Stella rossa sull'Europa        
"Buongiorno, Anne. Buon anno".
"Buongiorno, Valentin. Buon anno anche a te. Novità?"
"Sì. Un nuovo arrivo. Sabato notte. Hai il colloquio già fissato per le undici. Trovi tutti i dettagli in agenda".
Anne Dupont, psicologa del Centro di Prima Accoglienza di Calais, entrò nel suo ufficio, accese il terminale e consultò la sua agenda elettronica.

Lunedì 5 gennaio 2011, ore 11,00. Colloquio con Monsieur Philip Brasser. Cittadino britannico. Età 38. Celibe. Operazione di salvataggio in mare, Canale della Manica, acque internazionali, 3 gennaio u.s. Condizioni fisiche buone. Non parla francese. Attribuzione provvisoria: codice blu.

Bene, pensò Anne. Un rifugiato politico. Iniziare l'anno nuovo con un codice blu era di buon auspicio. Il colloquio era di lì a due ore. Non c'erano altri impegni per la giornata. Completò con calma alcuni referti clinici iniziati la settimana precedente, fece una partita a Tetris, chattò con alcuni amici in Internet. Quando fu il momento, si aggiustò il make-up e si recò in sala colloqui.

Era una stanza non troppo ampia, arredata come un normale studio specialistico ma con qualche accorgimento per mettere gli ospiti a proprio agio: colori pastello, luci soffuse, lettino basso, comoda poltrona. Su quest'ultima, di fronte alla scrivania della dottoressa, era già seduto il signor Brasser.

"Good morning, Mr. Brasser. Prima di tutto, come sta?"
La domanda non era solo formale. L'uomo appariva molto provato. I tanti capelli bianchi, la pelle del viso magro solcata da numerose rughe, le profonde occhiaie dietro le lenti spesse, lo facevano sembrare più vecchio di dieci anni rispetto alla sua età anagrafica. Al posto degli abiti che indossava al momento del suo salvataggio, fradici e inservibili, gli avevano fornito un nuovo completo, che era tuttavia di due numeri più largo e accentuava la gracilità del suo fisico. Gli tremavano le mani.
Quegli scafisti maledetti, pensò Anne.
"Adesso sto meglio, grazie. Certo, suppongo che la notte passata all'addiaccio su quel canotto non abbia migliorato granché la mia cera. Ma ho fatto una buona dormita, qui da voi, e la vostra cucina è ottima". La sua voce era ferma, con una sfumatura d'ironia. "Solamente, non sono riuscito a procurarmi neppure una sigaretta, dottoressa..."
"Dupont. Ma può chiamarmi Anne. Temo che non ne troverà neppure in futuro. Nell'Unione non se ne producono più. Fino a qualche tempo fa, le importavamo dal suo paese".
"Oh, già, ora ricordo. Le esportazioni cessarono sei anni fa. Troppo pochi fumatori, qui da voi. Non c'era abbastanza profitto. Lo so perché all'epoca lavoravo in un'agenzia di rating".
"Lei è analista finanziario?"
Il signor Brasser rise. "No. Laureato in agraria. Da Troody's ero operatore al call center. Ogni grande compagnia ha il suo. E' la mansione che ho sempre svolto, durante tutta la mia carriera. Ho lavorato per almeno trenta società diverse, ogni volta per non più di sei mesi. Si imparano tante cose, sa?"
"Non ho dubbi. Ma veniamo al punto. Lei ha chiesto lo status di rifugiato politico. Data la sua provenienza, certamente la sua richiesta sarà accettata. Lei diventerà fra breve, a tutti gli effetti, cittadino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste d'Europa. Già adesso, comunque, lei è libero di circolare in tutto il territorio dell'Unione, ed eventualmente anche di tornare da dove è venuto..."
"No grazie! Non ci tengo affatto".
"Dicevo per dire. In genere, qui da noi i rifugiati si integrano abbastanza in fretta. Tuttavia, non si può escludere che, all'inizio, lei si trovi un po' spaesato. Il nostro sistema sociale è molto diverso da quello da cui lei proviene. A sua richiesta, lei può fruire di adeguata assistenza psicologica e culturale, per superare eventuali difficoltà di adattamento. In questa fase iniziale, se vuole, mi consideri pure come suo referente".
"Oh. E quanto dura questa... fase iniziale?"
"Può finire anche subito, se crede. L'unico suo obbligo, se intende rimanere nell'Unione, è di iscriversi nelle liste di collocamento e nelle graduatorie per gli alloggi. Non credo che le sarà difficile trovare un lavoro e una casa. Se lei non ha esigenze particolari, penso che troverà una sistemazione accettabile nel giro di un paio di settimane. Fino ad allora, comunque, può rimanere qui, o spostarsi in una delle altre strutture di prima accoglienza nel territorio dell'Unione".
"Sembra magnifico. Dov'è la fregatura?"
"Ecco. Era proprio ciò che intendevo. Non c'è nessuna fregatura, per quanto lei sia abituato a pensare che debba per forza esserci. Non pretendo che lei mi creda. Presto se ne accorgerà da sé".

Non c'erano straordinari da fare, quel giorno. Alle tredici, Anne spense il computer, salutò i colleghi che arrivavano per il turno pomeridiano e, senza passare dalla mensa, prese l'elio-tram che, serpeggiando silenziosamente lungo la costa, la portò a casa sua in dieci minuti. Era una magnifica giornata di sole. Il mare era inusualmente calmo, in quei giorni. Una fortuna, per Brasser. Aveva evitato il triste destino di tanti boat-people che partivano clandestinamente dalla riva inglese ma non riuscivano a raggiungere i nostri mezzi di soccorso nelle acque internazionali.

Anne abitava da sola. Si preparò un leggero pranzo macrobiotico, poi un caffé d'orzo. Accese la radio; la spense. Si guardò nello specchio del soggiorno. Sorrise. Tutto sommato, si piaceva. Si chiese come sarebbe stato il suo sembiante, alla sua età, se anziché in Europa continentale fosse vissuta in quell'inferno che doveva essere Londra. I profughi le avevano raccontato storie orribili. Inquinamento, degrado. Se andava bene, orari lavorativi di dieci o dodici ore. Altrimenti, la disoccupazione, l'emarginazione e la pazzia. Oppure, per una ristretta minoranza, la ricchezza e il potere, ma a costo di rinunciare a qualsiasi barlume d'umanità. Un'altra forma di follia, in fondo.

Mercoledì 7 gennaio, ore 10,00. Secondo colloquio con Monsieur Brasser.

Quella mattina l'aspetto di Mr. Brasser era molto migliorato. Anne glielo disse.
"Grazie, Dottoressa. Lei è gentile quanto bella".
Anne Dupont ignorò il complimento.
"Se ho chiesto un nuovo colloquio" continuò Brasser, "non è per ottenere assistenza psicologica".
"Davvero? E perché, allora?"
"Ho due domande da porle".
"Le risponderò, se posso. Ma prima, permetta che le faccia io una domanda. Cosa sa, lei, dell'Unione?"
"Poco, in realtà. So che dapprima ci fu la Rivoluzione d'Ottobre, in Russia, nel 1917. Poi, tra il '18 e il '20, il capitalismo fu abbattuto in Germania, in Ungheria e in Italia. In rapida successione, tutte le colonie europee in Asia e in Africa conquistarono l'indipendenza. L'India nel 1925, la Cina nel '27, e così via. Poco dopo fu la volta dell'Algeria e del Marocco, e a quel punto la rivoluzione scoppiò anche in Francia e in Spagna. Alla fine degli anni '30, tutta l'Europa continentale era socialista.
Frattanto, il crollo di Wall Street nel 1929 aveva gettato l'America nella crisi più nera. Le elezioni presidenziali del 1940 furono vinte da Charles Lindbergh, un fanatico antisemita che instaurò negli U.S.A. una dittatura razzista, appoggiata dal grande capitale. Presto quel regime si circondò di una serie di stati-satellite che coprivano tutta l'America del Sud e del Nord.
Negli anni '80, quelle dittature iniziarono ad implodere, dapprima in America Latina e poi in Canada. Quando nel 1989 cadde il Muro di Tijuana, finalmente il capitalismo crollò negli stessi Stati Uniti. Da allora, secondo la nostra propaganda, il Regno Unito di Gran Bretagna è rimasto l'ultimo baluardo del libero mercato e della civiltà, contro la barbarie socialista che ha travolto tutto il resto del globo. Questo è quanto".
"Bene - disse la dottoressa - a parte la faccenda del baluardo, il quadro storico è corretto. Non le sarà stato facile ricostruirlo..."
"No, infatti. Da noi, formalmente, la cultura è libera, e ognuno può leggere ciò che vuole. Si possono prendere in prestito, nelle poche biblioteche rimaste, anche testi di Marx o di Lenin, e persino di Fabio Volo. Non è vietato. Di fatto, però, ci sono materie che non conviene approfondire troppo. Se si viene a sapere che lei fa certe letture e che ha determinate idee (e si viene a sapere sempre), non speri di trovare lavoro tanto facilmente. Io me la sono cavata con i call center, solo perché le mie origini non sono troppo umili. Quando avevo vent'anni, i miei riuscirono persino a mandarmi all'università. Certo, oggi non potrei più frequentarla. Da allora le rette sono decuplicate."
"Ah, lei ha letto Fabio Volo? Complimenti. Da noi, molti lo considerano un autore troppo difficile".
"Sì, è molto rigoroso e denso, ma se si ha tempo da dedicargli, è un pensatore affascinante. Le consiglio la Critica del tempo unidimensionale, se non l'ha ancora letta. A me ha aperto la mente. In realtà, uno dei motivi per cui mi sono deciso ad espatriare è che anche studiare per conto proprio da noi è diventato impossibile. Troppo costoso, da quando il dizionario è stato privatizzato".
"Il dizionario?"
"Sì. Tutti i sostantivi che iniziano per vocale appartengono alla Mircosoft. Quelli che iniziano per consonante sono del gruppo Murdogh. Gli avverbi sono di Merdaset, e così via. Per leggere o per usare comunque le parole bisogna pagare il noleggio ai legittimi proprietari. Quando lei scrive una e-mail, oppure quando chatta o quando telefona, un sistema di contatori automatici calcola la cifra e l'addebita sul suo conto. Ottimo sistema, fra l'altro, per controllare i contenuti della comunicazione. Io, per esempio, ho fatto quindici giorni di carcere per uso illecito di marchio registrato, la volta che in una mia mail ho scritto che la Cocca Colla mi faceva schifo".
"Senta, Mr. Brasser. Quali sono i suoi progetti? Cosa intende fare, ora che è venuto qui da noi?"
"Primo, togliermi una curiosità che mi ha tormentato a lungo. Ed è la prima delle due domande che volevo farle, si ricorda?"
La dottoressa Dupont sbuffò. "Va bene. Spari".
"La domanda è: perché non ci avete invaso? Come avete potuto lasciarci a mollo in quella fogna?"
Anne si appoggiò sullo schienale della sedia. "Beh, alcuni partiti in seno all'Internazionale erano per dichiarare guerra. Ma infine prevalse l'idea che il socialismo non può essere imposto con i carri armati. Se ci avessero attaccato, ci saremmo difesi. Per fortuna non accadde. Oggi, poi, molti sostengono che una pluralità di sistemi sociali diversi non è necessariamente un male. In India, in Giappone e in Sud America, dove la transizione al comunismo è molto avanzata, stanno già smantellando le strutture dello Stato, per sostituirle con vari tipi di organizzazione non statuale. In Europa e in Africa ci troviamo ancora nella fase socialista, in vari stadi di sviluppo a seconda dei territori. Forse è bene che ci siano delle zone dove ancora vige il capitalismo."
"Sarà un bene per voi, che ci osservate dall'esterno come se fossimo allo zoo! Ma per noi che siamo in gabbia è un altro discorso".
"Lei ora non è più in gabbia. Comunque, mi sembra che il suo atteggiamento nei confronti del suo paese d'origine sia un po' troppo negativo, non crede?"
"Mi dica lei cosa ci vede di bello, in quel letamaio", ribatté Brasser.
"Beh, che so... Avete una scena musicale molto vivace. Un sacco di gruppi pop, rock, punk, post-punk... Wim Wenders ci ha fatto anche un film. Poi, comunque, il vostro sistema ha ancora una base di consenso popolare".
"Si riferisce a West End London Social Club, vero? Quel film mi dà la nausea! Le televisioni del regime lo replicano senza tregua. L'unico film d'autore trasmesso in prima serata, e senza interruzioni pubblicitarie."
"Ecco, ad esempio - lo interruppe la dottoressa - Perché lei parla di televisioni di regime? Da voi ci sono sei o sette canali, se non sbaglio, tutti privati e in concorrenza fra loro..."
"... e trasmettono tutti le stesse schifezze. Non si distinguono l'uno dall'altro. Anne, lei non ha capito: da noi l'economia è allo sfascio, la società è in piena decadenza, la cultura è morta e sepolta. L'unica attività che va a gonfie vele è la manipolazione del consenso per mezzo dei mass-media. Quella è l'unica industria che non conosce crisi!"
"Non volevo farla arrabbiare. Si calmi. Lei ora è al sicuro. Andrà tutto bene. Respiri profondamente, e mi faccia la seconda domanda che voleva pormi".
"Mi scusi. La domanda è questa. Lei è libera stasera? Ho letto sul giornale che in un cinema d'essai a Dunkerque proiettano L'Atalante di Jean Vigo. E' una vita che desidero vedere quel film, e mi chiedevo se... lei volesse venire con me a vederlo, ecco."


Pubblicato su Evulon in due puntate: la prima il 7 gennaio 2011 qui, e la seconda il 12 gennaio 2011, qui.
          Les Faucheurs sont les Anges, Alden Bell        
Cela faisait un petit moment que je voulais le lire celui-là. Surtout à cause de son titre, pour tout dire. J'ai finalement franchi le pas.

Les Faucheurs sont les Anges, Alden Bell

Editeur : Bragelonne
Collection : Terreur
Année de parution : 2012
Titre en VO : The reapers are angels 
Année de parution en VO : 2010
Format : AZW

A lire si : 
- Vous voulez de l'apocalypse déjà bien présente sur Terre
- Vous voulez du road-trip

A ne pas lire si :
- Vous voulez du zombie-apocalypse qui crachent beaucoup la violence et le sang

Présentation de l'éditeur : 

Depuis vingt-cinq ans, la civilisation se réduit à de pauvres enclaves qui s’efforcent d’endiguer des flots de morts-vivants. Une jeune fille nommée Temple sillonne ces paysages d’une Amérique dévastée lors d’une errance solitaire qui lui permet de faire taire ses démons intérieurs. Elle n’a pas souvenir du monde avant l’arrivée des zombies, mais se rappelle le vieil homme qui les avait recueillis, son jeune frère et elle ; un cadet dont elle a eu la charge jusqu’à la tragédie qui l’a poussée à aller de l’avant, en quête de rédemption. Un voyage initiatique d’îlot préservé en îlot préservé, à travers un Sud ravagé en proie à la sauvagerie, au cours duquel Temple devra décider où fonder un foyer et trouver le salut qu’elle cherche désespérément.

Mon avis

Comme je le disais, cela faisait un bail que je voulais lire ce roman. Du mort-vivants, du road-trip, un titre accrocheur... J'étais sûre que le livre allait me plaire. D'ailleurs, c'est le cas. Mais pas forcément pour ce que j'espérais.

L'auteur nous entraîne dans un monde où les mort se sont relevés depuis déjà vingt cinq ans. L'invasion est bien là et les humains encore en vie font ce qu'ils peuvent pour le rester. Ainsi naissent des enclaves où la vie semble reprendre un peu son court malgré la menace qui rode. Ainsi certains vont sur les routes pour échapper à tout cela. Temple, quinze ans, a trouvé refuge dans un phare. Un moment agréable mais court puisqu'elle est retrouvé par les morts-vivants (j'ai failli écrire m-v, Toxic n'est jamais bien loin de moi lorsque je chronique du zombies...). Elle repart sur les routes, trouve une des enclaves. Pense même si installer. Sauf que... Sauf qu'elle tue un homme en se défendant et que le frère de celui-ci veut sa vengeance. Alors, elle repart, rencontre sur sa route Maury, un homme déficient mental qu'elle va prendre sous son aile. 

Si vous vous attendez à de la grosse baston, à du zombies très très méchant, vous pouvez passer votre chemin. Les Faucheurs sont les Anges n'est pas une histoire de zombies. Ils ne sont là que pour le décors ou presque. Parce que le roman, c'est l'histoire de Temple, de sa recherche de rédemption. C'est clairement pas un roman qui fait peur, qui file les jetons. C'est un roman qui se veut humaniste, presque contemplatif aussi. L'auteur a choisi de situer son récit bien après la catastrophe pour parler de l'humanité qui reste, qui essaie de se redresser. Le choix n'est pas anodin dans son discours en fait. Il évite ainsi toute la partie "On va tous crevé, faisons n'importe quoi" pour se concentrer sur autre chose.

Avec le road-trip de Temple, il dépeint un monde qui pourrait être beau, qui l'est d'ailleurs en un sens. Il se penche sur l'humain. D'ailleurs, les personnages sont souvent bien faits. Temple est particulièrement intéressante à lire. Quinze ans, une vie déjà pleine d'horreur et pourtant, elle continue, va de l'avant, s’intéresse aux autres. Elle aimerait bien se pauser un moment mais n'y arrive pas. Alors, elle va de rencontre en rencontre. Des rencontres qui la font grandir, souvent, qui lui prouve que l'humanité à encore de belles choses devant elle. Maury, qu'elle appelle l'Idiot, en est un exemple. C'est un personnage attachant, qui voit le monde d'une manière très naïve, qui aide aussi Temple à ne pas tout voir en noir. Les rencontres qu'elle fait sont importantes et j'ai apprécie la diversité des gens qu'elles voient. Les "enclavés", les chasseurs de morts-vivants, cette famille de riches enfermés dans sa propriété... Bon, il est vrai que cela sonne peut-être un peu stéréotypé (la famille de riche par exemple, avec le paternel m-v dans sa cave) mais ce n'est finalement pas bien grave.

Et puis, il y a l'écriture d'Alden Bell. Elle reste assez simple, un peu à l'image de son héroïne. Je ne sais pas si c'est le traducteur ou l'auteur qui a voulu ça, mais du coup, on se retrouve bien dans la tête de Temple. Et puis, sans trop de fioriture, on apprécie aussi les paysages, les pensées, tout ça. Ce n'est pas de la grande littérature du coup, du moins dans la forme. Le fond est plus intéressant au final.

Pour finir, j'ai donc aimé le livre. Je m'attendais à du plus horrifique, du plus "sanguin" et finalement, c'est toute la partie introspection qui m'a plu. Il n'est pas fréquent de lire des romans zombies sur l'après et l'approche de Bell est appréciable. Même si l'on retrouve les stéréotypes du roman zombiesque, l'auteur arrive à sortir autre chose dans ce roman qui finalement semble être plus qu'un simple bout de vie dans celle de Temple et des personnages qu'elle croise. 

          A l'abordage, Toxic, saison 2, épisode 6, Stéphane Desienne        
Et voilà, finie, enfin, la saison deux de Toxic. Et suite à cette fin, je n'ai qu'une chose à dire, c'est quand la suite ? 

Et je profite de ce petit avis lecture pour vous annoncer que Walrus lance son OPMORSE ce mois-ci. Un mois avec des réductions (cette semaine, c'est la collection pulp qui est à 0.99€), des surprises et tout ce qui va avec ce genre d'opération. Si vous voulez découvrir la maison d'édition, n'hésitez pas !

A l'abordage, Toxic, saison 2, épisode 6, Stéphane Desienne

Editeur : Walrus
Colleciton : série
Année de parution : 2016
Format : epub

A lire si :
- Vous avez aimé la saison 1
- Vous voulez un joyeux mélange Zombies/alien
- Vous voulez passer un bon moment

A ne pas lire si :
- Vous avez peur d'être perdu entre les divers personnages
- Vous n'aimez pas penser que vous pouvez être de la marchandise

Présentation de l'éditeur :

Avec ce double épisode, la saison 02 de Toxic tire sa révérence. Que ce soit à bord du cargo GénéSaran ou sur Corrudeeen, la survie des groupes humains est liée au sort des Aliens. Que ceux-ci cherchent à les sauver ou à les exploiter importe peu : le risque de perdre le peu qui a été gagné est grand. Elaine, Masters, Alva, Jon, Alison, le Révérend, Larson, Pedro, Michelle. Autant de personnes dont la vie ne tient qu’à un fil ! La donne est identique pour Jave, Naakrit et Twirl : chacun doit affronter les conséquences des choix qui ont été faits. Reste à savoir qui reverra le jour se lever sur une planète ou une autre…

Mon avis

Je l'avais dit dans l'avis de l'épisode cinq, ce sixième épisode est en fait un double épisode. Presque un mini-roman, une novella. Et une novella qui nous tient en haleine tout le long de son texte. Un texte qui ne déroge pas vraiment à la règle que c'est fixé l'auteur pour les autres épisodes, on commence avec la ferme de Twirl et les humains qui y sont enfermés puis on passe dans l'espace. Juste que les passages sont plus long.

