedrai!". - Intanto ho dovuto iscrivermi al laboratorio d'informatica di questa cavolo di università, dove bisogna fare domanda in carta bollata anche per un caffè al bar. Poi, io il computer manco lo so usare. A quest'ora dovrei essere in sala studio a preparare l'esame di diritto privato comparato (capirai); invece sto qua ad arrovellarmi con tastiera e mouse.

Va beh. Ti scrivo per questo: devi assolutamente registrarmi un po' di cassette di musica rock. Hai presente? Quella che tu hai sempre detto che io la snobbo. Specialmente, quanto più progressive anni '70 riesci a procurarmi. Non so, gli Yes, i Genesis, i King Crimson, quella roba là. E poi il grunge. Non i Nirvana, ché onestamente non li reggo: Smashing Pumpkins, Pearl Jam, Soundgarden. E magari della musica da discoteca, però di un certo livello. E ci sarebbe un pezzo di un gruppo inglese che mi ossessiona, si chiama... ce l'ho sulla punta della lingua. Basta, appena mi ricordo il titolo te lo dico.

No, non sono impazzito. E' che ho conosciuto una ragazza molto simpatica che ha questi gusti musicali. Anche molto bella, a dire la verità. Anzi, la sola cosa che le vorrei dire è proprio questa: che la trovo bellissima. Ma, tu mi conosci; non c'è verso; se provo ad affrontare l'argomento, ammutolisco senza rimedio. Così mi servono urgentemente altri argomenti di conversazione. Lei studia inglese, e fin qui posso arrangiarmi. L'ho anche accompagnata a lezione, ho studiato i suoi appunti. Sai? Sto diventando, credo, il massimo esperto di T. S. Eliot di tutto il basso Ionio reggino. Quest'estate, se non altro, potrò esibirmi nei locali sul lungomare recitando The Waste Land a memoria.

Ma tutto questo non basta. Prima o poi dovrò trovare il coraggio di invitarla a uscire una sera, che so, ad un concerto, o addirittura (non ridere) a ballare. Perché ho capito che alle matinée in Conservatorio lei non ci viene. Ebbene, è qui che subentri tu. Devi aiutarmi ad andare oltre Beethoven. Ripeto, procurami del rock, perché mi serve come il pane!

Attendo tue notizie, stammi bene.

P.S. Mi sono ricordato il titolo di quella canzone: Creep, dei Radiohead.


From: "scrittore della domenica" <scritdom72@unimi.it>
To: "lorenzo" <Lrnz73@unipi.it>
Date sent: Mon, 21 Mar 1994 15:31:22
Subject: Re: Re: Eccomi

Grandi novità! Abbiamo occupato. Ora la nostra casa dello studente è Pensionato Universitario Occupato Autogestito. L'abbiamo deciso venerdì sera, al termine di un'agitata assemblea sugli ultimi aumenti delle rette e della mensa. Io mi sono aggiudicato la gran parte dei turni di notte in portineria: sia per evitare i turni di pulizia, sia perché mi piace fare le ore piccole e perché durante l'occupazione c'è un bel clima. Si parla, si beve, si fuma tabacco e non solo: effettivamente, non sto studiando granché. Però mi diverto.

Ieri, per esempio, verso la mezzanotte la situazione comprendeva una bottiglia di mirto, uno stereo, sei-sette persone fra cui Alice (la ragazza di cui ti ho parlato nella mia ultima lettera) e me. Il guaio è che dopo un'oretta loro sono usciti, per andare credo in discoteca, mentre io dovevo rimanere per continuare il turno; ma mi hanno lasciato la bottiglia, d'altronde semivuota, e lo stereo. O forse due bottiglie e due sterei, a quel punto non capivo più bene. Sono riuscito, in qualche modo, a togliere la cassetta dei Rage Against The Machine e a mettere su il Lamento d'Arianna di Monteverdi, che in quel momento era anche più adatto.

A proposito: mi hai registrato le cassette che ti ho chiesto? Se scendi anche tu in Calabria per le elezioni, tra una settimana me le puoi dare. Ma l'hai visto quel pagliaccio miliardario? E pensa che magari qualcuno lo voterà anche. Viviamo in un paese meraviglioso.


From: "scrittore della domenica" <scritdom72@unimi.it>
To: "lorenzo" <Lrnz73@unipi.it>
Date sent: Fri, 15 Apr 1994, 16:05:30
Subject: buona notte al secchio

La sai una cosa? Tre anni fa, dopo il diploma, commisi un solo errore.

Allo sportello della stazione chiesi un biglietto per Milano. Sbagliai: avrei dovuto comprare un sola andata per Londra, o per Parigi, o per Berlino.

L'occupazione è finita. L'Ente per il Diritto allo Studio ha promesso che, col nuovo bilancio, ben il 3,75% delle risorse aggiuntive sarà stanziato per porre rimedio ai recenti rincari delle tariffe, compatibilmente con il principio del pareggio contabile.

Insomma: non abbiamo ottenuto un bel niente.

Ho saputo che Alice si è fidanzata. Con uno studente d'ingegneria, milanese da varie generazioni e di ottima famiglia, buon giocatore dilettante di basket. Ha una macchina svedese con doppia alimentazione, benzina verde e gas, perché bisogna proteggere l'ambiente. Un bravissimo ragazzo.

Tutto è perduto. Mentre questa ridicola nazione, consegnatasi ancora volontaria nelle mani di un tirannello squilibrato, si avvia verso il suo triste destino, io ti comunico la mia irrevocabile decisione.

Pongo rimedio al mio errore.

Espatrio.

E basta, con queste e-mail del piffero! Ti farò avere prossimamente il mio nuovo recapito estero.

La sai un'altra cosa? Siamese Dream degli Smashing Pumpkins è molto più noioso della più tediosa sinfonia di Bruckner.


From: "scrittore della domenica" <scritdom72@unimi.it>
To: "lorenzo" <Lrnz73@unipi.it>
Date sent: Tue, 26 Apr 1994 16:28:43
Subject: scherzavo

E niente: all'estero non sono andato.

Ti spiego cos'è successo.

Sai che mi è sempre piaciuto stare sveglio fino a tardi; ultimamente sto esagerando; mi succede spesso di fare l'alba. Da un po' non scendo neanche più in sala studio, per non rischiare d'incontrare Alice. La sera me ne sto tappato in camera, ascoltando Brahms.

Un mio consiglio per i giovani: se abitate in una casa dello studente, cercate di non innamorarvi mai di un'altra persona ospite del pensionato. Soprattutto se non corrisposti.

Bene: domenica notte, mentre studiavo, ho messo su il Tristano. Così, tanto per cambiare. Ma, poco dopo il preludio, ho dovuto spegnere.

Frisch weht der Wind
Der Heimat zu
Mein Irisch Kind,
Wo weilest du?


Mi si è annebbiata la vista, e ho scoperto che avevo finito i kleenex. Ho chiuso il libro. Mi sono alzato dalla sedia e sono andato a lavarmi il viso con l'acqua fredda. Poi sono tornato alla scrivania.

Ho acceso il quinto canale della radio (quello che trasmette solo classica). C'era un brano di avanguardia; una cosa che non conoscevo, una specie di collage sonoro sul tipo di Revolution 9 dei Beatles, hai presente? Folle in tumulto, suoni strani, rumori ambientali, nastri in loop, voci umane che declamano sillabe incomprensibili. Un delirio.

Roba forte! Ho attaccato lo spinotto delle cuffie alla radio e mi sono sparato il brano nelle orecchie, chiudendo gli occhi e reclinando indietro la testa. A un certo punto, dal tappeto sonoro ha cominciato a emergere una voce femminile, che sembrava pronunciare un testo coerente. Dapprima si sentiva sullo sfondo, e non si capiva bene cosa dicesse; qualcosa sul Vietnam. Man mano, la voce diventava sempre più forte, più netta, e veniva sempre più in primo piano. Alla fine, con una presenza sonora impressionante, la voce scandiva, anzi no scolpiva, queste parole: "Rimanete qui, e combattete per la vostra dignità di uomini".

"Avete ascoltato: Luigi Nono, Contrappunto dialettico alla mente", ha detto l'annunciatore.

Ho staccato lo spinotto, ho tolto le cuffie e ho spento la radio.

Ho riconsiderato la mia intenzione di espatriare. Ho pensato: ma non l'ho già fatto? Sono già emigrato. E prima di me mio padre, proprio negli anni in cui Nono componeva quel pezzo.

Quante volte ancora voglio fare le valigie?

Possibile che l'unica soluzione sia quella di scappare sempre più lontano?

L'indomani, 25 aprile, sono andato alla manifestazione. Il concentramento era alle due del pomeriggio; ma mi sono svegliato così tardi che non ho potuto neanche fare colazione. Ho preso un caffè al distributore automatico giù in atrio e sono uscito, in direzione porta Venezia.

Era previsto un corteo molto grande. E' stato immenso. Mai vista tanta gente tutta insieme! E che varietà, quanti colori, che musiche, che allegria! Quanta pioggia, anche: veniva giù a secchiate, per tutta la durata della manifestazione.



Io ero in fondo al corteo, e pensa che non sono neppure riuscito a entrare in piazza Duomo, tanto era gremita! Ho svoltato per piazza Fontana, poi per via Larga. Ho vagato per un pezzo; non so chi o cosa mi aspettassi di trovare, a parte qualcosa da mettere sotto i denti, dato che avevo una fame da lupo.

Mi sono ritrovato, non so come, in piazza Sant'Alessandro, vicino alla facoltà di lingue, che naturalmente era chiusa; c'era però un bar-tavola calda miracolosamente aperto; mi ci sono fiondato dentro.

Ero seduto sul mio sgabello, dando le spalle all'ingresso, e divoravo la mia pizzetta, ovviamente pessima come solo a Milano la sanno fare, quando mi è parso di vedere una sorta di variazione nella luce. Come se avesse improvvisamente smesso di piovere e fosse uscito un sole splendente.

Mi giro, e vedo Alice entrare nel locale e raggiungermi.

Era in tenuta da manifestazione: jeans sdruciti, camicia grunge, niente make-up (lei che di solito è così curata). I lunghi capelli biondi inumiditi dalla pioggia, che intanto continuava a scrosciare.

"Ciao", le dico. "Dov'è il tuo fidanzato?"

"Sciocco", mi ha risposto. "Oggi ci sono cose più importanti", ha detto. "C'è mezza casa dello studente qui fuori: abbiamo fatto uno striscione molto figo, lo andiamo ad attaccare al portone dell'I.S.U. Cosa fai qua, solo come un gufo? Vieni anche tu!"

Non me lo sono fatto dire due volte.

E dunque. Fra un mese ho l'esame di diritto sindacale. Materia interessante, sai? Credo che chiederò la tesi.

Per ora rimango qui.

(Racconto già pubblicato su Evulon. Ogni riferimento a fatti, persone, città, eventi, uomini politici, bar e pizzette della realtà è puramente casuale).
          Giuseppe Genna: Grande madre rossa        
Oggi è il primo di agosto e sono piuttosto insoddisfatto di me stesso in generale e di questo blog in particolare. Vorrei scrivere qualcosa di incisivo e pregnante. Come al solito, non ci riesco. Invece, ho deciso di riciclare una recensione a Grande madre rossa di Giuseppe Genna che scrissi tre anni fa per un sito commerciale e che ripubblico qui di seguito, con minime variazioni. E' brutta, ma se non altro vi trapela un po' di entusiasmo: qualcosa che al momento mi manca.

Che libro è Grande madre rossa? In prima approssimazione, è un thriller. Ma, se incontrate l'autore, non insistete troppo su questa definizione. Tempo fa, Giuseppe Genna dichiarò che avrebbe regalato una copia del Codice da Vinci al primo che gli avesse detto che lui scriveva thriller. Inutile aggiungere che Genna non è precisamente un estimatore di Dan Brown.

Ecco la trama. Una spaventosa esplosione polverizza il Palazzo di Giustizia di Milano, facendo più di mille vittime. L'attentato non è stato rivendicato, ma se ne temono altri e il commissario Guido Lopez della Questura di Milano, sulla traccia dei colpevoli, lotta contro il tempo e forse contro ostacoli e depistaggi dei servizi segreti italiani e di quelli stranieri...

Certo, trattandosi di un thriller, sarebbe delittuoso (appunto) svelare ulteriori dettagli. Non lo farò. Dovete fidarvi della mia parola quando vi dico che il libro l'ho letto per intero e tutto d'un fiato.

Mentre Genna scriveva questo romanzo, vivevo e lavoravo a Milano (tra l'altro abitavo nel quartiere popolare di Calvairate, che Genna conosce bene e di cui spesso parla nei suoi romanzi, compreso questo). Ricordo benissimo la paura, che in quel periodo serpeggiava, di un nuovo e terribile attentato. Infatti, dopo l'11 settembre e dopo la strage della stazione ferroviaria a Madrid, tutti temevano che il prossimo bersaglio dei terroristi sarebbe stato la metropolitana di Milano: la quale, in quegli anni, l'undici di ogni mese risultava stranamente meno affollata rispetto agli altri giorni... Grande madre rossa rende assai bene quel clima di psicosi collettiva.

Ma è veramente un thriller, Grande madre rossa? E' un romanzo di spionaggio, di fantapolitica? E' un romanzo "realistico", qualunque cosa questa parola voglia dire? - Consentitemi di riportare per esteso la nota apposta al suo romanzo da Giuseppe Genna a mo' di premessa.

"Le vicende qui narrate sono finzioni letterarie al 100%. In esse compaiono nomi di persone e circostanze 'reali' in qualità di pure occasioni narrative. I nomi di aziende, strutture istituzionali, media e personaggi politici vengono utilizzati soltanto al fine di denotare figure, immagini e sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno a essi, e si riferiscono quindi a un ambito mitologico che non ha nulla a che vedere con informazioni od opinioni circa la verità storica effettiva degli avvenimenti o delle persone - in vita o scomparse - su cui questo romanzo elabora una pura fantasia."

Attenzione: non si tratta del solito disclaimer messo lì solo per motivi legali (del tipo "ogni riferimento ecc. è del tutto casuale"). In questo romanzo i riferimenti non sono affatto casuali, tuttavia quando Genna usa le espressioni "sogni collettivi", "ambito mitologico" e "pura fantasia" dobbiamo prenderlo sul serio.

Di fatto, Genna dimostra con questo romanzo una eccezionale capacità di giocare con l'inconscio collettivo, di evocare sogni o incubi metropolitani, e di svelare (o forse di creare) archetipi remotissimi e affascinanti. Da questo punto di vista Grande madre rossa è molto più vicino a Lautréamont, ai surrealisti francesi, a William Burroughs, di quanto non lo sia a Grisham o a Ian Fleming.

Ho trovato veramente straordinaria tutta la parte del romanzo ambientata nel Cimitero Monumentale di Milano. Opera architettonica ottocentesca di notevole cattivo gusto, in questo senso equivalente milanese (anche se meno celebre) del Vittoriano di Roma, nonché una delle parti più neglette ed ignorate della città di Milano, nelle pagine di Genna il Cimitero Monumentale diventa genialmente il luogo dell'inconscio e del rimosso ove risiede la verità nascosta della città. Da gustare, in questo romanzo d'azione, crudo e hard-boiled secondo le migliori tradizioni del suo genere, il "cameo" dedicato al Manzoni:

"Non c'era più posto nel Vecchio Famedio, tempestato di lapidi in ogni centimetro quadro. Il tempio del tempo scaduto per Alessandro Manzoni. Manzoni: polvere sul mogano della cattedra, polvere di gesso. L'epidemia ubiquitaria, transgenerazionale, scolastica, che colpisce ogni italiano quindicenne: Manzoni.
Cosa c'entra Manzoni oggi?"


Fin dai tempi di Emilio Praga e della scapigliatura, Manzoni è il bersaglio polemico dell'avanguardia artistica milanese... Anche da questo punto di vista, Genna è veramente figlio della sua città. Qui, però, non è realmente chiaro se Genna stia polemizzando contro l'autore dei Promessi sposi, o non piuttosto contro la nostra epoca, così degradata da non trovare più posto per un Manzoni.

Bellissimo è poi il finale del romanzo, che descrive una ipotetica Milano post-catastrofe, in apparenza uguale ma forse enigmaticamente diversa, forse migliore. La piazza dove prima si trovava il Palazzo di Giustizia, distrutto dall'immane esplosione:

"La nuova piazza, larga, aperta, immensamente chiara: il luogo dove sorgeva, come un sogno, il Palazzo.
Come puntine da disegno e graffette, in controluce, i nonni e i bambini, che giocano, a passeggio, nell'incredibile spazio bianco della nuova piazza."


E, nella piazza,

"il monumento di marmo bianco, una colonna altissima, messo in verticale, l'architrave di quello che fu il Palazzo di Giustizia.
E' la nuova colonna infame."


Ed ecco, dunque, che abbiamo ritrovato anche il buon vecchio Manzoni... L'autore della Storia della colonna infame non poteva essere liquidato così facilmente, dato che la riflessione sul rapporto tra diritto e giustizia è uno dei temi portanti di Grande madre rossa.

Grande madre rossa è stato inserito da Wu Ming 1 nel "canone" delle opere più significative del cosiddetto "New Italian Epic", di cui tanto si è discusso negli ultimi due anni. Se fra le caratteristiche del "New Italian Epic" c'è anche quella di sapersi mantenere su livelli elevati di elaborazione mitico-simbolica, direi che questo romanzo merita ampiamente di rientrare nel novero. Parlando di mitologia, va detto che in Grande madre rossa si trovano quei puntuali riferimenti al matriarcato (il leggendario ordinamento sociale preistorico in cui comandavano le donne, studiato fra gli altri da Bachofen, da L. H. Morgan e da Engels) che il lettore legittimamente si attende da un romanzo con tale titolo.

Il romanzo di Genna può essere interpretato anche come una grandiosa, veramente "epica", fantasia di rivalsa. In questa sede non posso essere più preciso, ma consiglio ai lettori di tenere bene a mente la citazione da Ulrike Meinhof posta in esergo.

A proposito, ho letto recentemente un passo di Bachofen che sembra un commento anticipato a Grande madre rossa:

"Questo diritto materno materiale è il più sanguinario di tutti i diritti. Esso impone la vendetta anche là dove mentalità superiori la fanno apparire come un delitto. [...] Il diritto materiale della prima epoca mostra che la sua legge è quella del sangue [...]. L'idea della giustizia superiore, che considera ogni circostanza [...] proviene dal cielo. In precedenza esisteva solo la vendetta sanguinaria che non ascoltava alcuna difesa e che proveniva dalla materia. [...] L'età del diritto femminile è quella della vendetta e del sanguinario sacrificio umano, quella del patriarcato è l'epoca del tribunale, dell'espiazione, del culto senza spargimento di sangue".

BIBLIOGRAFIA

- Giuseppe Genna, Grande madre rossa, n. 1550 del periodico "Segretissimo", aprile 2009; prima edizione Mondadori, Milano 2004 (attualmente esaurita, spero che venga ristampata presto, perché il libro lo merita assolutamente).

- Johann Jakob Bachofen, Il matriarcato. Storia e Mito tra Oriente e Occidente, [antologia] a cura di Giampiero Moretti, Christian Marinotti Edizioni, Milano 2003, pp. 65, 66-67.

- Sul "New Italian Epic", vedi la relativa voce in Wikipedia.

- Il sito Internet di Giuseppe Genna.

- Per chi ne fosse curioso, la recensione di Genna al Codice da Vinci.
          Sulla critica del diritto nel giovane Gramsci        
E' successo che, preparando un commento all'ultima sortita di Saviano a proposito di storia della sinistra italiana, ho ripreso in mano, dopo anni, il vecchio volume dell'Einaudi (Torino, 1960) che raccoglie i corsivi pubblicati da Gramsci sull'"Avanti!" nella rubrica Sotto la Mole (1916-1920). Qui mi è capitato sotto gli occhi il commento di Gramsci alla sentenza sui "fatti di Torino", cioè (annotano i curatori dell'edizione) "lo sciopero generale per il pane e contro la guerra, che sfociò nella sommossa del 23-26 agosto 1917". [1]

Il commento di Gramsci fu pubblicato sull'"Avanti!" il 20 ottobre 1918: il testo, come di frequente, uscì con vistosi "vuoti" dovuti all'azione della censura. Eccolo qui di seguito [2].

BELLU SCHESC' E DOTTORI!

Il giudice Emanuele Pili non è senza storia, come gli uomini e i popoli felici. Ma la storia del giudice Emanuele Pili ha una lacuna; iniziatasi col protagonista autore drammatico, riprende ora col protagonista «ragionatore» di sentenze, e riprende con una gloriosa e strenua pugna: il «ragionamento» della sentenza per i fatti di Torino, che nell'ultimo numero della «Gazzetta dei tribunali» il misuratore di crani prof. Vitige Tirelli qualifica «dotta».
Benedetto Croce ha scritto: «Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú gio [dodici righe e mezzo censurate]. E il giudice giovane ha fatto sfoggio di dottrina; e il giudice giovane — poiché nella prima gíoventú aspirava alla gloria di Talia e dedicava le sue fresche energie intellettuali a scrivere commedie nei vari dialetti di Sardegna e non poté studiare tutti i risultati delle ultime ricerche sulla natura del diritto e delle costituzioni — ha ragionato [una riga censurata] nella sentenza dei fatti di Torino, rovistando nei vecchi cassettoni, rimettendo alla luce tutti gli imparaticci scolastici del primo anno universitario, quando ancora si frequentano le lezioni e si prendono gli appunti.
[Venticinque righe censurate].
Gli sono estranee le correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure — superando le concezioni puerilmente metafisiche della dottrina tradizionale, degli imparaticci da scoletta universitaria — colla riduzione dello Stato e del Giure a pura attività pratica, svolta come dialettica della volontà di potenza e non piú pietistico richiamo alle leggi naturali, ai sacrari inconoscibili dell'istinto avito, alla banale retorica dei compilatori delle storiette per la scuola elementare. Il «ragionamento» del giudice Pili è solo una filastroccola di banalità retoriche, di gonfiezze presuntuose: esso è il ridicolo parto di un fossile intellettuale, il quale non riesce a concepire che lo Stato italiano almeno giuridicamente (e come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare al «giovane» da tribunale) è costituzionale, ed è parlamentare per tradizione (l'on. Sonnino è gran parte dello Stato attuale, ma crediamo che il suo articolo Torniamo allo Statuto! non sia ancora diventato legge fondamentale del popolo italiano): [cinque righe censurate]. La «dottrina» del giovane da tribunale infatti si consolida (!) in esclamazioni enfatiche contro chi ha «resistito» o è accusato di aver resistito: non cerca (come era suo compito) di dimostrare, alla stregua delle prove concrete e sicure, un delitto per passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice. No, il «giovane» vuole sfoggiare, come una contadina ricca del Campidano di Cagliari le vesti multicolori che hanno servito alle sue antenate per le nozze e per decine e decine di anni sono rimaste seppellite in un vecchio cassettone a fregi bestiali e floreali tra lo spigo e una dozzina di limoni: e sfoggia tutti i vecchiumi, tutti gli scolaticci dei vespasiani giuridici chiusi per misura d'igiene pubblica.
Il giudice Emanuele Pili ha scritto una commedia dialettale: Bellu schesc' e dottori! (che bel pezzo di... dottore!) L'esclamazione potrebbe essere la conclusione critica della lettura di una sentenza, cosí com'è il titolo di una commedia.

La prima lacuna è stata integrata facilmente dai curatori del testo gramsciano. Si tratta di una citazione dalla Logica di Croce, riportata come segue:

«Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú giovane collega di "ragionarla", ossia di apporre una parvenza di ragionamento a ciò che non è intrinsecamente e puramente prodotto di logica, ma è voluntas di un determinato provvedimento. Questo procedere, se ha il suo uso nella cerchia pratica o giuridica, è affatto escluso da quella della logica e della scienza» (B. CROCE, Logica come scienza del concetto puro, Bari 1917, pp. 87-88).

Quando Gramsci nel suo corsivo parla delle "correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure", si riferisce appunto alla filosofia del diritto di Benedetto Croce. Croce aveva infatti affermato l'assoluta separazione tra morale e diritto, e aveva sottoposto il diritto alle categorie dell'utile e della forza. Nella concezione di Croce, il diritto è forza, che viene applicata per il raggiungimento di uno scopo ritenuto (da chi agisce questa forza) utile; il diritto è inoltre amorale, in quanto prescinde dal giusto e dall'ingiusto.

E' interessante notare che qui Gramsci si serve della teoria del diritto di Croce per porre un'istanza di garantismo giuridico. Infatti, ciò che Gramsci rimprovera al giudice Pili, estensore della sentenza sui fatti di Torino, è di aver confuso il diritto con la morale. Il giudice avrebbe dovuto limitarsi a vagliare le prove, accertare se fosse stato commesso un reato, e, in caso affermativo, determinarne la pena secondo le norme del codice. Invece, questa sentenza (scrive Gramsci) pretende di condannare gli imputati non sulla base della legge, bensì sulla scorta di considerazioni di ordine moralistico, la cui infondatezza giuridica è mascherata dal ricorso all'enfasi e alla retorica.

La linea del ragionamento gramsciano è abbastanza riconoscibile, nonostante i buchi lasciati dalla censura, e nonostante un probabile refuso tipografico [3]. Comunque, in un poscritto all'articolo del giorno successivo (Le vie della divina provvidenza, 21 ottobre 1918), Gramsci scrive:

P.S. Nell'articolo pubblicato ieri sul giudice Emanuele Pili la censura ha lasciato solo la parte «floreale» che può far supporre aver noi scritto un puro pamphlet per insolentire un magistrato. La censura ha imbiancato le giustificazioni delle insolenze: la giustificazione filosofica trovata nella Logica del senatore Benedetto Croce; la giustificazione storica trovata in una notizia pubblicata dal «Journal des Débats» l'8 novembre 1817 (milleottocentodiciassette!), la giustificazione costituzionale trovata nello Statuto albertino. Un'insolenza giustificata da «pezze» di tal genere crediamo non sia piú insolenza, ma espressione plastica della imparziale giustizia. La censura pertanto ci ha solo diffamati, senza che le leggi ci diano il modo di dar querela.

La "giustificazione filosofica" delle critiche che Gramsci rivolge al magistrato corrisponde, lo abbiamo visto, ad una citazione da Croce. Rimane la curiosità di sapere quali potessero essere le altre due "giustificazioni"  imbiancate dalla censura.

La "giustificazione costituzionale", che corrisponde alla lacuna di cinque righe, si trova, dice Gramsci, nello Statuto albertino; e potrebbe forse trattarsi di uno degli articoli che, in quel testo costituzionale, tutelavano i diritti civili: per esempio l'art. 26, secondo comma, "niuno può essere arrestato e tradotto in giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme che essa prescrive".

Naturalmente, non è da pensare che Gramsci si facesse particolari illusioni circa l'effettività delle garanzie prescritte dallo Statuto. Sappiamo, invece, che Gramsci sempre ritenne la borghesia italiana incapace di creare un vero Stato di diritto che tutelasse le libertà individuali [4]. Un articolo di Gramsci di qualche anno successivo a quello che stiamo ora esaminando (Lo Stato italiano, in "L'Ordine Nuovo", 7 febbraio 1920) contiene una puntuale critica, da questo punto di vista, allo Statuto albertino:

Lo Stato italiano [...] non ha mai neppure tentato di mascherare la dittatura spietata della classe proprietaria. Si può dire che lo Statuto albertino sia servito a un solo fine preciso: a legare fortemente le sorti della Corona alle sorti della proprietà privata. I soli freni infatti che funzionano nella macchina statale per limitare gli arbitrî del governo dei ministri del re sono quelli che interessano la proprietà privata del capitale. La Costituzione non ha creato nessun istituto che presidî almeno formalmente le grandi libertà dei cittadini: la libertà individuale, la libertà di parola e di stampa, la libertà di associazione e di riunione. Negli Stati capitalistici, che si chiamano liberali democratici, l'istituto massimo di presidio delle libertà popolari è il potere giudiziario: nello Stato italiano la giustizia non è un potere, è un ordine, è uno strumento della Corona e della classe proprietaria. 

Gramsci sottintendeva questo tipo di considerazioni anche all'articolo qui in commento, laddove scriveva che lo Stato italiano "almeno giuridicamente" (cioè solo formalmente) era costituzionale, ed era "parlamentare per tradizione", nel senso che lo Statuto albertino non istituiva una vera e propria democrazia parlamentare, bensì l'ordinamento parlamentare dello Stato derivava da una semplice consuetudine che poteva essere in ogni momento abrogata: così come aveva proposto di fare Sidney Sonnino nel suo articolo del 1897, appropriatamente richiamato da Gramsci, Torniamo allo Statuto!,  e come poi farà il fascismo.

Tuttavia, il fatto che la monarchia sabauda fosse uno Stato di diritto carente e imperfetto non avrebbe dovuto esimere il magistrato dall'applicare comunque quelle garanzie (pur se insufficienti) che la legge disponeva a favore degli imputati: "come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare" al giudice Pili, osserva giustamente Gramsci.

La "giustificazione storica", che corrisponde alla lacuna di venticinque righe, è data (scrive Gramsci) da una notizia pubblicata sul numero dell'8 novembre 1817 del "Journal des Débats". Internet consente oggi di consultare facilmente quel numero di giornale per cercare quale potesse essere la notizia che costituiva la "giustificazione storica" invocata da Gramsci.

Una delle notizie ivi contenute, che possono essere state utilizzate da Gramsci ai fini del suo commento, è una corrispondenza dalla Gran Bretagna datata 3 novembre, che riporto qui di seguito in una mia traduzione (il testo originale è in nota):

Quattro individui di nome Booth, Brown, Jackson e King, prima delle ultime assisi di Derby, erano stati condannati a morte per crimine di ribellione. Condotti sul patibolo, al momento stesso della morte hanno avuto l'audacia empia di arringare la folla, affinché li venisse a liberare. Questa folla era composta da loro vecchi amici che li avevano frequentemente visitati in carcere; ma il luogo dell'esecuzione era sorvegliato da folti distaccamenti di cavalleria e di fanteria, e la legge ha avuto esecuzione [5].

Inizialmente ho pensato che questa notizia potesse aver attratto l'attenzione di Gramsci (per analogia con i fatti di Torino) perché riferita a un episodio di ribellione delle classi subalterne conclusosi con una condanna penale. Episodio che forse è leggibile nel quadro della fase di irrequietezza sociale che fu caratterizzata, in Gran Bretagna, dalle proteste contro la legge sul grano del 1815, fase che sfociò nel massacro di Peterloo.

Tuttavia, non ho trovato alcun elemento che potesse suffragare questa ipotesi. Non è chiaro neanche se i quattro uomini giustiziati a Derby nel 1817 siano stati effettivamente condannati a morte per reati politici, o non piuttosto per reati comuni; in un elenco dei giustiziati nel carcere di Derby, compilato da Celia Renshaw, una storica locale, questi Booth, Brown, Jackson e King risultano essere stati condannati per aver appiccato il fuoco a dei covoni di paglia [6]. Inoltre è noto che Gramsci non amava gli atteggiamenti tribunizi e teatrali, né apprezzava particolarmente i gesti individuali di ribellione: lo si evince dal suo stesso comportamento di imputato durante il "processone" del 1928 [7], nonché dal suo commento, contenuto nei Quaderni del carcere, ad un libro che raccoglieva i resoconti di una serie di processi contro anarchici libertari [8]. Perciò mi sembra improbabile che, nel suo corsivo del 1918 che stiamo ora commentando, Gramsci possa aver preso ad esempio il comportamento di quattro condannati a morte per reati contro il patrimonio che, dal patibolo, incitano la folla alla rivolta.

C'è però un'altra notiziola, sempre nella prima pagina  del "Journal des Débats" dell'8 novembre 1817, che potrebbe aver attirato l'attenzione di Gramsci. Si tratta di una corrispondenza da Losanna datata primo novembre:

Il Cantone Esterno di Appenzell ha da poco emesso una singolare sentenza contro un ragazzino accusato di alcuni piccoli furti. Lo hanno condannato a 50 fl. di ammenda e a trenta colpi di verga. Gli sarà inoltre assegnato un posto particolare in chiesa per un periodo di due anni: dovrà trovarsi colà per due volte ogni domenica, e sarà punito severamente in caso d'inosservanza [9].

In questa notizia di cronaca (un ragazzino condannato con sentenza penale ad andare a messa due volte la settimana) troviamo un esempio estremo e grottesco di quella perniciosa, pre-moderna confusione tra diritto e morale, che Gramsci stigmatizza nella sua polemica col giudice relatore della sentenza sui fatti di Torino. Perciò ritengo che sia stata questa la pezza giustificativa di quella parte dell'argomentazione gramsciana, che la censura ha cancellato lasciando nell'articolo un buco di venticinque righe.

Note

[1] Sempre secondo l'apparato critico dell'edizione citata, la sentenza fu emessa dal Tribunale militare di Torino il 2 agosto 1918; il testo della sentenza è reperibile in "Rivista storica del socialismo", n. 2, 1960.

[2] A. Gramsci, Sotto la Mole, ed. cit., pp. 447-48. L'articolo è stato poi raccolto nella più recente edizione degli scritti gramsciani precarcerari: A. Gramsci, Il nostro Marx 1918-1919, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino 1984, pp. 360-2. In Internet si trova qui: http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/gramsci/sotto_la_mole/pdf/sotto__p.pdf, p. 269.

[3] "Passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice" è frase di cui si capisce il senso, ma che sembra guasta anche grammaticalmente. Penso che Gramsci abbia invece scritto "fissare l'esatta commisurazione della sua entità ad una pena contemplata nel codice".

[4] Cfr. Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), Carocci, Roma 2011, pp. 162-6.

[5] Quatre individus nommés Booth, Brown, Jackson et King, antérieurement aux dernières assises de Derby, avoient été condamnés à mort pour crime de rebellion. Amenés sur l'échafaud, ils ont eu, même au moment de la mort, l'audace impie de haranguer la multitude, et de l'engager à venir les délivrer. Cette multitude étoit composée de leurs anciens amis qui les avoient fréquemment visités dans leur prison; mais le lieu de l'exécution étoit gardé par de forts détachements de cavalerie et d'infanterie, et la loi reçut son exécution.

[6] Fonte: http://archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/DERBYSGEN/2009-08/1250276359

[7] Cfr. Giuseppe Fiori (a cura di), Antonio Gramsci: cronaca di un verdetto annunciato, I Libri de "l'Unità", supplemento al numero del 4 aprile, Roma 1994. 

[8] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, pp. 6-7 e 1896-7.

[9] Les Rhodes extérieurs d'Appenzell viennent de rendre une singulière sentence contre un enfant accusé de quelques petits vols. Ils l'ont condamné à 50 fl. d'amende et à trente coups de bâtons. Il lui sera d'ailleurs assigné une place particulière à l'église pendant deux ans; il devra s'y trouver deux fois chaque dimanche sous des peines séveres.

          Su "My Favorite Things" di John Coltrane        
Il 16 novembre 1959 debuttava a Broadway The Sound of Music, di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein, uno dei musical più popolari di tutti i tempi anche grazie alla versione cinematografica che ne fu tratta nel 1965 (regia di Robert Wise, protagonista Julie Andrews, la versione italiana porta il titolo Tutti insieme appassionatamente).

Una particolare canzone tratta da questo musical ha avuto fortuna immensa. Di My Favorite Things, infatti, si contano centinaia di cover; l'elenco preparato dai redattori di Radio Rai è lungo sedici pagine.

Qui mi occuperò della versione forse più celebre, quella incisa in studio da John Coltrane il 21 ottobre 1960. Per capire quest'ultima, però, è opportuno partire dalla versione originale di Richard Rodgers. In questo articolo mi avvarrò dell'analisi condotta dal massimo studioso di Coltrane, il musicologo Lewis Porter, nella sua fondamentale monografia (Blue Train. La vita e la musica di John Coltrane, traduzione di Adelaide Cioni, Minimum Fax, Roma 2006, pp. 277-80).

La canzone è musicalmente molto semplice. Si tratta di un valzer in mi minore di quattro strofe, A-A-A'-B. Le prime tre strofe hanno la stessa musica, salvo che nella terza strofa, A', dove ci sono otto battute in maggiore. La quarta strofa, B, usa una diversa melodia e finisce in sol maggiore.

Qui di seguito copio il testo della canzone, di Oscar Hammerstein, cui faccio seguire una traduzione, volutamente molto pedestre, che ho preparato grazie all'ausilio del traduttore automatico di Google:



(A) "Raindrops on roses and whiskers on kittens
Bright copper kettles and warm woolen mittens
Brown paper packages tied up with strings
These are a few of my favorite things

(A) Cream colored ponies and crisp apple streudels
Doorbells and sleigh bells and schnitzel with noodles
Wild geese that fly with the moon on their wings
These are a few of my favorite things

(A') Girls in white dresses with blue satin sashes
Snowflakes that stay on my nose and eyelashes
Silver white winters that melt into springs
These are a few of my favorite things

(B) When the dog bites
When the bee stings
When I'm feeling sad
I simply remember my favorite things
And then I don't feel so bad!"

"Gocce di pioggia su rose e baffi di gattini
Bollitori di rame luminosi e caldi guanti di lana
Pacchetti di carta marrone legati con corde
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Pony color crema e croccanti struedel di mele
Campanelli e campanelli da slitta e schnitzel con tagliatelle
Le oche selvatiche che volano con la luna sulle ali
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Ragazze in abiti bianchi con sciarpe di raso blu
Fiocchi di neve che rimangono sul mio naso e sulle ciglia
Inverni bianchi d'argento che si sciolgono in primavere
Queste sono alcune delle mie cose preferite

Quando il cane morde
Quando l'ape punge
Quando mi sento triste
Non ho che da ricordarmi delle mie cose preferite
E allora non mi sento così male!"

The Sound of Music è ambientato a Salisburgo, fra le due guerre. Richard Rodgers ha naturalmente cercato di tener conto della tradizione musicale austriaca: My Favorite Things, come detto, è un valzer; negli altri brani si sentono riferimenti allo jodler, al laendler, al canto gregoriano, ecc. In un numero c'è anche un singolare omaggio ad Haydn: la canzone So long, farewell è eseguita da un coro di bambini che, uno alla volta, abbandonano il proscenio, finché a cantare rimane una sola bambina, così come, nel finale della Sinfonia degli addii, tutti gli esecutori smettono uno alla volta di suonare facendo concludere la sinfonia da un solo violinista.

Come ci si potrebbe aspettare, il testo di My Favorite Things fa uso di un immaginario prettamente alpino, o comunque nordeuropeo: bollitori per il té, guanti di lana, slitte che corrono sulla neve... Se di questa canzone volessimo realizzare un video-clip animato, seguendo pedissequamente il testo, dovremmo adoperare in prevalenza le tinte chiare, e in particolare il colore bianco, la cui presenza, in corrispondenza della terza strofa (quella con le otto battute in maggiore), diventa quasi ossessiva: abiti bianchi, fiocchi di neve, inverni bianchi... (Nella versione cinematografica quest'aspetto "eurocentrico" della canzone è ancora più sottolineato dal forte accento british di Julie Andrews).

Molti si sono chiesti cosa potesse avere indotto un artista come John Coltrane, che da lì a poco sarebbe diventato un'icona della cultura afro-americana, a musicare una sua versione di questo brano, il quale inizialmente c'entrava così poco con il jazz.

Secondo Lewis Porter, è un errore "dare per scontato che Coltrane trovasse la canzone sciocca e che per questo volesse abbellirla". Al contrario, Coltrane ammirava sinceramente questa canzone e, nella sua versione, la trattò "con rispetto". Il "messaggio" della canzone, "che le cose buone ci aiutano a superare le cattive", è secondo Porter "del tutto sensato e prezioso - per nulla sciocco - è solo che utilizza esempi alla portata di un bambino, perché nel copione la canzone si rivolge a dei bambini".

Qui però l'ottimo Porter ha preso una cantonata. Nel film, è vero, Julie Andrews canta la canzone a dei bambini. Il film, però, è del 1965, quindi è posteriore all'incisione di John Coltrane, che a quell'epoca poteva conoscere solo la versione teatrale di questo musical; e, nella versione teatrale, la protagonista canta My Favorite Things in una delle scene iniziali, che si svolgono in un convento di suore, e non la canta ai bambini, bensì alla Madre Badessa del convento.

Sembra, in realtà, che Coltrane non fosse attratto tanto dal "messaggio" della canzone, quanto invece dalla sua manipolabilità sul piano strettamente musicale. Ecco come si espresse Coltrane in un'intervista: "Questo valzer è fantastico: se lo suoni lento, senti un elemento di gospel che non è per niente sgradevole; se lo suoni veloce, possiede altre innegabili qualità. E' molto interessante scoprire un terreno che si rinnova a seconda dell'impulso che gli dai".

Quindi, si direbbe che il valzer di Rodgers fosse per Coltrane quello che il valzer di Diabelli era stato per il Beethoven dell'op. 120: poco più che un pretesto, un canovaccio utile per imbastire una serie potenzialmente infinita di variazioni che poco o nulla hanno a che fare con il tema originale. E, in verità, Coltrane eseguì in concerto My Favorite Things moltissime volte (secondo Wikipedia, sono state documentate su nastro non meno di 45 esecuzioni), creandone versioni sempre più lontane dalla canzone originale, fino a renderla irriconoscibile.

La versione sull'album si compone di un'introduzione di quattro battute, suonata due volte; viene poi esposto un vamp (breve inciso ritmico, costantemente ripetuto, che è per il jazz quello che nel rock si chiama riff e nella musica barocca si chiama ostinato), cui fanno seguito un primo assolo di Coltrane, un altro assolo di McCoy Tyner al pianoforte, e un assolo finale ancora di Coltrane, per complessivi 14 minuti circa. Nel primo assolo Coltrane esegue le prime due strofe (A) in minore, poi c'è un interludio in maggiore, poi altre due strofe (A) in minore. Gli altri due assoli seguono lo stesso schema, salvo che per la parte finale dell'assolo conclusivo di Coltrane, di cui dirò fra poco.



La prima cosa che si nota all'ascolto è che Coltrane ha spostato molto lontano dall'Europa il baricentro etnico del brano. La ripetizione ossessiva, ipnotica, di un inciso ritmico in tempo dispari; la voce acuta dello strumento a fiato (un sax soprano, fino ad allora poco usato nel jazz); il clima di fissità tonale e il senso del tempo molto dilatato, sono tutti elementi che richiamano la musica orientale. (A me il brano fa venire in mente una danza sufi). Porter nota che Coltrane era appassionato di musica indiana, era un ammiratore di Ravi Shankar, ed era profondamente interessato alla musica folk e modale di tutto il mondo, nonché alle scale pentatoniche (pare che certe volte, nelle sue esercitazioni, eseguisse col sassofono determinate sequenze del Concerto per orchestra di Béla Bartók). Sempre secondo Porter, in My Favorite Things si possono anche scorgere influenze musicali provenienti dall'Africa occidentale.

La cosa per me più sorprendente è che, nella musica originale di questa canzone, Coltrane abbia sentito un "elemento gospel". Per quanto ascolto e riascolto la canzone di Rodgers e Hammerstein, devo confessare che questo elemento gospel non riesco assolutamente a percepirlo. Ma è significativo che, per Coltrane, la canzone avesse qualcosa a che fare con le radici stesse della musica nera americana. Questo forse ci aiuta a far luce su un'altra singolarità della versione di Coltrane.

Abbiamo detto che la versione coltraniana di My Favorite Things è basata sulla strofa A della musica originale. Che fine ha fatto la strofa B, quella il cui testo contiene, secondo Porter, il "messaggio" della canzone e che si conclude in modo maggiore?

Alla fine del suo assolo conclusivo, Coltrane esegue anche la strofa B, senza apportare particolari variazioni alla musica. Però la esegue in mi minore, dandole, secondo Porter, "un effetto più pensoso, riflessivo".

Il testo originale della strofa B fa riferimento ad api che pungono e a cani che mordono, per delineare scherzosamente una situazione da "giornata storta", in cui le cose, chissà perché, non vanno per il verso giusto. Ma questa situazione si supera (dice la canzone) richiamando alla mente le piccole cose belle della vita. Se si fa in questo modo, l'atteggiamento cambia e ci si accorge che non si sta poi così male. La canzone si chiude così, trionfalmente, in sol maggiore.

Qui, però, è meglio fare ricorso alla bella traduzione ritmica di Antonio Amurri (quella utilizzata nella versione italiana del film), che ha colto al meglio il senso di questa strofa:



"Se son triste, infelice, e non so il perché,
io penso alle cose che amo di più
e torna il seren per me!"

Immaginiamo ora di sentire queste parole sovrapposte al mi minore del sax di John Coltrane, nelle battute finali del suo secondo assolo (a partire dal minuto 12'33''). L'effetto è di un'ironia indefinibile, profonda, pungente, tristemente consapevole. Uno speciale tipo di sarcasmo, composto e controllatissimo, ma inequivocabile.

Per me (e sottolineo: per me) in questo minuto e dodici secondi di musica c'è l'essenza stessa del jazz. Ogni volta che l'ascolto, mi commuovo.

Provo a spiegarmi meglio.

Il cantante e chitarrista Huddie W. Leadbetter (1885-1949), uno fra i musicisti più influenti della musica nera americana del secolo ventesimo, tentò una volta di definire a parole quel particolare complesso psicologico che porta il nome di blues. Possiamo leggere le sue parole come una specie di negativo fotografico della canzone di Rodgers e Hammerstein:

"Quando la notte sei sdraiato nel letto, e ti giri da una parte e dall'altra senza riuscire a prendere sonno, non c'è niente da fare. I blues si sono impadroniti di te... Quando ti svegli al mattino, ti siedi sulla sponda del letto, e puoi avere vicino a te padre e madre, sorella e fratello, il tuo ragazzo o la tua ragazza, ma non hai voglia di parlargli... Non ti hanno fatto niente, e tu non hai fatto niente a loro, ma che cosa importa? I blues si sono impadroniti di te".

Così commenta Arrigo Polillo nel suo classico Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana (Mondadori, Milano 2009, p. 43): "Avere i blues è qualcosa di diverso dall'essere triste dell'uomo bianco. E' essere afflitti da un tedio esistenziale, da una malinconia greve che non lascia spazio alle fantasticherie, vuol dire autocommiserazione, rassegnazione, vuol dire disperazione sorda, grigiore, miseria. E' una poesia fondata sulle cose di tutti i giorni, su personaggi familiari, visti in una luce realistica, con occhio disincantato. Non c'è, né ci vuol essere, nel blues, trasfigurazione lirica, che è un lusso da bianchi; non c'è dramma, perché il dramma è fatto di ombre ma anche di luci. C'è invece la consapevolezza di una tragedia in atto, che non finirà mai. Il blues singer non canta la vita, ma il non morire, parla sempre di ciò che non ha e che non avrà mai".

Ecco il senso del mi minore con cui si conclude My Favorite Things di John Coltrane. Non c'è consolazione, e non c'è neanche protesta. E' la constatazione oggettiva di una situazione fondamentalmente tragica. Il "messaggio" della canzone di Rodgers e Hammerstein è sovvertito. Vista in questa luce, non solo la canzone, ma la stessa cultura (musicale e non solo) cui essa fa riferimento, viene radicalmente messa in questione.
          Sull'"Elogio dei riformisti" di Roberto Saviano        
1. Affinità e divergenze fra Saviano e noi. Considero Gomorra uno fra i libri letterariamente più importanti di questi anni nonché fra i capolavori del giornalismo d'inchiesta italiano. Ammiro e rispetto Roberto Saviano, anche se a volte non sono stato d'accordo con lui su alcune delle sue prese di posizione (ad es. sulla politica dei governi israeliani, oppure sugli scontri di piazza che hanno contrassegnato l'ultima fase del governo Berlusconi).

Ho trovato molto superficiale e semplicistico l'articolo di Saviano uscito su "La Repubblica" del 28 febbraio, dedicato all'elogio del riformismo.

Prendendo spunto da un recente libro di Alessandro Orsini sulla storia della sinistra italiana, libro che contrappone Turati a Gramsci, Saviano traccia una riga sulla lavagna, mettendo da una parte i riformisti e dall'altra i comunisti. I primi sarebbero pacati, realisti, tolleranti e liberali, i secondi sarebbero fanatici, violenti, malati di dogmatismo e d'ideologia.

Scrive Saviano: "i comunisti hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, ad insultarli ed irriderli. Fa un certo effetto rileggere le parole con cui un intellettuale raffinato come Gramsci definiva un avversario, non importa quale: 'La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato'. Invitava i suoi lettori a ricorrere alle parolacce e all'insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute [...]. Arrivò persino a tessere l'elogio del 'cazzotto in faccia' contro i deputati liberali. I pugni, diceva, dovevano essere un 'programma politico' e non un episodio isolato".

Viceversa, sempre secondo Saviano:

"in quegli stessi anni Filippo Turati, dimenticato pensatore e leader del partito socialista, conduceva una tenacissima battaglia per educare al rispetto degli avversari politici nel tentativo di coniugare socialismo e liberalismo".


Questa contrapposizione fra estremisti e riformisti, dice Saviano, si protrae fino ad oggi:

"Naturalmente, oggi, nel Pd erede del Pci, non c'è più traccia di quel massimalismo verboso e violento, e anche il linguaggio della Sel di Vendola è molto meno acceso. Ma c'è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani", sono quei "pacifisti talmente violenti da usare la pace come strumento di aggressione per chiunque la pensi diversamente". Eccetera.

Quindi tutto lineare, nello schema di Saviano. Tutto semplice. Riformisti, buoni, in parlamento; comunisti, fuori dal parlamento, cattivi. Chiaro, no?

E però, se si va a verificare nel dettaglio gli esempi storici addotti da Saviano, ecco che le cose si complicano.

2. Cosa c'era prima degli assorbenti. Vediamo ad esempio la prima frase "incriminata". Di un suo avversario politico ("non importa quale", dice Saviano), Gramsci scrisse: "La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato".

La similitudine usata da Gramsci, al nostro orecchio di contemporanei, suona senza dubbio molto sgradevole. Intollerabilmente sessista, fra l'altro. Proviamo però a collocarla nel suo contesto. La frase è tratta da un articolo di Gramsci, allora venticinquenne, pubblicato sull'edizione torinese dell'"Avanti!" il 19 aprile 1916. In quel periodo la redazione di Torino dell'"Avanti!", di cui Gramsci era giornalista, stava conducendo una campagna di stampa sugli sprechi e sulle ruberie di cui si erano resi responsabili i promotori dell'Esposizione Universale di Torino del 1911. Come spesso succede in Italia quando si tratta di "grandi opere", anche questa era stata accompagnata da malversazioni, che Gramsci e i giornalisti dell'"Avanti!" avevano puntualmente denunciato.

Fra i bersagli di questa campagna di stampa c'era il conte Delfino Orsi, che all'epoca faceva parte della direzione della "Gazzetta del Popolo", un giornale monarchico, filogovernativo e interventista. L'articolo di Gramsci del 19 aprile 1916 è appunto una risposta ad un altro giornalista che aveva accusato l'"Avanti!" di aver attaccato Delfino Orsi non per il ruolo di quest'ultimo nello scandalo dell'Esposizione Universale, bensì invece perché Orsi era "una delle più influenti figure dell'interventismo subalpino".

Teniamo sempre presente il contesto storico. In Italia, nel 1916, lo scontro politico fra governo e opposizione era polarizzato sul problema della guerra. Era soprattutto lo scontro fra interventisti e pacifisti. Era in corso la Prima guerra mondiale, un conflitto che oggi praticamente tutti gli storici valutano come un'orrenda ecatombe, una catastrofe che segnò l'inizio del declino della civiltà europea, e che, in Italia, aprì la via al fascismo. In Italia il bilancio della guerra fu di circa 680.000 morti e quasi 500.000 invalidi permanenti. Il Partito Socialista Italiano, nel quale all'epoca militavano sia Gramsci sia Turati, era su posizioni pacifiste, e si opponeva compattamente alla guerra. A favore della guerra erano invece i nazionalisti, i liberali e il Partito Socialista Riformista Italiano, composto perlopiù da riformisti, come Bonomi e Bissolati, che erano stati espulsi dal P.S.I. già nel 1912 per il loro appoggio alla guerra di Libia.

Tale era il contesto della polemica fra l'"Avanti!" di Gramsci da una parte, e la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi dall'altra.

Quando, nell'agosto 1917, a Torino la popolazione diede vita ad una rivolta spontanea contro la guerra e contro la mancanza di pane (rivolta che fu ovviamente repressa nel sangue, con circa 50 morti e 200 feriti fra gli operai e le loro famiglie), la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi fu tra gli organi di stampa che giustificarono la repressione.

Più tardi, coerentemente, Delfino Orsi fu deputato nel Parlamento fascista, ed era ancora tale quando morì nel 1929 (mentre Gramsci era in carcere). Il gerarca Federzoni, nel suo elogio funebre pronunciato alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 1929, disse di Orsi fra l'altro: "egli poté rinverdire i fasti patriottici della Gazzetta del Popolo, levando ancora la gloriosa bandiera del Risorgimento per le nuove battaglie dell'intervento nella grande guerra, della difesa delle aspirazioni nazionali, della rivoluzione fascista".


Delfino Orsi era appunto l'uomo che Gramsci paragonò ad uno "straccio mestruato". Un epiteto certamente poco gentile. Ma possiamo veramente dire, con Saviano, che "non importa quale" individuo egli fosse, né in quale periodo storico fosse situata la polemica fra lui e Gramsci?

Che diremmo di un giornalista il quale scrivesse, di alcuni suoi concittadini (non importa quali, direbbe Saviano), che essi sono "vigliacchi, in realtà", un "manipolo di killer", "abbrutiti e strafatti", un "branco di assassini" che "vivono come bestie"? Sono insulti pesanti e hanno ben poco di mite e di liberale. Ma se collochiamo questi epiteti nel contesto dell'articolo da cui sono tratti, scopriamo che si riferiscono ad una banda di camorristi responsabili di svariati omicidi, e che l'autore del pezzo è Roberto Saviano ("la Repubblica", 22 settembre 2008). Dobbiamo condannare il giornalista per la sua eccessiva violenza verbale? O non dobbiamo piuttosto ritenere che l'indignazione di Saviano, seppure si esprima in termini poco urbani, sia alquanto giustificata dalle circostanze?

3. La nobile arte. Vediamo, ancora, un altro passo gramsciano cui si riferisce Roberto Saviano. Si tratta dell'articolo intitolato "Elogio del cazzotto", uscito sempre sull'"Avanti!" il 12 giugno 1916. L'episodio cui si riferiva Gramsci in questo articolo era il seguente. Dei deputati socialisti, come gesto dimostrativo, avevano lanciato nell'aula di Montecitorio alcune cartoline con l'effige di parlamentari russi che erano stati deportati in Siberia a causa della loro opposizione alla guerra (c'era ancora il regime assolutista dello zar, e la Russia era alleata in guerra con le potenze della Triplice Intesa, con l'Italia, e contro la Germania e l'Impero asburgico). Un deputato interventista, Giuseppe Bevione, in quell'occasione accusò i socialisti di essere al soldo del nemico. Ne nacque un tafferuglio, durante il quale il socialista Nino Mazzoni colpì Bevione con un pugno. Questo, nello specifico, fu il "cazzotto" cui si riferisce Gramscì nel suo articolo, scrivendo fra l'altro:

"Non siamo entusiastici ammiratori del diritto del pugno; eppure quei pugni vibrati robustamente sul ceffo di Bevione ci riempiono di giubilo e di ammirazione".

Anche qui: possiamo dire che sia davvero ininfluente collocare la citazione di Gramsci nel suo contesto?

4. Vota Antonio. Veniamo ora ad un'altra delle dicotomie che Roberto Saviano delinea nel suo pezzo: quella fra opposizione parlamentare Vs. opposizione extraparlamentare. La prima riformista e "buona", la seconda estremista e "cattiva". E confrontiamo questa dicotomia con un esempio storico.

Nel giugno 1924, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, i parlamentari dell'opposizione antifascista decisero di disertare le aule del Parlamento, dando così luogo a quella forma di protesta extraparlamentare che passò alla storia come "secessione dell'Aventino". Fra loro c'era Filippo Turati, assieme a tutti i socialisti riformisti. C'era anche la piccola pattuglia dei deputati comunisti, che però, nel novembre 1924, verificata l'inefficacia della protesta aventiniana, decisero di rientrare in Parlamento, dove rimasero a contrastare la maggioranza fascista, praticamente da soli, per altri due anni, fino a quando il partito comunista non fu messo fuori legge. (A che tipo di pacifica dialettica parlamentare fossero avvezzi i deputati fascisti lo si può vedere consultando la voce di Wikipedia dedicata a Francesco Misiano).

Quindi, ricapitolando. Nel 1925 abbiamo il socialista riformista Turati fuori dal parlamento. In parlamento c'è una maggioranza parlamentare "estremista" fascista e una minoranza comunista (parimenti "estremista" secondo Saviano) di cui Gramsci fa parte. Comunque si voglia giudicare la situazione, si tratta di un caso in cui la realtà storica si rivela più complessa dei rigidi schematismi delineati da Saviano.

5. Conclusione. Con tutto questo discorso non voglio dire, naturalmente, che la violenza verbale nella lotta politica va sempre bene, che è sempre giustificata. Sono d'accordo con Saviano nel condannare certe forme di settarismo inutile e controproducente (di cui è un esempio il giudizio su Turati espresso da un Togliatti al peggio del suo stalinismo, citato da Saviano nel suo articolo). Né intendo affrontare discorsi astratti sul punto se sia meglio la lotta extraparlamentare o quella parlamentare.

Dico che ogni situazione fa storia a sé, che occorre giudicare caso per caso, e che generalizzazioni astratte e astoriche, come quella proposta da Saviano nell'articolo in questione, non hanno alcun significato.
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          COLCIENCIAS ¿PROMOTORA O TRABA?: CIENCIA A LA COLOMBIANA...        
¿Ciencia a la Colombiana? Este es un artículo que va en contra de la corriente actual, de alguna manera podrán decir que estoy en contra de la "ciencia" lo que me parece en cierto sentido excelente. Hace pocos días se desató el escándalo de que le iban a quitar plata a Colciencias. Para mí fue motivo de decepción: ¡Deberían cerrarla! Si yo fuera presidente lo primero que cerraría sería Colciencias y eso que es complicado dado como se comporta la academia actual, deseo que eso pase, que cierren a Colciencias... no ser presidente.

¿Qué ha pasado? La verdad hay un exceso de noticias que impiden afirmar científicamente qué fue lo que pasó. Hay dos hechos que creo claros: 

1. "La directora de COLCIENCIAS dijo que iban a quitarles presupuesto"
2. "La directora de COLCIENCIAS dejó su cargo a los pocos días"

COL CIENCIA... RAZONAMIENTO INDUCTIVO A LA COLOMBIANA...
¿Qué pasó realmente? ¿Cómo se supo la "noticia" difundida como escándalo nacional? Lo primero que genera inquietud es ¿cómo sabía la directora que les iban a quitar presupuesto? ¿Le escribieron el ministro o el presidente? De acuerdo con un artículo de "El Tiempo" (al que hay que leer a favor de Colciencias por el sesgo a favor del presidente) http://www.eltiempo.com/estilo-de-vida/ciencia/colciencias-recibira-menos-presupuesto-en-el-2015/14203881 manifestó que recibió un correo de su director de planeación, es decir, un funcionario de ella. ¿Y ese funcionario de dónde la recibió? El confuso artículo del periódico El Tiempo menciona al Departamento Nacional de Planeación. Esa mención parece una "Colcienciada..." es decir una imprecisión de tipo periodístico como se da en Colombia. Pero ¿y si viniera del DNP? Si uno mira las funciones del DNP frente al presupuesto sus funciones son más de carácter burocrático y asesor que realmente quien elabora el presupuesto https://www.dnp.gov.co/Qui%C3%A9nesSomos/Funciones.aspx . Por su parte, quien realmente elabora y sigue el presupuesto, por tener la misión de la política fiscal y la definición del gasto público es el Ministerio de Hacienda http://www.minhacienda.gov.co/HomeMinhacienda/presupuestogeneraldelanacion. 

¿Entonces era información veraz con la que se basaba la directora de Colciencias? Es factible que la información fuera veraz. ¿Y cómo lo comprueba? Pero no es una información que uno pueda tomar como concluyente.  Lo sería si hubiera conocido el proyecto de ley del presupuesto presentado al congreso, ni siquiera un borrador permitiría una inferencia que "les quitaron el presupuesto". Solamente podría hablarse de una intención. Pero releamos las palabras: "Voy a dar la mala noticia que me acaba de llegar en un correo. Me dice mi jefe de Planeación: 'Directora, le mando la confirmación del presupuesto del año entrante, que es 289.000 millones de pesos. Estamos ya a 125.000 millones del presupuesto del año pasado". Pero bueno esa es la ciencia a la colombiana, una declaración no confirmada de una funcionaria -con autoridad de dirigir la "ciencia colombiana"- da para que toda una academia proteste porque "le van a bajar el presupuesto a Colciencias". 

Pero bueno ese es el ridículo argumento de autoridad -no verdaderamente científico- por el que la "academia" reconoce un hecho probado: le van a disminuir el presupuesto a "Colciencias". Ni el más formalista, ni el menos riguroso de los académicos validaría una información de ese calibre. Es más ni siquiera hace bien el único trabajo que ese el estado: ¡producir formularios y saber llenarlos! Es como si un científico dijera que en su laboratorio la presión atmosférica es de 900 HPa porque se lo dijo su "asistente". Uno como mínimo mira el barómetro. Pero es ciencia a la colombiana... una mentalidad que se cree pensadora porque sabe muchos chismes... Recuerdo que hablaba una vez con una niña que estudiaba periodismo y ella leía "las fuentes son... el ministro". Y yo le dije que eso no era real, que la fuente es el acto -que es como se comunica el ministro como ministro- no la opinión -política además-del ministro. Bueno, tal vez la directora de "ciencias a la colombiana" quería rebelarse contra la ¡producción de formularios! y ver que puede haber verdad confirmada más allá del formulario... en especial lo referente al futuro...

UNA INSTITUCIÓN PARA "FOMENTAR" LA "INVESTIGACIÓN"
"Deseo tener el país más educado: ¡todos tendrán un diploma!"
¿Qué es Colciencias? Uno podría quedarse por lo que dicen los decretos que la crean, que es el mismo copy paste de esos sueños que quedan en las leyes. Acá creemos que el tiempo y el reloj se mueven por decreto, sino pregúntele a Juan Manuel Santos su ridícula e improvisada propuesta que pasó a la historia como "la hora Gaviria" y que cancelaron casualmente en el momento en que astronómicamente era inconveniente... manifestando que "ya era económicamente viable". Así como creemos que por decreto va a salir la ciencia, la tecnología y la innovación, creemos que necesitamos gente "trabajando" para hacer magia el decreto. Y eso hace "Colciencias":

Colciencias es el Departamento Administrativo de Ciencia, Tecnología e Innovación.
Promueve las políticas públicas para fomentar la CT+I en Colombia. Las actividades alrededor del cumplimiento de su misión implican concertar políticas de fomento a la producción de conocimientos, construir capacidades para CT+I, y propiciar la circulación y usos de los mismos para el desarrollo integral del país y el bienestar de los colombianos.  http://www.colciencias.gov.co/sobre_colciencias?vdt=info_portal%7Cpage_1

¿Las cosas se conocen por el qué o por el cómo? Seguramente por el cómo. ¿Cómo promueve, fomenta, (y mil sinónimos de la burocracia para enfatizar sus objetivos) la Ciencia, la Tecnología y la Innovación? Contaré mi experiencia. ¿Qué hace Colciencias?

Siendo uno de los pocos privilegiados que pudo pasar por la universidad recuerdo varias cosas. Una de mis grandes amigas (que seguro estará en desacuerdo y podrá precisar este artículo) era la Directora del Centro de Investigaciones. También intentaba entrar al mundo de la investigación universitaria con un Semillero de Investigación. Y bueno he encontrado más cosas en las universidades. 

En aquellas épocas mi amiga trabajaba con otra amiga que se encargaba de arreglar todos los asuntos de la investigación. Bueno "investigación". Recuerdo que una de sus tareas era ayudar a los profesores a actualizar el CVLac ¿Qué es el CVLac? En Colciencias http://www.colciencias.gov.co/tutorialcvlac puede verse un tutorial especial para hacer el CVLac. Esto es básicamente la hoja de vida del investigador. ¿Por qué para investigar en las universidades se requiere una hoja de vida? El tutorial para hacer el CVLac tiene unas 66 páginas http://es.calameo.com/read/000051811450cdee35ceb cuya lectura muy posiblemente serán horas de investigación... perdidas... Y eso que luego de leerlo hay que llenarlo... Una labor que podrá ayudar a la paciencia, la templanza, la fortaleza pero no la investigación, mucho menos la innovación... Bueno, puede servir a crear el llenado automático de formularios, ¿se le ocurrirá eso a la brillantez colombiana? Espero que como un chiste bastante picante el programador del llenado automático de formularios sea colombiano...

Alguna vez renegaba del colegio del que salí diciendo "en este colegio no quieren científicos sino secretarias". Pero el colegio no era más que un mini-Colciencias. Creo que Colombia solamente necesita una profesión "elaboración y llenado de formularios", así que el colegio pensaba en mi bien cuando me hablaba de la importancia de no salirme de los márgenes. De paso no debía enseñar nada más, porque los que "estudiamos" comemos cuando llenamos formularios, y comemos mejor cuando llenamos formularios más elaborados. Pero entre llenar un CVLac para decir que investigo o una declaración de renta por plata prefiero llenar una declaración de renta.

Ahora bien, no bastaba con llenar la hoja de vida. También las universidades hacen grupos de investigación. Aunque la curiositas es amplia la investigación suele centrarse, no en el macrocosmos sino en el primer pelo de la segunda pata de la hormiga culona santandereana.Y allí tenemos los grupos de investigación. Esos grupos se mueven por proyectos. Por ejemplo "El crecimiento del primer pelo de la segunda pata de la hormiga culona santandereana en la disminución  del consumo de la misma en la dieta de los habitantes de San Gil, Santander". Esos grupos también tienen hoja de vida... efectivamente, más formularios. Pero bueno, eso no es lo que hace Colciencias, lo que hace es tomar esas hojas de vida y "pesarlas" y es básicamente comparar la investigación con la producción de bienes y servicios. La calidad de la investigación es "cantidad" http://www.colciencias.gov.co/sites/default/files/ckeditor_files/files/DOCUMENTO%20Modelo%20de%20Medici%C3%B3n%20Grupos%202013-VERSI%C3%93N%20II%20Definitiva%20DIC%2010%202013%20_protected.pdf.

Es así como los investigadores ya tienen un buen tiempo llenando formularios -e investigando cómo se llenan esos formularios-. Pero uno tal vez piensa "bueno, ese no es el día a día de la 'apasionante' investigación". Pero no es extraño encontrar a los profesores llenando esos formularios que tienen plazo para enviarlos. Eso sin contar con los miles de informes que deben mandar. Creo que Colciencias también financia proyectos o autoriza sumas pero eso por lo menos no lo vi. Bueno, vi los jóvenes investigadores de Colciencias ¿Un incentivo para destruir la investigación verdadera con dudosas vinculaciones a universidades?

EL PELIGROSO MIX DE CIENCIA Y ESTADO
¿Formularios o celdas? Difícil volar alto dentro de una jaula...
Supongamos que Colciencias sí financia los proyectos de investigación y supongamos que es una financiación eficiente: la burocracia es simple papeleo en comparación al apoyo a la investigación. Esto es un peligro porque queda centralizada a los intereses y compromisos del gobierno de turno. Supóngase que un grupo de investigación investiga las vías para la paz en Colombia y encuentra "peligroso negociar en la Habana por la inviabilidad y efectividad del acuerdo para generar un desarme efectivo". O supóngase que un grupo de investigación en "Energías renovables" investiga "la generación eléctrica mediante el uso de las olas" que afecta a los monopolios del carbón y de las energías en petróleo, carbón o gas que de paso son empresas "industriales y comerciales del estado" que le generan regalías o pueden subastar para mejorar su cash flow... O algo un poco más de frente "La necesaria liberalización de la investigación para asumir los retos del mundo moderno" o algo con un tono más marxista "el factor alienante del estado en sus 'oficinas de fomento' de ciencia y tecnología". 

La primera es una investigación que puede estar en el rigor legítimo y que está en todo su derecho a disentir de las políticas del gobierno. Pero como "la investigación debe realizarse dentro de los marcos, planes y programas" del estado posiblemente no se le acuse de frente, pero sí le exigirán hasta por un milímetro demás en los márgenes. Mejor dicho le dirán "claro que puedes abrir las alas... dentro de la jaula que hemos construido para ti". La segunda tampoco saldrá de plano, pero le exigirán todo y de paso se fomentarán investigaciones para demostrar "la inviabilidad del uso de las olas en la generación eléctrica". La tercera tampoco se aprobará. El estado  no es el garante, ni el promotor, ni la ciencia nace por decreto, ni llenando formularios. Bueno, sí salen libros sobre cómo llenar formularios, 66 páginas sobre cómo llenar la hoja de vida del investigador, algo que nos "facilita" la vida...   

El nacimiento de la innovación, la tecnología y la ciencia se da de una forma totalmente contraria al planteamiento burocrático y centralizado de Colciencias. Al respecto puede leerse "El Tomismo Desdeñado" donde explican con claridad cómo el descubrimiento, el aprendizaje y demás son cuestiones que se dan en el marco de cada persona en concreto. Esa novedad, eso que estaba 'under my very nose' para parafrasear a un autor judío-norteamericano citado en "El Tomismo Desdeñado", no es algo sujeto a la forma, la cantidad o la temporalidad. De esa misma forma investigo yo, abierto a la naturaleza, al mundo y a los hechos... En esa forma de investigar no tengo que llenar formularios, a veces ni dejar registro -aunque sea mejor hacerlo- sino una permanente observación. 