Donc, commençons par la ferme. Rien ne va plus. Michelle se méfit de Larson. Il faut dire que l'homme se fait la malle et revient avec un équipement antigrav qu'il planque. Puis avec sept autres. Pendant ce temps, Twirl se fait enlever par des rivaux. Et quand la docteuresse essaie un des harnais antigrav, elle se retrouve avec le virus m-v. Quand je disais que rien n'allait plus. Alors qu'une nouvelle invasion zombie se prépare dans la ferme, celle-ci est envahi par la Sécurité. Que va-t-il donc advenir des quelques rescapés ? Et bien, nous ne le saurons pas de suite (premier cliffhanger du lot quoi, et déjà, on a envie d'avoir la suite). 

Dans l'espace, ça devient la aussi de pire en pire. La Sécurité Commerciale arrive sur les lieux, poussant tout le monde a agir. Pour le meilleur et pour le pire. Dans le désordre, Naakrit et Jave retrouve les survivants et s'allient avec eux, Alva continue sa vengeance, Khrow accélère le mouvement pour trouver l’antidote et sauver son potentiel pactole. Des alliances se font et se défont. Je n'ose pas dire grand chose sur cette partie-là, la plus longue de l'épisode de peur de spoiler. Et je dois bien dire qu'il y a de quoi spoiler (d'ailleurs, je me demande comment je vais réussir à faire l'avis du premier épisode de la saison trois sans spoiler)(oui, je m'avance beaucoup)(oui, je recommence avec mes parenthèses à tout va, ça m'avait manqué).

Autant vous le dire, j'ai été prise dans l'aventure de ce double épisode très rapidement. Il faut clôturer la saison, le faire comme il faut et donner aux lecteurs l'envie de patienter jusqu'à la saison suivante (ou pas, d'ailleurs, parce que j'aimerais bien l'avoir de suite la dite saison trois). Et Stephane Desienne sait gérer ce genre d'épisode. Pas ou peu de temps mort, des révélations et des moments qui te mettent les nerfs en pelote. Il n'y a pas à dire, c'est un très bon saison final que ce A l'abordage. Encore plus prenant, je trouve, que celui de la saison un.

Voilà, j'ai donc fini la saison deux de Toxic et je peux même répéter ce que j'avais dis à la fin de la un :  "Toxic est une putain de bonne série".  Je le repette encore une fois, parce que je le pense vraiment. Desienne a une écriture très "série télévision" (je sais pas comment dire autrement mais comme je verrais trop Toxic en série TV, je le dis comme ça), très vivante. Et même si pour cette saison, j'ai un peu regretté l'abscence de m-v (enfin, absence, disons qu'on les voit moins), je me suis tout simplement régalée à la lire (oui malgré le hiatus qui était pas totalement ma faute hein). Franchement, si vous ne connaissez pas la série, n'hésitez pas (en plus, je suis presque sure que pendant l'OPMORSE il y a aura des promos sur les intégrales)(parce que j'attends les dites promos en fait, pour le Masque et la Poudre)


          Burn After Reading        

Who’s Who
What’s What

In the World of CIA Fronts, Partners, Proprietaries & Contractors




NEW BOOK:

The Almost Classified Guide to CIA Front Companies, Proprietaries & Contractors
By WAYNE MADSEN
ISBN: 978-1-365-11196-9


Cool Justice Editor's Note: Following are excerpts from author Madsen's introduction and the body of the work. Additional suggested reading: News story about Madsen's book via the Washington, D.C. based Justice Integrity Project [link at the bottom of this post].

EXCERPTS:

From the Introduction


One of the most pervasive uses of companies as intelligence partners was under the CIA’s Operation MOCKINGBIRD. During the Cold War, the CIA, often with the approval of corporate executives, infiltrated their agents to work as journalists in newspapers, radio and television networks, wire services, and magazines. The following pages in this book are rife with examples of this penetration of the Fourth Estate – all too many in the opinion of this journalist. The CIA admitted to at least 400 journalists on the agency’s payroll at the height of MOCKINGBIRD. The CIA traditionally understates its capabilities, especially when its covert activities become publicly known. Moreover, the end of the Cold War did not stop the practice of the CIA in infiltrating the media and slant news reports to its wishes.

*

An insightful look behind the veils of secrecy into the CIA’s use of fronts, proprietaries, and partners calls into question the purpose of the CIA. Created by President Harry S Truman to serve as a central collector and repository of intelligence, the CIA became much more than that. A few weeks after the United States witnessed the assassination of President Kennedy in the middle of downtown Dallas, Truman penned an op-ed piece that appeared in several newspapers around the country. In it, Truman shared his regret for having created the CIA in 1947:

“I think it has become necessary to take another look at the purpose and operations of our Central Intelligence Agency—CIA . . . For some time I have been disturbed by the way CIA has been diverted from its original assignment. It has become an operational and at times a policy-making arm of the Government. This has led to trouble and may have compounded our difficulties in several explosive areas.

"I never had any thought that when I set up the CIA that it would be injected into peacetime cloak and dagger operations. Some of the complications and embarrassment I think we have experienced are in part attributable to the fact that this quiet intelligence arm of the President has been so removed from its intended role that it is being interpreted as a symbol of sinister and mysterious foreign intrigue.”

*

The 21st century’s CIA’s partners are more likely to be found among high-tech companies marketing the latest and greatest mobile applications and data mining programs than among banks, law offices, and advertising agencies. However, in the post-World War II era, the CIA’s top and middle echelons were normally found operating through cover as typewriter-pecking journalists, traveling Madison Avenue admen, corporate lawyers, and chain-smoking oilmen. In the 1970s and 80s, CIA contractors and partners began showing up in the high-tech field, with database, local area networking, and on-line information retrieval systems attracting the most interest by Langley.

*

As this book went to press, the smart phone game application Pokémon Go fad was sweeping the planet. Unbeknownst to many of the on-line game’s avid fan’s was the connection of the game’s developers to the CIA’s venture capital firm IN-Q-TEL. All users saw their geo-location and other smart phone data being swept up by a CIA partner firm.

SELECTED ENTRIES

Amazon, Inc. [CIA contractor]. Company provides cloud computing services for the CIA. Amazon’s CEO Jeff Bezos also owns The Washington Post.

American Historical Society. [CIA partner]. Many society officials were OSS/CIA officers.

American Press Institute. [CIA front]. Operating out of Columbia University, the institute’s director in the 1950s was a CIA officer.

AmeriCares. [CIA partner]. A non-profit organization that is often the “first in” at refugee situations. Founded by tycoon J. Peter Grace, a board chairman of the CIA front, the American Institute for Free Labor Development (AIFLD) and a trustee of another CIA front, the American Committee for Liberation from Bolshevism, AmeriCares was involved in funding the Nicaraguan contras. The group has also provided the CIA with recruiting opportunities at mass refugee sites, particularly in Latin America and Asia.

Bechtel Corporation. [CIA contractor]. Bechtel is a large construction company that has included former CIA director Richard Helms, CIA pseudonym “Fletcher M. Knight,” among its executive ranks. Bechtel was active in providing corporate cover for the OSS in the Middle East during World War II. Bechtel has been a consummate service company for various CIA operations, including support for the CIA-inspired coup against the Syrian government in 1949, the Iranian government of Prime Minister Mohamed Mossadeq in 1953, and President Sukarno of Indonesia in 1965. From the 1960s to the 1970s, Bechtel provided cover for CIA agents in Libya under both the regime of King Idris and his successor, Muammar Qaddafi. Sometimes called a “secret arm” of the CIA, Bechtel’s executives included those who would join President Reagan’s Cabinet, including Secretary of State George Schultz and Secretary of Defense Caspar Weinberger.

Before World War II, Steve Bechtel formed a military-industrial complex partnership with John McCone. McCone later became the chairman of the Atomic Energy Commission and later, director of the CIA. The CIA has used Bechtel to provide cover for non-official cover CIA operatives abroad.

Blackstone Investment Group. [CIA front]. With offices in Washington, DC and Moscow, arranged for the purchase of KGB documents following the collapse of the Soviet Union. Among the documents sought by the front company were any related to illegal CIA activities during the Cold War, including the 1963 assassination of President John F. Kennedy.

Bourbon and Beefsteak Bar and Restaurant. [CIA front]. Opened in 1967 in King’s Cross in Sydney, Australia. Served as a rendezvous point for CIA, Australian Security Intelligence Organization (ASIO), and organized crime figures. Its proprietor was Bernie Houghton, a CIA operative with links to Nugan Hand Bank, CIA weapons smuggler Edwin Wilson, and CIA clandestine services officers Theodore Shackley, Rafael Quintero, and Thomas Clines.

Center for Democracy. [CIA front]. Administered under the aegis of Boston University, the center maintained offices in Boston, Washington, DC, Guatemala City, and Strasbourg, France. Involved in CIA operations in eastern Europe, Central America, and Africa.

Colt Patent Firearms Company. [CIA partner]. Based in Hartford, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

Daddario & Burns. [CIA partner]. Headed by former OSS officer Emilio Daddario, a Democratic Representative from Connecticut, the Hartford-based law firm provided services to the CIA.

DC Comics. [CIA partner]. Worked with the International Military Information Group (IMIG), a joint CIA/Pentagon unit at the State Department, to disseminate propaganda comic books, featuring Superman, Batman, and Wonder Woman, in Serbo-Croatian and Albanian, to youth in the Balkans during the military conflicts in that region.

Disney Corporation. [CIA partner]. CIA agents who were adept at creating front companies and shell corporations in Florida, worked closely with Disney in preparation for the construction of Disney World near Orlando, Florida. OSS veteran “Wild Bill” Donovan and CIA shell company expert Paul Helliwell helped create two fake Florida cities, Bay Lake and Lake Buena Vista, as well as a number of shell corporations, to keep secret the plans for Disney World. This kept land prices low because real estate speculators were unaware of the prospective value of the land in a desolate area of central Florida.

Emory School of Medicine. [CIA partner]. Located in Atlanta, Georgia. Involved in the CIA’s MK-ULTRA behavioral modification project.

Enron Corporation [CIA partner]. Houston-based firm that was used by the CIA to provide commercial cover for its agents around the world. There were at least 20 CIA employees on Enron’s payroll. Andre Le Gallo, a former official of the CIA’s Operations Directorate, went to work as a corporate intelligence officer for Enron.

Fair Play for Cuba Committee (FPCC). [CIA front]. Officially established by American Trotskyists, the group was penetrated by CIA operatives. The FPCC New Orleans office was a CIA front that provided cover for the anti-Fidel Castro activities of Lee Harvey Oswald, Clay Shaw, and David Ferrie, among others. The New Orleans FPCC office was located at 544 Camp Street and shared the same building entrance with Guy Banister Associates, Inc., a private detective agency, the address for which was 531 Lafayette Street and around the corner from 544 Camp Street.

In December 1963, after the assassination of President John F. Kennedy, the FPCC ceased all U.S. operations.

General Electric Company. [CIA partner]. Based in Fairfield, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

General Foods Corporation. [CIA partner]. Advertising account at CIA’s Robert Mullen Company handled by an active CIA employee.

Google, Inc. [CIA partner]. Developed as a result of a research grant by the CIA and Pentagon to Stanford University’s Department of Computer Science. The CIA referred to the research as the “google project.”

Greenberg Traurig. [CIA partner]. Washington, DC “connected” law firm.

Guy Banister Associates, Inc. [CIA partner]. New Orleans private detective agency headed by former FBI agent Guy Banister. The detective agency coordinated the activities of various anti-Castro Cuban groups in New Orleans, including Banister’s own Anti-Communist League of the Caribbean, as well as the Cuban Revolutionary Council, the Cuban Democratic Revolutionary Front, Friends of Democratic Cuba, and the Crusade to Free Cuba Committee.

Banister and Associates shared office space with the CIA’s New Orleans front, the Fair Play for Cuba Committee, headed by Lee Harvey Oswald.

Hale and Dorr. [CIA partner]. Boston-based law firm that provided cover for CIA’s Independence and Brown Foundations.

Halliburton. [CIA contractor]. Based in Houston, it is the world’s largest oil service company. Recipient of a number of CIA sole-source contracts for services worldwide.

Harper and Row, Inc. [CIA partner]. Manuscripts submitted to the New York publisher that dealt with intelligence matters, particularly CIA operations, were turned over to the CIA for censoring edits before publication.

Hewlett Packard Corporation. [CIA partner]. Sold computers to Iraq for Saddam Hussein’s missile program with the knowledge and approval of the CIA.

Hill & Knowlton. [CIA partner]. Public relations firm that teamed with the CIA on a number of operations. Hill & Knowlton’s numerous offices abroad provided cover for CIA agents. One known Hill & Knowlton office that was a CIA front operation was in Kuala Lumpur.

Kerr-McGee. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating overseas.

Kissinger Associates, Inc. [CIA partner]. New York-based international consulting firm founded by former Secretary of State and National Security Adviser Henry Kissinger. Former National Security Adviser Brent Scowcroft is a co-owner. The firm provided support to the CIA-linked American Ditchley Foundation and the Bilderberg Group. Much of the 1982 seed money for Kissinger Associates was provided by Goldman Sachs.

Knight Foundation. [CIA partner]. Also known as the John S. and James L. Knight Foundation. Based in Miami, the foundation provides funding for various CIA-connected media operations in the United States and around the world.

Kroll Inc. [CIA partner]. Founded in 1972 by Jules Kroll, who had links to both U.S. and Israeli intelligence. Based in Manhattan. French domestic law enforcement believed Kroll’s Paris office was a CIA front. Kroll handled the security for the World Trade Center after the 1993 terrorist bombing and continued to be responsible for security up to, during, and after the September 11, 2001 terrorist attack. Kroll employed former FBI assistant director for counter-terrorism John O’Neill, who died in the collapse of the World Trade Center.

Lincoln Savings and Loan. [CIA partner]. Based in Irvine, California and headed by notorious swindler Charles Keating, Jr., involved in laundering funds for the Iran-contra scandal.

Lone Star Cement Corporation. [CIA partner]. Based in Stamford, Connecticut and linked to the Bush family, provided corporate cover for CIA officers operating abroad. Involved in the Iran-contra scandal.

Mary Carter Paint Company. [CIA front]. A money-laundering operation for the CIA. Involved in casinos in the Bahamas.

Monsanto. [CIA partner]. The firm contracted with former CIA official Cofer Black’s Total Intelligence Solutions (TIS), a subsidiary of the CIA-connected Blackwater USA, later Xe Services, to monitor animal rights groups, anti-genetically modified (GM) food activists, and other groups opposed to Monsanto’s agri-business operations worldwide.

National Enquirer. [CIA partner]. The tabloid’s founder, Generoso (Gene) Pope, Jr., worked for the CIA’s psychological warfare unit and the agency’s Italy branch in 1950. In 1952, Pope acquired The New York Enquirer broadsheet and transformed it into a tabloid, renaming it The National Enquirer. This transformation bore the imprimatur of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program.

Newsweek. [CIA partner]. Magazine reporters and stringers fed information to the CIA. Newsweek’s stringers in southeastern Europe and the Far East were CIA agents. When Newsweek was bought by The Washington Post Company in 1961, cooperation between the magazine and the CIA increased. It was a participant in the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program. Much of the staff of Newsweek was absorbed into a new online publication, The Daily Beast, which continues to disseminate CIA-influenced articles. See Washington Post.

Nieman Foundation. [CIA partner]. Located at Harvard University, the foundation awarded Nieman Fellowships, some on behalf of the CIA, for foreign journalists to study at Harvard. The journalists were subjected to CIA recruitment efforts prior to their returning to their home countries.

Pamela Martin & Associates. [CIA partner], Escort firm run by Deborah Jeane Palfrey, the so-called “DC Madam.” During her 2008 trial for mail fraud, Palfrey attempted to invoke the Classified Information Procedures Act in order to discuss her relationship with the CIA. The U.S. Court refused Palfrey’s request and she was convicted and later said to have committed suicide before her sentencing hearing in Washington, DC. One of her clients was Randall Tobias, the head of the CIA-connected USAID. Another was Louisiana Republican senator David Vitter.

Paris Review. [CIA front]. Literary magazine edited by George Plimpton. Published works by Jack Kerouac and Samuel Beckett. The magazine’s co-founder, Peter Matthiessen, relied on his affiliation with the magazine as his CIA cover.

Quaker Oats Company. [CIA partner]. Worked with the CIA and Atomic Energy Commission to place trace amounts of radiation in breakfast cereal served to boys at the Fernald School for the mentally retarded in Waltham, Massachusetts.

Radio Corporation of America. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating abroad, particularly in Iran, Philippines, Japan, and West Germany. Provided technical assistance to CIA-financed clandestine and propaganda radio stations worldwide, including Radio Free Europe. RCA founder David Sarnoff was a major supporter of CIA operations, including propaganda dissemination around the world. RCA chairman and chief executive officer Thornton F. Bradshaw was active in the operations of the CIA-linked American Ditchley Foundation.

Reily Coffee Company. [CIA partner]. Also known as William B. Reily Coffee Company and based in New Orleans, this company employed Lee Harvey Oswald and a number of other U.S. government employees, many of whom were suspected CIA officers.

Robert M. Mullen Company. [CIA proprietary]. A Washington, DC public relations firm, it was used as a front for CIA activities. E. Howard Hunt, the CIA agent, worked for Robert Mullen when he was arrested in the break-in of the Democratic National Committee headquarters at the Watergate Hotel in Washington in 1972. The Senate Watergate Committee reported that “the Mullen and Company has maintained a relationship with the Central Intelligence Agency since its incorporation in 1959. It provided covers for agents in Europe (Stockholm), Latin America (Mexico City), and the Far East (Singapore) at the time of the Watergate break-in.”

Rockefeller Foundation. [CIA partner]. Used by the CIA to direct scholarships and grants to the Third World and Eastern Europe. Rockefeller Foundation money was funneled to the American Committee for a United Europe (ACUE), created in 1948. The chairman of ACUE was OSS chief William J. Donovan and the vice chairman was Allen Dulles. One of ACUE’s board members was Walter Bedell Smith, the first CIA director.

Summa Corporation. [CIA partner]. Owned by Howard Hughes, Summa is believed to have skimmed gambling profits from the Sands, Desert Inn, Frontier, Silver Slipper, Castaways, and Landmark casinos in Las Vegas and Harold’s Club in Reno for the CIA and the Mafia. Provided financial cover for the CIA’s Glomar Explorer project.

Teneo Intelligence. [CIA partner]. Branch of Teneo Holdings, which is headquartered in New York. Teneo Holdings’s intelligence branch includes former CIA officials. Teneo is closely linked to former President Bill Clinton and Hillary Clinton. Teneo Intelligence has offices in New York, London, Rome, Brussels, Dubai, Bogota, New Delhi, and Tokyo.

Texas Commerce Bank (TCB). [CIA partner]. Houston-based bank founded by the family of James Baker III. Texas Commerce Bank was used to provide commercial cover for CIA agents. After serving as vice president for Texas Commerce Bank in Caracas from 1977 to 1979, Jeb Bush joined his father’s presidential campaign in 1980. Serving with Bush on the campaign was Robert Gambino, the CIA deputy director of security who gave Bush his orientation brief at Langley in 1977.

Kenneth Lay, the chairman of Enron, which had its own links to the CIA, served on the board of Texas Commerce Bank. Texas Commerce Bank was acquired by Chemical Bank in 1987.

The bank provided major loans to Howard Hughes’s Summa Corporation. See Summa Corporation.

United Fruit Company [CIA partner]. Involved in 1954 CIA overthrow of Jacobo Arbenz government in Guatemala. Published the Latin America Report, a publication that was a CIA front used for clandestine activities. The CIA transferred weapons to United Fruit employees in Guatemala who were involved in undermining the Arbenz government. The joint CIA-United Fruit plan was code named OPERATION FORTUNE. Company provided an airfield in Guatemala for the CIA’s training of Cuban exiles for the Bay of Pigs invasion of Cuba.

U.S. Rubber Company. [CIA partner]. Headquartered in Naugatuck, Connecticut and later called Uniroyal, provided corporate cover to CIA officers operating abroad. Included those operating under the cover of the Dominion Rubber Company of Canada, a subsidiary of U.S. Rubber Company.

U.S. Youth Council (USYC). [CIA front]. Founded in 1945 and based in New York. Some 90 percent of its funds came from the CIA. USYC received funding from the Foundation for Youth and Student Affairs (FYSA), a CIA front. The USYC was composed of American Youth Hostels, Camp Fire Girls, 4-H, American Unitarian Youth, National Catholic Welfare Conference, National Students Assembly, YMCA and YWCA.

Wackenhut. [CIA contractor]. Wackenhut, a Palm Beach Gardens, Florida-based security firm, stood accused of providing the CIA with specialized services around the world, including Chile, Greece, and El Salvador. Its Venezuelan branch, Wackenhut Venezolana, C.A., was accused in 2002 of involvement in the CIA’s coup against President Hugo Chavez. William Casey served as Wackenhut’s outside counsel before becoming CIA director in 1981.

Wackenhut eventually merged into the global security firm G4S.

Washington Post. [CIA partner]. The Washington Post was part of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD, the agency’s media influence project. Post publisher Phil Graham was a close friend and associate of MOCKINGBIRD chief Frank Wisner, Sr. and CIA director Allen Dulles. Wisner assisted Graham in acquiring The Washington Times-Herald and WTOP radio, creating a sizable CIA-influenced media operation in the nation’s capital.

W. R. Grace. [CIA partner]. Provided corporate cover to CIA officers operating abroad, particularly in Latin America. Provided donations to CIA front foundations.

  • News story about Madsen's book via The Justice Integrity Project



  •           UPDATE, 9-30-16: Damages awarded for unjust killing, 4th Amendment violation        

    BULLETIN:
    Hartford federal jury awards $170K compensatory damages & 32K punitive damages in 4th Amendment / fatal dog shooting case. Costs and attorney fees to be awarded after eight years of litigation expected to total $500,000 - $700,000, possibly more.


    “This verdict is a strong statement from the jury that privacy rights of city residents are just as important as those of suburban homeowners,” said attorney Jon Schoenhorn for the plaintiffs.

    9-17-16 column below




    Judge orders attachment
    of personal assets
    of cops who trespassed




    By Andy Thibault

    This is the haunting voice of trauma inflicted on a 12-year-old girl:

    “That day never goes away. It’s like I can’t really escape it, no matter how hard I try. I should have done something – anything – to stop that bullet from hitting him in the head.”

    And here is some police scanner chatter about the shooting:

    “Have you got anybody hit?

    “Negative, negative, just a dog.

    “We’re all set, shut down the lights. I don’t want a scene here at the, uh, neighborhood.”

    The shooting occurred after school on Dec. 20, 2006 on Enfield Street in Hartford’s North End. The girl, known as K. Harris, suffered Post Traumatic Stress Disorder and became suicidal.

    The U.S. Second Circuit of Appeals ruled two years ago that the cops were trespassing and ordered a trial just to determine damages. The Second Circuit ruling overturned a 2012 verdict by an all-suburban jury in Hartford U.S. District Court supporting the home invasion by police.

    The appeals court also opened the door to both compensatory and punitive damages. Now – as a trial on the amount to award the plaintiff is scheduled to begin Monday – the city is trying to weasel out of its obligation and in the process throwing the cops it promised to indemnify under the bus.

    The Associated Press reported over the weekend that the city of Hartford had reversed its position to indemnify the officers found at fault by the appeals court. Hartford Police Union President Richard Holton told the AP that officers Johnmichael O’Hare and Anthony Pia had been “hung out to dry.”

    Friday afternoon, U.S. Magistrate Judge Donna Martinez ordered the officers’ personal assets attached in the amount of 1.4 million – O’Hare at $750,000 and Pia at $650,000.



    In a documentary which premiered this summer at the Toronto Film Festival, K. Harris recalls letting her dog – a St. Bernard named Seven – outside after school and then hearing a commotion in her front yard.


    “There was a police officer standing over Seven with a gun pointed at Seven. I yelled at him, please, no, don’t shoot my dog!

    “He looked at me dead in my eyes for like a second and then he took a step and then he shot Seven in the head. The police officer was like, ‘I’m sorry, Ma’am, your dog isn’t going to make it.’

    “My life ended right there.”

    Because the officers lacked a warrant or probable cause to invade the Harris property, they violated the family’s Fourth Amendment rights ...

  • Complete column via CtNewsJunkie









  • Documentary Filmmaker Andrea B. Scott’s ‘Just a Dog’










  • more COOL JUSTICE







  • Recent columns:

  • NEW: RFK Jr. says ‘recent forensic evidence’ points to two shooters in his father’s assassination


  • Judges who played role in murder probe squelched access to key testimony


  • UPCOMING:


  • Book news @NorwichBulletin @HartfordCourant #moreCOOLJUSTICE #SpraguePublicLibrary Thursday, Sept. 22, 6:30 pm



  •           Ellas y ellos… ¡Están buscando su tiempo de bienestar y relajación!        
    Ellos y ellas buscan tiempo de relajación
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              Northerly Island reopens!        
    Birds

    It's been a long time coming: after more than two years of construction, this morning Northerly Island officially reopened. Although not "officially" open until 10am, many people were out early this morning enjoying the new paved walkway that loops through the southern 40 acres of the park. I was one of those people, hoping for some interesting migrants and checking out the site's birding potential. 

    Every bit of open space on the lakefront is important for the birds themselves as a place to rest and refuel, and Northerly Island's location--jutting out into the lake--makes it an especially important site. According to eBird, no fewer than 241 species have been reported there. It has been particularly good for grassland migrants, birds like Nelson's and Le Conte's Sparrows, Bobolink, Sedge Wren, and Short-eared Owl. It's also attracted some great rarities over the years, most recently Brewer's Sparrow and Sage Thrasher. But what does the future hold for birding here?

    This morning was very quiet, with virtually no migrants. That's not an indictment of the habitat, however; it just wasn't a good day for migrants. In fact, the new Northerly Island has the potential to be just as good, if not better, as a birding destination than it was previously. The southern forty acres, where the construction took place and where most birders will focus their efforts, is primarily made up of two habitats--grasslands and pond. The grasslands (which lie on small hills) will undoubtedly attract good numbers of sparrows and other grassland migrants, just as the old Northerly did, but it may take some time until the vegetation has matured enough for the birds to arrive. The vegetation is still sparse in some places, however, and even this morning there were contractors out spraying invasive species. There are also plans to add 400 trees and 12,000 shrubs by 2017, which should enhance the habitat and make it attractive to a greater diversity of migrating birds. 

    The pond--which this morning had a couple of cormorants, small groups of Mallards and Canada Geese, and a Great Blue Heron--is particularly intriguing. The edges are lined with wetland vegetation, and although the water levels are currently too high for shorebirds, I can imagine large shorebirds, interesting waterfowl, or even an ibis dropping in at some point. They'd have to be tolerant of people to stick around for long, however, given how close the paved trail is to much of the pond. The edges of the pond could attract rails, Marsh Wrens, and other migrants that like wetter grasslands, so long as that vegetation doesn't get trampled by fishermen and others wanting to get close to the water. 

    img_1638.jpg

    A panoramic view of the Northerly Island pond, looking west. 

    The biggest downside of the new development is the fact that from most of the path, you can see neither Lake Michigan nor Burnham Harbor. One of the great things about the old Northerly was the expansive view of the lake, so that while tromping through the grasslands for sparrows you could also be watching for migrating ducks, shorebirds, and terns flying over the lake (not to mention the lake is simply nice to look at!). Now you will have to climb up on the rip-rap for a view of the lake. The once-expansive views of the sky are also more limited now due to the addition of hills, so watching for migrants coming from the north will be a little more difficult. 

    As of now, there is fence lining the entire trail, understandably preventing access to the grasslands and pond edge while the vegetation takes hold. It also prevents access to the lakeshore rip-rap and the west side of the park, preventing views of the harbor. You can get good views of the pond, which will be worth keeping an eye on this fall, even if the fence will make birding difficult otherwise.  The northern half of the island remains open and is still worth checking, too, especially the east side with its weedy vegetation, shrubs, and cottonwoods. It will be some time--years even--until the full birding potential of the new Northerly Island is realized, but in the meantime the birding will be good and I plan on checking it regularly. 

    sedge_wren_northerly_engel.jpg

    Northerly Island is best known among birders for its grassland migrants, like this Sedge Wren. I took this photo at Northerly Island in September 2012.


              Laparoscopic Surgery        

    Laparoscopic surgery or minimally invasive surgery is a procedure which uses a special surgical instrument called a laparoscope to look inside your tummy (abdomen) or to perform certain operations. A laparoscope is like a thin telescope with a light source. It is used to light up and magnify the structures inside the abdomen. A laparoscope is […]

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              Cervical Microforaminotomy        

    Navigated posterior cervical microforamitomy (PCM) is a promising minimally invasive technique for treating radiculopathy caused by lateral disc herniations and foraminal stenosis. The aim of this paper is to describe the surgical technique and clinical results of minimally invasive posterior cervical microforaminotomy (PCM) assisted by an O-arm-based navigation system for the treatment of unilateral radiculopathy […]

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              Invasive Facial Rejuvenation        

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              Minimally Invasive Knee Replacement        

    Minimally invasive knee replacement is the surgical procedure similar to traditional Knee Replacement, and It requires less cutting of the tissue surrounding the knee. The artificial implants used are the same as those used for traditional knee replacement. However, specially designed surgical instruments are used to prepare the femur and tibia and to place the implants […]

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              Orthopedic & Joint Replacement        

    The most common reason that people go see an orthopedic doctor is for the treatment of a broken bone, though arthritis treatment and management of carpal tunnel and rotator cuff injuries are also considered somewhat “standard.” Theses sorts of doctors routinely perform arthroscopies, which are minimally invasive procedures to explores hip, shoulder, or knee damage. […]

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              Snatcher Alien- The Invasion        
    Snatcher Alien- the Invasion Prepare you for an alien attack. Crazy Aliens come to the earth for snatch things like food, vegetables, animals, energy. Sound Crazy, but itu2019s true. We need to save the earth from aliens. nnInkcadre presents the Snatcher Alien- The invasion where we have Added 50+ challenging Different Level. Reach the target […]
              Troubling Meaty 'Estrogen'        

    High temperature cooking can imbue meats with a chemical that acts like a hormone

    Food for Thought

    Women take note. Researchers find that a chemical that forms in overcooked meat, especially charred portions, is a potent mimic of estrogen, the primary female sex hormone. That's anything but appetizing, since studies have linked a higher lifetime cumulative exposure to estrogen in women with an elevated risk of breast cancer.

    Indeed, the new finding offers a "biologically plausible" explanation for why diets rich in red meats might elevate breast-cancer risk, notes Nigel J. Gooderham of Imperial College London.

    At the very high temperatures reached during frying and charbroiling, natural constituents of meats can undergo chemical reactions that generate carcinogens known as heterocyclic amines (see Carcinogens in the Diet). Because these compounds all have very long, unwieldy chemical monikers, most scientists refer to them by their abbreviations, such as IQ, MeIQ, MeIQx, and PhIP.

    Of the nearly two dozen different heterocyclic amines that can form, PhIP dominates. It sometimes accumulates in amounts 10 to 50 times higher than that of any other member of this toxic chemical family, Gooderham says. Moreover, he adds, although heterocyclic amines normally cause liver tumors in exposed animals, PhIP is different: "It causes breast cancer in female rats, prostate cancer in male rats, and colon cancer in both." These are the same cancers that in people are associated with eating a lot of cooked meats.

    However, the means by which such foods might induce cancer has remained somewhat elusive. So, building on his team's earlier work, Gooderham decided to probe what the heterocyclic amine did in rat pituitary cells. These cells make prolactin—another female sex hormone—but only when triggered by the presence of estrogen. Prolactin, like estrogen, fuels the growth of many breast cancers.

    In their new test-tube study, Gooderham and coauthor Saundra N. Lauber show that upon exposure to PhIP, pituitary cells not only make progesterone, but also secrete it. If these cells do the same thing when they're part of the body, those secretions would circulate to other organs—including the breast.

    But "what was startling," Gooderham told Science News Online, is that it took just trace quantities of the heterocyclic amine to spur prolactin production. "PhIP was incredibly potent," he says, able to trigger progesterone production at concentrations comparable to what might be found circulating in the blood of people who had eaten a couple of well-done burgers.

    The toxicologist cautions that there's a big gap between observing an effect in isolated cells growing in a test-tube and showing that the same holds true in people.

    However, even if PhIP does operate similarly in people, he says that's no reason to give up grilled meat. Certain cooking techniques, such as flipping hamburgers frequently, can limit the formation of heterocyclic amines. Moreover, earlier work by the Imperial College team showed that dining on certain members of the mustard family appear to detoxify much of the PhIP that might have inadvertently been consumed as part of a meal.

    The human link

    Three recent epidemiological studies support concerns about the consumption of grilled meats.

    In the first, Harvard Medical School researchers compared the diets of more than 90,000 premenopausal U.S. nurses. Over a 12-year period, 1,021 of the relatively young women developed invasive breast cancers. The more red meat a woman ate, the higher was her risk of developing invasive breast cancer, Eunyoung Cho and her colleagues reported in the Archives of Internal Medicine last November. The increased risk was restricted, however, only to those types of breast cancers that are fueled by estrogen or progesterone.

    Overall, women who ate the most red meat—typically 1.5 servings or more per day—faced nearly double the invasive breast-cancer risk of those eating little red meat each week.

    Related findings emerged in the April 10 British Journal of Cancer. There, researchers at the University of Leeds reported data from a long-running study of more than 35,000 women in the United Kingdom who ranged in age from roughly 35 to 70. Regardless of the volunteers' age, Janet E. Cade's team found, those who consumed the most meat had the highest risk of breast cancer.

    Shortly thereafter, Susan E. Steck of the University of South Carolina's school of public health and her colleagues linked meat consumption yet again with increased cancer risk, but only in the older segment of the women they investigated. By comparing the diets of 1,500 women with breast cancer to those of 1,550 cancerfree women, the scientists showed that postmenopausal women consuming the most grilled, barbecued, and smoked meats faced the highest breast-cancer risk.

    These data support accumulating evidence that a penchant for well-done meats can hike a woman's breast-cancer risk, Steck and her colleagues concluded in the May Epidemiology.

    PhIP fighters

    Such findings have been percolating out of the epidemiology community for years. Nearly a decade ago, for instance, National Cancer Institute scientists reported finding that women who consistently ate their meat very well done—with a crispy, blackened crust—faced a substantially elevated breast-cancer risk when compared to those who routinely ate rare- or medium-cooked meats.

    However, even well-done meats without char can contain heterocyclic amines, chemical analyses by others later showed. The compounds' presence appears to correlate best with how meat is cooked, not merely with how brown its interior ended up (SN: 11/28/98, p. 341).

    At high temperatures, the simple sugar glucose, together with creatinine—a muscle-breakdown product, and additional free amino acids, can all interact within beef, chicken, and other meats to form heterocyclic amines. In contrast, low-temperature cooking or a quick searing may generate none of the carcinogens.

    Because there's no way to tell visually, by taste, or by smell whether PhIP and its toxic kin lace cooked meat, food chemists have been lobbying commercial and home chefs to reduce the heat they use to cook meats—or to turn meats frequently to keep the surfaces closest to the heat source from getting too hot.

    The significance of this was driven home to Gooderham several years ago when just such tactics spoiled an experiment he was launching to test whether Brussels sprouts and broccoli could help detoxify PhIP. "I bought 30 kilograms of prime Aberdeen angus lean beef," he recalls. "Then we ground it up and I gave it to a professional cook to turn into burgers and cook." Professional cooks tend to move meats around quite a bit, he found. The result: His expensive, chef-prepared meat contained almost no PhIP.

    In the end, he says, "I sacked the cook, bought another 30 kilos of meat and prepared the burgers myself. It was a costly lesson."

    Once restarted, however, that study yielded encouraging data.

    One way the body detoxifies and sheds toxic chemicals is to link them to what amounts to a sugar molecule. Consumption of certain members of the mustard (Brassica) family, such as broccoli and Brussels sprouts (both members of the B. oleracea species)—can encourage this process. So Gooderham's team fed 250 grams (roughly half a pound) each of broccoli and Brussels sprouts each day to 20 men for almost 2 weeks. On the 12th day, the men each got a cooked-meat meal containing 4.9 micrograms of PhIP.

    Compared to similar trial periods when their diets had been Brassica-free, the volunteers excreted up to 40 percent more PhIP in urine, the researchers reported in Carcinogenesis.

    Experimental data suggest that two brews may also help detoxify heterocyclic amines. In test-tube studies, white tea largely prevented DNA damage from the heterocyclic amine IQ (SN: 4/15/00, p. 251), and in mice, extracts of beer tackled MeIQx and Trp-P-2 (see Beer's Well Done Benefit).

    The best strategy of all, most toxicologists say, is to prevent formation of heterocyclic amines in the first place. In addition to frequently turning meat on the grill or fry pan, partially cooking meats in a microwave prior to grilling will limit the toxic chemicals' formation. So will mixing in a little potato starch to ground beef before grilling (see How Carbs Can Make Burgers Safer) or marinating meats with a heavily sugared oil-and-vinegar sauce (SN: 4/24/99, p. 264).


    If you would like to comment on this Food for Thought, please see the blog version.

    Citations

    Janet E. Cade

    UK Women's Cohort Study

    Centre for Epidemiology and Biostatistics

    30/32 Hyde Terrace

    The University of Leeds

    Leeds LS2 9LN

    United Kingdom


    Eunyoung Cho

    Channing Laboratory

    Department of Medicine

    Harvard Medical School

    181 Longwood Avenue

    Boston, MA 02115

    Nigel J. Gooderham

    Biomolecular Medicine

    Imperial College London

    Sir Alexander Fleming Building

    London SW7 2AZ

    United Kingdom

    Susan Elizabeth Steck

    Department of Epidemiology and Biostatistics

    Statewide Cancer Prevention and Control Program

    Arnold School of Public Health

    University of South Carolina

    2221 Devine Street, Room 231

    Columbia, SC 29208
    Further Reading

    Raloff, J. 2007. Concerns over genistein, part II—Beyond the heart. Science News Online (July 7). Available at [Go to].

    ______. 2007. Concerns over genistein, part I—The heart of the issue. Science News Online (June 16). Available at [Go to].

    ______. 2006. Pesticides mimic estrogen in shellfish. Science News 170(Dec. 16):397. Available to subscribers at [Go to].

    ______. 2006. No-stick chemicals can mimic estrogen. Science News 170(Dec. 2):366. Available to subscribers at [Go to].

    ______. 2006. Meat poses exaggerated cancer risk for some people. Science News Online (March 25). Available at [Go to].

    ______. 2005. Beer's well done benefit. Science News Online (March 5). Available at [Go to].

    ______. 2005. Carcinogens in the diet. Science News Online (Feb. 19). Available at [Go to].

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    ______. 1994. Meaty carcinogens: A risk to the cook? Science News 146(Aug. 13):103.

    ______. 1994. Not so hot hot dogs? Science News 145(April 23):264-269.

    ______. 1994. How cooked meat may inflame the heart. Science News 145(March 12):165.

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    Smith-Roe, S.L., et al. 2006. Induction of aberrant crypt foci in DNA mismatch repair-deficient mice by the food-borne carcinogen 2-amino-1-methyl-6-phenylimidazo [4,5-b] pyridine (PhIP). Cancer Letters. 244(Nov. 28):79-85. Abstract available at [Go to].

    ______. 2006. Mlh1-dependent responses to 2-amino-1-methyl-6-phenylimidazo [4,5-b] pyridine (PhIP), a food-borne carcinogen. (Abstract # 514). Toxicologist 90(March):105.

    ______. 2006. Mlh1-dependent suppression of specific mutations induced in vivo by the food-borne carcinogen 2-amino-1-methyl-6-phenylimidazo [4,5-b] pyridine (PhIP). Mutation Research/Fundamental and Molecular Mechanisms of Mutagenesis 594(Feb. 22):101-112. Abstract available at [Go to].

              NanoVelcro microchips for prenatal testing        
    New non-invasive technique could be a safer alternative to amniocentesis and chorionic villus sampling.
              FUTEBOL TAMBÉM TEM SEUS MOMENTOS DE TRISTEZA        

    Fim de semana de futebol que quase termina em tragédia pelo Brasil




    Nem sempre o futebol é só alegria para torcedores e profissionais que trabalham no meio, seja dentro dos próprios clubes, prestam serviços (como policiais, vendedores, etc.) ou na imprensa. No fim de semana que passou dois fatos lamentáveis aconteceram no que deveria ser apenas mais uma rodada do esporte mais popular do país.