No niego que en el sistema de ciencia a la colombiana pueda haber buenos, incluso genios en la investigación y verdaderos aportes a la ciencia. Pero me parece que el sistema de "ciencia a la colombiana" o "investigación de llenado de formularios" anula, restringe o excluye a aquellos que son a mi juicio los mejores investigadores y restringe el alcance de los que lo logran. Los mejores investigadores son los niños sin lugar a dudas, su permanente contacto con la magia de la naturaleza y su capacidad de asombro los lleva a proponer las mejores soluciones y conclusiones sobre el mundo. La investigación necesita también del error, cosa que no se puede si está centrada en el llenado de formularios que considera el error como incorrecto... y de paso delito...

Y seamos sinceros ¿cómo se dio el aporte a la ciencia en la historia? ¿Por órganos centralizados que fomentaran la "innovación, la ciencia y la tecnología"? Entre algunos ejemplos Fermat era un matemático aficionado cuyo oficio era el de abogado, y tener un diploma en derecho hace 'necesariamente' que uno no sepa de matemáticas. Conclusión a la que los "col-científicos" han decretado como dogma. Fermat jugaba con los números y hacía continuos descubrimientos que sorprendieron a muchos matemáticos posteriores como Euler. Pitágoras necesitaba seguramente un proyecto de investigación -y financiación de "Crotociencias"- para probar que "en un triángulo rectángulo la suma de los cuadrados de los catetos es igual al cuadrado de la hipotenusa". Se dice que Pitágoras huyó de su ciudad natal a Crotonas entre otras porque no quería participar en cuestiones de política http://es.wikipedia.org/wiki/Pit%C3%A1goras. Eso sin contar con notables condenas y asesinatos a genios del calibre de Sócrates, asesinado entre otras porque pidió como condena que "Colciencias" lo financiara de por vida por sus aportes a la sociedad...

Acabo de citar a Wikipedia que en ciencias colombianas "no es una fuente de fiar porque lo modifica cualquiera", el problema creo no es que cualquiera pueda modificarlo sino que lo hace gente que no tiene "CVLac". Probablemente los que modifican Wikipedia sean unos mediocres que pasan todo el día de fuente en fuente y no se gradúen con honores como Newton http://es.wikipedia.org/wiki/Isaac_Newton que pasaba todo el día en la biblioteca y no iba a clase. Un artículo académico trae mil fuentes -CITADAS CON NORMAS APA- wikipedia trae ¡las fuentes! con link directo. O sino vea lo que trae la Wikipedia cuando uno busca a Newton: http://gravitee.tripod.com/booki1.htm ¡Su obra maestra!

IN CONCLUSIÓN...CIERRE, CIERRE!!
Espero que todos sean científicos e innovadores como yo.
Atte: Colciencias.
El conocimiento, la verdad y demás, es dialéctico y por eso no debería concluir un debate. Pero yo concluiría, cerraría, a Colciencias. Una tímida disminución de presupuesto es poco por la ciencia, la tecnología y la innovación... pero, si eso es cierto ¡hay que reconocerle la buena obra al gobierno! Los críticos -simplemente porque no es el gobierno que quieren- critican cualquier cosa que haga o digan que haga el gobierno, es un deporte, hasta bueno, el caso es que ver algo bueno en un gobierno es TAN difícil que hay que felicitarlo si estuviera haciendo las cosas bien... 

Sin embargo, así es la realidad de este alienante y desmoralizador país cuya única profesión es el llenado de formularios... Si alguien pregunta por Colombia y lo que hacen... ¿Qué hacen? las empresas "llenar formularios" y si les queda tiempo producir bienes y servicios, las universidades "llenar formularios" y si les queda tiempo dan clases pero ¿investigan? Y los abogados "llenan formularios" y ¿en su tiempo libre? Piensan cómo hacerlos más enredados ¿Y qué hace el gobierno? ¡Produce formularios!  

Y ¿qué son entonces El Tiempo, El Espacio, El Asombro o Espectador, El Colombiano, La República, Portafolio, El Nuevo Siglo, El País, El Universal? ¿Realidades? ¡Qué va! ¿Formularios? No, eso tiene su ciencia... ¡Periódicos! Pero los dueños de los periódicos son los mismos que hacen los formularios... Esa es la ciencia a la colombiana, basta leer un periódico, e improvisar su resumen como lo hacía un mediocre profesor del colegio que estaba allí porque sabía cómo ser un buen policía... ah y sabía verificar que el "desprendible" -formulario para niños- se llenara bien so pena de llamar "negligentes" a sus alumnos... Ese era mi "modelo" de "diligencia"... Clases improvisadas, formularios bien llenados... 

Esa es la ciencia a la colombiana: producción de formularios. Y su proceso o método:

- Justificación o discusión del formulario: periódicos
- Producción del formulario: gobierno/estado
- Control y auditoria para garantizar su incomprensión: abogados, lobbies, grupos de poder. Su objetivo es que entre más incomprensible, mejor...¡calidad!

¿Y Colciencias? Una tuerca sin aceite en medio del engranaje decadente... al que muchos encuentran por donde elogiar sus "grandezas"...

NOTA: Si quiere comentar este artículo escriba 1. para queja, 2. para ironía, 3. para felicitación y agradecimiento, 4. Para reclamo... ¡Qué! Si le da la gana de escribir hágalo como quiera... si quiere insúlteme, internamente me ofenderé y reiré de usted al mismo tiempo, pero bienvenido...

NOTA 2: O uno escribe o se dedica a recopilar fuentes, ahí están los links y un libro "El Tomismo Desdeñado" de paso le dejo el "CVLac" del autor http://190.216.132.131:8081/cvlac/visualizador/generarCurriculoCv.do?cod_rh=0000534471. Algunos me entenderán que ese CVLac es ridículo...De investigador junior no tiene ni un pelo...




          EDUCACIÓN, DIPLOMAS E INTERVENCIÓN ESTATAL        
(Imagen tomada de GRUBER, 2010, pág. 308)
Esta semana hablábamos mi hermano y yo acerca de una propuesta educativa, estudiar pero no por un diploma. Yo le añadiría ni por una nota. El tema de la educación me llama particularmente la atención por varias razones, en primer lugar, soy el que maneja los costos de transacción (impuestos, contratos, contabilidad, planeación financiera y tesorería) de una fundación cuyo mayor objetivo es resolver problemas sociales a través de la educación. Pero, ¿qué es la educación? ¿Cómo se vive la educación? 

La educación actualmente es vista como un programa que tienen que recibir todas las personas, desarrollar unos exámenes, a cambio de obtener un diploma. Claro que el diploma es un papel y como el rey de la foto lo puede dar cualquiera... y generar naciones "educadas". Se supone que el estado "controla" la educación de "garaje", pero en sí mismo él es el promotor de que los estudiantes se preocupen por una nota (y hagan lo que sea por ella) o un diploma más que por sacar provecho y aprender. Antes las instituciones de "garaje" "facilitan el objetivo" de la "educación", OBTENER FÁCILMENTE UN DIPLOMA. Por otro lado, el estado considera la educación como un "bien público" que genera "externalidades" positivas... y niños medicados, deprimidos y sintiéndose inútiles porque los hacen ver matemática avanzada cuando ellos quieren es bailar, correr, o lo contrario, otros queremos ver matemáticas y nos hacen correr en extenuantes jornadas más allá de nuestras fuerzas. ¡Vaya externalidad "positiva"!

¿Por qué el estado se debe preocupar por la "educación"? ¿Por qué gasta la mayor parte de su presupuesto en ella? Las razones de política económica que se leen en el libro Public Finance and Public Policy de Jhonatan Gruber son las que consideraremos a continuación.

¿POR QUÉ EL ESTADO SE METE EN LA EDUCACIÓN?

En primer lugar, consideran que la educación es un bien semi público (GRUBER, 2010, págs. 292, 293 y 294) y que con base en eso va a haber fallas de mercado y problemas de redistribución. ¿Realmente es así? Más adelante procederemos a esta objeción.

Por otro lado, consideran que la educación aumenta la productividad (GRUBER, 2010, pág. 292) eso de alguna manera es cierto. Pero hay que preguntarse ¿para quién? El experto en educación Sir Ken Robinson sostiene que esa es la razón por la cual reforman la educación (ROBINSON), pero precisamente ese modelo genera caos en la vida de muchas personas. ¿Todos somos para el conocimiento académico?  Dicen que mejorar la productividad genera una externalidad positiva, pero y ¿Qué pasa con aquellos que simplemente fueron excluidos porque no eran considerados por el modelo? ¿Eso no es una perversa externalidad negativa tener niños tristes y drogados para atender a cosas que no les interesan?

La tercera razón es la más perversa de todas. La educación genera “buenos ciudadanos” (GRUBER, 2010, pág. 293). Claro que con contenidos ideológicos y cátedras de lo que el estado que muchos nos quejamos es corrupto. Pero claro, se lanza un señor con una campaña de lápiz –como si el lápiz genera aprendizaje en sí mismo- y todo el mundo va a pensar ¡qué buen candidato! ¡Va a ideologizar a nuestros niños! 

¿CÓMO SE METE EL ESTADO EN LA EDUCACIÓN?

La forma cómo se mete el estado en la educación es en primer lugar ofreciéndola como servicio gratuito. Esto no parece tan perverso. Lo que genera es el problema de la sobredemanda del bien gratuito y por ende salones atiborrados "aptos para el aprendizaje".

 Sin embargo, la mentalidad intervencionista, hace que el estado ofrezca otra intervención y es la estandarización. Esta estandarización es la forma más perversa de intervención del estado en la educación, porque pone un prototipo de seres humanos que deben cumplir con ciertas habilidades que no necesariamente son las que el mercado laboral requiere. Refiriéndose a la perversa alienación de toda política intervencionista nos dice José Alpiniano García Muñoz lo siguiente no tanto de lo alienante sino de por qué falla este modelo:

"Al igual que el plan general de los bolcheviques, estos agregados estadístidos [que son el fundamento de la macroeconomía] no reconocen la singularidad humana que torna útiles las cosas.Entonces el mecanismo social deviene ajeno a la realidad. Sería necesario acudir a tantas cosas que resulta imposible que alguien particularmente pueda señalarlo.  La economía debe considerar multiplicidad de factores que además son variables." (GARCÍA-MUÑOZ, 2012, pág. 53)
¿Qué multiplicidad de factores debe considerar? Nada más y nada menos que la PARTICULARIDAD HUMANA. Particularidad humana que es única y exclusivamente cognosible por cada individuo. Así que el estado lo que hace con la educación es crear prototipos de personas y excluir a aquellos que no han sido considerados por el programa que es incapaz de considerarlos. Adicionalmente genera toda clase de efectos secundarios en la sociedad ¿Cuál es el más grave? No tanto que los profesores hagan trampa o sometan a los estudiantes a jornadas extenuantes para sacar un mejor puntaje en las pruebas "SABER". Es aquellos que la "educación" estandarizada excluye porque sus puntajes los hacen quedar como "inútiles". Si usted es un colegial o un universitario y está leyendo esto piense que lo que se requiere para las pruebas SABER es pensar lo que el estado quiere que usted le conteste. Por ejemplo, puede no creer en la democracia pero conteste que la democracia es el mejor sistema, ¡pero es una mentira!... Pues es una forma de burlarse de lo arbitrario que son las evaluaciones y simple una broma y ellos creerán que el sistema funciona... Conozco dos casos frente a estas pruebas que pensamos así, el mío y el de un cucuteño, se sorprendían de lo bien que nos fue en esas pruebas...

OBJECIONES ECONÓMICO-ANTROPOLÓGICAS A LAS RAZONES DE INTERVENCIÓN ESTATAL

Es falso que la educación sea un bien público, por el contrario se refiere a la parte más singular de la persona.
En primer lugar si el ser humano es particular y solamente él puede conocerse a sí mismo, la educación no bien público ni semi-público sino una actividad absolutamente privada. Lo que pertenece a la conciencia y la intimidad del sujeto no es cognoscible más que por el propio sujeto. ¿Qué vendría siendo la educación entonces? Una ayuda para que cada quien se conozca a sí mismo y un apoyo para que como la sentencia de Píndaro que alguna vez le leí a Alpiniano cada quien devenga lo que es en sus habilidades. Esto podría sonar como un ideal, como un imposible, pero por el contrario es NUESTRA PROPIA CONDICIÓN ANTROPOLÓGICA la que determina la privacidad de la educación. Los colegios hacen lo contrario obligan a los niños a aprender unos contenidos iguales, ahora dizque desarrollar unas competencias y la arbitrariedad del estado lo medirá.

Esto genera entonces varias preguntas ¿Cómo ayudar a que cada quien se conozca a sí mismo? ¿De quién es función? De los padres, por eso el movimiento del Homeschooling  no solamente es una salida para el excesivo bullying causado en parte por la estandarización, sino que es un movimiento que vuelve a la raíz verdadera de la educación: ¡ayudar a sus hijos al autoconocimiento!  A continuación unas razones que expuse en otro escrito para otro blog de cómo hacer esto:

"Por lo tanto, mi querido Alcibiades, los Estados (léase ciudades) para ser dichosos no tienen necesidad de murallas, ni de buques, ni de arsenales, ni de tropas, ni de grande aparato; la única cosa de que tienen necesidad para su felicidad es la virtud. Por consiguiente, mi querido Alcibiades, si quieres ser dichoso tú y que lo sea la república, no es preciso un grande imperio, sino la virtud." (2)

Pero ¿Cómo alcanzar la virtud? La tradición iniciada con Sócrates parte de iniciar la búsqueda del conocimiento del “sí mismo”. Al respecto algunos filósofos como Kierkegaard (3) le han dado un desarrollo tal que, quizás interpretándolo exageradamente, consisten en no imitar absolutamente nada, o el famoso “desnudarse” de Fernando González (4). Sócrates, en su reconocida tendencia aristocrática –pero de la verdadera- nos propone la imitación de la virtud “Y antes de adquirir esta virtud, lejos de mandar, es mejor obedecer, no digo a un niño, sino a un hombre, siempre que sea más virtuoso que él.” (2).

Hemos visto que el bien común nace del bien y la virtud de los seres humanos y que la virtud surge del auto-conocimiento. Pero ¿cómo promover que los hombres se conozcan? ¿Obedeciendo e imitando a la virtud? Es allí donde la educación juega un papel importante en esta idea. A pesar del pésimo modelo educativo actual que se basa en la repetición de ideas pre-establecidas o diseñadas o pensadas para la producción en cadena (5), como para empacar a todos en la misma caja útil a la sociedad [como la canción Little Boxes]. Pero ¿cumple la función de enseñar a conocernos a nosotros mismos? ¿Sirve para conocer? Al vivir de hábitos los seres humanos podremos repetir fácilmente las ideas aprendidas en el colegio y en muchos casos en la universidad pero ¿de qué servirán? Inclusive el aprendizaje por repetición puede considerarse, en términos lógicos, como una falacia conocida como Argumentum ad nauseam (6) y eso no genera virtud (2)." (TORO RESTREPO, 2011)

Una de las preguntas que pueden surgir es el uso del término obedecer. Los padres suelen haber desarrollado una serie de virtudes que el hijo puede imitar. Esa sería mi forma de entender el término de obedecer como como el subordinarse sino el aprendizaje de la virtud del virtuoso. 

La educación puede aumentar ingresos pero hacernos vivir en el hastío. Además, profesiones mejor pagadas no implican eficiencia.
La segunda razón es que la educación aumenta la productividad y genera efectos Spill over sobre toda la sociedad. Yo aprendo de los demás y los demás aprenden de mí. Eso es cierto. Pero las super correlaciones que indican que una "mejor educación" implica un mejor "ingreso" no significan que eso sea un mayor bienestar para la sociedad. Me explico, uno en la universidad ve muchos temas, pero a medida que se especializa separa los que le gustan de los que le disgustan. Y uno puede dedicarse a trabajos de mayores ingresos que no es lo que verdaderamente la persona vino a dar al mundo. A este lo llamaremos el efecto prostitución. En últimas el efecto prostitución no es más que la alienación de ganar ingresos por aquello que no nos gusta. Kafka es uno de los autores que mejor conoce la alienación de trabajar lo que no somos, en "El Proceso" muestra cómo la sociedad lo está persiguiendo permanentemente. Más que una novela sobre el debido proceso es una novela sobre el juicio que el estado y su expresión social masificada el sistema nos está exigiendo; que seamos lo que no somos. Por otra parte, en la metamorfosis se muestra cómo el "buen empleo" tal vez sea convertirnos en una cucaracha o bicho raros. No somos lo que somos porque la educación y las políticas nos desvían de nuestra realidad, de lo que somos realmente. 

Al respecto en versión hispanoamericana tenemos a Facundo Cabral con su canción "Bombero". La canción muestra exactamente las exigencias que hace la sociedad en el proceso de Kafka, un juicio que no comprende. Al final se vuelve abogado -y qué profesión más alienante eligió-. Posiblemente si comparamos a un bombero con un abogado, aquel gana más que éste: ¡retornos de la educación! ¿Eficientes? Su felicidad particular y el destino de muchos se pierden, a la sombra de la alienación. Es el razonamiento hipotético de lo que no fue, pero hay algo claro con más ingresos, no fue lo que era, asumiendo que siendo bombero no hubiera podido idear un proceso que salvara muchas vidas y lo hiciera rico.  Hay varias frases que son muy llamativas al respecto:

El reflejo que nos muestra la sociedad en la alienación
es supuestamente belleza, cuando realmente estamos
¡muertos!
  • “Desde su galaxia tendrá que aprender a ser como todos, y tirar la llave del eterno sueño de ser o no ser.”
  • "Al fin de los días sentado a la sombra de su realidad, y desde la infancia, como en un espejo, la casa paterna, juguetes y amigos y aquel despilfarro de la libertad."
  • <<El viejo se apaga y vuelve a su mente el niño soñando con ser o no ser, cerrando los ojos se va lentamente por última vez: “bombero, bombero, yo quiero ser bombero, que nadie se meta con mi identidad”>>.
Aparte de los problemas de alienación, que es una cuestión antropológica, la cuestión también es económica y de eficiencia. Se proveen servicios para los cuales no se es el más apto y se dejan de proveer servicios para los cuáles se es apto. La variedad de factores que influyen una vida humana cuando opta por el camino equivocado no pueden medirse. Pero es claro que la retroalimentación negativa de la ausencia de un bombero que se necesitaba puede tener unos efectos sociales mayores -especulando nada más- que él simple hastío que padece. La alienación de los seres humanos, en especial por la educación, tiene efectos que se dispersan a lo largo de la economía que podemos no conocer.

La educación planificada no genera necesariamente "buenos ciudadanos".
Veíamos previamente que el buen ciudadano es el que es virtuoso en aquello que es. Es decir, desarrolla habilidades para aquello que vino al mundo. Si la educación, el estado y el sistema lo que genera es un juicio permanente -como en "El Proceso" de Kafka- realmente no está generando "buenos ciudadanos" sino que está persiguiendo al buen ciudadano. Observándolo, juzgándolo por su vestimenta, ingresos, forma de pensar, cuerpo, carros, casas... ¡Alienación!

Por otra parte, la noción de "buen ciudadano" es la de aquel ciudadano maleable, fácil de someter y manipular a los designios del estado. En los colegios la figura de poder que se manifiesta en el profesor es un juego similar a la figura de poder que ejerce el estado sobre la vida de los individuos. Es así como esa educación delineada por personas que no conocen a quienes educan, que además no son unidades humanas sino seres singulares con sueños y expectativas -como ser bombero, aunque el estado lo diseñe como ingeniero-, que ni si quiera han pisado un aula, diseñan programas desde unos conocimientos y dizque competencias para el "individuo promedio".  Â¿Quién es un individuo promedio? ¡Nadie!

INCONCLUSIÓN...
La educación me enseñó a concluir todo lo que escribiera ¿por qué? Porque según la educación todo ensayo agota un tema. La verdad la educación se equivoca, lo que busca un ensayo es empujar, hacer pensar y dejar una reflexión abierta. Si yo tuviera la verdad revelada en mis manos pues concluiría, daría órdenes, pero que esos cuentos se los crea el estado... El estado, sin conocer ni siquiera a los niños, sin saber nada sobre cada uno entre otras porque le es imposible, pretende concluir lo mejor para ellos diseñándoles una vida... que realmente, ni quieren, ni vinieron a vivir...


          Â¿QUÉ PASA SI HACEMOS BILLETES?        
En el artículo  Â¿LA POBREZA PROVIENE DE LA FALTA DE DINERO? sembramos la inquietud de cómo el dinero no implica pobreza ni riqueza sino su medida. Sin embargo, explicamos qué pasa si hacemos billetes. El niño propuso como solución hacer billetes y... Keynes le hizo caso. Quizás me digan que degrado a Keynes considerándolo que promovía la misma solución del niño, la verdad es que no, promovía el control de la "oferta monetaria" para influir en la "demanda agregada"... no promovía hacer billetes, promovía un sinónimo. 

Pero ¿cuáles son las consecuencias de hacer billetes? Prendamos la maquinita y experimentemos. Las consecuencias anticipo son dos, la primera se llama inflación, la segunda se llama hurto mediante la mutación de la moneda.

INFLACIÓN
La inflación es la pérdida del poder adquisitivo del dinero por el aumento de los precios. Es que el valor del dinero también está sometido a las reglas de exceso y la escasez, escaso vale más por lo que los precios bajan, si vale menos por tanto los precios suben. Ya esto lo había descubierto Domingo de Soto como nos lo cita José Alpiniano García en su tesis doctoral:

"La falta de dinero en un lugar determinado hace que el precio de los demás bienes descienda, y la abundancia de dinero hace que el precio suba. Cuanto menor es la cantidad de dinero en un sitio, más aumenta su valor y, por tanto, ‘caeteris paribus’, con la misma cantidad de dinero se pueden comprar más cosas”.  (DE SOTO, 1968, pág. 543).
Es que como decíamos en Â¿POR QUÉ SURGE EL DINERO? el dinero vale en la medida en que  puede cambiarse por otra cosa, además que la compra es el fin de la venta como veíamos en Domingo de Soto citado por García Muñoz. El ejemplo de una persona en una isla con un millón de dólares desierta que no puede cambiar por nada muestran como ese dinero no vale nada. ¿Un millón de dólares no valen nada? Sí, en una isla desierta sin poderlos cambiar por nada. 

Eso pasa si hacemos billetes. La cantidad de bienes producidos será exactamente la misma, pero con más billetes éstas valdrán mucho más. Es sencillo, si tenemos 100 unidades de productos por 100 unidades monetarias, esos 100 productos pueden cambiarse por las 100 unidades monetarias. Pero si por esa misma cantidad de unidades tenemos 200 unidades monetarias, todas esas 100 unidades valdrán el doble. 

EL ROBO CAMUFLADO.
Una de las formas que utilizan los estados para reducir sus déficit fiscales de todas las absurdas promesas que hacen los políticos, es prendiendo la maquinita. Es en últimas si no hay plata ¡hagamos billetes! Aparte que esa situación aumenta el precio que tienen que pagar las personas por las cosas, genera que el porcentaje de poder adquisitivo que tienen los particulares sobre los bienes se reduzca y el de los estados:

Si hay 100 unidades de cambio por 100 bienes y servicio y el estado produce 60 para "aumentar la demanda agregada" ahora por cada unidad de bienes ya no habrá 1 unidad de cambio, sino que se requerirá 1,6 unidades de cambio para adquirir un bien. Pero que implica eso, que si las unidades de cambio pertenecían al 100% antes de la emisión de dinero, ahora tenemos que el estado será dueño del 37,5% de las unidades de cambio y los particulares del 62,5%. Lo que palabras más palabras menos significa un robo muy sofisticado...: la mutación de la moneda. (TORO RESTREPO, 2010)

Sin embargo, una mejor explicación al respecto puede encontrarse en (GARCÍA-MUÑOZ, 2001, pág. 151 a 155). Además, las denuncias sobre estos temas ya se hicieron por los escolásticos españoles, en especial Juan de Mariana en su libro sobre la mutación de la moneda que he buscado pero no lo encuentro. En todo caso sí encuentro la descripción del libro en uno de los artículos del excelente Instituto español que lleva su nombre. Este libro: 



"comienza en sus dos primeros capítulos explicando con firmeza que “el Rey no es dueño de los bienes particulares de sus vasallos”, por lo que, lógicamente, conforme a derecho y justicia, debe “tomar el beneplácito del pueblo para imponer en el reino nuevos tributos y pechos”. En seguida derivará su argumento hacia lo que constituyó el objetivo de ese librito: criticar la alteración monetaria que practicaba el gobierno de Felipe III por ser causa directa de subida de los precios; juzgando inmediatamente (con enorme perspicacia) que tal inflación era injusta por ser un impuesto oculto, no votado en las Cortes." (GÓMEZ RIVILLAS, 2010)
¿Por qué es robar? Es simple, si una persona me quita mi dinero me está quitando mi poder adquisitivo, pero pueden quitarme mi poder adquisitivo dejándome mi dinero. En últimas no se roba dinero, porque como hemos visto el dinero vale es en su capacidad de cambio por otra cosa, por eso se hurta poder adquisitivo. En el ejemplo citado vemos cómo el estado, mediante la impresión de moneda, redujo el poder adquisitivo de las personas en un 62.5%, si una persona se los hubiera quitado habría generado el mismo perjuicio y el mismo enriquecimiento injusto.


LA FORMA QUE UTILIZAN LOS PARTICULARES PARA "HACER BILLETES".
Sin perjuicio de la falsificación de la moneda, que también es un hurto similar a producir más dinero, los particulares también tienen sus formas de hacer dinero. Obviamente no somos el Banco de la República o Banco Central para hacer billetes, algo que sería tentador, pero sí tenemos el acceso al crédito que no podemos pagar. El crédito no es malo en sí mismo, muy por el contrario es una forma de garantizar la liquidez de las empresas, pero el crédito de consumo (que no genera riqueza) puede utilizarse como una forma de autoengañarse gastándose los recursos que no se tienen.

A mi modo de ver, un crédito válido y viable es aquel que puede garantizarse con otra cosa que es el objeto del crédito. Es decir, un crédito debe garantizarse o apalancarse con aquello objeto del crédito. De esa forma, mediante el apalancamiento el balance permanece intacto pero se aumenta la liquidez, a futuro generará pérdida si no se paga, pero si se paga puede ser una forma de mejorar el balance. Pero cuando se accede a un crédito de consumo el balance no queda igual, sino que, como se trata de bienes de consumo, el balance queda en negativos. 

En Colombia el crédito de consumo es mayor inclusive que el de vehículos (que es una forma de crédito de consumo), vivienda o educación. Al respecto veamos lo que dicen los expertos de Investigaciones Económicas de Bancolombia en uno de sus editoriales:


La cartera del sector financiero llegó a 177 billones de pesos en junio de 2011, habiendo crecido 11.5% frente a diciembre de 2010. En ese mismo periodo la cartera de consumo creció 14.7% y alcanzó los 52.2 billones de pesos, un 29.5% de la cartera total (un año atrás representaba el 28.7%). En todo 2010 el monto de deuda en consumo aumentó 6.4 billones, y en los primeros seis meses de 2011 aumentó en 6.7 billones de pesos. Los datos mencionados contrastan con el hecho de que la cartera de vivienda a junio de 2011 creció 11% desde diciembre de 2010, con lo que representa el 11.3%de la cartera total (similar a los últimos tres años), y el monto de deuda en vivienda aumentó 2 billones de pesos en el primer semestre del presente año. 
Existen varias alertas por el endeudamiento de los hogares. Una de ellas hace mención a cuánto más pueden endeudarse los colombianos sin comprometer su capacidad de pago.  (BANCOLOMBIA INVESTIGACIONES ECONÓMICAS, 2011) 
¿Hasta cuándo podremos endeudarnos? El crédito de consumo implica, en muchos casos, hacer lo mismo que hace el estado utilizar un dinero que no representa, ni representará riqueza. De esa manera, la herida en el patrimonio de las personas y de la economía en general genera una inflación. No se trata de unos recursos que adquirí con el sudor ni podré adquirir con todo el sudor a futuro. En otras palabras el mal uso del crédito de consumo me desincentiva de producir y trabajar, que es lo que verdaderamente genera riqueza. De esa forma se disminuye el valor del dinero porque no requiere bienes, servicios o trabajo para producirse. 

Si somos realistas la cartera de consumo de 52.2 billones de pesos es un indicador que mide los recursos que no tenemos pero que tarde que temprano tendremos que generar. Eso sin contar con los intereses que generan y van a generar. Se preguntan ¿qué genera el ciclo económico y las crisis? ¡Demandar más de lo que podemos dar a cambio por ello!

INCONCLUYENDO.
La confusión que la riqueza proviene del dinero nos genera tanto el robo estatal como el deseo desenfrenado de consumir más de lo que podemos ofrecer. El dinero no es la felicidad, la compra hecha dice una frase, pero tampoco será felicidad si ese dinero no lo hemos conseguido a cambio de algo, a futuro será infelicidad. La falsedad de la idea de que el dinero es la riqueza radica en la confusión -originada en Adam Smith- que considera que el origen de los intercambios proviene de la demanda y no de la oferta (GARCÍA MUÑOZ, Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral, 2011, pág. 34). Y es que, claramente, el dinero está del lado de la demanda, no de la oferta. ¿Será entonces que tenemos que mirar la oferta? ¿Será que es en la oferta donde podremos conocer la naturaleza del dinero? ¿Será que la riqueza proviene de la oferta?

OTROS ARTÍCULOS

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BIBLIOGRAFÍA


DE SOTO, D. (1968). De Iustitia et iure (Vol. III). Madrid: Instituto de Estudios Políticos.

GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2011). Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral. Pamplona, España: Universidad de Navarra. Facultad de Filosofía .

GARCÍA-MUÑOZ, J. A. (2001). Derecho Económico de los Contratos. Bogotá: Ediciones Librería del Profesional.

GÓMEZ RIVILLAS, L. (28 de Mayo de 2010). MARIANA Y LOS IMPUESTOS. Recuperado el 28 de Enero de 2012, de INSTITUTO JUAN DE MARIANA: http://www.juandemariana.org/comentario/4625/mariana/impuestos/

Niño Tarazona, D. I. (11 de Noviembre de 2011). BANCOLOMBIA INVESTIGACIONES ECONÓMICAS. EDITORIAL SEMANAL: EL GASTO Y EL ENDEUDAMIENTO EN LOS HOGARES COLOMBIANOS . Colombia: Investigaciones Económicas Bancolombia.

TORO RESTREPO, D. (29 de Marzo de 2010). EL MITO DE LA SOBREPOBLACIÓN Y LAS VERDADERAS CAUSAS DE LA POBREZA. Recuperado el 28 de Enero de 2012, de EL ALISPRUZ: http://elalispruz.blogspot.com/2010/03/el-mito-de-la-sobrepoblacion-y-las.html



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          Tratamientos estéticos y hábitos para mujeres de 30        
Esta época de la vida puede significar los mejores momento o, por el contrario, convertirse en el tiempo perfecto para tomar decisiones trascendentales, hacer cambios abruptos y claro, cuidarse más de lo acostumbrado. Elena del Mar como uno de los centros de estética corporal en Bogotá, se dirige a ti con la plena seguridad que mereces contar con espacios que apoyen tus ganas de seguir viéndote bien y por ello, te da 8 consejos y hábitos saludables que debes seguir en esta edad.

¿Qué hacer para mantenerte bella después de los 30?

· Protector. No importa si el día está soleado o nublado, el ambiente siempre está siendo acechado por rayos solares, lo cual significa que deberás proteger en todo momento tu piel y esto solo será posible aplicando diariamente el protector. Recomendable es que utilices uno que cuente con protección 30 o 50, así prevendrás el cáncer de piel y la aparición de manchas o arrugas prematuras.

· Agua. Mantenerte hidratado ayudará para que tu piel se revitalice, aliviarás la resequedad y depurarás toxinas y células muertas, por ello, notarás como se reduce el acné. Te recomendamos consumir entre uno y medio a dos litros, el equivalente a 8 vasos diarios aproximadamente.

· Masajes relajantes y con piedras volcánicas.Aunque tienden a olvidarse y no se acostumbra a practicarse con constancia, mantener hábitos de masajes realizados por parte de un experto te ayudan a renovarte, alejarte del estrés y dedicarte tiempo. Además que estos ayudan a limpiar la piel, descansar el cuerpo y eliminar todo tipo de toxina que el cuerpo produce. Como uno de los spas en el centro de Bogotá con más de 52 años de experiencia, te ofrecemos planes y promociones para que consultes el que más se ajusta a lo que quieres.

· Ejercicio. Debes tener claro que algún tipo de actividad física como caminar 30 minutos, trotar, montar bicicleta, jugar basketball o ir al gimnasio, te permite activar tu cuerpo, ayudándote a mantener tu peso, mejorando tu salud y estado de ánimo.

· Alimentación. Un famoso adagio deja claro que “eres lo que comes”, por ello, es correcto que empieces a alimentarte de manera más controlada, sin caer en los extremos. La guía de un nutricionista te permitirá diseñar un buen plan alimenticio que responda a tu estilo de vida.

· Cremas hidratantes y productos de belleza. Es tiempo de empezar a cuidarte y hacer de cada momento el oportuno para aplicarte la crema correcta. Existen en el mercado productos especiales para evitar las arrugas o líneas de expresión, aceites para masajes, algunas para limpiar o hidratar, entre otros. Consulta a tu dermatólogo y adquiere los productos que sean necesarios para lucir estupenda. Entre nuestras líneas y como centro de estética en Hacienda Santa Barbara, podemos ofrecerte algunos que te sorprenderán, escoge aquí el que más deseas.

Los 30 no son sinónimo de descuido, por el contrario, es el momento perfecto para prestar mayor atención a tu piel, rostro y todo tu cuerpo. En Elena de Mar lo sabemos y por esto, no solo te damos consejos para que luzcas radiante en esta edad, sino que ponemos a tu disposición tratamientos y productos estéticos que podrás encontrar en nuestro spa en Bogotá norte.

Puedes agendar tu cita o pedir más información llamando al 344 1436 ¡Te esperamos!

          Â¿Sabes qué están haciendo ellos para cuidarse?        

No es  que los hombres no se cuiden, lo que sucede es que tienen sus maneras de presentarse al mundo y aunque no llevan hábitos como los de las mujeres, sí cuentan con sus costumbres para mantenerse al margen y siempre verse bien a donde quiera que vayan. Elena del Mar como spa ubicado en el norte de Bogotá y otros sectores de la ciudad, tenemos claro que ustedes quieren cuidarse y por eso, brindamos algunos consejos que pueden tener en cuenta para mantener una estética impecable.

No se trata de estereotipos. Se trata de amor a ti mismo

No es  que los hombres no se cuiden, lo que sucede es que tienen sus maneras de presentarse al mundo y aunque no llevan hábitos como los de las mujeres, sí cuentan con sus costumbres para mantenerse al margen y siempre verse bien a donde quiera que vayan. Elena del Mar como spa ubicado en el norte de Bogotá y otros sectores de la ciudad, tenemos claro que ustedes quieren cuidarse y por eso, brindamos algunos consejos que pueden tener en cuenta para mantener una estética impecable.

No se trata de estereotipos. Se trata de amor a ti mismo



Con esto hacemos referencia a lo que estás reflejando a los demás. Bien es cierto que una imagen dice más que mil palabras, ¿has escuchado el famoso adagio? ¿Está siendo aplicado a tu vida? Ahora, no estamos diciendo que sea lo más importante en tu vida, pero sí de mantener un equilibrio y apariencia física que no estén separadas de lo que piensas, sientes o sueñas. Los planes económicos de gimnasios en Bogotá que te ofrece Elena del Mar se convierten en oportunidades propicios para que empieces a lucir más saludable.


¿Por qué no comenzar hoy a dedicarte tiempo y destinar un espacio para ti? Nosotros te lo hemos reservado y podrás encontrarlo en cualquiera de nuestros centros de estética facial en Bogotá distribuidos en diferentes zonas de la ciudad, para que las excusas queden a un lado y los lugares respondan a tus necesidades. Ahora sí, los tips que solo un experto puede brindarte.


• Presta atención a los detalles. Aquí te aconsejamos que te fijes en aquellos accesorios y prendas que estás llevando y mostrando, ¿sabes por qué? Es lo que estás reflejado y más que eso, es lo que estás diciendo de ti a los demás sin tener que mencionar ni una sola palabra. Recuerda: “una imagen dice más que mil palabras” ¿cómo está tu imagen? ¡No te descuides!

• Cuida lo que comes. Todo lo que ingresa en tu organismo podrá afectarte sino lo consumes con cuidado. Es decir, todo en exceso es perjudicial y en la comida no podía ser la excepción. Una alimentación sana y equilibrada te permitirá lucir una piel más saludable y radiante, fortalecerá tu cabello y, además, te ayudará a mantener un peso estable.

• No dejes de hacer ejercicio. Después de determinada edad se dejan de lado las rutinas de ejercicio y las asistencias a los gimnasios en Bogotá. Tal vez, el estrés, los afanes, las labores diarias y la cotidianidad sean factores que apoyan esta inasistencia.


Pero lo cierto, es que incluirla nuevamente te ayudará a sentirte con más energía, apoya la creación de la masa muscular fortaleciendo tus huesos y articulaciones. Te ayuda a mantener tu capacidad psicomotriz en buen estado, apoyando tu postura y autoestima. Favorece la pérdida de grasa en estado de inactividad, previniendo la diabetes tipo II y la sarcopenia. Además, favorece la longevidad debido a la relación con la ganancia de fuerza muscular. En Elena del Mar te ofrecemos accesibles precios de gimnasios en Bogotá, para que empieces o continúes con tus rutinas de ejercicio ¡Apoyarán tu estado físico y mental!


• Tratamientos faciales y masajes corporales. En medio de todas tus actividades y las situaciones en las cuales te ves inmerso, es posible que estés descuidando tu apariencia y no sepas por dónde empezar. Elena del Mar ha dispuesto de espacios de entrenamiento y de cuidado personal para que no postergues el cuidado de tu cuerpo y rostro. Haciendo clic aquí podrás ver nuestros planes estéticos y adquirir el que más se ajuste a tus requerimientos. 


El cuidado facial y corporal ha dejado de ser solo un tema de mujeres, tu también mereces cuidarte y hoy es tu oportunidad. Pregunta por los planes que hemos preparado para ti y no dejes de ver los productos de belleza.


Llevamos más de 52 años haciendo presencia en el sector estético, desde ese entonces nos hemos preparado para atender a hombres y mujeres para que equilibren o fortalezcan su cuerpo y su mente gracias a planes que se enfocan en gimnasios y tratamientos estéticos. Somos un centro deportivo que busca tu bienestar para que encuentres tu figura total. 

Articulo tomado de Elena del mar.

          Prepara tu cuerpo: ¡Empieza con estos ejercicios!        
El ejercicio es de resultados a mediano y largo plazo, por ello, cuando empiezas a realizar rutinas físicas con disciplina y compromiso es cuando empiezas a notar los resultados que estabas esperando. Entonces, aunque hace poco hayas llegado de vacaciones, es correcto que sigas pensando en las próximas para que en fin de año luzcas un cuerpo 10 y una piel radiante

A menos de 5 meses de terminar el año, no es pronto mencionar que es el tiempo perfecto para que te prepares para esas fechas. Es que así como estás pensado en programar tus próximo viaje y buscando en dónde pasarás las fechas decembrinas, igual acondiciona tu cuerpo y prepáralo para que todo sea diferente.

En Elena del Mar queremos ayudarte; por ello, te enseñamos algunos ejercicios con los cuales puedes iniciar, además de poner a tu disposición amplias y agradables instalaciones con planes económicos de gimnasios en Bogotá Â¡Empieza hoy!

¿Con qué ejercicios empezar para tonificar tu cuerpo?

- Sentadillas: Â¡No pueden faltar! Las sentadillas se han caracterizado por ser un ejercicio complementario que te ayuda a tonificar las piernas, los glúteos, fortalecer tu espalda y moldear tu cintura y abdomen. Empezar con este ejercicio y nuca te olvides de incluirlo en tu rutina te garantizará resultados en tu cuerpo. En nuestros gimnasios en Bogotá contarás con la asesoría de expertos que te ayudarán a empezar un proceso correcto y lleno de resultados.

- Clases de baile: Este tipo de actividad física, en los últimos tiempos, ha tomado fuerza y los resultados han sido satisfactorios e inesperados. Bailar: es una manera divertida, altamente entretenida de hacer ejercicio y es súper efectiva cuando se trata de acondicionar tu cuerpo, tonificarlo y quemar calorías. En Elena del Mar, encontrarás diferentes horarios y oportunidades especiales para que te programes y asistas a nuestras clases grupales ¡Te divertirás!

¿Quieres conocer más de Elena del Mar? Mira este video.

- Spinning: Es considerado uno de los ejercicios más efectivos y, al mismo tiempo, divertidos cuando de eliminar grasa, tonificar glúteos y piernas en poco tiempo, se trata. Una grandiosa sesión de spinning dura aproximadamente 45 minutos y serán suficientes para que empieces a notar resultados. Recuerda que el ejercicio es de tiempo, por eso, no aplaces más el empezar a preparar tu cuerpo para las vacaciones. Nuestros precios de gimnasios en Bogotá te brindan beneficios y te invitan a tomar decisiones. 

- Ejercicios HIIT: Estos se caracterizan por ser de alta intensidad y son oportunos para que acondiciones, prepares y tonifiques tu cuerpo, debido que se caracterizan por permitir la moderada intensidad de intervalos de entrenamiento con intervalos de más potencia. Este tipo de entrenamiento y sus ejercicios, son efectivos para quemar el tejido adiposo o grasa acumulada con mucha mayor eficiencia que otras actividades físicas ¿Quieres resultados? Pregúntanos y te ayudaremos a plantear la mejor rutina de ejercicios para tu caso en específico.

Elena del Mar es un centro deportivo y de estética corporal en Bogotá con más de 52 años de experiencia en el cuidado corporal por medio de planes de gimnasio, tratamientos y productos de belleza, con el objetivo de ayudarte a fortalecer y equilibrar tu cuerpo y mente. Queremos que mejores tu estilo de vida y encuentres en nosotros un espacio de confort, relajación al tiempo que tonificas y recuperas tu figura total.

Alcanza tus objetivos de bienestar, belleza y tranquilidad con Elena del Mar. Empieza tus entrenamientos hoy y aparta tu espacio llamando al 344 1436 o escríbenos al 305 7131507.

          6 preguntas y… 6 respuestas sobre el cuidado de la piel        
¿Qué estás haciendo para mantener una piel sana y equilibrada? De pronto, te lavas tu rostro en la mañana y antes de dormir, utilizas cremas hidratantes dermatológicamente comprobadas o, aprovechas los días libres para realizar mascarillas caseras.

Sin embargo, el cuidado de la piel va mucho más allá. Elena del Mar, como un spa en el norte de Bogotá, responde diferentes preguntas que pueden surgir entorno a los cuidados de la piel y el rostro. No dejes de leer porque sabemos que deseas lucir radiante y con gran vitalidad.

La piel: órgano más grande de tu cuerpo

¡Así es! La piel es el órgano más grande y, de igual modo, es el que menos atención recibe. En Elena del Mar lo tenemos claro, por ello, como uno de los centros de estética en Chicó y con más de 52 años de experiencia en el sector ofreciendo servicio para el cuidado de tu piel y cuerpo, por medio de planes de gimnasio, tratamientos faciales y productos de belleza, hemos podido posicionarnos como un espacio de confort y relajación, al tiempo que tonificas y recuperas tu figura total; hoy queremos que te hagas unas preguntas mientras nuestra experiencia te responde acertadamente para que cuides tu piel.

1 - Al salir a la calle, ¿es suficiente la crema humectante para proteger la piel o es necesario aplicar algo más? No es suficiente la sola crema humectante. Debido al potencial daño que ocasionan los rayos UV sobre tu piel, es imprescindible que uses protector solar diariamente con un factor de protección por lo menos de 30.

2 - En ocasiones suelen salir muchos granitos, ¿se pueden retirar? Todas las lesiones deben ser tratadas por especialistas para poder garantizar un mejor y acertado tratamiento, la gran mayoría son resueltas de manera correcta. No obstante, las limpiezas faciales y peeling que ofrecemos en nuestro centro de estética en Hacienda Santa Barbara, brindan resultados que estás buscando. Podrás consultarlos y adquirirlos aquí.

3 - Los cambios climáticos en la actualidad, son muy bruscos, ¿qué se recomienda para evitar el daño en la piel y la aparición de manchas o enfermedades cutáneas? Unido a tener una limpieza diaria de tu piel, es necesario que utilices distintos productos que aumenten la capacidad de hidratación, elasticidad y firmeza para contrarrestar los daños que ocasionan los factores ambientales. Imperativo es recordar el uso diario de protectores solares con un factor de protección de al menos 30, independientemente del ambiente.

4 - Los codos tienden a resecarse constantemente, ¿qué se recomienda para evitarlo? Durante el baño, evita tallar la piel pues este acto la reseca y oscurece, además, debes considerar aplicar diariamente crema humectante sobre la zona con el objetivo de mantenerlas en condiciones saludables.

5 - Cuando se utilizan cremas y productos genéricos, la piel tienden a resecarse de manera anormal, ¿qué se debe hacer? La piel es diferente en todos los casos, debido a las diferentes factores: edad, aspectos hereditarios, etc; por ello, lo más conveniente es acudir a especialistas que valoren tu piel y, también, cuides tu rostro realizándote periódicamente limpiezas en spas en el centro de Bogotá que sean aprobados y cuenten con bastante experiencia para realizar este tipo de procedimientos.

6 - ¿Cómo se pueden mantener los niveles del pH estables? El pH de la piel está determinado y regulado de manera natural y, por ende, varia levemente en determinadas zonas de la misma; para mantenerlo estable es necesario seguir una dieta saludable y equilibrada además de controlar las sustancias que aplicas en la piel, por ejemplo, podrías usar jabones con pH neutro.

En Elena del Mar nos preocupa la salud de tu rostro y piel, por ello, así como te respondemos diferentes interrogantes al respecto, también, ponemos a tu disposición productos y servicios altamente calificados bajo estrictos procedimientos con equipos tecnológicos de punta para que luzcas radiante y muy saludable.

Somos especialistas en el ámbito estético y así como cuidamos de tu piel y rostro, también queremos que encuentres procedimientos acertados que apoyen los días después de la gestación, nuestros tratamientos post parto apoyan tu figura total y te invitan a lucir saludable. Puedes ver todas nuestras promociones en este enlace, ¡Adquiérelas!

Artículo tomado de: Elena del Mar

          Cristiano Ronaldo, William Levy y otras celebridades tienen secretos estéticos ¿Cuáles son?        
Secretos estéticos de Cristiano Ronaldo y otras estrellas | Elena del Mar
Las grandes y reconocidas celebridades que ves en el cine, la televisión y el deporte internacional no son, por naturaleza, imponentes y de tez impecable. Ellos tienen sus secretos para lucir jóvenes y radiantes y hoy te damos a conocer esos secretos para que los pongan en práctica y te cuides como ellos lo están haciendo.


Con nosotros encontrarás establecimientos y spas en el centro de Bogotá u otros sectores de la ciudad para que tomes decisiones guiándote en expertos que apoyan tus intenciones y respaldan lo que deseas transmitir. En Elena del Mar llevamos más de 52 años promoviendo un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía del cuerpo.

¿Qué están haciendo las celebridades para cuidarse?



Entre las estrellas se encuentran Cristiano Ronaldo, William Levy, Huge Jackman, Adam Levine, Zac Efron, Ryan Gosling, Rayan Reynolds y William Smith, son algunos de los que mantienen hábitos que los ayudan a lucir siempre saludable y radiantes, es que parece que entre más pasan los años mejor les queda el tiempo. Sigue sus pasos e irradia vitalidad…



• Ellos cuidan su cabello, invierten en champús y cremas nutritivas para tenerlo bien cuidado. Procuran mantenerlo limpio y libre de químicos. Es así como logran transmitir esa naturalidad y pureza que merece el cabello.



• Llevan una rutina de ejercicio juiciosa y constante donde integran trabajo de peso, fuerza y cardio para mantener el equilibrio. Hoy es posible que lo lleves a la práctica en los gimnasios en Bogotá de Elena del Mar, nuestro equipo de profesionales te guiará y estructurará la perfecta rutina para tu caso en específico.



• Lavan su piel todos los días y no dudan en realizarse limpiezas mucho más profundas y profesionales que les permitan deshacerse de impurezas que pueden ingresar en el piel. En Elena del Mar te ofrecemos promociones que responden a este tipo de situaciones, puedes adquirirlos en nuestros centros de estética en Chicó.



• Mantienen su piel hidratada con mezclas con preparaciones caseras como la miel de abejas ya que está preparación ayuda a humectarla y la lleva a lucir fresca y revitalizada. Además, no piensan dos veces en disfrutar de planes económicos de gimnasios en Bogotá porque saben que un equilibrio con el ejercicio es indispensable para lucir saludables y para que la piel se renueve constantemente.



Las celebridades se encuentran sumergidas en un ambiente que les exige estar saludables, lucir una figura impecable y al mismo tiempo, ser ejemplo para otros hombres. En esta oportunidad te hemos revelado algunos de los secretos de belleza que ellos tienen presentes para lucir radiantes para que los pongas en práctica y sigas sus pasos. Elena del Mar como centro deportivo y estético con experiencia extiende su ayuda para cuentes con con expertos que conocen de estética para que resplandezcas como una celebridad.


Fotos extraídas de Instagram: 
William Levy @willevy 

Cristiano Ronaldo
@cristiano


Artículo tomado de Elena del Mar.

          Â¿Cómo mantener la motivación en el entrenamiento?        
Motívate con estos consejos y excelentes instalaciones al entrenar | Elena del Mar
Al momento de entrenar y crear hábitos saludables o equilibrados enfocados en actividad física se debe mantener cierta motivación para no desfallecer en el intento y, por el contrario, ver resultados. Elena del Mar, como gimnasio spa y lugar perfecto para que no solo lleves a cabo tus rutinas de ejercicio sino que también cuentes con un centro de estética facial en Cafam Floresta, te da algunos consejos para que sepas cómo mantenerte motivado con el ejercicio.

Motivación: principal consejo para ver resultados en tu cuerpo


Desde Elena del Mar creemos en el equilibrio que debe tener tu cuerpo con tu mente y la necesidad de mantener buenos hábitos de ejercicio, como también, la necesidad de contar con un espacio que te brinde todas las facilidades para que te mantengas motivado.

Por ello, la lista de consejos que te presentamos hoy se enfocan en ti pero también, te permiten contar con instalaciones de gimnasios spa en Bogotá norte y otras zonas de la ciudad, para que empieces y no desfallezcas. Vale la pena entregar lo mejor a tu cuerpo y mente.

Fraccionar los objetivos

Es necesario plantear metas y objetivos muy claros durante determinadas frecuencias, estos pueden ser semanales y mensuales. Aquí te plantearás perder 1 kilo de grasa corporal, correr 10 km a las 5:15 km/h, ir al gimnasio tres veces por semana. En vez de decir este tipo de cosas: “quiero bajar peso” esto te lleva a saber que debes bajar de peso o grasa corporal pero no te lleva a fijarte y motivarte.

Escoge tu música

La música llega a ser un factor crucial al momento de sentirte motivado, pero también es una elección personal. Mientras unos prefieren hacer deporte sin música porque se sienten distraídos o molestos, otros deben escoger sus géneros favoritos porque no se imaginan el tiempo de ejercicio sin este.

Cambia de Rutinas

La monotonía es un factor que te hará desfallecer. Además, después de determinado tiempo tu cuerpo se acostumbra a las rutinas de ejercicio, por ello, hay un momento donde empiezas notar que estancas tu proceso y los cambios en tu cuerpo son mínimos. Esto se debe a la rutina; cámbiala cada 8 a 12 semanas, dile a tu cuerpo que todo será diferente por un tiempo y empezarás a notar resultados.

Regístrate y motívate

En países como EEUU es habitual fotografiarse cuando empiezan las rutinas de ejercicio, de esta manera los cambios son más evidentes a los ojos y se empieza a entender lo que se ha avanzado en determinado lapso de tiempo. Toma este hábito, así no olvidarás cómo empezaste y podrás darte respuesta al cómo te encuentras ahora. Es necesario reconocerte y decirte que has mejorado pero se puede mucho más. Siempre podrás ser una mejor versión de ti mismo.

Un amigo te ayudará a mantener el ánimo

Debes saber que, en ocasiones, la mejor motivación no está en ti. Por el contrario, siempre buscarás la manera de decirte que no ves cambios ni resultados porque tus ojos e inconsciente siempre te engañarán. Por ello, cuando te unes a un compañero o amigo se permiten fijar metas y objetivos claros y entre los dos se recuerdan lo planteado. Además, es la mejor manera de combatir el aburrimiento y la monotonía.

Contratar un entrenador personal

Ejercitarte con un entrenador personal es una experiencia que arroja los resultados más auténticos y exclusivos porque será él quien se encargue de llevarte por un camino coherente donde evitarás la rutina, contarás con alguien que siempre estará recordándote los objetivos, brindándote seguridad y eficacia al momento de formular buenas técnicas de entrenamiento para tu caso en específico. Además, su experiencia será la que te permita ir por un camino correcto y lleno de buenos resultados.

En Elena del Mar trabajamos por el gran propósito de entregarte los resultados que esperas ver en tu cuerpo. Por ello, ofrecemos instalaciones acordes a tus ideales, la perfecta combinación entre gimnasios y spas en el centro de Bogotá para que no solo lleves a cabo tus rutinas de ejercicio, sino también, puedas tomarte tiempos de relajación que harán muy bien a tu cuerpo y mente.

Somos un centro deportivo y corporal donde promovemos un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía donde buscamos fortalecer el equilibrio en cuerpo y mente para que el ser humano alcance las metas de su proyecto de vida. Te invitamos a empezar hoy visitando nuestro centro de estética en Hacienda Santa Bárbara y complementes tus rutinas en nuestras sedes con gimnasio. 

Motívate y cuenta con expertos que buscan entregarte las instalaciones ideales para tu entrenamiento.

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Â¡Cuida tu piel! Elena del Mar te dice cómo lograrlo        
Te ayudamos a cuidar tu rostro con nuestros tratamientos | Elena del Mar
Tu piel es una de las partes más sensibles de tu cuerpo, ¿la estás cuidando correctamente? Elena del Mar te da algunos consejos y pone a tu disposición centros de estética en Chicó y otras zonas de la ciudad, para que accedas a tratamientos altamente oportunos y bajo estándares de calidad correctos para que cuides tu piel y rostro Â¡Te esperamos!

Tu piel es única y merece cuidados especiales

No hay alguien con tu misma piel y, por supuesto, mereces cuidados auténticos que te permitan lucir un rostro de ensueño. Por eso te aconsejamos recurrir a profesionales que te asesoren de manera oportuna y te permitan deshacerte de un sinnúmero de mitos que rondan la piel y sus cuidados. Elena del Mar empezará mencionando que el cutis es la primera imagen que evidencia el estado de salubridad de las personas.

Por tanto, lo más oportuno es que mantengas tus poros limpios, contrarrestes los tiempos de exposición a la radiación solar, prevengas el acné, extraigas los puntos negros, los prevengas y evites las irritaciones, ¿cómo poder lograrlo? Muy sencillo.

Examina qué tipo de cremas hidratantes, nutritivas estás utilizando, además presta atención al exfoliante o gel que estás aplicando en tu rostro.

Apóyate en profesionales que reconozcan tu tipo de piel y guíen tus procesos de limpieza y tratamientos cosméticos o estéticos.

Opta por los tratamientos realizados en los spas en el centro de Bogotá y otras zonas de la ciudad. Estos procedimientos son llevados a cabo por expertos profesionales que reconocen tu tipo de piel y ponen a tu disposición promociones que te permiten olvidarte de las impurezas, como lo es esta Â¡Adquiérelo hoy!

La piel no distingue géneros: tanto hombres como mujeres deberían cuidar su piel y someterse a tratamientos estéticos que les permitan limpiar su rostro y piel de las diferentes impurezas a las cuales se enfrentan en todos y en cada uno de los momentos de sus días. Elena del Mar ofrece paquetes y promociones 2x1 para que disfrutes junto a él o ella de tiempos tranquilos y saludables, ¿qué estás esperando?

¿Qué te ofrece Elena del Mar?


Con más de 52 años en el sector, Elena del Mar ofrece experiencia y una larga trayectoria en el cuidado corporal gracias a planes de gimnasio y procedimientos en diferentes sectores de la ciudad como lo es el centro de estética de Hacienda Santa Bárbara. Además, pone a tu disposición productos para la belleza que hacen de nuestro servicio un complemento inigualable para que logres y fortalezcas el equilibrio en tu cuerpo y mente.

De este modo cumplimos con nuestro objetivo principal de promover un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía gracias a una grandiosa idea de gimnasio spa que cuenta con diferentes sedes ubicadas en Bogotá norte, una zona estratégica de fácil acceso y salida debido a la gran oferta de transporte público y vías de grandioso desplazamiento.

¡Te esperamos! Preparamos nuestras instalaciones, equipos y profesionales para que cada procedimiento facial que decidas practicarte te entregue los resultados que esperas obtener. Adicionalmente, te ofrecemos tratamientos corporales como los de post parto para que recuperes tu figura y tu tiempo de ser madre sea disfrutado desde cualquiera de las aristas. ¡Ya sabes! En Elena del Mar cuidas tu rostro y cuerpo; hoy es el momento perfecto de empezar.

Ponte en contacto con nosotros por nuestro whatsapp al 312 557 4247 y adquiere tus tratamientos de manera fácil por medio de nuestra plataforma online. A continuación te ofrecemos planes de gimnasio, estética y spa para que le cumplas a tu cuerpo y disfrutes con amigos o con tu pareja, conócelos.

Artículo tomado de Elena del Mar.
          5 mitos estéticos (falsos o verdaderos) que deberías conocer        
Aclaración de 5 mitos estéticos | Elena del Mar
Los tratamientos estéticos son una de las opciones más acertadas al momento de rejuvenecer y lucir radiante. Sin embargo existen diferentes mitos y realidades que giran entorno a estas posibilidades. Elena del Mar despeja dudas y te invita a visitar uno de sus centros de estética en Chicó para que vivas experiencias y disfrutes de todas las promociones que tenemos preparadas para ti.

¿Mitos estéticos? Conócelos y… no comas entero


Las verdades universales son inexistentes debido a que los absolutos que definen la realidad en algún momento no arrojan los resultados esperados. En el caso específico de los tratamientos estéticos puede que en algunas personas lo esperado empiece a notarse a la segunda o tercera sesión. No obstante, en otros casos puede tardar un poco más. No mencionamos que desde la primera sesión porque en esa oportunidad puede suceder algo en tu cuerpo pero no se logrará lo que esperas ver.

A continuación lo que debe ser desmentido o ratificado de los tratamientos estéticos:

#1. Disminución de medidas en la primera sesión de masajes


FALSO. Una sola sesión de masajes reductores como uno de los tratamientos post parto no disminuye tus medidas, lo que puede suceder es que tu estado de ánimo cambie y te sientas más segura, ligera y conforme con tu imagen. Fortaleciendo tu autoestima y amor por quien eres.

#2. La celulitis no se elimina


VERDADERO. La celulitis es una enfermedad crónica que proviene de factores como la mala circulación, problemas hormonales, enfermedades de la piel, malos hábitos alimenticios y sedentarismo. Se presenta en varios grados o etapas además de ser progresiva. Sin embargo se puede detener y revertir el proceso por medio de tratamientos especializados. En este caso, Elena del Mar te ofrece la promoción “Adiós Celulitis”, haz tu reservación y pago online desde aquí y disfruta de un centro de estética en Hacienda Santa Bárbara con buena ubicación y facilidades de llegada para cumplir con tu “cita especial”. 

#3. Bañarse con agua caliente aumenta la celulitis


VERDADERO. Las duchas muy calientes o los baños de inmersión generan en tu cuerpo acumulación de líquidos en las diferentes zonas donde tienes celulitis. Por tanto, no permite la eliminación de toxinas. ¿La recomendación? Ducharte con agua templada o, preferiblemente, fría.

#4. El botox inflama el rostro


FALSO. El botox no provoca inflamaciones en labios o partes de la cara pues no es un material de relleno. Es una toxina que permite la relajación de los músculos faciales y disminuye las líneas de expresión naturales.

#5. Todos los rellenos faciales son notables


FALSO. Los rellenos faciales que suelen utilizar los pacientes no se ven exagerados ni modifican las expresiones del rostro. Ahora, no existe en el mercado un relleno que dure para siempre, por tanto, este tipo de procedimientos te aportan una duración de 1 año a año y medio dependiendo factores de marca.

5 de los muchos mitos que existen te los damos a conocer hoy para que despejes dudas y tomes decisiones estéticas si por alguna razón estás pensando en acudir a especialistas en el sector. Elena del Mar es uno de los centros de estética que ofrece además de spa en Bogotá norte y otras zonas de la ciudad, actividades deportivas en excelentes sedes de gimnasio, con el gran objetivo e iniciativa de promover un estilo de vida orientado al bienestar y armonía.

Contáctanos, reserva tu cita y disfruta de grandiosas promociones estéticas.

Artículo tomado de Elena del Mar.
          5 fabulosas técnicas de belleza para que luzcas radiante siempre        
Inicia el 2017 practicando 5 hábitos para lucir bella | Elena del Mar
Nada más saludable y rejuvenecedor que llevar rutinas de belleza que cuiden de tu aspecto y te permitan lucir renovada cada día. Elena del Mar como uno de los centros de estética en Chicó, te da a conocer 5 diferentes pero espectaculares rutinas para que las pongas en práctica por el resto de días. Empiézalos de manera distinta.


Estás a tiempo. Renueva tu estilo de vida

Pasados casi 30 días del año aun estás a tiempo de retomar y aplicar a tus días rutinas que te permiten empezar a renovar tu rostro y cuerpo, por ello, propón consentirte y sorprenderte, verte bella y radiante gracias a prácticas que podrás realizarte en algún spa en Bogotá norte y te ayudarán a lograr ese cambio tan deseado. Ten en cuenta estos consejos o hábitos de belleza, son especialmente para ti.

#1. Cambia de look


Sin dudas, este aspecto es crucial para que te sientas diferente contigo. Poder mirarte al espejo y lucir mucho mejor es el paso fundamental para que empieces a tomar decisiones en tu vida. La grandiosa Coco Chanel un día dijo: â€œuna mujer que corta su cabello está a punto de cambiar su vida” y sí que es cierto. O, ¿qué sucede cuando vas a la peluquería y decides transformarte? ¿Cómo te sientes? Tú tienes la respuesta. Entonces hoy toma camino a la peluquería y cambia tu look.

#2. Ejercítate y moldea tu cuerpo


Aunque suena hermoso, realmente es un objetivo difícil por su amplitud. Por ello, intenta ponerlo más específico, por ejemplo, salir a trotar todas la mañana, asistir al gym que está cerca a tu casa. De este modo, será mucho más alcanzable y no olvides que tu mayor motivación siempre serás tú; lucir bien y mantener tu peso para que tu salud no esté en riesgo.

#3. Aliméntate correcta y balanceadamente


Cuando se trata de cambiar hábitos es importante y muy aconsejable que lo hagas de manera gradual, ya que así acondicionas tu cuerpo y los empiezas a tomar como costumbres en tu vida. Por tanto, ¿qué tal si empiezas analizando cómo son tus comidas? ¿Tomas muy pocas raciones de fruta o verdura? ¿Tomas agua? Te aconsejamos que comiences a evitar los azúcares. Margarita Rosa de Francisco, actriz y presentadora aconseja evitar los lácteos, los fritos y el pan y, te invita para que tomes agua, té verde y agua de Flor de Jamaica.

#4. Para el cuerpo y rostro una buena hidratación


Éste hábito te anima para que te consientas gracias a buenas rutinas de limpieza de tu rostro. Limpiezas que puedes realizar en tu casa y si deseas más profundidad, existen spas en el centro de Bogotá que te ofrecen fabulosos planes y promociones que te prometen limpiezas correctas. Adicionalmente, es muy importante que te acostumbres a usar protector solar. Y, por supuesto, exfolia tu rostro y piel corporal una vez a la semana, te ayuda a eliminar células muertas.

#5. Fíjate en las tendencias


Estas serán las que te ayuden a determinar qué sigue y qué tipo de procedimiento o técnica de belleza podrías practicarte. Observa y analiza las tendencias en maquillaje, ejercicios, tratamientos que podrás realizarte en tu centro de estética en Hacienda Santa Bárbara o bien, aquellas grandiosas técnicas que podrás llevar a cabo en la comodidad de tu casa.

Hoy te hemos enseñado 5 diferentes consejos para que te propongas, en lo que queda del año, cambiar y adoptar hábitos en tu vida que te permitirán lucir mucho más radiante y bella. En Elena del Mar te ofrecemos procedimientos faciales y corporales, llevados a cabo con grandiosos equipos y tecnologías que te prometerán lucir magnífica. Visita nuestro centro de estética facial en Cafam Floresta y empieza a cambiar desde hoy.

Artículo tomado de Elena del Mar.

          4 exclusivos consejos para el cuidado de la piel masculina        
El cuidado profundo de la piel no es solo cuestión de mujeres. En la actualidad los expertos mencionan que los hombres están buscando una piel más sana y de apariencia más joven gracias a productos especializados y la asistencia a spas en el centro de Bogotá u otras ciudades. Por ello, la Academia Americana de Dermatología (American Aacademy of dermatology) afirman que es un buen momento para que los varones evalúen la rutina que llevan para cuidar su piel y aprendan acerca de cómo cuidar el órgano más extenso del cuerpo.

Según el dermatólogo Anthony Rossi, profesor asistente de dermatología en el Memorial Sloan Ketterring Cancer Center y, en la Facultad de Medicina, Weill Cornell de Nueva York: â€œel cuidado de la piel en los hombres ya no es tan tabú puesto que más hombres adoptan maneras de cuidar su piel en casa”. Además agrega que aunque existen diferencias fundamentales en la piel de los varones y las damas, los elementos básicos de un plan eficaz siempre seguirán siendo los mismos. Antes de llevar a cabo cuidados, debes reconocer el tipo de piel, de este modo, podrás aprender a cuidarla y seleccionar los productos adecuados para ti.


¿Cuáles son los tipos de piel?


- Piel sensible. Aquella que puede quemarse o generarse un poco de picazón después del uso de algún tipo de producto facial.
- Piel normal. Es clara y no es sensible.
- Piel seca. Suele ser escamosa, algunos productos ocasionan que se produzca comezón y asperezas.
- Piel aceitosa. Siempre tiene un aspecto brillante y grasosa.
- Piel mixta. Como su palabra lo indica, son aquellas pieles que se evidencia en algunas zonas secas y en otras grasosas.

Los expertos recomiendan estos cuidados con tu piel… ¡Toma nota y síguelos!


Nº1. Diariamente lávate la cara después de hacer ejercicio


Primero, el jabón regular de barra tiende a dejar áspera la piel, por ello, utiliza productos especiales. Segundo, después de hacer ejercicio en centro de actividad física o en los recomendados gimnasios – spa en Bogotá norte, su piel está agotada y los poros abiertos. Por consiguiente, toda limpieza que realice ocasionará que su piel vuelva a lucir con vitalidad y renovada.


Nº2. No descuide su técnica de afeitar


Analiza qué tipo de cuchilla te funciona mejor: aquellas que son multi-cuchillas o bien, las que cuentan con una o dos cuchillas. Además, nunca estires tu piel mientras te afeitas. Adicionalmente, recuerda humedecer tu piel y la barba y, utilizar crema para afeitar. Lo mejor es que te afeites en la dirección del crecimiento de la barba.


Nº3. Utiliza protector solar


Cuando usas protector solar ayudas a prevenir el daño que puede causar en tu piel  previniendo arrugas, manchas e inclusive cáncer de piel. Recomendable es que adquiera productos resistentes al agua, con amplio espectro con un FPS de 30 o superior. Por supuesto, aplícalo cada dos horas para mayor protección durante el día.


Nº4. Tratamientos faciales


En este punto, debes pensar en los tratamientos especializados que, centros de estética en Chico y otros lugares de la ciudad, ofrecen con la gran intención de limpiar de maner
a profunda tu piel y rostro. Los tratamientos que brinda Elena del Mar han sido  pensados especialmente en tus requerimientos y por ello, podrás tener acceso a una grandiosa limpieza facial completa. O bien, si quieres algo más especializado podrías pensar en el procedimiento que te brinda un efecto tensor donde obtendrás 1 hidratación, 2 radiofrecuencias y 2 lifting para que reafirmes cada parte de tu piel.


Elena del Mar es tu aliado en belleza y cuidado facial y corporal


Somos un centro de estética facial en Cafam Floresta que se ubica, además, en otros sectores de la ciudad con el gran objetivo de ofrecerle facilidades al momento de llegar a nosotros. Adicionalmente, le brindamos la gran posibilidad de mantenerse en forma y con un cuerpo 10 gracias a nuestras instalaciones de gimnasio. De este modo, no solo cuidará su aspecto facial sino también corporal, porque nuestro principal objetivo es que equilibres tu mente y cuerpo.

Lógralo gracias a Elena del Mar. Visítanos e inicia tu tratamiento facial y corporal. Además, podrás enterarte de fabulosos planes empresariales de spa en Bogotá.

          Inicia tu año regalándote un masaje relajante. ¿Cuáles son las ventajas?        
Los masajes relajantes son muy buena opción para tus tensiones
Estamos en el tiempo perfecto para que pienses cómo deseas empezar el año y qué hacer después de regresar de tus vacaciones. Â¿Qué tal un buen masaje? en Elena del Mar te ofrecemos esta grandiosa posibilidad. Pero antes, de antemano, te deseamos que este nuevo año esté lleno de prósperos momentos y exitosos eventos para tu vida. Nos ponemos a tu disposición para que cuentes con expertos en estética corporal y facial, y continúes poniendo tu confianza en nosotros. Además, te ofrecemos la posibilidad de tener sesiones de tranquilidad en los spas en el centro de Bogotá u otros sectores de la ciudad.

Y bien, ¿deseas tu masaje después de llegar de vacaciones? Este tipo de tratamientos no son exclusividad de las mujeres. Cada día más hombres buscan la manera de cuidarse y sentirse mejor. Además, disfrutan de sesiones correctas para estar ”10” en todo el sentido de la palabra.

Sin excusas: Busca tiempo para ti

En ocasiones, la mayor excusa para evitar los spa en Bogotá norte u otros sectores de la ciudad, es la falta de tiempo para ese tipo de sesiones de tranquilidad y relajación. Pero los expertos recalcan que debería abrirse entre 2 y 3 veces por mes, los espacios para consentirse y llevar a cabo el masaje relajante que tu cuerpo requiere. Después de vacaciones podría ser el tiempo ideal ¡Piénsalo!

¿Cuáles son las ventajas de los masajes relajantes?


-Cuando te relajas por medio de masajes estas ayudando al alivio de contracturas ocasionadas por el ajetreado día que vives, por golpes o molestias. Posiblemente, por eso te duele tanto la espalda, hombros, muñecas o cuello.

-Un masaje relajante de 60 minutos te brinda la posibilidad de conectarte contigo mismo mientras transcurre el tiempo. El masaje que te ofrece Elena del Mar en sus centros de estética en Chicó, te brinda beneficios extra: podrás disfrutar de hidratación para tu rostro junto a una mascarilla especial para que renueves tu piel, y una sesión de zona húmeda para que complementes tu ritual.

-El masaje relajante te permite promover el aumento del flujo sanguíneo en todo tu cuerpo, como consecuencia, ocurre un aumento en el aporte del oxígeno en los tejidos y los órganos.

-Se genera un incremento en el flujo de líquido linfático, lo que genera que las toxinas y otras sustancias de tu cuerpo se eliminen y terminen de manera correcta.

-Incentiva la mejoraría en la respiración profunda y lenta, lo que significa que beneficia tu cuerpo y mente, ya que no solo aumenta el nivel de oxígeno sino que también reduce la ansiedad.

-Te proporciona sensación de relajación, por ello, lograrás disipar las tensiones y las preocupaciones.

Un masaje podría ser la perfecta opción para iniciar tu año, después de unas merecidas y placenteras vacaciones. En Elena del Mar te ofrecemos promociones de ensueño en nuestro centro de estética de Hacienda Santa Bárbara y otras sedes, para que escojas el que mejor se acople a tus tiempos y gustos. Buscamos que encuentres equilibrio entre tu cuerpo y mente, por ello, nuestros tratamientos son especialmente pensados en tus requerimientos y peticiones. Contáctanos.

Artículo tomado de Elena del Mar.

          Estética para ella, para él… ¡Para los dos!        
Estética para ella y para él
Compartir rituales de belleza en el baño y en entornos como los spa en Bogotá norte está de moda y es necesario para que él y ella se sientan más cómodos consigo mismos y mucho más saludables en diferentes ámbitos de la vida.

Es así, como la cosmética y la estética se abre, quedando libre de etiquetas de género y diseños sexistas. Y aunque la piel del hombre y la mujer es diferente, hasta el punto donde envejecen a ritmos distintos y cada uno requiere de productos específicos que les permite además, acudir a centros de estética facial en Cafam Florestapara que puedan cuidar su piel y cuerpo de manera oportuna.

Expertos en el campo mencionan que la edad, el cansancio, el estrés, la contaminación, la dieta desequilibrada, no hacer ejercicio físico, fumar y consumir alcohol inciden de manera diferente tanto en la piel masculina como femenina. No obstante, el uso de ingredientes naturales y especiales como los utilizados en los centros de estética en Chico u otro sector de la capital hace que la cosmética sea posible para los dos, en lo que se denomina tratamientos o productos duo. En Elena del Mar ofrecemos planes y promociones especiales para que disfrutes y te relajes.

El hombre y la mujer pueden cuidarse

Estéticamente hablando, tanto hombres como mujeres pueden compartir más de lo que creen y pueden disfrutar de planes corporales para verse y sentirse mejor. Aunque la piel masculina, por naturaleza, es más gruesa y más seborreica, los productos y tratamientos han sido pensados y formulados para que aporten iguales beneficios a ambos sexos. Sin embargo, aunque no existieran distinciones en los productos y tratamientos, el hecho de compartir los cosméticos, cremas y planes estéticos trae beneficios.

Por ello, es importante que se tomen en cuenta los tiempos, los planes y lo que deseas lograr en ti para empezar a cuidar tu cuerpo. Es necesario que cuentes con el respaldo y apoyo de especialistas como Elena del Mar que siendo un centro de estética y gimnasios en Bogotá, no solo ofrece espacios de relajación sino también lugares para que desarrolles rutinas de ejercicios en zonas que hemos dispuesto para ti. Como expertos, nuestro interés es que equilibres tu vida y fortalezcas tu cuerpo y mente, de tal manera que te sientas a gusto contigo para que alcances las metas de tu proyecto de vida.

En otras palabras, entendemos que tanto mujeres como hombres hoy se cuidan de manera paralela y las distinciones no son un impedimento para cuidarse de manera oportuna. Por ello, no depende de los productos en sí, sino del estado, tipo de piel y objetivos que cada persona tenga. Los expertos mencionan que los productos y tratamientos pueden compartirse, excepto aquellos que sean específicos para una necesidad estricta  de uno de los sexos.

Los tratamientos que llevamos a cabo en nuestros centros de estética han sido pensados para que se adapten a tus necesidades y las de tu acompañante o pareja y con ello, podemos decirte que cuidamos de tu salud estética y corporal. Contáctanos y dispón tu cuerpo para sentirte mejor y más saludable.

Articulo tomado de Elena del Mar 

          Ellas y ellos… ¡Están buscando su tiempo de bienestar y relajación!        
Ellos y ellas buscan tiempo de relajación
Los cuidados de la piel y el cuerpo son aquellos que se consideran integrales pues buscan resaltar lo mejor de ti, tu belleza y equilibrar tu vida además de hacerte sentir bien y estable con quien eres. Es por ello, que en Elena del Mar ponemos a tu disposición planes empresariales de spa en Bogotá para que disfrutes este tiempo de vacaciones que se acerca y de igual modo, le brindes a tus empleados espacios ideales de descanso y relajación para que se aparten del estrés y la presión laboral. Debes tener en cuenta que no existen distinción de género tanto mujeres como hombres deben verse y sentirse bien consigo mismos.

Elena del Mar es uno de los spa en Bogotá norteque se presenta como spa y centro estético integral no solo porque te ofrece espacios ideales para alejarte del estrés de la ciudad sino también porque te brinda lugares especiales para que lleves a cabo tus rutinas de ejercicio y así como moldeas tu cuerpo, de igual modo, lo mantendrás en forma y tonificado. Así cumplimos con nuestro objetivo principal: promover un estilo de vida orientado al bienestar y la armonía además de fortalecer el equilibrio del cuerpo y mente para que el ser humano alcance sus metas y proyectos de vida.

No podíamos dejar de mencionar que las tecnologías y aparatología con las cuales cuentan nuestros centros de estética en Chico y otros sectores de la ciudad y gracias a un equipo altamente capacitado se han podido lograr resultados satisfactorios. Sencillamente un oasis céntrico que te brinda espacios perfectos para que cuides tu cuerpo, mente y espíritu; de igual modo, lugares perfectos para que compartas con tus amigos, familia y pareja.


Completo circuito de servicios para que te sientas excelente


A la hora de hacer referencia a los cuidados del cuerpo y la piel, además de resaltar la salud y la belleza son fundamentales si lo que se espera es ver resultados óptimos que refleje lo mejor de ti. Por ello, un circuito completo será indispensable para que realices la perfecta elección de tratamientos y planes de spas en el centro de Bogotá o en la ciudad que te encuentres. En Elena del Mar podrás llevar a cabo grandiosos circuitos que dependerán del plan que escojas, por ejemplo, con el Bono VIP obtendrás masajes altamente profundos para que limpies, purifiques y relajes tu cuerpo y piel ¡Luce espectaculares este fin de año!

Entendemos que cada cuerpo tiene necesidades diferentes, por ello como especialistas buscamos satisfacer tus necesidades y tratamos tu caso específico de manera especial y única, bien sea por medio de terapias naturales o con últimas tecnologías no invasivas que buscan resaltar tu belleza natural. Un caso en específico es Spectra para que te despidas de las arrugas y disfrutes de un rostro renovado. Pregunta en nuestro centro de estética facial en Cafam Floresta por la siguiente promoción Ãºltima tecnología, adiós arrugas


Para ellos, para ellas: Elena del Mar


Sabemos que te encanta un lugar que presente lugares especiales para cada segmento de personas y en Elena del Mar es en lo que mayor énfasis hacemos. Tanto para mujeres como para hombres nuestros centros de estética se adaptan a las necesidades de cada persona y cada una de nuestras promociones responde a sus requisitos.AQUÍ podrás conocerlas y adquirir la que más desees. ¡Disfruta!

Articulo tomado de Elena del Mar

          New Year's Resolution        
My Plans for 2007: Move GrowingMoney blog to my own domain. This will give me more flexibility in the web design and I will also have my own web space to host files (photos, PDFs, etc.). Feel free to provide help for those with your own domain. Contribute to my SEP-IRA. I have open a SEP-IRA with Fidelity and I will make a contribute in the beginning of the year after my accoutant decides what the amount should be. Reallocate 401k Funds. I plan to shift more towards large-cap growth funds. Qualify for IPO trading.
          Heelys IPO        
I spent 30 minutes watching the roadmap of Heelys and did some research on the company. My summary: Good short term play because of the hype, but its long term prospect is questionable because the wheel-in-a-shoe may become a fad. Heelys IPO gets rolling Heelys looks to stay on a roll with IPO Cramer's 'Mad Money' Recap: Heelys Worth a Roll "Looking at the comps, Cramer said Heelys should be worth $26 a share eventually and it could even go to the mid-$30s. The bottom line: buy Heelys in the low $20s and sell it as soon as it crosses the $30 line."
          Vono no N97 - "receita de bolo"        
Já postei no blog um passo a passo para habilitar o VOIP nos smartphones Symbian^1 (N97). Agora consegui um tempo e vou postar as configurações específicas do Vono, provedor VOIP da GVT.

Estou partindo do princípio que já foram executados os passos necessários para habilitar o VOIP no N97, conforme explicitado num post anterior, bem como o usuário tenha se cadastrado no provedor de VOIP.

1. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configuraçs. SIP -> Opções -> Novo perfil SIP -> Usar perfil padrão.

2.Coloque os seguintes campos:
Nome do perfil: Vono
Perfil de serviço: IETF
Destino padrão: normalmente Internet, mas pode colocar o ponto de acesso de seu interesse
Nome público do usuário: sip:@vono.net.br
Usar compressão: não
Registro: Quando preciso
Usar segurança: Não

Servidor proxy: normalmente não é necessário configurar

Servidor de registro:
Endereço servidor regist.: sip:vono.net.br
Domínio: vono
Nome do usuário:
Senha:
Tipo de transporte: UDP
Porta: 5060

3. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> Create new service e selecione o perfil SIP criado no passo 2, chamado Vono.

4. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> VoIP services -> Vono -> Profile settings e marque as opções 'AWCDMA' e 'UAWMAC' para ON. Com isso será possível usar o Vono através de uma conexão 3G.

5. Caso o usuário queira ficar conectado continuamente é interessante configurar o STUN Server para manter a conexão ativa. Para isso, entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> NAT Firewall Settings -> Domain parameters -> vono.net.br -> STUN Settings e coloque as seguintes informações:

STUN server: stunserver.org
Port: 3478
Username:
Password:
Shared Secret: Off
Start Port: 49152
End Port: 65535

Clique em "back" e preencha as seguintes informações:

TCP NAT bind refresh timer: 1200
UDP NAT bind refresh timer: 28
CRLF refresh: ON
          Fotos dia del niño 2009        
Como dice el pasacalle: FELIZ DIA DEL NIÑO!!

Los padres tambien se animaron a jugar a las silla.

El payaso "Firulete" y Walter Garrido

La payasa "Voladina"

Todo ok para arrancar con el espectaculo!

Y los chicos preparados.

Los chicos y los no tan chicos entretenidos con los payasos.

Los payasos en acción.

Marcelo Portiño y Alejandra Jara viendo el show.

Mariano Grijera tambien se sumo para ver a los payasos.

Y los chicos super entretenidos.

Firulete y Voladina

Los niños y niñas felices con las ocurrencias de los payasos.

Y los padres también!!

Mirta Ortiz largando con el chocolate.

Sergio Poblete repartiendo bollitos.

Walter Garrido también con la jarra.

Cuanta gente!!

Nestor Millalen, Ale Jara y Chepi Lavoz a FULL!!

El final de los payasos.

Queremos agradecer a todos los que de algún modo colaboraron con esta Fiesta que hemos realizado para las niñas y niños en la sede de nuestro Sindicato, porque gracias a todos ellos este tipo de actividades se pueden realizar. Un fuerte abrazo y gracias!!

Comisión Directiva Seccional General Roca

          Proyecto de Curso de Capacitación y Actualización Sindical        

Introducción

La continua capacitación de los hombres y mujeres que representan a los obreros en las distintas plantas de empaque de la Seccional General Roca, es necesaria para que el accionar de estos representantes sean los adecuados en la defensa de los derechos de sus compañeros ante la patronal. Una de las propuestas que la conducción actual llevaba en su plataforma electoral en las últimas elecciones, era lo referente a la capacitación gremial de los delegados y demás dirigentes del sindicato de la fruta.

La Comisión Directiva de la Seccional General Roca del Sindicato de Obreros Empacadores de Frutas de Río Negro Y Neuquén, están convencidos de que este es un momento propicio para encarar este desafío, con la intención de aportar una formación cualitativa para que la acción de los dirigentes sindicales y delegados de plantas de empaque sea acorde a las necesidades actuales, con la convicción de que sólo a través de delegados capacitados y concientes de su rol, se puede confiar en la construcción de un sindicalismo moderno y responsable.

No nos precede experiencia en esta área y será necesario mucho esfuerzo, colaboración y participación de todos los que tenemos algún grado de responsabilidad en la representación de los trabajadores, esto así porque la defensa de los derechos de los obreros de la fruta a sido y será un compromiso que hemos asumido, y que así lo hicimos porque tenemos vocación de servicio.

Para lograr esta meta, y advirtiendo que la Asociación Civil “Gestar, promoviendo el desarrollo humano” tenía como principal inquietud la formación ciudadana, es que nos hemos unido para consumar el fin propuesto por ambas instituciones: la del Sindicato para mejorar la defensa de los derechos laborales de los trabajadores del sector, la de la Asociación Civil “Gestar” para tener ciudadanos cada vez más consientes de sus derechos y con conocimientos del modo de ejercerlos.

Esperamos lograr, a través de esta mancomunación de esfuerzo e ideales, mejores representantes gremiales y, en el proceso, mejores ciudadanos.

Comisión Directiva Sindicato de la Fruta- Seccional General Roca

Comisión Directiva- Asociación Civil “Gestar, promoviendo el desarrollo humano"

FUNDAMENTOS

En los tiempos que corren se hace cada vez más necesaria la capacitación gremial, pues muchos de los delegados y demás dirigentes actúan en base a sus propias experiencias, la que lleva a un aprendizaje de prueba y error, y cuando se cometen errores en la defensa de los derechos laborales, los únicos perjudicados son los trabajadores que ven vulnerados sus derechos sociales. Con esto no queremos menospreciar la experiencia, pero a esto en necesario sumarle otros conocimientos.

Así, se hace cada vez más importante el acceso al conocimiento, pues este constituye un valor central, una necesidad y un derecho inalienable de los trabajadores. El conocimiento, en la hora actual, tiene un peso decisivo en la discusión con las empresas en la defensa de los intereses de los compañeros trabajadores del empaque.

El conocimiento es una herramienta indispensable, y se constituye en condición para pensar, proponer, defender y concretar estrategias de política sindical, educación no formal y acción social.

En el marco de este proyecto de capacitación, que en principio apunta a lo sindical o gremial, nos proponemos como meta, que sea mucho más amplio y abarcativo, ya sea en cuanto a los temas a desarrollar como también a los destinatarios; pensada para brindar posibilidades de acceso a todos aquellos a quienes la deseen, basándose en la solidaridad, la unidad y el reconocimiento de las experiencias previas de cada uno de los representantes de los obreros del empaque. De esta forma es posible integrar y reconciliar a los trabajadores de la fruta con su Sindicato.

También es necesario que la capacitación reconozca la diversidad y la diferencia de niveles y experiencias que traen los trabajadores, para de esta forma poner en práctica un principio básico de la sociedad: la igualdad de oportunidades.

Con este Curso de Capacitación Gremial buscamos dar respuesta a la necesidad de contar en los lugares de trabajo, con delegados que sepan representar los intereses de sus compañeros mostrando la solvencia necesaria para estar a la altura de la compleja realidad que presentan actualmente las relaciones laborales.

METAS

En esta primera etapa, la meta general es que quienes representan a los trabajadores estén preparados desde todos los aspectos (capacidad para negociar, asesorar, debatir, criticar, proponer, etc.) para realizar la tarea para la que sus propios compañeros lo han elegido.

OBJETIVOS

El objetivo que se propone es:

  • Capacitar a los representantes gremiales de los conocimientos necesarios que les posibiliten transformarse en líderes en sus respectivos lugares de trabajo, así como actualizarlos en la nueva legislación aplicable al sector.
  • Resaltar el conocimiento y la preparación como un elemento central en la tarea de la defensa de los derechos de los trabajadores.
  • Posibilitar el mejoramiento de la negociación contractual, logrando enriquecer y revitalizar el accionar sindical.
  • Acrecentar la credibilidad de los dirigentes del sindicato ante la mirada de los compañeros trabajadores del empaque, lo que posibilitara un mejor posicionamiento ante los empresarios.
  • Resaltar valores tales como compañerismo, solidaridad, respeto a derechos y opiniones de terceros, ética, asociativismo, compromiso, responsabilidad, vocación de servicio.

LUGAR

Sede Gremial del Sindicato de Obreros Empacadores de Frutas de Río Negro y Neuquén de esta Seccional, sito en calle Misiones 1675 de General Roca.

MODO

Se hará a través de seminarios, cursos o talleres, siendo este último el método más propicio para que puedan darse una serie de intercambio de conocimientos y experiencias entre los participantes. Los encuentros se realizaran los días sábados, cuyas fechas tentativas están especificadas en el Programa Curricular, con una duración de 3 1/2 (Tres y media) horas reloj por encuentro, totalizando 42 horas al finalizar el Curso, haciéndose entrega del certificado correspondiente.

BENEFICIARIOS

Los beneficiarios directos de estos encuentros de capacitación serán unas 65 personas entre delegados e integrantes de Comisión Directiva.

BENEFICIARIOS INDIRECTOS

Los trabajadores representados por los asistentes, calculados en más de 2.500 trabajadores.

COSTO DE LA CAPACITACIÓN: El costo del curso de la capacitación será afrontado con recursos de la Seccional General Roca del Sindicato de Obreros Empacadores de Frutas de Rio Negro y Neuquén y por la Asociación civil “Gestar, promoviendo el desarrollo humano”.

PROGRAMA CURRICULAR (con fechas tentativas de cursado)

PRIMER MODULO: INTERPRETACION DE RECIBOS DE SUELDO Y ACUERDOS DE PRODUCTIVIDAD. (01-08-09)

SEGUNDO MODULO: 1ra Parte: CONVENIO COLECTIVO DE TRABAJO: CONCEPTO Y ALCANCES. LEYES APLICABLES. (15-08-09)

2da Parte: CCT 1/76: PARTES INTERVINIENTES, VIGENCIA Y AMBITO DE APLICACIÓN. REINCORPORACION DEL PERSONAL. SUSPENSIÓN FIN TEMPORADA. PAGO SUELDOS E ITEMS QUE LO INTEGRAN. FALLOS. (29-08-09)

3ra Parte: CCT 1/76: NORMAS APLICABLES A POST-TEMPORADA. DERECHOS Y OBLIGACIONES DE LOS OBREROS, DE LAS EMPRESAS Y DE LOS DELEGADOS. FALLOS. DESACTUALIZACION CCT 1/76. (12-09-09)

TERCER MODULO: TECNICA DE NEGOCIACIÓN. (26-09-09)

CUARTO MODULO: NEGOCIACIÓN COLECTIVA O PARITARIA: NOMINACION DE PARITARIOS Y MANDATO DE LOS MISMOS. ALCANCES DEL ACUERDO. CONCILIACION OBLIGATORIA. LAUDO ARBITRAL. (03-10-09)

QUINTO MODULO: MEDIDAS DE ACCION DIRECTA. CLASES Y DIFICULTADES EN CADA CASO. CAPACIDAD DE LIDERAR Y DE NEGOCIAR. (17-10-09)

SEXTO MODULO. SINDICATO DE LA FRUTA: ESTATUTO. ORGANIZACIÓN Y FUNCIONES. FACULTADES Y ATRIBUCIONES DE LAS SECCIONALES. (31-10-09)

SEPTIMO MODULO: EVOLUCION DE LOS DERECHOS DEL TRABAJADOR. CONSTITUCION NACIONAL, PROVINCIAL Y LCT. (14-11-09)

OCTAVO MODULO: ACCIDENTES DE TRABAJO. LEY APLICABLE. OBLIGACIONES DE LA EMPRESA. TRAMITES Y GESTIONES CORRESPONDIENTES. (28-11-09)

NOVENO MODULO: SEGURIDAD SOCIAL: HISTORIA, ALCANCES Y VIGENCIA. ANALISIS DE CADA UNO EN EL MARCO DE LOS OBREROS DE LA FRUTA (TEMPORARIOS). (12-12-09)

CERTIFICADOS: Se extenderán certificados a quienes hayan cumplido con el 70% de asistencia.

EXPOSITORES: Cada uno de los temas será abordado por profesionales y/o personas idóneas en cada una de las temáticas a desarrollar.

FORMULACION, COORDINACION Y ORGANIZACIÓN: Lo realizará la Asociación Civil “Gestar, promoviendo el desarrollo humano”, pues este tipo de capacitación esta contemplado entre los objetivos estatutarios de la mencionada asociación civil, habiendo sido convocada por la gremial para la formulación del proyecto, la coordinación y organización de cada uno de los módulos, como así encargada de contratar a los distintos expositores.

Comisión Directiva Sindicato de la Fruta- Seccional General Roca

Comisión Directiva- Asociación Civil “Gestar, promoviendo el desarrollo humano”


          CONVENIO COLECTIVO DE TRABAJO NRO. 1/76        
CONVENIO COLECTIVO DE TRABAJO NRO. 1/76

I) PARTES INTERVINIENTES
ART. 1- PARTES INTERVINIENTES
II) APLICACIÓN DE LA CONVENCIÓN
ART. 2- VIGENCIA
ART. 3- AMBITO DE APLICACIÓN
ART. 4- REINCORPORACIÓN DEL PERSONAL
ART. 5- BOLSA DE TRABAJO
ART. 6- RELACION DE TRABAJO
ART. 7- LLAMADO AL PERSONAL POR ANTIGÜEDAD
ART. 8- LABORACION DE HORAS EXTRAS
ART. 9- TRABAJO A DESTAJO (PROHIBICION)
ART. 10- NO OBLIGATORIEDAD DE MAXIMO RENDIMIENTO
ART. 11- FORMAS DE TRABAJO
ART. 12- APLICACIÓN DE LEYES: LEY DE ACIDENTES DE TRABAJO
ART. 13- ACCIDENTES Y/O ENFERMEDADES INCULPABLES
ART. 14- PAGO DE SUELDOS
ART. 15- PAGO SALARIOS FAMILIARES
ART. 16- VACACIONES ANUALES Y/O PROPORCIONALES
ART. 17- PAGO POR INDEMNIZACION
ART. 18- HORARIO DE TRABAJO
ART. 19- BONIFICACIÓN POR MAYOR ESFUERZO (10% TEMPORADA)
ART. 20- SUSPENCIONES
ART. 21- COSECHA PAGO MES COMERCIAL
ART. 22- GUARDERIA INFANTIL
ART. 23- DIA, HORA Y LUGAR DE PAGO
ART. 24- SERVICIO MILITAR OBLIGATORIO
ART. 25- DURACION Y APRENDIZAJE
ART. 26- NUMERO DE APRENDICES- REMUNERACIÓN DE TRABAJO DE CATEGORIA SUPERIOR A LA DEL OPERARIO QUE LA EFECTUA
ART. 27- DEBERES DEL PERSONAL
ART. 28- INASISTENCIA POR ENFERMEDAD O ACCIDENTE
ART. 29- SANCIONES POR FALTA INJUSTIFICADA
ART. 30- MEDIDAS DISCIPLINARIAS- FACULTAD DEL EMPLEADOR
ART. 31- OBLIGACIONES DE LA PATRONAL: OBLIGACIONES VARIAS
ART. 32- PERMISO PARA DONAR SANGRE
ART. 33- PIZARRA PARA COMUNICADOS GREMIALES
ART. 34- TRANSPORTE DE PERSONAL
ART. 35- LICENCIA POR FALLECIMIENTO FAMILIAR DIRECTO
ART. 36- DEBERES Y OBLIGACIONES DE LOS DELEGADOS
ART. 37- PERMISOS GREMIALES
ART. 38- ESPECIALIDADES Y CATEGORIAS
ART. 39- RETENCIONES Y APORTES SOCIALES
ART. 40- RETENCIONES DE CUOTA SOCIAL Y/O ESPECIALES
ART. 40 BIS- RETENCIONES CUOTA MUTUAL DE LA FRUTA
ART. 41- ADICIONALES MENSUALES: BONIFICACIÓN POR ANTIGÜEDAD
ART. 42- ADICIONAL POR PERAS
ART. 43- ADICIONAL O BONIFICACIÓN POR ASISTENCIA PERFECTA
ART. 44- DIA OBRERO DE LA FRUTA
ART. 45- ACREDITACION FEHACIENTE DE CATEGORIA- SALARIO
ART. 46- PROHIBICIÓN PARA CAPATACES O ENCARGADOS
ART. 47- INDUMENTARIA PROVEIDA POR EMPRESA
ART. 48- VIERNES SANTO- ASUETO
ART. 49- SEGURO DE VIDA
ART. 50. CONSTANCIA DE TIEMPO TRABAJADO
ART. 51- ARTICULOS DE APLICACIÓN EN POST-TEMPORADA: SUSPENSIÓN POST-TEMPORADA
ART. 52- CALCULO SALARIO POST- TEMPORADA
ART. 53- MINIMO DE DIAS PARA COBRO SALARIO FAMILIAR
ART. 54- PROHIBICIÓN TAREAS EMPAQUE EN CÁMARA O ANTECAMARA FRIGORIFICA
ART. 55- REPRESENTACIÓN GREMIAL EN POST-TEMPORADA
ART. 56- INCORPORACION TRABAJADOR ENFERMO DADO DE ALTA. SUSPENCIÓN LEGÍTIMA AL REEMPLAZANTE
ART. 57- ORDEN PÚBLICO DEL PRESENTE CONVENIO
ART. 58- COMISIÓN DE INTERPRETACION DE ESTA CONVENCIÓN
III) DISPOSICIONES TRANSITORIAS
ART. 59- PROYECTO DE REGLAMENTACION DE GUARDERIAS
ART. 60- REMISIÓN AL SINDICATO DE PLANILLA DE PERSONAL
ART. 61- POST-TEMPORADA: ANTELACION DE 24HS PARA SUSPENDER Y FECHA PROBABLE DE REINCORPORACION
ART. 62- RESPONSABILIDAD EMPRESARIA POR TRABAJO EN CAMARA O ANTECAMARA FRIGORIFICA
ART. 63- OBLIGACION DE INFORMAR VOLUMEN DE FRUTA EN FRIO A SINDICATO
ART. 64- FECHA INICIACION DISCUCIÓN SALARIAL

ADVERTENCIAS

Debemos hacer algunas advertencias en relación al texto del Convenio que sigue a continuación.
Primero, que los montos dinerarios que figuran en el texto fueron fijados en la fecha en que se firmó el Convenio, es decir en Enero del año 1976, por lo que dichos montos están totalmente desactualizados.
Segundo, muchos de los artículos han sido modificados por sentencias judiciales en casos concretos, que no alcanzan a modificar el texto del Convenio, pero como las Sentencias sientan jurisprudencia, en el momento de la aplicación judicial pesan más esos fallos que la letra del Convenio.
Tercero, que en el articulo 1, cuando se hace mención a las partes intervinientes, es necesario aclarar que Empacadores y Frigoríficos de Frutas Asociados de Río Negro y Neuquén actualmente es la Cámara Argentina de Fruticultores Integrados (CAFI).


TEXTO DEL CONVENIO

I) PARTES INTERVINIENTES

Artículo 1- Las partes que suscriben el presente convenio, Sindicato de Obreros y Empacadores de Frutas de Río Negro y Neuquén; y Empacadores y Frigoríficos de Frutas Asociados de Río Negro y Neuquén, se reconocen mutuamente como entidades gremiales representativas con el sentido y alcance que se desprenda de las normas legales vigentes, a los efectos de la suscripción de esta convención.

II) APLICACIÓN DE LA CONVENCIÓN

Artículo 2- Vigencia temporaria: el presente convenio regirá desde el 1 de Enero de 1976 y hasta el 31 de Diciembre de 1976, en las cláusulas que determinan las condiciones de trabajo. Con respecto a las condiciones económicas rigen desde la misma fecha, comprometiéndose las partes a reunirse el 30 de Mayo de 1976 para considerarlas nuevamente.
Articulo 3- Ámbito de aplicación: el presente convenio será de aplicación al personal que labore en los establecimientos en que se empaque fruta fresca, sitos en las provincias de Río Negro y Neuquén, en tareas propias de la actividad.
Artículo 4- Reincorporación del personal: A la iniciación de la temporada, la reincorporación del personal se efectuara comenzando por los obreros de mayor antigüedad, computada por tiempo efectivo de trabajo y dentro de cada especialidad y categorías conforme a las necesidades del empleador. En caso de coincidir en igual especialidad y categoría, será preferida a los fines de la reincorporación y suspensión, el de más antigüedad de la planta de empaque.
El caso de la clasificadora puntera de acuerdo al párrafo anterior que debiera ser suspendida, quedará trabajando como clasificadora, cuando tuviera antigüedad como tal, si mediara conformidad de la primera para efectuar dicha tarea con el sueldo de clasificadora. En el caso que un obrero adquiera otra categoría dentro de la especialidad no perderá la antigüedad adquirida en la especialidad a la fecha, computándose la misma a los fines de la reincorporación en la temporada. Para la suspensión por finalización de cosecha, se aplicara igual criterio comenzando por los menos antiguos y de conformidad al artículo 21.
Artículo 5- Bolsa de trabajo. Las empresas que deben incorporar personal nuevo a su plantel, podrán requerir el mismo en la bolsa de trabajo de la Seccional respectiva del S.O.E.F.R.N. Y N. del mismo lugar donde deban llevarse a cabo las tareas. Las Seccionales del Sindicato deberán pasar la lista total de los obreros inscriptos en cada especialidad, a las empresas, para que están concreten los pedidos en cualquiera de los integrantes de esa nomina que presenten antecedentes de idoneidad que lo acrediten en la especialidad. Toda solicitud de personal deberá hacerse con 24 horas de anticipación y deberá ser provisto dentro del mismo lapso de recibida la solicitud.
En caso de que la empresa no contratare al personal solicitado y que le fuera proveído, cuyo pedido no fuera anulado oportunamente, deberá abonarle a ese personal una compensación de los jornales correspondientes a tres (3) días.
El que hubiere sido despedido por el empleador con anterioridad a esa solicitud, no es obligatorio contratarlo nuevamente.
Articulo 6- Relación de Trabajo: La patronal asegura a los obreros el trabajo mientras dure el termino de cosecha con las limitaciones expresadas en los artículos 4º y 21º. Se entiende por cosecha el término durante el cual ingresa fruta fresca a la planta para ser empacada.
Articulo 7- Llamado al personal por listas de antigüedad: Con diez días de anticipación a la iniciación de la cosecha, los empleadores colocaran en lugar visible y de fácil acceso a los obreros, una lista de aquellos que por su orden de antigüedad en la especialidad, deben reingresar haciendo constar en la misma fecha de ingreso y tiempo efectivo trabajado en la empresa, la fecha probable progresiva en que deban presentarse en la temporada. Será obligatoria la remisión de una copia de dichas listas a la Seccional respectiva del Sindicato. A los efectos del Art. 107º de la Ley nº 20.744, antes del 31 de Diciembre de cada año el trabajador deberá manifestar al empleador su disposición de desempeñar el puesto y el empleador de ocuparlo en la forma y con las modalidades requeridas. Toda notificación al obrero deberá hacerse en el domicilio real del mismo, el que deberá ser denunciado por este finalizar cada temporada. Si el obrero que tuviere domicilio dentro de las provincias de Río Negro y Neuquén, no se presentase dentro de las 48 hs. posteriores a la fecha probable en que debería ingresar, deberá ser intimado por el empleador mediante telegrama simple para que .lo haga en un plazo de cuarenta y ocho horas; si no se presentare será considerado incurso en abandono de trabajo. Pero si el obrero tuviera domicilio fuera de ambas provincias deberá ser intimado se igual forma para que se presente en siete (7) días bajo el mismo apercibimiento. En caso de encontrarse el domicilio real del obrero fuera del radio de distribución de correspondencia de la localidad en donde resida, deberá fijar domicilio en el radio antedicho, bajo de apercibimiento de considerarse valida las notificaciones que se efectúen en las Seccionales respectivas de S.O.E.F.R.N. Y N. Es voluntad de las partes que la contratación del personal nuevo sea efectuada con preferencia entre el que tenga residencia en las provincias de Río Negro y Neuquén.
Articulo 8- Laboracion de horas extras: Cuando haya que embalar fruta para exportación y sea necesario trabajar horas extras, a juicio de la empresa, aquellas que empleen una cantidad de personal inferior a la del año anterior, queda limitada la cantidad de horas extras a diez horas en días continuado se dará al finalizar la primera, quince minutos de descanso pagos. Las horas extras deberán ser laboradas por todo el personal o por sectores en forma rotativa, y nunca por una minoría o sector determinado, a excepción del personal afectado a carga y descarga de frutas. Todas las empresas deberán tener controla reloj.
Articulo 9- Queda prohibido el trabajo a destajo en temporada.
Artículo 10- Ningún operario podrá ser obligado a efectuar tareas a un ritmo superior al normal de trabajo. En caso de surgir algún inconveniente, este será planteado por el delegado o la comisión de reclamos. Cuando la entrada de frutas exceda de los dos mil (2.000) cosecheros diarios el empleador pondrá como mínimo dos(2) descargadores. Cuando las tareas de cualquier especialidad, exija un máximo rendimiento, el Delegado solicitara a la empresa el personal que fuera necesario.
Artículo 11- Ningún obrero podrá ser destinado a tareas que importen una disminución permanente de especialidad y/o categoría. Para el caso de que el obrero deba realizar tareas distintas a la que esta afectado, el mismo no podrá negarse, salvo su derecho a mayor salario que corresponda y siempre que no afectare su decoro y este dentro de las posibilidades físicas y materiales. Este desplazamiento deberá efectuarse por parte de la patronal en forma rotativa, evitando que recaiga en una sola persona y/o especialidad. Las tareas que requieran esfuerzo físico excesivo no podrán ser asignado a mujeres.
Artículo 12- Aplicación de leyes: Las empresas asumirán el conjunto de las obligaciones preceptuadas por ley 9.688 y sus modificaciones.
Articulo 13- Respecto a los accidentes y/ o enfermedades inculpables regirá lo dispuesto en el art. 225 de la ley 20.744.
Articulo 14- El pago de las retribuciones se hará de acuerdo a lo establecido en el Titulo IV de la Ley Contrato de Trabajo nro. 20.744.
Articulo 15- Los obreros del empaque de frutas tendrán derecho a los beneficios establecidos por ley 18.017. A tal fin la antigüedad a que se refieren los artículos 2, 3 y 4 de dicha ley, se computaran por trabajo efectivo sumado por temporada sucesiva, Los subsidios se pagaran siempre que el evento de que se trata se produzca en tiempo en que el obrero tenga derecho a trabajar. El salario familiar se pagara en todos los casos en que corresponda, según las normas C.A.S.F.E.C.
Articulo 16- Los trabajadores que se desempeñen en forma continua o discontinua gozaran de vacaciones anuales pagas de acuerdo a lo establecido en el Titulo V de la Ley 20.744. En cuanto al personal que se desempeña en temporada tendrá al finalizar la misma, derecho a percibir el equivalente a un día de vacaciones cada 20 días de trabajo, tomando en cuenta la totalidad de los días trabajados en la temporada, computables de acuerdo a lo dispuesto en el articulo 166 de la mencionada Ley.
Articulo 17- El pago por indemnización por despidos se hará conforme a lo previsto en los artículos 20, 104, 105, 106 y concordantes de la Ley Contrato de Trabajo (20.744). A estos efectos se considerara tiempo de servicio al que efectivamente haya prestado el obrero durante la relación laboral.
Artículo 18- El horario habitual de la tareas de clasificación y empaque, no podrá iniciarse antes de las 7 horas a la mañana y a las 14horas por la tarde. Las horas trabajadas fuera de este horario serán pagadas como suplementarias con los recargos de ley. El personal de la planta que trabaje en horas nocturnas, no podrá hacerlo antes de las 21, ni después de las 24. Estas horas serán remuneradas la 100%.
Artículo 19- Por el mayor esfuerzo que significa el trabajo durante la temporada de cosecha, se fijara una bonificación durante dicho lapso equivalente al 10% del salario profesional o básico que se liquidará conforme esta previsto en el art. 42.
Artículo 20- Solo se aceptaran como validas las suspensiones que estén motivadas en las siguientes circunstancias:
a) Disminución normal de entrada de fruta en la planta de empaque.
b) Alteración en el normal levantamiento de la cosecha debido a factores climáticos, problemas sanitarios, inconvenientes en el transporte y cualquier otra circunstancia ajena a la voluntad del empleador. Estas suspensiones deben ser comunicadas al personal en forma fehaciente. Los tres primeros días de las suspensiones enumeradas por este articulo deberán ser pagados. Por finalización de cosecha la suspensión deberá ser comunicada con 48 horas de anticipación como minino.
Artículo 21- Mientras dure el término de la cosecha la patronal abonara al personal los haberes correspondientes por mes comercial.
Artículo 21 bis: Las partes acuerdan que al solo efecto del cálculo de la retribución de las horas suplementarias laboradas en temporadas los rubros remunerativos de la escala mensual se dividirán por doscientas horas y a tal resultado se le sumará el recargo del 50% y 100% según corresponda.
Artículo 22- La obligación impuesta por el articulo 195 de la Ley 20744 la cumplirán las empresas mediante un aporte que cada empleador hará al Sindicato, proporcionalmente a los niños que deban atenderse de cada empresa, haciéndose cargo la organización sindical del funcionamiento y mantenimiento de la guardería. La aplicación de este artículo será reglamentada por acuerdo de ambas partes.
Artículo 23- No podrá pagarse a los trabajadores remuneraciones solo por razones de edad o sexo. El recibo de pago que no se ajuste a las prescripciones vigentes o no dé cuenta de que se ha hecho la retención legal y convencional pertinente, carecerá de validez para operar como prueba destinada a acreditar que se ha extinguido la obligación. Cuando el Sindicato o Delegado u obrero del galpón solicite a la empresa fijación de hora y lugar de pago por medio fehaciente antes del 28 de cada mes, estas estarán obligadas de fijar día y hora de pago con una antelación de 24 horas también en forma fehaciente. Dichos pagos así dispuestos, podrán ser controlados por autoridades del Sindicato que no excedan de dos y/o el Delegado del galpón inicialando los recibos en prueba de conformidad. Los pagos se efectuaran dentro del horario de trabajo. El empleador se ajustara en un todo a los artículos 143, 204 y concordantes de la Ley nro. 20.744. Las empresas otorgaran al trabajador constancia simple de la recepción de la documentación de las asignaciones familiares. Los empresarios están obligados a aceptar que los obreros entreguen la correspondiente documentación con la intervención de los Delegados del Galpón en caso de ser necesario.
Artículo 24- El personal que deba cumplir con la Ley de Servicio Militar obligatorio y tuviera una antigüedad no inferior a dos temporadas, gozará de un porcentaje equivalente al 30% de las remuneraciones que por la especialidad y categoría le correspondan durante el tiempo que el obrero tuviera derecha a trabajar en la temporada.
Artículo 25- La duración del aprendizaje será de sesenta días, no pudiendo excederse de una temporada y ser inferior a 40 días, cumplido el cual, si la empresa no lo ascendiera, el obrero solicitara de la misma ser sometido a examen, el que será rendido ante un representante de la Dirección Nacional de Frutas y Hortalizas, a cuyo fallo se someterán las partes.
La idoneidad del personal que ingresa será apreciada por el empleador, capataz o encargado. El obrero podrá impugnar esa calificación solicitando ser examinado por un representante de la Dirección Nacional de Frutas y Hortalizas, a cuyo fallo se someterán las partes. Esta impugnación deberá efectuarla dentro de los 5 días que le fuera negada la categoría que pretende. En los dos casos mencionados en este articulo, el examen podrá ser presenciado por un dirigente gremial o un Delegado obrero y un representante de la patronal y cuando el fallo fuera favorable al obrero, el empleador pagara con retroactividad a al mismo, la diferencia de sueldo que corresponda de acuerdo al fallo. Si pasados los cinco días del reclamo la empresa no se expidiera al respecto, se considerará que el obrero pasa automáticamente a la categoría inmediata superior.
Artículo 26- La cantidad de aprendices no podrá ser superior a l 15% de los obreros ocupados en la empresa, salvo que no hubiera personal especializado en la Bolsa de trabajo del Sindicato. El operario que realice tareas de cualquier categoría remunerada con un sueldo superior, recibirá la diferencia por el tiempo que se haya desempeñado, siempre que lo haya efectuado como mínimo durante media jornada normal de trabajo.
Artículo 27- Son deberes del personal:
a) efectuar correctamente su trabajo siendo considerado falta grave el insistir en hacer pasar un trabajo defectuoso;
b) ser cuidadoso y económico en el uso de los útiles y herramientas que se le confíen;
c) comunicar al superior inmediato toda circunstancia peligrosa o anormal que observe, como así avisar sobre hallazgos de herramientas o material abandonado;
d) no abandonar las tareas sin causa justificada y cumplir estrictamente el horario de iniciación y finalización de las tareas;
e) acatar las órdenes del inmediato superior;
f) notificar de inmediato a la empresa todo cambio de domicilio;
g) notificarse de toda comunicación o sanción disciplinaria patronal, aún cuando estén en desacuerdo. La negativa a ello implicara falta. La firma de la notificación no significara por sí reconocimiento a la legitimidad de la sanción o de la verdad de los hechos. Todo conforme a lo dispuesto en los art. 72, 235 y concordantes de la ley nro. 20.744;
h) hacer uso correcto de las instalaciones sanitarias, velando por la higiene de las mismas.
Artículo 28.- El obrero que falta a su trabajo por enfermedad o accidente, deberá comunicarlo de inmediato, salvo que acredite la imposibilidad de hacerlo, y el domicilio en que se halla, para que dicha inasistencia sea controlada por la patronal. El obrero no podrá negarse al examen médico que el empleador mande al domicilio comunicado. , sin perjuicio de sus derechos de asistirse con el facultativo de su confianza. La omisión injustificada del aviso antedicho, constituirá acto de indisciplina, pero no alterara el derecho a la percepción de las remuneraciones si se acreditara que existió enfermedad que imposibilito la concurrencia del trabajador del acuerdo al articulo 226 de la Ley nro. 20.744.
Artículo 29.- La primera falta injustificada será sancionada con amonestación, la segunda con dos días de suspensión, la tercera con tres días de suspensión, la cuarta con cinco días de suspensión y la quinta dentro de la misma temporada será causal de despido justificado. Cuando la llegada tarde no supere los cinco minutos, el obrero comenzará a trabajar de inmediato; si se superara dicho tiempo ingresara a la media hora del horario fijado, sin perjuicio de descontarse el tiempo no trabajado. Esta tolerancia de cinco minutos se admitirá hasta cinco veces por mes calendario. Este criterio se aplicara tanto a las horas comunes como en las horas extras. Las empresas deberán entregar al personal constancias de los permisos que otorgue para faltar a sus tareas.
Articulo 30.- Es facultad privativa del empleador la aplicación de medidas disciplinarias al personal por faltar a sus obligaciones. Toda medida deberá ser notificada por escrito al afectado y, asimismo, al Delegado del galpón y/o Seccional respectiva, con expresión de motivos. El obrero recibirá para constancia el original y devolverá el duplicado firmado, reservándose el derecho de impugnar esa sanción, si la considera injusta o improcedente. Por sí sola dicha firma ni significara consentir la sanción.
Artículo 31.- Obligaciones de la Patronal: es obligación de la patronal proveer al personal de todo los elementos necesarios para la ejecución de las tareas. Deberá proveerse delantales de protección (1 por temporada) a. cargadores, descargadores, selladores, emboquilladotes, alambradotes, tapadores, , embaladores/as. Se proveerá de guardapolvos a todo el personal femenino, excepto las embaladoras, y todo el personal que en forma permanente tenga contacto con fruta fría o húmeda, se le proveerá de guantes. Las empresas colocaran tinglados en los lugares que se efectúen habitualmente tareas al rayo del sol, salvo en playa de cargas. El empleador deberá ceder un lugar para que el personal estacione su medio de movilidad (bicicletas-motos-automóviles). También deberá disponerse en cada planta de empaque de un botiquín equipado con todos los elementos necesarios para practicar curaciones de emergencia. En todos los lugares deberá proveerse de agua y jabón para la higiene del personal, debiendo haber baños suficientes, divididos por sexo, manteniéndose en completo estado de higiene y conservación.
Se entiende por baños suficientes la cantidad de uno por cada 30 trabajadores, o fracción mayor de 15, pudiendo ser comunes los lavatorios y mingitorios. En los galpones de empaque deberá proveerse de agua fresca y abundante para el consumo del personal. Para las obreras clasificadoras, se habilitaran bancos con respaldo, para que sean utilizados cuando lo crean necesario. Cuando el personal sea contratado con alojamiento el empleador suministrará el mismo en condiciones de habitabilidad e higiene, asegurando cobertizos por sexo, habitación independiente para familias y baños con duchas. Durante la temporada las empresas colocaran ventiladores en la mesa de clasificación. En post-temporada las empresas colocarán calefacción efectiva para que el personal que labora o reacondicione fruta, pueda utilizarlas cuando lo crea necesario.
Articulo 32.- La patronal tendrá la obligación de permitir a su personal donar sangre gratuitamente al banco de sangre de la Obra Social del Sindicato y/u otras instituciones. El trabajador que done sangre ese día será pagado por el empleador y aquel deberá acreditarlo mediante certificado expedido por la Obra Social o la institución a la que ha donado sangre. No podrá salir de la planta de empaque más del 2 por ciento de los obreros a los fines de este artículo.
Articulo 33.- las empresas colocaran en un lugar visible del establecimiento una pizarra o vitrina, donde el Sindicato o sus representantes pueden insertar avisos de carácter estrictamente gremial, el contenido de tales comunicados no deberán emitir quejas ni expresar manifestaciones contra la patronal, hechos estos que deberán ser presentados por la vía correspondiente. Las empresas permitirán el entrada a galpón a dirigentes gremiales de la Asociación Profesional correspondiente, y su libre accionar dentro del mismo para realizar reuniones con los obreros, ajustándose en un todo al articulo 81 de la ley 20744.
Artículo 34.- Las empresas que se encuentran a más de dos kilómetros del radio urbano asumirán la obligación de transportar al personal desde los puntos que la misma fije hasta los lugares de trabajo. Si la empresa estuviera radicada fuera del radio urbano y a una distancia no mayor a dos kilómetros del mismo tendrán la misma obligación anterior si el 40 % de su personal tuviere domicilio real fuera del radio urbano y fuera del radio de dos kilómetros desde el lugar de trabajo. Esta deberá asegurar comodidades de seguridad a los trabajadores. Se habilitara un lugar en el establecimiento donde los obreros puedan protegerse del sol o la lluvia antes de la entrada al trabajo. Esta habilitación será de 30 minutos antes de comenzar las tareas.
Artículo 35.- En caso de fallecimiento de padres, cónyuge o hijos residentes en el país la empresa otorgará al trabajador una licencia de tres días corridos con goce de sueldos. Cuando el fallecimiento se produzca fuera de la zona de trabajo, se concederá una licencia ampliatoria de cinco días más sin goce de sueldos.
Artículo 36.- Deberes y atribuciones de los delegados: Los delegados serán elegidos en la proporción y el número establecido por la ley nro. 20645 y de entre ellos se elegirá la Comisión Interna de reclamos que no podrá estar compuesta por más de tres miembros y que preferentemente pertenezcan a distintas especialidades, a cuyo cargo se hallará la relación con la patronal.
Será obligación de los delegados:
a) velar por el respeto y cumplimiento del Convenio;
b) bregar en defensa de los intereses de sus representados.
c) cumplir y hacer cumplir directivas del Sindicato. A tal efecto la patronal no entorpecerá el libre accionar de los mismos dentro de la empresa para las gestiones gremiales.
Artículo 37.- Los empresarios otorgarán permisos con goce de sueldos a los Delegados y Representantes Gremiales que tengan acreditada su personería gremial para faltar por tareas inherentes a sus funciones a cuyos efectos éstos deberán justificar la inasistencia por medio de una notificación previa y fehaciente del S.O.E.F.R.Y N. Las inasistencias a las que se refiere el párrafo anterior no podrán sumar más de tres jornadas laborales dentro del mes. Cuando pasare esa cantidad, el permiso será otorgado por la patronal sin goce de haberes. La actuación de los Delegados Titulares excluye la de los suplentes, siendo estos designados de igual forma y oportunidad que aquellos. Los obreros que resulten elegidos Delegados Titulares y los Suplentes con titularidad, serán incorporados en la especialidad con referencia al resto del personal y suspendidos en último término. Los Delegados del personal serán elegidos en el lugar y hora de trabajo. Las empresas otorgaran un lapso de 20 minutos para la convocatoria de elecciones y de ninguna manera trabaran el acto eleccionario. Todo ello de acuerdo a las disposiciones establecidas en la ley 20.615.
Artículo 38.- Quedan establecidas para la clasificación general de las tareas las siguientes especialidades, categorías y salarios (solo se pondrán las especialidades y categorías, pues los salarios se renuevan en paritarias y la escala se encuentra en otro lugar de este blog): 1) Embalador de primera
2) Tapador a mano
3) Alambrador
4) Tapador a maquina
5) Embalador de segunda
6) Armador de cajones a mano
7) Estibador o secador
8) carretilleros
9) Emboquillador o alimentador
10) Armador de cajones a maquina
11) Chofer auto elevador ant. Cámara frigorífica
12) Mecánico
13) Tamañador de Primera
14) Recibidor y/o pesador
15) Clasificadora puntera
16) Alambrador de maquina automática
17) Descargador de cosecheros llenos
18) Cargador de cajones empacados
19) Embalador aprendiz
20) Chofer auto elevador de primera
21) Tamañador de segunda
22) Operario maquina lavadora
23) Clasificadora
24 Alambrador aprendiz
25) Peón de trabajos varios
26) Sereno de 12 horas
27) Chofer de auto elevador de segunda
28) Chofer camión planta de empaque
29) Papelero
30) Apuntador
31) Romaneador
32) Carretillero aprendiz
33) Alcanzador de tamañador o embalador
34) Sereno de diez horas
35) Sellador de riel
36) Afichador o encartonador
37) Sereno de ocho horas
38) Sellador de playa
39) Clasificadora aprendiz
El presente convenio regirá solo para aquellas chóferes que sean tomados en y para la temporada y afectados con tareas relacionadas con el empaque de frutas. Cuando el trabajador en razón de sus tareas deba ausentarse de la localidad, sede de la planta de empaque y deba almorzar, cenar o pernoctar, lo hará con cargo al empleador. Al personal de vigilancia se le proveerá de elementos mínimos necesarios para cumplir con sus tareas y cuidar su seguridad personal. Queda comprendido en la escala salarial precedente, el aumento otorgado por el decreto nro. 350/76 del Poder Ejecutivo Nacional.
Artículo 39.- Retenciones y aportes Sociales. Las retenciones que se apliquen a los obreros y el aporte patronal, en virtud de lo dispuesto por la Ley 18.610 con destino a la Obra Social, serán depositadas a la orden del S.O.E.F.R.N. Y N., en la cuenta especial nro. 2-91-27 del Banco de la nación Argentina. Los importes deberán ser depositados por los empleadores dentro de los 15 días corridos posteriores a cada mes vencido, debiendo remitirse la boleta de deposito y las planillas correspondientes, en el mismo termino, las cuales serán enviadas, una al domicilio legal de la Obra Social: 25 de Mayo 152 de Cipolletti, y otra a la Seccional que corresponda. Tal obligación deberá ser satisfecha independientemente del hecho de haberse o no abonado las remuneraciones del personal. Las empresas enviarán mensualmente al Sindicato o a la Seccional respectiva la planilla del personal con las altas y bajas, de acuerdo a lo establecido en el articulo 7 de la Ley 18610 reglamentado por el articulo 13 del decreto nro. 4714/71.
Artículo 40.- La patronal deberá retener a todo el personal beneficiado por esta convención, por única vez en la temporada, medio día de sueldo. Asimismo deberá retenerles el 1% del total de las remuneraciones en concepto de cuota sindical, debiendo ser depositados dentro de los cinco días de abonados los salarios. Los importes de las retenciones de cuota social y/o especial será depositado en la cuenta nro. 9759-8 del Banco de la provincia de Río Negro debiendo remitirse la boleta de depósito y las planillas correspondientes en el mismo término, las cuales serán enviadas, una al domicilio legal de la central del S.O.E.F.R.N. Y N. , 25 de mayo 152 de Cipolletti, y otra a la Seccional que corresponda. Éste será el único medio de pago válido de esta obligación. El incumplimiento del depósito en los plazos estipulados, producirá la mora automática del empleador, sin necesidad de previa intimación y autoriza al Sindicato a iniciar las acciones judiciales pertinentes. Todo pago que se efectúe al margen de lo determinado en el presente artículo, como así en el artículo 39, no será reconocido por esta organización.
Artículo 40 bis.- La patronal será agente de retención del 0,50% del total de las remuneraciones percibidas por el trabajador y depositar en la cuenta especial que el S.O.E.F.R.N. Y N. indique, destinada al Fondo de Mutual-Vivienda y Obra. Esta retención deberá ser depositada a los cinco días de haberse efectuado el pago de haberes.
Artículo 41.- Adicionales Mensuales: Se estableció una bonificación mensual por antigüedad de $25 por temporada de cosecha trabajada. Esta bonificación se liquidara de la misma forma establecida en el artículo 42.
Artículo 42.- Las empresas abonaran al empleador que trabaje peras durante el mes, un adicional de $250. Este adicional se abonará en proporción a los días trabajados durante el mes por el embalador y conjuntamente con el salario. La proporción se obtendrá dividiendo el adicional por 25.
Artículo 43.- Las empresas abonaran al personal que observa asistencia perfecta una bonificación mensual equivalente a $470 durante la temporada. Para los obreros que trabajan en post-temporada, esta bonificación será de $700 mensuales. Se entiende por asistencia perfecta cuando el obrero labore todos los días normales del mes y no registre llegadas tardes a su trabajo dentro de los límites del artículo 29. Esta bonificación se liquidará de la misma forma prevista en el artículo 42.
Artículo 44.- Día del Obrero de la Fruta: se instituye el tercer domingo del mes de Marzo, como DIA DEL OBRERO DE LA FRUTA, el que será pagado por todos los empleadores involucrados en el presente convenio, al personal en actividad, con el equivalente a un día de trabajo.
Artículo 45.- El personal que ingrese como nuevo en la planta de empaque y acredite mediante recibo de pago y/o certificado de trabajo, su categoría dentro de la especialidad en que se va a desempeñar, no podrá percibir salario inferior a ella.
Artículo 46.- El personal que se desempeñe como capataz o encargado de la planta de empaque no podrá realizar tarea alguna en forma permanente, en ninguna especialidad, mientras no se haya incorporado la totalidad del personal o hayan sido suspendidos.
Artículo 47.- Las empresas proveerán a todo el personal efectivo o permanente, durante el periodo de invierno, de dos pantalones y dos camisas, siendo su uso obligatorio, debiendo ser reemplazados cuando se deterioren por su uso normal.
Artículo 48.- La empresa otorgará o no asueto el viernes santo de acuerdo a su tradición y creencia, en horas de la tarde, conforme al artículo 17 de la ley 20744.
Artículo 49.- Las empresas que a la fecha no hayan contratado el seguro implantado por decreto nro. 1567/74 del Poder ejecutivo nacional deberán hacerlo exclusivamente por la Caja Nacional de Ahorro y Seguro, aquellas que la tengan concertados con otras compañías aseguradoras, deberán comunicar al S.O.E.F.R.N. Y N. el nombre y domicilio de las mismas, y a su vencimiento deberán contratarlo con la Caja Nacional de Ahorro y Seguro, conforme a lo establecido en este articulo. El monto de este seguro es de $30.000 por cada obrero o empleado con ajuste anual automático de acuerdo a la evolución del índice del precio minorista, cubriendo los riesgos de muerte e invalidez total, absoluta e irreversible o permanente de todo trabajador en relación de dependencia. El pago de las primas está a cargo de los empleadores. Este beneficio no sustituye a los que otorgue la ley de accidentes de trabajo u otras normas de derecho laboral o provisional. Asimismo no podrá afectarse los capitales que se abonen por concepto alguno, teniendo en cuenta que los mismos son de exclusiva pertenencia del asegurado o los beneficiarios.
Artículo 50.- A la finalización de cada temporada la patronal entregará a su personal, constancia del tiempo trabajado en la misma, a los fines de controlar el obrero su antigüedad para su próxima reincorporación.
Artículo 51.- Artículos de Aplicación en Post-temporada: Aquellas empresas que realicen tareas en post-temporadas, en el momento de comunicar la suspensión a cualquier trabajador, deberá confeccionar una lista por duplicado de todo el personal, donde éste manifestara su voluntad de realizar o no trabajos en post-temporada, dicha lista será remitida al Sindicato dentro de los cinco días de terminada la cosecha. Aquellas empresas que realicen tareas de este tipo en tales periodos deberán reincorporar a ese personal de acuerdo a sus necesidades, respetando el orden de antigüedad y categoría, otorgándole un plazo de 48 horas para presentarse. Si el obrero dejara de hacerlo, la empresa quedará relevada de sus obligaciones emergentes de este artículo. Aquellos obreros que a la finalización de la cosecha expresaran su voluntad de no reincorporarse en temporada fuera de la cosecha y los que no respondieren a la citación patronal, dentro de dicho lapso quedarán suspendidos con derecho a ser reincorporados en la próxima temporada de cosecha. . Los obreros que en la temporada fuera de cosecha acepten desempeñarse en una especialidad o categoría distinta a la suya, percibirán el salario que por este convenio le corresponda a la especialidad y categoría que efectivamente trabaja.
Artículo 52.- En las tareas de post-temporada, cuando se abone el salario por tiempo efectivamente trabajado, la retribución diaria se obtendrá dividiendo el sueldo de este convenio por 25. Además se pagará al trabajador media jornada o jornada completa, aún cuando no se completare la misma, por razones ajenas a su voluntad y siempre que se encuentre a disposición del empleador.
Artículo 53.- A todo obrero que trabaje en post-temporada más de ochenta (80) horas durante el mes calendario, le será asegurado un mínimo de cien (100) horas en dicho mes y por lo tanto las asignaciones familiares correspondientes.
Artículo 54.- Queda terminantemente prohibido realizar tareas de empaque en cámaras o ante cámaras frigoríficas. Cuando las empresas cedan sus instalaciones para el empaque de frutas a mano o a maquina, deberá ajustarse al régimen establecido por la ley 20.744, artículo 248.
Artículo 55.- Será obligación de los empleadores que desarrollen actividades en post-temporada, cualquiera sea su naturaleza, mantener al personal con representación en la planta de empaque del delegado o los Delegados obreros en la proporción que establece la ley de acuerdo a la cantidad de operarios. La representación sindical será ejercida por el Delegado/a/s, con mayor antigüedad como trabajador en la empresa. La reincorporación del Delegado/a/s, será de acuerdo a lo establecido en el artículo 37.
Artículo 56.- El obrero que haya manifestado su voluntad de trabajar en post-temporada y que al ser llamado por la empresa se encontrase enfermo, se incorporará al ser dado de alta. En tal caso será legítima la suspensión que se aplicare a quien lo reemplazó.
Artículo 57.- Las disposiciones del presente convenio son de orden público y será nula y sin ningún valor toda convención de partes que anule los derechos determinados en la misma, conforme a la Ley de Trabajo 20.744 en sus artículos 7, 8, 9, 11 y concordantes de la misma.
Artículo 58.- De la Comisión de Interpretación: La comisión paritaria de interpretación de esta convención esta integrada por dos representantes del S.O.E.F.R.N. Y N. y un representante de la Delegación nacional del Ministerio de Trabajo de la ciudad de general Roca, Provincia de Rio Negro, quien la presidirá. Esta comisión tendrá a su cargo la solución, por vía conciliatoria de los diferendos que se susciten con motivo de la interpretación de este Convenio.

III) DISPOSICIONES TRANSITORIAS

Artículo 59.- A los efectos de la aplicación del artículo 22 el S.O.E.F.R.N. Y N., presentará dentro de los 60 días un proyecto de reglamentación de funcionamiento y administración de la guardería que se discutirá dentro de la comisión de interpretación.
Artículo 60.- Las empresas enviaran mensualmente al Sindicato o a la Seccional respectiva la planilla del personal con las altas y bajas, de acuerdo a lo establecido en el articulo 13 de la Ley nro. 18.610 y decreto reglamentario.
Artículo 61.- Post-temporada: La patronal comunicará al personal, en caso de suspensión, con 24 horas de antelación y probable fecha de reincorporación. Si el obrero se presentara a trabajar y no se lo reincorpora de acuerdo a la notificación antedicha en un plazo posterior a 72 horas, el trabajador recibirá a partir de ese lapso, los jornales correspondientes, sin necesidad de recurrir al cobro por vía legal.
Artículo 62.- Para el caso en que se realicen tareas de empaque en la cámara o ante-cámara de un frigorífico que no integre el establecimiento de un galpón de empaque, el propietario o la razón social propietaria del frigorífico, será responsable de todos los efectos que surjan del contrato de trabajo de empaque de frutas y cargará con todos los derechos y obligaciones emergentes de este convenio y de las leyes que rijan la actividad.
Artículo 63.- Las empresas no podrán negar al representante de S.O.E.F.R.N. Y N. que se acredite como tal cuando éste lo solicite, el volumen de fruta existente en cámara frigorífica (cajones empacados o cajones bins) como así también es requerido a los efectos de determinar aproximadamente la duración del vínculo laboral. Este artículo es también de aplicación para aquellos frigoríficos particulares que alquilen o cedan sus cámaras o ante-cámaras.
Artículo 64.- Se conviene de ambas partes que la escala salarial, bonificaciones o cualquier otro beneficio acordado por la parte económica de este convenio, será ajustable en las siguientes fechas: 30-5 y 30-08-76, dejando expresamente aclarado que los salarios fijados por este acuerdo se considerarán mínimo profesional. En este mismo acto queda convenido también como fecha de iniciación en la discusión de próximos convenios de temporadas sucesivas al 1 de Diciembre de cada año calendario.

          La famosa Diabetes Mellitus tipo 2        
¡Hola! Soy Abraham, voy en el quinto semestre de Medicina. Estudio en la Facultad de Medicina de la UNAM, y actualmente realizo mis ciclos clínicos en el Hospital General “Dr. Manuel Gea González”. Me gusta la natación, el teatro, el … Sigue leyendo
          Penteados para noivas        
Como vão, Divas? Hoje o post é especial para quem vai casar. Que tal umas dicas de penteados maravilhosos para as noivinhas?
Se você vai casar e ainda tem dúvidas ou não sabe o que fazer nas madeixas, separei algumas dicas bem legais e para todo tipo de cabelo. Curto, longo, liso ou crespo. Mas tem quem já sabe o que quer ou que acessório vai usar. Então aqui vai algumas dicas que pode lhe ajudar a decidir como embelezar os cabelos.


Post completo na  A Confraria das Divas

          Seios pequenos estão em alta        
Olá, Divas! Como estão?
Espero que ótimas!
Hoje vou falar sobre um assunto que incomoda muita mulher: o tamanho dos seios. Eu mesma, antes de me conhecer melhor e aceitar o que sou, tinha muita vontade de colocar silicone, mas percebi que isso não me faria uma pessoa melhor. Que o tamanho não mudaria nada na minha vida, então, desisti totalmente. E, para falar a verdade, o maior responsável por essa mudança foi o sexo masculino, o homem! Sim! Eles, todos os dias, nos mostram que gostam da gente, exatamente como somos. Com nossas celulites, estrias e seios pequenos!
E se algum homem te exigir um silicone, uma barriga tanquinho ou perfeição, o mande catar coquinho, porque esse é o tipo que não serve para você, Diva. Sai fora o quanto antes!
Leiam o post completo na  A Confrariadas Divas



          Bolo de banana Rápido de liquidificador (Melhor Receita)        

O bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. A receita é bem simples, rápida e barata. A receita do bolo de banana é simples e fácil de fazer, além de ser um prato que combina com qualquer momento do dia, seja no café da manhã, depois do almoço ou no café da tarde. A receita é bem simples, rápida e barata, sendo que até mesmo um cozinheiro iniciante pode se arriscar no preparo.

Prático e muito saboroso, o bolo de banana definitivamente conquistou a preferência das famílias brasileiras. A sua receita tem muitas variações, podendo ser incrementada com açúcar e canela.

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[caption id="attachment_3570" align="alignnone" width="602"]Aprenda a preparar um delicioso bolo de banana. (Foto: Divulgação) Aprenda a preparar um delicioso bolo de banana. (Foto: Divulgação)[/caption]

Uma dica importante para que o seu bolo fique saboroso é saber escolher o tipo certo de banana. A nanica e a prata são as mais utilizadas, principalmente quando se encontram bem maduras. Se tudo for feito conforme manda a receita, você será responsável por uma sobremesa deliciosa e nutritiva.

Bolo de banana

bolo de banana rápido de liquidificador

Quer fazer bolo de banana rápido de liquidificador? Então confira a receita:

Como fazer Bolo de Banana


Modo de preparo do Bolo

1. Coloque no liquidificador os ovos, o óleo, o açúcar e, por último, o leite. Bata bem todos os ingredientes, até obter uma mistura homogênea.

2. Acrescente, aos poucos, a farinha de trigo no liquidificador ligado. Por fim, adicione o fermento. Reduza a velocidade do liquidificador e bata apenas para que a massa possa incorporar o fermento.

3. Prepare o caramelo para o seu bolo de banana. Para fazer isso, basta colocar o açúcar para derreter em uma panela e depois juntá-lo com água quente. Deixe a calda engrossar.

[caption id="attachment_3571" align="alignnone" width="598"]Bolo de banana rápido de liquidificador 2 Passo a passo. (Foto: Divulgação)[/caption]

4. Unte uma assadeira com margarina e farinha de trigo. É importante que o modelo seja sem furo central.

5. Despeje o caramelo por toda a forma untada, espalhando uniformemente.

6. Corte as bananas em fatias compridas e coloque-as sobre o caramelo.

7. Adicione a massa à assadeira e leve o bolo para assar, em forno médio pré-aquecido, por cerca de 40 minutos.

8. Pronto! Agora é só esperar amornar para desenformar. Quando você virar o bolo de cabeça para baixo, as bananas vão ficar por cima. Salpique canela e corte em pedaços para servir.

Não esqueça: O ideal é desenformar morno e ao tirar do forno virar com um prato para que escorra a calda.

Bolo de banana

Bolo de Banana Passo a passo

Quer mais dicas para fazer o seu bolo de banana? Assista ao vídeo abaixo e veja uma outra versão do Bolo de Banana:

O bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. Você levará, em média, 1 hora para fazer essa receita e o rendimento é de 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Torta de banana fácil        

Receita de torta de banana

A torta de banana é uma opção prática e saborosa para você preparar em casa. A receita fica pronta em apenas alguns minutos e leva ingredientes simples, ou seja, baratos e fáceis de comprar e ainda possui propriedades saudáveis. Embora existam muitas variações, a torta de banana possui um objetivo especial: tirar proveito do maravilhoso sabor dessa fruta tropical. A massa normalmente é uma farofa leve e crocante, que combina perfeitamente com o recheio molhadinho. Sem falar que existe a possibilidade de trabalhar com uma calda caramelizada para tornar a torta ainda mais irresistível.