    De um lado o poderoso Palmeiras, amargando a Série B em 2013, enfrentando o menos tradicional ABC em Natal no estádio Frasqueirão (1ª foto). O que se viu foi um "ensardinhamento", se é que podemos falar assim, de torcedores no portão de entrada C do estádio. As imagens não mentem e só comprovam que houve falta de bom senso e de organização do evento, colocando em risco o real motivo de existência do futebol: o torcedor. Jovens e adultos correndo perigo de esmagamento contra o alambrado do estádio, relembrando a tragédia de Hillsborough na Inglaterra, em 1989, em que quase 100 pessoas morreram ora asfixiadas, ora esmagadas por superlotação. Enquanto isso dirigentes do time natalense, Polícia Militar e demais envolvidos diretamente com a organização do evento ficam jogando a culpa uns nos outros.

    Do outro, pela Série A, o maior clássico do estado do Paraná: Atlético e Coritiba - o "Atletiba". O que também era pra ser uma disputa apenas na bola passou para as arquibancadas - e de maneira nada saudável. Uma briga entre torcidas no estádio da Vila Capanema (2ª foto) provocou vários feridos, inclusive com queda de alambrado e policiais atirando em direção às pessoas com balas de borracha. Por pouco outra tragédia não acontecia nos gramados brasileiros e alguma providência deve ser tomada para se encontrar os culpados pelos graves ocorridos.

    Dessa forma como se pode popularizar o esporte no país? Crianças ficam traumatizadas e adultos não vão mais por temerem outras confusões parecidas com riscos até de morte. E olha que ambas as cidades são sedes da próxima Copa do Mundo. É assim que os gestores do nosso futebol querem fazer a "maior Copa da história"? Muito complicado.

    Aproveitando o mote relembro uma postagem deste blog de fevereiro de 2012 que tratou das maiores tragédias da história do futebol mundial. E vejam que algumas são bem parecidas com os tristes acontecimentos do sábado e do domingo aqui no Brasil - que por sorte não entraram nas péssimas estatísticas que serão mostradas a seguir.


    NEM SEMPRE O FUTEBOL TRAZ ALEGRIAS

    Postagem de 04/02/2012



    Infelizmente nem sempre o futebol traz alegria e emoção ao torcedor. Assim como qualquer outra atividade na vida tem seus momentos de tristeza e amargura, como o que vimos na última semana em Port Said, no Egito, onde 74 pessoas morreram e outras centenas saíram feridas após uma partida pela liga local entre Al-Masry e Al-Ahly.

    A história mostra, ao lado de triunfos e da euforia de equipes e torcidas vitoriosas, que os problemas dentro e fora dos estádios são bem antigos. Sejam por má gestão da organização do evento, estruturas precárias, pela fúria desenfreada de vândalos travestidos de torcedores ou, simplesmente, por ineficiência da segurança no local. E o fato lamentável ocorrido em solo egípcio foi mais um a entrar nas estatísticas do lado triste que o futebol tem – e que pelo visto vai demorar muito a ficar sem solução, não sei se por negligência das autoridades ou por falta de civilidade de quem frequenta esses locais.

    O primeiro desastre oficialmente registrado em estádios ocorreu em 1902 na Escócia, no Ibrox Stadium. Algum tempo depois tivemos os desastres em Burnden Park, na Inglaterra, na década de 40, no Heysel Stadium em Bruxelas, na Bélgica, e em Hillsborough em Sheffield, na Inglaterra nos anos 80, na Guatemala em 1996, pelo continente africano e até aqui no Brasil – mais precisamente na Bahia – na década passada, entre outros.

    Ou seja, o esporte já testemunhou em mais de um século diversos problemas desta natureza em ambientes que deveriam se restringir à prática desportiva. Sempre é assunto recorrente a (in)segurança do público nos estádios de futebol. Por isso mesmo o blog vai relembrar algumas das principais tragédias ocorridas na história do futebol por ordem cronológica.


    Ibrox Stadium (Glasgow/ESC) – 05 de abril de 1902


    Vista da arquibancada que desabou



    No decorrer de uma partida entre a seleção escocesa e a inglesa um lance de arquibancadas recém inauguradas do estádio desabou, ferindo 517 pessoas e matando outras 25. O motivo foi o colapso da estrutura de madeira, que alicerçada por vigas de aço, após um intenso temporal que caíra sobre a cidade na noite anterior ao jogo, que foi suspenso no início do segundo tempo e reiniciado no dia 03 de maio no estádio Villa Park em Birmingham na Inglaterra. Tal evento motivou as federações de futebol de todo o Reino Unido a abolir o uso das vigas metálicas nas arquibancadas e substituí-las por estruturas de concreto.



    Burnden Park (Bolton/ING) – 09 de março de 1946


    Mortos e feridos após tumultuo em Bolton



    Durante as quartas-de-final da FA Cup entre Bolton Wanderers e Stoke City milhares de pessoas entraram no estádio sem pagar ingresso, causando superlotação. Cerca de 85 mil espectadores se amontoaram num espaço projetado para receber 70 mil e o resultado foi o desabamento de uma das arquibancadas, que resultou na morte de 33 pessoas e em aproximadamente 500 feridos. Até então era a maior tragédia ocorrida em gramados ingleses em todos os tempos. Por incrível que pareça a partida foi interrompida após o acontecimento e recomeçou depois de algum tempo – terminou empatada em 0 a 0.



    Estádio Nacional (Lima/PER) – 24 de maio de 1964


    Lima 1964: maior tragédia dentro de um estádio da história do futebol



    As seleções do Peru e da Argentina duelavam por uma vaga nos Jogos Olímpicos de Tóquio e os donos da casa jogavam por um simples empate para se classificarem. Entretanto, os argentinos abriram o placar, mas perto do fim da partida os peruanos empataram para delírio da torcida presente. Só que o árbitro da partida invalidou o gol, minando completamente as chances peruanas de irem ao Japão. Os torcedores se revoltaram e começaram a atirar tijolos e pedras para o gramado e a polícia local revidou com gás lacrimogêneo. Dois portões do estádio estavam trancados onde um segurança ficava no local. O tumultuo foi aumentando e com as duas saídas fechadas as pessoas começaram a ser esmagadas e asfixiadas com o amontoamento de gente em pânico. Foi a maior tragédia da história do futebol dentro de um estádio: 318 mortos e cerca de 500 feridos. 



    Ibrox Stadium (Glasgow/ESC) – 02 de janeiro de 1971


    Vítimas da segunda tragédia em Ibrox sendo socorridas



    Rangers e Celtics faziam o Old Firm, tradicional clássico escocês cuja rivalidade entre as torcidas é uma das maiores do planeta (assunto já retratado aqui no blog) – se não a maior – e requer todos os cuidados, quando os Bhoyz fizeram 1 a 0 aos 44 minutos da etapa final. Com a iminente derrota vários torcedores dos Gers começaram a se deslocar para a saída do estádio, entretanto, nos acréscimos, o atacante Colin Stein empatou a partida, provocando o retorno em massa de muitas pessoas que já tinham se deslocado para comemorar o gol da igualdade. O resultado foi um tumultuo generalizado na escadaria número 13 do Ibrox, que culminou com o esmagamento e morte de 66 pessoas – entre elas várias crianças – por asfixia e deixando outras 150 feridas.



    Valley Parade (Bradford/ING) – 11 de maio de 1985


    Pânico após incêndio em Bradford



    Após conquistar o retorno à segunda divisão inglesa naquela temporada, o Bradford City jogava contra o Lincoln City pelas rodadas finais da “Terceirona”. O que era para ser um jogo festivo para os torcedores virou tragédia após supostamente uma ponta de cigarro atirada por um torcedor embaixo das arquibancadas principais, feitas de madeira, ter dado início a um incêndio de grandes proporções. O jogo foi suspenso e o saldo final foi de 56 mortes e 256 pessoas feridas.



    Heysel Stadium (Bruxelas/BEL) – 29 de maio de 1985


    Tragédia de Heysel: a mais conhecida



    Certamente a tragédia dentro de estádio mais conhecida da história, pois envolveu uma final de Copa dos Campeões da Europa (atual Liga dos Campeões) entre Juventus/ITA e Liverpool/ING. Nos dias que antecediam a decisão as autoridades belgas, já sabedoras das possíveis conseqüências do encontro das duas torcidas, anunciaram uma série de medidas a fim de se evitar o confronto: revista em todos os espectadores na entrada para o jogo, proibição de venda de bebidas alcoólicas nas cercanias do estádio e um destacamento de 1500 policiais para garantir a segurança. Contudo, alguns bares próximos ignoraram as recomendações e serviram normalmente os torcedores. Fora do Heysel os distúrbios já começaram entre os Hooligans (os baderneiros) de ambas as equipes ao ponto de uma joalheria na vizinhança ter sido saqueada. Havia um planejamento para uma grande divisão das torcidas nas arquibancadas, entretanto, o que se viu foi a tribuna norte apinhada de torcedores dos dois clubes, separados apenas por uma simples grade de alguns policiais. Os britânicos começaram a provocação e o tumultuo ganhou proporções sem controle. Os confrontos começaram ali mesmo entre ingleses e italianos, tanto que a grade que separavam os rivais cedeu à pressão. Vários torcedores da Juventus foram agredidos pelos ingleses, inclusive com barras de ferro. Tamanho o pânico na torcida que o muro também cedeu e levou junto mais algumas dezenas de pessoas. O resultado do ocorrido foi a culpa do incidente imputada aos ingleses, um balanço final de 38 mortos e um número não confirmado de feridos. A polícia não deteve ninguém, mas os clubes ingleses sofreram uma dura punição: banimento das competições européias por um período de 5 anos. O jogo, relegado ao segundo plano, terminou 1 a 0 para a Vecchia Signora.



    Hillsborough (Sheffield/ING) – 15 de abril de 1989


    Hillsborough: mais um caso de superlotação no estádio



    Mais uma vez uma FA Cup via uma tragédia dentro de um campo de futebol. Desta vez valendo pelas semifinais, Liverpool e Nottingham Forest iam se confrontar no campo do Sheffield Wednesday FC, que tinha capacidade para quase 40 mil espectadores. A polícia local dividiu as torcidas nas arquibancadas e abriu um portão para a saída, que resultou num tumultuo generalizado com torcedores do Liverpool entrando por ele, causando uma superlotação do setor Lepping Lane Ends reservado aos fãs dos Reds. A pessoas iam sendo esmagadas no alambrado que separava o público do gramado até que a estrutura cedeu à pressão. A partida foi cancelada. O saldo foi de 96 mortos e 766 feridos, configurando-se na maior tragédia em estádios britânicos da história.



    Estádio Armand Césari (Bastia/FRA) – 05 de maio de 1992


    Arquibancada feita de Ãºltima hora destruída em Bastia



    Bastia e Olympique de Marselha iam se enfrentar pela Copa da França e a diretoria dos donos da casa resolveram de última hora aumentar a capacidade do estádio em 50%, tendo em vista a importância do confronto. As autoridades locais aprovaram a nova estrutura sem nenhuma restrição. Momentos antes do jogo o novo setor já estava sendo tomado e não suportando o peso do público desabou matando 18 pessoas e ferindo aproximadamente outras 2300.



    Estádio Mateo Flores (Cidade da Guatemala/GUA) – 16 de outubro de 1996


    Avalanche humana na Guatemala



    Guatemala e Costa Rica iam se enfrentar pelas Eliminatórias para a Copa do Mundo de 1998 e o estádio estava com público bem acima de seus 30 mil lugares. O motivo foi o derramamento de ingressos falsos nas mãos de cambistas que desencadeou numa avalanche humana para dentro de campo. Vários torcedores foram esmagados e pisoteados e o balanço final da tragédia foi de 150 pessoas feridas e 83 mortas.



    Ellis Park (Johanesburgo/AFS) – 11 de abril de 2001


    Ellis Park: quase o dobro da capacidade máxima



    Em outra grande rivalidade do futebol, Kaiser Chiefs e Orlando Pirates iam se enfrentar no Ellis Park e um grande público era esperado para o confronto. O estádio tinha capacidade para 60 mil pessoas, mas incrivelmente recebeu segundo relatos da época de 90 a 120 mil espectadores. A situação já era desconfortável para a torcida presente com o pouco espaço e só piorou quando os Pirates marcaram um gol. Vários torcedores dos Chiefs revoltados quiseram invadir o gramado e o que já era uma bomba relógio prestes a explodir foi à tona! O policiamento tentou reprimir os revoltosos lançando gás lacrimogêneo sobre os invasores, mas a o tumultuo só aumentou. Muitas pessoas foram pisoteadas na confusão – 43 morreram e cerca de 150 ficaram feridas.



    Accra Sports Stadium (Accra/GAN) – 09 de maio de 2001


    Incidente em Gana foi o maior da história do continente africano



    Poucos dias depois da tragédia no Ellis Park foi a vez do futebol ganês viver momentos de terror dentro do estádio de futebol – e em mais um clássico local. Accra Hearts of Oaks e Asante Kotoko se enfrentavam para uma casa lotada e a partida terminou em 2 a 1 para os anfitriões. Indignada com o resultado, a torcida visitante começou um tumultuo nas arquibancadas e passou a arremessar assentos e garrafas de plásticos para o gramado. O policiamento local reagiu com gás lacrimogêneo e provocou pânico generalizado nas pessoas presentes, que tentaram fugir desordenadamente. Com os portões fechados vários torcedores se amontoaram, causando a morte de 127 pessoas por esmagamento e asfixia. Esta foi a maior tragédia dentro de um campo de futebol da história do futebol africano. O detalhe mais triste é que não havia mais equipe médica no estádio – eles haviam deixando o local minutos antes da confusão.



    Fonte Nova (Salvador/BRA) – 25 de novembro de 2007


    Salvador: estádio em péssimo estado de conservação



    Em jogo válido pela fase final da Série C do Campeonato Brasileiro, Bahia e Vila Nova/GO se enfrentavam em campo e o jogo estava 0 a 0 para um público de cerca de 60 mil pessoas. Aos 43 minutos do 2º tempo uma parte das arquibancadas do estádio desabou matando 7 pessoas e ferindo 40. O laudo divulgado posteriormente constatou que o estado das estruturas da Fonte Nova era péssimo.



    Port Said Stadium (Port Said/EGI) – 01 de fevereiro de 2012


    Port Said: jogadores são alvos da ira dos revoltosos



    Depois da vitória de 3 a 1 do anfitrião Al-Masry sobre o Al-Ahly vários torcedores do clube local invadiram o gramado e atacaram a torcida e os jogadores visitantes e a polícia com pedras, artefatos de fogo, facas, garrafas, pedaços de pau e até espadas. Os atletas fugiram para o vestiário. Milhares de revoltados transformaram o estádio em uma praça campal de guerra, que teve como saldo final 79 mortos e mais de 1000 feridos. As autoridades egípcias investigam o caso e abriram a possibilidade do motivo do confronto não ser apenas esportivos, mas também político, visto que o país recentemente passou por um sangrento processo de mudança no governo.



    Foto 1: Augusto Gomes - G1/RN
    Foto 2: Geraldo Bubniak - Fotoarena
    Foto 3: Autor desconhecido
    Foto 4: Merseyside Potters
    Foto 5: TPS
    Foto 6: Daily Record
    Foto 7: Bradford Timeline
    Foto 8: Daily Mail
    Foto 9: Bleach Report
    Fotos 10 e 11: TVXS
    Foto 12: Odd Culture
    Foto 13: Futura Press
    Foto 14: Reuters


              o invasor americano assistir online legendado        

    Assistir o invasor americano online legendado. Sinopse Documentário satírico em que o diretor Michael Moore se responsabiliza com o Pentágono de ser o invasor para a América a partir de agora. Ele manterá a guerra infinita que é usada para suportar o complexo militar industrial americano. Review Mais um ótimo filme do Michael Moore, que […]

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              CARTA DEL DR. RENÉ FAVALORO ANTES DE SUICIDARSE        

    El Juez liberó la nota que dejó el Dr. René Favaloro antes de suicidarse.

    (Del Dr. René Favaloro/ julio 29-2000 - 14,30 horas)

    Si se lee mi carta de renuncia a la Cleveland Clinic , está claro que mi regreso a la Argentina (después de haber alcanzado un lugar destacado en la cirugía cardiovascular) se debió a mi eterno compromiso con mi patria. Nunca perdí mis raíces.. Volví para trabajar en docencia, investigación y asistencia médica. La primera etapa en el Sanatorio Güemes, demostró que inmediatamente organizamos la residencia en cardiología y cirugía cardiovascular, además de cursos de post grado a todos los niveles.
    Le dimos importancia también a la investigación clínica en donde participaron la mayoría de los miembros de nuestro grupo.

    En lo asistencial exigimos de entrada un número de camas para los indigentes. Así, cientos de pacientes fueron operados sin cargo alguno. La mayoría de nuestros pacientes provenían de las obras sociales. El sanatorio tenía contrato con las más importantes de aquel entonces.
    La relación con el sanatorio fue muy clara: los honorarios, provinieran de donde provinieran, eran de nosotros; la internación, del sanatorio (sin duda la mayor tajada).

    Nosotros con los honorarios pagamos las residencias y las secretarias y nuestras entradas se distribuían entre los médicos proporcionalmente.

    Nunca permití que se tocara un solo peso de los que no nos correspondía.

    A pesar de que los directores aseguraban que no había retornos, yo conocía que sí los había. De vez en cuando, a pedido de su director, saludaba a los sindicalistas de turno, que agradecían nuestro trabajo.

    Este era nuestro único contacto.

    A mediados de la década del 70, comenzamos a organizar la Fundación. Primero con la ayuda de la Sedra, creamos el departamento de investigación básica que tanta satisfacción nos ha dado y luego la construcción del Instituto de Cardiología y cirugía cardiovascular.
    Cuando entró en funciones, redacté los 10 mandamientos que debían sostenerse a rajatabla, basados en el lineamiento ético que siempre me ha acompañado.

    La calidad de nuestro trabajo, basado en la tecnología incorporada más la tarea de los profesionales seleccionados hizo que no nos faltara trabajo, pero debimos luchar continuamente con la corrupción imperante en la medicina (parte de la tremenda corrupción que ha contaminado a nuestro país en todos los niveles sin límites de ninguna naturaleza). Nos hemos negado sistemáticamente a quebrar los lineamientos éticos, como consecuencia, jamás dimos un solo peso de retorno.. Así, obras sociales de envergadura no mandaron ni mandan sus pacientes al Instituto.

    ¡Lo que tendría que narrar de las innumerables entrevistas con los sindicalistas de turno!

    Manga de corruptos que viven a costa de los obreros y coimean fundamentalmente con el dinero de las obras sociales que corresponde a la atención médica.

    Lo mismo ocurre con el PAMI. Esto lo pueden certificar los médicos de mi país que para sobrevivir deben aceptar participar del sistema implementado a lo largo y ancho de todo el país.

    Valga un solo ejemplo: el PAMI tiene una vieja deuda con nosotros, (creo desde el año 94 o 95) de 1.900.000 pesos; la hubiéramos cobrado en 48 horas si hubiéramos aceptado los retornos que se nos pedían (como es lógico no a mí directamente).

    Si hubiéramos aceptado las condiciones imperantes por la corrupción del sistema (que se ha ido incrementando en estos últimos años) deberíamos tener 100 camas más. No daríamos abasto para atender toda la demanda.

    El que quiera negar que todo esto es cierto que acepte que rija en la Argentina, el principio fundamental de la libre elección del médico, que terminaría con los acomodados de turno.

    Los mismo ocurre con los pacientes privados (incluyendo los de la medicina prepaga) el médico que envía a estos pacientes por el famoso ana-ana , sabe, espera, recibir una jugosa participación del cirujano.

    Hace muchísimos años debo escuchar aquello de que Favaloro no opera más! ¿De dónde proviene este infundio?. Muy simple: el pacientes es estudiado.. Conclusión, su cardiólogo le dice que debe ser operado. El paciente acepta y expresa sus deseos de que yo lo opere. 'Pero cómo, usted no sabe que Favaloro no opera hace tiempo?'. 'Yo le voy a recomendar un cirujano de real valor, no se preocupe'. El cirujano 'de real valor' además de su capacidad profesional retornará al cardiólogo mandante un 50% de los honorarios!

    Varios de esos pacientes han venido a mi consulta no obstante las 'indicaciones' de su cardiólogo. '¿Doctor, usted sigue operando?' y una vez más debo explicar que sí, que lo sigo haciendo con el mismo entusiasmo y responsabilidad de siempre.
    Muchos de estos cardiólogos, son de prestigio nacional e internacional.

    Concurren a los Congresos del American College o de la American Heart y entonces sí, allí me brindan toda clase de felicitaciones y abrazos cada vez que debo exponer alguna 'lecture' de significación. Así ocurrió cuando la de Paul D. White lecture en Dallas, decenas de cardiólogos argentinos me abrazaron, algunos con lágrimas en los ojos. Pero aquí, vuelven a insertarse en el 'sistema' y el dinero es lo que más les interesa.