[caption id="attachment_3395" align="alignnone" width="502"]Aprenda a preparar uma deliciosa torta de banana. (Foto: Divulgação) Aprenda a preparar uma deliciosa torta de banana. (Foto: Divulgação)[/caption]

Como fazer torta de banana

A torta de banana é uma ótima opção de lanche ou sobremesa. Acompanhe a seguir o passo a passo da receita:

Ingredientes:

  • 8 bananas nanicas
  • 1 xícara de açúcar
  • 1 colher de sopa de fermento
  • 2 xícaras de farinha de trigo
  • 100g de margarina
  • 1 e ½ copo de leite
  • Canela em pó a vontade
  • 3 ovos

Modo de preparo

1. Em um recipiente, misture a farinha de trigo, o açúcar, o fermento, a margarina e a canela em pó. Mexa bem, até a mistura adquirir ponto de farofa. Reserve.

2. No liquidificador, coloque o leite e os ovos. Bata bem, até obter uma mistura homogênea. Reserve.

3. Chegou a hora de montar a torta de banana e o processo é bem simples. Coloque a metade da farofa no fundo de uma assadeira untada, distribuindo bem essa primeira camada.

[caption id="attachment_3398" align="alignnone" width="500"]Coloque as rodelas de banana sobre a farofa. (Foto: Divulgação) Coloque as rodelas de banana sobre a farofa. (Foto: Divulgação)[/caption]

4. Em seguida, adicione as fatias de banana nanica maduras, sendo bem generoso com esse recheio. Você pode, ainda, polvilhar um pouco de canela em pó.

5. Depois das bananas estarem bem forradas. Coloque o restante da farofa de novo.

6. Despeje o creme líquido a base de leite e ovos sobre a última camada de farofa.

7. Coloque a torta para assar no forno médio, pré-aquecido. Quando a farofa estiver douradinha, significa que o doce está pronto.

Dicas para torta de banana

Imagem abaixo pertence ao blog: Fare la Scarpetta

Nome da torta: Torta Rústica de Banana com Raspas de Limão Siciliano

[caption id="attachment_3397" align="alignnone" width="501"]A torta fica molhadinha. (Foto: Divulgação) A torta fica molhadinha. (Foto: Blog Fare la Scarpetta)[/caption]

• Ao invés de usar apenas leite e ovo para fazer a calda, você também pode acrescentar leite condensado e essência de baunilha para deixar a torta mais saborosa.

• Além dessa calda branca, você também pode preparar uma versão caramelizada com água e açúcar. O resultado é delicioso!

• Para deixar a torta de banana diferente e saborosa, experimente derreter dois tabletes de chocolate meio amargo em banho-maria. Depois, despeje essa cobertura sobre a farofa.

Aqui segue uma outra versão de Torta de banana passo a passo!

[embed]http://www.youtube.com/watch?v=-w3yeUNwV2M[/embed]

Prepare uma torta de banana para a sua família. Além de ser muito saboroso, esse doce possui propriedades saudáveis. Essa receita, tipicamente brasileira, fica pronta em apenas 35 minutos e rende 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!


Receita de bolo de banana

A receita de bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. A receita é bem simples, rápida e barata.

[caption id="attachment_4708" align="aligncenter" width="600"]bolo de banana rápido de liquidificador Combine banana e canela para intensificar o sabor.[/caption]

Uma dica importante para que o seu bolo fique saboroso é saber escolher o tipo certo de banana. A nanica e a prata são as mais utilizadas, principalmente quando se encontram bem maduras. Se tudo for feito conforme manda a receita, você será responsável por uma sobremesa deliciosa e nutritiva.

Bolo de banana

Quer fazer bolo de banana rápido de liquidificador? Então confira a receita:

bolo de banana ingredientes

Como fazer Bolo de Banana

Modo de preparo do Bolo

1. Coloque no liquidificador os ovos, o óleo, o açúcar e, por último, o leite. Bata bem todos os ingredientes, até obter uma mistura homogênea.

2. Acrescente, aos poucos, a farinha de trigo no liquidificador ligado. Por fim, adicione o fermento. Reduza a velocidade do liquidificador e bata apenas para que a massa possa incorporar o fermento.

3. Prepare o caramelo para o seu bolo de banana. Para fazer isso, basta colocar o açúcar para derreter em uma panela e depois juntá-lo com água quente. Deixe a calda engrossar.

[caption id="attachment_3571" align="aligncenter" width="598"]Bolo de banana rápido de liquidificador 2 Passo a passo. (Foto: Divulgação)[/caption]

4. Unte uma assadeira com margarina e farinha de trigo. É importante que o modelo seja sem furo central.

5. Despeje o caramelo por toda a forma untada, espalhando uniformemente.

6. Corte as bananas em fatias compridas e coloque-as sobre o caramelo.

7. Adicione a massa à assadeira e leve o bolo para assar, em forno médio pré-aquecido, por cerca de 40 minutos.

8. Pronto! Agora é só esperar amornar para desenformar. Quando você virar o bolo de cabeça para baixo, as bananas vão ficar por cima. Salpique canela e corte em pedaços para servir.

Não esqueça: O ideal é desenformar morno e ao tirar do forno virar com um prato para que escorra a calda.

[caption id="attachment_6459" align="aligncenter" width="600"]Prático e muito saboroso, o bolo de banana definitivamente conquistou a preferência das famílias brasileiras. A sua receita tem muitas variações, podendo ser incrementada com açúcar e canela. Prático e muito saboroso, o bolo de banana definitivamente conquistou a preferência das famílias brasileiras. A sua receita tem muitas variações, podendo ser incrementada com açúcar e canela.[/caption]

Bolo de Banana Passo a passo

Quer mais dicas para fazer o seu bolo de banana? Assista ao vídeo abaixo e veja uma outra versão do Bolo de Banana:

O bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. Você levará, em média, 1 hora para fazer essa receita e o rendimento é de 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Bolo Integral de Banana        

receita de bolo integral de banana

Que tal preparar um bolo integral de banana? Essa receita é bem simples, prática e leva ingredientes saudáveis. O segredo do preparado consiste, basicamente, em trabalhar com a farinha de trigo integral na massa, bem como o açúcar mascavo, a aveia e, quem sabe, algum tipo de semente (a linhaça, por exemplo).

Receita de Bolo Integral de Banana

A banana é uma fruta popular do Brasil. O seu sabor adocicado faz muito sucesso na culinária, por isso ela é usada para preparar tortas, bananadas, bolos, entre outras sobremesas deliciosas. No caso do bolo, é possível trabalhar com diferentes ingredientes e formas de preparo.

O bolo integral de banana se destaca como um doce saudável, afinal, ele combina os nutrientes da fruta às propriedades nutricionais dos ingredientes integrais. Ele não possui a calda caramelizada, como a receita tradicional, mas mesmo assim é muito saboroso.

bolo integral de banana 3

Confira a seguir o passo-a-passo para fazer o bolo integral de banana:

Como fazer bolo integral de banana

Ingredientes:

  • 6 bananas nanica
  • 1 xícara (chá) de farinha de trigo integral
  • 4 ovos inteiros
  • 1/2 xícara (chá) de óleo de canola
  • 1 xícara (chá) de aveia
  • 1 colher (sopa) de fermento em pó
  • 1/2 xícara (chá) de leite desnatado
  • 2 colheres (sopa) de linhaça
  • 2 xícaras (chá) de açúcar mascavo.
  • Canela para salpicar

Modo de preparo

Bolo Integral de Banana 2

1. Descasque as bananas e corte-as em rodelas. Reserve.

2. Coloque todos os ingredientes da massa no liquidificador, ou seja, os ovos, a farinha integral, o açúcar mascavo, a aveia, o óleo, o leite e o fermento (por último). Bata bem até obter uma mistura homogênea. Para essa etapa ficar mais fácil, procure intercalar os ingredientes líquidos e secos.

3. Transfira a massa para uma forma untada com margarina e farinha. Distribua as rodelas de banana sobre a massa e salpique a canela.

4. Leve o bolo ao forno pré-aquecido a 180º. Deixe assar por 45 minutos.

Bolo Integral de Banana 1

Dicas para o seu bolo

  • Para deixar a massa com gostinho de banana, adicione uma unidade da fruta na hora de bater os ingredientes.
  • Você pode incrementar o recheio do seu bolo, adicionando ameixas secas sem caroço, maça picada e até mesmo castanha.
  • Na hora de comprar a banana, atenção. Em algumas regiões do país, a banana nanica também é chamada de caturra.

O bolo integral de banana é uma receita perfeita para quem está fazendo dieta e procura uma sobremesa light. O rendimento é de 12 porções e o tempo de preparo equivale à uma hora. Receita do Dia agrade pela sua visita. Bom apetite!

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          Forma De Vestir        


Las mujeres llevaban el huipil y quechquemitl, camisola,  una falda debajo, y mantilla, respectivamente. Los pigmentos para teñir los géneros eran de origen natural, el Ã­ndigo, por ejemplo, provenía de una planta indigófera y el rojo o púrpura se extraía de un tipo de caracol. 

Los hombres usaban el maxtle o taparrabo, una tira de algodón que pasaba por las ingles, enlazándose a la cintura y una especie de sandalia llamada cactil que solo tenían talonera y tiras para ser anudadas a la pantorrilla.

Los vestidos, tanto de hombre como de mujer, cuando no eran tejidos, se confeccionaban en fibra de lxtle o del manguey, que se obtenía mediante el raspado de sus hojas o ramas, obteniéndose así los hilos. Posteriormente, reemplazaron estas fibras por algodón.






 Vestimenta azteca | La guía de Historia http://www.laguia2000.com/mexico/vestimenta-azteca#ixzz2AMIJI1yI



          Comentario en La habitación de nuestros dos más peques: Decorando un cuarto compartido por Nazareth        
Hay una marca que se llama Little Nice Thing que tiene cosas monísimas para habitaciones de niños. Nosotros en la habitación de los niños (que tabién comparten) hemos pintado la parte de abajo del armario con pintura de pizarra para que hagan dibujos. En Zara Home también tienen cosas muy chulas para niños. Y yo optaría por un color tipo verde pistacho que se puede combinar con otros colores para crear dos espacios distintos pero guardando una armonía. Un saludo
          Mistério do planeta        
Vou mostrando como sou E vou sendo como posso, Jogando meu corpo no mundo, Andando por todos os cantos E pela lei natural dos encontros Eu deixo e recebo um tanto E passo aos olhos nus Ou vestidos de lunetas, Passado, presente, Participo sendo o mistério do planeta Antonio Pires, Luis Galvao Hoje fiz um […]
          La mentira es la verdad, en otro lado de la realidad        
Dejandome acunar por las palabras de Philippe Lechermeier no puedo dejar de sonreír. Mi imaginación vuela, me hace reflexionar sobre la belleza de tantas cosas que vemos cada día y que tantas veces pasa desapercibida.


“cambiaré mi modo de ver las cosas!!” me digo. “Yo Quiero ver el mundo como lo ve Philippe!”


-Aprende,-me dice en mi cabeza, la belleza está en casi todo si tu corazón es algo poeta:



Los charcos son los espejos de las aves


Las bailarinas son jóvenes bellas
que se olvidaron que fueron estrellas


Los ríos las lágrimas de los sauces llorones


Las mariquitas son los botones de los trajes de las hadas.
Se echan a volar cuando la fiesta se acaba


Si encuentras una piedra plana
es una invitación que te dice
¿juegas a las chapas?


Un perfume es un recuerdo de una flor de otro tiempo


Las gotas de rocío son utilizadas
para que se hagan collares las hadas


La Tierra es una pelota que un gigante lanzó
subió al cielo y nunca bajó


La nieve es polvo de estrellas
la lluvia, lágrimas de la Luna


Mentir es decir la verdad
desde el otro lado de la realidad.


Las arañas son las pesadillas
que aún están en nuestra mesilla...




PHILIPPE Y CAPERUCITA ROJA

Y Philippe sigue y sigue, recoloreando la imagen que veo al otro lado de la ventana....



Y me planteo si la auténtica magia no será esto, ver el mundo con otro corazón, buscando la poesía que se esconde en los rincones.


Quizá Caperucita, se extravió del camino a casa de su abuela porque empezó a jugar a “busca la poesía” y quizá, sólo quizá, el tortuoso camino que se adentraba en el bosque le pareció más inspirador... y en el camino se escondía el Lobo Feroz. Pero esta Caperucita, era muy valiente y, inspirada por su búsqueda de poesía, jugó con el Lobo como si fuera un Chihuahua Mexicano.


Esta Caperucita valiente ilustra esta camiseta que le he hecho a mi preciosa Janil (ojalá te guste) la he hecho con mucho cariño pues quiero a Janil de una manera muy especial pues, ella al igual que esta Caperucita no lucha contra el Lobo, sino que ayuda a todos sus hermanos, los perros con todas sus fuerzas... siempre pienso que si todos tuviésemos la iniciativa que ella tiene, y su valentía el mundo sería mejor.

(aprovecho para dejar en enlace a la subasta solidaria que ella organiza aquí, y a su precioso blog que debeis visitar!!)


La camiseta está pintada a mano y cosida tipo collage.

Le he hecho una caperuza roja y dos bolsillos con botones del mismo color. ^:^


CUANDO LA BELLEZA SE COME...


Volviendo al hilo de nuestra historia, el caso es que tras poesías y aventuras y con su cesta repleta de flores brillantes y hojas tiernas, se sintió tan inspirada Caperucita, tan distinto veía ahora el mundo que pensó:


“Tan bellas son las hojas recogidas en mi cesto
que de mí quiero que formen parte
pues...
Si belleza como, belleza seré.


Pero


¿qué comes, Caperucita?
Me sonríe traviesa para responder:
¿Qué se come en los cuentos de Hadas?
Has de saber que,
si como de un cuento de hadas se tratase, tú cocinas
parte de su magia en ti vivirá.

Vente conmigo, hay una cosa que quiero mostrarte:

HOJAS CREPITANTES DE CAPERUCITA (o La merendola de las Hadas)

Necesitas

20 hojas nuevas de tilo u hojas tiernas de parra.
50 grs de mantequilla
Azúcar glas ( en el súper)


Caperucita encendió el horno a 180 grados. Derritió la mantequilla en una olla pequeña a fuego muyyyyy suave.
Después abrió el grifo y lavo con infinito amor las tiernas hojas.
Sujetándolas por el rabito, las pasó una a una por la mantequilla derretida, y después las fue colocando en la bandeja del horno, unas junto a otras.
Solo tuvo que tenerlas dos minutitos, ya quedaron rígidas, las colocó en un plato y las espolvoreó con azúcar glas....




EL MAPA DE MI PLANETA

Y es que la belleza y la poesía se esconden en palabras, en insectos, en actos, en corazones, en canciones y en la manera de hacer las cosas... en comer hojas, en pedorretas en la tripa, en un caminito de baba de caracol (AY...cómo brilla al sol!!)

Y ahora sí, gracias Philippe, me has convencido, la poesía buscaré.

Y para demostrarlo...

Un cuaderno compraré, donde solo cosas hermosas guardaré, frases, poesías, dibujos y fotografías... hacer un mapa de tu propio planeta, llamó alguien cuyo nombre no recuerdo a este proyecto.... puedes perderte entre unas páginas que son solo para ti, paisajes de ensueño, muebles de un tiempo pasado, flores cercanas y lejanas, caricias para el alma, creando un collage que será como un bálsamo cuando te sientas triste y una guía que como una estrella te enseñará cómo es tu corazón para decirte cual es la mejor decisión...

Y AHORA TAN SOLO...
Y ahora tan solo  me resta presentar, esta nueva camada de dragones que acaba de llegar.
Han nacido antesdeayer y son más pequeñitos que un alfiler.
En forma de anillo quisieron vivir, para acompañarte a donde quieras tú ir.

Si uno de ellos quieres adoptar, no lo dudes muy feliz se sentirá!
Y para más información, sólo elige y escribeme una linea o aun montón!!
( aftertherain.shop@gmail.com )


Todos de oro tienen la piel, pequeños cristales y el corazón de papel:

Baby Dragon de las Cuevas de Oro (1- sin bautizar, aun es muy pequeñito!)
Baby Dragon de las Cuevas de Oro 2


Baby Dragon de las Cuevas del Oro 3


 con una rima me despido...


Si das recibes
si recibes debes dar,
Y como tú me has leído
ahora a mí me debe tocar!!!!!!!!...



Voy a darme un paseo por vuestros bloggs!!!

gracias por la visita!!!

muaca!!!!!!!

          Viviendo como un Hada 6: besos de diciembre, besos azules ...        
"Mejor que las Navidades-le dijeron a su madre- es prepararse para ellas"

Margaret Sydney "Los Cinco pimientitos y cómo crecen"

Queridas mías,
 como cada mes, aunque en esta ocasión suba esta entrada un poco tarde, no puedo faltar a mi cita conmigo misma ... cuando me siento frente al ordenador a recoger  ideas para cada mes parece que el mundo se abre un poco más y se renuevan mis ganas de todo... y si las fiestas abruman un poco...y parece que está todo por hacer... quizá lo mejor sea dedicarnos primero una cosa y después a otra, de uno en uno y punto a punto los días se vuelven brillantes, y cada precioso minuto pasa ante nuestros ojos brillante y puro como los copos de nieve... qué haremos con tantos tantos minutos? He recogido muchas cositas sencillas porque este mes es un mes de jaleo para todas y seguro que si el tiempo se puediese regalar, sería el mas agradecido de los presentes...

Pero antes de ello quería subir esta Tiara Cupcake ( a la que prefiero llamar Tiara Las hadas del Azúcar) que he hecho esta semana, ya casi no me queda tiempo para coser, y no puedo hacer demasiadas cositas, pero algo es algo no?

 Y ahora sí,

 Alegrías para Diciembre


1- Adorna de veras tu casa. Propaga la alegría de estas fiestas por toda tu casa con adornos apropiados... plantas de hoja perenne, lucecitas y adornos naturales... no hace falta gastar mucho dinero, la idea es sencilla, cuando haces un esfuerzo especial por crear belleza en tu hogar, estás preparando un escenario, un ambiente de Navidad, hanuca, Solsticio de Invierno o como quiera que lo celebres.

Puedes hacerlos con ramas...
 o bolitas de tela pintalas o cosidas como esta de Thea and Sami
Las piñas son fáciles de conseguir, puedes pintar algunas de dorado...



Puedes hacer guirnaldas de papel, sencillamente haciendo aros:



o con palomitas y bayas rojas....

con papel blanco puedes hacer copos de nieve que caeran delicadamente sobre tu cabeza... (tutorial aqui)





2- que te parece leer poco a poco "canción de Navidad" de Dickens? quiza puedas hacerlo tipo serial si alguien comparte contigo estos maravillosos momentos de lectura!

3 Organiza tu propio festival de películas clásicas, aquí van algunas propuestas, enrollate en tu manta preferida, y a disfrutar y a llorar a moco tendido!!:

"De ilusión también se vive" ("Milagro en la calle 34”)



“Cuento de Navidad” (basado en la novela de Charles Dickens)


“¡Qué bello es vivir!”


“Un ángel pasó por Brooklyn”


4- haz que se cumplan los sueños navideños de un niño que no sea tu hijo.


5- Comparte tus bendiciones con algun refugio para personas sin hogar, ¿ropa que ya no quieres? quizá algo de comida?


6-Sigue tu estrella, una noche de diciembre sal y da un paseo bajo la luna, esa luna que ha alumbrado a tantas mujeres antes que a ti durante años, siglos y milenios... contempla las estrellas y elige una que será la tuya...
Si quieres tenerla de manera oficial puedes comprar una en Global Star Registry



7-dile adios a todas las cosas que quieres dejar atrás... ¿cómo hacerlo? escribe en un papel cada cosa que NO quieres tener este año que entra, metelos todos en una caja, envuelvela con un paño negro y después tírala al fuego diciendo A PASEO!!!! ahora ya puedes olvidarte de lo malo y comenzar bien limpia de alma!

8- haz hombrecillos de jengibre, receta CLIC





9 Prepara tu cuaderno de la Navidad, compra una libreta de espiral con motivos navideños, será tu libro de recuerdos para las navidades (estas y las próximas) empieza por escribir el año y una muestra (o fotocopia ) de las tarjetas que vayas a enviar y una lista de destinatarios... pega trozos de lazo, papel de regalo, cintas , etiquetas y el nombre de las personas que han recibido regalos tuyos... puedes crear composiciones con los restos de papel...
Guarda invitaciones  de fiestas a las que te hayan invitado y hayas disfrutado ¿que llevabas puesto? como estaba decorada?
Sin limitarse  a las fiestas a las que asistas puedes recordar momentos especiales que hayas vivido en estas fechas..
Puedes colocar también fotos que recibas o de revistas... frases que oigas...quizá la letra de algun villancico...
con los años seguroq ue recurrirás a él para hacer de tus navidades las mejores sobre la Tierra



MUY FELIZ DICIEMBRE HADITAS, GRACIAS POR LEERME ^:^!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

          Niña-Conejo y la Nieve        

Yo, particularmente inclinada
 a amar lo hermoso que no es amado
de todas las estaciones, la que más amo
es el invierno.

Hoy no podía pasar por aquí sin citar a mi admiradísima escritora Sarah Ban Breathnach, porque su libro "El Encanto Cotidiano" es uno de mis mayores placeres, sobretodo cuando hace frío... Y hoy me sugiere, mientras me describe los maravillosos placeres que me brinda Noviembre, que me abrigue bien y salga, ahora que la nieve está limpia y nueva, y sin pisadas, ni huellas, ni roderas de coches, a tomar lo que necesite para el postre de esta noche, un postre puro como el cielo.


Y al igual que yo, la pequeña Niña-Bany despertó una de esas claras, clarísimas mañanas de Noviembre con el maravilloso regalo que es la Primera Nieve, quizá ella también quería salir corriendo a buscar su postre de esa noche...


Estas camisetas son las dos primeras de la colección de inviernoque enviaré a mi querida Yolanda, para su preciosa tienda "Los Tesoros de Senda" en Málaga... me encantaría que la visitarais ya que ella siempre desde que yo al conozco ha sido un gran apoyo para todas aquellas que dedicamos una parte de nuestras vidas a crear... además de eso expone en su espacio, en su tienda preciosas piezas y exposiciones fabulosas.



Las he hecho sobre unos jerseys super supercalentitos, porque por dentro llevan pelusita, tipo polar, me he probado una de ellas y de verdad que me he pensado dos veces si me la quedaba para mí porque son superconfortables... en dos colores, plomo y granate, con dibujo pintado a mano y decorada con pequeños abalorios y detalles en pintura plata y azul nácar (que no se aprecian en las fotos)




Me hace ilusión compartir con vosotras lo que me ha llegado en un precioso sobre blanco y rosa de mi queridisima Miriam Miri Kong.. y lo más maravilloso fue que me lo mandó porque sí, y tal como ella me dice en su carta "Los regalos sin motivo son los más queridos... ¿y qué había dentro? os preguntareis, pues una colección de sus pinzas folk que me enamoraron cuando las vi en su blog, y ya en cuanto las vi sabía que irían destinadas a colgar unas bonitas láminas...



 Me gusta la idea de colgarlas, lo mismo que la ropita limpia, aquí teneis una foto más detallada de las pinzas, siento la mala calidad, mi cámara no capta muy bien los detalles, además que ha sido un día nublado y la luz no era nada favorable...



Y junto con las pinzas folk de mis amores llegó este precioso broche fantasma, que Miriam es muy pilla y ya sabe lo que me gustan estas cosaaas!! ^_^



Verdad que es todo precioso??


Pero... upps que se me olvidaba una cosita, cual es, cual será el maravilloso postre, el maravilloso mimo que el cielo me ofrece como maná?
Qué tal un sorbete de Nieve? Si? Pues aquí teneis:

EL MARAVILLOSO SORBETE DE NIEVE DE NOVIEMBRE

1 taza de nata para montar
1/2 taza de azúcar glas
1 cucharada de estracto de vainilla
8 tazas de nieve (atención por dios, nieve limpia y pura, si está sucia olvidadlo si??)
Chocolate y nuez moscada rallados para decorar

Mezclar la nata el azúcar y la vainilla
Bátelo hasta conseguir una consistencia espumosa
Viértelo en un cuenco grande y vierte la nieve poco a poco hasta que el líquido quede absorvido
Poner en el frigo hasta el momento de servir.
Decorar con chocolate y nuez moscada...

No es maravilloso Noviembre?
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Contacto: aftertherain.shop@gmail.com
          Quase uma neném, tesão de ninfeta        

Trabalhando em uma produtora de vídeo, gravando uma campanha política, sempre é necessário passar por situações inusitadas, por exemplo, cobrir um café da manhã com pastores evangélicos, em que o candidato majoritário recebe a benção(?) dos pastores presentes.
Em um desses cafés da manhã eu vi ajudando nos preparos das mesas uma bela ninfetinha, uma das bundas mais perfeitas que já vi na minha vida, redondinha, sob uma calça colada, tinha peitinhos pequenos, mas era muito linda. Moreninha, por volta de 1,60m, 44kl aproximadamente, um tesãozinho mesmo.
Após a gravação, ela veio conversar comigo, disse que ninguém gostava dela, que se achava feia e coisas do tipo, tive que dizer que ela é linda, que os garotos não gostavam dela por serem idiotas.
Neste mesmo dia, seria complicado qualquer tipo de aproximação maior, portanto, trocamos telefone e no dia seguinte, que estaria de folga liguei e marcamos de sair. Na verdade não era bem sair, e sim, aproveitar que o pai dela trabalharia o dia todo para podermos ficar juntos e “nos conhecermos melhor”.
Menina novinha, 16 aninhos, tem que ter muita calma para não assustar, então nesse dia e em mais três semanas ficamos apenas em beijos e abraços, e sempre muito bom, aquele beijo macio que só as virgens tem, que inclusive já relatei nos contos anteriores.
Eis que em mais um dia de folga eu disse que daríamos uma volta, já tinha preparado as coisas em casa, sabia que não haveria ninguém, portanto ela poderia gemer muito, trouxe-a para cá, sempre com muita calma, fomos nos beijando, e depois do quarto beijo comecei a tirar as peças de sua roupa, isso muito lentamente, cada beijo era uma peça, ela fazia o mesmo, tirando minha roupa aos poucos.
Quando percebemos estávamos os dois completamente nus, deitados de lado, um de frente para o outro, eu bolinando-a e ela sem muita experiência acariciando minha pica, que em poucos minutos estaria completamente enterrado dentro daquela chaninha linda e cheirosa.
Ficamos assim por cerca de dez minutos, quando eu a deitei com a barriga para cima e lentamente fui descendo, beijando sua orelha, beijando e lambendo seu pescoço, descendo mais um pouco e sugando seus pequenos seios com muito carinho, beijava primeiro um enquanto apalpava e apertava o outro, em seguida trocando, chupando o outro e apertando o primeiro, e continuei descendo, precisa sentir o sabor daquele suquinho maravilhoso e doce que tinha naquela rachinha, e foi o que fiz lambia muito aquela chaninha fechadinha, com poucos pelos, lambia e brincava com seu clitóris, ela só me pedia que não parasse, que estava muito bom.
Quando percebi que já estava bem preparada fui subindo carinhosamente beijando-a cada milímetro daquele corpinho perfeito, dei-lhe um beijo na boca e pedi que ficasse apenas me beijando, que ela iria adorar aquilo que estava para acontecer. Ela me pediu apenas que fosse com cuidado pois nunca tinha feito, coisa que eu já sabia no primeiro dia que havíamos nos beijado, prometi que tomaria cuidado, e assim o fiz.
Apontei meus 17,5cm na entradinha da sua chaninha e fiquei brincando com ela, sem enfiar ele todo, apenas com a cabecinha dentro, para deixá-la com mais vontade, não agüentando mais ela disse “para com isso, coloca tudo, por favor” e foi o que fiz, lentamente fui colocando quando eu senti seu hímem dei uma pequena pausa, comecei a beijá-la e forcei a entrada com força mas ao mesmo tempo de forma muito carinhosa.
Mesmo com todo o carinho que fazíamos ela urrou de dor, gritou muito, pedindo para que eu parasse, eu buscava acalmá-la com beijinhos e aos poucos ela foi sentindo mais confiança e voltei a colocar de forma bem lenta, para poder sentir perfeitamente cada milímetro daquela até então grutinha inexplorada, bombava lentamente, dando de vez em quando uma bombada mais rápida, sempre ao mesmo tempo que a beijava e enfiava minha rola na sua chaninha eu apertava aquela bundinha deliciosa.
Cada enfiada que eu dava era um beijo gostoso que ela me dava, ela pedia que fizesse sempre gostoso daquele jeito que ela seria minha para sempre. Eu respondia que seriamos um do outro eternamente e que ela teria sempre prazer enquanto me desse prazer. Ficamos nisso por uns 10 minutos, quando eu percebi que estava prestes a gosar, pedi que ficasse de quatro, ensinei a ela como fazer, vendo aquela bundinha linda toda a minha disposição, dei uma mordida bem gostosa em cada uma de suas nádegas, me levantei um pouco e enfiei meu pau todo na sua rachinha maravilhosa.
Algumas poucas bombadas e eu tirei de sua chaninha e coloquei a cabeça do meu pau na entrada do seu cuzinho, ela assustou, porque suas amigas sempre diziam que doía mais, eu a acalmei dizendo que não iria colocar tudo, e não coloquei mesmo, empurrei a cabeça para dentro do seu cuzinho, dei uma brincadinha tirando e colocando e gosei, gosei muito no cuzinho dela, sentindo minha porra inundando seu anus ela deitou me puxou para sue lado e disse “eu te amo, obrigado por me dar a tarde mais perfeita de minha vida” descansamos alguns minutos e comecei tudo de novo. Gosei 4 vezes praticamente seguidas nesse dia, mas com receio de engravidar uma menina tão nova não gosei nenhuma vez na bucetinha dela. Ficamos juntos por quatro meses e meio, comigo ela aprendeu a chupar, e como chupava gostoso, deu seu cuzinho para mim várias vezes. Era muito bom quando eu ia para casa dela e na frente de sua casa nos trepávamos no carro, ela fazia tudo que eu queria, por isso, mesmo não estando juntos mais, nos amamos, e sempre que é possível marcamos de sair para podermos matar a saudade.
B – Itaguaí - RJ
          O primeiro menino na nova cidade        

Após minha primeira estória contando como foi minha iniciação (Inocência perdida), passo a contar como as coisas se sucederam na nova cidade.
O fato era que eu já estava viciado em levar uma rola no cuzinho. Gostava muito de sentir meu buraquinho sendo fodido desde os meus treze anos de idade. Meu “professor de 17 anos na época” me ensinara muitas coisas sobre sexo ou pelo menos aquilo que ele sabia melhor do que eu. Nunca revelei nosso segredo a ninguém e tivemos muitos momentos de extrema felicidade, embora, às vezes, eu achasse que os outros meninos desconfiassem de mim.
Nova cidade, novo bairro cheio de garotos, nova escola, a vida seguia em frente, mas eu já me incomodava com a vontade de ser enrabado de novo.
Eu agora já estava com 18 anos, meu corpo se desenvolvia, minha bunda estava mais arrebitada e rechonchuda que nunca e, embora eu agisse como um garoto “normal” (não era afeminado e nem agia como um viadinho), não demorou para que os outros rapazes começassem a fazer comentários a respeito de como eu tinha um traseiro gostoso e essas coisas todas. Era corriqueiro levar passadas de mão e encoxadas, mas eu me mantinha firme e procurava não dar bandeira sobre meus desejos mais profundos. Eu tinha sido bem instruído pelo meu mestre quanto ao modo de agir na frente de outros rapazes. Então sempre que um vinha com aquelas brincadeiras eu revidava ou fingia ficar irritado para manter as aparências, de modo que não desconfiavam que na verdade aquilo me dava um enorme tesão.
Passaram-se os meses, eu já tinha feito alguns amigos e nada tinha acontecido ainda.
Um belo dia, um garoto chamado Zé Paulo de 24 anos que era amigo do meu irmão mais velho foi procurá-lo em casa, mas ele não estava e ficamos os dois conversando. O papo foi evoluindo e eu percebia que vez ou outra o cara esfregava o pinto, o que atraia o meu olhar. Ele usava uma bermuda um pouco apertada o que demonstrava o volume que aos poucos se formava dentro dela. Era ele tocar no cacete e meus olhos imediatamente seguiam seu movimento. Claro que não demorou para o Zé Paulo perceber meu “incômodo” e foi levando o papo para o lado que ele queria. Perguntou se eu sabia brincar de troca-troca e eu respondi que não, então ele me disse que se eu quisesse ele poderia me mostrar. Eu quis saber como era aquela brincadeira e ele me explicou que primeiro ele colocaria o pinto na minha bunda e depois eu colocaria o pinto na bunda dele. Quando ouvi aquelas palavras meu cuzinho piscou de desejo e eu nem vacilei para topar brincar com ele. Ele reagiu com um sorrisinho maroto e sugeriu que fôssemos procurar um lugar para brincar.
Lugares escondidos eram o que não faltavam, pois havia muitas casas em construção (o bairro estava se desenvolvendo) e também muitos terrenos com mato relativamente alto que serviriam de esconderijo para esse tipo de brincadeira. Saímos dali e nos dirigimos a um terreno próximo onde ninguém poderia nos ver.
Achamos um lugar ideal e quando Zé Paulo tirou a bermuda, saltou para fora um pinto bem maior que aquele com o qual eu estava acostumado (devia ter uns 20 cms e era um pouco grosso, com uma cabeça grande e vermelha). Meus olhos brilharam ante aquela visão e ele percebendo meu êxtase pediu para eu pegar nele. Sem qualquer pudor agasalhei aquela carne dura com minha mão pequena. Estava quente e babava um líquido transparente. Instintivamente comecei uma punheta de leve naquele mastro o que foi suficiente para a pergunta dele: “Você já pegou num cacete antes né?”. Meio sem graça por ter sido desmascarado respondi que sim e contei a ele sobre minha experiência anterior. Seu rosto ficou iluminado de felicidade e então ele disparou: “Você gosta muito de rola?”. Respondi que gostava e sentia muita vontade de pegar numa fazia muito tempo, mas ainda não tinha tido coragem e ele era o primeiro rapaz do bairro para quem eu fazia aquilo. Ele me disse: “Então chupa seu pirulito porque eu sei que você deve gostar também”. Sem vacilar abocanhei a cabeça do caralho que pulsava na minha frente e como já tinha alguma experiência, comecei a chupar com todo o cuidado para não raspar os dentes. Seu caralho era um pouco grande para minha boquinha pequena, mas eu me esforçava para proporcionar prazer para aquele machinho delicioso. Ele elogiava: “Nunca um viadinho me chupou tão gostoso. Desse jeito vou querer sempre”. Não respondi nada, pois tinha a boca ocupada e não pretendia parar de chupar, já que sentia tanto tesão naquilo. Após algum tempo mamando, ele me pediu para parar senão ele acabaria gozando e estava a fim de fazer outras coisas comigo. Ele falou: “Bom, eu te chamei para fazer troca-troca, mas na verdade eu quero mesmo comer seu cuzinho. Deixa eu enfiar em você?”. “Claro que deixo”, respondi tremendo de tesão. “Você ta viciado em pinto. Vou te comer tão gostoso que você vai querer sempre meu cacete enterrado em você. Tira toda a roupa e fica peladinho que eu quero ver o meu troféu”, ordenou. Fiz como ele mandou e ele elogiou muito o que viu: “Nossa, caralho! Que bundinha maravilhosa você tem! Quero ficar horas metendo nesse cuzinho delicioso. Fica de quatro pra mim fica!”. Fiquei de quatro na sua frente, arrebitando bem o traseiro e expondo meu buraquinho o máximo possível. Ele se aproximou e começou a me lamber. Aquela sensação nova eu não conhecia e fui às nuvens com aquele cunete. Meu corpo tremia a cada passada de língua. Quanto mais metia língua mais eu me entregava a ele e percebendo meu bem estar, perguntou: “Acha que vai agüentar meu pau dentro do seu cu?”. Respondi: “Acho que sim apesar de ser grande e grosso”. Ele cuspiu várias vezes no próprio pinto e passou bastante saliva no meu furinho. Encostou a cabeça da rola começou a pressionar. Eu reclamava um pouco da dor, ele passava mais saliva, me segurava firme pela cintura e voltava a tentar enfiar aquele cabeção dentro de mim. Tentou e tentou até que conseguiu fazer passar pelo anel. Eu vi até estrelas e gemi um pouco mais alto. Ele pediu silêncio para que ninguém nos ouvisse e continuou forçando até estar metade dentro de mim. Lágrimas rolavam pelo rosto, mas eu não estava disposto a perder a chance de levar novamente uma rola na bunda, de modo que agüentei como pude e fiz o possível para receber aquele pedaço de carne delicioso no rabo. Agora eu já sentia seus pentelhos encostando nas polpas da minha bunda e suas bolas batendo nas minhas próprias bolas. Ele se movimentava devagar até eu acostumar com todo aquele volume me penetrando e rasgando e aproveitava para dizer umas barbaridades:” Caralho! Nunca meti num cu tão gostoso. Você tem mesmo que dar esse rabinho de ouro. Como sua bunda é generosa. Engoliu toda minha piroca. Ta tudo atolado!”. Eu não dizia nada, só ouvia e gemia no compasso do vai-e-vem que estava me proporcionando um prazer imenso. Sentia arder por dentro, mas nem de longe queria que ele parasse. Zé Paulo não parou, continuou aumentando aos poucos seus movimentos. Agora eu já não sentia mais dor alguma, só mesmo tesão de estar invadido de novo por trás e como eu gostava daquilo. Sentir o caralho alojado lá dentro, entrando e saindo, rasgando e fazendo arder de prazer. Eu estava nas alturas. Depois de uns 20 minutos me fodendo, ele estocou bem forte meu cuzinho e gozou sua porra quente dentro de mim, gemendo e urrando de prazer.
Eu já sabia que ele tinha me inundado de porra, mas nem me preocupava, pois estava acostumado a levar esses jatos quentes que eram o meu prêmio por ser obediente.
Saciado, ele se sentou ainda sem a bermuda e com o pau meio amolecido. Eu me sentei de frente para ele e começamos a conversar. “Obrigado por deixar eu meter em você. Levanta e deixa eu ver uma coisa”. Levantei, ele me colocou de costas para ele, abriu minhas nádegas e foi conferir o estrago que seu pinto tinha feito. “Seu cuzinho ta arrombado, mas acho que eu não machuquei você. Ta doendo muito?”. Sentei-me novamente à sua frente e respondi: “Ta ardendo um pouco, mas depois passa. É que seu pinto é muito grande. Nunca tinha experimentado desse tamanho”. “Você gostou?”, ele quis saber. “Gostei e quero fazer de novo quando você quiser”. “Você ta viciado mesmo em levar no rabo né sua bichinha. Pode deixar que eu vou querer comer sempre. Essa sua bunda merece um cacete todo dia. Não esquece que esse vai ser nosso segredinho, se contar pra alguém a gente se ferra”. “Pode deixar que eu não vou contar. Eu sei o que pode acontecer se meu pai souber disso”.
Ficamos ali ainda algum tempo, eu completamente pelado, ele sem bermuda, conversando sobre o que faríamos na próxima vez, quase sussurrando para não alertar nossa presença ali.
Depois de um tempo resolvemos que era melhor nos vestir e sair pra não chamar a atenção.
Alguns dias depois nós teríamos uma nova trepada, mas contarei como as coisas aconteceram em outra oportunidade.
Os fatos relatados aqui são reais e aconteceram há pouco tempo.
Comentários são bem vindos: ca.brasil2007@hotmail.com.
          MINHA PRIMA ME INICIOU NO BI        

Tenho apenas vinte anos de idade, mas sou o tipo de garota bem safadinha. Adoro transar, seja com homens, mulheres, casais ou em grupo.O que importa para mim que sou do tipo completinha, é eu gozar muito e fazer o mesmo com o meu parceiro ou parceira. Perdi a minha virgindade quando eu tinha dezesseis anos,foi com um namorado cinco anos mais velho que eu, mas que soube conduzir toda relação com muita cautela e fez-me mulher de uma forma que jamais esqueci, já que foi uma experiência bastante satisfatória e muito prazerosa. Daí pra frente, transávamos quase todos os dias e eu cada vez queria mais e mais, até que passei a pular a cerca e transar com outros homens também, pois minha xana e meu cuzinho, assim como a minha boca, almejava cada vez mais por uma rola grande e grossa preenchendo os espaços. Em suma, tornei-me uma viciada em sexo, mas até então somente com homens. Portanto no dia que eu estava completando dezenove anos, minha prima que já tinha vinte, conversávamos no meu quarto abertamente sobre namorados, transas, etc, foi quando ela perguntou-me se eu já havia transado com mulher. Disse-lhe que não e não sei se gostaria, pois eu adorava sentir um tarugo bem grande me invadindo as entranhas. Ela insistiu no assunto e perguntou-me se eu nem curiosidade sentia pra saber como era. Disse-lhe que curiosidade eu tinha sim, já que amigas minhas do colégio experimentaram e algumas gostaram e confidencie-lhe que um dia quase aconteceu com uma amiga de sala. Minha prima então perguntou, se de repente pintasse uma chance se eu toparia, respondi que talvez, dependendo com quem fosse e antes que eu pudesse falar mais alguma coisa, ela segurou minha cabeça e lascou um beijo em minha boca. A principio fiquei estática, e como não reagir, ela empurrou meu corpo na cama e veio por cima, beijando-me sem parar e acariciando minha nuca. Percebendo que eu ficara meio ofegante, ela começou a apalpar meus seios e bunda e não levou muito tempo para alcançar minha calcinha, que já estava toda molhadinha, tamanho a satisfação que eu sentia. Percebendo meu estado, ela sugeriu que tirássemos nossas roupas, então foi até a porta do meu quarto, trancou-a e deixou cair o vestidinho que usava, ficando só de calcinha. Eu não reagia, mas instintivamente, retirei minha blusa e saia e também fiquei só de calcinha. Ela então se aproximou, segurou minha mão e fez-me acariciá-la, ao mesmo tempo que me acariciava também. Minutos depois estávamos aos beijos novamente e nos tocando mutuamente já totalmente despidas. Deitamos na cama e começamos a roçar nossas xotas, a dela bem peludinha, ao contrário da minha que tinha poucos cabelos. Ficamos ali deitadas nos roçando por um tempo até que ela desceu sua boca, até chegar na minha xotinha que estava completamente melada e começou a me chupar, como poucos homens fizeram. Um tremor tomou conta do meu corpo e entre gemidos e pedidos para que não parasse, gozei fartamente na boca dela. Foi um prazer e tanto e a primeira vez que gozei com alguém me chupando. Vendo a minha satisfação, ela deitou-se e pediu para que eu a chupasse também. Embora fosse minha primeira vez com uma mulher, não hesitei e cai de boca naquela xota peludinha, chupando-a e introduzindo minha língua, até fazê-la gozar na minha boca também. Daí nos abraços e ficamos nos beijando e nos acariciando até que meu telefone tocou e eu levantei para atender. Quando terminei de falar com a amiga que me dava os parabéns, minha prima chamou-me e perguntou o que eu achei do que acabara de acontecer entre nós, eu nada falei, apenas olhei-a nos olhos, aproximei meus lábios dos dela e dei-lhe um beijo apaixonado de língua, que chegou arrepiá-la. Quando parei, ela apenas falou: que bom que gostou e saiba que sempre que quiser é só me chamar. Disse-lhe que iria querer repetir mais vezes sim, e assim continuamos a fazer até os dias de hoje, sendo que além dela, tenho outras amigas que eu iniciei e que já tinham sido iniciadas por outras. Hoje me relaciono bastante com casais, pois adoro sentir uma vara me rasgando o cu enquanto chupo uma buceta. Mas de todas as mulheres que me relaciono ou me relacionei, nenhuma se iguala a minha prima, que a cada relação nossa e linguada dela na minha xana, me faz sentir nas nuvens.
M.F - Itaguaí - RJ
          GOZOU ENQUANTO EU FINGIA DORMIR        

Num certo final de semana, eu e meu marido, junto a alguns cais de amigos, fomos para o nosso sítio tomar um banho de cachoeira, queimar uma carne e saborear algumas cervejinhas bem geladas. Neste dia, para a minha surpresa, além dos casais que convidamos, meu marido convidou um amigo dele de trabalho, chamado Henrique, para ir também. Logo que chegamos no sítio, como estava um dia ensolarado e muito quente, enquanto os homens aprontavam a churrasqueira e colocavam as cervejas na geladeira, eu e minhas amigas nos livramos das roupas, ficando só de biquínis e fomos direto para a cachoeira que cortava o nosso sítio. Já banhávamo-nos algum tempo, quando os homens chegaram trazendo-nos algumas cervejas. Tive uma grata surpresa ao ver o Henrique só de sunga, pois além dele ser um gato, bem mais novo que o meu marido, era portador de um belo volume entre as pernas. Fiquei cheia de tesão na hora e passei a imaginar aquele cacetão que ali se escondia, adentrar meus buraquinhos. Em certos momentos minhas amigas falavam comigo e eu estava fora de órbita, mas não deixei-as perceberem o porque da minha distração. Virava e mexia, olhava para aquele gato e depois de um certo tempo, percebi que ele também não tirava o olho de mim, pois também eu me insinuara o tempo todo para ele, provocando-o. Ficamos ali na água por quase duas horas, até que a fome começou a bater e resolvemos ir para a casa, onde acendemos a churrasqueira para começarmos a fazer o churrasco. Enquanto assava a carne, minhas amigas e eu fomos pra cozinha preparar o restante dos complementos, tipo arroz, farofa, maionese, etc. Henrique de vez enquanto vinha na cozinha buscar mais cerveja para a turma e eu vendo-o ali, meu tesão aumentava ainda mais, então resolvi dar o tiro de misericórdia nele, deixando-o doidinho por mim. Observando que onde ele estava sentado, via o banheiro do meu quarto, deixei minhas amigas na cozinha com a desculpa que estava muito calor e que ia jogar uma água no corpo e fui pro quarto, entrando no banheiro e deixando a porta propositalmente aberta para que ele me visse. Retirei meu biquíni, entrei embaixo do chuveiro e comecei a me ensaboar e tocar minha xana, masturbando-a lentamente. Meu plano havia dado certo, olhei na direção dele e lá estava ele olhando-me fixamente. Como achei que fosse acontecer. Provoquei-o por alguns minutos e depois ainda saí peladinha mostrando-me por completa para ele. Encostei então a porta do quarto, coloquei um minúsculo shortinho e uma blusinha sem meu soutien e voltei para encontrar a turma. Henrique não tirava o olho de mim. Depois que comemos, colocamos uns forrozinhos para rolar e começamos todos a dançar. Era a oportunidade que eu queria para ralar minhas coxas naquele gato e sentir o volume do seu cacete, mas lógico que isso depois de eu dançar com o meu marido e com os maridos das minhas amigas. Finalmente chegou a vez dele que já havia dançado com duas das minhas amigas. Mal começamos a dançar, senti seu cacete pulsar,encostado nas minhas pernas. Maliciosamente, disse-lhe baixinho, desvie o pensamento senão vai acabar a música e você vai ficar em má situação com este cacetão duro. Ele nada falou e continuou a dançar. Aos poucos percebi seu mastro se aquietando. Terminada a música, fui dançar novamente com o meu marido e ele com uma das minhas amigas. Foi um domingo maravilhoso aquele, mas ficamos só naquilo. Já era noite quando voltamos para as nossas casas. Confesso que não me esqueci daquele gato um dia sequer e para minha surpresa, na quarta feira seguinte, Alfredo, meu marido chegou em casa e foi na cozinha onde eu me encontrava preparando o jantar, dizer-me que tínhamos visita para o jantar, pois iriam assistir o jogo do Fluminense que iria passar na tevê. Terminei de colocar o arroz no fogo e quando fui na sala ver quem era a tal visita, era ele, o gato dos meus sonhos, o Henrique, em carne e osso ali na minha frente. Ele educadamente levantou-se, veio até mim e cumprimento-me com dois beijinhos no rosto, confesso que quase gozei na hora, senti minha calcinha encharcar, mas me segurei e disse-lhe para sentir-se a vontade e que o jantar não demoraria sair. Pedi licença a ele e retornei para cozinha, e fiquei imaginando ele me fudendo, pois depois daquele dia em que assistiu eu me masturbando lá no sítio, certamente ficou ainda mais tarado por mim. Pouco antes do jogo começar, servi o jantar. Henrique não tirava o olho de mim quando tinha oportunidade. Terminamos, eu fui lavar as louças e eles se acomodaram na poltrona, não sei se estrategicamente ou coincidentemente, o gato dos meus sonhos sentou-se na poltrona que dava visão para o meu quarto, mas precisamente para a cama. Como eu estava cansada, tinha feito uma faxina geral na casa e não sou muito chegada a futebol, pedir-lhe desculpas e disse ao meu marido que iria dormir. Entrei no quarto me preparando para dormir, propositalmente deixei a porta entre aberta e percebi que quando meu marido foi na cozinha buscar mais umas cervejas para eles, Henrique não tirava os olhos da minha cama. Cheia de tesão, resolvi deixar o Evandro doidinho! Coloquei uma camisolinha fininha, deixei o abajur ligado, apaguei a luz principal e me deitei de um jeito em que a camisolinha levantasse até a altura da cintura deixando a minha bundinha distraidamente à mostra, para a exata visão de onde Henrique estava, já que a porta do quarto ficava de frente para a sala de tv e o sofá de frente para porta do quarto, o que de onde o Evandro estava dava pra me ver deitada na cama. Eu fingia dormir e já estava molhadinha só de pensar que ele estava me tarando com os olhos de ver minha bundinha de fora. Então pra provocar mais ainda dobrei a perna levando o joelho até a minha barriga de forma que a minha bucetinha ficasse aberta para ele. Sentia o meu tesão escorrendo no meio das minhas pernas, encharcando minha calcinha. Estava super excitada com aquele joguinho, o que embora o meu cansaço, impedia-me de dormir. Quando estava para terminar o primeiro tempo, vi meu marido falando pra ele ficar a vontade, pois nom intervalo iria tomar um banho enquanto não iniciava o segundo tempo. Foi o juiz dar o apito final pro intervalo, meu marido foi para o banheiro, tomar banho. Como eu sei que o Alfredo demora muito tempo no banheiro quando entra pra tomar banho pensei: Oba, pelo menos quinze minutos terei para provocar este gatinho e deixá-lo louco de tesão por mim. Como eu o provocava, fingindo dormir, de repente senti uma respiração ofegante bem perto da cama. Fiquei imóvel, me segurando para não gemer, afinal eu fingia dormir. Não demorou muito eu senti algo quente espirrando em minha bunda e em minhas pernas. Não é que o taradinho havia tocado uma punheta e gozado em cima de mim. Percebendo o que acontecera tive um orgasmo duplo, mas não pude me manifestar senão ele perceberia que eu ainda estava acordada. Na mesma hora o barulho do chuveiro ligado parou. O Alfredo já havia terminado o banho. O gatão então saiu rapidamente do quarto e eu na mesma hora gozei gostoso novamente, gemendo baixinho. Passou alguns minutos ouvi o Alfredo de volta na sala comentando sobre o primeiro tempo com ele. Iniciou o segundo tempo e saiu gol do Fluminense, os dois vibraram bastante e eu aproveitei para fingir ter acordado com o barulho, para me limpar. Levantei-me, fui no banheiro e depois coloquei meu roupão de banho por cima e fui até a cozinha beber água. Na volta perguntei quanto estava o jogo e fui deitar-me novamente. Acabei adormecendo e só despertei pela manhã na hora do meu marido sair para o trabalho. Mal ele virou as costas e saiu no carro, sentei-me na poltrona onde o Henrique estava na noite anterior, e lembrando do que acontecera e da gozada dele nas minhas coxas e bunda, comecei a me masturbar gostoso, até que gozei fartamente, pensando no quanto seria bom ter o cacete daquele gato, na minha boca,na minha xota e no meu cuzinho. Dias se passaram e num certo sábado fui ao mercado fazer umas compras e para minha surpresa, encontrei o meu gato de consumo Henrique. Nos cumprimentamos beijando-nos no rosto e propositalmente no cantinho da boca e ele me passou o número do telefone, dizendo que queria muito transar comigo e sabia que eu também queria transar com ele, pois eu disfarçava muito mal estar dormindo, portanto se eu resolvesse marcar era só ligar para ele que não pensaria duas vezes em enfiar seu cacete nas minhas entranhas. Ele sorriu, deu-me um outro beijo, desta vez selinho e foi embora. Querem saber se aconteceu algo entre nós? Acabou acontecendo, mas conto outra hora.
Putinha baby – Nova Iguaçu - RJ
          Los cinco bombazos third party para Wii        


Publicado originalmente en La Gran N

Nadamos en la abundancia. 2010 es el año de la re-consagración de las third parties ( 2009 ya sentaron precedente ) y también el año en que Nintendo vuelve a estar en forma. Los dos flancos lo dan todo por un catálogo más extenso y de mayor calidad, pero como suele suceder cuando Nintendo lanza sus megatones ( léase Galaxy 2, Other M o el recurrente Zelda ), las third parties desaparecen para el público. Nintendo es muy Nintendo, y si tenemos Wii es por sus juegos, pero además de nueva epopeya de Link, hay muchos otros juegos que bien pueden ganarse un hueco en nuestras juegotecas de cara a fin de año, porque otros más cercanos como el monstruo del márketing Monster Hunter Tri o la venganza desesperada de No More Heroes 2 lo harán en cuestión de semanas. Estos son los cinco títulos de third parties que están dispuestos a seguir la estela de calité que las desarrolladoras vienen demostrando estos meses de 2010.




Conduit 2 ( High Voltage, Sega, finales 2010 )

La secuela del juego polémico del 2009. Lo que es cierto es que High Voltage y los jugones hemos aprendido la lección; tanta expectación puede acabar girandóse en contra y acabar por consumir tu juego. Independientemente del resultado final, The Conduit era un loable intento de llenar un hueco vacío en Wii y nadie le quita el mérito de divertir durante horas en su juego online. Tanto HV como Sega saben que ahora se tendrán que ganar el favor del público cuando el juego salga a la venta y no antes, pero lo poco que se sabe hasta ahora de él ( un multijugador en red y local cooperativo, personalización de personajes, mayor variedad de escenarios ) y la humildad que hasta ahora está teniendo HV entonando un mea culpa, puede llevar a tener fe y esperar que un shooter sin asperezas esta vez.



NBA Jam ( EA Tiburon, EA Games, finales 2010 )

Boom Shaka-Laka ! EA saca de la tumba los mates incendiarios de NBA Jam y los recupera en Wii con una nueva entrega capitaneada por su creador Mark Turmell, que se une a EA Iiburon porque nadie como él entiende el básquet arcade on fire. Personajes cabezones, una plantilla formada entre jugadores actuales y clásicos ( Larry Bird y Magic Johnson serán jefes finales ) y la posibilidad de jugar con un control similar al de Wii Sports Resort en la prueba de triples. Pero tranquilos haters del movimiento, también podréis encestar con control clásico. Lo que aun está por ver es si incluirá juego online, lo que le daría un plus enorme a su básquet tan particular.



De Blob 2 ( Blue Tongue, THQ, principios 2011 )

El juego del blandiblú colorista logró hacerse un hueco en el corazón de más de medio millón de jugones el pasado 2008, y si consigue esto, también se gana un rinconcito en el de THQ. Aunque la política de la editora californiana se aleja de adaptar sus exitazos a Wii, con De Blob piensan a lo grande. Serie de televisión y merchandising hasta con los Happy Meals a partir de 2011. Todo un producto del entertainment, donde el videojuego deja de ser la pieza principal para ser una más de todo el engranaje comercial. Los australianos de Blue Tongue repiten como desarrolladores en este plataformas tutticolori. Es el juego más enigmático de la lista, pero se dice por ahí que el cooperativo puede ser su principal novedad.



Epic Mickey ( Junction Point, Disney Interactive, otoño 2010 )

La estrella third party de Wii el regreso a escena del gurú Warren Spector tras seis años en la sombra. Pintar, borrar, y volver pintar a tu albedrío en escenarios reconocibles y repletos de personajes ( conocidos o no ) del mundo de Mickey Mouse, dónde él será la víctima y no el héroe triunfante. Aunque tú podrás elegir qué será según tus acciones, cambiando así las facciones u habilidades de la mascota de Disney. A medio camino entre el rol, las plataformas ( con fases 2D ) y la aventura, el padre de Deus Ex pretende crear el juego definitivo de Mickey Mouse y todo su mundo que lleva alrededor.



Tales of Graces ( Namco Tales Studio, NamcoBandai, otoño 2010 )

El segundo Tales of que Namco lanza en Wii, solo que esta vez no se trata de una secuela descafeinada. Los combates siguen siendo en tiempo real pero con los añadidos de poder moverte libremente por el mapeado de combate y no jugar en plano lateral y alternar dos estilos de combate, asignados al botón A o B respectivamente. Los combates se actualizan, los gráficos también, dejando de lado las texturas en baja resolución y luciendo todo tipo de efectos dinámicos y mapeados extensos. Todo un RPG épico japonés con mucho de digital: vía contenido descargable podrás jugar a un minijuego gratuito ( Kamenin Merchant ) de mazmorreo para cuatro jugadores con tu DS así como trajes alternativos para los protas, estos si previo pago de puntos Nintendo. Dicen las malas lenguas que septiembre sería una fecha ideal para tenerlo por Europa.

En el backstage:
Trauma Team ( no confirmado para Europa, mayo en Norte América ), Trackmania Wii ( septiembre ), Arc Rise Fantasia ( no confirmado en Europa, junio en Norte América )

          Desempaquetando el cofre de Monster Hunter Tri        
Nunca he sido muy fetichista de las ediciones especiales, y menos ahora que hasta los Imagina Ser pueden tener una con su bolsa de vómito especial incluida. Pero las pocas que aparecen en Wii, intento hacerme con ellas. La de The Conduit era sosilla: caja de cartón y libreto con bocetos, declaración de intenciones de todo el equipo y poquito más de un juego sin mucha chicha que sacar. Quizás una réplica del EVA, la esfera con la que ves mensajes ocultos, sí hubiera sido un puntazo. Las otras dos que tengo ( Metroid Prime Trilogy y HOTD Overkill son similares. caja de cartón con portada alternativa más folleto ( satinado eso sí, y con la historia de todos los Metroids y bocetos espectaculares pero algo pequeños para deleitarse la vista ) en el caso de Trilogy y cómic creado para la ocasión para Overkill.

La de Monster Hunter es otro cantar. una caja cofre que contiene juego + ¡ dos ! manuales, el portugués y el español/italiano, el mando Classic Controller Pro, pequeñísimo, ligerísimo y guapérrimo, pero que tras todos estos -ismos, adviertes que da la sensación de ser un cacho plástico con la mala tendencia de almacenar las huellas en su superfície. También el Wii Speak, una miniatura que aun ni he instalado y la joya de la corona: el busto de Lagiacrus, desmontable, de plástico sí, pero increíblemente detallada. Toda una figura de coleccionismo, by the face. Tanto Capcom como Nintendo se han ganado mi corazoncito con este pack limitado ( gracias a Dios, esfuerzo cero para conseguirlo. Ventajas de vivir en una ciudad media ), hacía muchísimo tiempo que no me ilusionaba tanto abrir un juego. Ahí os dejo algunas fotitos del desempaque del cofre, que me hizo ilusión hacerlas, aunque no sea un unboxing tan vívido como éste. Ah, y el juego... BRUTAL :D




Alineación al centro¡ You obtained a Wii !

          De realismo y estilo        
Cuando enciendo mi consola y me pongo jugar busco divertirme. Me da igual de qué manera, simplemente diversión. En ocasiones juegos arcade, otras opciones más realistas. El realismo, un tema de moda desde la revolución del movimiento iniciada por Wii. Primero el wiimote, después Wii Motionplus y ahora Arc y Natal, a cada aparato que se nombra el grado de perfección en la detección es mayor, por tanto más fiel y realista. ¿ Queremos realismo ? Sí, pero hasta cierto punto. Grand Slam Tennis entendía bastante bien que no debía formar al nuevo Federer, sino sólo ofrecer diversión con un plus de realismo asumible. Los dos primeros días sólo ganarás un par de partidos, pero aun con cierto grado de dificultad , pues hay que cuidar mucho tus movimientos, rápidamente podrás comenzar a vapulear a tus contrincantes. Tenemos claro pues, que en tema de control el realismo 100% fiel o es cosa de sectores minoritarios muy entregados ( sino los Flight Simulator o los simuladores de carreras de Turn 10 coparían las listas de ventas ) o se debe acotar para que llegue a ser divertido. Pero en tema de gráficos parece que no hay discusión: más es mejor. ¿ En Wii también ?


Jason Vanderberghe cree que no

No le encuentro la gracia en intentar conseguir el realismo en Wii. ¿ Por qué competir con 360 ? […] Los jugones verán las carencias, no tu trabajo.

El carismático encargado de Red Steel 2 apuesta más por crear un toque artístico distintivo, como los gráficos cell-shading, que por gráficos realistas, poniendo como ejemplos juegos que han triunfado ( Borderlands ) y otros que han fracasado ( The Conduit ). Gearbox dio en el clavo con el cambio a gráficos cartoon, pero High Voltage desde luego no fracasó en su decisión de optar por exprimir parte del potencial gráfico de Wii. Ni tampoco lo han hecho juegos referente como Super Mario Galaxy, Metroid Prime 3: Corruption, Resident Evil: The Darkside Chronicles o el futuro Metroid: Other M. Al juego del agente Ford le faltaba precisamente eso que comenta Vanderberghe: estilo. Si en los inicios de Wii todo aquél que la defendía empleaba como lema el 'la potencia sin control no sirve de nada' ahora podríamos decir que ' la potencia sin estilo no sirve de nada '. Killzone 2 es un auténtico logro técnico, pero pocos se han acordado de él en la centena de premios anuales de videojuegos. Juegos como Uncharted 2 se han llevado ése honor, ¿ por qué ? Simple, además de potencia tenían estilo; son caras bonitas y además diferentes, claramente distintivas. Incluso Gears of War y su paleta de colores especializada en todo tipo de grises tenía estilo ( copiado hasta la náusea y de ahí los chascarrillos de 'otro shooter gris' ). En ocasiones, sin potencia pero con estilo se puede destacar: Travis Touchdown y su meta por ser el mejor asesino ( de paso echar una canita al aire con una Paris Hilton afrancesada ) es un vivo ejemplo de juego que un estilo propio puede compensar carencias gráficas.

Las comparaciones son odiosas, y ( muy ) poca gente será capaz de pensar que un juego con buenos gráficos en Wii no deja de ser algo menor. Pero aunque yo me fijara en las texturas pixeladas en planos cercanos de Darkside Chronicles, he llegado a abrir la boca de par en par con el enorme trabajo de Cavia y Capcom. Vanderbergue no da en el centro pero sí toca la diana: que tu juego tenga estilo propio es siempre necesario para no ser uno más, pero que Wii no tenga corazón de 360 no da pie a no intentar hacer gráficos realistas. De ser cierto lo que dice Vanderbergue, las portátiles a día de hoy serían de 8 bits y monocromas.

          Nintendo pone al día a Norte América: Super Mario Galaxy 2, Dragon Quest IX, Cave Story, Metroid M        

Nintendo acaba de terminar su famosete Media Summit en San Francisco, esto es lo que ha dado de sí. Muchas fechas de mucho juegazo, todo válido para Norte América only. Quince juegos para Wii disponibles para prensa ( que en realidad son 11 de Wii/DSiWare + cuatro físicos ) y ocho para DS:

Metroid: Other M continua siendo un misterio indescifrable. ¿ Como se jugará ? Ni flowers oiga, la demo para prensa es a puerta cerrada, pero el resto de mortales sabemos que sale el 27 de junio.

Super Mario Galaxy 2, previsto para el 23 de mayo, De lo último de Mario se ha hecho hincapié en las novedades de la secuela: nuevos objetos, como el taladro ( usado para derrotar un jefe similar al del primer Galaxy, y el retorno del fiel corcél-dinosaurio que es Yoshi y su glotona lengua, controlada con el puntero del mando de Wii que nos servirá para tragar todo tipo de frutas y cambiar así nuestras habilidades. Cammie Dunaway, responsable del márketing y adorada por todos los nintenderos que seguimos los E3, ha soltado una perlita al estudio ( EAD ) encargado: 'No hay nadie con una mente más creativa que la suya'. Ella sabe como venderse.



Dos juegos más han pasado algo de refilón por la conferencia, como es el caso de Sin & Punishment 2: Star Successor, previsto para el 7 de junio ( esperemos que aquí llegue antes ) y un desconocido FlingSmash compatible con Wii Motionplus. ¿ Un juego nuevo o el Span Smasher que conocíamos ? Me decanto por lo segundo, que además coincide con la mécanica de una bola que rebota y se pega contra todo.

Las third parties han tenido presencia en el evento. primero para sacar pecho de ventas ( 54 juegos third en Wii han superado el millón y 63 en DS, frente a los 22 (Wii) y 45 (DS) de Nintendo que lo han logrado ), segundo para poner sobre la mesa cosillas como la fecha yanqui de Monster Hunter Tri ( 20 de abril, diez días antes que aquí y con regalo de 500 puntos a quien lo reserve en GameStop ) o lucir exclusivas como el Prince of Persia original en el nuevo juego del Príncipe. Como el ultimo de Indiana Jones mira, igual se repite la triste historia...

El Wiiware puede estar de enhorabuena porque... ¡¡ Cave Story sale el 22 de marzo !! No estaba muerto, estaba de parranda, entre este, Megaman 10 el 21 del mismo mes y dos nuevos Art Style en primavera ( Light Trax y Rotozoa ), nos damos por satisfechos.

En temas portátiles se han anunciado la fecha de la nueva DS... la XL claro. 28 de marzo a 190 dólares, más tarde y cara que aquí, acompañada de la secuela de Cocina Conmigo y el 100 Libros Clásicos, que en Europa sale de forma fragmentada en un país sí, otro no. El DSiWare se pone un poco al día y el shooter matamarcianos Aa Mujou Setsuna, tal y como se había rumoreado, llega a USA bajo el nombre de Metal Torrent, mientras que Photo Dojo, un beat'em up a base de hacerte foticos ( y grabando el sonido tus propios hadokens, o como quierás llamarlos ), también llega en primavera. Y como no, un megatón también previsible porque Nintendo ya comentó que, junto a MH Tri, iba a dedicarse en cuerpo y alma a este juego third party, Dragon Quest IX: Sentinels of the Starry Skies saldrá bajo sello Nintendo, presumiblemente hacia junio.

Esto es todo amigos. ¿ Alguna decepción ? ¿ Alguna alegría ? A la espera del embargo de impresiones y de la conferencia de mañana europea. Estos mismos juegos, pero aquí. Señor@s, me declaro en ruina oficialmente; de tiempo y dinero.


Fuente (2)
          Bajadas de tensión        

Esta semana High Voltage ha vuelto a ser noticia en todos los rincones de Internet. Los padres de The Conduit, que adoraban a Wii sobre todas las cosas y querían demostrar que en la consola hay lugar para todo tipo de jugadores, anuncia que su The Grinder será multiplataforma. ¿ Perdemos algo importante los usuarios de Wii ? Sólo tiempo, puesto que la multiplataformidad conllevará que el juego se retrase un año más, hasta octubre de 2011. Pero posiblemente tengamos un mejor juego, no ya por el tiempo extra ( que aprovecharán para pulir las versiones HD ) sino porque se el aumento de presupuesto y la ambición del propio estudio. No tengo la menor duda que ahora The Grinder supone un proyecto aun mayor tanto para High Voltage como para la editora ( ¿ puede que otra vez Sega ? HV cuando lo anunció dijo que ya tenía editora, ahora parece que la han perdido). Sin ir más lejos, en apenas seis meses el cambio entre el primer trailer del juego y el último lanzado es abismal. Además no estamos hablando de una conversión tardía o menor, sino de un juego de Wii que se pasa a las otras plataformas, como sucedió con No More Heroes y seguramente sucederá con muchos más con la llegada de Natal y Arc. Wii sigue siendo principal, The Grinder continua siendo uno de los más prometedores de Wii, aunque ya no lleve el 'Only For'.




El que posiblemente no pueda tildarse de prometedor es Tournament of Legends, otrora Gladiator A.D. El híbrido de sangrientas batallas entre fieros gladiadores pasa a ser un Masters del Universo con exceso de colorismo. Los aguerridos y curtidos gladiadores dejan paso a todo un helenco de luchadores tan mitológicos como tópicos: valkírias, minotauros y demás fauna digna del nuevo remake de Furia de Titanes, de la cual HV admite la inspiración ( y porque no, aprovecharse del éxito que tendrá ). Las refriegas con litros de sangre son sustituidas con peleas inocuas en un estilo de lucha diagonal que se aleja de la algo extraña cámara trasera que tenía originalmente. ¿ Wii Motionplus ? ¿ Modo online ? Son cosas que se dejan para The Grinder, especialmente esto último porque ya piensan en contenido descargable. Uno se alza, otro cae. Gladiator A.D. era una rareza sin pulir que posiblemente hubiera pasado sin pena ni gloria, pero su talón de Aquiles también era su fortaleza. Con Tournament of Legends, High Voltage sigue a pies juntillas lo que han hecho con The Grinder: 'hacer el juego para el mercado, no para nosotros'. Con el L4D de demonios posiblemente funcione, con Tournament of Legends no.