    La corrupción ha alcanzado niveles que nunca pensé presenciar. Instituciones de prestigio como el Instituto Cardiovascular Buenos Aires, con excelentes profesionales médicos, envían empleados bien entrenados que visitan a los médicos cardiólogos en sus consultorios. Allí les explican en detalles los mecanismos del retorno y los porcentajes que recibirán no solamente por la cirugía, los métodos de diagnóstico no invasivo (Holter eco, camara y etc., etc.) los cateterismos, las angioplastias, etc. etc., están incluidos...

    No es la única institución. Médicos de la Fundación me han mostrado las hojas que les dejan con todo muy bien explicado. Llegado el caso, una vez el paciente operado, el mismo personal entrenado, visitará nuevamente al cardiólogo, explicará en detalle 'la operación económica' y entregará el sobre correspondiente!.

    La situación actual de la Fundación es desesperante, millones de pesos a cobrar de tarea realizada, incluyendo pacientes de alto riesgo que no podemos rechazar. Es fácil decir 'no hay camas disponibles'.

    Nuestro juramento médico lo impide.

    Estos pacientes demandan un alto costo raramente reconocido por las obras sociales. A ello se agregan deudas por todos lados, las que corresponden a la construcción y equipamiento del ICYCC, los proveedores, la DGI, los bancos, los médicos con atrasos de varios meses.. Todos nuestros proyectos tambalean y cada vez más todo se complica.

    En Estados Unidos, las grandes instituciones médicas, pueden realizar su tarea asistencial, la docencia y la investigación por las donaciones que reciben.

    Las cinco facultades médicas más trascendentes reciben más de 100 millones de dólares cada una! Aquí, ni soñando.

    Realicé gestiones en el BID que nos ayudó en la etapa inicial y luego publicitó en varias de sus publicaciones a nuestro instituto como uno de sus logros!. Envié cuatro cartas a Enrique Iglesias, solicitando ayuda (¡tiran tanto dinero por la borda en esta Latinoamérica!) todavía estoy esperando alguna respuesta. Maneja miles de millones de dólares, pero para una institución que ha entrenado centenares de médicos desparramados por nuestro país y toda Latinoamérica, no hay respuesta.

    ¿Cómo se mide el valor social de nuestra tarea docente?

    Es indudable que ser honesto, en esta sociedad corrupta tiene su precio. A la corta o a la larga te lo hacen pagar.

    La mayoría del tiempo me siento solo. En aquella carta de renuncia a la C. Clinic , le decía al Dr. Effen que sabía de antemano que iba a tener que luchar y le recordaba que Don Quijote era español!

    Sin duda la lucha ha sido muy desigual.

    El proyecto de la Fundación tambalea y empieza a resquebrajarse.

    Hemos tenido varias reuniones, mis colaboradores más cercanos, algunos de ellos compañeros de lucha desde nuestro recordado Colegio Nacional de La Plata, me aconsejan que para salvar a la Fundación debemos incorporarnos al 'sistema'.

    Sí al retorno, sí al ana-ana..

    'Pondremos gente a organizar todo'. Hay 'especialistas' que saben como hacerlo. 'Debes dar un paso al costado. Aclararemos que vos no sabes nada, que no estás enterado'. 'Debes comprenderlo si querés salvar a la Fundación'

    ¡Quién va a creer que yo no estoy enterado!

    En este momento y a esta edad terminar con los principios éticos que recibí de mis padres, mis maestros y profesores me resulta extremadamente difícil. No puedo cambiar, prefiero desaparecer.

    Joaquín V. González, escribió la lección de optimismo que se nos entregaba al recibirnos: 'a mí no me ha derrotado nadie'. Yo no puedo decir lo mismo. A mí me ha derrotado esta sociedad corrupta que todo lo controla. Estoy cansado de recibir homenajes y elogios al nivel internacional. Hace pocos días fui incluido en el grupo selecto de las leyendas del milenio en cirugía cardiovascular. El año pasado debí participar en varios países desde Suecia a la India escuchando siempre lo mismo.

    '¡La leyenda, la leyenda!'

    Quizá el pecado capital que he cometido, aquí en mi país, fue expresar siempre en voz alta mis sentimientos, mis críticas, insisto, en esta sociedad del privilegio, donde unos pocos gozan hasta el hartazgo, mientras la mayoría vive en la miseria y la desesperación. Todo esto no se perdona, por el contrario se castiga.

    Me consuela el haber atendido a mis pacientes sin distinción de ninguna naturaleza. Mis colaboradores saben de mi inclinación por los pobres, que viene de mis lejanos años en Jacinto Arauz.

    Estoy cansado de luchar y luchar, galopando contra el viento como decía Don Ata.

    No puedo cambiar.

    No ha sido una decisión fácil pero sí meditada.
    No se hable de debilidad o valentía.

    El cirujano vive con la muerte, es su compañera inseparable, hable de debilidad o valentía.

    El cirujano vive con la muerte, es su compañera inseparable, con ella me voy de la mano..

    Sólo espero no se haga de este acto una comedia. Al periodismo le pido que tenga un poco de piedad.

    Estoy tranquilo.. Alguna vez en un acto académico en USA se me presentó como a un hombre bueno que sigue siendo un médico rural. Perdónenme, pero creo, es cierto. Espero que me recuerden así.

    En estos días he mandado cartas desesperadas a entidades nacionales, provinciales, empresarios, sin recibir respuesta.

    En la Fundación ha comenzado a actuar un comité de crisis con asesoramiento externo. Ayer empezaron a producirse las primeras cesantías.. Algunos, pocos, han sido colaboradores fieles y dedicados. El lunes no podría dar la cara..

    A mi familia en particular a mis queridos sobrinos, a mis colaboradores, a mis amigos, recuerden que llegué a los 77 años. No aflojen, tienen la obligación de seguir luchando por lo menos hasta alcanzar la misma edad, que no es poco.

    Una vez más reitero la obligación de cremarme inmediatamente sin perder tiempo y tirar mis cenizas en los montes cercanos a Jacinto Arauz, allá en La Pampa.

    Queda terminantemente prohibido realizar ceremonias religiosas o civiles.

    Un abrazo a todos
    René Favaloro


              Comment on Guestbook by Petros Tenezakis        
    My journey to Shatila Refugee Camp began many years ago. At the time I was working in Balatah Refugee Camp of Nablus in the Israeli-Occupied northern West Bank. A refugee camp that suffered greatly due to the massive reooccupation of the West Bank. As the Jenin massacre occured during Operation Defensive Shield, Israeli forces cracked down on Nablus city and its adjacent refugee camps, Askar, Balatah and al-Ain. Parts of the attrocities, that can only be described as a massacre went unseen due to massive focus on Jenin and other areas of the West Bank. And as the tanks, helicopters, APC:s and F-16 attacked the city, only a few of us were preset to document the onslaught. As I arrived in the emd of the onslaught, Balatah Refugee Camp was target for daily attacks. There amid the smell of blood, the dust and the debris I was constantly thinking about what happened in Shatila and Sabra. I promissed myself to visit the camps in Lebanon as well. In 2005 I was arrested by Israeli authorities and denied access to Palestine for the upcoming 1o years, due to my involvement in peacefull activities against the occupation and solidarity with the Palesinian people. By then I had witnessed more violations, killings and injuries than most people in our priviliged western world has witnessed during a lifetime, including myself injured in the chest during an invasion of the old city of Nablus. As I was held in a tiny cell, humiliated and threatened daily I still felt privileged. I could at leave. Since my denial of entry came into effect I planned to visit as many palestinians as possible with a hope to visit Shatila and its residents. That dream finally came true last year. As a photographer I travelled directly to SHatila Refugee Camp. I was welcomed by Mr Abu Moujahed, and his wonderful staff at the CYC, Palestinian Centre for Children and Youth that runs a centre for the youth in Shatila and Nahr-el-Bared Camps. My home for bacame their guest house. A great oppurtunity for internationals to experience the camp and interat with its citizens. I quickly forgot the camera, most times I just interacted with the camp residents. I set up meetings with the Baker, Pharmacist, nurses, political representatives, survivors of the massacre, and enjoyed the time spent with the youth. Sadly I had to leave, 3 weeks passed quickly. I am sure that I will return. Palestine and all Palestinians, world citizens and friend will allways prompt me to work and fight for freedoom. A freedoom that has been denied for decades. I warmly recommend evryone to visit Shatila and stay the night at the CYC guesthouse. And undoubtebly upon departure I am sure your tears will fall, just as mine did. Dear Mahmoud Abbas Abu Moujahed, Manar, Sabah, Marwa and all the staff at CYC, all the children and youth, internationals and camp citizens. I am with you at all times, and our reunification is not a matter of If, its a matter of When. With love and hugs from Sweden.Your friend, Petros Tenezakis
              BRAIN Initiative        
    President Obama recently announced a big new effort to map and understand the human brain. What are we trying to learn about our brains? One thing we will earn is how our brains are structured, "not this well-organized hierarchical control system where everything is in order." Another is how much of mental illness is shaped by experience and society, as opposed to chemical or structural factors. What do we already know about our brains? 12 Things We Know About How The Brain Works. And we know that unconcious processing improves decision-making. That brain structure may be linked to placebo response. And that unconcious brains can read and do math. We know a little bit more about how the brain responds to addiction. And we know that "genetic, molecular and cellular mechanisms" in childhood can have permanent ill effects. We think that differences in our brain reflect political differences. But we know that a lot of pop neuroscience is bollocks. What could we do with new information? Could we reverse-engineer AI? Manipulate our brains, neuron-by-neuron? Make better soldiers? Or record dreams? Or activate neurons with light? Or make better, crowdsourced brain maps? Neurotechnology, Social Control, And Revolution
    In our neuro-centric world-view, a person is equated to his brain. The neuro-discourse has penetrated all aspects of our lives from law to politics to literature to medicine to physics. As part of this neuro-revolution, huge military funding is supporting neuro-scientific research; a huge body of basic knowledge on memory, belief formation, cognition and sensory modalities has been gathered over years, with fieldslike social neuroscience, cultural neuroscience, neuroeconomics and neuromarketing has emerging to improve our lifestyle; neurotechnological know-how from wireless non invasive technologies to neuroelectronic interfaces is exponentially advancing; and neurotechnology business reports indicates the rapid increase in neurotechnological start ups and the willingness of bringing neurotechnological products to the market. In my opinion, all the aforementioned indicators indicate that neurotechnology can be potentially used to control social dynamics.

              Reduction of Post -Traumatic Stress Symptoms Associated with Non-invasive Neurotechnology        
    A closed-loop acoustic stimulation brainwave technology significantly reduced symptoms in people suffering from post-traumatic stress in a small pilot study conducted at Wake Forest Baptist Medical Center. The study is published in the April 19 online edition of the journal BMC Psychiatry. 
              Brain Volume Predicts Successful Weight Loss in the Elderly        
    If you’re trying to lose weight, what are your chances of success? Your brain may hold the key. Scientists at Wake Forest Baptist Medical Center believe they may have found a way to predict who will be successful in their weight-loss efforts with a quick, non-invasive brain scan. 
              Memories of a Maryland forest        

    The forest patch in my Maryland backyard has always been a part of my life and is filled with fond memories. This patch is one of the last remaining outposts of nature amongst the rapid development in Frederick’s outskirts, cut off from its brethren.

    Yet this small patch has been thriving for decades.

    The forest undergoes wondrous transformations with the changing of the seasons. During spring every plant ardently strives to be the largest; every centimeter of their delicate foliage strains for the Sun. When summer arrives, schools of industrious minnows snatch insects off the surface of the gurgling creek. As summer wanes into autumn, the trees explode into a whirlwind of brilliant, dazzling color. Winter ushers in the end of the year as the slumbering forest is gently bundled into a fluffy white blanket. Birds of all species emerge from the trees and crowd my mother’s bird-feeders in a flock of color: cardinal red, junco gray, and sparrow brown..

    But this patch is a mere scrap compared to the magnificent National Forests, particularly the untouched Roadless areas. According to the Forest Service, the 58.5 million acres of roadless forests are indispensible to wildlife as they tend to have older and rarer trees than non-protected areas. These forests provide irreplaceable ecological services to both people and wildlife. They keep our waterways clean, provide unparalleled recreation, filter our air, preserve our soil, sequester carbon, and more.

    “Although roadless areas represent less than 1 percent of the American landmass, they serve as a reservoir of rare and vanishing values,” according to former Forest Service Chief Mike Dombeck. “They provide clean drinking water, habitat for fish and wildlife, abundant hunting and fishing, recreation opportunities, reference areas for research, and barriers against noxious and invasive species.” Roadless areas are also highly productive economically. In 1984 alone, roadless areas in Colorado provided over $60 million in recreation revenue to the state.

    My great hope is that the U.S. continues to expand the roadless areas in light of their significant ecological and economic benefits. As a child, I took many creek walks with my mother and sister in our backyard forest. I can only imagine the splendor of hiking in a national forest.

    Learn more: See a chronology of the Roadless rule
     

    Photo: Fallen tree gives snow a place to sit in Maryland.

    Photo courtesy of: Sarah Peters

    Fallen tree gives snow a place to sit


              ricordando il centrodestra...        
    quando la sinistra non va; quando ti ha deluso al governo, e sta anche per cadere (mi verrebbe da dire finire), può esser utile ricordarsi del centrodestra al governo, per capire che in fondo è meglio così; che forse ci dovremmo accontentare; e che più di ogni altra cosa dovremmo salvare questo governo, fosse anche per il rotto della cuffia, fosse malamente, magari con un ribaltone.

    Il centrodestra è il male, perché quando era al governo...

    ha finanziato la scuola privata; ha riformato la scuola malamente, con la coscienza di facilitare le private;
    ha facilitato il lavoro privato dei medici, anche se ospedalieri, aiutando il privato a scapito del pubblico nella sanità;
    ha reso possibile l'esplosione di università fasulle in tutta Italia ed ha consentito le lauree truffa con la conversione dell'esperienza lavorativa in crediti formativi;
    ha tagliato drasticamente la ricerca strafinanziando un centro di ricerca amico di Tremonti e lasciando che alcuni centri di prestigio non avessero nemmeno i fondi per pagare la bolletta elettrica;
    ha in breve facilitato in ogni modo il privato nei confronti del pubblico, e ci siamo sentiti dire che il modello da imitare (nella previdenza sociale come nell'istruzione e nella sanità) è il modello statunitense.
    Quello statunitense è un modello mostruoso, che nessuno (se non ricco) può pensare di volere. Nondimeno i voti il centrodestra li prende eccome...

    ha detto che le tasse, se troppo alte, è giusto non pagarle;
    ha condonato l'incondonabile; ripetutamente;
    ci ha ricordato che con la mafia ci si deve convivere;
    ha introdotto una quantità di nuovi contratti atipici che hanno lasciato il via libera definitivo alla precarietà (dato che nel frattempo smantellava il welfare...);
    ci ha regalato (al grido di "abbassiamo le tasse") una finanziaria di rigore, con forti tagli ai bilanci ovunque ed un debito pubblico accresciuto;
    ha varato la Bossi-Fini sull'immigrazione (risultati zero, ingiustizia tanta);
    ha infilato nel pacchetto sulle Olimpiadi la Fini-Giovanardi sulle droghe, che ha ridotto le dosi di cannabis, ma ha aumentato le dosi di cocaina; equiparando un consumatore ad un criminale;
    ha gestito il G8 di Genova nel peggiore dei modi possibili sospendendo lo stato di diritto (basta vedere cosa dice in proposito Amnesty International);
    ha avvicinato l'Italia agli Usa spaccando l'Europa (ed allontanandosi da essa);
    ed ha reso l'Italia l'ennesima ancella degli Stati Uniti;
    ha avvallato l'invasione dell'Iraq inviando truppe altamente esposte al pericolo, per fornire aiuto agli Stati Uniti (esercito occupante ed aggressore); le Nazioni Unite sono arrivate dopo, non dimentichiamocelo;

    serve altro?!
    Mastella, ti prego, fa il buono; Di Pietro, Dini, ve lo chiedo per piacere...

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              DAYTONA BIKE WEEK        
    Nº76 MOTO REPORT Abril 2008
    Talvez tenha sido o apelo de areia dura, nos dias amenos de Inverno, ou talvez a excitação da primeira corrida de moto pela praia, que fez de Daytona Beach o palco da Bike Week mais famosa do mundo inteiro. Provavelmente o retorno, todos os anos, de cada vez mais pessoas ao evento, dever-se-á às carismáticas actividades que lá têm lugar e que, por isso mesmo, têm ajudado a elevar o seu nome cada vez mais alto. Seja como for, esta Bike Week é uma prestigiada tradição que tem lugar desde 24 de Janeiro de 1937, originalmente com o nome de Daytona 200. Este ano, de 29 de Fevereiro a 09 de Março, cumpriu-se novamente a tradição, e o sonho de muitos que lá ambicionam ir.

    A primeira corrida teve lugar ao longo de 3.2 milhas (pouco mais de 5.100 metros), num percurso misto de areia de praia e estrada, ao sul de Daytona Beach. O californiano Ed Kretz, mais concretamente de Monterey Park, foi o vencedor. Ele pilotava uma moto de um conceituado fabricante americano, a Indian, e a velocidade média cifrou-se nos 117km/h. Kretz venceu também a corrida inaugural da cidade de Daytona Beach. Entre 1942 e 1947, devido à II Guerra Mundial, esta prova teve de ser cancelada. A American Motorcycling Association (AMA) considerou que, no interesse da defesa nacional, deveria ser imposto um interregno ao evento. É que a guerra obrigava ao racionamento dos combustíveis, e a produção de pneus, e de componentes mecânicos de base, para veículos domésticos ou particulares deveria ser canalizada, quase que em exclusivo, para a obtenção de mais material bélico. Porém, neste período, uma outra corrida, não oficial, teve lugar. Era descrito pelos locais com “Handlebar Derby” (a prova dos guiadores). A 24 de Fevereiro de 1947, e com o conflito mundial já terminado, um ilustre cidadão local, Bill France, promoveu a reorganização da corrida e contou com 176 concorrentes. Vários jornais da época relatam que terá sido pedido à população que acolhesse os motociclistas visitantes nas suas casas, pois o ramo hoteleiro estava simplesmente lotado. Em 1948, um novo percurso de praia e estrada foi delineado, motivado pela construção na área onde antes as corridas se realizavam. Desta feita, os organizadores moveram-no ainda mais para sul, para junto de Ponce Inlet. Contava agora com 4.1 milhas (mais de seis quilómetros e meio) de extensão. A última Daytona 200, num percurso misto de areia e alcatrão, ocorreu em 1960. Depois disso, a prova foi transferida para o circuito Daytona International Speedway. Esta Bike Week sempre encerrou em si mesma um toque bastante peculiar. Algures, depois da guerra, criou-se uma certa tensão em seu torno. Enquanto que a competição era devidamente organizada, obedecendo a regras bem definidas, tudo o resto à sua volta não. Com o passar dos anos, a população local começou a sentir-se insegura com aquilo que denominava de “A Invasão”. Os agentes da autoridade eram poucos, tendo em conta a dimensão do evento, e os confrontos entre bikers e polícia eram cada vez mais intensos. Esta espiral de violência atingiu o seu pico em 1986. Daí em diante, estabeleceu-se uma equipa operacional, composta por várias entidades, como sejam a própria organização, diversas instituições da cidade e até a câmara de comércio local, com o fito de melhorar as relações entre os participantes e a população, alterando a magnitude dos acontecimentos. Hoje em dia, a Bike Week, é um acontecimento que dura dez dias, e que se estende até ao condado de Volusia. Há centenas de actividades para participarem motociclistas ou simples entusiastas. São centenas de milhar os que lá comparecem, e a população local, agora, recebe-os de braços abertos.
    Fatalidades:
    - Em média, por ano, morrem entre quatro a dez pessoas.
    - Em 2000, morreram entre dez a quinze pessoas.
    - Em 2006, doze motociclistas morreram nos primeiros oito dias. No último dia a lista chegou aos dezoito mortos e catorze destas ocorreram nos condados de Volusia e Flagler.
    - Em 2007 morreram duas pessoas.
    © Todos os direitos do texto estão reservados para MOTO REPORT, uma publicação da JPJ EDITORA. Contacto para adquirir edições já publicadas: +351 253 215 466.
    © General Moto, by Hélder Dias da Silva 2008

              Medios 3.0, política 2.0: The Sun publica el primer podcast de Tony Blair        
    El diario inglés The Sun acaba de publicar el primer podcast de Tony Blair, primer ministro británico e invasor irakí. Se trata de una mini entrevista de unos cinco minutos de duración, realizada por el editor de política de ese medio, George Pascoe-Watson. – Tony Blair podcast Vía | journalism.co.uk Enlaces relacionados: ¿Qué es un …
              Â¿Se leen los conflictos de manera distinta con el paso del tiempo?        
    ¿Se leen los conflictos de manera distinta con el paso del tiempo?