          Marzo, el mes de DSi        

Al loro dentro de dos meses, porque Nintendo desata toda la caballería para el mes de marzo. DSi XL, la portátil en que el tamaño sí importa. Aunque todos podamos ser clientes potenciales, es el público que más peina canas y con algo de cataratas el público objetivo, y Nintendo refuerza bien el lanzamiento del nuevo modelo con dos juegos de DsiWare preinstalados( un minijuego de Brain Training y y el Diccionario 6 en 1 ), los más apetecibles a este tipo de público y así de paso les enseñas qué es el DsiWare. No sólo en formato digital, también en físico lanzará un par de juegos para acompañar la consola. El puzle que ha reventado en ventas en Japón Picross 3D y 100 Libros Clásicos, o convierte tu DS en un e-book la mar de chulo. Ya se podía dar por perdido después de salir las navidades del 2008 sólo en Reino Unido, pero Nintendo lo ha rescatado para publicarlo el 5 de marzo, junto con el nuevo Picross y XL. De momento sólo hay la confirmación oficial de salir en Francia, pero será cuestión de tiempo que se oficilialice aquí también. El lanzamiento más importante, el de


Para acabar de redondear la jugada, el 25 del mismo mes salen los remakes de Pokémon Oro y Plata y en febrero, un nuevo color para la DSi clásica, el rosa, acompañado del ( algo fallido en ventas aquí ) Style Boutique en un pack. Buf, todo esta amalgama de fechas y juegos sólo puede traducir en: DS nunca muere, sólo se reinventa. Para Wii, Nintendo confía en tirar del pack Wii negra más los dos Wii Sports, la secuela de Endless Ocean y lo que den de sí las third parties, que no es poca cosa. Si no aprovechan esta oportunidad para hacerse un hueco, peor para ellas.



          DO ÁPICE AO FUNDO DO POÇO EM APENAS UMA TEMPORADA        

Flu (1) pode se juntar ao Milan (2) como campeão num ano e rebaixado no outro




O tradicional Fluminense pode entrar num rol nada agradável neste domingo na última rodada do Brasileiro. O tricolor das Laranjeiras pode se tornar o 60º clube da história do futebol a ser rebaixado para a segunda divisão nacional apenas uma temporada após ter sido campeão. 

Dentre os atuais 59 constam times da grandeza de LDU/EQU, Universidad Católica/CHL, Manchester City/ING, Olympique de Marselha/FRA e Milan/ITA. Entretanto, esses dois últimos caíram por motivos extracampo. 

A equipe inglesa caiu após ser campeão de uma forma curiosa na temporada (1937/38): com saldo positivo de gols, marcando 80 vezes - mais até que o então campeão Arsenal. Entretanto o número de derrotas culminou com a ida à segundona.

Já Olympique (1994) e Milan (1980) foram campeões na temporada anterior e rebaixados na seguinte  em suas respectivas ligas devido a escândalos de manipulação de resultados, que custou até a participação dos franceses da decisão do Mundial Interclubes de 1993.

A Juventus de Turim chegou a ser campeã italiana em 2004/2005 e  na temporada seguinte disputar a Serie B. Contudo, o título da Vecchia Signora foi retirado pela Federação Italiana.

A Noruega e a Suécia são os países em que mais esse tipo de situação aconteceu: 4 vezes. Curiosamente a Finlândia e a Dinamarca aparecem logo a seguir com 3 ao lado de mais alguns outros pelo planeta, fazendo até parece que tal situação estranha é uma especialidade nórdica.

Editado (às 21h10 do dia 08/12/2013): O Fluminense tornou-se o 60º clube a ser rebaixado uma temporada depois de ter sido campeão nacional após a última rodada do Campeonato Brasileiro neste domingo.

Abaixo, a lista dos 60 times que foram do céu ao inferno no intervalo de apenas uma temporada. Entre parênteses, na ordem, os anos em que foram campeões e rebaixados logo a seguir. 


* Alemanha

- 1.FC Nürnberg (1968 - 1969)


* Argélia

- Entente Sportive de Sétif (1987 - 1988)
- USM El Harrach (1998 - 1999)


* Andorra

- Constel-lació Esportiva (2000 - 2000)
Obs.: Rebaixado na mesma temporada por envolvimento em irregularidades financeiras.


* Aruba

- San Luis Deportivo (1984 - 1985)


* Áustria

- FC Tirol Innsbruck (2002 - 2002)
Obs.: Rebaixado pela federação por não ter suas contas aprovadas.


* Brasil

- Fluminense (2012 - 2013)


* Bolívia

- Universitario de La Paz (1969 - 1970)
- Jorge Wilstermann (Apertura 2010 - Clausura 2010)


* Camarões

- Aigle Nkongsamba (1994 - 1995)


* Chile

- Universidad Católica (1954 - 1955)


* Costa Rica

- El Carmen FC (1961 - 1961)
Obs.: Rebaixado na mesma temporada após conflitos com outros clubes e a federação, que formularam a disputa de um "playoff" após o campeonato nacional e que terminou com o atual campeão ficando na última colocação.


* Dinamarca

- KB (1950 - 1951)
- Hvidovre (1973 - 1974)
- Herfølge BK (2000 - 2001)


* Equador

- LDU (1999 - 2000)


* Finlândia

- Ilves-Kissat (1950 - 1951)
- TPV (1994 - 1995)
- Haka Valkeakoski (1995 - 1996)


* França

- Olympique Marseille (1993 - 1994)
Obs.: Rebaixado após escândalos de manipulação de resultados.


* Guiné

- AS Kaloum Star (2007 - 2008)
Obs.: Rebaixado após dois WO's no campeonato por problemas contratuais com patrocinadores.


* Guiné-Bissau

- UDIB (2003 - 2004)
Obs.: Rebaixado após WO's nas duas primeiras rodadas da temporada
- Atlético Bissorã (2011 - 2013)
Obs.: Não houve competição em 2012.


* Holanda

- RC Heemstede (1953 - 1954)


* Ilhas Faroe

- B71 (1989 - 1990)


* Indonésia

- PSIS (1999 - 2000)
- Petrokimia Putra (2002 -2003)
- Persebaya (2004 - 2005)
Obs.: Rebaixado após se recusar a disputar a última partida do playoff em 2005.


* Inglaterra

- Manchester City (1937 - 1938)


* Irlanda

- Shelbourne (2006 - 2006)
Obs.: Rebaixado pela federação por não ter as contas aprovadas.


* Israel

- Hapoel Kfar-Saba (1982 - 1983)
- Hapoel Tel-Aviv (1988 - 1989)


* Itália

- Milan (1979 - 1980)
Obs.: Rebaixado após escândalos de manipulação de resultados.


* Jamaica

- Violet Kickers (1996 - 1997)


* Luxemburgo

- Union Luxembourg (1927 - 1928)


* Macau

- Monte Carlo (2008 - 2009)
Obs.: Rebaixado após divergências com a federação e com o Macau FC.


* Malta

- Rabat Ajax (1986 - 1987)


* México

- Marte (1954 - 1955)


* Nigéria

- Stationery Stores (1992 - 1993)
Obs.: Rebaixado após vários WO's nos jogos fora de casa.
- Shooting Stars (1998 - 1999)
- Bayelsa United (2009 - 2010)


* Noruega

- Freidig (1948 - 1949)
- Fram (1950 -1951)
- SK Brann (1963 - 1964)
- Lyn (1968 - 1969)


* País de Gales

- Barry Town (2003 - 2004)
- Rhyl (2009 - 2010)
Obs.: Rebaixado após não conseguir a licença para a disputa da nova liga criada.


* Polônia

- Ogniwo Bytom (1954 - 1955)
Obs: Rebaixado após fundir-se com o Szombierki Bytom e mudar seu nome para Polonia Bytom.


* República do Congo

- Saint Michel de Ouenzé (2010 - 2011)


* República Dominicana

- Deportivo Pantoja (2001 - 2002)
- Baninter/Jarabacoa (2003 - 2005)
Obs.: Não houve competição em 2004.


* Rússia (então União Soviética)

- CDSA Moscou (1951 - 1952)
Obs.: Rebaixado pela federação após a pífia participação soviéticas nas Olimpíadas de 1952, no qual o time era a base da seleção de futebol.


* Santa Lúcia

- Roots Alley Ballers (2009 - 2010)


* San Marino

- La Fiorita (1990 - 1991)


* Suécia

- Helsingborgs IF (1934 - 1935)
- GAIS (1954 - 1955)
- Djurgårdens IF (1959 - 1960)
- IFK Göteborg (1969 - 1970)


* Uzbequistão

- MHSK Tashkent (1997 - 1998)


* Vietnã

- Cang Saigon (2002 - 2003)





Foto 1: André Durão - Globoesporte.com
Foto 2: Autor desconhecido

          FUTEBOL NO PARAÍSO TURÍSTICO        

Tahiti: estreante em competições da FIFA




A Copa das Confederações da FIFA aqui no Brasil se avizinha, dia 15 próximo teremos o pontapé inicial do torneio em Brasilia na partida entre Brasil e Japão. E nesta competição teremos um integrante bastante inusitado que algumas pessoas sequer ouviram falar: o Tahiti (Taiti no "português brasileiro").

O Tahiti se encontra na Polinésia Francesa, território semi-autônomo pertencente à França na Oceania, mas com administração, legislação e economia próprias e uma badalada região turística que atrai milhares de viajantes o ano inteiro por suas paisagens paradisíacas, natureza exuberante e praias de águas cristalinas. É a maior ilha do arquipélago das Ilhas Sociedade e sua capital é Papeete. Sua população total é de pouco mais de 178 mil habitantes, seu regime de governo é o presidencialista, sua economia baseia-se no turismo e sua moeda é o Franco do Pacífico. 

As práticas esportivas na ilha polinésia são pouco disseminadas. A modalidade mais popular é o Va'a, ou canoa em português, que consiste numa espécie de canoagem. Outros esportes também são bastante praticados no Tahiti, como o surf, o rugby, o basquete e o futebol. Este último, inclusive, alcançou um feito notável em 2012 conforme veremos adiante.

O futebol tahitiano é bastante recente se comparado com a maioria dos países pelo mundo. E as informações disponíveis são bastante escassas como boa parte dos países da Oceania. A FTF (Federação Tahitiana de Futebol - ou Fédération Tahitienne de Football na língua local) foi fundada em 1938, mas a seleção nacional só veio estrear nos campos 14 anos depois num amistoso contra a Nova Zelândia. Ainda atuando sob o nome de Polinésia Francesa os tahitianos empataram com os neozelandeses por 2 a 2 em seus domínios. A primeira vitória oficial da seleção foi em 1953 sobre Vanuatu (então Novas Hébridas) por 4 a 3 na casa do adversário. Em 1971 o Tahiti protagonizou uma das maiores goleadas da história do futebol entre seleções: 30 a 0 nas Ilhas Cook em Papeete.

Os números, como já informado, são escassos sobre o futebol do Tahiti, inclusive na página oficial da FTF. Lá não há registros sobre os recordistas de gols e de participações com a seleção e os sites que têm algum tipo de informação não possuem fontes oficiais. O pouco que se tem conhecimento é de suas participações em competições, sobretudo nas organizadas pela OFC, a entidade que rege o futebol na Oceania. Até 2009 as participações tahitianas se resumiam à Copa das Nações da Oceania ou às Eliminatórias para Copa do Mundo, quando estreou em 1992. Participou há 4 anos pela primeira vez em sua história de um campeonato promovido pela FIFA: o Mundial sub-20. Em âmbito continental seu histórico é bastante razoável com três vice-campeonatos e um 3º lugar. Entretanto, no ano passado essa história mudou de patamar com a conquista inédita da Copa das Nações, tornando-se o primeiro país a faturar o torneio além das poderosas Nova Zelândia e Austrália. Os tahitianos levaram a taça diante da Nova Caledônia na grande decisão e novamente fizeram história ao se classificarem pela primeira vez para um campeonato com as seleções principais organizado pela FIFA: a Copa das Confederações.

Em 2012 o Tahiti conseguiu seu grande êxito em seus 61 anos de existência ao vencer a Copa das Nações da Oceania nas Ilhas Salomão. Os principais destaques da conquista heroica foram os atacantes Steevy Hue (autor do gol do título na final) e Lorenzo Tehau, os meias Jonathan e Alvin Tehau, o defensor Nicolas Vallar (capitão do time e eleito o melhor jogador do torneio), além do treinador Eddy Etaeta, ex-jogador da seleção de 43 anos e grande responsável pela campanha vitoriosa dos tahitianos.

Como já citado não há registros oficiais dos recordistas de jogos e gols pela seleção polinésia, mas podemos aqui citar alguns jogadores que, de alguma forma, tiveram destaque atuando pela equipe ao longo dos anos: o atual treinador Eddy Etaeta, Reynald Temarii (ex-presidente da OFC), o defensor Samuel Garcia, os atacantes Félix Tagawa e Tetahio Auraa, entre outros. No atual elenco todos os atletas atuam no futebol local, predominantemente no AS Dragon, principal clube do Tahiti, com exceção de um: o atacante Marama Vahirua de 33 anos, tahitiano radicado na França que chegou a atuar nas categorias de base da seleção francesa, e que defende o Panthrakikos da Grécia. Vahirua, inclusive, fará sua estreia com os polinésios nessa edição da Copa das Confederações, cuja equipe está no Grupo B ao lado de Espanha, Nigéria e Uruguai. Outro dado curioso é que apenas o mesmo Vahirua é jogador profissional, visto que todos os demais são amadores, ou seja, possuem outras ocupações como professor, bombeiro e bibliotecário, além da prática futebolística.

A seleção tahitiana joga no modesto estádio Hamuta, localizado na capital Papeete, que tem capacidade para cerca de 10 mil pessoas e é multi-uso. Após o título da Copa das Nações da Oceania no ano passado sua posição no ranking da FIFA deu uma boa guinada: hoje é a 138ª colocada. Além desta taça, a equipe da Polinésia Francesa ainda possui conquistas dos Jogos do Pacífico Sul.

Por fim, para quem é bem mais conhecido como um paraíso turístico, nada mal fazer turismo também atuando num torneio internacional em outro destino bastante visitado: o Brasil. Será uma atração e tanto em terras brasileiras.

Abaixo, dados e estatísticas da seleção que pode ser seu próximo destino nas férias.


FÉDÉRATION TAHITIENNE DE FOOTBALL (FEDERAÇÃO TAHITIANA DE FUTEBOL)

* Fundação: 1938

* Presidente: Eugene Haereraaroa

* Estádio: Hamuta (Papeete/TAH - 10 mil pessoas)

* Treinador: Eddy Etaeta

* Uniformes: Camisas brancas com detalhes vermelhos, calções vermelhos com detalhes brancos e meiões brancos com detalhes vermelhos (titular) / Camisas vermelhas com detalhes brancos, calções brancos com detalhes vermelhos e meiões vermelhos com detalhes brancos (reserva)

* Títulos (6): Jogos do Pacífico Sul (1966, 1975, 1973, 1983 e 1995) e Copa das Nações da Oceania (2012)

* Principais nomes: Eddy Etaeta, Reynald Temarii, Samuel Garcia, Nicolas Vallar, Lorenzo Tehau, Jonathan Tehau, Alvin Tehau, Félix Tagawa, Tetahio Auraa e Steevy Hue




Escudo: arquivo pessoal
Foto: Fifa.com

          Que tipo de java devo começar?        
Topic: Que tipo de java devo começar?

Author: Lily4455
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          POST RÁPIDO Y VUELVO AL ESTUDIO        
PAROS DOCENTES Y DE LOS DEMÁS

Lo único que voy a decir es lo de siempre.

Si los médicos y docentes esperaron a esta situación salarial extrema que viven para protestar, es porque realmente tienen vocación de servicio.

Grahovac es un traidor de mierda que ahora le da la espalda a los que antes defendía. La política saca lo peor de las personas.

Repudio todo tipo de desmán.


CENA DE EGRESADOS GONE WRONG

Los recientemente egresados alumnos del Monserrat pasaron un mal momento.

Ver nota

También recomiendo lectura del post SEXTO AÑO: GARCAS AL ASECHO


MENOS TRANSPARENTE QUE ANTEOJOS DE SOL

Las autoridades de la Facultad de Lenguas de la UNC va a licitar en forma cerrada (eso significa favorecer a sus amigos) la fotocopiadora que hasta hace poco era un ingreso económico para el Centro de Estudiantes de esa facultad.

Sólo espero que den marcha atrás con este curro. Si no... bánquense las puteadas desde este blog.
          REVISION: IPO Activity and Information in Secondary Market Prices        
This paper explores the link between IPO underpricing and financial markets. In my model the IPO is a mean for a capital constrained initial investor to exit and thereby to raise funds for a new investment opportunity. This investor is privately informed vis-a-vis outside investors about the profitability of the new opportunity and the quality of the firm to be offered in the IPO. He can then use the offer price and the fraction of shares sold as signals of his private information. The model shows that underpricing is not only linked to firm's characteristics, i.e. firm value, but to elements external to the firm, i.e. new investment profitability and financial markets characteristics. In particular higher market efficiency reduces the cost of listing. This results in lower underpricing and the listing of more valuable firm. Similarly, a higher lower bound of the new investment's profitability reduces the information asymmetry and hence reduces underpricing and widens the range of ...
          Conhece-te a ti mesmo        
Mudar o mundo?

Mudar o vizinho barulhento?

Mudar os pais??

Pelo contrário, se há algo difícil nessa vida é olhar o próprio umbigo/trava nos olhos/etc e reconhecer que o problema está em nós mesmos. Se há uma tarefa difícil, dura, árdua nessa vida é conseguir se enchergar, ver que todos os defeitos refletivos (reconhecidos com tanta facilidade) nos outros está é em nós mesmos. 1º passo reconhecer, 2º querer mudar, 3º mudar.

A vantagem de mudar uma frequência de pensamento (e por conseguinte, atitudes) é que não se volta atrás. Quando um novo pensamento (ou uma nova ideia) é plantada na mente e ela faz sentido aí nada a faz sair de lá. Ok, só outra ideia que faça mais sentido ainda. A pessoa precisa querer acreditar naquilo, considerar aquilo uma verdade. Digna de ser considerada e defendida.

Pois que uma amiga (ok, psicóloga) um dia indicou que poderia ser o caso de eu caçar um tipo de terapia comportamental chamada EMDR ou EMDR- Eye Movement Desensitization and Reprocessing - Dessensibilização e Reprocessamento através de Movimentos Oculares.

Não se sabe porque ou como mas o movimento dos olhos ao se pensar em traumas faz com que o cérebro consiga ressignificar os pensamentos e padrões mentais tornando aquele pensamento mais uma lembrança que um trauma. Gostei duma comparação/suspeita que li (ou vi em vídeo do youtube sobre) sobre essa movimentação consciente dos olhos ser da mesma linha do REM, movimento que fazemos com os olhos enquanto dormimos. Este é um momento do sono em que nossas ideias são armazenadas/processadas/compreendidas pelo cérebro.

O interessante do trauma é que ele é um acontecimento justamente não processado pelo cérebro. O cérebro não pode trabalhar o acontecimento para que ele pudesse ser devidamente assimilado/compreendido. Para corrigir isso o método de EMDR "força" nosso cérebro a fazê-lo de forma consciente.

Espero que meus problemas passem a ter o problema original (e não o tamanho monstro que atualmente ocupam na minha vida). Quem me conhece saberá quando eles não estiverem mais no caminho. Pois que vou deslanchar em maior velocidade que tenho feito nos últimos anos.

O psicoterapeuta ou psiquiatra precisa ter formação específica nesta atividade e ser cadastrado na Associação que representa a prática no Brasil. Aqui a lista dos profissionais.

Mais em Trauma tem cura
e Orgonizando
também EMDR no Wiki

Ou, melhor ainda, informem-se! Busquem solução para os problemas. São tem problemas quem não procura. Quem procura acha e resolve. Nada de tapar o sol com a peneira, o negócio é reconhecer a existência dos problemas e coexistir pacificamente com eles.

          Latina Crafter Blog Hop Alumni        


Hola !! y bienvenid@s a este blog hop especial! estamos celebrando el 6to Aniversario de Latina Crafter ! Yo tuve la fortuna de formar parte del equipo de diseño de LC por algun tiempo y fue una grata experiencia, he conocido chicas maravillosas y talentosas, ademas los productos son de primera calidad y siempre disfrute crear con ellos. Quiero agradecer en especial a Diana por haberme permitido ser parte del equipo, para ella y todas las chicas solo quiero decir GRACIAS!

Y  es asi como se titula mi tarjeta, Esta vez  utilice colores mas vibrantes con tema de Verano, para los sellos use embossing en color dorado para que combinara con los demas elementos.
recuerden comentar en todos los blogs, habra una tarjeta de regalo de $25!



Orden del salto:
Regresa a Latina Crafter para anotarte en el inlinkz: http://latinacrafter.blogspot.com/2...Tienes hasta el domingo 11 de Junio para participar!! buena suerte a tod@s!

          Hello Spring and BIG Sale        

 I can't wait for sunny days, I'm not a big fan of rain/cold weather. I create this mini embroidery hoop a few days ago, I found it while I was cleaning my craft room, and decided to decorate with bits and pieces of paper from the collages: Spring Fling and Wood Roses, I paint the wood words (they are from Michael's I think I got them last year) then I sprinkle only the word Spring with glitter, again I use some of the new dies from eBay (leaves, mini bow and banner)  and a few flowers from Prima.

 No puedo esperar para disfrutar de dias mas soleados, no soy fan de los climas frios y la lluvia. Les comparto hoy este mini bastidor que hice hace algunos dias, lo encontre mientras limpiaba mi cuarto de scrap, y decidi adornarlo con cositas que fui encontrando por ahi. Los papeles son retazos de los colages: Spring Fling y Wood Roses, pinte las palabras de madera (son de Michael's creo que las compre el año pasado) despues puse un poco de glitter en la palabra Spring solamente, use de nuevo algunos suajes de eBay (hojas, el moñito y banderines) y flores de Prima.
I finished with some lace and seam binding. Love this kind of projects!

Termine de decorar con seam binding y encaje. Me encanta este tipo de proyectos!
Next a cute card using papers from my stash and tag from the collage Antique Tags No.2 the birdcage, butterfly and sentiments can be found here: Planner Girl

A continuacion una tarjeta usando papeles de mi coleccion y etiqueta del colage: Antique Tags No.2 la jaula, mariposa y sentimiento son del colage: Planner Girl
And before I go I want to invite you to visit my Etsy Shop, I am having a BIG SALE in all digital items, you don't need a special coupon to enjoy the 60% off. I will be adding new stuff in the next days and they will be also on sale! happy shopping!

Es todo por el dia de hoy pero antes quiero invitarl@s a la GRAN VENTA en mi tienda   Etsy en todas las imagenes digitales, no necesitan cupon especial ya todo tiene el 60% de descuento. Estare poniendo muchas cosas nuevas en la  tienda y tambien tendran descuento! felices compras!

          Norte Pioneiro - Tecnologia verde como meta         
A TI Compracam foi a primeira empresa a se instalar na unidade de Jacarezinho e representa o 100º negócio incubado no Tecpar


Jacarezinho - Uma parceria entre o Tecpar (Instituto de Tecnologia do Paraná) e a Unilivre (Universidade Livre do Meio Ambiente) irá oferecer oportunidades a empreendedores e empresários no desenvolvimento e na criação de negócios inovadores com o uso de tecnologias sustentáveis, além de ofertar infraestrutura inicial para esses projetos por meio do Programa Incubação Verde, da Intec (Incubadora Tecnológica do Tecpar).

De acordo com o diretor-superintendente da Unilivre, Celso Kloss, a parceria levará mais uma oportunidade de apoio à tecnologia verde e irá atuar em duas frentes: nas universidades, para acelerar a transformação de pesquisa em novos produtos sustentáveis; e nas empresas, para que elas possam desenvolver, junto à Intec, projetos com tecnologias ambientais. "Vamos capacitar os empresários na área de gestão ambiental, com assessoria e consultoria no desenvolvimento dos projetos. Queremos aproveitar o Programa Patente Verde do Inpi (Instituto Nacional da Propriedade Industrial), que dá prioridade no exame do requerimento de pedidos de patente de tecnologias inovadoras voltadas ao meio ambiente, para que inovações na área se desenvolvam", explica Kloss.

O gerente dos Parques e Incubadoras Tecnológicas do Tecpar, Gilberto Passos Lima, salienta que um edital específico para o Programa de Incubação Verde está sendo criado na Intec e deve ser lançado em breve. "Está tudo programado para ser publicado neste segundo semestre. No entanto, os empreendedores e empresários já podem candidatar seus projetos sustentáveis com base no edital vigente", orienta Lima.

A Incubadora Tecnológica do Tecpar oferece 32 vagas a empresas inovadoras que buscam o apoio do instituto para desenvolver seus negócios. São 16 vagas para a modalidade de incubação residente (quando a empresa permanece nas dependências da Intec) e outras 16 para a incubação não residente, quando o empresário não se instala na incubadora, mas conta com o apoio dos especialistas do instituto. As vagas estão divididas nas duas unidades da Intec, em Curitiba (20) e em Jacarezinho (12).

Para concorrer a uma das vagas, o projeto deve apresentar três requisitos: inovação (introdução de novidade ou aperfeiçoamento que resulte em novos produtos, serviços ou processos), base tecnológica (aplicação de conhecimento técnico-científico e investimento em Pesquisa e Desenvolvimento) e prova de conceito ou protótipo (modelo prático que possa provar o conceito estabelecido).

NEGÓCIOS
Ao longo de 27 anos, a Intec ofereceu suporte tecnológico a mais de 100 negócios. Atualmente, oito empresas passam pelo programa no instituto com o desenvolvimento de tecnologias em diversas áreas, duas delas no Parque Tecnológico do Norte Pioneiro, em Jacarezinho.

Uma é a Forrest Brasil Tecnologia, que desenvolve uma metodologia inédita voltada à saúde pública. O projeto de Desenvolvimento e Inovação (D&I) irá produzir e liberar na natureza machos estéreis do mosquito transmissor do Aedes aegypti para o controle natural dos insetos. Com a aprovação da ideia, a tendência é que haja queda da incidência do mosquito em até 90%, com redução significativa de registros nos casos de doença como a dengue, zika e chikungunya. A outra companhia é a TI Compracam, que desenvolve sistemas de gestão empresarial. Ela ingressou na Intec em novembro de 2016, e representa o 100º negócio incubado no Tecpar e a primeira da unidade de Jacarezinho.

Os interessados em participar do processo seletivo podem acessar o edital pelo site da Intec (intec.tecpar.br/comoincubar). Mais informações podem ser obtidas pelo telefone (41) 3316-3176.
Luiz Guilherme Bannwart
Especial para a FOLHA DE LONDRINA

          O que usar nas férias?        

Seja na praia, campo ou cidade, lembre-se que você está de férias. Precisa relaxar, descansar o corpo e deixar a alma fluir levemente. É hora de largar o salto alto dentro do armário, a maquiagem pesada e usar roupas leves e confortáveis. Mas para isso não precisa perder a vaidade e nem ficar circulando com trapinhos.

LOOK 1: Para sair por aí explorando novos lugares, sugiro uma mochila descolada, shorts jeans mega confortável, aquela blusinha que você não quer tirar do corpo e nos pés, uma sandalinha, rasteirinha ou um tênis bem cool. Lembre-se do chapéu para proteger do sol. O escolhido da vez foi um modelo tradicional que veste super bem com roupas básicas, estilo panamá com detalhe rendado.  

look basico verao ferias

LOOK 2: Para aquele rolezinho de final de tarde na praia, que tal um vestidinho listradinho? Nada de excessos, só com a carteira de mão  para levar os apetrechos necessários e o inseparável chapéu fedora.

look basico verao ferias

LOOK 3: Precisa fazer compras? Então investe no vestidinho básico liso e curto, maxi bolsa dupla face para levar tudo e mais um pouco. Se joga nas sandálias tipo alpagartas ou tênis no modelinho básico. E claro, leve um chapéu clarinho para ficar com look discreto.  

look basico verao ferias

 

LOOK 4: Macaquinho está em alta neste verão, pode usar na cidade ou praia, qualquer lugar veste bem. Para deixar o look mais moderno e jovem, combine a bolsa carteiro pink com chapéu pretinho que não tem erro. 

look basico verao ferias

 

LOOK 5: Vai para uma baladinha ou happy hour? Então vale investir um pouco mais na produção, sem perder o conforto. Se a balada for direto da praia, leve sua maxi bolsa ou então troque por uma carteira de mão. O Chapéu Rodeo Drive já fala por si só, pura elegancia. E para finalizar um macacão grafite, confortável e sexy.  

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          Gemma        
Ayer por la noche hicimos la tercera reunión de tuppersex con dulcedeleche y por tercera vez encantada con ellos. La asesora que vino fue genial!!! Muy divertida, graciosisima!! Un encanto!! Tengo que decir que sois un equipo fantástico! Aconsejo a todo el mundo que se anime a hacer reuniones con dulcedeleche!! Un beso!!
          GABARITO DA PROVA DE DIREITO CIVIL CONTRATOS - SALA 211 PROVA TIPO B        
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          GABARITO DA PROVA DE DIREITO CIVIL CONTRATOS - SALA 204 PROVA TIPO B        
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          GABARITO DA PROVA DE DIREITO CIVIL CONTRATOS - SALA 211 PROVA TIPO A        
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          GABARITO DA PROVA DE DIREITO CIVIL CONTRATOS - SALA 204 PROVA TIPO A        
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          Dejar de morder uñas – puede causar infecciones        

¿Que muerde las uñas, o quieres ayudar a alguien que usted conoce para aprender a dejar de biitng las uñas? De lo contrario, usted no leerá este post. Ya sabes id es una mala costumbre que no clavo mordedores repulsivo y no pueden entender por qué alguien haría.  Además de la apariencia y la pérdida del estatuto social, uñas penetrante presenta riesgos para la salud.

Hay un término médico para el hábito compulsivo de uñas que morder. Se llama onychophagy, que también se escribe onychophagia, es el uso de médicos de la palabra para describir clavos deformados por morder uñas crónica. Hay numerosos remedios, soluciones, productos y trucos que pueden ayudar a morderse las uñas revertir el hábito.  Empezando a aprender cómo mantener las uñas con manicura regular puede aliviar mucho la condición para muchos. Para dejar de fumar a largo plazo, necesita ayuda más que tener una manicura. Un lugar que puede conseguir es en mi libro, Cómo dejar de uñas morder, que está disponible en Amazon.com y otras librerías online.

Muchas pinzas cortantes de uñas pueden aprender a dejar de fumar por su propia cuenta, pero para los que sufren como una grave y profundamente arraigado hábito compulsivo, se recomienda buscar ayuda médica profesional. El acto de uñas que morder en sí mismo, por lo general no es una causa de daño llong-término. Sin embargo, el acto de poner varias veces los dedos en la boca durante todo el día puede llevar a problemas médicos. Considerar sólo haciendo esto es por lo menos una práctica muy poco higiénicas. Su alcance se carga con las bacterias, que lo pone en diversos grados de riesgo cuando entra al cuerpo a través de la boca.

Además de portadores de la bacteria, los dedos son un conducto para el virus. Como tal, grandemente aumentas tus posibilidades de contraer un resfriado u otra algún tipo de infección. Si también tirar o morder tus cutículas, creas llagas abiertas que pueden conducir a graves infecciones por estafilococos. Estos hábitos de mala fijación oral pueden causar infección preexistente de la piel empeoran o persisten.

Si agrega a su lista de razones para aprender a dejar de uñas morder que es no solo feos, sino también malsana, es una razón más para dejar de fumar ahora estrecha. Siga este enlace para encontrar herramientas útiles y productos para ayudarle a dejar de morder uñas.

Etiquetado como: malos hábitos, comportamiento, morder su clavos, modificación del cuerpo, Dermatofagia, hábitos, comportamiento humano, infección, infecciones, manicura, masaje, término médico, uñas, pinzas cortantes de clavo, clavo mordiendo, clavos, stop uñas, dejar de morder de uñas


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          Dejar de morder hábitos – uso de fuerza de voluntad, productos de uñas        

Control-It! Tarro 3 ~ 21 día uña penetrante tratamiento OMEGA3 Extra Strength, este médico recomienda crema cura las cutículas, a diferencia de polaco que cutículas secas, índice de éxito más fuerte disponible' >Stop Nail Biting Treatmentsin embargo, para aprender cómo dejar de morder uñas nunca es fácil para quienes han tenido una permanente aflicción a este hábito más indeseado. Podría decirse que es uno de los hábitos más difíciles de romper. Hay tantas cosas que van a morder uñas. No es un simple proceso de masticar una uña o puling en una cutícula.

Morder uñas implica un complicado proceso que es mayoría en un estado subconsciente de la mente. No pensamos en ello cuando se cepille el pelo de la frente, o rayar un leve picor en algún lugar, hacerlo solo sin dar ningún pensamiento completo a la acción. Lo mismo vale para el proceso implicado de hacer inspecciones visuales y táctiles uñas pinzas cortantes.

Muchas pinzas cortantes de uñas no se mira las uñas conscientemente para admirarlas, o busque potencial arreglarse las necesidades que se hará más tarde en privado. Hacen esto con ningún deseo de quitar un uñero o corregir una uña irregular, que es lo que sucede cuando un morderse las uñas mira o siente su clavo. Es la preparación que estimula el cerebro en una acción deseosa.

Creo que hay algún tipo de reacción química en el cerebro. No a diferencia de anticipar algo agradable sobre a suceder. Los adictos son conocidos a experimentar síntomas pre-alta, los amantes son conocidos por tener un pulso acelerado y heightenend sentimientos de sensualidad antes de cualquier actividad física lleva a cabo.

Usted puede poner cigarrillos y alcohol fuera de la vista, usted puede permanecer lejos de la mayoría de otras tentaciones mientras construyes tu fuerza de voluntad, pero los dedos están siempre contigo. Como tal, es más difícil hacer que cualquier morderse las uñas no podría imaginar.

Para detener el clavo mordiendo, necesita entrenarnos para reconocer sus hábitos penetrantes y entonces usted necesita para entrenar a utilizar patrones de comportamiento alternativo para que pueda superar los impulsos poderosos para recortar las uñas y cutículas por morder y tirar en lugar de utilizar instrumentos adecuados en privado en un salón de manicura. Eso es lo que yo enseño en mi libro, cómo dejar de uñas morder

Lo primero que comienzas con es el deseo. Tienes que tener un plan y una caída en el nuevo plan también.  Todo lo que tienes en mi libro. Además, necesita el clavo adecuado aseo herramientas para ayudarle. Para comenzar con, podría necesitas ayuda de un producto como Control-It! Tarro 3 ~ día 21 uña morder tratamiento OMEGA3 Extra fuerte. Este médico recomienda crema cura las cutículas, a diferencia de polaco cutículas secas, índice de éxito más fuerte disponible.

También necesita algunos esmalte endurecedor, incluso los chicos. Algunos argumentan que se seca las uñas y podría hacerlo. Sostienen tener uñas más fuertes, especialmente en las puntas es más importante que la humedad en ir temprano. Si sigues de chipping sus uñas recién crecientes, evitas que quieren estar presentes después de la rotura, desgarro, jag o lo que tenga que activará una secuencia penetrante.

Quimica Alemana Nail Hardener es una opción popular y asequible. Y chicos, se puede manchar el polaco como se seca a mate lo un poco. Si usted está preocupado por su vanidad o masculinidad, pensar sobre cómo mierda sus uñas miren ahora. Se trata de una compensación menor durante unas semanas obtener sus uñas en forma y bajar sus mordaces repeticiones en el proceso.

Mínimamente las herramientas que usted necesita son tijeras, alicates y un buen archivo. Recomiendo Tweezerman apriete de acero inoxidable y Snip: cutícula y padrastro Snipper es fácil de llevar en el bolsillo, cartera o maletín. Utilizarlo con cuidado y limpio recortar tus cutículas cuando nota algo no lisa. No ser agresivo o sobre snip y causa llagas o más daño.

Para los clippers, casi cualquier hará. Si quieres algo más de una mejor calidad que encuentran en la farmacia, prueba el Tweezerman plegable cortauñas. He encontrado la marca Tweezerman ofrecer productos de alta calidad y gran valor. Es decir por qué también me gusta el Tweezerman cerámica plegable Pocket archivo. Es un poco voluminoso como su único inconveniente. Una alternativa es el Kit de uñas de los dos hombres la pieza en estuche de cuero negro. Contiene un archivo y clipper en un caso de Niza.

Luego se comprometen a utilizar herramientas como estas para ayudarle a conquistar el hábito. Para más ayuda, conseguir mi libro para que puedas empezar a aprender técnicas que puede utilizar en cualquier lugar en cualquier situación para ayudar a frustrar clavo mordiendo las tentaciones. Esto es especialmente útiles semanas o meses más tarde cuando las uñas se cultivan, la guardia está abajo, y ocurre un hecho desencadenante.

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          Informe inicial sobre detener morder uñas        
Supongo que tengo que han logrado aumentarlos eficientemente unas 3 veces, generalmente por la cantidad de meses en un momento dado, sin embargo nunca fue sencillo y muchas estrategias que intenté fuente fallido.

 Esta operación puede llevarse a cabo dentro de un lenguaje simbólico, como en deseos, o en la hipnosis extremadamente específicos Londres, basado en lo que establece el inconsciente. Sin embargo, para sin importar lo que la razón principal, continua onychophagists (uñas pinzas cortantes) probablemente será consciente de cuán difícil es interrumpir esta perjudicial práctica.

Actualmente esto aparecieron mis uñas han sido más tiempo, así que me creó llegan a sentirse mucho más bien sobre la observación de los adelantos más. Numerosos pinzas cortantes de uñas no reconocerá una vez toman placer en los hábitos y a fin de que no tienen ninguna manija superior a él.

Usted debe hacer uso de la crema hidratante con frecuencia para que se puedan preservar los poros y la piel muy suave y además evitar las cutículas rasgado. Por ejemplo, como un sustituto de morderse las uñas serás capaz a limarlas.

 Lo verdaderamente se observa con frecuencia en un montón de personas físicas que posean el comportamiento de un clavo muerde una vez que están en la ansiedad o en circunstancias difíciles. No podría ser útil a veces; para mantener a ponerse un guante a pesar del hecho de que las condiciones meteorológicas en cualquier otro caso.

Pinzas cortantes de uñas suelen sensación y observación que de ninguna manera perturbadoras o realizar daño a nadie con su práctica, ¿qué puede ser el querer o la justificación para este tipo de una protesta substancial hacia ellos después de software, que son capaces de ir sobre su típico estilo de vida sin embargo el minuto usted mucho como conjunto los dedos alrededor de su boca obtendrá un sabor impresionante sin duda posiblemente amargo o amargo.

Uñas mordidas ser increíblemente malestar vulnerable, en particular donde los poros y la piel satisface el borde de uñas. La pintura en esmalte de uñas, no funciona, no funcionará para usted personalmente posiblemente.

Pero tengo un método de fórmula mágico en su caso...He detenido mordiendo mis uñas permanentemente y por lo tanto se puede!Realmente, mucha gente no use medicina peligrosa o esmalte de uñas.

Notificar al individuo a proporcionar convenido en recordatorio y nuevamente. Y este tipo de selección de piel o pelo-tirando ocasionalmente podría acompañar clavos penetrantes. Pulse de nuevo las cutículas muy cuidadosamente y mantenerse alejado de picar y enjuague con calor h2o.

 Esto fue simplemente porque gastado mucho tiempo jardinería que solía estar adquiriendo generalmente polvo atrapado firmemente por debajo de mis uñas nuevas.

En un establecido de guantes para proteger las uñas de su asalto del diente. Porque morder uñas es comúnmente una reacción a la ansiedad, creando una reacción distinta puede hacer salir llevando a cabo. Es posible considerar ganchillo Cruz costura y tejido. Sin embargo, sólo una pequeña proporción de las otras personas mayores morder las uñas.

Después de que el niño entiende la razón de ser, es probable que esto le ayudará a detener. Funcionamiento durante diez minutos es suficiente para empezar a disminuir su cantidad de presión y comenzar significativamente mayor emoción!

Clavo morder (onychophagia) es un hombre de área y las mujeres hacen para aliviar la tensión. Cualquier momento que un hombre o una mujer comienza a morder inconscientemente ausente con las uñas, un estilo amargo definitivo vendrá como un recordado para detener a morderse las uñas.

Ahora existe varios uso razonable respecto al producto de belleza caros conocido como esmalte de uñas del dedo. Si no tienes ninguna pista de donde proviene su rutina, entonces el tiempo posterior muerden las uñas, dejar de fumar y pensar por qué le sucede a llevar a cabo, a veces puede ser aburrimiento comunes demasiado.

 Tomar una decisión para vestir en un par de guantes para proteger las uñas en la embestida de su diente respectivo.¿No parece útil de vez en cuando; para mantener un guante a pesar del hecho que el clima se establece en cualquier otro caso que se divierten. Posiblemente trate de manejo claro de este tipo de circunstancias o cuando son inevitables, encontrará más métodos para hacer frente a estas circunstancias.
Sin duda, clavo mordiendo soluciones necesita estar dentro de su muy tenga un futuro previsible.

Preferencias tan amargas que usted simplemente no va a los dedos una vez más dentro de su boca.Morderse las uñas cada entiende cómo resistente es ayudar a mantener mordiendo las uñas, con no amonestó a conseguir por él.

 Es el concepto que 3 en los conductores reconocidos de la raíz de la mala práctica es genético, neurológico, o posiblemente una disfunción conductual y que normalmente existen en las personas que se encuentran ambos en el hábito de la droga, tener TOC, condiciones de la mente, retraso psicológico o privación sensorial este tipo de ceguera o sordera. Más, vas a designar el apagado no cubrirlas!

Por lo tanto permite comenzar a debatir cómo morderse las uñas repercute en su salud en general. A veces, dibujo, garabatos o simplemente disfrutar con una cosa como parte de las Palmas es generalmente una ayuda maravillosa.

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          Final clavo mordiendo y usted        
Sin embargo, no simplemente morder uñas aparece indeseable, sin embargo también podría afectar los dedos y les desfiguran para bien.

Lamentablemente, lo que significa que casi todos los individuos deben considerar una serie de clavo varias opciones de terapia antes el descubrimiento de morder el uno que tiene previsto operar la parte superior para ellos. Como otros comportamientos ansiosos, es realmente a veces un síntoma de un problema psicológico.

Para en el por lo menos cada semana, marca por lo que había estado realizando cada vez que acabaste la tentación de morder las uñas. Clavos que suceden a deformarse así como la expansión típica de las uñas pueden ser interferidos por otra parte por morder a largo plazo.

Hay numerosas cuestiones que son capaces de hacer apoyar deje de morderse las uñas. Lo que permite al niño obtener ligada a la selección del remedio acercamiento puede ayudar al niño resultan para ser responsables de los problemas detener.

Ser un morderse las uñas previo, de vez en cuando veo que caen de nuevo otra vez sobre el comportamiento de. Ese es un punto que debe ser expuesto en el curso de hipnoterapia Londres.

No es sólo restringido a morder las uñas pero además a morder las cutículas y también los tejidos limítrofes a lo largo de las uñas uñas mordiendo. Elija cada día para satisfacer sus necesidades generalmente no son capaces de morder las uñas y justo antes de que usted necesita deshacerse de polaco de correo si cualquiera junto con el apoyo del removedor del clavo poslish.

Su cutícula sangrará y usted también podría tener dedos doloridos y rojos. Lo contrario se podría tomar en cuenta la hace una tentativa de las madres y padres, hermanos o amigos lloriquear: "Prometiste dejar" clic aquí.

Periódicamente manejar para aumentar mis uñas, y por suerte para mí se utilizan para obtener correctamente bien notable teniendo en cuenta los abusos que había facilitado a la gran mayoría en el tiempo. Después de que mis uñas lograron la duración en que realmente de hecho pude sentir una ventaja a ellos podría empezar a utilizar el tablero de esmeril para formarlas.

Los gérmenes se podían transferir para los clavos dañados más la boca. Estrategias puede resultarle beneficioso consisten en producir un psicológico observar para detener, prometiendo uno mismo no mordida y reduciendo su resolución de año nuevo, o demás estos tipos de motivación para prevenir.

Como resultado, si alguna persona de ustedes en el mercado está recibiendo problemas con uñas penetrante, es posible constantemente considerar complaciendo a su auto en el arte de uñas y uñas para colorear para mantener tus brazos preocupados y lograr buenos resultados al mismo tiempo.

¿Eres consciente, clavo mordiendo conduce a la moción de los gérmenes que puedan ser enterrados debajo del piso de la uña, o las lombrices intestinales de un área del ano para su bocamouthI darse cuenta de lo que realmente sientes. Van sólo tener la oportunidad de detener por sí mismos de maltratar a sus uñas tan pronto como el daño se lleva a cabo.

Cuando se consiguió desarrolla a proporciones saludables, usted podrá entonces avanzar hacia el siguiente clavo derecho hasta que este tipo de tiempo que cada uno los clavos ya ha sido creado sano. Esto quita los bordes duros y todavía me dejó con absolutamente nada aparente a picotear en.

 Afortunadamente se casó con un hombre de la maravillosa variedad que me gusta mucho y a pesar del hecho que tenemos presiones para hacer frente a nuestro personal, mi estilo de vida es manera más segura de lo que había sido entonces.

Se muerden las uñas, ya que no encontrará sabor definido a él, similar al agua potable para que debe modificar y hacer tu sabor de uñas realmente bruto para asegurar que no desearás a morderlos ya. Independientemente de la razón de ser es un comportamiento mucho más típico que posiblemente algunos pueden sentir y varios otros están tratando de encontrar un enfoque altamente eficaz para detener.

El fundamento que escribirla es asegurarse de que no puedes poner excusas o causar con uno mismo, cuando tienes ausente la semana con no morderse las uñas a través del número de dedos que escribió, de incluir un número de derecho más dedos hasta poco tienes todos 10 compuesto por abajo.

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          Una vez aparecen en morder uñas        
Conducen a más tensión y un problema de tensión adicional de la función. Cómo dejar de morderse las uñas con un solo usted está empleado su cabeza, utilizando otro ha cuerpo y posee igualmente un gran efecto en la disminución de nuestras gamas de tensión. Es porque el momento que pusiste los dedos a la boca, usted conseguirá el inesperado estilo terrible y podrá rechazar le mucho que simplemente no necesita morder tus uñas más de largo.

Permite comenzar con el acto de colocación de la uña o dedo dentro de la boca, en el caso que se imagina que no es pobre, detener, reflexionar para el segundo. Otra vez se siente ansioso o presionado, participar en tener una bola de tensión o distraer a las palmas con otra cosa que es ciertamente reconfortante y no va a sostenerte en el borde de su asiento.

Desencadenar una reacción corporal perjudicial, dicen, ajustar una banda elástica versus la muñeca cada vez que atrapes, podría apoyarle para detener la rutina. Todavía será mejor si usted podría conseguir pero otro clavo mordiendo buddy para evitar morder demasiado, de esta manera es posible ayudar a inspirar a cada uno de los demás y conjuntamente son capaces de dividir la práctica.

Son capaces de utilizar un esmalte amargo en lo que sigue siendo de sus respectivos clavos. Así que ahora no suelen incluso tratar y asesorar a este pensamiento no se pudo realizar en su caso, simplemente porque eres un miembro de la douleur de la uña morder la cultura.Desnuda tonos de esmalte de uñas se ofrecen a su disposición que le apoyará con este tipo de problema.

Debido a que no ha habido ahora bordes duros para tentarme, podía preservarlos prolongada con cabo mordisqueando los pedacitos difíciles, además pude pintarlos en bastante esmalte de uñas que creó también parecen totalmente no las uñas que me había mordido anteriormente. Numerosos pinzas cortantes de uñas están inclinados a pensar que morder las uñas no es negativa para ellos. Hipnosis obliga a considerar la gestión y dividir sus comportamientos.

El daño comienza a ocurrir cuando uña de tipos tan modesta, morderlo daña cerca por carne, provocando dolor, o en un casos peor montón, sangrado. La altura de los hábitos es generalmente evidente en el momento de la pubertad. Al final encontrará algunos uso funcional en la mercancía de belleza costoso llamada esmalte de uñas del dedo.

Desnuda tonos de esmalte de uñas se ofrecen a su disposición que le apoyará con este tipo de dilema. Morderse las uñas es con frecuencia tiempo una rutina ansiosa, algo que haces una vez incluso un poco ansioso de emoción.

 Obviamente, no es sólo las uñas breves, desagradables y desfiguradas le preocupa porque su vida propia y experta ha ya sido negativamente afectada, también. A mi hermana del estado que crecí Mostrar desagrado por lo estaba considerablemente de un eufemismo y seguramente era bastante racking que reside en una casa donde argumentos terminaron una función día a día, y una persona fue casi generalmente en lágrimas como un resultado de la final de la conducta de nuestro padre.

El clavo morder es realmente un hábitos que sin duda está también situados en animales, particularmente de cachorros, demostrando un estado de histeria. ¿Se debe mantener sus uñas caza saludable, es considerablemente menos probablemente a morderlos.

El propósito de la es siempre a poco a poco conseguir su auto apagado la práctica sin producir modificaciones drásticas, obviamente sus uñas se buscar algo extraño junto con los crecimientos de uñas irregulares, pero se adhieren a cabo ya que probablemente se valorarlo.

Clavo morder es mucho menos de los síntomas de ansiedad o problemas psicológicos y aún más de su rutina pobre que ha se ha incubado al inconsciente por encima de varios años. Su generalmente popular método de gestión particulares interiores pensamientos, sentimientos, problemas, circunstancias o situación.

Después de empleados el empujador de cutícula dentro la manicura establecido presionar mis cutículas en términos podría. Conseguir una botella de sistema de uñas amargas que está específicamente formulado para ayudar a igualmente jóvenes y ancianos, dividir el comportamiento penetrante de uñas.

El primer proceso para terminar el clavo mordiendo hábitos va a ser para determinar las actividades reales y además situaciones durante el cual es una inclinación a morder las uñas. El más sencillo 1 conseguir un clavo transparente polaco que su área con sus uñas.

 Lamentablemente, sufrió numerosos problemas de salud, problemas coronarios del corazón, un coágulo a la mente, enfermedad de Parkinson, gota y así sucesivamente. El objetivo sería cambiar el comportamiento de morder las uñas con una particular que es mucho más constructivo. Clavo afilado y uñas arte no sólo es emocionante, pero muy inventiva al mismo tiempo.

Un número de personas como yoga, que también es un excelente ejercicio físico. También normalmente se logra cuando estás aburrido de lo contrario no tienes nada para llevar a cabo.

El clavo morder sanar que llevará a cabo en su caso será diferente, Considerando que no haya clavos morder el método de tratamiento funciona exactamente de la misma manera para todos. Dañados los poros y la piel con la cutícula – un uñero – pueden resultar contaminados cuando indebidamente eliminados así como el lugar que alrededor de las uñas pueden volverse rojo y angustiante. La mayoría de las personas que están tratando de detener el clavo morder con la electricidad de su voluntad por sí mismo Descubra en sus propias apropiado dentro de la práctica de rutinariamente.

En caso de estar sin duda una mujer es posible pintar las uñas y también tienen el objetivo de intentar parecer bueno el fin de semana. Dividir la rutina justo antes de que los dedos se rompen significativamente.

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          Más se parecen a frenar morder uñas        
Supongo que tengo que han podido desarrollarlas productivamente sobre tres veces, con frecuencia por la cantidad de meses en un momento dado, sin embargo no fue de ninguna manera simple y muchos enfoques intenté falló.

 Esta función puede llevarse a cabo dentro de un lenguaje simbólico, como en objetivos, o en la hipnosis realmente específicos Londres, basado en lo que decide el inconsciente. No obstante, para sin importar lo que la razón principal, onychophagists a largo plazo (uñas pinzas cortantes) probablemente será consciente de cuán duro es realmente interrumpir esta dañando la rutina.

Antes esto parecía mis uñas habían sido más largo, fabricado por lo tanto me siento mucho más beneficioso sobre ver más avances. Un montón de uñas pinzas cortantes no comprenderán una vez toman placer en la conducción y para que no tengan ninguna manija superior a él.

Es necesario utilizar la crema hidratante típicamente como una forma de mantener los poros y la piel muy delicada y además de parada de las cutículas rasgado. Como ejemplo, como una alternativa de morderse las uñas serás capaz a limarlas.

Verdaderamente se observa generalmente en un montón de gente que la práctica de clavo mordiendo después de que estén en la ansiedad o en situación difícil. Bueno no puede demostrar para arriba sin problemas a veces; para ayuda mantener deportivos un guante, aunque el clima necesita o bien.

Pinzas cortantes de uñas típicamente verdaderamente sienten y observación son bajo ninguna circunstancia inquietante o realizar daño a nadie con su práctica, lo que puede ser el querer o la justificación para este tipo de una protesta substancial hacia ellos después de software, es posible ir sobre su estilo de vida común aunque el minuto que usted un gran trata como conjunto los dedos alrededor de su boca obtendrá un estilo sorprendente tanto amargo o amargo.

 Uñas mordidas ser increíblemente dolor vulnerables, específicamente en la que los poros y la piel cumple con el borde de uñas. La pintura en esmalte de uñas, no funciona, no hará personalmente posiblemente.Pero tengo un método de fórmula mágico en su caso...He detenido mordiendo mis uñas permanentemente y así eres capaz!

En realidad, la mayoría de la gente nunca use perjudicial medicina o esmalte de uñas.
Informar al individuo para proporcionar convenido en recordatorio y detrás otra vez. Y este tipo de selección de piel o pelo-tirar podría acompañar a menudo penetrantes clavos.

 Mantenerse alejado de la corte conducir otra vez las cutículas con bastante cautela y enjuague con agua potable de calor. Esto fue simplemente porque invertí una jardinería de mucho tiempo que había ido adquiriendo generalmente suciedad atrapada firmemente por debajo de mis uñas nuevas.

Vestido en un establecido de guantes para defender las uñas de su asalto de su diente. Cómo dejar graves clavo mordiendo considerando morder uñas es comúnmente una reacción a la ansiedad, creando una reacción distinta puede hacer salir sucediendo.

Son capaces de tratar de ganchillo, Cruz coser o tejer. Sólo una pequeña proporción de otro crecido ups sin embargo muerden las uñas. Después de que el niño entiende la explicación, esto puede ayudarle a prevenir.

Trabajo durante diez minutos es suficiente para empezar disminuyendo sus rangos de tensión y comenzar la experiencia significativamente mucho mejor!

Clavo morder (onychophagia) es una cosa individuos hacer para aliviar la ansiedad. Cualquier momento que una persona comienza a morder inconscientemente ausente en las uñas, un sabor amargo definitivo llega a ser un recordado para evitar morderse las uñas.

 Ahora hay numerosos uso práctico hacia la mercancía costosa belleza contemplada como esmalte de uñas del dedo. Si usted no tiene ninguna pista donde su rutina deriva luego otra vez muerden las uñas, dejar de fumar y tomar en consideración por qué puede llevar hacia fuera, a menudo puede ser aburrimiento comunes también.

Determinar en un par de guantes para proteger las uñas en el ataque del diente.No parece ser útil de vez en cuando; para ayuda mantener deportivos un guante, aunque el clima mandatos o bien. Tanto probar manejo claro de este tipo de circunstancias o cuando son inevitables, usted podría descubrir mucho mejores métodos para hacer frente a estos escenarios.

De hecho, debe ser clavo mordiendo tratamientos como parte de su potencial extremadamente oso. Preferencias tan amarga que solo será probablemente no establece sus dedos una vez más dentro de su boca.Morderse las uñas cada entiende cómo resistente es ayudar a mantener mordiendo las uñas, con hacia fuera consiguiendo reprendido por él.

 Es el principio que cerca de tres en la raíz reconocida de los pobres es de comportamiento genético, neurológico, o posiblemente una disfunción conductual y que son con frecuencia actual en las personas que se encuentran posiblemente en hábito de drogas, tener TOC, enfermedades de la mente, retraso psicológico o privación sensorial este tipo de ceguera o sordera. Más, vas a señalar de no disimularlos!

Por tanto permite Inicio apagado para debatir cómo morderse las uñas repercute en su bienestar. A menudo, dibujar, dibujar o simplemente activamente jugando con una cosa en las palmas podría ser una ayuda maravillosa.

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          Mucho más en cuanto a detener morder uñas        
Yo soy consciente del conocimiento, explotar para morder mis uñas tan breves que de hecho sangran. Hay una variedad de opciones que han sido diseñadas para ayudarle a salir de esta práctica dañina. Pero naturalmente lo que ocurre sólo algunas horas después, aunque su no incluso consciente contemplarla lo que ocurre es empezar a morder las uñas una vez más cuando la lucha de energía cae.

Cualquier profesional permitiría saber que los microbios viven por debajo de las uñas y uñas mordiendo trae sobre la transferencia de gérmenes de personas fuera de sus uñas para tu boca.

Entonces usted ciertamente debe asegurarse que usted escoger a alguien que está dispuesto a mantener factores personalizadas. Los médicos pueden recomendar posiblemente algunos fármacos antidepresivos o psicóticos o tal vez un remedio de mejorar con terapias conductuales.

 He sido un morderse las uñas verificado en tanto soy capaz de tener en cuenta. Como la fase que viene arriba para dejar de fumar clavo mordiendo, mantener constantemente un tablero de esmeril suave y crema hidratante. El título científico para morder uñas es persistente onychophagia. De acuerdo con el concepto freudiano, morder uñas puede ser un síntoma de fijación oral.


Fue siempre muy irritable y pobres templado en lugar de un chico de calor en la dirección de sus familiares en cualquier sentido. Este comportamiento es particularmente frecuente durante la infancia y la adolescencia, sin embargo, que se puede descubrir muy bien en todos los equipos de edad. Cuando se utilizan en las uñas, se desencadena al estilo amargo y feo y pueden evitar muchas personas piquen.

 Entre todos los comportamientos alcanzables, el individuo inconscientemente decidirán uñas que morder, teniendo en cuenta que este hábitos que además se encuentra en caninos y s probablemente instintivo.

He invertido en algunas placas de emery de alta calidad junto con un paquete de manicura y ponerlos en mi cartera. Instancias de presión, placer, aburrimiento o inactividad posiblemente pueden inducir a morder stopbitingyournailsnow.info. 1 º, vosotros debéis reconocer, tomar y enfrentar la situación.
El horrible sabor y olor es mucho más amplio que te ayudarán a no les gusta morder las uñas una vez más. Es, realmente, es por esto que a regañadientes escribió numerosos mensajes sobre este tema de uñas que morder.

Otras personas no busque esto para conseguir el clavo mordiendo el remedio que necesitan, y buscar apoyo de aparatos específicos de la boca o comportamiento educación. El principal problema en medio de las pinzas cortantes de clavo es siempre darse cuenta por qué exigen un remedio para su rutina evidentemente inofensivo de uñas que morder.

 Algunas técnicas para ayudar a detener el clavo morder son para colocar la cinta alrededor de los dedos, o vestirse con guantes. La elección para evitar morder uñas debe ocurrir a un nivel inconsciente. Cuando estamos joven conseguimos rutinas a menudo allí excelentes y también en otros casos no tan fantástico.

En caso de que su hijo sufre de este comportamiento que necesita para dejar claro que bien puede ser debido a la tensión o de otras ediciones. Excepto si y hasta podría han reconocido que sólo tienes una dificultad que tienes para buscar una respuesta, ni el mejor clavo mordiendo la solución hará cualquier bien para satisfacer sus necesidades. ¿Serás consciente cómo rápida podría ser liberarlo por ti mismo de todas esta cierta agonía, resolviendo prevenir su clavo mordiendo la conducta va por ello poner en práctica los hábitos de reducción oblicuo con el estado adverso.

En el minuto que uno mismo mordisqueando atrapes en sus uñas, obtienes para decidir qué ruta de movimiento para bajar. Haciendo trabajo recepcionista, empleo realmente mis dedos un poco para escribir, enviar, crear y así sucesivamente.

 El último tipo de histeria que acompaña el inicio de la pubertad calificados prospectos a morder entre adolescentes.

 Efectivamente, mi respuesta tendría que ser que realmente no sabré para particular precisamente por qué o Cuándo comenzó, pero como yo sé que yo solía ser un joven niño, cuando lo hizo, creo que podría realmente son provocados por la realidad que crecí en una familia donde mi padre era cincuenta y seis años anteriores después de que yo nací.

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          CÁLCULOS TRABALHISTAS        

Os principais sites da internet que disponibilizam este tipo de serviço são: calculoexato.com.brcalcule.netcalculosgratis.com.brcalculador.com.br entre outros. Além do acerto, você também tem direito ao FGTS (Fundo de Garantia por Tempo de Serviço) e ainda deve dar entrada ao seu seguro desemprego no Posto de Atendimento ao Trabalhador de sua cidade.


Abaixo alguns modelos de cálculos.


Dispensa sem Justa Causa

Rescisão de contrato de trabalho - CLT


Rescisão de contrato de trabalho

Admissão: 01-Julho-2011
Afastamento: 07-Maio-2012
Motivo do afastamento: Dispensa sem justa causa
Salário base: R$890,00
Aviso prévio: trabalhado

Valor a ser pago: R$1.452,88

Obs.: Além do valor da rescisão, o empregado tem direito à multa de 40% sobre o valor do fundo de garantia.

Memória de Cálculo



Salários

Saldo de salário (7/30): R$207,67   [INSS: R$16,61]

Total de salários: R$207,67

INSS sobre salários: R$16,61
IRPF sobre salários (base = R$207,67 - R$16,61 = R$191,05): R$0,00
Total de descontos sobre salários: R$16,61

Décimo terceiro

Décimo terceiro proporcional (4/12): R$296,67   [INSS: R$23,73]

Total de décimo terceiro: R$296,67

INSS sobre décimo terceiro: R$23,73
IRPF sobre décimo terceiro (base = R$296,67 - R$23,73 = R$272,93): R$0,00
Total de descontos sobre décimo terceiro: R$23,73

Férias

Férias proporcionais (10/12): R$741,67 
1/3 sobre férias proporcionais: R$247,22 
Total de férias: R$988,89

INSS sobre férias: R$0,00
IRPF sobre férias (base = R$741,67 + R$247,22 = R$988,89): R$0,00

Total de descontos sobre férias: R$0,00

Outros vencimentos

Total de outros vencimentos: R$0,00

INSS sobre outros vencimentos: R$0,00
IRPF sobre outros vencimento (base = R$0,00): R$0,00

Total de descontos sobre outros vencimentos: R$0,00

Outros descontos do empregado

Total de outros descontos: R$0,00

Total de Vencimentos: R$207,67 + R$296,67 + R$988,89 + R$0,00 = R$1.493,22

Total de Descontos: R$16,61 + R$23,73 + R$0,00 + R$0,00 + R$0,00 = R$40,35

Total Líquido: R$1.452,88


Dispensa COM Justa Causa

Rescisão de contrato de trabalho - CLT


Rescisão de contrato de trabalho

Admissão: 01-Julho-2011
Afastamento: 07-Maio-2012
Motivo do afastamento: Dispensa com justa causa
Salário base: R$890,00

Valor a ser pago: R$191,05

Memória de Cálculo



Salários

Saldo de salário (7/30): R$207,67   [INSS: R$16,61]

Total de salários: R$207,67

INSS sobre salários: R$16,61
IRPF sobre salários (base = R$207,67 - R$16,61 = R$191,05): R$0,00
Total de descontos sobre salários: R$16,61

Décimo terceiro


Total de décimo terceiro: R$0,00

INSS sobre décimo terceiro: R$0,00
IRPF sobre décimo terceiro (base = R$0,00): R$0,00
Total de descontos sobre décimo terceiro: R$0,00

Férias

Total de férias: R$0,00

INSS sobre férias: R$0,00
IRPF sobre férias (base = R$0,00): R$0,00

Total de descontos sobre férias: R$0,00

Outros vencimentos

Total de outros vencimentos: R$0,00

INSS sobre outros vencimentos: R$0,00
IRPF sobre outros vencimento (base = R$0,00): R$0,00

Total de descontos sobre outros vencimentos: R$0,00

Outros descontos do empregado

Total de outros descontos: R$0,00

Total de Vencimentos: R$207,67 + R$0,00 + R$0,00 + R$0,00 = R$207,67

Total de Descontos: R$16,61 + R$0,00 + R$0,00 + R$0,00 + R$0,00 = R$16,61

Total Líquido: R$191,05


Pedido de Demissão

Rescisão de contrato de trabalho - CLT


Rescisão de contrato de trabalho

Admissão: 01-Julho-2011
Afastamento: 07-Maio-2012
Motivo do afastamento: Pedido de demissão
Salário base: R$890,00
Aviso prévio: trabalhado

Valor a ser pago: R$1.452,88

Memória de Cálculo



Salários

Saldo de salário (7/30): R$207,67   [INSS: R$16,61]

Total de salários: R$207,67

INSS sobre salários: R$16,61
IRPF sobre salários (base = R$207,67 - R$16,61 = R$191,05): R$0,00
Total de descontos sobre salários: R$16,61

Décimo terceiro

Décimo terceiro proporcional (4/12): R$296,67   [INSS: R$23,73]

Total de décimo terceiro: R$296,67

INSS sobre décimo terceiro: R$23,73
IRPF sobre décimo terceiro (base = R$296,67 - R$23,73 = R$272,93): R$0,00
Total de descontos sobre décimo terceiro: R$23,73

Férias

Férias proporcionais (10/12): R$741,67 
1/3 sobre férias proporcionais: R$247,22 
Total de férias: R$988,89

INSS sobre férias: R$0,00
IRPF sobre férias (base = R$741,67 + R$247,22 = R$988,89): R$0,00

Total de descontos sobre férias: R$0,00

Outros vencimentos

Total de outros vencimentos: R$0,00

INSS sobre outros vencimentos: R$0,00
IRPF sobre outros vencimento (base = R$0,00): R$0,00

Total de descontos sobre outros vencimentos: R$0,00

Outros descontos do empregado

Total de outros descontos: R$0,00

Total de Vencimentos: R$207,67 + R$296,67 + R$988,89 + R$0,00 = R$1.493,22

Total de Descontos: R$16,61 + R$23,73 + R$0,00 + R$0,00 + R$0,00 = R$40,35

Total Líquido: R$1.452,88


          REDUCTION A EVOLUÇÃO DAS PROGRESSIVAS        

A BELLKEY acaba de lançar no mercado de beleza, “REDUCTION”, o redutor térmico progressivo que vai revolucionar seus cabelos. A linha Reduction foi desenvolvida através da associação dos extratos vegetais da flor de Calêndula e do fruto do Tamanu.
Mais conhecida pelos profissionais com Escova Progressiva, a REDUCTION é a evolução do tratamento de volume e alisamento de cabelos. Tem base ativa 100% natural, uma associação feita de ceramidas sintetizadas, ácidos carboxílicos e álcool aceto glacial.
Reduction pode ser aplicado em todo e qualquer tipo de cabelo, mesmo aqueles que já tenham passado por processos químicos como: amônia, hidróxidos, guanidina, etc.
Os cabelos afros não necessitam mais de relaxamento, diz Miro Monteiro, consultor técnico e distribuidor da REDUCTION na região do Alto Tiête, a redução progressiva pode atingir até noventa por cento já na primeira aplicação podendo ser feita a segunda aplicação após dez dias, atingindo cem por cento de alisamento.
REDUCTION é 100% livre de Formol / Glutaraldeido, podendo ser
usado por pessoas que tem sensibilidade em processos químicos,
REDUCTION está dentro das normas cosméticas da ANVISA.

          Sua marca é muito importante. LogoTipo Profissional        
Ter seu negócio online deve ser de suma importância para quem é um empreendedor.
Em artigo anterior apresentamos a Loja Virtual Revenda Leilão Online, criada pela Css Padrões junto com o Magento Desvendado.
Como primamos pelo perfeito funcionamento e designer da loja não poderiamos deixar o Logotipo da Loja em desacordo com o todo. Para isso, precisamos de valores humanos em certas áreas especificas.
Os Blogs em que sempre estamos dando uma olhada para avaliação de layouts ou para deixarmos um comentário, nos ajudaram a encontrar a pessoa certa para desenvolver esse trabalho de suma importância.
Depois de apreciar, o espetacular trabalho de Johnny Rox, na preparação e tratamento das imagens em The Lord of the Links parte 1 - A Sociedade do Manoel, não tivemos dúvida em convida-lo a realizar o Logo Tipo da Revenda Leilões e de outros trabalhos que publicaremos aqui.
Veja o primeiro Logotipo:

E veja agora como ficou com o toque, todo especial de Johnny Rox:


Belo trabalho!

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          O que um blog pode fazer pela sua empresa ?        
Quando uma empresa precisa ou quer saber o que a sua clientela pensa/fala a seu respeito ou mesmo quais os seus desejos, geralmente lança mão de pesquisas de mercado ou de opinião. Esse tipo de iniciativa tem um custo alto. Esse custo pode ser reduzido significativamente com o uso de um blog corporativo como canal de comunicação com os clientes, pois os comentários deixados por eles servem como um termômetro sobre como se relacionam com o seu empreendimento.
Conforme nos ensina Jeremy Wright, “uma das razões para que o blogging seja um fenômeno é que ele leva ferramentas como a pesquisa de mercado e o teste de produtos da visão panorâmica ao nível de interação interpessoal”.

Então, além de permitir essa possibilidade de saber o que os clientes esperam da sua empresa, o que pensam dela, como vêem os serviços que ela presta, o blog se constitui num importante canal de comunicação de mão dupla, pois permite um feedback todo especial, fazendo com que os clientes passem a se ver não apenas como consumidores, mas parceiros que estão sendo ouvidos. Dessa forma, a sua empresa só tem a ganhar.
O diálogo proporcionado pelos blogs entre empresa e cliente também gera outros benefícios que fazem a diferença para quem se propõe a fazer parte de universo revolucionário. Vejamos alguns:

1) o blog gera clientes evangelistas, ou seja, aqueles que vão falar bem da sua empresa de forma voluntária;

2) desperta a confiança por parte da clientela em relação ao seu negócio/empresa;

3) o blog ajuda a você se destacar como um líder de pensamento no setor em que atua;

4) através do blog você compartilha e obtém conhecimentos (aliás, essa é uma das grandes vantagens do blog);

5) utilizando o blog como instrumento de marketing e comunicação, você proporciona um feedback sobre os seus produtos;

6) o blog ainda revela novas oportunidades de crescimento e novos mercados para a sua empresa.