    Por Sara Plaza

    No deja de ser curioso observar cómo han ido evolucionando las distintas lecturas de los conflictos –tanto de los que ya terminaron, como de los que perduran– a lo largo del tiempo. A veces, ni siquiera tienen que pasar siglos pues bastan unos pocos años para hablar de modo distinto de un mismo problema que, indudablemente, con el paso del tiempo habrá sufrido numerosos cambios para permanecer sin solución o terminar resolviéndose.

    Se acaban de cumplir 60 años desde la creación del Nuevo Estado de Israel en una región cuyos límites y nombres han variado a lo largo de la historia.

    Hagamos un poco de memoria y repasemos un pedacito de la que enmarca esa zona.

    Los primeros restos humanos datan de hace 500.000 años. Doce milenios a.C. la cultura Natufiense elaboraba herramientas de madera, piedra y hueso, y las primeras comunidades agrícolas se asentaron en aquellos territorios entre el 10.000 y el 5.000 a.C. Nuevos grupos migratorios que utilizaban el cobre llegaron de una cultura originaria de Siria, y entre el 3.000 y el 2.200 a.C. fueron creadas las primeras ciudades–estado cananeas independientes. Las civilizaciones de Egipto, Mesopotamia, Siria y Fenicia tuvieron gran influencia en Canaán a través de las relaciones comerciales y diplomáticas que establecieron entre sí, y en 1190 a.C. arribarán los filisteos, quienes se mezclarán con las poblaciones locales e introducirán el uso del hierro y del carro tirado por caballos.

    Se estima –aunque algunos historiadores cuestionan incluso su autenticidad– que entre 2.000 y 1.000 años a.C., Abraham marchó desde la antigua ciudad de Ur (antigua Mesopotamia) hasta Harán (actual Turquía), y que una vez allí se apartó de su tribu y dejó de lado la idolatría para encaminarse, junto a su familia y rebaños, hacia Canaán y fundar –por mandato celestial– un pueblo monoteísta. Los cananeos denominaron a Abrahán, Ibri y quienes le acompañaban serían conocidos como ibrim ("del otro lado"), palabra que dio origen al término "hebreo". Se cuenta que Isaac, el hijo de Abraham, se trasladó todavía más al sur de esa "Tierra Prometida", hasta el desierto de Néguev y que el menor de sus hijos, Jacob, después de engañar al mayor, Esaú, huyó a Mesopotamia, donde pasó a llamarse Israel ("El que disputó con Dios"). También se dice que Israel tuvo 12 hijos y que su favorito fue José. Él fue el primero de los hermanos en marchar a Egipto. Años más tarde, el hambre en Canaán obligaría a los demás y a su padre a seguir sus pasos. Con la llegada al poder de Ramsés II los judíos fueron esclavizados y no sería hasta la aparición de Moisés –al parecer llamado también por Dios para refrendar el acuerdo celebrado con Abraham y guiar a los israelitas a la tierra prometida–, y el azote de aquellas famosas siete plagas cuando el faraón permitió salir a los esclavos de Egipto. Durante 40 años estuvo Moisés en el desierto, al cabo de los cuales regresó a Canaán. El testigo pasará entonces a su discípulo, Josué, quien recorrerá el Jordán y tomará Jericó, para conquistar después toda Canaán y repartirla entre las 12 tribus de Israel.

    Durante los primeros siglos en Canaán, los israelitas fueron gobernados por una sucesión de "jueces". De ellos, quizás el más famoso fuese Sansón, traicionado por la filistea Dalila. El primer rey judío fue un guerrero campesino, Saúl, a quien sucedería en el trono su yerno David, vencedor en la lucha frente al gigante filisteo Goliat. Con el tiempo David conquistó una pequeña población en la colina de Salim y la convirtió en Jerusalén. Bajo la dirección de su hijo, Salomón, estos pueblos alcanzaron su máximo esplendor, pero a su muerte las discordias internas desgarraron el territorio en dos nuevos reinos: Israel al norte y Judá al sur (de ahí vendrá la palabra "judío"). Estos reinos coexistieron junto a otros, entre ellos varias ciudades–estado filisteas.
    Las tribus del norte fueron vencidas por los asirios 200 años más tarde y pasaron a ser conocidas como las "Diez Tribus Perdidas". En el 587 a.C. Nabucodonosor capturó Jerusalén y los judíos, junto al resto de los sobrevivientes, fueron llevados cautivos a Babilonia. Solamente se les permitió volver cuando Ciro, el rey persa, conquistó Babilonia en el 538 a.C. El Imperio Persa caerá ante las tropas griegas de Alejandro Magno y a los judíos de Judá se les limitará su autonomía religiosa y administrativa. Fascinados por la cultura griega algunos judíos reformistas se enfrentaron a los más ortodoxos y esta división interna, que terminaría en guerra civil, posibilitó la invasión del sirio Antíoco IV Epifanes. Los sirios serán expulsados de Jerusalén por Judas Macabeo en el 167 a.C. y los judíos volverán a progresar bajo los macabeos por un corto espacio de tiempo. En el 63 a.C. aparecen los romanos y llamarán Judea a Judá, convirtiéndola en colonia y nombrando, años después, a Herodes el Grande como "rey de los judíos". Judea se rebelará contra el Imperio Romano en el 66 d.C. y el territorio será asolado por las legiones de Vespasiano y Jerusalén tomada por su hijo Tito en el año 70. Los judíos se diseminarán y Judea junto con Galilea, Samaria e Idumea serán conocidas a partir de entonces como una nueva provincia romana denominada Siria Palestina en honor a los filisteos.

    En los siguientes siglos esta zona sufrirá otras muchas ocupaciones. Entre ellas las de los árabes allá por el 636, de los cruzados en 1099, de los tártaros en 1244 y de los turcos en 1517. Para ser nuevamente ocupada en el siglo pasado, durante casi tres décadas, esta vez por los británicos. Al finalizar la Primera Guerra Mundial, Gran Bretaña había vencido a los turcos otomanos con la ayuda de rebeldes árabes, pero no pudo cumplir su promesa de crear un gran Estado árabe independiente porque en el 1920 Francia expulsará al rey Faisal de Damasco y Gran Bretaña dará prioridad a los acuerdos con los franceses. En 1920, el Consejo Supremo Aliado (Gran Bretaña, Estados Unidos, Francia, Italia y Japón) se reunió en San Remo y Gran Bretaña aceptó un mandato para Palestina, aunque quedaron pendientes las condiciones y los límites del mismo. En 1922, la Liga de Naciones le conferirá a Gran Bretaña dicho mandato internacional en esa región, donde ya se había concedido a los judíos el derecho a organizar su hogar nacional. Habían pasado cinco años de la declaración de Balfour, en la que se reconocía la conexión histórica del pueblo judío con Palestina. Durante el mandato, mientras Gran Bretaña favorecía a los judíos, éstos mantuvieron una política de negación de la población autóctona.

    En los años que siguieron a las Segunda Guerra Mundial, el control británico sobre Palestina se volvió cada vez más incierto. Finalmente, a principios de 1947 el gobierno británico anunció su deseo de finalizar el mandato argumentando que era incapaz de encontrar una solución aceptable para ambas partes, la judía y la árabe, y cedió su responsabilidad sobre Palestina a las Naciones Unidas. Éstas aprobaron la partición del Mandato de Palestina en dos estados, uno árabe y otro judío, quedando el área de Jerusalén bajo control internacional. Los líderes judíos estuvieron de acuerdo, pero no así los árabes palestinos. No obstante, el Nuevo Estado de Israel fue proclamado el 14 de mayo de 1948, y los estados y ejércitos árabes vecinos atacaron Israel inmediatamente después de su declaración de independencia provocando la guerra árabe–israelí de 1948. Durante esta guerra, de acuerdo a las estimaciones de Naciones Unidas, alrededor del 80% de la población árabe tuvo que abandonar el país. Al finalizar el conflicto armado, Israel quedó establecido la mayor parte del territorio mientras que la restante, que comprendía la Franja de Gaza, el margen occidental del río Jordán y Jerusalén del este, fue ocupada por Egipto y Jordania, y conquistada con posterioridad por Israel durante la Guerra de los Seis Días en 1967.

    Hasta aquí el ejercicio de memoria y esbozo de la historia que les proponía.

    Veamos ahora cómo se han tratado un par de momentos de la más reciente en dos textos que estuve consultando estos días mientras revisaba lo expuesto hasta ahora en un par de enciclopedias. Uno de ellos es el artículo "El sufrimiento como identidad" escrito por el periodista especialista en política internacional, Andrés Criscaut, en la edición internacional para Argentina del diario Le Monde diplomatique, "el Dipló" de mayo de 2008. El otro es un libro titulado "Israel" de Robert St. John y los redactores de LIFE en español, publicado en 1962 perteneciente a la colección "Biblioteca Universal de LIFE en Español".

    Así es como Andrés Criscaut escribe sobre lo sucedido entre 1936 y 1939:

    "Los árabes de Palestina, tanto urbanos como campesinos, se vieron por primera vez solos y ante una colonización judía que creció de 12.500 personas en 1932 a 66.000 en 1935, cuando se intensificó la huida de la Alemania nazi.

    Entre 1936 y 1939 se produjo una revuelta espontánea –similar a la ocurrida en la última década con las dos Intifadas– compuesta básicamente por campesinos y marginados de los centros urbanos, conocida como al Gran Revuelta árabe de Palestina, y que tomaría por sorpresa a la pequeña elite de dirigentes palestinos (sólo un 9% participó, y menos de un 5% dirigió acciones armadas o de guerrilla).

    El levantamiento, si bien fue disparado por los desafíos y las inequidades ante el creciente enclave judío en el Mandato, tuvo una orientación abiertamente antibritánica, ya que la Corona era responsable directa de este desequilibrio. Pero en su etapa final terminó siendo una verdadera guerra civil entre palestinos. La revuelta puso en serios aprietos a la administración del Mandato, que desplegó más tropas en la pequeña zona de Palestina que en todo el subcontinente indio". (p. 33)


    Y de esta manera lo hace Robert St. John:

    "A mediados de la década de 1930, el antisemitismo de Alemania, Austria y Checoslovaquia, y la renuencia de Australia y de los países aún poco poblados de América a abrir sus puertas a los judíos que huían de Europa Central para salvar sus vidas, hizo que muchos de éstos optaran por buscar refugio en Palestina. Ahora los árabes, en señal de protesta, organizaron una rebelión en gran escala que principió durante la primavera de 1936. Los motivos comenzaron en Jaffa y se extendieron a todos los lugares donde había árabes y judíos. Hubo muchos muertos y la vida en las poblaciones se trastornó por culpa de un paro general decretado por los árabes. Los británicos enviaron fuerzas militares desde Egipto, Malta y la propia Inglaterra y finalmente el orden fue restaurado". (pp. 39–40)

    Habría mucho en lo que fijarse, pero lo que primero llamó mi atención fue que el primero denomina revuelta a lo que el segundo considera rebelión, y la espontaneidad atribuida a la primera se contrapone con la organización de la segunda. De lo que no quedan muchas dudas es de los métodos británicos.

    Fijémonos ahora en cómo ha cambiado, en el transcurso de los 44 años que separan la escritura de St. John de la de Criscaut, la denominación de la contienda que finalizó en 1948, un año después de que las Naciones Unidas decidieran dividir el territorio de la Palestina británica en dos estados, uno judío y otro árabe.

    Criscaut explica:

    "Para los israelíes, 1948 fue el año en que los judíos ganaron la ‘Guerra de la Independencia' y crearon el Estado de Israel. Para los palestinos, fue el año de la Nakba (el Desastre), el año en que perdieron Palestina y su sociedad fue devastada". (p. 33)

    St. John manifiesta:

    "Pero durante la guerra que siguió al retiro de las fuerzas británicas en 1948, [Jerusalén] fue escenario de sangrientos combates entre israelíes y árabes ... desde que rechazaron a los ejércitos árabes ... [los israelíes] orgullosamente llaman a esta contienda ‘Guerra de la Liberación'". (pp.12–14)

    En las líneas extractadas ambos textos hablan de los mismos hechos, ¿cómo pueden parecerles tan distintos a sus autores? ¿Ha sido el tiempo el causante de sus diferentes miradas? ¿Se ha modificado con él nuestro propio análisis? Opino que el tiempo juega un papel importante, pero quizás nuestros prejuicios intervengan mucho más. En muchos casos, cuando no contamos con la experiencia o la información suficientes –o recibimos información incorrecta– los autores y los lectores seguimos partiendo de ideas preconcebidas para llegar a conclusiones preconcluidas.

    Antes de finalizar esta entrada, les invito a que busquen y hagan lo posible por encontrar y sentarse a ver la estupenda película del director Severio Costanzo, "Private" (Italia, 2004, 35mm, AM13, 90'). Fue premiada en varios festivales y Costanzo recibió el David di Donatello al director revelación en 2005. Podrán ponerse un poquito en la piel de una familia palestina a quienes el ejército israelí les confisca su casa. Tendrán oportunidad de hacerse un montón de preguntas y posiblemente no encuentren muchas respuestas, pero vale la pena quedarse con la duda y seguir pensando sobre ello.

    Ilustración.

              Enciclopedias        
    Enciclopedias

    Por Edgardo Civallero

    Enciclopedia. Su nombre deriva de una lectura ligeramente errónea del original griego "enkyklios paideia", que significa "educación general". Ese nombre saltó del griego al latín, y de allí a casi todas las lenguas europeas, para convertirse, más tarde, en un sinónimo de "saber general".

    Las enciclopedias constituyeron uno de los cimientos más firmes de las colecciones de referencia de nuestras bibliotecas. Y, aún en un mundo dominado por muchos soportes digitales, continúan siendo el escalón inicial de cualquier investigación o acercamiento a una materia. Buen ejemplo de la importancia que tienen en la actualidad es el asombroso desarrollo y la difusión de la Wikipedia, en la cual, bajo la dirección de un equipo plural de editores, un conjunto aún mayor de contribuyentes aporta conocimientos referidos a tópicos de su especialidad.

    Un proceso similar ocurrió, hace siglos, durante la elaboración de la enciclopedia más famosa en el ámbito europeo: la de Diderot y d'Alembert. Su historia no está desprovista de curiosidades. Permítanme compartirla con ustedes.

    En 1728, Ephraim Chambers publicó en Londres su "Cyclopaedia", subtitulada "Un diccionario universal de artes y ciencias". Eran dos densos volúmenes in folio, con casi 2500 páginas, que pronto se convirtieron en una de las primeras –y más célebres– enciclopedias generales en lengua inglesa. Contaba con un sistema de referencias cruzadas bastante sólido y con una clasificación de los artículos por áreas de conocimiento (de las cuales el autor anotó 47). Basada en trabajos anteriores (como los de John Harris en 1704), la obra de Chambers destacó por haber sido elaborada con seriedad y buen juicio. De hecho, mantuvo su popularidad por años y fue el origen de la famosa "Encyclopédie" francesa.

    La "Encyclopédie", o "Diccionario razonado de ciencias, artes y oficios" se publicó en Francia entre 1751 y 1772, con revisiones y suplementos tardíos (1772, 1777 y 1780) y con numerosas traducciones y derivados posteriores. Originalmente, pretendía ser una sencilla traducción de la obra de Chambers al francés. A tal efecto, el editor André Le Breton encargó, en 1743, la labor de traducción a un inglés residente en París, John Mills, hasta entonces un modesto escritor que había elaborado algunos textos sobre agricultura en su país natal. En mayo de 1745 –dos años después– Le Breton anunció que el trabajo estaba listo para la venta. Grande fue su sorpresa cuando se enteró que Mills no sólo no hablaba ni escribía correctamente el francés (muchos dicen que apenas lo balbuceaba), sino que ni siquiera tenía una copia de la "Cyclopaedia" para comenzar su trabajo. Un trabajo que, como supondrá el atento lector, no estaba ni siquiera iniciado.

    Le Breton había sido descaradamente estafado. Lleno de rabia, buscó a Mills y le propinó tal paliza (unos dicen que con una caña, otros que con un bastón) que el "traductor" presentó cargos contra el editor a las Cortes. Estas, tras estudiar el caso, dieron la razón a Le Breton, pues, de acuerdo a su juicio, la agresión estaba "justificada por la incompetencia del agredido".

    Le Breton reemplazó a Mills por Jean Paul de Gua de Malves en 1745. Entre los contratados por Malves para realizar el enorme trabajo de traducción se encontraban Étienne Bonnot de Condillac, Jean le Rond d'Alembert y Denis Diderot. En agosto de 1747, Malves fue despedido por Le Breton, debido a sus rígidos métodos de trabajo. Otras versiones explican que el propio Malves se marchó, hastiado de la labor. Le Breton contrató entonces a Diderot y a D'Alembert como nuevos editores. Y el inicial trabajo de traducción se convertiría en uno de redacción.

    Diderot permanecería en su puesto 25 años, pudiendo ver su obra finalizada.

    El trabajo contó con 35 volúmenes, 71.818 artículos y más de 3.000 ilustraciones. Muchas de las más grandes figuras de la Ilustración francesa colaboraron en esos artículos: Voltaire, Rousseau, Montesquieu... Louis de Jaucourt fue el contribuyente que batió el récord de artículos escritos: 17.266. Ocho por día, entre 1759 y 1765...

    El mismo Le Breton se dio el lujo de escribir un artículo de la "Encyclopédie": el dedicado a la tinta negra, "Encre noire". También se dio otro lujo: el de censurar un buen número de textos, para hacer la obra menos "radical". Este hecho ocasionaba frecuentes ataques de ira de Diderot. Los recortes de Le Breton se ensañaron con artículos como "Sarracenos o Árabes" y "Filosofía pírrica"... En todos los casos, existían motivos políticos para realizar las censuras.

    Los escritos de la "Encyclopédie" eran revolucionarios, debido a su enfrentamiento abierto con los dogmas católicos. De hecho, la totalidad del trabajo fue prohibido por decreto real en 1759. Afortunadamente, debido al apoyo que tenía de parte de ciertas personas influyentes –como la célebre Madame de Pompadour– el trabajo continuó "en secreto". En realidad, las autoridades civiles no querían deshacer una actividad comercial que daba trabajo a muchas personas. La prohibición fue, en realidad, una tapadera para acallar las furibundas quejas de la Iglesia.

    La "Encyclopédie" se transformó en una obra célebre, tanto por sus ideas como por sus autores. Sin embargo, hubo trabajos mucho más relevantes, realizados con siglos de antelación y por parte de autores unitarios. Lamentablemente, muchas de esas obras han desaparecido, o han caído en el olvido más absoluto. Algunos ejemplos pueden ser los siguientes:

    – La enciclopedia médica de 30 volúmenes escrita por Abu al–Qasim al–Zahrawi, el padre de la cirugía moderna, en el año 1000.
    – La primera enciclopedia científica conocida, "Kitab al-Shifa", de Ibn Sina o Avicena, escrita entre 1000 y 1030. Poseía 9 volúmenes sobre lógica, 8 sobre ciencias naturales, 4 sobre aritmética, astronomía, geometría y música, y otros tantos sobre filosofía, psicología y metafísica.
    – El "Canon de la Medicina", una enciclopedia de 14 volúmenes escrita también por Avicena hacia 1030. La obra fue referencia y modelo en las universidades europeas y musulmanas hasta el siglo XVII. En ella se presentaba la medicina experimental, el descubrimiento de las enfermedades infecto-contagiosas y un largo etcétera.
    – El "Canon Masudicus" de Abu al-Rayhan al-Bisudi (1031), una extensiva enciclopedia sobre astronomía.
    – La enciclopedia de 43 tomos de Ibn al-Nafis (1242-1244) titulada "El Libro Comprehensivo sobre Medicina", una de las mayores enciclopedias médicas de la historia, aunque solo unos pocos volúmenes hayan sobrevivido.

    Lamentablemente, la mayoría de las grandes obras del saber islámico –cuyos conocimientos fueron precursores de los "descubrimientos" realizados en Europa mucho más tarde– desaparecieron bajo el peso de las invasiones mogolas en Bagdad, las Cruzadas o la conquista de Andalucía por los reinos cristianos hispanos. Mucho fue quemado y destruido. Solamente aquellos textos que habían sido traducidos al latín –durante los siglos XII y XIII– en centros de cultura y saber como Toledo, Segovia, Cataluña, Sicilia o el sur de Francia, pudieron conservarse para la posteridad.

    Siglos después, fueron muchos los que se adjudicaron descubrimientos y pasaron a los libros de ciencia como grandes figuras, cuando en realidad esos descubrimientos ya habían sido realizados siglos antes. Cosas de la historia.