Texto escrito por Luis Valério - Politica com Pimenta

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          Quarto infantil atual e inspirador, ideias        

Modernizar o visual de um quarto infantil pode ser uma tarefa muito mais ao seu alcance do que você imagina. Veja ideias do tipo DIY econômicas e criativas.

O post Quarto infantil atual e inspirador, ideias é um artigo da Vila do Artesão.


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          Temperos naturais que são uma delícia! Aprenda como e onde utilizá-los!        

CLAUDIO AMORIM MED EMAGRECIMENTO

Atualmente você encontra vários tipos de temperos industrializados que prometem realçar o sabor dos alimentos. Estes realmente aguçam o paladar, contudo, são extremamente prejudiciais à sua saúde devido a maioria conter o sódio e conservantes em sua composição.

Temperos naturais é a opção perfeita para reduzir o consumo destes tipos de substâncias, pois além de saudáveis garantem muito sabor aos pratos!

Conheça a seguir, alguns temperos naturais que são uma delícia! Aprenda também como e onde utilizá-los. Confira!

1- Alecrim

O alecrim é uma erva que tem um sabor e aroma bem marcantes. Antigamente, mais precisamente no século XIV, era extraído o óleo do alecrim para produção de um cosmético popular da época chamado “A Água da Rainha da Hungria”.

Nativo do mediterrâneo, o alecrim hoje é usado como tempero natural no mundo inteiro!

Propriedades: é rico em vitamina B e C, ferro, cálcio, fósforo, potássio, magnésio, contém antioxidantes que possuem propriedades anti-inflamatórias, prevenindo o envelhecimento precoce, o crescimento de células cancerígenas e evitando danos ao seu corpo.

Como e onde usar: o leve toque de pequenos ramos de alecrim no preparo de abobrinha e batatas com pele assadas faz com que o prato fique uma delícia. Azeite de alecrim e alho com casca são perfeitos para pizzas. Esta erva também combina com aves, massas, peixes, carnes de cordeiro, de porco e de cabrito.

2- Curry

 O tempero curry é de origem indiana e é uma mistura de diversas especiarias tais como o coentro, manjericão, canela, cravo, cúrcuma, páprica, cominho, noz-moscada, gengibre e cardamomo.

Propriedades: tem efeito antioxidante, antibacteriano, estimula o sistema imune e reduz processos inflamatórios, previne seu corpo de doenças crônicas como diabetes e cardiovasculares.

Como e onde usar: é usado em carnes, molhos, sopas, peixes, aves e pratos com queijos e ovos, cozidos e assados em geral. O curry pode até mesmo ser acrescentado em seu chocolate quente!

3- Chimichurri

Conhecido como o melhor amigo de todo churrasqueiro, o chimichurry é mais um dos temperos naturais feito com ervas que tem origem nos pampas uruguaios e argentinos!

Propriedades: rico em vitamina B2, sais minerais, age como antioxidante, melhora a digestão, combate o inchaço abdominal e reduz significativamente as taxas de colesterol. Devido sua ação termogênica, o chimichurry ajuda a emagrecer!

Como e onde usar: este é um tempero bem versátil. Você pode usar o tempero chimichurry em marinadas para carne, porco e cordeiro, aves ou como molho para acompanhar qualquer destas preparações ou sanduíches e pães. É ótimo também para dar um toque especial no feijão, requeijão ou manteiga. Uma delícia!

4- Pimenta calabresa

A pimenta calabresa é uma das importantes aliadas de pessoas que buscam ajuda para emagrecer.

Propriedades: fonte de vitamina A, B1, B2, B3 e C. Contém capsaicina (substância responsável ela pungência da pimenta). É anti-inflamatória, vasodilatadora, favorece a redução de coágulos no sangue, alivia dores de cabeça, atua como cicatrizante, alivia doenças cancerígenas e também do coração, é eficiente na queima de calorias, é antioxidante e possui ação termogênica que te ajuda a perder peso.

Como e onde usar: com leves pitadas nas receitas caseiras como saladas, frangos, arroz, carnes e outros, a pimenta calabresa dá um toque diferenciado ao sabor dos alimentos. Ela vai bem até em doces como mousses.

5- Gengibre

O gengibre é um dos melhores temperos naturais que existe! Na medicina asiática ele é considerado como uma especiaria “quente”; sabe por quê?

Porque o gengibre serve para reforçar as energias masculinas da vitalidade e do “fogo”. Gostou? Então, veja como e onde você pode utilizá-lo:

  • Serve para condimentar peixes, sopas, bolos, leguminosas e biscoitos. Pode ser apreciado como fruta cristalizada e servir de ingrediente para sucos detox.

Veja outros tipos de temperos naturais que são uma delícia:

  • Coentro.

  • Hortelã.

  • Louro em folhas.

  • Orégano.

  • Sálvia.

  • Manjerona.

  • Estragão.

  • Salsão.

  • Mostarda em grão.

  • Kümmel.

  • Cadamomo.

  • Páprica.

Portanto, escolha o tempero natural que seja melhor para cada tipo de prato que você for preparar e bom apetite!

E VOCÊ? Já ouviu FALAR SOBRE o MED: PROGRAMA REVOLUCIONÁRIO DE EMAGRECIMENTO DEFINITIVO!

Um forte abraço.


          Monitor Dell P2715Q        

Buenas tardes. A ver si alguien puede ayudarme. Desde hace unas semanas noto que a pesar que el monitor esté en modo manual, al abrir Excel, Word o el bloc de notas por ejemplo el sólo cambia de tipo brillo y contraste atenuándolo (sin que se vean cambio en el tipo de ajuste que tiene el monitor seleccionado, por ejemplo personalizado o estándar)y al cerrarlo vuelve a su situación anterior. Esto lo entendería en modo automático, pero no en el manual. Necesito saber si esto es normal y ha pasado siempre o si hay algo que se ha modificado y  cómo puedo evitarlo en el modo manual.

Gracias.


          DELL UltraSharp UP3216Q IPS 31.5" ¿daña la vista?        

Buenas tardes, son varios los lugares en los que veo que los monitores Led son perjudiciales para la vista debido a las bajas frecuencias de los mismos, las emisiones excesivas de frecuencias de azul y otros motivos. Me gustaría que opináis sobre el tema o que información podríais darnos. Estamos muy interesados en comprar este monitor DELL UltraSharp UP3216Q IPS 31.5"  para edicion de fotos y video, pero hemos visto comentarios de este tipo al respecto. Es seguro comprar un monitor de este tipo para trabajar 8 horas o mas delante de el. De no ser así que monitor de ese tamaño nos recomendarían. Muchas gracias!


          MONITORES TOUCH EN UN MISMO EQUIPO        

Saludos!

Tengo una duda respecto a la conexión de varios monitores touch, es mi intención el adquirir unos monitores DELL P2314T, pero quisiera saber antes, si es posible que funcionen 4 monitores touch en un mismo equipo de computo, reconocería los puntos táctiles en las 4 pantallas? 

Gracias 


          Monitor UltraSharp UP2516D PROBLEMA RESOLUCIÓN Y NITIDEZ        

Hola buenas tardes.

Adquirí recientemente un monitor UltraSharp modelo UP2516D, y lo recibí ayer día 27 de octubre de 2016.

El tema que ocupa es que utilizándolo como extensión de espacio de trabajo, aprecio un poco de falta de nitidez y cierto emborronamiento en las imagenes y tipografías, así como  efecto de sierra en los contornos. He intentado configurar el portatil y la pantalla de diversas formas con el fin de conseguir la nitidez que esperaba de dicho monitor, pero no consigo revertir el efecto.

Me dedico al mundo audiovisual y lo utilizo como monitor secundario para el montaje de vídeo y diseño gráfico. El monitor lo conecto por HDMI (no dispongo de entrada DP)  a un portatil ASUS con grafica NVIDIA GEFORCE 610M 2GB.

He estado informándome en foros y he visto casos similares con dichos modelos UltraSharp, y quisiera saber si existe algún tipo de solución, o si el problema radica en el equipo que utilizo. Iba a instalar el CD de configuración que viene con el monitor, pero no he querido abrirlo por si decido devolver el producto y cambiarlo por otro tipo de monitor DELL. En caso de devolución ¿Qué tramites debo seguir? ¿Se puede cambiar por otro producto abonando o devolviendo la diferencia?

Gracias.


          Monitor UltraSharp U2515H y VMware        

Hola a todos... Envío una pregunta para algún técnico de DELL dispuesto a realizar una aclaración sobre sus monitores UltraSharp. Ya he intentado llamar al Servicio Técnico de DELL pero han hecho caso omiso a mi petición. Os explico:

Hasta hace poco estaba trabajando sin problemas con un monitor DELL de 24 pulgada no UltraSharp, pero hace 2 semanas he cambiado dicho monitor por un U2515H UltraSharp.

El tema es que desde el cambio, me ha sido imposible administrar los servidores virtuales de mi empresa desde el cliente vSphere de VMWare. Los servidores aparecían cortados y no conseguía ver la imagen completa.

He desinstalado la aplicación, la he vuelto a poner, he realizado limpieza del PC, he cambiado resoluciones, etc... En fin, infinitas pruebas.

Ante dicho problema, decidí llamar al Servicio Técnico el cual se desentendió del problema diciendo que dicho problema era causado por mi software... Mi respuesta era que cómo podía ser mi software si hacía 3 semanas estaba funcionando perfectamente con otro monitor DELL.

Entonces me di cuenta de la diferencia... En el antiguo monitor estaba funcionando con conexión VGA y en este nuevo monitor he comenzado a utilizar las conexiones DP y Mini-DP.

Me instalé una nueva tarjeta gráfica con HDMI y realicé la conexión con dicho puerto... Problema solucionado!!!

Me gustaría que alguien comentase si le ha sucedido algo igual con dicho monitor y que, por favor, DELL reconozca su error con dicho tipo de conexiones.

El Servicio Técnico de DELL debería ver un poco más allá de su nariz y escuchar más a los clientes y saber cuando investigar un poco. Actualmente se escudan en sus respuestas tipo ensayadas una y otra vez para quitarse a los clientes y sus problemas de encima.

Sirva este texto como queja del Servicio Técnico... Al final el problema me lo he solucionado yo, pero DELL debería aclarar que si alguien esta pensando en comprarse un DELL U2515H para administrar servidores virtuales a través del cliente vSphere teniendo dicho monitor conectado por el puerto DP o mini-DP, mejor que no lo haga ya que no podrá trabajar correctamente.

Quedo a la espera de vuestros comentarios. Saludos,


          a caldo        
Aggiornamento delle 18:30:

Merda secca.
Saran cazzi amari (per "noi" e per l'Italia con molteplici significati).


Ore 15:30:
qualche osservazione precaria e banale:
  • la , con il suo federalismo fiscale, raccoglie molti voti; tanta ma tanta gente ha più a cuore i soldi della decenza, tant'è che non sembra risentire né delle pagliacciate tipo Pontida, né dello stile da ... mah... non vorrei offendere nessuno...
  • , con la chiamata all'astensionismo, ha ottenuto qualche risultato (3/3.5%? difficile dirlo, l'affluenza sembra molto vicina a quella del 2001 dopotutto); ma nonostante Grillo, i rifiuti ed il "porcellum" l'affluenza non è male; resta difficilmente quantificabile il peso elettorale di Grillo, che faceva cosa gradita a candidarsi (e rischiare la trombata)
  • molti elettori di sinistra han votato il per paura di , ma pure molti elettori di destra han votato il per paura di (o schifati dall'orrendo labbro della );
  • la ne esce con le ossa rotte, siamo ben lontani dal 2001 (8,9% in totale quando mancava la di Mussi) e dal 2006 (10,2% sempre senza SD); la mancata alleanza col PD li ha annichiliti, sicuramente con una alleanza avrebbero preso ben di più;
    • sarebbe davvero molto interessante capire quanti voti avrebbero portato se in coalizione col PD ma soprattutto quanti ne avrebbero rubati al PD e quanti avrebbero votato o Berlusconi se il PD si fosse alleato con la sinistra; fossi Veltroni un sondaggino su questa cosa lo commissionerei, soprattutto se - come sembra - c'è il rischio che con i voti della SA il PD avrebbe potuto governare;
  • altra cosa da notare, che fa un po' male, è che Berlusconi non sembra aver poi perso molto dalle sue ultime uscite: il suo tentativo di far fallire la trattativa per salvare , nonché la sua apologia al buon mafioso (), non hanno suscitato proteste popolari ed un suo disastro elettorale come ci si sarebbe aspettati da una sana democrazia; ah, già, la democrazia italiana non è sana...

Ora resta da aspettare e capire quale sarà il peso ed il ruolo di Casini.
          il mio Ubuntu        
Dopo un paio di settimane di uso continuo posso proprio dirlo: ma quanto mi piace !
Da quando lo uso non ho più acceso Winzozz XP, salvo un paio di volte per fare il confronto.

Tutto rose e fiori? no, certamente no; la mia scheda video ha dei driver cani che mi impallano X (almeno penso sia quello il problema), quindi ho dovuto disabilitare tutte quelle belle cose 3D con cui tirarsela, e comunque tende ad andare molto lento in certe situazioni (ma io lo stresso).

Però ho tutti i programmi che mi servono:
  • Firefox
  • Thunderbird
  • Pidgin
  • Rhythmbox (molto bella novità)
  • OpenOffice
  • ...e una scarrellata di programmi con cui fare di tutto, tutti immancabilmente Free.

Pensare che tutto questo software, con tutto il lavoro che ci sta dietro, sia gratis, anzi, più che gratis, mi fa girare la testa e un qualche senso di colpa mi viene:
io che gli do in cambio?
Prima o poi mi cimenterò nelle traduzioni, magari, che mi sembrano l'unica cosa nella quale si possa contribuire senza far danni micidiali :-)

Pro rispetto a Winzozz XP?
non ho pagato per averlo, mentre il caro Winzozz costò la bellezza di 128 euro ivati; non mi sembra un dettaglio da poco!
Altro pro?
L'interfaccia grafica semplice, personalizzabile, molto più usabile e comoda di quella winzozziana (che è decisamente datata...)
Altro pro è la trasparenza: non so che farmene dei codici sorgente del software che ho installato, ma sapere che c'è una comunità di sviluppatori che controlla il "come" è fatto un software e quello che fa mi fa stare molto tranquillo; con Winzozz i comportamenti strani / che sfuggivano dalla mia volontà erano molti, senza contare che nessuno poteva sapere cosa faceva "veramente" il software... e perché ogni 3 mesi volesse controllare se la mia copia era originale?...
Ancora un pro? la gestione pacchetti per l'installazione e l'aggiornamento del software: è anni luce dal sistema di Winzozz (che consiste nel: "fate un po' come cazzo vi pare"); su Ubuntu basta andare su
"Applicazioni -> Aggiungi/Rimuovi..."
e compare una bellissima libreria con una marea di software tra cui scegliere, navigabile per categoria, tipo etc. Quando hai letto le descrizioni ed ha selezionato quello che ti serve (e deselezionato quello che non ti serve ma che hai già nel pc) basta dargli un Ok, e lui fa tutto. E tu nel frattempo continui a lavorare sapendo che difficilmente servirà riavviare il sistema al termine dell'installazione.
Il vero pro, per me, è comunque politico: la possibilità di avere un mercato che offra prodotti di qualità, gratuiti e su cui puoi avere il pieno controllo; e penso soprattutto a cosa può (potrebbe) fare un paese del terzo mondo grazie al Free software...

In definitiva, sperando che venga definitivamente risolto il problema dei driver con le dannatissime schede Ati (colpa di Ati, ci tengo a precisarlo), e sperando che il mercato del software in Europa si liberalizzi (avete già firmato la petizione? ne parlai anch'io mesi fa), ormai il passaggio a Linux son riuscito a farlo, e spero che non sarò costretto ad arretrare.
L'obiettivo di rendermi indipendente da Winzozz prima di esser costretto a passare a Vista è ormai raggiunto, ora dovrò mettermi a far proselitismo :-)

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          VESPA - RIGOR, CHARME E SEDUÇÃO        
Nº207 MOTOCICLISMO Julho 2009
É fácil encontrar uma Vespa, com três ou quatro décadas, restaurada e pronta a andar. Bem mais difícil, é dar de caras com uma antiguidade dessas e percebê-la ainda melhor, mais requintada, que o próprio original.

Há, no entanto, quem o ouse e – indiscutivelmente – o consiga. As Vespa que hoje trazemos ao prelo, são veículos do mais puro luxo. Não que tenham diamantes incrustados nas jantes, cabos revestidos a ouro, selins de veludo púrpura, ou comandos em madrepérola assentes numa base de raiz de nogueira. Nada disso. São simples, funcionais, e rejeitam qualquer rococó escusado de altar-mor. Existe, contudo, algo que as distingue das demais, quer em termos estéticos, quer em termos mecânicos. O Sr. Luciano Igreja, minhoto há muito apaixonado pelas Vespa, dedica-se à sua recuperação com esmero e minúcia tais, que se reflectem de forma evidente no resultado final. Das suas mãos, saem veículos que se superam a si próprios quando novos, acabados de sair da fábrica. Estes, porém, saíram da Ciclo Igreja (a sua oficina), sob o olhar omnipresente – quiçá de inveja – da classicíssima Sé de Braga.

O processo de restauro tanto pode partir de sua iniciativa, como por solicitação de clientes. Muitas vezes, o Sr. Luciano, movido pelo fascínio que nutre por estes insectos com motor, compra as motos no mercado de usados (fazendo uso de contactos que tem, ou da internet), e se o modelo lhe agradar não há distância que o detenha. A Vespa laranja (que vemos nas fotos) veio do Ribatejo, onde a encontrou esquecida algures. As mais das vezes, são clientes que lhe aparecem à porta com as Vespa a “cair de podre” para que a sua habilidade e destreza lhes devolvam o ar jovial de outrora. O cliente tipo situa-se na faixa etária acima dos quarenta anos, e fará desta moto um uso tipicamente recreativo, pese embora muito ocasional. São, maioritariamente, pessoas que cresceram com as Vespa por perto, tendo, inclusivamente, sido proprietárias de alguma numa qualquer fase da vida, e agora, com maior disponibilidade financeira, entregam-se a este pequeno luxo de pagar por um elixir da eterna juventude estética e mecânica.

A cadência dos trabalhos é aquela que os recursos impõem. O Sr. Luciano está a restaurar, em média, uma Vespa por mês. Este trabalho é absolutamente meticuloso, e quando feito por mãos experientes e dedicadas – como as suas – o resultado salta à vista. «Comecei a reparar e a recuperar as Vespa, as Sachs, as Lambretta, as Casal, e outras, vai para mais de 40 anos», esclarece. «Sei de cor todas as peças do motor», acrescenta. De todas, a sua predilecção recai mesmo sobre as Vespa, como nos explica: «A Vespa é mais suave, tem melhor condução e menos atritos dinâmicos e mecânicos». Sobre o inflacionamento no preço dos modelos vintage, a sua justificação é, também, assertiva e lógica: «Trata-se de uma moto mítica. Por onde quer que passe chama a atenção, pois o design não sai de moda. Depois, são muito resistentes e fiáveis.».

Desde componentes internos do motor, até aos parafusos mais pequenos, tudo é substituído. «Do velho se faz novo», sublinha. O propósito é o de, no primeiro caso, eliminar ou prevenir avarias, e, no segundo caso, de realçar a estética do veículo. Por exemplo, os parafusos e porcas de ferro originais, são sempre substituídos por equivalentes em aço inoxidável com acabamento cromado. Como nos descreve: «o chassis vai ao jacto de areia, para que com a tinta fora, seja possível encontrar os podres. Caso assim não fosse, por debaixo da tinta velha o material continuaria deteriorado, e passados alguns anos seria necessário intervir outra vez na moto. Depois segue para o chapeiro, para então regressar ao jacto de areia, e só no fim intervém o pintor. E, claro, não se faz pintura a pincel, como muitas vezes se vê», elucida. Na mecânica, o motor é todo revisto com componentes novos (pistão, biela, cruzeta das velocidades, rolamentos, vedantes, juntas, discos de embraiagem, etc.), veios de suspensão, amortecedores e cabos são igualmente substituídos, independentemente do seu estado. Em suma, e como adianta: «As peças de desgaste são todas trocadas. Só assim posso dar dois anos de garantia global pelo restauro».

As peças provêem maioritariamente de fornecedores originais Vespa, mas há casos mais específicos onde o abastecimento é feito junto de agentes com peças testadas e compatíveis. O investimento em stock é, actualmente, de cerca de 250 mil euros. Tudo em prol de respostas rápidas e eficazes aos seus clientes.

Em termos mecânicos, o restauro é sempre fiel ao original. Não há tentativas de alterar esta ou aquela prestação. Contudo, no que respeita à estética, as considerações são diferentes, como avança: «Gosto de as pôr superiores ao que eram. Por exemplo, as tampas de motor são todas polidas e cromadas. Nenhuma moto era assim de origem…as tampas era pintadas…mas cromadas causam logo outro impacto…».

Prémios conquistados vão sendo alguns, tanto em motos suas como de clientes. Mas esta não é uma condição estratégica da sua actividade. Prefere empenhar-se na qualidade, recatadamente, afastado que está (por opção) dos grandes eventos do sector. No entanto, à entrada do exíguo escritório, está, bem visível, o troféu de melhor restauro conquistado no II Encontro de Barcelos, em 14-08-2005, organizado pelo Vespa Clube do Minho.

Quando lhe perguntámos se as Vespa algumas vez o desiludiram, a resposta foi disparada a direito, desvendando planos para o futuro: «Sim, a partir da década de noventa. É só plástico…O gozo está em trabalhar e conduzir estas. Por isso, até já tenho um projecto para fazer um side-car numa que estou agora a recuperar».

Quanto a valores, estes restauros nunca ficarão por menos de três mil euros. Para mais e não para menos. Tudo depende do modelo e ano da moto, bem como da sua condição presente. Casos mais complicados (que também os há) poderão ascender aos seis mil e quinhentos euros. Mas, nestas coisas, como noutras da vida, quando as coisas se fazem com gosto, o preço é o que menos importa. Neste caso, junta-se o gosto de quem as tem ao de quem as restaura, e o assunto está resolvido.
Em jeito de alerta, para quem não esteja familiarizado com os restauros das Vespa, aqui fica uma síntese de alguns erros muito comuns nas recuperações que por aí se fazem: furos para instalação de retrovisor, frisos de pisa-pés instalados fora das medidas (o primeiro deve estar no extremo da plataforma), varões de plástico em vez de ferro ou alumínio, furos à vista de acessórios retirados, bancos estofados em vez de terem as capas originais e pinturas a pincel.
© Todos os direitos do texto estão reservados para MOTOCICLISMO, uma publicação da MOTORPRESS LISBOA. Contacto para adquirir edições já publicadas: +351 21 415 45 50.
© General Moto, by Hélder Dias da Silva 2008

          OS MONGES DO FUNK - RED HOT CHILI PEPPERS        
Nº74 MOTO REPORT Fevereiro 2008
Anthony Kiedis (voz), Flea (baixo), Chad Smith (bateria) e John Frusciante (guitarra),eis a actual formação dos RHCP e aquela que tem sido responsável, ao longo dos anos, pelos maiores sucessos da banda. Mas a história começa mais atrás, no longínquo ano de 1983, em Los Angeles. Sim, os Red Hot estão quase a celebrar as bodas de prata.

OsRHCP têm o seu embrião em 1979, nos intervalos das aulas em Fairfax High School, Hollywood, Los Angeles. Os garotos de 15 anos, Michael Balzary (Flea), Hillel Slovak e Jack Irons eram três amigos que tinham algumas ambições musicais e formavam uma banda chamada Anthym. Um dos grandes admiradores dessa banda era Anthony Kiedis, também amigo de infância de Flea, Hillel e Irons. Em Abril de 1983 nascem os RHCP, ainda com o nome Tony Flow And The Miraculousy Majestic Masters Of Mayhem, a partir de uma ideia súbita de Anthony Kiedis, e com ele Flea, Hillel Slovak (guitarra) e Jack Irons (bateria) apresentam-se num clube de Los Angeles. A princípio seria só uma brincadeira, mas o resultado foi bom e passaram a fazer mais actuações, baptizando a banda para Red Hot Chili Peppers. A explicação para o nome é, aliás, bem curiosa. Consta-se que eles adoravam comida mexicana com bastante pimenta (chili) e que Flea era fã da banda de apoio de Louis Armstrong (os Red Hot Peppers). Juntando os condimentos, o quarteto californiano encontrou o seu próprio nome. Anos depois uma banda inglesa, formada no início dos anos setenta, chamada Chili Willy And The Red Hot Peppers tentou acusá-los de lhes terem copiado o nome. A banda, aos poucos, foi conseguindo juntar elementos de diversos géneros musicais, tais como punk rock, funk, rock alternativo e rock psicadélico. São também reconhecidos por inserirem ritmos de hip-hop em várias faixas do seu repertório. Ao fim de alguns meses o guitarrista Jack Sherman e o baterista Cliff Martinez entram para a banda, mas em 1985 são substituídos pelos elementos originais. Durante a digressão Freaky Styley, em 1986, Kiedis toca pela primeira vez em Grand Rapids, a sua cidade natal, e tem a brilhante ideia de entrar em palco todo nu com o pénis enfiado numas meias (daí a expressão “Cocks On Socks”), o que acaba por ser um escândalo na sua cidade, tornando-o na “ovelha-negra” para o público de lá. Em 1986 Anthony Kiedis e Hillel Slovak usam heroína numa base regular. Este problema viria a ditar a morte do guitarrista em 1988. Já Kiedis, alternava o consumo com cocaína. Kiedis tinha perdido qualquer noção da realidade e entregara-se às drogas totalmente. Ele andava por becos e tinha contacto com alguns gangs. Chegou ao ponto mais baixo da sua vida e passou a consumir drogas debaixo de uma ponte no centro de Los Angeles. Não se alimentava, não dormia, não tomava banho, tudo na sua vida se resumia à droga. Nesta época eles fizeram a pior digressão da história da banda e Kiedis foi convidado a retirar-se por causa do seu vício. Flea aconselha-o a fazer um tratamento. É nessa altura que o vocalista percebe que as drogas não eram mais diversão e que tinham invadido por completo a sua vida. Kiedis vai tratar-se e conta com a ajuda de seu pai. Durante a passagem pela clínica ele experimenta a acupunctura e esta acaba por se revelar um meio alternativo de aliviar a sua tensão. Sai limpo da clínica, escreve “Fight Like a Brave” e retorna aos RHCP. Após a morte de Hillel, a banda decide reunir-se e é então que descobrem um novo guitarrista, John Frusciante de apenas 18 anos que, além de ser grande fã dos Peppers e de Hendrix (um ídolo para todos os membros, principalmente Flea, que tem a cara de Hendrix tatuada no seu ombro esquerdo), praticava cerca de quinze horas por dia. Quando aconteceu o primeiro concerto com a banda, os fãs não acreditaram que ele nunca tivesse tocado com os RHCP antes. «John era absolutamente um clone de Hillel. Ele não toca somente igual ao Hillel, ele movese como o Hillel...», disse Alain Johannes. Coincidência ou não, John tinha realmente todo o estilo de Hillel, pois era seu fã. Depois de muito procurar, também encontram um novo baterista, Chad Smith, que veio de Detroit. Nesta fase começa o período dourado da banda. Os trabalhos que vão desde Blood Sugar Sex Magik (1991) até Stadium Arcadium (2006) correspondem ao expoente máximo dos RHCP, tanto em termos criativos como em relação ao triunfo comercial. A formação actual remonta a de 1991, com excepção feita para o período compreendido entre 1992-1998, onde Frusciante abandona a banda devido à sua dependência de heroína (entra Dave Navarro dos Janes Addiction). Frusciante esteve praticamente à beira da mor te, e os vídeos que surgem no YouTube a documentar este período da sua vida são bem esclarecedores. Com o retorno do guitarrista à sua banda de sempre, com todos os elementos a optarem por um estilo de vida saudável, e cada vez mais virados para a meditação transcendental, os trabalhos discográficos e as digressões tem sido cada vez melhores, e a prová-lo está a actuação no último Rock In Rio-Lisboa em 2006.

De moto:
Chad Smith, no documentário Funky Monks, no percurso de casa para o local das gravações
de Blood Sugar Sex Magik, aos comandos da sua Harley-Davidson.

«Estávamos a deixar as coisas fluir, ensaiando e escrevendo material novo [NR: que viria a ser o disco One Hot Minute]. Entre outras coisas, cada um de nós comprou uma Harley-Davidson. Chegámos mesmo a formar um gang…»
Anthony Kiedis em Scar Tissue, a sua auto-biografia (pág. 318).
E segundo o mesmo livro, era na sua moto que Anthony Kiedis rumava à baixa de Los Angeles para comprar heroína e cocaína. Isto passou-se ao longo de vários anos.

Citação:
«Ela dominava. Fazia coisas do tipo ir encher a boca com água quente do chuveiro para depois vir ter comigo e fazer-me sexo oral. O que terei eu feito para mereceruma experiência tão boa?»
Anthony Kiedis sobre Karen, a irmã de Flea, em Scar Tissue (pág. 59).
Porreiro pá! O que tu fizeste para merecer…não sei, mas diz lá ao Flea para me apresentar a irmã dele…
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          Neander 1400cc Turbo Diesel        
Nº72 MOTO REPORT Dezembro 2007
O diesel como nunca o vimos,
numa moto que nunca imaginámos

Volta e meia há quem tenha a ousadia de afirmar que um motor a diesel casaria na perfeição com uma custom cheia de estilo. É um tema que gera sempre polémica e, logo de seguida, temos conversa para várias horas, por exemplo, à mesa de um café. Sendo, ou não, um mero golpe de vista, o que é certo é que na Alemanha (pátria de duas tecnologias universalmente disseminadas: motor a 4 tempos e motor a diesel) alguns engenheiros investiram tempo e dinheiro na criação de uma cruiser a gasóleo, permitindo-nos alimentar, mais uma vez, a tal velha discussão, mas desta feita, com contornos práticos. Foi mais uma ideia que se materializou.


Os motociclistas têm, em regra, uma opinião relutante no que toca aos motores diesel, geralmente devido às menores prestações, ao elevado volume e peso do bloco e até mesmo ao som produzido. Em 1890, Rudolf Diesel revolucionou o sector rodoviário, com a sua invenção do motor com explosão por compressão e, desde então, esse tipo de motorização tornou-se num dos pilares do conceito de mobilidade. Na verdade, esta tecnologia beneficia de um menor volume de emissões poluentes para a atmosfera e de um consumo de combustível, em média, 30% mais baixo do que o de um motor equivalente a gasolina (que utiliza, portanto, uma vela para produzir faísca, e assim conseguir a explosão). Deste modo são compensadas algumas das desvantagens desta tecnologia, tal como o aumento do ruído, a vibração mais elevada, os maiores custos de produção ou o maior peso e volume. Embora com um consumo mais vantajoso, os motores diesel requerem uma mais complexa e robusta construção, tornando-os até agora inadequados para determinadas aplicações, tais como aeronaves e motociclos.

O que há de novo
Surge então o fabricante alemão Neander Motors com planos para mudar todo o preconceito, graças ao seu inovador motor diesel de 1430cc turbo-alimentado, com dois cilindros em linha, desenvolvido por Rupert Baindl. O seu irmão mais novo, de 750cc, que, de acordo com Baindl, conseguiu uma extraordinária relação de 115cv às 12.000 rpm, foi o embrião para o projecto seguinte com vista à criação de um propulsor de 990cc mas que nunca chegou ao seu término. Todavia, com a obstinação do mentor destes dois projectos, foi este o passo que faltava, ainda que de gigante, para a construção da Neander 1400 Turbo Diesel. Na verdade, esta moto é uma cruiser esteticamente semelhante a muitas produções americanas e japonesas mas, em vez de um mais vulgar VTwin, está equipada com um dois cilindros em linha, para mais a… diesel. São 1430cc reais refrigerados a ar e óleo, com dois cilindros de 108mm x 78,2mm, com oito válvulas no total (quatro de admissão de 35mm e quatro de escape de 30mm) e DOHC (dupla árvore de cames à cabeça), A admissão da Neander é canalizada verti calmente para baixo, no centro da cabeça, entre as àrvores de cames, enquanto que as quatro válvulas de escape são possuidoras, cada uma, do seu tubo de exaustão (dois à frente do motor e dois na parte traseira), podendo dar a ilusão de se tratar de um motor de quatro cilindros. As saídas de escape são encaminhadas conjuntamente para um único turbo-compressor Garrett Intercooler, entregando uma pressão máxima de 1,4 bar, para um catalisador de 3 vias montado na frente do motor. A injecção, por sua vez, é directa e trata-se de uma Bosch EFI. Equipada com uma caixa de seis velocidades, curiosamente com as mesmas relações da Aprilia RSV1000R e embraiagem multidisco, debita 112cv às 4.200rpm e produz um binário de 214Nm às 2.600rpm. Contudo a Neander Turbodiesel, no que toca aos componentes de “moto” propriamente ditos é surpreendentemente convencional e recorre a um quadro desenhado pelo especialista em personalizações Gunther Zellner.

Porquê diesel?
A pergunta, no entanto, impõe-se: por que é que a Neander é assim? Porquê um motor diesel? É Lutz Lester quem explica: “Phillip Hitzbleck de Neander detinha os direitos de autor de uma famosa banda desenhada alemã, cujo protagonista era uma personagem chamada Werner. Trata-se de um motociclista de má vida, que adora a liberdade, está sempre em apuros com a polícia e é doido por cerveja. Tornou-se uma figura de culto na Alemanha. Houve inclusivamente dois filmes sobre ele na década de 1990, e eventos variados, capazes de mobilizar um total de 250 mil pessoas em torno desta personagem. Porém, em 1999 Phillip Hitzbleck quis levar a marca de Werner para outro nível, por exemplo, uma série televisiva. Foi mais longe ainda e criou um novo evento de motos na parte norte da Alemanha ao longo de três dias, com música, drag races, etc. Em todo o caso, para promover este evento tínhamos a intenção de levar a marca Werner ao MotoGP com a nossa própria moto, tendo mesmo decidido que se iríamos a estas corridas, o deveríamos fazer com algo completamente novo. Foi então que ouvimos falar sobre o dois cilindros em linha a diesel de Rupert Baindl. A ideia pareceu perfeita, mas não foi possível encontrar os parceiros suficientes para esta aventura. Foi quando Rupert disse que deveríamos era levar o motor para a rua e não para as pistas. Este poderia ser o primeiro motor turbo-diesel a nível mundial a equipar uma moto de série. Assim, em 2002 Phillip decidiu deixar a empresa Werner, investiu o seu próprio dinheiro para reiniciar a Neander, e formou uma equipa para criar uma moto a diesel de produção em série para que qualquer um a podesse comprar. Agora estamos prestes a testar o resultado.”

Acção!
Passar a perna pelo acento da Neander Turbo Diesel (a 64,7cm do solo) é relativamente fácil. Sentado, também não há a menor surpresa quando se pressiona o botão de “start”, uma vez que não há necessidade de pré-aquecimento como na velha geração diesel, pelo que estamos a um segundo do verdadeiro choque. Esta moto não está concebida para nos surpreender apenas no momento em que rola em estrada. Fá-lo logo a partir da altura em que se dá o arranque pela total ausência de vibrações devido a um mecanismo interno de compensação, cuja rotação de duas engrenagens em sentido contrário ao do motor anula a trepidação por ele produzida. Engrenando a primeira velocidade, sente-se a acção da suave embraiagem, e a moto abandona com elegância o seu lugar. O pico de potência da Neander surge só quando o conta-rotações aponta para as 2.000rpm altura em que o turbo-compressor entra em funcionamento. Há uma deliciosa entrega de potência a partir de então, com a curva do binário a atingir o seu máximo às 2.600rpm, mas mantendo-se praticamente horizontal até às 4.200rpm, altura em que potência e binário começam a abandonar-nos. Mas talvez a maior surpresa é a rapidez com que esta power-cruiser ganha rotação. Com uma compressão de 16:1 e um peso de 295 kg, a Neander atinge os 160 km/h a escassas 2.820 rpm e a velocidade máxima cifra-se nos 220 km/h. Graças a uma razoavelmente confortável posição de condução, extrema economia de combustível, impressionante binário e ausência de vibrações, esta moto é indiscutivelmente uma devoradora de quilómetros.

O canto do cisne
Realmente, a única desvantagem para este motor diesel de vanguarda é o som que produz, que, em abono da verdade, não é muito agradável, especialmente em plena aceleração. A questão nem é tanto pelo motor em si, mas principalmente pelo ruído produzido pelo turbo-compressor.

Balanço final
Os motores diesel têm avançado muito nos últimos dez anos, principalmente pela evolução conjunta dos turbo-compressores intercooler de geometria variável e injecção common-rail, tecnologias presentes na Neander. Qualquer que seja a bula por onde nos rejamos, esta moto é uma surpresa, não só pela sua mecânica única, mas também pela forma eficaz e eficiente com que aplica os benefícios do diesel ao desenvolvimento de um motociclo. Porém as surpresas e a exclusividade pagam-se caro. Neste caso pagam-se 95 mil euros…

Ficha Técnica
Potência: 112cv / 4.200 rpm
Binário: 214nm / 2.600 rpm
Aceleração 0-100km/h: 4.5 seg.
Velocidade máxima: 220km/h
Consumo: 4.5L / 100km
Caixa: 6 velocidades
Transmissão: Correia
Distância entre eixos: 1.920mm
Forquilha: 41mm (dupla)
Pneus Frente: 150/80R17 V
Pneus Trás: 240/40R18 H
Comprimento: 2.480mm
Altura Banco: 65mm
Peso: 295kg
Depósito: 14L
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          TIM - ENTRE O PALCO E AS VIAGENS        
Nº71 MOTO REPORT Novembro 2007

















































Tim dos Xutos & Pontapés é um valor bem firme na cultura portuguesa. Da vida que se dizia malvada, ele soube – com trabalho e confiança – transformá-la na vida que cedo desejou para si próprio. Forçou, resistiu, e nunca ousou desistir. Simultaneamente, Tim é um apaixonado pela liberdade, pela estrada. Diz que está na sua natureza. Recentemente expandiu o seu leque de interesses por uma outra variante que lhe permite continuar a percorrer o mundo e a vencer a distância. Com um atributo de peso, Tim juntou-se à grande família motociclística. Não das duas, mas das três rodas. Atencioso, humilde e disponível, Tim deu-se a conhecer um pouco melhor. E conhecê-lo sob esta invulgar perspectiva, encarando ângulos mortos e abordando contextos ausentes das inúmeras entrevistas que já fez, revelou-se fascinante.

MOTO REPORT: Como surgiu a tua ligação com as motos?
TIM: Quando era catraio, andava, como todos os miúdos, atrás das cinquentas. Tinha amigos com as Sachs, as Honda CB50 e algumas Yamaha, mas, nessa altura, nunca consegui ter nenhuma. Também não seria para andar assim tanto... afinal vivia no Alentejo… Bom, depois lá consegui arranjar uma Sachs Lebre. Era de três velocidades, mas acabou por não andar muito. Nunca lhe limpei o carburador, nem lhe fiz outras coisas que devia ter feito, e pronto, aquilo foi ficando um bocado em stand by. Entretanto casei e vieram os putos. Durante uns vinte anos não tive nem tempo nem oportunidade para mais nada. É isso, fiz uma pausa de mais de vinte anos.

MR: É conhecido o teu gosto pelos “carochas” e os “pão-de-forma”. Na verdade, tu és um apreciador dos motores refrigerados a ar da Volkswagen. Foi daí que surgiu a ideia do trike?
TIM: O trike foi uma oportunidade. Na verdade é do Diogo Varela que é o “sobrinho dos Xutos”, um amigo de longa data, que também já esteve ligado ao meio musical. Comprou o trike há uns anos, e depois também lhe aconteceu o mesmo que a mim, ou seja, casou e teve dois filhos, que são muito mais pequenos que os meus. O Diogo mora aqui em Lisboa, e não tem sítio para guardar o trike, por isso tinha-o parado no Alentejo, perto do Cabo Sardão. Vai daí o trike começou a degradar-se. Apanhou muita humidade, muito sal, os cromados foram embora, as borrachas estavam a ir, a parte eléctrica também, o depósito ganhou furos e foi nesse estado que o encontrei seis anos depois de o ter conhecido. Deu-me pena e sugeri que se ele mo passasse para as mãos, sem que o comprasse propriamente, porque ele não o quer vender, ao menos não se estragava tanto. Assim sempre vou andando com ele e vou vendo os problemas, porque tenho alguma experiência com os Volkswagen.

MR: Fazes a manutenção?
TIM: Quer dizer, vou tentando… Quando ele começa a queixar-se eu pelo menos sei do que é. Consigo identificar o problema, posso é não conseguir repará-lo. Há montes de coisas que agora já sei. As chamadas avarias de 1º grau, aquelas que podem acontecer mais vezes, acho que já sei lidar com quase todas. A mecânica é simples.

MR: Para ti que vantagens tem um trike face a uma moto?
TIM: Olha, a única vantagem é a gente poder tirar facilmente as mãos quando lhe apetece (risos). De resto não tem muitas... Eu até costumo dizer que aquilo tem as desvantagens da moto com as desvantagens do carro (risos). Um gajo não consegue passar nas filas, apanha frio, chuva, e não é muito seguro porque curvar também não é assim tão fácil.

MR: Não passas nas filas de trânsito, mas também não cais para o lado…
TIM: Também se tombar não será fácil sair debaixo dele (risos). Espero que não aconteça…

MR: O que dizes da posição de condução em percursos mais longos?
TIM: Não tem nada a ver com uma moto, mesmo que seja uma chopper. Fiz-lhe um pequeno ajuste nos pedais e ficou bem. Posso-me chegar mais para cima ou mais para baixo. É muito bom para o pendura. É espectacular mesmo, tipo poltrona. Chegam a dormir lá em cima quando vão comigo. Para quem vai a conduzir é muito bom, pois tem a vantagem de ter o encosto. Os braços, posso tê-los em várias posições. Como o acelerador é fixo, estabeleço uma velocidade – tento ser um bocadinho mais rápido que os camiões, para não estar a levar com a poeira – e mantenho. Quando preciso ultrapassar, enrolo ligeiramente o punho e ele passa bem. Portanto, tenho as mãos mais ou menos desocupadas. Mas, por exemplo, ao fim de uma hora e meia fico um pouco cansado de pernas e braços. Por isso vou parando várias vezes. Isto não é para correrias.

MR: És muito minucioso com a aparência do trike?
TIM: Não, nada disso. Eu gosto de ter o trike limpo. Depois gosto que o trike se suje. E depois limpo-o todo outra vez. Faz parte. Mas não consigo ter os cromados a cem por cento porque eles já não são muito novos. Já se gastou dinheiro com eles, e agora, de vez em quando, vou-lhes dando um banhito com WD-40, mesmo na parte eléctrica para a humidade não danificar nada, e está tudo bem. Como podes ver, o trike não tem um aspecto muito “fancy”. Aliás, é uma coisa um bocado mais “hard”.

MR: Tens mais motos?
TIM: Tenho lá em casa a XR125 deste ano – que já é boazinha para mim e para o puto – para fazermos um bocadinho de terra. Tem a sua graça. Eu retomei agora estas lides porque começou a instalar-se no meu filho mais velho, que tem 17 anos, a ideia de que, por vivermos em Rio Maior, estamos um bocado fora da cidade e, por isso, ele gostava de ter
uma 125cc para ter mais mobilidade.

MR: De manhã acordas entusiasmado quando sabes que vais andar de trike?
TIM: Acordo principalmente entusiasmado mas também inquieto. Temos de andar sempre com alguma preocupação em relação a tudo. Não me posso esquecer de muitas coisas. Dependendo da viagem tenho que ter uma série de cuidados. Mas fico sempre um bocado preocupado, porque até ele estar como está hoje, já teve alguns problemas e podem sempre surgir mais alguns. Até já levou um motor novo…

MR: Constou-me que este ano à ida para Góis tiveste um desses tais problemas, não foi?
TIM: Pois foi. Fiquei na subida, em Pedrógão. No dia anterior tivemos concerto em Braga. Eu e o Kalú fizemos a viagem até Coimbra, de moto, e deixámo-las lá para seguirmos viagem na carrinha com os Xutos até Braga No sábado voltámos a pegar nas motos em Coimbra e fomos para Góis. O trike começou a engasgar e, depois, na subida para o Pedrógão, aquilo começou mesmo a correr mal. Tivemos mesmo que parar numa oficina para ver a parte eléctrica. Trocámos platinados e revimos aquilo tudo. Afinal era o filtro da gasolina entupido mas, para além disso, por causa do esforço que obriguei o motor a fazer, tinha tudo desafinado, e um dos cilindros estava morto. Acho que o segmento deve ter colado. Como não valia a pena estar a mexer no resto e tinha um acordo com quem me tinha vendido aquele motor, fui lá trocá-lo. Fiz como que uma troca da bilha de gás – entreguei uma vazia e trouxe outra cheia. Neste caso entreguei o bloco avariado, paguei um pouco mais, e trouxe outro impecável, um 1300cc recuperado e garantido.

MR: Quer dizer que ficas sempre a pensar: “O que será que me vai acontecer hoje?”
TIM: Sabes, esta é uma moto feita à mão. Tudo pode acontecer. Podes passar por um buraco e a caixa dos fusíveis cair porque está num sítio um bocado bera. Podes ficar sem bateria, o que é muito mau porque neste caso o acesso é medonho. Realmente muita coisa pode acontecer…

MR: Qual a moto que mais te agradou?
TIM: Foi uma Black Widow. Não é muito rápida, mas tem uma posição de condução que eu gostei logo. E ela já estava alterada, tinha o guiador mais curto, estava rebaixada, e por ter o centro de gravidade muito baixo, era muito fixe de conduzir. Nem era muito pesada, aquilo é mais aspecto que outra coisa.

MR: Andar de moto faz-te bem. É libertador?
TIM: É muito bom. E o mais engraçado é que eu e a minha mulher, a Margarida (que nunca teve nada a ver com motos), fomos a Faro este ano no trike, com uns amigos de Santarém (eles numa Varadero), e ela ficou impressionada. Não vou dizer que adorou, mas achou que aquilo tinha sido realmente uma experiência diferente e muito boa.

NR: Já tinhas ido à concentração de Faro sem ser para tocar?
TIM: Não. É sempre uma data muito complicada para os Xutos. Este ano lá consegui ir. Tinha o Rui Veloso com quem cantei uma música, o Joe Cocker que me interessava ver e, claro, a concentração em si.

MR: Qual foi a tua melhor experiência de moto?
TIM: Não te sei dizer, até porque estive muitos anos sem conduzir. Acho que a melhor experiência é a primeira vez que tu sais em plena liberdade, ou porque a moto é tua, ou porque podes andar com ela um bocado. Isso é muito bom, mesmo que não saibas para onde ir. Depois, no meu caso, há já alguns anos que quando vou aos Açores alugo lá uma scooter e ando nela o tempo todo. Este ano também o fiz com os meus filhos e a minha mulher. Alugámos duas scooters, e por lá andámos os quatro. É algo completamente diferente. Sentes as diferenças de temperatura, sobes e desces a montanha, tens o frio, tens o calor, tens o cheiro da natureza. Depois é o mar… paras a moto onde queres e vais ao banho, arrancas outra vez… Tudo isso é a parte boa da moto.

MR: És um condutor defensivo?
TIM: Eu conduzo sempre defensivamente. Não te podes esquecer que a minha vida é conduzir e ser conduzido por muitos e muitos quilómetros, portanto não poso ser adepto de uma condução mais rápida. Às vezes pode haver necessidade de o fazer, mas lembro-me sempre do perigo.

MR: Viagens por fazer, tens alguma?
TIM: De moto não tenho nenhuma planeada. Tenho uma prometida, de Lisboa a Moscovo, mas na “pão-de-forma”.

MR: Bem, é de homem…
TIM: Pois é (risos). Tenho mesmo que a fazer. Está prometida… Eu aí de 15 em 15 dias vou aos mapas, faço as rotas, vejo onde estão as estações de serviço, etc. Depois guardo tudo e passados uns tempos volto a pegar naquilo outra vez. Mas esta é de estimação… Hei-de fazê-la.

MR: Será que as sensações que experimentas a andar de mota te poderão levar a escrever sobre isso? Servirão de inspiração como a tua relação com o rio Tejo que te influenciou por diversas vezes?
TIM: Não sei. Eu gosto muito de uma frase minha muito burra que é: “eu gramo mesmo é conduzir”. Não sei porquê. Eu quando tirei a carta, e comecei a conduzir, foi quando me senti bem. Até aí pertencia aos meus pais. Daí para a frente passei a pertencer a mim mesmo e nunca mais parei. Sou uma pessoa que já fez muitas centenas de milhares de quilómetros, e nunca deixei de gostar. Comparando a sensação de viajar com a de conduzir uma moto, em concreto, a principal diferença está no contacto com os elementos da natureza, mas é uma condução muito concentrada, que se calhar não liberta assim tanto. Há pessoas que se preocupam com o trabalhar do motor, outras vão concentradas na velocidade, ou nas curvas, e geralmente não é uma condução onde uma pessoa possa estar completamente relaxada como acontece quando viajas de outra maneira. Essa sensação de liberdade acontece sim quando chegas ao destino mas, até lá, a tua cabeça vai muito concentrada. Tudo depende das pessoas. Creio que o poder viajar é sem dúvida o melhor de tudo. Já escrever sobre isso é muito complicado, porque está tão dentro de mim, faz tão parte da minha natureza que nem consigo explicar às outras pessoas. Por exemplo, cheguei a alugar uma “pão-de-forma” de 1965 igual à minha, em Inglaterra (volante à direita), andei com ela por lá durante mais de uma semana, fiz quilómetros e quilómetros nela, só pela libertação que me transmitia e pelos sítios onde estava.


MR: Nasceste no campo, cresceste na cidade, mas voltaste novamente ao campo. Precisas desta dualidade para te sentires bem, ou este retorno define aquilo que realmente gostas?
TIM: Eu gosto muito de viver no campo e trabalhar na cidade. Depois, também gosto bastante de trabalhar em muitas cidades, com muita gente. Isso é que me faz bem. E lá está outra vez a viagem, porque aquela cena da viagem entre o trabalho e a casa, ou entre o concerto e o regresso, é o que me põe a cabeça em dia. Já vivi dez anos na cidade, nesta
profissão, em Lisboa, depois de me casar, e o frenesim era de tal maneira que não havia tempo para descomprimir. As coisas aconteciam em sucessão. Quando ia para os concertos, ainda havia um breve período de pausa, mas depois era sempre em alta rotação. Quando uma pessoa sobe as escadas até ao 2º andar e sente-se fisicamente cansada, começa a pensar que se calhar há qualquer coisa que não está bem. Tive a oportunidade, arrisquei, pudemos fazer isso, a família mudou-se toda para Rio Maior e as coisas agora estão estáveis.

MR: Em vez de teres comprado algo caro e extravagante, encontraste neste trike o brinquedo que te satisfaz. És uma pessoa simples?
TIM: Sou. Claro que sim.

MR: Como cultivas a tua simplicidade?
TIM: O que eu preciso de cultivar, e o que o trike me proporciona, é a afirmação da minha liberdade. Eu acho que isso é muito importante nas motos. Nós somos livres, queremos ser livres, não o somos a todas as horas do dia, nalguns dias somos mais livres que noutros, e queremos demonstrar isso. Muitas vezes a nossa forma de demonstrar pode passar por adquirir uma moto, ou um barco, ou uma coisa dessas. Mas não tem nada a ver com o exibicionismo, de comprar algo melhor que o do vizinho só por uma questão de afirmação, ou por se ser conhecido. Não tem nada que ver com isso. É uma questão normal. Apesar do trike ser o que é – um veículo algo extravagante – eu até gosto muito de andar nele porque ponho o capacete e os óculos e ninguém me topa (risos). Agora, não gosto nada de exibicionismos ou “espampanâncias”. Eu sei que o trike está comigo um bocado a prazo. Depois, quando voltar para o Diogo, comprarei uma moto, e logo se verá. Mas não há truque nenhum para cultivar a simplicidade. Eu trabalho muito, ou melhor, eu não trabalho nada, eu toco é muito… Estou envolvido com três ou quatro projectos distintos e como vês eu não tenho tempo para ser complicado. Tenho só tempo para que as coisas aconteçam naturalmente. Limito-me simplesmente àquilo que gosto de fazer e não dá para mais nada.

MR: Em síntese, se pudesses resumir o teu lema de vida, qual seria?
TIM: Eu acho que é realizar os sonhos, trabalhando para isso. Eu sei que é difícil para muitas pessoas, e sei que fui muito afortunado, mas também sei que me dediquei muito a eles. Acho que soube fazer com que as coisas acontecessem. A primeira vez que toquei num palco tinha 15 anos. Assim que subi e desci daquele palco tive a sensação completa e absoluta de que era aquilo que eu queria fazer o resto da vida, porque era o que eu sabia fazer naturalmente. Estudei, fiz cursos, envolvi-me numa série de coisas, e essa sensação que eu tive aos 15 anos acompanhou-me sempre. Adoro estar nem que seja na parte de trás do palco. Nem que não esteja a tocar. Mesmo quando trabalhei nos Outonos em Lisboa na parte de dentro do palco do Teatro São Luiz, adorei aquilo, não tive – nem tenho – problema nenhum. Se tivesse que viver num sítio diferente seria certamente na parte de trás de um palco. Quando vou assistir a um espectáculo para mim já é complicado, e disperso-me com os pormenores. Ou são as luzes, ou é o som, ou é a roupa, enfim, acabo por nem desfrutar, porque o que eu queria mesmo era estar lá atrás a trabalhar. Quando chega a parte de bater palmas apetece-me ir lá para dentro falar com o pessoal e perguntar em que é que eu posso ajudar (risos).

MR: Dos Xutos, o Cabeleira é o que tem o look mais motard. Será que a coisa promete?
TIM: Pois, ele tem mesmo essa pinta. Mas o Cabeleira gosta mais é de carros desportivos. Ele sempre gostou de ter carros potentes. Ele é mesmo assim, já a tocar gosta sempre de o fazer com o volume muito alto. Mas motos acho que não…

MR: O Kalú não te olha de esguelha quando apareces no trike? É que para ele está aí uma roda a mais para ser uma mota e uma a menos para ser um carro…
TIM: Às vezes (risos)… E o Kalú é motociclista há muito mais tempo, e com muito mais experiência que eu. Tem a Hornet, é vespista, etc. Mas o Kalú é hiper cuidadoso a andar de moto. É muito zeloso. Na família dele conduz-se muito bem.

MR: Quando vez um buraco não ficas baralhado com qual das rodas te deves desviar?
TIM: Sei perfeitamente. O buraco tem de passar debaixo do meu pé. É preciso é escolher o pé certo.

MR: Consegues estacionar sem pagar parquímetro aqui em Lisboa?
TIM: Nunca experimentei (gargalhada). O trike andou muitos anos em Lisboa, quando estava com o Diogo, agora, comigo, anda fora de Lisboa. Quando está bom tempo faço o percurso de Rio Maior a Santarém nele. Às vezes venho a Lisboa, mas geralmente vou mais é a Almada para o ensaio dos Xutos. Aí temos espaço de garagem, em minha casa
também tenho espaço de garagem, portanto como a moto nem tem sítio para pôr o papelinho...


TRAJECTO
O nome de baptismo de Tim é António Santos. Tim é apenas o diminutivo que o acompanha desde a infância. Nasceu em Ferreira do Alentejo, em 1960, e aos cinco anos foi para Almada, onde fez a escola primária e o liceu. Em 1978, os
Xutos & Pontapés fazem o primeiro ensaio, ainda com Zé Leonel na voz e Tim no baixo. A primeira actuação ao vivo dá-se a 13 de Janeiro de 1979 na sala dos Alunos de Apolo, em Lisboa, durante a celebração dos “25 anos do Rock & Roll”. Com 19 anos entra simultaneamente para o curso de contrabaixo no Conservatório e para o Instituto Superior de Agronomia. O ano de 1981 traz grandes mudanças nos Xutos. Saiu Zé Leonel e Tim torna-se o vocalista. “Aconteceu por acaso”, refere. Para além da música, o vocalista dos Xutos nunca deixou de estudar e em 1987 licencia-se em engenharia agrónoma. “Fiz o estágio, estive a trabalhar em Coruche, seis meses depois gravei o “Circo de Feras” e profissionalizei-me na música”. Integrou o colectivo Resistência no início dos anos 90. Fundou uma editora, a El Tatu, e realizou telediscos para, por exemplo, os Censurados. Produziu várias bandas, entre as quais, os Ex-Votos, banda do primeiro vocalista dos Xutos. Mais tarde, em 1996, foi um dos elementos dos Rio Grande, e em 2002 dos Cabeças no Ar. Lançou dois discos em nome próprio, participou em duas curtas-metragens e no ano passado representou um papel no cinema (no filme “Transe” de Teresa Villaverde). Dá aulas de baixo e guitarra no Conservatório de Música de Santarém. Esporadicamente leva aos palcos o projecto Preto no Branco onde só toca versões de músicos portugueses: de Zeca Afonso a Mão Morta, de Rádio Macau a Sérgio Godinho. Ah!… e também anda de trike!

LINKS
• http://www.umeooutro.blogspot.com
• http://www.tim-solo.net
• http://www.myspace.com/timasolo
• http://www.xutos.pt
• http://xutos-blog.blogspot.com






































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          NEHMESIS A ESTRELA DA REVOLUÇÃO MÉTRICA        
Nº70 MOTO REPORT Outubro 2007
Nos EUA – berço das polegadas cúbicas, medida tão característica das míticas Harley-Davidson – há quem ouse especializar-se na construção e transformação de choppers baseadas no sistema métrico internacional (centímetros cúbicos). Os estúdios BMS (Broward MotorSports Choppers) são talvez a elite desta nova tendência que teima em se afirmar no país considerado como o mais improvável para tal empreitada. A Nehmesis, deixou de ser uma Yamaha Road Star, para passar a ser a estrela de uma outra constelação. O resultado – além de absolutamente soberbo – firmou créditos em várias frentes e prepara-se para deixar uma legião de seguidores do conceito.

No país dos automóveis estilo “banheira” com seus motores V8, as motos customizadas não são, de todo, conhecidas por economizarem nos equipamentos, cromados, acessórios e pinturas. Muitos são os dólares investidos neste nicho de mercado. Mas até então, por razões óbvias, o alvo das mais radicais customizações era a prata da casa, ou seja, as Harley-Davidson e os seus clássicos motores como o Twin Cam 88. De há uns tempos para cá, os fãs das custom nipónicas resolveram fazer uma “revolução métrica” para exaltar as qualidades das motos com capacidades expressas no sistema métrico internacional, ou seja, em centímetros cúbicos. A bandeira dessa “revolução” é o programa de TV, “Metric Revolution”, que vai para o ar pela ESPN2, nos EUA. Cada episódio conta a história da personalização de uma moto (não-americana) feita por alguns dos melhores transformadores do país.

CO MO NASCE UMA ESTREL A
Entre as estrelas do “Metric Revolution” está a Nehmesis, baptizada com o nome do proprietário do estúdio BMS Chopper, da Flórida, Sam Nehme. Adepto dos motores em centímetros cúbicos, Sam, fundou o maior centro de customizações de motos Yamaha do mundo inteiro. O aviso deixado no seu site www. bmschoppers.com não deixa margem para dúvidas: “Nós somos exclusivamente especializados em motos métricas (desculpem-nos os proprietários de Harleys). O nosso objectivo é transformar/construir as customs métricas mais fantásticas do mercado e ainda assim garantir a fiabilidade a que esta tecnologia nos habituou.” O projecto da extraordinária Nehmesis começou quando Sam e a equipa da oficina BMS foram convidados a participar no programa “Metric Revolution”. Não havia restrições de custo e material, a única exigência era que a moto fosse projectada e construída em seis meses, prazo que Sam e seus colaboradores consideraram impossível de cumprir. Mesmo assim, com a ajuda de seus 50 funcionários, o desafio foi aceite. De uma Yamaha Road Star 1700, com zero quilómetros, aproveitaram apenas o motor, os seus apoios e a caixa de velocidades (esta por conter o número de identificação do veículo). A partir daí, tudo – com excepção da pintura e das rodas – foi idealizado e executado pela BMS. O inédito mono-braço dianteiro, feito em alumínio, consumiu muitas horas de desenvolvimento para se tornar uma realidade. Incorporado, nesta bela peça, estão dois amortecedores pneumáticos que, em conjunto com o monobraço da suspensão traseira, ajudam a erguer, literalmente, a moto até 25 cm ou baixá-la até o chão, dispensando o descanso lateral, uma vez que a Nehmesis apoia-se sobre o próprio quadro. Mas a ousadia não pára por aí. Em vez do tradicional quadro de duplo-berço com tubos na parte dianteira, a BMS criou um quadro no qual o enorme V2 de 1.700 cm³ fizesse parte da estrutura ficando assim mais visível. Por onde quer que se olhe a Nehmesis surpreende com suas soluções de engenharia. Atrás, o enorme pneu de 360 mm (mais largo que o de um Dodge Viper) da marca Vee Rubber impressiona. Foi preciso desenvolver um braço oscilante tipo mono-braço para comportar este que, até agora, é o maior pneu alguma vez usado numa moto.
Cobrindo-o está outra peça impressionante, o guarda-lamas traseiro que já traz embutido lateralmente os LEDs.
Destaque também para a embraiagem automática, que permite trocas de caixa apenas girando o punho esquerdo. Além disso, todos os cabos e fiação estão ocultos. Há ainda ou tras dúzias de curiosidades: a pinça do travão dianteiro está embutida no mono-braço; já a traseira fica junto ao pinhão-de-ataque, também escondida. Isto sem falar no refinado acabamento, com muitas peças cromadas e estilizadas, algumas até folheadas a ouro (como, por exemplo, as tampas da cabeça do motor). Os motivos de esqueletos da pintura estendem-se até mesmo na cobertura do filtro-de-ar que está bem à vista. O guiador é bastante largo. Os escapes também são directos e o banco, forrado, é só para o condutor. A injecção é electrónica e a refrigeração é a ar. Este modelo é um delirante exercício de criação sobre rodas, uma espécie de obra de arte, feita quase exclusivamente para ser admirada. Mas, se for preciso, também anda. Aliás, ela pode mesmo circular nas estradas, desde que sem muitas irregularidades, já que a sua altura ao solo não permite grandes extravagâncias.

O TR AJECTO DA ESTREL A
O que fez da Nehmesis uma moto tão especial foi o prémio que recebeu na Biketoberfest, realizada em Outubro de 2006, em Daytona Beach, na Flórida. Com a sua extrema beleza e soluções para lá de inovadoras, a Nehmesis foi “autorizada” pelo júri do Rat’s Hole (prestigiado concurso de motos customizadas) a competir na categoria de motos acima de 1.000 cm³. “Foi a primeira vez em 38 anos que eles permitiram que uma moto métrica participasse na categoria americana” ressalta Sam. Mais surpreendente que a participação foi a Nehmesis ser eleita a grande vencedora do famoso concurso. Como estrela que se preze, esta belíssima criação além de vencer o concurso em Daytona, conquistou outros prémios, como a escolha popular entre outras centenas de motos no Las Vegas Metric Revolution Show. Mas, para Sam, o prémio mais importante continua a ser o do Rat’s Hole. “Foi realmente emocionante derrotar as motos americanas construídas com base nas Harley-Davidson”, comemora o construtor. O preço não está ao alcance de qualquer um. Fruto da nobreza dos materiais, das avançadas soluções de engenharia, das 3.000 horas de trabalho e currículo de prémios entretanto conquistado, quem quiser levar esta original criação para a sua garagem terá de desembolsar perto de 250 mil dólares (cerca de 178 mil euros).

Road Star é a denominação escolhida pela Yamaha para o modelo Wild Star (ou XV 1600) no mercado americano. Crê-se que a diferença na nomenclatura esteja relacionada com o posicionamento estratégico do produto face ao seu principal concorrente: a Harley-Davidson Road King. Contudo a versão 1700 da Wild Star nunca foi comercializada na Europa. Em Portugal, até 2005 era possível encontrar a Wild Star 1600, e durante cerca de dois anos foi possível adquirir a Road Star Warrior 1700, que era um outro modelo, mais desportivo e arrojado, estilo muscle bike, criado com base no motor da retro bike XV 1700 que, como se disse, só esteve à venda nos EUA.
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          GÓIS 2007 - NA CAPITAL DO CEIRA        









Nº69 MOTO REPORT Setembro 2007

Com a gentil colaboração do S. Pedro, que expulsou a chuva para outras paragens entre 16 e 19 de Agosto, Góis foi o ponto de encontro para milhares de motociclistas que se fizeram à estrada para um fim-de-semana de animada confraternização, desfrutando de uma belíssima paisagem natural e uma banda sonora com muito Rock. Com estes condimentos, e muitos outros, o resultado não podia ser melhor. A viagem até Góis vale sempre a pena!

RIO CEIRA
O Rio Ceira, que atravessa todo o recinto, com as suas sombras e açudes, será sempre o ex-líbris da Concentração de Góis. O vale do Ceira, com as várias praias fluviais, as piscinas naturais da Lousã, o Rio Alva, na zona de Arganil e a barragem de Santa Luzia na Pampilhosa da Serra, são excelentes locais para refrescar. Para alguns, à falta de um guronsan para a ressaca, sempre se pode dar um mergulho logo pela manhã. O efeito é praticamente o mesmo…


9.º BIKE SHOW
Durante a tarde de sábado, as repousantes sombras do Parque do Cerejal serviram, uma vez mais, de palco para uma boa mostra de motos transformadas, contando, mais uma vez, com a excelente organização do MC Aço na Estrada. Este ano, o local escolhido para a exibição das motos a concurso foi num cenário militar.

Classificação por categorias
RAT - 2.º Francisco – Kawasaki, 1.º Costinha – Yamaha XJ 700 - STRANGE - 2.º António Martins – Suzuki Bandit 600, 1.º Sérgio Silva – Honda Modo - STREETFIGHTER - 3.º Jorge Bastos – Honda CBR 600, 2.º Luís Ribeiro – Suzuki RF 600, 1.º Alexandre Magalhães – Honda Hornet 600 - CUSTOM - 3.º Mr. Lobo – Honda Shadow 600, 2.º Nando – Horex, 1.º João Santos – Yamaha XV1600 Wild Star - HARLEY - 2.º Costinha – H-D Sportster, 1.º Padacha – H-D Night Train - CHOPPER - 3.º Marco Vasco – Zundapp Ecila, 2.º Carlos Cruz (Patinhas) – Yamaha DT 125 MX, 1.º Estrondo – Estravagancia, BEST PAINT - Mr. Lobo – Honda Shadow 600, BEST BIKE - João Santos - Yamaha XV1600 Wild Star


XUTOS & PONTAPÉS
Chave de ouro a fechar as actuações no palco principal.
Após 28 anos de carreira, o tempo parece não passar por eles. Com o recinto a abarrotar, brindaram o imenso público com um concerto grandioso fazendo, inclusivamente, três encores. Um palco bem iluminado, decoração interessante (uma Jukebox insuflável), grande presença, uma atitude altamente positiva, e claro, um rol de excelentes canções, foram os trunfos lançados por Tim, Zé Pedro, Gui, Kalú e João Cabeleira na noite de sábado. Os temas do reportório são autênticos hinos para várias gerações. Por tudo o que significam para a música em Portugal, mas também pelo exemplo que são de determinação, confiança e respeito pelo próximo, os Xutos & Pontapés merecem sempre o carinho com que o público os acolhe.

UHF
Quase a completarem 30 anos de existência, António Manuel Ribeiro, alma e mentor da banda, presenteou-nos com um espectro de canções que abrange todos os períodos da banda. Desde o seminal “Cavalos de Corrida” até ao último sucesso “Matas-me Com o Teu Olhar”. A banda, que na verdade foi a mãe do movimento “Rock Português”, agitou o público fazendo-o vibrar com a actuação.

IRIS c/ Orquestra Ensemble Petrov
Directamente do Algarve, os Iris fizeram-se acompanhar pela Orquestra Ensemble Petrov, que emprestou uma sonoridade sinfónica às composições originais e às versões que os Iris habitualmente tocam ao vivo. Domingos Caetano, guitarrista virtuoso, e vocalista de voz aguda, influenciado pelo som que ouviu na juventude nos anos 80 (Hard-Rock e Heavy-Metal), terminou o espectáculo dedicando a emocionante versão do famoso “Adágio” de Albinoni a todos os motociclistas que já partiram.

BUNNY RANCH
Extravagantes até mais não! Este colectivo de Coimbra, que foi buscar o nome à mundialmente famosa “casa de meninas” em Nevada, EUA, aposta num Rock’N’Roll competente que, por vezes, parece beber influências da sonoridade Rockabilly dos anos 60. O vocalista – Kaló – é precisamente o baterista, toca de pé, e dá-lhe com uma força impressionante. Parecia até estar “possuído”…

QUEM É O BOB?
Como toda a regra tem a sua excepção, os “Quem é o Bob?” foram a única banda no palco principal a não interpretar Rock. Mas souberam compensar-nos bem. Este projecto de Leiria é um grupo de tributo a Bob Marley & The Wailers e bastava escrever isso para dizer quase tudo. Prestar homenagem à música reggae é sinónimo de boa disposição, “boa onda” e de “tá-se bem”. Porém, os “Quem é o Bob?” acrescentam, ainda, a experiência de dois anos de estrada, espectáculos em semanas académicas em Leiria, Abrantes ou Évora e músicos de primeira craveira que, normalmente, acompanham David Fonseca, Wonderland ou Pop Del Bar.

STONE
Banda de covers, os Stone são um colectivo com boa presença e som possante que aqueceu o público que se assomava ao recinto da concentração na noite de sexta-feira.