    En realidad, cosas de la historia eurocentrista... "Eurotodo", diría Eduardo Galeano al respecto, titulando un texto en la página 103 de su último libro, "Espejos":

    "Copérnico publicó, en agonía, el libro que fundó la astronomía moderna.
    Tres siglos antes, los científicos árabes Muhayad al-Urdi y Nasir al-Tusi habían generado teoremas que fueron importantes en el desarrollo de su obra. Copérnico los usó, pero no los citó.
    Europa veía el mundo mirándose al espejo.
    Más allá, la nada.
    Las tres invenciones que hicieron posible el Renacimiento, la brújula, la pólvora y la imprenta, venían de China. Los babilonios habían anunciado a Pitágoras con mil quinientos años de anticipación. Mucho antes que nadie, los hindúes habían sabido que la Tierra era redonda y le habían calculado la edad. Y mucho mejor que nadie, los mayas habían conocido las estrellas, los ojos de la noche, y los misterios del tiempo.
    Estas menudencias no eran dignas de atención".


    El mismo Galeano afirma en la misma página del mismo libro, en el texto titulado "Sur":

    "Los mapas árabes todavía dibujaban el sur arriba y el norte abajo, pero ya en el siglo trece Europa había establecido el orden natural del universo [el norte arriba y el sur abajo]".

    Galeano nos cuenta que la biblioteca imperial de Pekín tenía, en el siglo XV, 4000 libros en los que reunía el saber del mundo. Seis libros tenía, por entonces, el rey de Portugal.

    Cosas de la historia. Cosas de la memoria. Afortunadamente, las actuales enciclopedias virtuales permiten la existencia de versiones en chino, árabe, ruso, griego, y tantos y tantos otros idiomas. Pero, por desgracia, los que sólo sabemos leer el alfabeto latino y un par de idiomas europeos tenemos que quedarnos con los artículos que nos cuentan todo desde este lado del espejo.

    Vuelvo, para cerrar esta entrada, al principio. La palabra "enciclopedia" deriva del griego, y significa "educación general". Quizás algún día tengamos una "generalidad" que abarque y tenga en cuenta a todos y a todo. Tal vez ese día podamos aprender algo nuevo, diverso y realmente valioso. Mientras tanto, deberemos conformarnos con la "generalidad" de siempre.

    Ilustración.

              ESM's QuickLessons A DearMYRTLE Genealogy Study Group Lesson 11        

    Hilary Gadsby

    QuickLesson 11: Identity Problems & the FAN Principle    
    Elizabeth Shown Mills, “QuickLesson 11: Identity Problems & the FAN Principle,” Evidence Explained: Historical Analysis, Citation & Source Usage (https://www.evidenceexplained.com/content/quicklesson-11-identity-problems-fan-principle : accessed 25 May 2016).

    The FAN Principle referred to in this lesson is looking at friends, associates and neighbours to help find information pertinent to the person we are researching.

    Common names can be a particular problem. I have the surnames SMITH and WARD in my husband's family and ROBERTS in mine.
    However some surnames can be a problem in particular localities as many are what we call locational surnames and were adopted from the place where the family lived when surname usage started.

    I have recently started a One Name study of the surname ROSLING and I shall use an example from this.
    The origins of the family I have been researching appear to be in Lincolnshire, England, as far as the current level of research in the UK has shown. 
    (My research is at an early stage and earlier records may uncover different origins as I am aware of this surname elsewhere in Europe and it could have been introduced to Lincolnshire from an early invasion)

    The name Peregrine Rosling would not be considered to be a difficult name to research as both first and surname are not common. However if you know the family the first name Peregrine is one that has been used by several generations.



    This shows the results of a general search for this name at Find My Past



    Peregrine Rosling born in Swinstead, Lincolnshire, England has been particularly problematic to follow.There are 2 persons who show on the census records with the same year and place of birth. 

    How do I distinguish who belongs to which family?


    I have looked at the other census records 



    This Peregrine has a wife Eliza who was born in Morton Lincolnshire and appears to be living in the same house with Ann and Edward Rosling could they be close relations.


    This Peregrine has a James Mettam widower living with him and his wife Elizabeth he is described as Father of Peregrine and Elizabeth was born in Swinstead. Was his wife Elizabeth Mettam?

    The registers held at Lincolnshire Archives have been scanned and digital images are now available to view on the Find My Past website.



    Looking at the Baptisms for the parish of Swinstead this is what I have found 
    Parish Baptism Register 1813-1871 Swinstead, Lincolnshire
    Page 18 No 143 13 Feb 1825 Peregrine son of Peregrine and Ann Rosling Swinstead Labourer
    Page 17 No 136 27 June 1824 Peregrine son of Robert and Sarah Rosling Swinstead Farmer

    So the first Peregrine could be the son of Peregrine and Ann Rosling?
    What was his wife's maiden name?

    It is likely that both marriages were registered in the Bourne registration district as all these birthplaces and residences are in this district.
    Fortunately Lincolnshire has had many of the marriages transcribed and the indexes can be downloaded. (This link may not be working but I have a copy I downloaded)

    I have extracted those of interest and they can be found here.

    So how do I confirm I have the correct Peregrine in each family as I now have 3 of them marrying in Swinstead within 10 years. Can I find the one who married in 1846 in the 1851 census and where his wife was born.


    So I have discovered the maiden name for each wife and where the wife was born. Each Peregrine had a father with a different first name so I can now have more confidence that I connect each of them and any descendants to the correct family.

    Spouse
    Birthplace of Spouse
    First name of Father
    Christening Date
    Name of Spouse Father
    Eliza
    Morton
    Peregrine
    13 Feb 1825
    Charles Wilson
    Elizabeth
    Swinstead
    Robert
    27 June 1824
    James Mettam
    Elizabeth Jane
    Castle Bytham
    William
    1820?
    Robert Glenn


    When I have done more work on my one name study I will be able to piece together more about how these families are related. The older Peregrine has not been found in the register of baptisms for Swinstead.

    I have started to explore other parish records for this area for information.
    Every piece of the puzzle is important to ensure we are looking at the right person in that record. 

    I have further work to do so that I can discover more about the family of Ann the wife of Peregrine and mother of the younger Peregrine. Having discovered her maiden name and birthplace I find there are at least 2 possibilities for her baptism. Determining who the possible siblings are and what happened to them may help me discover which baptism and family are most likely to be her. I suspect this will involve a lot more analysis of what the records show and I may need to work with unfamiliar records but understanding the importance of who is in the community will help me pull together the clues.


              Go Directly to IVF - Do Not Pass Go?        
    A new study seems to suggest that couples suffering from infertility should not waste their time or money on less invasive fertility treatments, but instead should con sider going straight to in-vitro fertilization:
    So it makes sense that some researchers are pushing to skip the middle step and go straight to IVF when the first-round effort fails. In a study presented last month at the annual meeting of the American Society of Reproductive Medicine, doctors from Dartmouth Medical School and Boston IVF concluded that women who were fast-tracked to IVF got pregnant three months faster on average, and spent $10,000 less than those who went through the usual preliminaries.
    Considering how many couples I know who tried most or all of the less invasive treatments before finally being successful with IVF, this study would seem to be recommending the exact opposite approach. What's particularly interesting is that I had a conversation with a close friend regarding the halachic parameters of fertility treatments, and her halachic authority was definitely recommending that she and her husband try other treatments before approaching IVF, and seemed to treat IVF as pretty much a last resort (short of treatments such as surrogacy and sperm/egg donors, which can raise more complicated halachic questions). One of the reasons seemed to be a psychological - that the couple should not pull out all the stops treatment-wise, and then be dejected if the holy grail of fertility treatments doesn't show immediate results. While I can understand the motivations behind that, this study would seem to show that such waiting, considering the lower rate of success from the less involved treatments, might be more of a cruel and unusual psychological punishment in and of itself, as the article notes:
    Shorter waits bring welcome psychological relief. One study claimed that women going through infertility treatment were as distressed as women diagnosed with cancer, heart disease, or HIV. Fast-tracking can mean fewer episodes of dashed hopes. That could lead to less depression, anxiety, and stress, which hurts marriages and, some claim, may lower one's chances of conceiving.
    Another reason seemed to be because her Rav was concerned about the supposed higher rates of multiple births with IVF, and the fact that such multiple pregnancies entail a higher risk for both mother and children - however, that IVF does have a higher propensity for multiple births seems to be disproved from the study noted above.
    The first is the potential to prevent higher-order multiple births—triplets, quadruplets, and beyond, which carry a greater risk to the mother's and babies' health. Women who get pregnant from injections with insemination face a 10 percent to 15 percent chance of carrying litters because the drugs can make them release six or more eggs. There's no way to control how many get fertilized. With IVF, by contrast, doctors create embryos in a lab and choose how many to transfer back to the womb, bringing the risk of triplets and beyond down to 2 percent to 4 percent. (The odds of conceiving triplets naturally are between 1 in 6,000 and 1 in 8,100.) That IVF figure is likely to decline further as doctors increasingly transfer fewer embryos.
    So the question is, will the halachic recommendations change as a result of these findings, as the medical recommendation is hopefully going to - if they haven't already? Feel free to chime in with your experience as to whether halachic guidance given to infertile couples jibes with this medical recommendation to fast-track IVF. Though I know a few people who received halachic guidance to wait on IVF until other treatments have been tried, I know of at least one friend, living in Israel, who received a psak to go straight to IVF - but that obviously might have been complicated by her specific situation. So I'd love to hear some weighing in - anecdotal though it might be - on what seems to be the halachic consensus at this moment.

    More on halacha and infertility here, from the indefatigable Chana's excellent notes from a medical ethics conference she attended at YU.
              Obazy has troubles with his teleprompter.        
    The dreadful Obazy lurches to his feet. The cameras are bright and hot, but he maintains a smug smile. He can?t let his zombie blood show through, it is too soon for the public to know that he is half human and half zombie.

    With practiced calm he walks to the podium focusing on maintaining his composure in front of the cameras. His mind is blank awaiting the teleprompter to give him the words he will speak.

    ?I would like to welcome Mr. Obazy to our great country. Here in Russia we have long believed that socialism is the path that leads to??

    The president of Russia leans toward Obazy, and speaks imperfect English.

    ?You are reading my speech.?

    Obazy looks at him, with a blank stare, before looking back to the teleprompter.

    ?leads to communism. I would like to add that Mr. Obazy.?

    The Russian president looks up to the ceiling as he realizes Obazy is clueless. In that instant he realizes America is ripe for an invasion.

              El Segundo Desembarco en Cuba de Narcizo López Crónica Vick Gómez Miller        
    El Segundo Desembarco en Cuba de Narcizo López.
    Crónica Vick Gómez Miller.

    El 12 de agosto de 1851 desembarcaba en Cuba, por segunda vez, el general Narcizo López,
    Encabezando una fuerza expedicionaria de 600 hombres armados, a bordo del vapor
    “Pampero” que había zarpado del puerto de Nueva Orleáns, en los Estados Unidos.
    Tras algunos combates López fue apresado, conducido a La Habana y ejecutado en garrote vil,
    Mientras exclamaba como testamento político que “su muerte no cambiaría los destinos de
    Cuba”
    Estas acciones subversivas pusieron en conmoción a todo el país, movilizándose en todas sus
    Plazas sus guarniciones de infantes que formaban las tropas regulares.
    Esto motivó también que se crearan compañías de voluntarios con que re emplazar al ejército
    Y cubrir sistemas de vigilancia.
    Todos los ayuntamientos se reunieron en secciones extraordinarias para que los vecinos acudieran
    y mientras los voluntarios hacían marciales desfiles en las plazas se daban vivas a la Reina Isabel II
    y se firmaba un acta de fidelidad y adhesión a la corona.
    La soberana de España constestó de la siguiente manera:
    La Reina, Mi siempre fiel Isla de Cuba,con gran
    Contento he sabido las distinguidas pruebas de lealtad y adhesión a mi real persona que acaban
    De darme vuestros naturales y por eso he querido dirigiros esta mi carta autógrafa en testimonio
    Solemne de mi amor hacia vosotros- Verdad es que tan grande acontecimiento nace mezclado con
    La pena de saber que se ha vertido en ese suelo clásico de fidelidad, la sangre de un general ilustre,
    La de valientes soldados a manos de desalmados invasores de vuestra isla, el Dios de
    Misericordia habrá ya recompensado sus virtudes, a mi como reina me compete el deber que
    Llenaré, de cuidar de los objetivos de su cariño que dejaron en la tierra. Vuestra conducta
    Habitantes de Cuba ha sido en esta ocasión cual corresponde a hombres leales a su Dios, a su
    Patria y a sus Reyes, ha sido cual lo será siempre que se quiera poner a prueba vuestra no
    Desmentida lealtad ,-El mundo antiguo como el nuevo confían en que siempre os hallarán los
    Mismos que hoy fuisteis, siempre fieles y siempre leales. Volved tranquilos a vuestros hogares de
    Donde salísteis armados contra la invasión de piratas extranjeros que pretendieron llevar a Cuba
    La perturbación y trastornos de todos los principios religiosos y morales que heredasteis de
    Vuestros mayores: volved y descansad a la sombra de una paz duradera y de mi maternal solicitud
    Que se complace en contemplar vuestro bienestar y rápido desarrollo de vuestra codiciada
    Riqueza. Recibid esta carta como prueba de mi cariño y con ella el parabién y el pláceme de que
    Vuestra conducta os ha hecho merecedores, y que ha aumentado, si es posible de aumento,
    El vivo interés y el constante anhelo de ver felices y venturosas mis provincias ultramarinas…
    Desde mi Palacio de Madrid, ocho de octubre de mil ochocientos cincuenta y uno.
    Cuentan que en Manzanillo, al dársele lectura a dicha carta real, el auditor honorario de marina
    don Rafael Tornés Canso uso de la palabra en los siguientes términos:
    Seños Teniente Gobernador: La vanidad y orgullo de ser americanos españoles están bastante
    Satisfechos. Merecer de su Majestad tanta confianza en nuestra lealtad , es y será el deseo
    Vehemente de los fieles manzanilleros. Como Reina Española y madre, verá siempre conservar
    A sus súbditos, hijos de cubanos, las cualidades y virtudes de su origen.
    ¿No es de los españoles la bravura, fidelidad y amor a sus monarcas?. Pues bien, esa es la
    Herencia que recibimos de nuestros mayores y que sin menoscabo transferimos a nuestros hijos…
    Diecisiete años más tarde era destronada Isabel II y los cubanos se levantaban en armas contra la
    Nación colonizadora, y uno de los alzados, en primera fila, lo fue el licenciado don Rafael Tornés
    Canso, el elocuente orador en aquel acto de adhesión y fidelidad a la Corona de España.
    ¿Qué les parece?
              ARTWORKS        





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    Artworks è un insieme composito, che ricorda un oggetto sapiente e ricco di fascino, qual è l'erbario. Queste opere infatti parlano la lingua del generale  e del particolare; hanno complici il caso e la cura; sono legate al gesto e muovono all'astrazione; evocatrici di natura e poesia. Come nella costruzione dell'herbarium in loro c'è la grazia della raccolta, della scelta, della gratitudine; sono frutto di un comporre per dare senso. I singoli di Enrico Marani sono luoghi dell'anima fermati sull'alba tabula della memoria. Hanno estensione simbolica molto forte, senza perdere essenzialità.  Ogni opera declina un verso, con la leggerezza e la potenza di un'immagine parlante che va oltre la sua materialità. Ci sono abitudini e curiosità, bisogni e capacità creative che perdiamo con il tempo. Enrico Marani ce le restituisce con l'abilità e la sapienza di chi riscopre un'attitudine. Un linguaggio fatto di incontri, di sovrapposizioni, di chiusure ed aperture dove l'istantaneità e l'eternità si fanno complici. L’'evocazione di paesaggi reali ed immaginari, terribilmente vivi e fantasticamente inesistenti. Il simbolico non è sublimazione ma arcaica corrispondenza del concreto e dell'astratto. Scopriamo l'astro nella sua assoluta perfezione sorgere dal buio della terra (composition 13) o l'occhio pericoloso di Medusa nell'assoluta fissità dei fili e degli sterpi annodati (composition 10); dentro una piccola cavità scopriamo la “possibilità” che appartiene ad ogni dolorosa crepa che si apre nel contingente (composition 10); troviamo la potenza evocatrice della memoria paga di se stessa finché non viene invasa dalla verdescenza del presente (composition 3), per fare qualche esempio. Marani è un artista poliedrico, la cui espressione è nella forma più completa segno parola suono. Il segno che nelle sue opere assume su di sé la capacità di evocazione poetica. Ama definirsi “scultore musicale”* perché capace di mescolare i sensi e le abilità. In Artworks a ciò si aggiunge una ricerca sapiente di comunicare al di là dell’io. Sono le cose, i frammenti di una natura non addomesticata nelle forme, non neutralizzata dall’identità della nomenclatura scientifica, ma viva, imperfetta a volte mescolata ad altro che non solo riconosce ma ingloba, fortifica, domina. È un’arte delle cose nella loro immortalità poetica, è una comunicazione che supera il dire della soggettività, perché come ci suggerisce il filosofo Remo Bodei il privilegiare la cosa rispetto al soggetto è mostrare il soggetto stesso nel suo rovescio. Non troviamo nei singoli dell’artista il suo sé deforme, alterato, idealizzato, ma il suo gesto, il suo cogliere e deporre come atto di universalità. Non è sul sogno, sulla ricerca di perfezione, sul fantastico che troviamo in questa collezione il senso dell’arte, ma nella possibilità di parlare attraverso l’istante che si itera al di là della sua volontà.
    Come gli erbari, dove il perdere la propria tridimensionalità significa acquistare per sempre e per molti la propria eternità.