DESPORTOS E ANIMAÇÃO RADICAL
Este ano a oferta, embora menos “violenta” (sim porque o bungee jumping do ano passado não era para todos…), foi mais variada. As opções disponíveis eram o Laser Tag, Sky Bike, Orbit Ball, Human Loop, Parede de Escalada e Slide.

PASSEIO / DESFILE
O habitual passeio, em velocidade reduzida, terminou em desfile pelas ruas da vila de Góis, fazendo-se assim a despedida até ao ano seguinte. É sempre um momento que atrai muito a atenção da população, por serem centenas de motos a desfilar, das mais bonitas às mais bizarras.

TASQUINHAS
Vários restaurantes, com extensas esplanadas, onde se pôde apreciar a boa e variada gastronomia beirã. Uma excelente oportunidade para uma pausa, num ambiente calmo e sereno, saboreando um bom vinho em convívio com os amigos.

FEIRA
A habitual e procurada feira onde é possível encontrar de tudo, desde as farturas aos fatos de cabedal, de algumas novidades do sector motociclístico às representações de clubes.

TATTOOS
Inseridos no espaço da Feira, este ano havia ainda mais tatuadores do que no ano passado, ou não fosse este um clássico complemento do visual motard. De dia e de noite, eles perpetuavam a sua arte nos corpos dos participantes. Era visível a satisfação dos clientes, quando a tatuagem ficava finalmente pronta. Qualquer resquício da dor provocada pela agulha era eliminado nesse momento. E dizem que o mal é começar! Depois de feita a primeira tatuagem, não faltarão novas ideias para as próximas.

TENDA ELECTRÓNICA
Depois das actuações no grande palco, a tenda electrónica garantiu a animação pela noite dentro com excelentes DJ’s. O mote era pôr todo o tipo de pessoal “a bombar”, e pelo que vimos, o objectivo foi atingido.

ROTEIROS TURÍSTICOS
Distribuídos com a inscrição, os roteiros turísticos são duas diferentes propostas de passeio pela região, percorrendo
as suas melhores paisagens, a gastronomia, as tradições, o artesanato e a hospitalidade beirã.

WORKSHOPS
Esta novidade apareceu na forma de passatempos e concursos de pintura para várias categorias.

PROJECTO “ESCOLHAS
DE FUTURO”
Como a consciência social do Góis Moto Clube é uma realidade, no domingo, durante a cerimónia de encerramento, foi feita a entrega simbólica de um cheque de 1500 euros ao projecto “Escolhas de Futuro”, promovido pela edilidade, que visa a inclusão escolar e integração comunitária, qualificação pessoal, empregabilidade e participação cívica dos jovens e das organizações.

9.º ENCONTRO
Mais uma edição deste carismático encontro, apoiado desde a primeira hora pela Honda Portugal, onde as pequenas motos são as vedetas. Decorreu sábado, dia 18.

3.º ENCONTRO VESPA
Pela terceira vez consecutiva, o Góis Moto Clube promoveu uma reunião dos característicos e prestigiados modelos Vespa. Estes modelos, cada vez mais populares em Portugal, proporcionaram um verdadeiro toque de alegria ao ambiente da concentração. Por lá, pudemos assistir a muito bons trabalhos de recuperação e restauro dos clássicos modelos da década de 60 e 70.

GNR no local
De presença discreta, mas efectuando algumas operações Stop, o balanço foi positivo, uma vez que não houve ocorrência de acidentes graves durante o período da concentração. Não foram interceptadas motos roubadas, houve sim alguns autos de contra-ordenação levantados por excesso de álcool, ausência de seguro ou de licença de condução, e matrículas tapadas ou retiradas. Mas mesmo assim, estas ocorrências foram em menor número absoluto do que em 2006. Tendo em conta que este ano houve uma maior afluência de motos do que no ano passado, podemos afirmar que, de um modo geral, os motociclistas tiveram um comportamento verdadeiramente exemplar.

ORGANIZAÇÃO
Já se sabe que erguer um evento desta dimensão não é tarefa fácil. Todavia, e com o passar dos anos, a experiência adquirida ajuda a soltar muitos nós, a notoriedade conquistada arrasta novos voluntários, e o amor pela região e pelas motos encarrega-se de fazer o resto. Esta 14ª. Concentração de Góis não foi excepção. A logística no local foi adequada para as solicitações e foi até perceptível a diminuição do tempo de espera na fila para as refeições. O palco principal estava munido de um sistema de luzes mais adequado do que no ano anterior. O INEM também esteve no recinto, mas felizmente não atendeu a nenhuma situação complicada. Em termos gerais, o Góis Moto Clube promoveu e realizou um evento pacífico e ordeiro, grandioso para a região (o segundo maior do género no nosso país, este ano com cerca de 16 mil pessoas entre inscritos e visitantes), reconhecido pelas mais diversas instâncias (políticas, sociais, económicas, culturais, policiais) e pela própria comunicação social como algo que dignifica o motociclismo em Portugal. Os amantes das motos agradecem!
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          FARO SEMPRE! 26.ª CONCENTRAÇÃO        
Nº68 MOTO REPORT Agosto 2007
Nº69 MOTO REPORT Setembro 2007
Dizemo-lo todos os anos e com justificado orgulho: a concentração motociclística de Faro é considerada a maior e melhor da Europa e a maior do mundo, organizada por um clube. As entidades políticas regionais também são unânimes em considerar este evento aquele que mais promove a região algarvia além fronteiras. O mérito é endereçado a um punhado de homens e mulheres que dão corpo e alma ao Moto Clube de Faro e, simultaneamente, aos cerca de um milhar de voluntários que anonimamente se juntam para erguer tão singular acontecimento. A concentração de Faro é, na realidade, mais do que um evento. É um símbolo de solidariedade e puro espírito motociclístico. Embora se fale, com algum pessimismo, sobre a utilização futura do terreno que serve de palco à grande festa, um sentimento é unânime a todas as entidades: A Concentração de Faro não pode morrer!

Blasted Mechanism
Doze anos após a sua formação, os Blasted Mechanism continuam a ser uma pedrada no charco. Visual e musicalmente arrojados, a banda que lançou este ano “Sound In Light / Light In Sound” (um trabalho pioneiro no modo de edição por ser um híbrido: o primeiro CD é comprado nas lojas, o segundo é descarregado de um site), leva ao rubro a multidão com os temas mais recentes, bem como com os clássicos “Atom Bride Theme” e “Karkov”. Diferentes, únicos, por fazerem da música um meio de regeneração da sua própria energia, os Blasted concedem à audiência, um momento de contacto com a energia universal que, segundo eles, purifica o corpo e a alma. Na prática foi um dos momentos mais altos de palco. Uma impressionante máquina de produção, um exotismo envolvente, uma delícia para os fotógrafos. Os portugueses no seu melhor!

Kiss Forever Band
Estes insuspeitos músicos da Hungria formaram em 1995 aquela que viria a ser uma banda de tributo aos seus ídolos: os Kiss. Tudo começou apenas pelo prazer de tocar, sem grandes compromissos, as músicas da banda americana, ao vivo. Contudo, o fenómeno foi arrastando mais e mais público, acabando por se tornar no projecto principal dos elementos enquanto músicos profissionais. Vestidos e pintados a rigor, os KFB abriram, em grande, as hostilidades da Concentração de Faro na noite de quinta-feira. Fantásticos!

Joe Cocker
Este cantor britânico de 63 anos, com presença e voz inconfundíveis, percorreu parte dos sucessos da sua carreira, promovendo também faixas do mais recente trabalho “Hymn For My Soul” editado em Abril deste ano. Fiel ao seu estilo, bem produzido em termos artísticos, com uma banda competentíssima, foi o cabeça de cartaz da 26.ª Concentração Internacional de Faro.

Tocá Rufar
Formação mutante e itinerante, este projecto de percussões fundado por Rui Júnior pode ser descrito como uma performance visceral, onde os ritmos se transformam em gritos selvagens e libertam da alma a raiva e a rebeldia depositada à nascença. É impossível ficar-lhes indiferente não só pela quantidade de elementos como pela tremenda força da sua acústica. Duas mulheres em destaque e um animador fantástico. São sempre bem vindos a Faro.

Rui Veloso
Rui Veloso também está no 26.º ano… mas de carreira. Curiosa coincidência que Rui Veloso também está no 26.º ano… mas de carreira. Curiosa coincidência que nos confirma que tudo o que é bom conquista a longevidade naturalmente. Rui Veloso, normalmente conhecido pelo epíteto de “o pai do rock português” mostra-nos em cada concerto quão redutor é este rótulo. O seu universo musical está muito mais próximo do blues do que do rock. Para além disso, algumas das suas baladas, por exemplo “Porto Sentido”, são uma original confluência do blues com o fado, o que lhe confere um swing muito próprio, tornando as suas composições perfeitamente distintas. Um virtuoso guitarrista, um excelente cantor e distinto compositor. Rui Veloso é, sem dúvida, uma referência na música portuguesa.
Na foto, acompanhado pelo Tim dos Xutos & Pontapés – que se encontrava presente na concentração - para a interpretação do tema: Postal dos Correios.
Miss Faro
É um dos momentos altos de palco. Já se chamou “Miss Tshirt Molhada”, hoje chama-se “Miss Faro”. Segundo o organizador é “uma brincadeira”, mas o total de mil euros em jogo, a dividir pelas três finalistas, faz com que as concorrentes levem a coisa muito a sério. Os atributos físicos são uma boa ajuda, mas a simpatia, ousadia e espírito exibicionista das voluntárias são o que mais agrada ao público. Já se chegou a usar um medidor de decibéis mas acabou por se voltar a confiar na sensibilidade discutível do speaker de serviço. As mais ousadas querem-se despir na totalidade, usando assim todos os seus argumentos, sem excepção. O público, por seu lado, fica naquela tensão de ver “algo” mais, embora se trate de poucos centímetros…. O patrocinador não deixa… Este ano a vencedora foi de
novo a Natacha, segundo lugar para a Sandra e terceiro para a inconformada espanhola Pamela Calderon, que foi desclassificada por ser ter exibido… na totalidade.

Pat Savage
Na onda bike music, este músico canadiano de blues e rock, aproveitou o aquecimento que a banda antecessora deu no público e entregou-se ao som forte e apelativo que tanto tem em comum com o imaginário motard de um evento como este.

Orishas
Desde o Rock in Rio 2006 que esta banda não tocava em solo português. Misturam a música tradicional cubana com o Hip Hop. Em ano de lançamento de uma compilação com os seus principais êxitos, os Orishas encheram a concentração de Faro com balanço quente e vigoroso.

Urbe
Hard-Rock puro e duro vindo da vizinha Espanha. Visual a condizer. Para que nuestros hermanos se sintam em casa.

Shows eróticos
Com qualidade, mas… Cerca de 500.000 euros é a verba envolvida para montar toda a estrutura de Faro. Tendo em conta o fascínio que os shows eróticos provocam no público, talvez se justificasse um pouco mais de investimento para que estas performances fossem mais elaborados a nível coreográfico e de adereços. Aquilo que se viu não se distanciou muito do que vamos vendo ao longo do ano nas restantes concentrações nacionais. Faro merece uma fasquia mais alta. Este ano a ousadia passou por actuações com dois homens e uma mulher. Modernismos…

Sorteios finais
É sempre um momento emotivo e é com ansiedade e “fé” que milhares aguardam o anunciar do número mágico que habilitará um dos presentes a uma viagem a Daytona ou a uma moto. Este ano, as chaves de uma cobiçada Kawasaki Z 750 foram parar às mãos de Maria Conceição, de Sintra. As senhoras que protagonizaram, nas noites anteriores, os shows eróticos de palco, tornam sempre este momento ainda mais… excitante.

Halcone México
Foram uma grande surpresa na tarde de quinta-feira. Acrobacias em motos Harley-Davidson com cerca de quatrocentos quilos e da década de sessenta, não será fácil certamente. No tipo de piso a que ficaram condicionados (inclinado, terra batida com pequenas lombas e alguma palha), o acréscimo de dificuldade foi enorme. O que eles fizeram? Só mesmo visto ao vivo ou nas fotos. Contado custa a acreditar…

GNR no local
Tudo na mesma. Metralhadoras e tudo. O aparato que a GNR diz ser necessário para impor o devido respeito. Impõe respeito a meia dúzia de indesejáveis energúmenos, incomodando simultaneamente todos os outros pacatos motociclistas devido à sua atitude agressiva e despropositada. Não sei se terá que ser assim. O facto é que só vejo esta forma de actuação em Portugal. Pelo menos não nos podemos queixar que a nossa guarda não seja criativa. “No problem”, a GNR intimida e… a caravana passa!

ZerOKilled
A campanha ZerOKilled é um dos cavalos de batalha do Moto Clube de Faro. Não adianta montar uma festa excepcional se depois, nas estradas e associado ao evento, sucederem acidentes com vítimas mortais a lamentar. É essa a notícia que muita imprensa sensacionalista procura. Os chamados “caçadores de acidentes”. Felizmente que, pelo menos desde o ano passado, não têm tido muito sucesso e, provavelmente por esse motivo, se tornou notada a sua ausência fazendo a cobertura da concentração. A mensagem ZerOKilled é criada pelo Moto Clube de Faro, divulgada principalmente pela imprensa especializada e pelos visto tem sensibilizado grande parte dos motociclistas. O slogan o ano passado era “Todos vivos” e este ano “Ir a Faro… e voltar”. Que assim seja sempre! O relatório deste ano emitido pela Guarda Nacional Republicana, Grupo Territorial de Faro, e que transcrevemos na íntegra, é a oficialização desse sucesso.

Unidade Móvel de Rastreio
Anónimo e Gratuito do VIH/SIDA
Uma iniciativa que o Ministério da Saúde tem apresentado nos últimos anos à organização da Concentração de Faro – a qual tem sabido acolher e fomentar – possibilitou que todos aqueles que quisessem realizar o teste do VIH/SIDA de forma anónima e gratuita e com aconselhamento e apoio psicológico, o pudessem fazer. Descomplexando este assunto sério e delicado, será, sem dúvida, uma maneira eficaz de alargar as acções de despiste e controlo da infecção. Aplausos para a iniciativa.
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          TRACÇÃO ÀS DUAS RODAS – COM UNHAS E DENTES        
Nº66 MOTO REPORT Junho 2007
2WD – que é como quem diz: Two Wheel Drive (tracção às duas rodas). A primeira tendência é estabelecer um paralelo imediato com os automóveis 4X4, todavia, nas motos, o tipo de utilização e as prestações obtidas são algo distintas. Apesar de ser uma configuração ainda afastada dos circuitos comerciais, esta variante mecânica dos veículos de duas rodas existe há já vários anos. A MOTO REPORT desvenda hoje algumas curiosidades sobre a transmissão de potência às duas rodas, que, nalguns cenários, se revela plena de vantagens.

A Técnica
A transmissão de potência à roda da fren­te já foi experimentada de duas maneiras:
- Através de transmissão mecânica, como sejam as correntes ou os veios de trans­missão.
- Através de transmissão hidráulica, onde uma bomba pressuriza o óleo que é envia­do, por uma tubagem semelhante à do cir­cuito de travões, até um motor hidráulico que está no interior do cubo e que transmi­te assim essa potência à roda dianteira.
Especulações e ensaios sobre este con­ceito mecânico já são muito antigas. Em 1924 surge o primeiro registo de uma moto 2WD. Era uma Raleigh e utilizava o método mecânico. Treze anos mais tarde, em 1937, um protótipo da FN apresentava grandes avanços tecnológicos ao utilizar “somente” duas correntes para transmitir potência à roda dianteira distribuin­do equitativamente a potência a am­bas as rodas. Nas construções mais recentes optou-se por atribuir à roda dianteira cerca de menos 5% da po­tência, pois com este desvio, conse­gue-se uma sensação mais natural para o condutor, tanto na aceleração como na desaceleração, sendo pos­sível colocar a roda traseira a derra­par para auxiliar entradas em curva a grande velocidade, por exemplo, em competições fora de estrada.
Ambos os sistemas têm vantagens e inconvenientes. As transmissões me­cânicas têm pelo menos três corren­tes, requerendo maior disponibilidade em termos de tempo para afinar, lubrificar e substituir. Naturalmente im­põem maiores restrições ao nível do uso da direcção (especialmente para a bloquear), obrigando a passagens de caixa menos precisas e tornando a suspensão menos eficaz pelas exi­gências ao nível da concepção.
Os sistemas hidráulicos são mais onerosos, e tornam as motos mais pe­sadas (pelo menos mais seis quilos se estiver equipada com componen­tes usados em competição, caso con­trário será mais ainda). Apresentam também a desvantagem de a moto não poder ser empurrada com o mo­tor desligado caso não possua uma válvula de bypass entre a bomba e o motor.

KTM 525 EXC
O fabricante austríaco KTM desenvol­veu a sua própria versão de uma moto de tracção integral, a qual foi publicamente apresentada em 2004. Em parceria com a Ohlins, a KTM adaptou o modelo de enduro 525 EXC, sobretudo pela sua po­tência e binário, para uma versão 2WD. A solução passou pela introdução de um pequeno motor no cubo da roda da frente que, ao ser injectado com óleo, transmi­te a potência vinda do motor para o eixo dianteiro.
Esta moto permite acelerações muito mais agressivas à saída das curvas sem o perigo de a roda de trás começar a der­rapar. Todavia, é mais difícil direccionar a frente da mota para o interior da curva, criando a intersec­Ã§Ã£o natural entre o seu exterior e inte­rior (manobra que permite o desenho de uma trajectória correcta), dado que am­bas as rodas estão em aceleração. Este sistema, segundo Kurt Nicholl da KTM, be­neficia mais os condutores inexperientes, uma vez que os profissionais estão perfei­tamente habituados a ter a traseira da moto a derrapar na maior parte do tempo.
Yamaha WR450F
Também em 2004, a Yamaha apresentou a adaptação para 2WD do seu popular mo­delo WR450F. Sob a designação 2-TRAC (a tecnologia foi inicialmente ensaiada na R1 e com piso molhado), demonstrou estar mais à vontade para curvar do que a versão original. O sistema 2-TRAC tem sido usado por diversas vezes em provas de enduro desde 1998. À semelhança do que acon­tece na KTM, a WR450F utiliza um peque­no motor inserido no cubo da roda o qual é operado hidraulicamente. Porém, a trans­missão de potência não é constante. Quan­do, por exemplo, numa aceleração brusca, a roda de trás tende a começar a derrapar, é transmitida mais potência à roda da frente e esta vai re­cebendo cada vez menos potência à medida que a roda de trás inicia o processo de recuperação de tracção. Contudo, e no limite, nunca a roda da frente recebe mais potência que a de trás, sob circunstância alguma. Isto permite que nunca se perca o controlo da direcção.
O Futuro
Perante a longa existência de motos 2WD, e apesar do seu custo não ser demasia­do elevado face aos modelos originais, as vantagens para o utilizador comum prova­velmente não justificam a sua aquisição. Se assim fosse, o mercado já teria sido inundado há uns tempos, com mais este gadget, pelos principais fabricantes mun­diais. Mesmo na competição, as apostas nesta ousada tecnologia acabam por ser escassas e mesmo um pouco tímidas aca­bando por ter principalmente efeito ao nível do marketing.
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          A VERDADEIRA ESCOLA - TUNING DAS "CINQUENTAS"        
Nº64 MOTO REPORT Abril 2007

O tuning das motos, tal como o dos carros, cativa quem o faz e quem o vê. Nos automóveis, os modelos sofrem “restylings”, grosso modo, a cada três anos, mas nos ciclomotores os intervalos de tempo são mais espaçados. As pessoas vão-se cansando de ver os mesmos modelos, durante anos a fio, sem alterações. Esse cansaço acumulado – de ver sempre a mesma coisa – começa então a disseminar-se um pouco por toda a parte e os utilizadores resolvem, eles próprios, iniciar um qualquer processo de transformação da sua moto. Se, por um lado, existe algum constrangimento financeiro, por outro acaba por ser ele, muitas vezes, o impulsionador para se tomar a decisão de “quitar” a motinha actual ao invés de comprar uma nova mais potente. Perde um sector do mercado mas ganha outro, o dedicado ao fornecimento de componentes de tuning. Como desafio até se torna interessante fazer com que uma “cinquenta” pareça tão bem decorada e tão desenvolta quanto uma “125”. Saiba este sector adaptar-se às novas realidades e nunca há-de morrer.

Desde finais dos anos 90 que há um declínio geral do mercado, qualquer que seja a cilindrada. A legislação não ajudou, os incentivos desapareceram, os seguros agravaram-se e a sociedade adquiriu novos hábitos. Hoje, até as bicicletas estão em declínio. As que circulam por aí são modelos de topo de gama, compradas por gente adulta que as usa ao fim-de-semana para passear calmamente ou fazer BTT. Já não vemos crianças a andar de bicicleta naturalmente. É-lhes simplesmente vedada a oportunidade de se iniciarem nesse mundo das duas rodas. Há 30 atrás, a primeira bicicleta na vida das crianças surgia por volta dos três ou quatro anos de idade. Hoje em dia, se uma criança recebe a primeira bicicleta, na melhor das hipóteses, aos 11 ou 12 anos, dificilmente irá desenvolver daí o hobby, porque já teve um percurso anterior que a impede de apreciar e dedicar atenção àquele veículo, muito menos às motos e ao seu tuning. Quando tentámos aquilatar a faixa etária dos entusiastas deste tipo muito específico de actividade, Jorge Custódio, da Motoclasse, é peremptório na sua resposta: “Infelizmente são só pessoas a partir dos 17 anos.” Explica: “Aquela faixa etária dos 13 aos 17 anos, que dantes tinha muita «pica» pelas motos, que tantas vezes se iniciava nas scooters e evoluía mais tarde para uma moto com mudanças, está a desaparecer. Por razões sociais, que vão desde a gestão das prioridades familiares, ao mito de que as motos são perigosas, etc. Muitas vezes os adolescentes estão trancados em casa
com outro tipo de actividades. Já os jovens a partir dos 18 anos, como alguns trabalham, têm mais disponibilidade financeira para desenvolverem o seu gosto pelo tuning.” E de facto esta conclusão é reveladora da importância que esta actividade tem para o sector, como, aliás, mais adiante desenvolve: “O tuning das cinquentas promove todo o sector, porque é um gosto que se cria, se desenvolve e se desmultiplica para os outros segmentos do mercado das motos, acompanhando a evolução desde a fase da adolescência até à vida adulta dos motociclistas. O que move o nosso ramo, a nível geral, são as 50cc e as 125cc. São o embrião de um gosto pessoal que perdurará e consequentemente promovem um sector inteiro a vários níveis (comércio de peças, vestuário, oficinas, eventos, etc.). Estas motos, de tão simples que são, quase que nos ensinam a andar... e a cair, o que também é importante. São o ritual de iniciação, sem o qual existirão cada vez menos motociclistas.” Habitualmente, os modelos favoritos para o tuning são, em scooters, as Yamaha Aerox e BWS, as Gilera Typhoon, Runner e NRG. Se falarmos de motos com mudanças, as mais populares são a Yamaha DT (embora as novas versões não sejam tão afamadas como as anteriores em termos de fiabilidade), as Honda CRM e NSR, Aprilia RX e RS50 Xtrema e a Suzuki RMX. Na classe 125cc, as rainhas são a Yamaha DTR e Honda NSR.

Transformar a estética ou a mecânica?
As duas coisas. Pela estética é mais fácil e o resultado mais imediato. Este tuning é cada vez mais ousado e acaba por conferir uma certa graça aos modelos que todos conhecemos, se bem que por vezes a transformação acaba por roçar o espampanante. Quanto ao tuning de potência, sempre existiu e a “malta” mais radical – que tem sempre uma costela a puxar para a competição – acaba, na medida das suas possibilidades, por se aventurar a “mexer” na mecânica. Aqui convém frisar que existe sempre um compromisso entre prestações e durabilidade. Os motores são concebidos com uma determinada fiabilidade, sujeita a intervalos de
tolerância, e quando optamos por encurtar esses intervalos, por via do incremento das três variáveis (modificações, prestações e desgaste), devemos ter consciência de que a longevidade “de origem” já não poderá ser garantida. Parte dos componentes já não são os mesmos, e os que ainda o são, encontram-se sujeitos a esforços adicionais. Todavia, o que se perde na fiabilidade, poder-se-á ganhar no gozo e na satisfação. É uma relação de compromisso como qualquer outra.

O que modificar
Vamos partir da Yamaha DT como base, por sabermos que é um modelo muito vulgar. A receita do Jorge Custódio é a seguinte: “Temos de colocá-la supermotard. Transformam-se as rodas, o estilo do guiador, suspensões, ou seja, torna-se a moto mais pequena, mas também mais encorpada, e isso vai fazer com que haja realmente uma mudança para uma estética totalmente diferente, o que muitas vezes leva a que a «cinquenta» se pareça com uma «125». Devemos transformar os aros, pelo menos à frente, de roda grande para roda pequena, ou seja, de roda 19’’ para roda 17’’. Os pneus deixam de ser cardados e passam a ser uns racing para utilização em estrada. Depois os aros devem ser em alumínio. O guiador estilo fat-bar, mais largo, requer umas abraçadeiras próprias para fixação ao “Tê”. A moto fica mais baixa, com uma maior distância entre punhos, o que a torna mais resistente e com maior sensação de aderência à estrada. Muitas vezes altera-se também o amortecedor de trás. Os guarda-lamas devem ser mais curtos para acompanharem a alteração feita ao nível das rodas. Depois há imensas carenagens que se podem adequar ao estilo dos novos guarda-lamas colocados. As micas e os farolins devem também ser substituídas de forma a ficar tudo enquadrado com a estética final. Os aceleradores também se mudam. Em vez de terem as manetes acopladas, passam a ter acelerador rápido com o curso maior. Os comandos da iluminação ficam à parte, com interruptores pequenos. As cores a utilizar variam entre o muito garrido e os verde-água ou azul-água o que atribui à moto um estilo muito diferente. Os pousa-pés deixam de ser de borracha e passam a ser de alumínio, tanto à frente como atrás, e de preferência coloridos (da cor da moto).” “Na mecânica as transformações podem ser variadíssimas. O mais comum é colocar uma cambota nova, com um curso superior, porque os cilindros que existem para o efeito são de 54/55mm, praticamente iguais aos da DTR (56mm), portanto a diferença é mínima. Esses cilindros por serem mais altos exigem que a cambota tenha um curso superior para que o pistão chegue à parte de cima e fique nivelado com o respectivo cilindro. Logicamente, é preciso alterar o carburador. Este é um componente fundamental porque a moto vai precisar de admitir mais gasolina e só o consegue com um de corpo mais largo (28mm, 30mm, 32mm ou 34mm). Outro componente importante é um rotor electrónico. Ele dá mais potência. Ideal para complementar um cilindro largo. Nessa sequência, falta também um filtro de ar cónico reutilizável para melhorar a mistura. O escape, que muito interfere no rendimento dos motores, deverá ser igualmente alterado no caso de se terem feito as modificações anteriores. Seja industrial ou artesanal, um escape é caro (entre 150 a 250 euros), pelo que devemos contar com verba para ele logo desde o início do processo de transformação. A embraiagem deixa de ser de três discos e passa a ser de quatro. Muitas vezes utilizam-se até embraiagens de modelos de competição de Cross (YZ80 ou da CR80). Mas isso é muito ousado, e em caso de necessidade de substituição é preciso vasculhar um pouco à procura de um sistema igual. A transmissão (pinhão de ataque e cremalheira) deve também ser ajustada. Provavelmente terá de ser toda nova. Mas só analisando caso a caso. Por fim, a travagem. Os discos de travão devem ser em flor porque dão um aspecto mais radical. As bombas de travão devem ser duas em vez de uma, pois se a moto vai ser muito mais potente, requererá maior prontidão ao travar”, concluiu. Bom... e após tantas dicas que aqui ficaram, indicadas por quem realmente percebe do assunto, resta-nos aguardar para ver algumas destas pequenas “grandes” motos a circular por aí, influenciadas por este artigo. Aguardamos essas fotos!

Agradecimentos: A MOTO REPORT agradece a toda a equipa da Motoclasse o apoio e facilidades concedidas para a realização deste trabalho, especialmente ao Jorge Custódio, que, mesmo engripado e atarefado, partilhou connosco humildemente os seus conhecimentos. Também uma palavra de apreço ao Hugo Faustino. Bem hajam!

© Todos os direitos do texto estão reservados para MOTO REPORT, uma publicação da JPJ EDITORA. Contacto para adquirir edições já publicadas: +351 253 215 466.
© General Moto, by Hélder Dias da Silva 2008

          RAPOM V8 - ARMA MORTIFERA        
Nº63 MOTO REPORT Março 2007

OK... ou melhor... acho que é mesmo KO! Esqueçam tudo o que já viram, inclusivamente aquelas coisas mais extravagantes. Esta moto estapafúrdia em nada se compara com o que conheceram ou já ouviram falar. Seja qual for o ângulo pelo qual analisemos a RAPOM V8, a conclusão é sempre a mesma: a moto é simplesmente monstruosa. Vamos tentar conhecê-la um pouco melhor... mas sem nos aproximarmos muito... não vá o diabo tecê-las!

Esta pérola do exagero vem de terras de Sua Majestade. Nick Argyle, engenheiro de 44 anos, residente em Cotswolds, decidiu criar uma moto especial. Depois de ter vendido o chassis do camião construído por ele próprio, sentiu vontade de se dedicar a um outro projecto, mas desta vez, e em virtude do espaço disponível, necessariamente mais pequeno. A oficina deixara de existir, pelo que só podia contar mesmo com a sua banal garagem. Pensava então em adquirir um motor quando a sua mulher lançou a ideia peregrina de usar, nada mais, nada menos, que o motor do camião, que entretanto não tinha sido vendido. Ora o engulho começa precisamente aqui: uma moto com o motor de um camião. A coisa prometia! Assim surgiu a RAPOM V8, a maior de Inglaterra, com um motor que funciona a álcool puro. Os seus consumos cifram-se nos 70 litros aos 100 quilómetros (!!!) e é a campeã dos arranques lá no burgo. O motor de 8193cc, com oito cilindros em V, é o equivalente a quase quatro Triumph Rocket III juntas, se comparadas pela cilindrada, e a praticamente nove do mesmo modelo se comparadas pela potência. Com tanto “power”, e com 454 quilos de peso, o seu chassis extra-longo, requer um forte sistema de travagem para “abrandar” a moto. Tecnicamente, esta “fera” está legalizada para andar na estrada, mas é apenas usada pelo seu proprietário para pequenos percursos de 15 quilómetros, quase sempre da sua casa para provas de arranque onde participa... e aterroriza os demais.

Ficha Técnica – RAPOM V8
Motor 8193cc Mopar, afinado pela ICE Racing
Potência De 1000 cv até 1200 cv dependendo da afinação do compressor e do tipo de combustível
Caixa de Velocidades Duas velocidades para a frente e uma para trás da API Racing Transmissions
Quadro Tubo de aço rectangular com 32 mm utilizando o motor como elemento estrutural e relativamente curto devido à passagem da correia por dentro da forquilha da suspensão dianteira.
Pneus Frente 15 x 5.5 Prostar com Metzeler Marathon 180x70 Atrás 15 x 15 Prostar com Micky Thompson Sportsman Pro 29x18.5
Travões Frente: 2 x Harrison Billet ‘Big’ 6 piston callipers Atrás Harrison Billet ‘Mini’ 6 pistons caliper
Construtor Nick Argyle
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          Comentario en Pronóstico Palomero (Estrenos del 1 al 15 de Agosto) por ELHUASTECO        
Saludos mi buen, visto lo visto pues sólo me iré a chutar la de "Baby Driver" aun con el rechazo que siento por Eiza ya que para mí ese es el tipo de películas que disfruto en la gran pantalla (buen sonido que me haga mojar las bragas como en whiplash o ver cada precisó detalle en la acción como Mad Max) y para todo lo demás prefiero mi casa sin cabrones que anden jodiendo con su celular. Por otro lado, ¿en su cantón ya se exhibieron las obras de San Kubrick? Le hicieron justicia o de plano sólo pusieron las películas con calidad VHS
          Comentario en La semana del Tiburón (1 de 5): Ice Sharks por Chikilla        
Pero normalmente en este tipo de películas la protagonista femenina no anda dando snusnu por ahí.. se conserva pura y casta hasta el final de la movie en donde de menos besa al susodicho héroe principal... aunque hay algunas películas de este tipo divertidas, hay otras como esta malísimas... hasta en el Cine B hay niveles... :o Gracias por comentar estimado ;)
          7 Trucos para Controlar la Iluminación de Tus Retratos en Exterior        

Gran parte de los retratos que hacemos en fotografía son en exteriores y contando únicamente con nuestra cámara y un par de objetivos como mucho. Puedes pensar que sin un gran y amplio equipo fotográfico no conseguirás un buen retrato, pero en el artículo de hoy te voy a demostrar que sabiendo aprovechar la luz del […]

...seguir leyendo...

          Año nuevo, propósitos viejos (y alguna sorpresa)        
Empieza un nuevo año y con él llegan todo tipo de nuevos propósitos. En la red nos podemos encontrar una gran cantidad de blogs hablando de distintas metas para el año entrante y sobre lo inútil que es crear nuevos propósitos de la nada,... Seguir leyendo →
          Profilático, Preventivo, Preemptivo e Terapêutico        
Preemptivo. Em reuniões com residentes e estudantes sempre surge a discussão sobre esse anglicismo (mais um) que a medicina importou dos militares (outro! Não bastassem as metáforas de “combate à doença”, ainda usamos expressões como “arsenal terapêutico”, “guerra contra alguma coisa”, etc. Há de fato quem acredite que tal tipo de comparação é bastante deletério, […]
          A Ciência Normal e a Normalidade da Ciência        
O conceito de “ciência normal”, conforme sugerido por Thomas Kuhn n’ “A Estrutura das Revoluções Científicas,” descreve um tipo de atividade científica caracterizada pelo que poderíamos chamar de “polimento” do paradigma vigente. Segundo o físico americano, tal atividade contribui para o progresso científico como o encaixe das peças contribui para a montagem de um quebra-cabeças. […]
          El calentamiento global y nosotros        
El calentamiento global y nosotros

Evaluando nuestra responsabilidad ambiental y profesional

Por Elaine Harger
Traducido por Sara Plaza

Mientras iba conduciendo por las Montañas Rocosas en Montana el verano pasado, se me rompió el corazón al ver un montón de árboles de color óxido esparcidos entre los bosques de un verde imponente habitualmente. En algunos lugares parecía que entre un 20 y un 30 % de ellos estuvieran muertos, y de hecho lo están – asesinados por un escarabajo cuyo único depredador es el frío extremo de los inviernos de Montana, ellos mismos enfrentados a la amenaza de verse extinguidos debido al calentamiento global.

¿Qué tiene que ver la muerte de los pinares con la bibliotecología? ¿Es el calentamiento global una "cuestión bibliotecaria"? Muchos bibliotecarios opinan que la provisión de libros, programación y otro tipo de información relacionada con temas medioambientales es suficiente para cumplir con las obligaciones de la bibliotecología. Algunos consideran que necesitamos equilibrar la crisis medioambiental con fuentes que nieguen la responsabilidad humana en ella. Sin embargo, me he dado cuenta de que el calentamiento global está en el corazón de nuestras preocupaciones profesionales de varias formas.

Hace poco, participando en un grupo de discusión del Northwest Earth Institute, denominado: Changing CO2urse, calculé mi perfil de CO2. La producción media de emisiones de CO2 por persona en los Estados Unidos es de 122 libras [una libra equivale a 454 gramos]. Alrededor de 65 libras están bajo el control de cada individuo, mientras que las otras 57 libras es la parte proporcional que le corresponde a cada persona de las emisiones producidas por los negocios, las industrias, los generadores eléctricos y los sistemas de transporte que constituyen parte de nuestra sociedad actual.

Comparativamente, la media diaria de las emisiones de CO2 por personas en el resto del mundo es de 24 libras. Y, según parece, los ecosistemas terrestres pueden procesar completamente solo 9 libras de CO2 por día por persona.

Para calcular nuestro perfil personal de carbono, recogemos las facturas de gas de nuestros vehículos y las de nuestros servicios públicos, y contabilizamos el número de viajes en avión que realizamos al año.

Mi producción de CO2 alcanza las 34 libras por día, más baja que la media norteamericana, en primer lugar porque voy caminando al trabajo y utilizo mi coche lo menos posible.

Esta información planteaba una cuestión profunda y desencadenó un periodo de total desmoralización surgida al contemplar sus implicaciones: ¿Cómo puedo reducir mi producción personal de CO2 de 34 + 57 = 91 libras por día a 9? Lo que me permitió salir de mis sentimientos absolutamente derrotistas fue darme cuenta de lo siguiente:

– En primer lugar, yo personalmente no tengo la responsabilidad de reducir 57 de esas libras: es una tarea que corresponde a toda la sociedad, incluida la bibliotecología.
– Segundo, cualquier reducción de mis 34 libras personales tendría que incluir mis viajes en avión a los congresos profesionales, que normalmente son los únicos vuelos que realizo.
– Tercero, formo parte de la tercera generación de productores de CO2. La mayoría de mis antecesores vivieron bien produciendo mucho menos de 9 libras de CO2 por día.
– Cuarto, la tarea de convertir nuestras vidas de destructoras de la tierra en sostenedoras de la misma está llena de aventura y es tan prometedora como cualquiera de las tareas que ha encarado siempre la humanidad. Todo lo que necesitamos es reactivar algo de ese espíritu humano tan positivo de poder hacerlo, y la bibliotecología puede ayudar enormemente a ello.

Para quienes comienzan, podéis organizar en vuestra biblioteca una proyección del documental del año 2006, Who Killed the Electric Car?, y preguntarle a la audiencia que imaginen cada estación de gas albergando baterías recargables de energía solar en lugar de gasolina.

Patrocinar y participar en los grupos de discusión del Northwest Earth Institute, de manera que vuestra comunidad pueda explorar las posibilidades de crear relaciones sostenibles con vuestra región bio–región.

Viajar por el mundo a través de los libros en lugar de hacerlo como turistas escupiendo CO2.

Y por último, vamos a repensar los congresos del ALA [Asociación Estadounidense de Bibliotecas]. Dar a los encuentros de invierno y anuales del ALA un toque "verde" no consiste en discutir si los centros de convenciones reciclan o no el papel. Necesitamos repensar la necesidad real de estos encuentros nacionales porque no son sostenibles dadas las actuales condiciones.

Elaine Harger es bibliotecaria de la Mount Si High School en Snoqualmie, Washington, y miembro del consejo del ALA.
American Libraries / April 2008 / On my Mind / Opinion

Ilustración.

          Enciclopedias        
Enciclopedias

Por Edgardo Civallero

Enciclopedia. Su nombre deriva de una lectura ligeramente errónea del original griego "enkyklios paideia", que significa "educación general". Ese nombre saltó del griego al latín, y de allí a casi todas las lenguas europeas, para convertirse, más tarde, en un sinónimo de "saber general".

Las enciclopedias constituyeron uno de los cimientos más firmes de las colecciones de referencia de nuestras bibliotecas. Y, aún en un mundo dominado por muchos soportes digitales, continúan siendo el escalón inicial de cualquier investigación o acercamiento a una materia. Buen ejemplo de la importancia que tienen en la actualidad es el asombroso desarrollo y la difusión de la Wikipedia, en la cual, bajo la dirección de un equipo plural de editores, un conjunto aún mayor de contribuyentes aporta conocimientos referidos a tópicos de su especialidad.

Un proceso similar ocurrió, hace siglos, durante la elaboración de la enciclopedia más famosa en el ámbito europeo: la de Diderot y d'Alembert. Su historia no está desprovista de curiosidades. Permítanme compartirla con ustedes.

En 1728, Ephraim Chambers publicó en Londres su "Cyclopaedia", subtitulada "Un diccionario universal de artes y ciencias". Eran dos densos volúmenes in folio, con casi 2500 páginas, que pronto se convirtieron en una de las primeras –y más célebres– enciclopedias generales en lengua inglesa. Contaba con un sistema de referencias cruzadas bastante sólido y con una clasificación de los artículos por áreas de conocimiento (de las cuales el autor anotó 47). Basada en trabajos anteriores (como los de John Harris en 1704), la obra de Chambers destacó por haber sido elaborada con seriedad y buen juicio. De hecho, mantuvo su popularidad por años y fue el origen de la famosa "Encyclopédie" francesa.

La "Encyclopédie", o "Diccionario razonado de ciencias, artes y oficios" se publicó en Francia entre 1751 y 1772, con revisiones y suplementos tardíos (1772, 1777 y 1780) y con numerosas traducciones y derivados posteriores. Originalmente, pretendía ser una sencilla traducción de la obra de Chambers al francés. A tal efecto, el editor André Le Breton encargó, en 1743, la labor de traducción a un inglés residente en París, John Mills, hasta entonces un modesto escritor que había elaborado algunos textos sobre agricultura en su país natal. En mayo de 1745 –dos años después– Le Breton anunció que el trabajo estaba listo para la venta. Grande fue su sorpresa cuando se enteró que Mills no sólo no hablaba ni escribía correctamente el francés (muchos dicen que apenas lo balbuceaba), sino que ni siquiera tenía una copia de la "Cyclopaedia" para comenzar su trabajo. Un trabajo que, como supondrá el atento lector, no estaba ni siquiera iniciado.

Le Breton había sido descaradamente estafado. Lleno de rabia, buscó a Mills y le propinó tal paliza (unos dicen que con una caña, otros que con un bastón) que el "traductor" presentó cargos contra el editor a las Cortes. Estas, tras estudiar el caso, dieron la razón a Le Breton, pues, de acuerdo a su juicio, la agresión estaba "justificada por la incompetencia del agredido".

Le Breton reemplazó a Mills por Jean Paul de Gua de Malves en 1745. Entre los contratados por Malves para realizar el enorme trabajo de traducción se encontraban Étienne Bonnot de Condillac, Jean le Rond d'Alembert y Denis Diderot. En agosto de 1747, Malves fue despedido por Le Breton, debido a sus rígidos métodos de trabajo. Otras versiones explican que el propio Malves se marchó, hastiado de la labor. Le Breton contrató entonces a Diderot y a D'Alembert como nuevos editores. Y el inicial trabajo de traducción se convertiría en uno de redacción.

Diderot permanecería en su puesto 25 años, pudiendo ver su obra finalizada.

El trabajo contó con 35 volúmenes, 71.818 artículos y más de 3.000 ilustraciones. Muchas de las más grandes figuras de la Ilustración francesa colaboraron en esos artículos: Voltaire, Rousseau, Montesquieu... Louis de Jaucourt fue el contribuyente que batió el récord de artículos escritos: 17.266. Ocho por día, entre 1759 y 1765...

El mismo Le Breton se dio el lujo de escribir un artículo de la "Encyclopédie": el dedicado a la tinta negra, "Encre noire". También se dio otro lujo: el de censurar un buen número de textos, para hacer la obra menos "radical". Este hecho ocasionaba frecuentes ataques de ira de Diderot. Los recortes de Le Breton se ensañaron con artículos como "Sarracenos o Árabes" y "Filosofía pírrica"... En todos los casos, existían motivos políticos para realizar las censuras.

Los escritos de la "Encyclopédie" eran revolucionarios, debido a su enfrentamiento abierto con los dogmas católicos. De hecho, la totalidad del trabajo fue prohibido por decreto real en 1759. Afortunadamente, debido al apoyo que tenía de parte de ciertas personas influyentes –como la célebre Madame de Pompadour– el trabajo continuó "en secreto". En realidad, las autoridades civiles no querían deshacer una actividad comercial que daba trabajo a muchas personas. La prohibición fue, en realidad, una tapadera para acallar las furibundas quejas de la Iglesia.

La "Encyclopédie" se transformó en una obra célebre, tanto por sus ideas como por sus autores. Sin embargo, hubo trabajos mucho más relevantes, realizados con siglos de antelación y por parte de autores unitarios. Lamentablemente, muchas de esas obras han desaparecido, o han caído en el olvido más absoluto. Algunos ejemplos pueden ser los siguientes:

– La enciclopedia médica de 30 volúmenes escrita por Abu al–Qasim al–Zahrawi, el padre de la cirugía moderna, en el año 1000.
– La primera enciclopedia científica conocida, "Kitab al-Shifa", de Ibn Sina o Avicena, escrita entre 1000 y 1030. Poseía 9 volúmenes sobre lógica, 8 sobre ciencias naturales, 4 sobre aritmética, astronomía, geometría y música, y otros tantos sobre filosofía, psicología y metafísica.
– El "Canon de la Medicina", una enciclopedia de 14 volúmenes escrita también por Avicena hacia 1030. La obra fue referencia y modelo en las universidades europeas y musulmanas hasta el siglo XVII. En ella se presentaba la medicina experimental, el descubrimiento de las enfermedades infecto-contagiosas y un largo etcétera.
– El "Canon Masudicus" de Abu al-Rayhan al-Bisudi (1031), una extensiva enciclopedia sobre astronomía.
– La enciclopedia de 43 tomos de Ibn al-Nafis (1242-1244) titulada "El Libro Comprehensivo sobre Medicina", una de las mayores enciclopedias médicas de la historia, aunque solo unos pocos volúmenes hayan sobrevivido.

Lamentablemente, la mayoría de las grandes obras del saber islámico –cuyos conocimientos fueron precursores de los "descubrimientos" realizados en Europa mucho más tarde– desaparecieron bajo el peso de las invasiones mogolas en Bagdad, las Cruzadas o la conquista de Andalucía por los reinos cristianos hispanos. Mucho fue quemado y destruido. Solamente aquellos textos que habían sido traducidos al latín –durante los siglos XII y XIII– en centros de cultura y saber como Toledo, Segovia, Cataluña, Sicilia o el sur de Francia, pudieron conservarse para la posteridad.

Siglos después, fueron muchos los que se adjudicaron descubrimientos y pasaron a los libros de ciencia como grandes figuras, cuando en realidad esos descubrimientos ya habían sido realizados siglos antes. Cosas de la historia.

En realidad, cosas de la historia eurocentrista... "Eurotodo", diría Eduardo Galeano al respecto, titulando un texto en la página 103 de su último libro, "Espejos":

"Copérnico publicó, en agonía, el libro que fundó la astronomía moderna.
Tres siglos antes, los científicos árabes Muhayad al-Urdi y Nasir al-Tusi habían generado teoremas que fueron importantes en el desarrollo de su obra. Copérnico los usó, pero no los citó.
Europa veía el mundo mirándose al espejo.
Más allá, la nada.
Las tres invenciones que hicieron posible el Renacimiento, la brújula, la pólvora y la imprenta, venían de China. Los babilonios habían anunciado a Pitágoras con mil quinientos años de anticipación. Mucho antes que nadie, los hindúes habían sabido que la Tierra era redonda y le habían calculado la edad. Y mucho mejor que nadie, los mayas habían conocido las estrellas, los ojos de la noche, y los misterios del tiempo.
Estas menudencias no eran dignas de atención".


El mismo Galeano afirma en la misma página del mismo libro, en el texto titulado "Sur":

"Los mapas árabes todavía dibujaban el sur arriba y el norte abajo, pero ya en el siglo trece Europa había establecido el orden natural del universo [el norte arriba y el sur abajo]".

Galeano nos cuenta que la biblioteca imperial de Pekín tenía, en el siglo XV, 4000 libros en los que reunía el saber del mundo. Seis libros tenía, por entonces, el rey de Portugal.

Cosas de la historia. Cosas de la memoria. Afortunadamente, las actuales enciclopedias virtuales permiten la existencia de versiones en chino, árabe, ruso, griego, y tantos y tantos otros idiomas. Pero, por desgracia, los que sólo sabemos leer el alfabeto latino y un par de idiomas europeos tenemos que quedarnos con los artículos que nos cuentan todo desde este lado del espejo.

Vuelvo, para cerrar esta entrada, al principio. La palabra "enciclopedia" deriva del griego, y significa "educación general". Quizás algún día tengamos una "generalidad" que abarque y tenga en cuenta a todos y a todo. Tal vez ese día podamos aprender algo nuevo, diverso y realmente valioso. Mientras tanto, deberemos conformarnos con la "generalidad" de siempre.

Ilustración.

          El Diccionario del Diablo        
El Diccionario del Diablo

Por Edgardo Civallero

Ambrose Bierce fue un tipo curioso, dotado de un humor negro, cínico y mordaz que le ayudó a ganar un puesto reconocido en la literatura norteamericana. Nació en 1842 en un pueblito de Ohio (EE.UU.). Fue el décimo de trece hermanos a los que su padre –casi con afán maníaco– había bautizado con nombres que empezaban invariablemente con la letra "A". Al comienzo de la Guerra Civil estadounidense, Bierce se alistó en el ejército de la Unión como topógrafo. Luchó en varias batallas, de las que guardó, como recuerdo, algunas heridas y profundas impresiones que marcarían muchas de las páginas que posteriormente escribiría.

En 1871 se casó. Tuvo tres hijos, dos de los cuales morirían antes que sus padres, en circunstancias funestas. En 1888 su matrimonio se vino abajo tras descubrir algunas cartas comprometedoras de un admirador secreto a su esposa, la cual murió poco después. Con este historial de vida, Bierce formó su carácter.

Si bien vivió algún tiempo en Londres por motivos de salud, su vida se desarrolló principalmente en la ciudad de San Francisco, en donde desplegó una intensa actividad literaria en periódicos como The San Francisco Newsletter, The Argonaut, Overland Monthy, The Wasp y el San Francisco Examiner.

Escribió ensayos y artículos periodísticos –que le ganaron fama en su entorno–, poesía y muchos relatos cortos, casi todos relacionados con historias de guerra. Pero su trabajo más conocido es el "Diccionario del Diablo" (The Devil's Dictionary). Las entradas de este curioso diccionario se fueron publicando en diversos periódicos durante una larga serie de años (1875-1906), y sólo fueron compiladas en un volumen tardíamente, en 1906, bajo el título de "El glosario del cínico" (Cynic's Word Book). En esas definiciones, Bierce hizo gala del estilo único que lo inmortalizó.

En octubre de 1913, el septuagenario autor emprendió un largo viaje que lo llevó, como destino final, a México, en donde se preparaba la revolución de Pancho Villa. Unido a sus fuerzas como observador, Bierce desapareció sin dejar ningún rastro en 1913-1914. Es la más famosa de las desapariciones literarias norteamericanas. En su última carta, dirigida a una sobrina, el escritor desvela parte del enigma, a la vez que muestra –una vez más– su profundo cinismo:

"Adiós – Si te enteras que fui puesto contra un muro de piedra mexicano y fusilado, debes saber que pienso que es una buena manera de partir de esta vida. Causas como la ancianidad, la enfermedad o una caída por las escaleras quedarán así eliminadas...
Ser gringo en México – ¡ah, eso es eutanasia!".


La visión sardónica de la naturaleza humana que impregnó su obra, junto con su vehemencia y su crítica implacable le ganaron el apodo de "Bitter Bierce" (Amargo Bierce). Los críticos actuales remarcan el empleo de un inglés puro en sus trabajos, y una redacción que expresaba densos conjuntos de ideas (a veces contrapuestas por el doble sentido) en una única y reducida frase.

En 1911 se publicó el diccionario bajo el título actual, The Devil's Dictionary, dentro de una edición de las obras completas de Bierce. En 1967 se compiló una versión extendida del texto, con numerosas entradas que faltaban en ediciones anteriores. Finalmente, en el 2000 vio la luz una edición revisada, que sumaba entradas y eliminaba unas 200 definiciones falsamente atribuidas a Bierce.

Algunos ejemplos tomados del "Diccionario..." permitirán hacerse una idea de la mordacidad, ironía y uso del doble sentido de su autor. Fíjense, por ejemplo, las durísimas definiciones siguientes, que, lamentablemente, recogen sentimientos reales de principios de siglo (algunos extendidos hasta hoy):

Aborígenes, s. Seres de escaso mérito que entorpecen el suelo de un país recién descubierto. Pronto dejan de entorpecer; entonces, fertilizan.

Africano, s. Negro que vota por nuestro partido.

Infiel, adj. y s. Dícese, en Nueva York, del que no cree en la religión cristiana; en Constantinopla, del que cree.

Inmigrante, s. Persona inculta que piensa que un país es mejor que otro.

Aire, s. Sustancia nutritiva con que la generosa Providencia engorda a los pobres.

Distancia, s. Único bien que los ricos permiten conservar a los pobres.

Bierce analizó el carácter humano con un genio ilimitado...

Acusar, v.t. Afirmar la culpa o indignidad de otro; generalmente, para justificarnos por haberle causado algún daño.

Adherente, s. Secuaz que todavía no ha obtenido lo que espera.

Amistad, s. Barco lo bastante grande como para llevar a dos con buen tiempo, pero a uno solo en caso de tormenta.

Celoso, adj. Indebidamente preocupado por conservar lo que sólo se puede perder cuando no vale la pena conservarlo.

Humildad, s. Paciencia inusitada para planear una venganza que valga la pena.

Idiota, s. Miembro de una vasta y poderosa tribu cuya influencia en los asuntos humanos ha sido siempre dominante.

Un par de definiciones que podrían haber valido para él mismo son las siguientes:

Cínico, s. Miserable cuya defectuosa vista le hace ver las cosas como son y no como debieran ser.

Loco, adj. Dícese de quien está afectado de un alto nivel de independencia intelectual; del que no se conforma a las normas de pensamiento, lenguaje y acción que los conformantes han establecido observándose a sí mismos; del que no está de acuerdo con la mayoría; en suma, de todo lo que es inusitado.

Sobre las propias definiciones y diccionarios, Bierce tenía una opinión bastante particular:

Diccionario, s. Perverso artificio literario que paraliza el crecimiento de una lengua además de quitarle soltura y elasticidad.

Magnético, adj. Dícese de lo que sufre la influencia del magnetismo.
Magnetismo, s. Lo que ejerce influencia sobre algo magnético. Estas dos definiciones están condensadas de la obra de un millar de eminentes hombres de ciencia, que han arrojado sobre el tema una luz deslumbrante, con indecible progreso del conocimiento humano.

Asimismo, tenía su propio punto de vista sobre los escritores y la escritura:

Gramática, s. Sistema de trampas cuidadosamente preparadas en el camino por donde el autodidacta avanza hacia la distinción.

Ganso, s. Ave que suministra plumas para escribir que, gracias a un proceso oculto de la naturaleza, están impregnadas, en distinta medida, de la energía intelectual y el carácter del ganso, de suerte que al ser entintadas y deslizadas mecánicamente sobre un papel por una persona llamada "autor", resulta una trascripción bastante exacta de los pensamientos y sentimientos del ave.

Folletín, s. Obra literaria, generalmente una historia que no es verdadera y que se prolonga insidiosamente en varios números de un periódico o una revista. Cada entrega suele venir precedida de un "resumen de lo publicado", para los que no la han leído, pero sería más necesario un "resumen de lo que sigue", para los que no piensan leerlo. Lo mejor sería un resumen de todo.

Las costumbres humanas no se le escaparon, por supuesto:

Gato, s. Autómata blando e indestructible que nos da la naturaleza para que lo pateemos cuando las cosas andan mal en el círculo doméstico.

Mamíferos, s. Familia de vertebrados cuyas hembras, en estado natural, amamantan a su cría, pero cuando se vuelven civilizadas e inteligentes la dan a la nodriza o usan el biberón.

Mendigo, s. El que ha confiado en la ayuda de los amigos.

Lamentable, adj. Estado de un enemigo o adversario después de un encuentro imaginario con uno mismo.

Si bien se enfocó en estas "debilidades humanas", incluyó en su diccionario entradas de lo más variadas. Por ejemplo, la política:

Amnistía, s. Magnanimidad del Estado para con aquellos delincuentes a los que costaría demasiado castigar.

Batalla, s. Método de desatar con los dientes un nudo político que no pudo desatarse con la lengua.

Cañón, s. Instrumento usado en la rectificación de las fronteras.

Ejemplos de otros temas pueden ser:

Cerbero, s. El perro guardián del Hades, que custodiaba su entrada, no se sabe contra quién, puesto que todo el mundo, tarde o temprano, debía franquearla, y nadie deseaba forzarla.

Circo, s. Lugar donde se permite a caballos, "ponies" y elefantes contemplar a los hombres, mujeres y niños en el papel de tontos.

Fe, s. Creencia sin pruebas en lo que alguien nos dice sin fundamento sobre cosas sin paralelo.

Historia, s. Relato casi siempre falso de hechos casi siempre nimios producidos por gobernantes casi siempre pillos o por militares casi siempre necios.

Mitología, s. Conjunto de creencias de un pueblo primitivo relativas a su origen, héroes y dioses, por oposición a la historia verdadera, que inventa más tarde.

En fin... Una pequeña muestra de un gran trabajo que no debería faltar en nuestra biblioteca particular. Permítanme despedirme con una definición más, y una intriga que nunca podré desvelar: ¿qué hubiera escrito Bierce, con su peculiar estilo, de haber vivido en la actualidad?

Sabiduría, s. Tipo de ignorancia que distingue al estudioso.

Ilustración.

          No hay peor ciego que quien no quiere ver        
No hay peor ciego que quien no quiere ver

Por Sara Plaza

Se van a dar cuenta en las siguientes líneas, pero aún así anoto este breve aviso para navegantes: estoy enojada mientras las escribo.

Es una de esas perezosas mañanas de domingo en las que el mundo se levanta mucho después que yo, que madrugo lo mismo todos los días de la semana. Todavía brillan los charcos en el asfalto y en algunas azoteas, restos silenciosos de la tormenta veraniega que estremeció anoche el firmamento de este rincón al sur del sur, donde todas las miradas se dirigen al norte... Quienes hoy caminamos por estas latitudes aún recorremos las rutas que trazaron aquellos conquistadores que volvieron a su casa con todo lo que pudieron robar en ellas. No se arreglarán nunca los baches de la 40 que recorre la Patagonia (esquivados con increíble parsimonia por aquel viajante que nos recogió a mi mochila y a mí en Esquel, cuando quien les escribe, con los cuatro tomos de "La Patagonia Rebelde" de Osvaldo Bayer en la mano, se fue tras las huellas de aquellos hombres que se enfrentaron a las tropas del Teniente Coronel H. Benigno Varela a principios del siglo pasado), pero pronto contaremos con un tren de alta velocidad entre Buenos Aires y Córdoba, algo así como un moderno Camino Real, que quién sabe si no tendrá parada en Potosí en un futuro cercano.

Esta indignación que siento hoy tiene que ver con la que experimenté hace un par de meses leyendo un artículo de Norman Gall, donde en un par de líneas explicaba que "[l]a mejora de los transportes hace que la gente pobre pueda recorrer grandes distancias para emigrar, hacer visitas o realizar actividades comerciales" [1]. A veces me preguntó qué es lo que analizan los analistas y en qué se basan para llegar a sus conclusiones, porque no sé cómo lo hacen para que estén tan alejadas de las opiniones y la realidad de la gente. Me pregunto si no inventarán una realidad a la medida de sus cifras y de sus porcentajes, si no tendrán mucha más imaginación que quienes somos tachados de utópicos y soñadores.

Uno no puede por menos que seguir haciéndose preguntas similares cuando encuentra "joyitas" dialécticas parecidas entre las palabras que escribió el ministro de Asuntos Exteriores y de Cooperación español, Miguel Ángel Moratinos, quien, tras finalizar una gira por el continente africano hace un mes, se expresaba de este modo:

Sin duda, África es un continente problemático, pero sobre todo es un continente vivo. Todos los días sus habitantes han de superar mil y una pruebas para sobrevivir. La gran mayoría lo hace con una sonrisa amplia y sincera, que se refleja en los peinados ensortijados, en los ojos imantados y en unos cuerpos elegantes que desatan su ritmo cuando la música irrumpe. Ese movimiento se traslada a todo el continente. Un continente deseoso de toparse con la felicidad. Todo está condicionado a su búsqueda. Esa fuerza interior explica el alto nivel de sacrificio y de sufrimiento de la gran mayoría de los ciudadanos. [2]

Desde entonces me pregunto si no será que a los ministros de exteriores, cuando visitan el interior de un continente, les colocan algún tipo de lente a través de la cual perciben una realidad que en nada se parece a la que viven realmente sus habitantes. Me pregunto cómo saben ellos que las sonrisas que ven a través de las ventanillas de sus autos blindados son o no sinceras, cómo pueden afirmar tan irresponsablemente que millones de personas hambrientas, enfermas, rodeadas de miseria y en medio de interminables guerras, se ponen a bailar en cuanto suena la música. Me pregunto de dónde se sacan que el sacrificio y el sufrimiento son los motores para encontrar la felicidad...

Ese mismo día, hallé en las opiniones que el escritor Antonio Muñoz Molina vertía sobre la película "Cuatro meses, tres semanas, dos días", muchísima más verosimilitud que en los comentarios de las dos "autorizadas" fuentes que les acabo de mostrar:

... yo ahondaba mi percepción de esas dos vidas jóvenes zarandeadas por el infortunio y el miedo, salvadas por una fraternidad que está hecha de inocencia y coraje, de una rara aleación femenina de fragilidad y fortaleza. Atravesaba con ellas la noche sórdida de una tiranía, y no hacía falta que se vieran uniformes o se escucharan declaraciones políticas para sentir en la nuca el frío de una vigilancia despótica, y en los hombros toda la pesadumbre de un régimen cuya mayor crueldad parece que acaba siendo su desolada duración. Hay vidas que son fulminadas por la saña quirúrgica de los ejecutores: otras, la mayoría, van siendo envilecidas a lo largo de los años por dosis diarias de sumisión y conformidad, se van deteriorando como los edificios mal hechos y los coches viejos que permanecen en uso, se gastan y ensucian como el papel pintado de las habitaciones que nadie cuida. [3]

No dejo de hacerme preguntas y trato de hallar unas pocas respuestas, de buscarlas al menos, mientras sigo avanzando subida a un colectivo, navegando entre las páginas de un libro o de un diario, charlando con quienes me rodean, escribiendo a quienes están lejos, y por eso me disgusto tanto cuando las encuentro tan insatisfactorias como las de Gall o Moratinos. No hablo de que sean ciertas o no, hablo de que me permitan seguir indagando, curioseando, aprendiendo, criticando. Y las explicaciones de esos dos señores son tan superficiales que uno no puede tomárselas en serio. Sobre ellas no se puede construir nada, y mucho menos algún conocimiento válido. Lo que me preocupa de veras es que esas respuestas sean los cimientos de nuevos proyectos de cooperación y desarrollo. Porque sobre apoyos tan débiles no veo cómo podrán edificar su presente y pensar en su futuro los hijos de quienes vivimos en países y continentes con unas heridas tan profundas como las que todavía sangran en América Latina, África o Rumania.
[1] Norman Gall es el director ejecutivo del World Economy Fernand Braudel Institute de São Paulo. La cita pertenece al artículo "El olvidado progreso de América Latina", publicado en la edición internacional de EL PAÍS, sábado 19 de enero de 2008.
[2] En el artículo "Una mirada a África", publicado en la edición internacional de EL PAÍS del sábado 9 de febrero de 2008.
[3] En el artículo "Regreso al cine", publicado en el suplemento "Babelia" de la edición internacional de EL PAÍS del sábado 9 de febrero de 2008.

Ilustración.

          Reflexiones sobre las herramientas manuales        
Reflexiones sobre las herramientas manuales

Por Jan Stürmann
Extraído del libro The Hand-Sculpted House escrito por Ianto Evans, Michael G. Smith, y Linda Smiley

La creencia incuestionable de la carpintería actual revela que sin el uso extensivo de herramientas eléctricas no podemos construir eficazmente ni de manera rentable, ni siquiera bien. Yo cuestiono esa creencia.

Yo construyo tanto casas convencionales, donde lo primero que te encuentras es la electricidad, como casas naturales, donde a menudo se incorpora con posterioridad.

Trabajar en estas casas naturales me ha servido para confrontar mis propios prejuicios y los placeres de utilizar herramientas manuales.

De ellas obtengo un sentido de profunda satisfacción que jamás he encontrado en las herramientas eléctricas. Al entrar en la caseta de las herramientas, mis manos automáticamente alcanzan mi formón favorito, el hacha, la hachuela. Una necesidad de tocar, de acariciar. Sopeso el formón de tres pulgadas de grosor. Le encontré oxidado en un viejo granero, el filo mellado, el hueco del mango enmohecido donde algún idiota lo había golpeado con un martillo. Me lo llevé a casa como a un animal herido, le retiré la rebaba, limpié la herrumbre, tallé el mango a partir de un trozo de madera de arce y lo afilé. El formón revivió para mí, canta en mis manos, recortando gruesos bucles de madera. Me encanta mirarlo, sostenerlo. Nunca me he sentido así con una herramienta eléctrica. Mi mano nunca se estira para alcanzar esos pesos muertos de plástico y metal en la estantería.

¿Por qué cuando uso una sierra circular, el taladro o la sierra de cadena durante cierto tiempo me siento como el hombre biónico, duro, rígido, en guerra con alguien o algo, forzado a llevar gafas protectoras, protección en los oídos y mascarillas para proteger mi frágil cuerpo? ¿Por qué después de un día utilizando el berbiquí y la barrena, los formones, un cepillo, mi cuerpo está relajado, mi mente tranquila, como cuando se puede escuchar el silencio del universo después de hacer el amor? Una cosa te debilita, la otra te nutre. Un misterio.

Sin embargo, el poderío seduce. El peso bruto de una sierra de cadena en tus manos. Los berridos del motor, agridulces volutas de humo ascendiendo a través de la cavidad nasal hasta el cerebro. Los árboles caen como alfileres. Menudo subidón, una euforia que no tenemos la responsabilidad de manejar.

Las herramientas eléctricas nos dan un poder que no nos pertenece. Nos lo prestan de manera indiscriminada. Pero en algún punto de la cadena lo tenemos que devolver – con intereses. Inevitablemente terminamos pagando mucho más por el poder que no es nuestro de lo que ganamos con él. Poco a poco me voy dando cuenta de que esto es verdad, no abstracta o intuitivamente, sino prácticamente.

Mientras escribía esto conseguí un trabajo para colocar unos armarios en una casa enorme de Los Ángeles. Juntas complejas, piezas a la medida – un dolor de cabeza, pero una oportunidad para examinar el sentido práctico de utilizar herramientas manuales cuando las convenciones dictan herramientas eléctricas. Cada mañana, para apaciguar al contratista, desenrollé los alargues, pero a partir de ese momento actué y experimenté.

Trabajar con madera consiste sobre todo en cortar elementos de una cierta longitud y colocarlos en su lugar. Si todo fuese lo mismo, yo trabajo más rápido con una sierra mecánica y una pistola de clavos que con un serrucho y un martillo. Pero me di cuenta de que no todo es igual. Tardo un minuto en inclinarme hacia mi cinturón de herramientas, donde se encuentran mi martillo y mi serrucho. Sin embargo me lleva veinte minutos desenrollar los alargues, luchar con las distintas cuchillas, arrastrar el compresor, colocar los tubos de aspiración y conseguir que la electricidad llegue hasta donde yo quiero.

Tardo medio minuto en cortar 1 x 4 con el serrucho kataba japonés, o diez segundos con una mecánica. Pero si quiero seguir escuchando a Beethoven y leyendo Funny Times a los ochenta, necesito ponerme gafas protectoras y protectores en los oídos antes de apretar el interruptor; por ende, hay que sumar algunos segundos más. El susurro del serrucho no requiere ningún tipo de protección.

Un serrucho deja polvo grueso que rápidamente se asienta en el suelo, pero las sierras mecánicas lanzan un polvo tan fino que se queda suspendido en el aire hasta que nosotros lo aspiramos, tapando senos nasales, provocando alergias y asma. En una profesión que cada vez utiliza más colas tóxicas y productos químicos en los laminados y aglomerados, haríamos bien en reducir al mínimo el polvo transportado por el aire si queremos respirar profundamente y poder oler las rosas en nuestros años dorados.

El serrucho pesa media libra, la sierra mecánica diez. Utilicé tanto esfuerzo –calorías– para levantar y maniobrar la pesada sierra mecánica como para colocarme y realizar el corte con el kataba. Incluso si hubiera tenido que introducir algo más de aire en mis pulmones, el placer de usar un serrucho que ha evolucionado durante setecientos años, bien valdría el tiempo y esfuerzo extras.

Tengo unas pocas hojas de serrucho intercambiables que coloco en el mango de madera: una hoja de apertura, tres hojas de través con dientes suficientemente finos para las ensambladuras de cola de milano y lo suficientemente gruesos para cortar palos de 12 pulgadas, una hoja curva para comenzar un corte en el medio, una estrecha de pelo para cortar curvas y una para el metal. Todas estas hojas y el mango los envuelvo en una bolsa de lona. El coste total pueden ser unos $120. Una vez pensé en ser un verdadero carpintero y tuve que gastarme miles en sierras mecánicas. Ahora nunca más.

Agarro la tabla, la corto y la atornillo en su lugar. Clavar con la pistola de clavos lleva un segundo. Utilizar el martillo, cinco. Pero un martillo cuelga siempre de un cinturón de herramientas. Sólo hace falta un sencillo movimiento para agarrar el mango con la palma y dejar la cabeza balanceándose. A la pistola de clavos la tengo que levantar y arrastrar como si se tratase de un albatros muerto. El tubo de aspiración es demasiado corto, hace falta mover el compresor. Con todo este mover de un sitio a otro y ponerse de nuevo los protectores, prácticamente he gastado los cuatro segundos que me separaban de la manera actual de clavar. Además, disfruto balanceando el martillo con gracia. Cualquier estúpido puede apretar el gatillo.

Consideremos de nuevo la economía. Mi martillo, un Hart Decker, me costó $25 hace siete años. No se ha roto ni una sola vez. Un compresor y una pistola de clavos costarán $500. Calcula el coste de las reparaciones y del tiempo muerto durante siete años. Los clavos para la pistola cuestan cinco veces más que los ordinarios. Pero ¡qué demonios!, paga el dueño de la casa (con un préstamo del banco, así es que el precio se multiplica si incluimos el porcentaje de interés de una hipoteca a 30 años).

Puedo desvelar costes escondidos. Accidentes, por ejemplo. Nunca he oído de alguien que se cortase un dedo con un serrucho, pero gracias a las hojas mecánicas que motores imparciales hacen girar con fuerzas extraordinarias, hay un montón de carpinteros sin dedos de la mano o de los pies. Lo mismo que pequeños trabajos de acupuntura sobre el terreno con la pistola de clavos, globos oculares perforados, oídos sordos... pero bueno, para eso están las compensaciones. Con esto no quiero decir que no sucedan accidentes con las herramientas manuales, pero su gravedad y su frecuencia son muchísimo menores.

Me estoy fijando en la economía y en la velocidad porque formo parte de una cultura que valora la productividad por encima del proceso, tener las cosas terminadas por encima de hacerlas, la complejidad sobre la creación. Pero para llegar al corazón de este cuestionamiento necesito mirar más profundamente lo que no es cuantificable.

Los carpinteros fueron una vez artesanos que sabían cómo hacer, adaptar y ajustar sus herramientas de manera que reflejasen su singularidad y sus necesidades individuales. Ahora los carpinteros son operarios de la máquina, trabajadores de una fábrica sin la fábrica, que ensamblan unidades modulares. El orgullo de lo artesanal se ha perdido. Ya no se utilizan más herramientas de carácter personal sino las de producción masiva diseñadas y comercializadas de acuerdo al mínimo común denominador. Unas herramientas que son inadaptables y demasiado complejas para que uno mismo las pueda reparar. El ciclo vital de una herramienta eléctrica es de unos pocos años, y estos cada vez disminuyen más debido a la obsolescencia planificada. Mis hijos o mis nietos que aún no han nacido, no podrán heredar mi sierra circular, ni mi taladro ni mi lijadora. Sin embargo, sí podrán disfrutar mis herramientas manuales – que ya han visto una o dos generaciones.

No hay ninguna duda, las herramientas eléctricas facilitan algunos trabajos. Se tarda mucho menos en serrar media pulgada de 4 x 4 con una sierra eléctrica que haciéndolo con un serrucho. Pero he notado una pequeña diferencia en mi cuerpo entre los días que trabajo utilizando sobre todo las herramientas manuales y los que paso trabajando con las herramientas eléctricas. Usando herramientas manuales puedo trabajar con atención, con alegría y con garbo durante más tiempo: al final de una jornada de nueve o diez horas puedo estar cansado pero nunca exhausto, mientras que después de cinco o seis horas con una máquina estoy agotado; aunque gaste menos calorías, me han exprimido todo el jugo de la vitalidad.

¿Por qué? La potencia que estas herramientas tienen para dañarme consume mis fuerzas. Mi cuerpo –asustado, tenso–, al estar en alerta continua, transforma la sutil flexibilidad en músculos rígidos y tensos. Los reflejos se vuelven más lentos, la mente falla, se cometen errores y la sangre corre. En cuerpos tensos, las posibilidades de padecer problemas de espalda son mayores que en aquellos que todos los días se ejercitan y estiran con ejercicios moderados mientras utilizan herramientas manuales. Tal vez de aquí venga la vitalidad extra. Cuando mis células son alimentadas regularmente con sangre llena de oxígeno y nutrientes, mi cuerpo responde con más vida.

Además está la fatiga que producen los decibelios de todos los sonidos estridentes que hallamos en una obra. Cada vez más, esta es la razón predominante por la que me inclino hacia las herramientas manuales. Nuestros oídos, en sintonía con los suspiros de un amante, el sonido de la lluvia al caer, la risa de un amigo, los susurros del viento, no están adaptados para las frecuencias de los ruidos fuertes. Nos retraemos dentro de un caparazón insensible, sordos ante el mundo. Yo quiero trabajar en un ambiente donde mis tímidos sentidos se revelen en el silencio para participar de la creación, donde el flujo de la conversación o el pensamiento tenga libertad para circular, explorar y volver a caer en el silencio sin la censura, las interrupciones y las rupturas que provocan las máquinas.

Mucha de la mala prensa que han cosechado las herramientas manuales está justificada. Sin la minuciosa vigilancia de los artesanos demandando lo mejor, el fabricante de herramientas moderno vende unas herramientas de calidad lamentable. No causa sorpresa que el comprador se de media vuelta disgustado y busque la fuerza eléctrica para realizar el trabajo. Es raro el negocio cuyos empleados sean vendedores competentes y donde se pueda encontrar una amplia selección de herramientas manuales. ¿Pero qué se puede comparar con la alegría de encontrar casi por casualidad una herramienta de calidad en una feria de objetos usados?

Con la cada vez mayor falta de accesibilidad a las herramientas de calidad, la sabiduría de cómo usarlas también se está perdiendo y necesita ser redescubierta si queremos sacar el mayor partido de su potencial. ¿Cuál es la mejor manera de fijar, asegurar y sostener el material mientras lo cortamos, lo tallamos o lo lijamos? ¿Cómo utilizo la fuerza de mi cuerpo de manera eficiente y garbosa para que no parezca que estoy luchando contra la herramienta o contra la madera, sino que el trabajo se convierta en algo así como una danza? Este es un estudio, una investigación que requiere mi atención.

Trabajar manualmente permite sopesar el tiempo: ¿Es mejor cuanto más rápido? ¿Que hemos ganado con el exceso de potencia? Construir de forma manual nos anima a hacerlo de manera deliberada, reflexiva, consciente de las acciones que se extienden más allá de nosotros. ¿Habría permitido la dignidad humana la construcción de arterias de salida, McMansions y super autopistas con sólo la mano de obra directa? ¿Qué les ocurre a nuestras almas recubiertas con objetos de aburrida perfección hechos mecánicamente? Para saber que existimos como seres humanos necesitamos el toque de alguien más en las creaciones que nos rodean.

No soy un purista. Mis herramientas eléctricas, bien utilizadas, cuidadas, continuarán siendo usadas, aunque con menos frecuencia a medida que redescubra la alegría de emplear mi cuerpo para impulsar a las herramientas a hacer su magia. Porque la magia está ahí, un misterio. Me alimento con cereales y miel, pan, queso y pimientos morrones. Aspiro el aire con grandes dosis del oxigeno que transpiran los árboles. Y milagrosamente mi cuerpo convierte todo eso en movimiento, fuerza, destreza. Levanto el cepillo, afilado y a punto y lo apoyo para trabajar la madera. Entonces en algún lugar del reino infinito entre mi mano y la herramienta, sucede la alquimia. La carne, el acero y la madera se combinan en el movimiento, y recibo traslúcidos jirones de virutas que se rizan a través de mis dedos, liberando su aroma, revelando su belleza. Un obsequio.

Ilustración.

          Voces del pasado        
Voces del pasado

Por Edgardo Civallero

Los libros que conservamos en nuestras bibliotecas son, en muchos casos, voces del pasado que buscaron el refugio de la letra escrita para seguir gritando sus mensajes a través de los siglos y por los siglos. Esas voces que intentaron preservarse, perpetuarse y reproducirse, intuyeron –en su momento– que lo que contaban era valioso, y que podía servir a generaciones venideras. Porque el mundo es una rueda que gira, y si bien la historia no se repite –o, al menos, eso dicen los historiadores modernos– el ser humano suele tener la rara virtud de tropezar dos veces en la misma piedra.

Preparando un texto sobre la civilización maya del periodo postclásico –es decir, del momento en el que la llama de esa magnífica cultura comenzaba a apagarse lentamente– me encuentro con una historia que vale la pena recordar. La hallé en las páginas de uno de los libros del Chilam Balam. Estos textos merecen, por sí solos, un comentario aparte.

Tras la conquista española del territorio maya (situado en México y parte de Guatemala), los sacerdotes católicos enseñaron a los mayas las destrezas de la lectoescritura europea, con el único objetivo de facilitar su conversión a la religión cristiana. Sin embargo, los "alumnos" utilizaron tal poder para recoger su saber antiguo –que, conservado en códices, había desaparecido gracias al memoricidio perpetrado por los conquistadores y los propios sacerdotes– y los sucesos que vivían en aquel momento (siglo XVI). Salvaron así del olvido su memoria, condenada de antemano a desaparecer bajo el peso de la historia oficial.

Se escribieron varios libros en numerosas regiones del antiguo territorio maya, en lengua nativa pero sobre papel español y usando el alfabeto latino. Aquellos manuscritos escritos en el norte del Yucatán (probablemente por los grupos étnicos mayas Itzá y Yucateco) son llamados, genéricamente "Libros de Chilam Balam". En la actualidad se conservan fragmentos importantes de diez o doce de ellos, identificados por el nombre del pueblo en el que se redactaron. Lo que voy a narrarles lo encontré en el libro de Chilam Balam de Chumayel, uno de los más completos.

Este libro cuenta un acontecimiento sucedido en Chichén Itzá muchos años antes de la llegada de los hispanos, un suceso que, por su importancia, se transmitió oralmente, de boca en boca, salvándose del olvido gracias a que los escritores lo recordaron y anotaron. Chichén Itzá era una de las ciudades-estado más poderosas del postclásico maya. Ubicada en la península del Yucatán, en el antiguo territorio de los Itzá (y actual territorio mexicano), era –y es– famosa por su bellísima arquitectura, y, en especial, por el llamado "pozo de los sacrificios".

Este pozo era una abertura natural, de las tantas que abundan en la península yucateca, donde la roca caliza es horadada fácilmente por las lluvias y genera hundimientos, cavernas, grutas subterráneas y enormes bocas que se abren en la superficie, colmadas de agua. Llamados "cenotes" por los arqueólogos modernos (del maya "tsonoot"), los pozos eran usados, a veces, como lugar de sacrificios al dios de las lluvias, Chaac, que para un pueblo dependiente de la agricultura, era uno de los principales del panteón. Tal era la función del de Chichén Itzá. Tan importante era ese cenote, que originó el nombre de la ciudad: Chi Cheen Itzá, "el brocal de los Itzá".

A las aguas verdosas de aquel pozo se arrojaban adornos propiciatorios –resina de copal, objetos de oro, plumas, orejeras de jade– y víctimas humanas escogidas. Se suponía que el pozo conducía directamente a los dominios de Chaac: allí, el dios recibiría a los sacrificados y, si tenía algo que comunicar a los vivos –que esperaban atentamente en la superficie– dejaría volver a alguno de los inmolados con su mensaje.

Lamentablemente, y como es de suponer, nadie, nunca, regresó como mensajero divino. Drogados antes de ser sacrificados, atenazados por el pánico de la muerte inminente, las víctimas eran tragadas por las aguas cenagosas del cenote antes de que pudieran pensar en intentar salir a flote.

Sin embargo, cuenta el "Libro de Chilam Balam" que un joven noble –de nombre Hunac Ceel–, tras presenciar unos sacrificios en el cenote, tuvo una idea reveladora. Cansado de los eventos que conmocionaban la vida política de la región en aquel momento, se dirigió a la plataforma desde la cual se lanzaban las ofrendas –votivas y humanas– y, ante la mirada atónita de la población asistente y de los sacerdotes, se lanzó de cabeza al agua. Pasaron algunos minutos sin que la superficie verdosa se moviera siquiera, y luego, entre burbujas y espuma, aquel hombre salió a la superficie, respirando ávidamente. Ante el asombro de todos y la incredulidad de algunos, gritó que el dios Chaac le había hablado, y le había dicho que, desde aquel momento, él, Hunac Ceel, de la casa de los Cocom, sería el regente de aquella ciudad-estado.

Inmediatamente, el pueblo lo aclamó. Atados de manos por sus propias costumbres y tradiciones, y aún a sabiendas de la ágil y astuta jugada de aquel advenedizo, los nobles y los sacerdotes –sin poder contradecir su religión– debieron aceptar, tragándose la ira a duras penas, aquella decisión "divina".

Lo que siguió fue una de las dictaduras más implacables que hayan soportado los mayas de aquella época. Hunac Ceel y los de su casa manejaron los hilos de la intriga política y de las guerras a sus adversarios. Con su corte instalada en la ciudad de Mayapán, dirigió sus fuerzas hacia Chichén Itzá, y, según suponen algunos historiadores, fue él el que la arrasó, convirtiéndola en el conjunto de ruinas –magníficas, pero ruinas al fin– que son hoy.

La historia, por sí sola, amerita escribir una novela. Si bien el "Libro de Chilam Balam" agrega muchos acontecimientos legendarios en este relato, el análisis de los investigadores actuales rescata los hechos históricos. La historia fue verdadera, así como las consecuencias de aquel acto, que, si bien rozó la locura, sirvió a su principal protagonista para alzarse con un poder que no le correspondía.

Este tipo de relatos deberían hacernos reflexionar sobre nuestro presente. Pues Hunac Ceel no sería el primer "gobernante" que pasase por encima de todo su pueblo amparado en las costumbres de su sociedad. Amparados en ellas son muchos los que rigen la vida de sus naciones de forma abusiva. Usando en su beneficio los códigos civiles y legislativos, las leyes electorales, las costumbres, los hábitos, son muchísimos los que abusan de nosotros, los que se olvidan de nuestros derechos y necesidades, los que nos explotan y utilizan...

El recordatorio de todo eso, de todo lo que pasó y sigue pasando, está en nuestras bibliotecas. Para algo fueron escritos tantos libros. Y debería estar también entre nuestros recuerdos. Porque sólo conociendo el pasado se entiende el presente y se planea el futuro.

Pero parece ser que el hombre tiene una memoria muy frágil. Y que no consulta los libros adecuados en los estantes de su biblioteca más cercana.

Ilustración.

          O Mirage III na Força Aérea de Israel        

Quando Israel usou o Mirage para um bom efeito nos ataques de abertura da Guerra dos Seis Dias de 1967, a Dassault não poderia ter pedido uma publicidade mais efetiva. O Mirage da Dassault conseguiu abocanhar uma grande parcela do mercado mundial para caças de Mach 2 da primeira geração, obtendo o tipo de sucesso de exportação eludido pelo British […]

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          Israel vai receber mais 10 caças F-15D        

A USAF vai transferir 10 cacas Boeing F-15D para Israel, após a assinatura de um Pacote de ajuda militar de US$ 38 bilhões de 10 anos entre os dois países. Os F-15 são “excess defense articles”, em vez de “Foreign Military Sales” (FMS). A USAF transferiu oito aeronaves do tipo a Israel até agora. Israel […]

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          Microsoft Home, le echamos un vistazo a la casa del futuro        
Microsoft Home, le echamos un vistazo a la casa del futuro

Un equipo de investigadores de Microsoft ha diseñado lo que ellos creen será la casa del futuro, donde se darán cita, según ellos, un buen puñado de Surfaces y otros dispositivos avanzados. En esta futurista casa se ven peculiaridades como[...]

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          Chega ao Brasil o site OsMoz: a maior comunidade online de perfumaria do mundo        
OsMoz.com.br aterrisa no país:
marco de mais uma evolução da Perfumaria Brasileira





A partir de agora o Brasil passa a contar com um site que é um verdadeiro compêndio sobre a arte da perfumaria: o osMoz, lançado e desenvolvido pela Firmenich, uma das maiores casas de fragrâncias do mundo. Sucesso absoluto internacionalmente em cinco idiomas (inglês, francês, espanhol, alemão e italiano), o osMoz já é considerado a maior comunidade online de perfumaria, com 360 mil membros cadastrados em todo o mundo.

Segundo Marcelo Martins, Diretor de Perfumaria Fina da Firmenich para a América Latina, o novo endereço da rede (www.osmoz.com.br) traz todos os detalhes, histórias olfativas e bastidores dos mais renomados perfumes do mercado mundial.

“Trata-se de uma fonte detalhada que vai saciar a curiosidade dos leigos, servir de ferramenta de trabalho para profissionais e oferecer aos brasileiros o acesso a qualquer informação referente à perfumaria em geral”, explica o executivo.

O site conta com mais de quatro mil fragrâncias de referencia, sem contar as atualizações de novos produtos, vídeos, entrevistas e todo o tipo de informação como uma espécie de enciclopédia virtual sobre o tema. Além disso, o osMoz serve como um importante meio de aferir as preferências e gostos dos consumidores, por intermédio de testes e pesquisas.

“Finalmente estamos trazendo a maior comunidade online de perfumaria para o maior mercado de perfumaria do mundo que é o Brasil”, descreve o executivo. “O brasileiro é heavy user de perfumes, se interessa pelo assunto e é carente de informação.”, completa.

O lançamento do site no Brasil é de extrema importância, pois particularmente o País tem uma participação muito ativa na rede e está ávido por informações deste segmento. “Os jovens brasileiros têm mais amigos virtuais do que qualquer outro jovem no mundo, os brasileiros gastam mais tempo online, 75% dos brasileiros estão presentes nas redes sociais e tem uma das maiores comunidades no Facebook, por exemplo, portanto é um usuário potencial para o nosso site”, explica o executivo.


O lançamento oficial do site no País chega no momento certo, afinal o Brasil lidera hoje o ranking global no mercado de perfumaria fina e com isso passou a ser visto com grande interesse por gigantes do setor, como é o caso da Sephora, por exemplo, que finca este ano bases em território nacional. O Brasil teve um crescimento bastante acelerado, passando os Estados Unidos, que até o ano passado lideravam o setor. Segundo dados do Euromonitor, só em 2010 este mercado movimentou o equivalente a US$ 6 bilhões.


Sobre a Firmenich

A Firmenich é a maior empresa privada do mundo no segmento de fragrâncias e sabores. Fundada em 1985, em Genebra, na Suíca, foi a responsável pela criação de muitos dos perfumes mais conhecidos no mundo e de sabores que nós apreciamos diariamente. O sobrenome de seu fundador, Firmenich, foi oficialmente adotado em 1934.


Hoje a Firmenich tem presença em 64 Países, em todos os continentes. Desde 1939, a empresa recebeu mais de 30 prêmios por sua atuação constante na pesquisa e desenvolvimento de inovações, tendo inclusive recebido um prêmio Nobel, por intermédio do trabalho de pesquisa de um de seus diretores.

A empresa é reconhecida pela sua criatividade e inovação, assim como o seu excepcional conhecimento das tendências de consumo deste mercado. Sua liderança neste segmento não acontece por acaso, afinal a empresa investe anualmente 10% de seu faturamento em pesquisas e desenvolvimento, refletindo o seu desejo contínuo de compreender, compartilhar e sublimar o que de melhor a natureza e a tecnologia tem para oferecer.

Fonte: por press release

          Estudos Bíblicos *** Armas Espirituais        
A Unção Quebra o Jugo

"fortalecei-vos no Senhor e na força do Seu Poder; revesti-vos de toda armadura de Deus" ( Efésios 6:10-11)

Vocês sabem o que é uma armadura?
Armadura é um tipo de roupa especial usada como proteção.
Onde aprender sobre a armadura de Deus?
No livro de Efésios, capítulo 6, aprendemos a compreender a proteção que Deus nos oferece em nossa luta contra o diabo.
Porque precisamos de uma armadura?
Porque o diabo é inimigo de Deus e como somos filhos de Deus, ele é nosso inimigo também.
A única maneira de derrotá-lo é lutando á maneira de Deus.
Somos soldados do exército de Deus.
O que fazer com a armadura?
Efésios 6:11, Deus nos faz uma promessa:
Ele diz que se colocarmos a Sua armadura, a proteção especial que Ele nos deu iremos resistir ao dia mal.
Quando o diabo nos atacar com tentações, não iremos ceder e pecar. Seremos capazes de ficar firmes e não cair diante do inimigo.
Como é a armadura de Deus?
A armadura de Deus é espiritual. Não podemos ver, mas podemos colocarmos em prática na nossa vida diária com Deus.

Além das armas, você precisa estar totalmente vestido com a armadura para que as setas do diabo não possam lhe atingir. E Paulo, que conhecia muito bem o exército romano e a suas armaduras, faz uma comparação com a Armadura de Deus:



a) Capacete da Salvação
Para proteger a sua mente. Lembre-se, o ataque do diabo é sobre a mente, pois ali está o seu livre arbítrio. É aí que você decide se quer ou não quer, se faz ou não faz. Com o capacete da salvação, você passa a ter a mente de Cristo.
Nenhuma das nossas armas é física, mas todas são espirituais, pois a nossa luta não é contra as pessoas, mas contra o nosso inimigo satanás.
O capacete da Salvação nos foi dado por Deus para guardarmos a nossa mente de todo e qualquer ensino contrário à Palavra de Deus.
É isso mesmo! Guardar a nossa mente, cobri-la com a verdade, a justiça, a fé, para que os ensinamentos que Lúcifer joga todos os dias na nossa mente não possam penetrar e nos enganar.

"Tomai também o capacete da salvação ..." Efésios 6:17.


"Pois, quem jamais conheceu a mente do Senhor, para que possa instruí-lo? Mas nós temos a mente de Cristo." (I Cor 2:16)






b) Couraça da Justiça

Apesar da palavra couraça vir de couro, como era feita a roupa dos soldados romanos, anossa couraça é da justiça. O que nos justifica é o sangue de Jesus. A nossa couraça é feita de sangue, o sangue de Jesus.

Se justiça é tudo o que é correto, justo, certo, e couraça é um revestimento que serve para a nossa proteção, o Senhor nos ensina que, se agirmos, em tudo, de maneira correta, de forma justa, sem agredir ou prejudicar ninguém, obedecendo aos mandamentos do Senhor,estaremos protegidos do inimigo, pois ele não terá argumentos contra nós, isto é, ele não terá nada de que possa nos acusar, entendeu?

Andar em justiça diante de Deus é não viver em idolatria (Lembre-se que o primeiro lugar das nossas vidas deve ser sempre do Senhor); é saber respeitar os direitos dos outros, sem fazer acepção de pessoas; é dar a cada um o que lhe é de direito: comprou, pague; emprestou, devolva; errou, peça perdão; é respeitar as autoridades.
Em resumo, é obedecer aos princípios da Palavra de Deus.

"Justificados, pois, pela fé, tenhamos paz com Deus, por nosso Senhor Jesus Cristo" (Rm 5:1)



c) Calçado da Preparação do Evangelho da Paz

Não é arrancar folhas da Bíblia e colocá-las dobradas como palmilhas no seu sapato. Mas é vestir-se do evangelho verdadeiro de Jesus, e ser o portador da paz onde quer que você vá. Entra um ambiente de paz que as pessoas logo percebem. Da preparação obediente precede as bençãos (2 Rs 5:10 - Cura de Naamã; Jo 11:39 - Ressureição de Lázaro, Ap. 7:13-14 - Limpos pela obediência do Evangelho da Paz).

“… e calçados os pés nas sandálias do Evangelho da paz.” Efésios 6:15.

"E um dos anciãos me perguntou: Estes que trajam as compridas vestes brancas, quem são eles e donde vieram? Respondi-lhe: Meu Senhor, tu sabes. Disse-me ele: Estes são os que vêm da grande tribulação, e levaram as suas vestes e as branquearam no sangue do Cordeiro." (Ap.7:13-14)


d) Escudo da Fé

O Soldado romano normalmente usava um escudo redondo no braço esquerdo para se proteger das setas do inimigo. Quando o maligno enviar uma seta de cansaço e desânimo, levante o escudo da fé, e diga "Conforme Isaías 40:31, o Senhor renova as forças daqueles que confiam nele". A fé segura o êxito (2 Cr 20:20). é arma defensiva (Ef. 6:16), é essencial na oração (Tg.1:5-6). Pela fé somos justificados em Cristo (Rm 5:1)

Nosso escudo não é um escudo qualquer, feito de aço, ferro ou qualquer um outro elemento físico.
A matéria-prima do nosso escudo chama-se FÉ.


"Tomando, sobretudo, o escudo da fé, com o qual podereis apagar todos os dardos inflamados do Maligno." (Ef. 6:16)

"Sem fé, é impossível agradar a Deus" Hebreus 11:6.

"Porque tudo é possível ao que crê" (Marcos 9:23).



e) A Espadado Espírito

É a Palavra de Deus. Use-a como espada. Está escrito: "E o diabo, que os enganava

foi lançado no fogo e enxofre, onde estão a besta e o falso profeta. De dia e de noite serão atormentados para sempre" (Ap.20:10). Jesus ao enfrentar o diabo no deserto usou como arma a espada: "Está escrito" (Lc 4:1-13). A Palavra do Senhor é Poderosa.


" ... e a espada do Espírito, que é a palavra de Deus" Ef 6:17.

"Porque a palavra de Deus é viva e eficaz, e mais cortante do que qualquer espada de dois gumes, e penetra até a divisão de alma e espírito, e de juntas e medulas, e é apta para discernir os pensamentos e intenções do coração." (Hb 4:12)




f) O Cinto da Verdade

Propositalmente deixei para o fim esse item. Cinto é usado para segurar as calças. O Cinto da Verdade segura a Armadura de Deus. Quando uma mentira sai da sua boca, você perde o Cinto da Verdade e toda a sua armadura cai e você fica nú diante do inimigo. Não existe para o cristão "mentirinha", "mentira santa", MENTIRA é mentira e É PECADO. O diabo é o pai da mentira, logo quem mente é o filho do diabo.


"E conhecereis a verdade e a verdade vos libertará." João 8:32


Então como vamos usar essa arma?
O texto de Efésios 6:14a diz:


"Estai, pois, firmes, tendo cingido os vossos lombos com a verdade."

Cingir quer dizer rodear, cercar, envolver em torno. Isso quer dizer que devemos estar rodeados pela verdade, envolvidos na verdade, cercados pela verdade. E a verdade é Jesus (João 14:6) e só através d'Ele vamos a Deus.

"Vós tendes por pai o Diabo, e quereis satisfazer os desejos de vosso pai; ele é homicida desde o princípio, e nunca se firmou na verdade, porque nele não há verdade; quando ele profere mentira, fala do que lhe é próprio; porque é mentiroso, e pai da mentira." (Jo 8:44)



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          15 dicas para deixar o Windows XP mais rápido        
Confira 15 dicas para deixar o Windows XP mais rápido

Quanto mais se usa o computador, mais lento parece que ele fica. Às vezes isso pode ser verdade. Compilamos uma série de 15 dicas que devem deixar o seu computador pelo menos um pouco mais rápido.

1) Memória RAM = velocidade
O equipamento mais importante na hora de se ganhar velocidade é a memória. Quanto mais RAM, mais rápida será a máquina. Grande parte das dicas para deixar o PC mais veloz, giram em torno de como melhor utilizar a memória.

2) Não deixe abertos aplicativos que não usa
Vá em executar e digite "msconfig" e clique em OK. Vá na aba inicializar e desmarque os itens de inicialização que você não utiliza. Estes são os programas que o Windows executa ao inicializar o computador. Clique em OK e reinicialize a máquina. Muito cuidado para não desmarcar itens importantes: se não souber o que é, melhor deixar assim.

3) Desabilite opções de visualização
Abra o Painel de Controle e clique em Sistema. Abra a aba Avançado e dentro de Desempenho, clique no botão configurações. Na aba efeitos visuais, selecione a opção "Ajustar para obter um melhor desempenho".

4) Arquivo de paginação
Quem tem bastante RAM (pelo menos 1 GB) pode desabilitar o arquivo de paginação que o Windows XP utiliza. Este arquivo é um auxiliar da memória, mas no HD. Como a RAM é muito mais rápida que o HD, a velocidade aumenta. Entretanto, se você tem o costume de abrir muitos programas ao mesmo tempo esta opção não é recomendada, já que em seguida a RAM lota.

5) RAM sem dll
Algumas vezes o Windows preserva arquivos de biblioteca (.dll) na memória até mesmo depois que o aplicativo foi encerrado. Isto é feito para que, caso o programa seja reaberto, não seja necessário recarregar a dll.

Para mudar isso, vá em executar e digite "regedit" e clique em OK. Encontre a pasta HKEY_LOCAL_MACHINESOFTWAREMicrosoftWindowsCurrentVersion Explorer. Crie dentro dela uma nova chave chamada AlwaysUnloadDLL com valor 1. Feche o programa e reinicie a máquina.

6) Indexação automática
O Windows XP faz uma indexação de todos os arquivos do HD para facilitar na hora de fazer uma busca. Este processo pode deixar o computador mais lento e ocupa memória. Para desativar este serviço, vá no Painel de Controle e abra "Adicionar e Remover Programas". Vá em "Adicionar/Remover Componentes de Windows" e desmarque o item "Serviço de Indexação", depois clique em Avançar. Tenha em mente que o computador vai ficar mais rápido, mas as buscas, mais lentas.

7) BootVis
A Microsoft desenvolveu uma ferramenta que faz uma análise dos itens na incialização e os ordena de forma a funcionar de forma mais rápida. O programa, chamado de BootVis, não é mais distribuído pela empresa no site, mas pode ser facilmente encontrado em sites de download pela web. A velocidade de boot melhora consideravelmente com o uso do aplicativo.

8) Atualizar drivers
Mantenha os drivers de vídeo e da placa-mãe em dia. Muitas vezes os drivers contêm atualizações que fazem uma grande diferença.

9) Limpeza de disco
Faça pelo menos uma vez por mês uma limpeza de disco. Clique em Meu Computador, na área de trabalho. Clique com o botão direito sobre o ícone do seu HD principal e vá em "Propriedades". Ao lado do gráfico de capacidade, há um botão chamado "Limpeza de disco". Clique.

10) Atualize o Windows
Visite com freqüência o site de atualização do Windows. Baixe sempre todos as atualizações chamadas "críticas".

11) Não particione o HD
O Windows funciona mais devagar com HDs com partições. Dados não estão mais protegidos em partições diferentes e para reinstalar um sistema não é obrigatória uma formatação.

12) Limpe o computador
Pelo menos uma vez por ano, abra o o computador e com um ventilador expire pó e sujeira, além de conferir se os ventiladores estão funcionando de forma correta.

13) Antivirus
Antivirus é um tipo de programa que deixa o computador mais lento. Todas as informações que a máquina processa ou passam pela rede ele inspeciona, tornando tudo mais devagar. Ainda assim, é um programa fundamental para a proteção da máquina. A solução é escolher um produto que utilize pouca RAM. Consulte os sites de empresas de segurança (como, por exemplo, a McAfee - www.mcafee.com/br/default.asp) para ver o que seu PC precisa.

14) Número de fontes
PCs com mais de 500 fontes instaladas ficam bastante lerdos. Tente manter menos fontes carregadas.

15) Desabilite a restauração do sistema
A restauração do sistema pode ser muito útil na hora de problemas, mas guardar todos esses dados consome literalmente diversos Giga. Para desabilitar a função de restauração, abra o Painel de Controle, clique em Sistema e abra a aba "Restauração do sistema". Desmarque a opção "Desativar restauração do sistema" e clique em OK.
          ADOBE DREAMWEAVER        
ADOBE DREAMWEAVER CS4 FULL


Programa para webdesign. Um dos melhores.
Crie sites da Web e aplicativos de nível internacional com uma das ferramentas de criação na Web líderes do setor. O software Adobe® Dreamweaver® CS4 é ideal para designers da Web, desenvolvedores da Web e designers visuais.
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O Dreamweaver CS4 traz novos recursos e ferramentas adaptadas para qualquer tipo de usuário. Cada vez mais usuários comuns querem aprender como desenvolver páginas de internet, e o programa Adobe Dreamweaver tem facilitado muito, pois consegue reunir na mesma interface recursos para programadores — que tem como base o código puro — e também recursos para os designers que são os mais experientes quando falamos do visual das páginas.


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          460 - Crónica 413ª Reunión Oficial de Tejedores Madrid Knits (viernes, 27 de enero de 2017)         
Crónica escrita y fotografiada por Rebeca.

Un viernes más, nos hemos vuelto a reunir en nuestro café de siempre, y se nota que hace frío y que no apetecen otros planes, porque estamos teniendo mucha convocatoria estas semanas. ¿Dónde vamos a estar mejor que sentados con una bebida caliente, la labor en las rodillas y buena conversación? Para completar la imagen evocadora, nos faltan la chimenea ardiendo y el San Bernardo echado frente a ella con el barril de brandy al cuello. Lo pondremos en el buzón de sugerencias del café.



Os cuento lo que teníamos entre manos:

João, después de deshacer una manga que tenía casi hecha, cogió carrerilla y ha terminado ya la primera manga y está casi a la mitad de la segunda. Así que ya le queda menos para terminar su jersey "lightweight raglan pullover" de Purl Soho. Es un modelo muy estiloso a la par que cómodo, estamos deseando vértelo puesto, João...


Siona está con el chal "Diamonds for Lisa" de Little Church Knits, con un algodón que le regalaron hace tiempo. Tiene otro cono en naranja y está pensando hacer una chaqueta calada porque es muy liviano. Pero tiene tantas cosas empezadas que se lo va a pensar un poco más.


Cris F. sigue con su "Swivel Pullover"; al empezar la sesión estaba terminando la segunda manga y logró terminarla antes de despedirnos. Ya sólo le queda el elástico del escote. ¡A ver si lo puede acabar esta semana! Estamos todos conteniendo el aliento y cruzando los dedos por que dé un poco de sí cuando lo ponga a remojar.


Marta continúa con su manta interminable. La semana pasada, siguiendo instrucciones de Siona, empezó a unir los grannys, lo cual ahora agradece porque es una tarea muy pesada. Cuando termine le va a quedar muy chula. La muestra la tenemos aquí:


Almudena ya ha acabado las asas nuevas de su bolsa de labores. Le han quedado indistinguibles del tejido original. Y hoy se ha traído la chaqueta que estaba haciendo en casa.




Pilar ha acabado por fin su suéter de vueltas cortas y se lo ha traído puesto para que lo veamos antes de que lo amontone con los demás. Ha empezado una chaqueta tipo Chanel para su nuera, con una lana que tenía en casa y hace juego con sus ojos.





Silvia está con las mangas del "Fox Sweater" de Drops con lana de llama. Después de mucho enredar, probar, hacer y deshacer, ha desistido de hacerlas juntas en tubular, y las está haciendo a la vez pero abiertas... ¡porque va a terminar antes haciendo dos costuras!


Sergio sigue con la bufanda de la semana pasada, "No-purl Ribbed Scarf" de Purl Soho con lana de Lion Yarn Studio, que avanza lenta pero firme. El color de la lana es una pasada, aunque la foto no le hace justicia:

Pablo, nuestra nueva incorporación al grupo, está tejiendo un jersey con tres ochos en la parte delantera, con bordes en punto bobo. Sólo le quedan las mangas y ya estará listo. Pablo nos contó que ha aprendido a tejer de manera autodidacta, a base de ver vídeos en Youtube y preguntar en la mercería. Eso sí que es valor... ¡mucho ánimo y esperamos verte de nuevo en la próxima cita, Pablo! Aunque te hayamos hecho ("sugerido tímidamente") deshacer tu manga. Es por tu bien.




Mar sigue con su chal "Autumn Falling Shawl" con lana Malabrigo sock. Le está gustando mucho y el patrón le parece muy fácil. Le está quedando muy elegante, qué ganas de verlo terminado...



Amparo llegó más tarde, hacía tiempo que no la veíamos y nos alegró que pudiera quedarse un rato con nosotros. Acaba de empezar un jersey para su hija y espera que le quede como ella tiene en mente.


Eva se nos incorporó casi al final. Está empezando un jersey con lana Catena Merino Fine de Katia, de color rosa, usando un patrón "infumable" (sus palabras, no las mías) de Drops. Con esa descripción no lo he podido encontrar, pero nos lo creemos... Eva tiene mucho arte para atreverse con patrones imposibles...



Por último, quedo yo, con el jersey de los últimos meses ("Albion" de Michelle Wang), del cual he empezado la primera manga. Tengo que seguir la pista de los aumentos, así que me voy ayudando de marcadores imperdibles. Estoy siendo un poco infiel a este proyecto con otros encargos pequeños. Y una labor que empecé para mí hace un año languidece abandonada en la esquina de mi salón. Debo volver a mi faceta "selfish knitter" cuanto antes, por mi salud mental y el bien de mi entorno.


¡Es todo por hoy! Esperamos que más tejedores se animen a venir a conocernos, como Pablo ha hecho esta vez, en nuestro próximo encuentro, que será el

Viernes, 3 de febrero de 2017
Lugar: Starbucks, C/Pedro Teixeira, 8 (esq. Avda. Brasil)
Horario: 17.00 a 21.00 h


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Sorteos Tec te invita a formar parte de su Equipo EJECUTIVO DE PROSPECCION DE CAMBACEO Si tienes amplia experiencia en cambaceo, te gustan las ventas y estás acostumbrado a cumplir metas. ¡Eres la persona que estamos buscando! Te Ofrecemos: Estabi......
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          F35 LOCKHEED MARTIN        


Dodici miliardi di euro, una finanziaria potenzialmente spesa in 90 cacciabombardieri F35 Lockheed Martin, mentre il paese langue in una delle sue peggiori crisi, con una disoccupazione giovanile terribile un P.I.L. negativo, tagli in atto su tutti i fronti, anche a servizi essenziali come scuola, giustizia, previdenza e sanità (settori in cui a dire il vero,  molto può essere fatto per contenere le spese).  A tutto questo si aggiunga un abbattimento selvaggio dei risparmi degli Italiani e una pressione fiscale diretta ed indiretta a livelli ormai insostenibili ed il quadro a tinte fosche è completo.

La prima domanda che sorge è come sia possibile, come possa accadere che sia aperto un capitolo di spesa enorme a fondo perduto (i cacciabombardieri non fanno certo uscire dalla crisi) in un momento di così grande difficoltà. Per trascurare a denti stretti i risvolti etici di una scelta di questo tipo e senza che un Parlamento ormai in vacanza e ipnotizzato da tempo, sia scosso da un moto di orgoglio e indignazione corale.
La Lockheed in passato non è stata estranea al pagamento di tangenti al fine di corrompere politici e governanti. Visti gli interessi in gioco, influenzare le scelte è stato storicamente un costo sostenibile, e si noti bene a livello Europeo e di gerarchie militari.
Cosa è cambiato oggi? Qui possiamo farci un’idea del progetto e sbirciare fra gli ordini. Come mai l’Italia dopo USA e Gran Bretagna ha la maggior commessa all’interno della UE superando per ordini uno stato come Israele (con ben altre problematiche di difesa)? Come mai paesi nella tempesta economica come Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, i P.I.G.S. per intenderci, ne sono rimasti saggiamente fuori? Domande per ora inevase. Mi chiedo dove siano i giornalisti d’inchiesta, mentre sulle testate dilagano scialbi opinionisti con la barba grigia o bianca, o massicci pachidermi in vena di pontificare per l’una o l’altra parte, consiglieri di principi inesistenti. Questo atteggiamento della maggior parte dell'informazione serve solo a conservare interessi particolari, distrarre, non far ragionare, ma far parteggiare, quando invece ci sarebbe da scoprire quali sono le effettive e irrinunciabili priorità di una spesa semplicemente folle. Quali sono le minacce alla nostra integrità nazionale che la giustificano in un drammatico frangente economico come l’attuale?
Una penosa evidenza è manifesta. Quella di apparati, in questo caso l’esercito, che in modo autoreferenziale si cibano di risorse economiche senza alcuno scrupolo, mancando evidentemente da decenni urgenze difensive a livello nazionale ed Europeo. Detti apparati cannibalizzano lo stato di cui dovrebbero essere componenti, divorando capitali che potrebbero aiutare la crescita economica, produrre occupazione e ricerca. Si sa all’interno di dette strutture questi e anche danni peggiori sono considerati collaterali, necessari e sostenibili. Lo sono anche per i comuni cittadini?
Ci sono organizzazioni, in questo caso gli eserciti, che hanno la tendenza ad autoalimentare il loro potere ed inevitabilemnte ed indipendentemente da chi le guida si espandono nel corso dei decenni come una proliferazione cellulare incontrollata e possono arrivare all’estremo di soffocare lo stesso organismo che dovrebbero proteggere, lo Stato, come accaduto in America Latina, Africa e Asia a più riprese. La mancata cancellazione di questa assurda commessa per 131 velivoli da combattimento, passata ora a 90 velivoli, certificherebbe l’avvenuta separazione fra gli interessi dei cittadini e del paese, ora in una gravissima crisi, rispetto all’esercito che dovrebbe tutelarne il benessere. E’ una divaricazione da evitare salvo poi andare incontro ad amare conseguenze.

          IL NOSTRO TRADITORE TIPO        


“Qual è la cosa più atroce e tremenda che hai visto nella tua vita? Ovunque tu sia stato. A parte la canna dell’Uzi di un signore della droga puntata in faccia. I bambini con il ventre gonfio e le mani mozze che muoiono di stenti in Congo, che urlano disperati per la fame senza nemmeno la forza di piangere? I padri castrati con il cazzo cacciato in bocca e le orbite piene di mosche? Le donne con le baionette infilate nella fica?”
Luke non aveva mai prestato servizio in Congo, quindi suppose che Hector stesse descrivendo la sua esperienza personale.
“Noi abbiamo il nostro equivalente” osservò.
“Cioè, fammi qualche esempio.”
“Le grandi manovre del governo colombiano. Con l’aiuto degli americani, ovviamente. Villaggi incendiati. Abitanti stuprati in massa dalle bande, torturati, fatti a pezzi. Tutti massacrati eccetto l’unico superstite lasciato in vita per raccontarlo agli altri.”
“Già. Bé, ne abbiamo visto di cose in giro per il mondo” osservò Hector. “Non siamo stati a menarcelo.”
“No.”
“ E i flussi di denaro sporco, i profitti ricavati dalla sofferenza, abbiamo assistito anche a quello. Solo in Colombia, miliardi. L’hai visto con i tuoi occhi.  Lo sa Dio quanto valeva il tuo uomo.” Non aspettò la risposta. “Nel Congo, miliardi. In Afghanistan, miliardi. Cazzo, un ottavo dell’economia mondiale: in nero, nero come l’inferno. Noi lo sappiamo.”
“Sì, lo sappiamo.”
“Denaro di sangue. Ecco cos’è.”
“Sì.”
“Non importa dove. Può essere in una scatola sotto il letto di un signore della guerra in Somalia, come in una banca di Londra vicino alla vecchia zona portuale. Il colore non cambia. Rimane sempre denaro di sangue.”
“Immagino di sì.”
“Non c’è niente di affascinante, non ci sono scuse. I profitti dell’estorsione, dello spaccio di droga, dell’omicidio, dell’intimidazione, degli stupri di massa, della schiavitù: è denaro di sangue. Dimmi se sto esagerando.”
“Non stai esagerando.”
“Ci sono solo quattro modi per fermare tutto ciò. Primo: dai la caccia ai responsabili. Li prendi, li ammazzi o li sbatti dentro. Se ci riesci. Secondo dai la caccia al prodotto. Lo intercetti prima che arrivi sulle strade o nei mercati. Se ci riesci. Terzo: blocchi i profitti, mandi in rovina quei bastardi.”
Una pausa fastidiosa, mentre Hector sembrava riflettere su argomenti non alla portata di Luke. Stava pensando agli spacciatori di eroina che avevano ridotto il figlio a un avanzo di galera e a un tossico? O agli avvoltoi capitalisti?       
“E poi c’è il quarto modo” proseguì Hector. “Davvero orribile, il più sicuro, il più semplice, il più conveniente, il più comune, quello che crea meno difficoltà. Te ne fotti di quelli che sono stati ridotti alla fame, che sono stati stuprati, torturati, dei morti per droga. Al diavolo i costi umani. Il denaro non puzza, se ci appartiene ed è tanto. Soprattutto pensa in grande. Becchi i pesci piccoli ma lasci in giro gli squali. Un tizio ricicla un paio di milioni? E’ un volgare truffatore. Fai intervenire l’autorità, mettilo ai ferri. Ma se ricicla qualche miliardo? Bé allora la faccenda è diversa. I miliardi rientrano nelle statistiche.” Con gli occhi chiusi, immerso nei suoi pensieri, a Luke Hector per un attimo parve una maschera mortuaria. “Non devi per forza essere d’accordo con tutto questo, Lukie” disse gentilmente, ridestandosi dalle sue fantasticherie. “La porta è aperta. Considera la mia reputazione, a questo punto un sacco di gente se ne andrebbe.” (...)

(John le Carré IL NOSTRO TRADITORE TIPO mondadori, Milano 2010)

          DAVID        


Tutto è iniziato quando sono entrati in commercio tessuti elasticizzati di un'aderenza sorprendente. In pratica una seconda pelle, splendente, brillante, colorata secondo il gusto e le esigenze della proprietaria. Detti tessuti non si limitavano a fasciare cosce, seni e glutei, ma aderivano con precisione a genitali e capezzoli, scolpivano ogni angolo del corpo, si infilavano in ogni anfratto e non davano nessun ingombro che non fosse quello delle carni. Le nuove vesti erano un perimetro aderente, una pellicola fasciante, un domopak per umani.

Così abbigliate truppe di casalinghe, studentesse, professoresse ed impiegate allagavano il percorso lungo il fiume, mostrando muscoli in tensione, corpi perfetti, carni in eccesso o carni quasi assenti, carni giovani, carni mature e provate dal tempo. Tutto splendeva di blu e rossi, di neri dimagranti e brillanti, di bianchi evidenti. I corpi passeggiavano, correvano, marciavano ad ogni ora. I tessuti tecnologici riparavano dal freddo in inverno e proteggevano dal caldo nelle ore più soleggiate dell'estate. Per lungo tempo assistemmo ad un lento e graduale processo di riduzione delle superfici coperte, e ad un ulteriore perfezionamento dell'aderenza, fino ad evidenziare nei, brufoli, muscoli periferici ridotti per massa ed estensione, mucose ed orifizi. La depilazione dei corpi doveva essere totale ed accuratissima onde evitare spiacevoli inestetismi. I capelli venivano raccolti in code di cavallo e catturati da rapaci fasce elastiche multicolori. Il percorso era frequentatissimo, da donne di costumi ed estrazioni sociali differenti. Non ci furono incidenti o aggressioni riconducibili a questo nuovo modo di abbigliarsi nel tempo libero. Ogni tipo di violenza rimase nella media, poi improvvisamente si formarono delle associazioni e tutto ebbe un'accelerazione imprevista.

Le associazioni si svilupparono conseguentemente ad una semplice applicazione dei tessuti elasticizzati precedentemente utilizzati: la completa trasparenza. Le associazioni si riconoscevano per le diverse parti mostrate in pubblico e per le guardie armate, solitamente androidi, che accompagnavano i gruppi di donne a passeggio o di corsa fra i sentieri del parco fluviale. C'erano i gruppi a bolle trasparenti o con particolari in mostra e quelli di nudo parziale o integrale. Non si registrarono incidenti degni di nota, le guardie erano ben pagate ed alla fine ci si abituò a questa nuova tendenza. Gli uomini al massimo scoprivano il petto, ma dopo una dozzina di mesi tutte le associazioni confluirono in quella di nudo integrale ed a questo punto passarono quasi 5 anni di naturismo urbano. Si vedevano corpi di ogni tipo e provenienza e di età assai differenti. Sulle tute trasparenti comparvero i marchi di alcuni sponsor che pagavano ma a patto che le donne fossero a gruppi di almeno sette. Gli studi su questi tessuti progredivano e la medicina si interessò alla possibilità di ricostruire tessuti epiteliali lesionati, principalmente da ustioni, mettendo alla prova questi eccezionali prodotti di sintesi. All'inizio ci furono crisi di rigetto, ma poi si giunse a soluzioni sempre più brillanti e così cicatrici, ustioni e altri orrori furono sostituiti da bei tessuti difficili da distinguere dalla pelle vera a cui si raccordavano in maniera perfetta.

A quel punto nacque un'associazione particolare. Si trattava di persone con una cultura particolarmente elevata e solitamente dedite a salutismo ed alla passione per le arti e la letteratura. Conobbi David l'androide armato che li accompagnava, in una pausa al bar sotto i tigli. Mi raccontò delle loro abitudini e dei rituali con cui si sottoponevano ad una radicale modificazione. La trasparenza fece di nuovo la differenza. Gli adepti dell'associazione si sottoponevano ad una complessa e graduale rimozione della pelle, che veniva poi sostituita con del tecnotessuto trasparente. Gradualmente assistemmo ad interi gruppi di persone, ora maschi e femmine in egual numero, che parevano tavole anatomiche in cammino o di corsa, con vasi, arterie ed interiora perfettamente visibili, fasci muscolari e nervosi esposti a bambini ed a sconcertati passanti. Si sviluppò una particolare branchia della chirurgia estetica dedita alle modificazione degli apparati interni. David mi spiegò che si recidevano muscoli per mostrare organi e sostituivano porzioni di grasso opache con siliconi trasparenti. Gli adepti solitamente campavano come sculture viventi per esposizioni d'arte o come modelli per eccentriche sfilate di moda. Erano assai richiesti anche come ballerini ai concerti rock. Tutto divenne normale nel giro di tre anni ed in poco tempo alle persone tradizionalmente vestite, parzialmente nude e nude si aggiunsero questi scorticati, sempre sorridenti ed in perfetta forma.
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          Z. LA CIUDAD PERDIDA        

TÍTULO ORIGINAL:The Lost City of Z
PAÍS:EE.UU.
AÑO:2017
DURACIÓN:141 minutos
GUIÓN:James Gray sobre la novela de David Grann
FOTOGRAFÍA:Darius Khondji
MÚSICA:Christopher Spelman


En 1906 la Royal Geographical Society encarga al militar Percy Fawcett la investigación y cartografía de la zona fronteriza entre Bolivia y Brasil. Esa primera expedición al continente sudamericano cambiaría la vida de Fawcett para siempre.


Notable regreso del cine de aventuras a la cartelera con un buen despliegue de recursos y actores.
Más cerca de Las montañas de la luna (Bob Rafelson, 1990) que de clásicos como La reina de África (John Huston, 1951) o El hombre que pudo reinar (John Huston, 1975), pero indudablemente merecedora de figurar en la lista de lo más interesante que vamos a ver este año en el cine, Z, la ciudad perdida, no era un proyecto nada fácil de llevar a la pantalla. Principalmente porque al basarse en hechos reales queda atada a todo aquello que la realidad impone a la carga mitificadora y épica del género de aventuras. Pero a pesar de esa carga inicial, la película encuentra la manera de salir adelante como una de las visiones más maduras del género de aventuras que bien necesitado está de este tipo de propuesta, visto el ninguneo a que lo ha venido sometiendo el oportunismo y la hibridación a que es adicto el cine estadounidense cuando aborda este tipo de historias. Pongo un ejemplo para que quede más claro a qué me refiero: Los demonios de la noche (Stephen Hopkins, 1996), una excelente historia real de partida que al pasar al cine resulta entretenida y que me gustó por mi afición al asunto que aborda, pero sobre la que inevitablemente tengo que reconocer que perdió mucha personalidad y energía intentando ser “Tiburón en la selva, con leones”. Tampoco es que Z, la ciudad perdida, sea Aguirre, la cólera de Dios (Werner Herzog, 1972), una de las visiones más perturbadoras del género de aventuras que recuerdo haber visto en un cine. Y ciertamente su personaje protagonista –un miembro de la clase pija alta intentando recuperar fuelle social a base de arribismo por la vía del descubrimiento de ruinas y mundos perdidos en la selva- no me resulta tan simpático como los pícaros supervivientes y alucinados que nos propuso John Huston en El hombre que pudo reinar, basada en ese Rudyard Kipling que cita el diálogo de Z, la ciudad perdida, pero al que en mi opinión no acaba de adherirse o rendir homenaje. Pero la ventaja de esta película es que sí cuenta con un actor, Charlie Hunnam, que tiene toda la eficacia de una estrella tan clásica como Steve McQueen a la hora de ponerse ante la cámara para defender la parte aventurera del largometraje, y además, asociado a Sienna Miller con buena química, resuelve con brillantez la parte de más privada e íntima de la trama.(REVISTA ACCIÓN).

....Sobre el reparto de “Z” sólo caben elogíos. Para empezar tenemos al protagonista, un gran Charlie Hunnam que avanza en esto de la interpretación a pasos agigantados… y llena por completo el traje y carisma de Percy Fawcett, tanto como militar, como esposo y padre, y como explorador. Un hombre tremendamente educado, abierto, responsable, con ganas de triunfar y obsesionado con la selva. Atención a su discurso en la Royal Geographical Society, y a su muy estimable pronunciación del español cuando le toca hablar en nuestro idioma con algunos de los nativos.

Por su parte, Sienna Miller hace una no menos fantástica labor como Nina Fawcett, la esposa de Percy. Sienna recrea una mujer con mucha personalidad y al nivel de su esposo, si bien, la sociedad de la época juega en su contra… De quien poco se puede decir es de Tom Holland pues aparece ya en el tramo final de la película como el Jack Fawcett crecidito y entusiasta....(CINE Y CINE)-
En su persistente redefinición de qué signifca ser un cineasta clásico en el siglo XXI, James Gray se enfrenta al cine de aventuras exóticas para jibarizar su épica. Lentamente, como adentrándose en un río sin horizontes, se dedica a describir la conradiana obsesión de su heroico explorador humanizando su experiencia. Es tan importante su progresiva fascinación por una naturaleza que le hace entrar en estado de trance como sus dificultades para conciliar su pasión con la vida familiar que le espera al otro lado del Paraíso. Es admirable el modo en que Gray convierte un viaje que dura toda una vida en el reencuentro entre un padre y un hijo, y en la materialización de un sueño que es, a la vez, la crónica de un fracaso.
Gracias a su elegante, hipnótica puesta en escena, lo que parecía un relato realista se transforma en fantasmagórico, como si el objetivo final de la aventura fuera que el cine clásico aceptara su condición espectral, y sus héroes convivieran con sus sombras, misterios y locura.(FOTOGRAMAS).

          KONG: LA ISLA CALAVERA        



Película: Kong: La Isla Calavera. Título original: Kong: Skull Island. Dirección: Jordan Vogt-Roberts. País: USAAño: 2017. Género: Acciónaventurasfantástico. Reparto: Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, Toby Kebbell, John Goodman, Tian Jing, Corey Hawkins, Jason Mitchell, John Ortiz, Shea Whigham. Guion: Max Borenstein. Producción: Thomas Tull. Estreno en España: Marzo 2017.


Kong: La Isla Calavera reimagina el origen del mítico Kong en una aventura original del director Jordan Vogt-Roberts. En la película, un diverso equipo de exploradores es reunido para aventurarse en el interior de una isla del Pacífico —tan bella como traicionera— que no aparece en los mapas, sin saber que están invadiendo los dominios del mítico Kong.


Al igual que los inconformistas y contradictorios niños de 'The kings of summer' que se adentraban en el bosque para construir su propia personalidad sobre los cimientos de la aventura como única manera de crecer, Jordan Vogt-Roberts, su director, se ha ido a la Isla Calavera para levantar la que seguramente sea la cabaña más cara, más cinéfila y más aventurera del Hollywood de los últimos años. No es algo nuevo como opción para aproximarse a King Kong: la versión de Peter Jackson no era más que la materialización de un sueño infantil, el del autor neozelandés con respecto a la mitología que el inmortal film de 1933 firmado por Ernest Schoedsack y Merian C. Cooper despertó en él. Los materiales con los cuales Vogt-Roberts edifica ese refugio de imaginación son de primera y heterogénea categoría: desde una relectura muy inteligente de 'La isla del tesoro' (el personaje de John C. Reilly como trasunto del Ben Gunn de la novela de Stevenson), 'La isla misteriosa' de Julio Verne, 'El mundo perdido' de Conan Doyle y 'La tierra olvidada por el tiempo' de E. R. Burroughs a los viajes al corazón de la tiniebla conradianos (y los guiños a 'Apocalypse Now' son evidentes).
Consciente de que el espectador amante de estas aventuras, de este universo deliberadamente pulp, es un niño atemporal, 'Kong: La Isla Calavera' recurre con inteligencia a ese periodo tornado hoy el Shangri-La de la nostalgia: los años 80. Sí, es verdad que su ambientación y acción acontecen en 1973, días después del fin de la guerra de Vietnam y a tres años de que el barco de prospección petrolífera del 'King Kong' de John Guillermin atravesara las brumas de la isla del gorila gigante. Sin embargo, esa influencia bélica (y rocanrolera) es más de los años 80, de las películas de la Cannon (o de los Rambos de la Carolco) que querían ganar aquella guerra perdida desde el cine, un poco como el reflejo (sumamente estimulante) del militar que encarna Samuel L. Jackson aquí. Y más ochentero es el espíritu de survival fantastique que no oculta su deuda y cariño hacia el 'Depredador' de John McTiernan. Con todo, lo más maravilloso de esta extraordinaria película no es únicamente la mano de un director con una inventiva visual (el ataque a los helicópteros al llegar a la isla) apabullante y su sentido de la aventura, del cine de aventuras, sino cómo es capaz de capturar la magia de la imágenes del 'King Kong' de 1933 (Kong surgiendo de entre la niebla, los planos desde lo alto de las montañas) y la poesía (sí, poesía) de la versión de 1976 (las miradas de dignidad y comprensión del rey Kong) para reelaborarlas con estilo propio y maestría.(FOTOGRAMAS).


La mejor película de King Kong desde la original. Un personaje que desde que se estrenó en cines en 
1933 se ha convertido en un icono para el cine, un icono con dos remakes, el último de ellos, el dirigido por Peter Jackson. Es muy difícil revisitar ese personaje sin repetir esquemas previos, y eso es algo que la película de Jordan Vogt-Roberts consigue plenamente. Un viaje a la Isla Calavera en el que no veremos Nueva York, ni una revisión de La Bella y la Bestia, sino un despliegue de cine de aventuras, acción y grandes efectos visuales que por un lado homenajea con brillantez a King Kong y por otro al cine bélico de los 70, con Apocalipsis Now a la cabeza.
No, no estoy comparando Kong con la obra maestra de Coppola, ni mucho menos. Ni en temas, ni en profundidad… Nada tiene que ver. Pero esta película sí ofrece diversos homenajes visuales a aquella y a la guerra de Vietnam en el cine en general. Al cine de los 70 en particular, para ofrecer un espectáculo visual de primer orden, puro entretenimiento que además guarda un par de gratas sorpresas. Desde el diseño de la isla, el propio Kong, los parajes o las criaturas que la habitan (alejándose de los típicos dinosaurios para darnos una nueva serie de monstruos… como esa terrorífica araña gigante), pasando por la propia acción de la película, el tono de la misma, más centrado en Kong casi que en los humanos......(ACCIÓN DE CINE).

......Irreprochable en lo tecnológico, con ritmo desigual pese a que las escenas de acción son abundantes (y muy bien resueltas) y no dan tregua al espectador y con algunos golpes de humor que no terminan de encajar con demasiada armonía dentro del conjunto, la película retiene poco del espíritu de los anteriores Kongs cinematográficos para dejarse llevar por un espíritu lúdico y autorreferencial. En otras palabras, Kong: La isla calavera es a King Kong (1933) lo que Jurassic World (Colin Trevorrow, 2015) fue a Parque Jurásico (Steven Spielberg, 1993): una grandilocuente banalización de sus aciertos, diseñada al milímetro para cautivar a las nuevas audiencias, pero sin auténtica magia ni facultad para sorprender alguna. Esto, lejos de ser tomado como algo negativo, debería avisar a quienes esperen encontrar en esta cinta algo que no sea dos horas de puro entretenimiento cargado de testosterona. Los constantes guiños a Apocalypse Now se extienden también al aspecto visual –el brutal pasaje del derribo de Kong a los helicópteros, en el que parece que en cualquier momento van a resonar los acordes de Wagner y su Cabalgata de las valkirias; la incendiaria imagen de Samuel L. Jackson dejándose llevar por los efectos destructivos del napalm–, algo que otorga a la obra una atractiva personalidad (prestada) que se ve potenciada con una excelente labor de Larry Fong en la fotografía, su conseguida estética setentera (esas imágenes documentales intercaladas) y el uso de clásicos del rock de la época en su banda sonora. Por todo ello, si no nos dejamos llevar por falsas expectativas de trascendencia –alimentadas, tal vez, por el hecho de tener detrás de las cámaras a alguien como Jordan Vogt-Roberts, realizador de una pequeña perla indie como fue The Kings of Summer (2013)– que nunca se cumplen, la película se disfruta con facilidad y es cumplidora como monster movie con alma de serie B –durante su visionado asoman a nuestro recuerdo aquellas entrañables producciones de Kevin Connor adaptando, a su aire, a Edgar Rice Burroughs– y presupuesto de serie A. El alcance de su calado en el espectador será, en este caso, directamente proporcional a los prejuicios con los que este se acerque a ella.(EL ANTEPENULTIMOMOHICANO).
          LA LLEGADA        




Título original
Arrival
País
USA
Estreno en USA
11/11/2016
Estreno en España
18/11/2016
Productora
FilmNation Entertainment, Lava Bear Films, 21 Laps
Director
Denis Villeneuve
Guión
Eric Heisserer
Reparto
,

Sinopsis: Cuando misteriosas naves espaciales aterrizan en todo el mundo, un equipo de élite (Jeremy Renner y Forest Whitaker) liderado por la lingüista Louise Banks (Amy Adams) intentan descifrar el motivo de su visita. A medida que la humanidad se tambalea al borde de una guerra, Louise y su equipo luchan contra el tiempo llegando a poner en peligro su vida y, muy posiblemente, la del resto de la humanidad.

Una de las mejores películas del año. Dennis Villeneuve vuelve a fascinar con una arriesgada e inteligente propuesta de ciencia ficción, que sirve como tantas veces en el género, como metáfora de la propia condición humana, de quiénes somos o lo que somos, lo que podemos conseguir y destruir. Lo hace además sin subirse a ningún púlpito para sermonear al personal, sin discursos ni proclamas, con mucha sencillez y anclando la historia en un personaje, el de Amy Adams, que es en muchos sentidos todos y cada uno de nosotros. Una bellísima película sobre el lenguaje y la comunicación o falta de la misma, sin dejar de lado nuestros miedos, nuestros deseos… Quizá no sea para todo el mundo, quizá el público no tenga la paciencia necesaria para disfrutar de una película con “invasión” alienígena que no se centra en los efectos visuales, ni en la acción, ni en los diálogos épicos o similares. Es una historia intimista, que he leído al guionista Max Landis, que es un cruce entre El Árbol de la Vida y Encuentros en la Tercera Fase. Puede ser una buena comparativa, pero en realidad tiene más que ver con Interstellar, aunque alguno no quiera verlo…(ACCIÓN DE CINE).

Que la gramática generativa de Noah Chomsky, con traducción simultánea a un hermoso idioma visual que parece inspirado en una versión mutante de los dibujos del test de Rorschach, sea el centro de gravedad de 'La llegada' es cuando menos sorprendente. La hipnótica melancolía de la película de Denis Villeneuve cristaliza, en su primer tramo, en una sensación de extrañamiento que ya estaba presente en 'Enemy' (2013). Es admirable el modo en que el cineasta se acerca a la ciencia-ficción, desde una puesta en escena calculadamente perturbadora, que trabaja el espacio fílmico con inteligencia y no teme lanzarse a la piscina sin red (esos alienígenas pulposos).
Es, también, una pena, que la película tome derroteros más tramposos en su segunda mitad, en la que la deriva hacia pantanosos terrenos malickianos y una obvia elegía a favor del diálogo y la reconciliación entre los pueblos en tiempos tan intolerantes como los de 'Ultimátum a la Tierra' (Robert Wise, 1951) están a punto de hacerla naufragar.(FOTOGRAMAS).

....Villenueve, después de obras como EnemyPrisioners y Sicario, posiblemente ha realizado su película más ambiciosa y compleja con La llegada, si bien su propuesta busca que el espectador asuma una posición frente a lo que narra, frente a la construcción del relato y de sus imágenes. Y eso hace de ella una película importante, además de por estar hablando de nuestro presente de una manera clara y por su contundente mensaje pacifista, conciliador y, sobre todo, humanista.

La llegada se articula alrededor del personaje de Louise, cuyo punto de vista es el que adoptamos como espectadores de principio a fin. A partir de ahí, pensar, a tenor del final, que Villenueve ha jugado con nosotros en algún momento sería un error: en las primeras imágenes ya hay información mostrada de manera sutil que da habida cuenta de ello. Y, entre medias, el relato de ciencia ficción, la búsqueda de un lenguaje posible para comunicarse con los extraterrestres, pasa por la evolución de Louise hacia el entendimiento de algo más profundo que los signos con los que los visitantes se comunican: una nueva percepción de la realidad, del tiempo, que pasa por la ruptura del desarrollo secuencial para entender todo sin principio y sin fin, en un círculo imperfecto, pero material. Villenueve persigue con esto, a partir del relato de Ted Chiang, crear un marco temporal que se ejemplifica en la estructura de la película, sin un comienzo, quizá sin un fin....(CINE 365).

          SULLY        
                                                                                                              Película: Sully. Dirección: Clint Eastwo
odPaís: USAAño: 2016. Duración: 96 min. Género: DramaReparto: Tom Hanks (Chesley ‘Sully’ Sullenberger), Aaron EckhartLaura LinneyGuion: Todd Komarnicki; basado en el libro “Highest Duty”, de Chesley ‘Sully’ Sullenberger y Jeffrey Zaslow. Estreno en España: 4 Noviembre 2016.
El 15 de enero de 2009 el mundo fue testigo de
“El milagro del Hudson” cuando el Capitán “Sully” Sullenberger hizo amerizar su avión averiado sobre las frías aguas del río Hudson, salvando la vida de las 155 personas a bordo. Sin embargo, incluso cuando Sully estaba siendo aclamado por los ciudadanos y los medios por su inusitada proeza que demostraba su destreza como aviador, se despliega una investigación que amenaza con destruir su reputación y su carrera.

Resulta interesante ver cómo la mirada de Clint Eastwood, que se fijó en el héroe solitario que imponía la justicia a tiros, se ha ido trasladando hacia héroes más imitables, y termina por posarse en el héroe anónimo, que es cada persona que cumple, que hace su trabajo perfectamente, pensando en su familia. La historia de Sully, nuevamente basada en hechos reales, es modélica: el 15 de enero de 2009 el comandante Sullenberger, conocido por Sully, despegó del aeropuerto de La Guardia (Nueva York); a los pocos minutos una bandada de pájaros averió los dos motores y forzó un aterrizaje de emergencia. Sully tomó la decisión de posar su nave en el río Hudson, logró hacer un amerizaje perfecto y -gracias a la pronta intervención de los equipos de rescate- no hubo ninguna víctima. La prensa exultó, Sully era el héroe del día, y de los días siguientes.
La película de Eastwood sorprende en primer lugar porque mantiene al espectador pendiente de la pantalla, en suspense, a pesar de que sabe desde el principio todo lo que va a suceder; naturalmente cuenta con dos grandes bazas, un guion que se reconstruye continuamente, preguntándose con el equipo investigador de los hechos si la decisión tomada fue la mejor, o si pudo ser una temeridad. A medida que las autoridades competentes cuestionan la actuación de Sully, vamos conociéndole y resulta fascinante este hombre, absolutamente normal por otra parte: trabajador, esposo, padre y compañero. Tom Hanks, segunda baza de Eastwood, hace una de sus mejores composiciones de los últimos tiempos. Naturalmente los investigadores se convierten en “los malos” de la película, pero sin maniqueísmos: el punto de vista de Sully, que se siente cuestionado, es el de la víctima acosada, y eso se refleja en la cinta, sea exagerado o no.
Con esta historia, además, quiere Eastwood romper una lanza a favor del hombre, la encuesta es impersonal, por supuesto, pero el enemigo no es el investigador, sino el ordenador que sugiere alternativas a la actuación del comandante, y que pretende que son realizables, al menos según las matemáticas. Al final de la historia, Sully toma la palabra y dice que él no es una excepción, sino un hombre más que trabaja con otros hombres.

Por lo demás, rueda Eastwood con soltura, con la veteranía de sus 86 años, con pulso firme, sin que los alardes -y hay un par de secuencias que lo son- llamen demasiado la atención, porque cada toma está al servicio de la historia.(FILA 7).




...En unas manos diferentes de las de Clint Eastwood, y con un guión menos elaborado que el pergeñado por Todd KomarnickiSully podía no pasar de ser un entretenido telefilm de sobremesa, que rinde homenaje a los héroes cotidianos. Pero a su manera, como el del aterrizaje en el río Hudson, la propia película es un milagro, pues logra hacer emocionantes y dignos de consideración desde distintos prismas, los conocidos hechos.

Ayuda sobremanera el guión deconstruido, la narración arranca con el exitoso aterrizaje ya ejecutado, y los pilotos obligados a permanecer en un hotel de Nueva York mientras se investiga el accidente, mientras el contacto de Sully con su esposa es solo telefónico, y la presión mediática creciente. Se sucederán los flash-backs que nos llevan al embarque del pasaje y la tripulación, y los flash-forwards hacia una antipática investigación que siembra dudas en Sully acerca de la profesionalidad de su actuación. La cinta está bien documentada, pues se basa en el libro "Highest Duty", escrito por el propio piloto con el periodista de The Wall Street Journal Jeffrey Zaslow.
El film tiene el mérito de mostrar a una amplísima galería de personajes, pasajeros, tripulación, control aéreo, investigadores, ciudadanos anónimos inspirados por el suceso, la familia de Sully, y en todos los casos sorprende la autenticidad, se sortea el peligro del tópico o de los comportamientos forzados. Y es precisamente la importancia del factor humano, de las personas, la clave argumental, a la hora de alertar acerca de una sociedad a menudo demasiado deshumanizada y tecnificada, en que lo queremos todo perfectamente hecho y lo queremos ya. Por supuesto, para hablar del heroísmo de las personas corrientes, que cumplen con su trabajo y cuidan de su familia a diario lo mejor que pueden, Tom Hankses la elección actoral perfecta, está brillante, y se quita la espinita de dos películas fallidas de 2016, Esperando al rey e