    Micol Perfigli


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    Queste opere parlano di incontri. Tra chi? Non è dato saperlo con certezza. Elementi della natura, potremmo dire. Ma quale natura? Non certo la natura nel senso ristretto, moderno, ma in quello più ampio della physis greca, all'ascolto della quale Heidegger ha rieducato il nostro orecchio. Anche due reti di plastica possono essere, e qui sono, physis. Natura, prima ancora che nel senso di potenza, nel senso di mistero. Non la natura romantica, non la natura intesa come forza, o come mondo, o come orizzonte inglobante, ma, piuttosto, come ciò che spunta e cresce oltre il mondo e l'orizzonte, tra le loro pieghe, rompendo le pieghe stesse. Natura come ciò che sorge spontaneamente, sommessamente, sempre sotto possibile smentita, che viene dal nulla e nel nulla è destinato a tornare – e che, a differenza del sistema, non se ne fa problema. Non una forza che si oppone ad altra forza ma un soffio che se ne sottrae radicalmente. Elementi, abbiamo detto. Mi ha colpito, in questi lavori, questa strana sospensione che invita a considerare, nell'accordo generale, ciascuna singolarità: un equilibrio miracoloso e paradossale tiene separate le identità di ciascun elemento anche nelle opere apparentemente più corali. Anche negli intrecci, anche negli addensamenti attorno a un punto: superata la visione d'insieme, ognuno di essi ci invita ad essere considerato nella sua propria esistenza. Potere della materia sull'attività uniformante della visione, della pittura. In queste opere, ogni singolarità si espone di per se stessa, con una propria luce, una propria resistenza, irrestibilmente, naturalmente – ed ecco ancora questo significato quasi capovolto di natura, che non significa più uniformità ma emersione dall'uniformità. ingolarità che esige di essere guardata, nella sua fragilissima presenza; null'altro da offrire che se stessa, nessun escamotage, eppure proprio questa nudità è seducente al massimo grado, è un coraggio che sentiamo mancarci. E l'occhio rimane lì. Ma abbiamo detto anche: incontri. Incontri tra due elementi (che può significare: tra due singolarità dello stesso tipo, ma anche tra due tipi diversi). Ciò che emerge dalla physis non è incurante. In queste opere sembra che la tensione verso ciò che è sorto dietro o davanti a me, di fianco a me, sia la prima preoccupazione della cosa stessa. Io vengo al mondo, e per questa stessa ragione immediatamente mi piego, mi dispongo verso l'altro. Gli elementi, qui, sono solo apparentemente rigidi e fissati. Da essi emerge un bisogno di comunicazione – anche negli elementi apparentemente più potenti, più in alto nella gerarchia dell'esistente tracciato dalla disposizione delle tavole. Nessuno di essi può essere solo, ma, ancora di più: nessuno vuole esserlo. In queste opere, nella loro purezza, venuta al mondo e desiderio si concentrano l'uno nell'altro fino a coincidere. Nel silenzio, gli elementi si parlano in un modo soprendente. Ed è proprio il discorso sull'incontro che ci porta al grande assente: l'uomo, quello che sta davanti l'opera e quello che le sta dietro. "Grande assente", perché assente di un'assenza sempre ricordata. Da qui, da questi incontri, l'uomo non è semplicemente andato via. Esso rimane come un sottointeso. L'uomo non compare – eppure il suo fantasma silenzioso sta dietro a questi lavori, impercettibilmente ma senza possibilità di smentita. Non sono opere dentro le quali ci si abbandona. In esse continua a percepirsi la risonanza del gesto, il lavoro, la regola. Regola talora apparentemente invisibile, ma non assente. Il sole accecante attorno al quale tutto si organizza, che pure non possiamo guardare direttamente. L'invisibilità della linea parla della misteriosità di questa regola, misteriosa almeno quanto il sorgere delle cose stesse. Mistero che l'artista rispetta. Non bisogna lasciarsi traviare dalla geometria delle disposizioni: non è una geometria imposta estrinsecamente, anche quando essa si fa più scopertamente violenta. Al contrario, essa dà quasi l'impressione di sorgere dalle cose stesse, come se l'artista si fosse semplicemente limitato a fotografare la disposizione del loro incontrarsi – qui forse esce l'occhio fotografico (e cinematografico) di Enrico –, come l'istologo congela la grande danza dei cromosomi nel susseguirsi delle fasi del ciclo della cellula, che da una si fa due. La regola, abbiamo detto quindi, è evidente: ma non è l'uomo che dà la regola, quanto piuttosto segue quella che le cose nel loro farsi gli suggeriscono. Ciò che si sente qui in modo supremo è quel mistero eminente dell'arte, secondo il quale l'artista, a un certo punto, sente che l'opera, che pure egli ha prodotto, non è più sua. In questi lavori, sembra che l'artista abbia da sempre soltanto guardato il suo materiale, e quasi si stringe a noi in una contemplazione magica. Per questo motivo ho scritto che il lavoro è allo stesso tempo evidente e sottointeso, che la regola organizza, ma secondo i ritmi che le cose impongono: per questo ho detto che l'uomo c'è, ma come fantasma. Mi immagino, guardando queste opere, che lo sguardo dello spettatore, davanti ad esse, se potesse bucarle, troverebbe specularmente lo sguardo dell'artista, che pure da da dietro le guarda. Più che fare, egli permette che le cose si facciano. Ricordo una conversazione con Enrico sul mistero di essere padre e madre, in cui egli ribaltava la logica consueta che vede il figlio come qualcuno o qualcosa da plasmare, per confessare che il problema era piuttosto il contrario: capire cosa voleva il figlio dal padre e dalla madre, capire in che modo ciò che era stato generato interpellava il generante, capire in che modo egli chiedesse di seguirlo lungo le proprie strade. Paradosso del creatore che viene creato a sua volta dalla creatura, come ha scritto anche Lévinas. Paradosso umano, prima ancora che artistico.Dietro all'incontro delle cose, l'uomo. L'uomo che accompagna la vita della natura, che la annusa con una riverenza religiosa: non acritica, ma umile. L'uomo che sente il respiro della natura, quando sa di non possederlo più: e con quest'immagine del respiro, certo logora e abusata, vogliamo significare un evento reale: quello per cui, paradossalmente secondo le nostre regole, le cose, nel loro silenzio e quindi senza apparente comunicazione, si rendono disponibili per ogni altra. Non dicono "sono qui, e posso fare per te questo". Il "posso" e il "questo" non sono nella loro disponibilità. Essere al mondo è già un essere radicalmente esposto. Tacciono, quasi disarmate, consapevoli dell'inevitabilità del respiro. Non un respiro "cosmico", cioè, in fondo astratto, perché valido "per tutti e per ciascuno", ma un respiro che condivide l'aria con ciò che gli è stato messo di fianco (di nuovo, Heidegger e la Geworfenheit?), che si apre alla stessa aria: e l'aria non è uguale dappertutto, e non ogni cosa va bene per tutti. Si conserva qui, cioè, il senso della differenza. La fragilità dell'incontro che è anche ciò che lo rende autenticamente tale, il suo poter sopravvivere magari anche un istante solo, il suo essere dipendente da certe condizioni, da un certo tempo. Irripetibile, davvero. Dipendente dal tempo e dallo spazio; e in un certo senso al di fuori, come miracolosamente emergente dal tempo e dallo spazio, in altre parole: vita: "Il significato dell'universo non sta nell'universo".

    Davide Bertolini

     



              IL MONDO SOTTOSOPRA        


    Per Luca ed Anna che sono appena arrivati su questo pianeta e per le loro mamme Francesca e Cecilia, due appassionate educatrici.  

    Nel mondo in cui siamo, mondo che spesso sembra girare "a rovescio", mancano sempre più validi riferimenti, bussole e segnavia che possano guidarci nel cammino. La meraviglia dei bambini, il loro desiderio di amare senza calcoli, guardare e ascoltare senza pretesa o arroganza, è oggettivamente e non idealmente una medicina per adulti sempre più disorientati. Abbandoniamoci a questa magia...


    C'era una volta

    un signore alto alto e magro magro. Viveva solo in una casetta piccola piccola in cima ad una montagna circondata da un bosco. La montagna era tanto alta che quasi toccava il cielo e da lì si vedeva tutto il mondo. Spesso se ne stava in giardino a suonare un'armonica.

    Nel castagno di fianco alla casetta aveva costruito la sua tana uno scoiattolo saggio, che spesso andava a cena dal signore alto alto e magro magro.

    Un giorno il signore alto alto, dopo aver mangiato e bevuto del vino rosso, fece una domanda al suo amico scoiattolo che se ne stava su un ramo:

    - Cosa vedi dalla cima del tuo castagno, amico mio?

    - Vedo un mondo alla rovescia, dove le cose invece che andare avanti vanno indietro, e dove quel che sta sotto dovrebbe star sopra e quel che sta sopra dovrebbe star sotto. - disse lo scoiattolo.
    - Mmmh, sempre peggio vero? - Disse il signore alto alto e magro magro.
    - Sempre peggio, avanti così non si può andare, l'unica è sgranocchiarsi qualche nocciola.
    - Bisogna fare qualcosa, tu pensi che sia l'ora della magia?
    - Penso sia l'ora della magia - disse lo scoiattolo.

    Era un'epoca strana quella. I pesci del mare nuotavano fra le nuvole e gli uccelli volavano negli abissi degli oceani. Chi era sopra stava sotto e chi era sotto stava sopra.
    Le foche giocavano in cielo e le balene sguazzavano per aria come enormi mongolfiere. Tutto sembrava essersi rovesciato ed i funghi crescevano sulle spiagge.
    Gli uomini vivevano sott'acqua ed erano diventati strani. Le mamme sorridevano poco ed i papà erano sempre seri, a volte arrabbiati ed a volte stanchi: avevano gli occhi da pesci lessi.
    I bambini poi non giocavano più, e tutti si ascoltavano sempre meno l'un l'altro, perché avevano le orecchie piene d'acqua e ognuno passava le serate come se fosse chiuso in un acquario.

    I delfini poveretti si rovinavano invece le pinne impigliandosi fra gli alberi e le tartarughe di mare si perdevano fra le nuvole o nella nebbia: c'era una gran confusione in cielo.
    In fondo al mare, a parte gli uomini che si erano intristiti, c'erano uccelli che andavano a sbattere contro gli scogli, aquile insabbiate, falchi stanchi di acqua e sale.

    Il signore magro magro allora prese una decisione. Si alzò da tavola, aprì un armadio giallo e prese una grande lampadina blu. La prese fra le mani ed iniziò a guardarla.
    Guardò fuori dalla finestra vide che il cielo era grigio e la terra stanca.

    - Allora hai deciso di fare il grande passo? -
    Chiese lo scoiattolo saggio.
    - Sì, ho deciso, adesso svito la lampadina bianca e avviterò la lampadina blu, e speriamo che la magia arrivi in fretta.
    - Per tutte le nocciole del mondo, certo che arriverà: è la nostra ultima speranza per sistemare le cose!

    Tornò in cucina, svitò la lampadina dal lampadario senza nemmeno salire sulla sedia, perché lui era alto alto.
    Si era fatta sera e la stanza diventò buia. Per un attimo fu indeciso sul da farsi.

    - Hai perso il coraggio?
    Domandò lo scoiattolo.
    - No, ma lo sai anche tu che la magia blu è la magia delle magie, e non vorrei che qualcosa andasse storto.

    Proseguì avvitando la grande lampadina che aveva tenuto fino a quel momento fra le mani. La luce blu riempì la stanza improvvisamente. Era un blu intenso, un blu di mare profondo e allo stesso tempo di cielo a primavera. Il blu della lampadina era tanto bello, tanto grande e tanto intenso che, magia delle magie, iniziò ad uscire dalla porta e dalla finestra e pian piano riempì tutta la strada che portava alla montagna e il bosco che la circondava, il cielo lì vicino e tutti i campi intorno. In poche ore tutto era diventato di un blu bellissimo. I due uscirono dalla casetta.


    - La magia è iniziata.

    - Io torno sul mio albero, cosa ne dici, ci vediamo per cena, così facciamo il punto della situazione?
    - Buona idea. - Disse l'uomo alto alto e magro magro.

    Il grande blu scese a valle e dopo aver riempito il cielo, riempì anche la terra, entrò fin dentro le tane dei conigli e avanti avanti si infilò nei fossi di campagna e nel fiume, fra le canne ed i sassi, dentro alle cascate e sotto ai moli dei pescatori, e poi oltre dove la terra diventa sabbia e si apre sul mare.

    Il blu cambiò il colore delle onde e si infilò fin dentro agli abissi, dove vivevano gli uomini nelle loro città sommerse. Tutto, tutto, ma proprio tutto, era diventato blu.

    Lo scoiattolo si arrampicò fino in cima al suo castagno.

    - Allora come sta andando? Cosa vedi da lassù?

    - Direi che ormai ci siamo, vedo blu ovunque e ha invaso ogni cosa. - Disse lo scoiattolo
    - Sta funzionando la magia?
    - Non riesco ancora a capirlo.... - Disse lo scoiattolo.

    Ormai il blu aveva invaso ogni cosa ed i due amici decisero di spegnere quella luce, che aveva riempito tutto il mondo. Tutto rimase ancora una al buio.
    Nel nero più nero l'uomo alto alto e magro magro disse una formula magica:
    - Metti sotto quel che è sopra e metti sopra quel che è sotto e fallo subito in un BOTTO!
    Passarono 7 lunghissimi minuti, poi come d'incanto si affacciò in cielo un bel sole giallo pieno di colori.

    Lo scoiattolo rimessosi in piedi corse sull'albero e si mise a scrutare la terra ed il cielo. Era tutto un turbinio di mille colori.

    - Per adesso non vedo niente.

    - Niente niente? - Disse l'uomo alto alto e magro magro.
    - Niente di niente … anzi, aspetta, vedo qualcosa laggiù in cielo!!
    - Cos'è?
    - E' un falco amico mio! La magia è riuscita! Gli uccelli sono tornati in cielo! Urrà, Urrà!
    - Vedi anche il mare dal tuo castagno?
    - Vedo anche il mare e tutti i pesci sono tornati in acqua,anche la balena! - Disse lo scoiattolo
    - E gli uomini? Gli chiese l'altro.
    - Gli uomini? Sono tornati sulla terra e le loro case non sono più acquari tristi, anzi le persone si parlano e SORRIDONO !!!
    - Evviva ce l'abbiamo fatta! Ogni cosa è tornata al suo posto!

    L'uomo alto alto e magro magro pensò alla magia del blu del cielo, del mare e al blu del fiume che attraversava la terra e sorrise contento, pensando anche a tutti i colori dell'arcobaleno.

    Si affacciò alla finestra e disse allo scoiattolo saggio:
    - Amico mio vieni da me per cena?
    - Certo! Dobbiamo far una grande festa e inviteremo gli animali di tutta la foresta!

              LA FORTEZZA        



    Un libeccio testardo ha invaso l’estate, ripulendo il cielo dal fango dell’afa e spazzando via un velo di nuvolaglia lattiginosa per far posto ad un azzurro denso. Caldo secco di sabbia e lucertole. Passeggia in collina con vestiti leggeri mentre la luce allaga ogni cosa e i campi di grano si concedono ad un giallo brillante. La polvere tace, una libellula azzurra si ferma un attimo e schizza via.

    Allunga lo sguardo: la linea dell’orizzonte è tagliata con esattezza, grandi querce marcano i confini fra i poderi. Muretti a secco hanno già visto tutto. Si ascolta e ascolta la solitudine. Nell’intimo pare fatta o per crollare rovinosamente o per dirsi con eccitazione e sussiego, come se quel che è e quel che sente, adesso in questo preciso momento, abbia le valenze di una fortezza da espugnare.

    Forse la fortezza è prossima alla caduta, magari perché assediata da un male della carne o dello spirito o forse è al contrario orgogliosa e imponente, resiste per qualche accumulo di potere o per una gioia enorme approdata fra le mura. Si dà il chiaro, si dà lo scuro. Altri sentieri scendono verso il torrente e una domanda sbuca mentre sbircia in cerca di immagini da intrappolare nella macchina fotografica digitale. Un gruppo di giovani fagiani  attraversa la carraia cogliendo l'attimo in cui si ferma pensosa.

    Esiste uno scrigno, un centro oltre questa idea di sé come fortezza, un luogo che non oscilli ondivago se schiacciato da orde nemiche o che  si gonfi enorme per eccesso di possedimenti e sudditi? Non si tratta di fuggire altrove, in un pedante paradiso "delle piccole cose", in un equilibrio dove alberga un perenne sorriso, perché tutto questo non esiste. La questione è cosa siamo nel profondo, quel profondo dove l'Io si diluisce in un sogno e ti prende lo spavento di esser niente e svanire in un nulla che non è nulla, ma non si riconosce più.

    Intanto scatta immagini a raffica, fra campi di grano maturi e fossi in collina. C'è anche un appezzamento di mais e le cicale riempiono ogni spazio in un discorso incomprensibile. Chi effettivamente abita questa fortezza? Se la fortezza è una rete di relazioni, abbracci, sapori e parole sussurrate, sognate o avvelenate, di intrecci e legami incisi nella carne, nel sangue e in altro ancora, chi è l’abitante?

    Chi sei? Che salto devo fare per venirti incontro? Possiamo esser certi che abitante e fortezza siano la stessa cosa? Sente dei brividi lungo la schiena.


    Quando ha questo genere di dubbi scatta le fotografie migliori.
              LA LLEGADA        




    Título original
    Arrival
    País
    USA
    Estreno en USA
    11/11/2016
    Estreno en España
    18/11/2016
    Productora
    FilmNation Entertainment, Lava Bear Films, 21 Laps
    Director
    Denis Villeneuve
    Guión
    Eric Heisserer
    Reparto
    ,

    Sinopsis: Cuando misteriosas naves espaciales aterrizan en todo el mundo, un equipo de élite (Jeremy Renner y Forest Whitaker) liderado por la lingüista Louise Banks (Amy Adams) intentan descifrar el motivo de su visita. A medida que la humanidad se tambalea al borde de una guerra, Louise y su equipo luchan contra el tiempo llegando a poner en peligro su vida y, muy posiblemente, la del resto de la humanidad.

    Una de las mejores películas del año. Dennis Villeneuve vuelve a fascinar con una arriesgada e inteligente propuesta de ciencia ficción, que sirve como tantas veces en el género, como metáfora de la propia condición humana, de quiénes somos o lo que somos, lo que podemos conseguir y destruir. Lo hace además sin subirse a ningún púlpito para sermonear al personal, sin discursos ni proclamas, con mucha sencillez y anclando la historia en un personaje, el de Amy Adams, que es en muchos sentidos todos y cada uno de nosotros. Una bellísima película sobre el lenguaje y la comunicación o falta de la misma, sin dejar de lado nuestros miedos, nuestros deseos… Quizá no sea para todo el mundo, quizá el público no tenga la paciencia necesaria para disfrutar de una película con “invasión” alienígena que no se centra en los efectos visuales, ni en la acción, ni en los diálogos épicos o similares. Es una historia intimista, que he leído al guionista Max Landis, que es un cruce entre El Árbol de la Vida y Encuentros en la Tercera Fase. Puede ser una buena comparativa, pero en realidad tiene más que ver con Interstellar, aunque alguno no quiera verlo…(ACCIÓN DE CINE).

    Que la gramática generativa de Noah Chomsky, con traducción simultánea a un hermoso idioma visual que parece inspirado en una versión mutante de los dibujos del test de Rorschach, sea el centro de gravedad de 'La llegada' es cuando menos sorprendente. La hipnótica melancolía de la película de Denis Villeneuve cristaliza, en su primer tramo, en una sensación de extrañamiento que ya estaba presente en 'Enemy' (2013). Es admirable el modo en que el cineasta se acerca a la ciencia-ficción, desde una puesta en escena calculadamente perturbadora, que trabaja el espacio fílmico con inteligencia y no teme lanzarse a la piscina sin red (esos alienígenas pulposos).
    Es, también, una pena, que la película tome derroteros más tramposos en su segunda mitad, en la que la deriva hacia pantanosos terrenos malickianos y una obvia elegía a favor del diálogo y la reconciliación entre los pueblos en tiempos tan intolerantes como los de 'Ultimátum a la Tierra' (Robert Wise, 1951) están a punto de hacerla naufragar.(FOTOGRAMAS).

    ....Villenueve, después de obras como EnemyPrisioners y Sicario, posiblemente ha realizado su película más ambiciosa y compleja con La llegada, si bien su propuesta busca que el espectador asuma una posición frente a lo que narra, frente a la construcción del relato y de sus imágenes. Y eso hace de ella una película importante, además de por estar hablando de nuestro presente de una manera clara y por su contundente mensaje pacifista, conciliador y, sobre todo, humanista.

    La llegada se articula alrededor del personaje de Louise, cuyo punto de vista es el que adoptamos como espectadores de principio a fin. A partir de ahí, pensar, a tenor del final, que Villenueve ha jugado con nosotros en algún momento sería un error: en las primeras imágenes ya hay información mostrada de manera sutil que da habida cuenta de ello. Y, entre medias, el relato de ciencia ficción, la búsqueda de un lenguaje posible para comunicarse con los extraterrestres, pasa por la evolución de Louise hacia el entendimiento de algo más profundo que los signos con los que los visitantes se comunican: una nueva percepción de la realidad, del tiempo, que pasa por la ruptura del desarrollo secuencial para entender todo sin principio y sin fin, en un círculo imperfecto, pero material. Villenueve persigue con esto, a partir del relato de Ted Chiang, crear un marco temporal que se ejemplifica en la estructura de la película, sin un comienzo, quizá sin un fin....(CINE 365).

              Contigo.        
    No soy de las personas que suela analizar el millón de millones de cosas que existe en este mundo, ni mucho menos que se haga “tantas preguntas de una respuesta que no existe”.
    Pero, a ver!!! Por qué chingados, el rojo es rojo y no un rosa más fuerte? O por qué el azul es cielo y no azul claro?...pufff!
    Hoy desperté de la misma manera como me acosté anoche, solo quizá un poco más desahogada, pero con mucho sueño al final, ah si!!!, y con el lugar de a lado vacío.
    Quite la sabana que cubría mi cuerpo, y mi piel se “enchino” al sentir ese clima tan frio, así de frio cuando tus brazos y tu cuerpo no me acompañan, camine a ningún lugar y por mi paso encontré una taza de café totalmente fría, quizá sea de algunos días atrás pues las hormigas rondan su dulzura, sin embargo, no hago nada para quitarlas de ahí, digamos no es una invasión de hormigas que merezca ser acecinada, por lo menos no ahora.
    Sigo caminando y miro al reloj, ya que el cielo aun es oscuro y así es, son las 5am y me dispongo a disfrutar del amanecer, mientras espero el momento me siento frente a la ventana y disfruto de la brisa que trae consigo unas gotas de tu agua salada, y pienso en las soluciones sin llegar a nada.
    He decidido dejar de pensar y meditar tanto en las cosas, o acaso el amor es para meditarse?? Creo que no, el amor es para disfrutarse. Ha pasado media hora desde que me desperté y aun el cielo no aclara, el frio y la brisa del mar es genial, cierro los ojos y me concentro en disfrutar del aire jugando con mi cabello y de vez en cuando disfruto el “chinito” de mi piel, que de vez en cuando hace que mi cuerpo vibre, mis labios se entre abren para dejar pasar un poco de ese aire frio.
    Decido desnudarme, poco a poco mis senos se enfrentan a la desnudes de tus manos, mi vientre a la calidez de tus besos y toda yo, a la desnudes de no tener tu cuerpo cerca del mío, el frio y la brisa serian nada si estuvieras aquí. Frente a esa ventana han pasado tantas cosas, des un pequeño beso, una declaración de amor y el mas lindo pacto entre dos personas que se aman, hoy tus caricias y besos me resultan una marca tormentosa grabada en mi cuerpo, que quema, que duele y que sangran..
    No puedo quitarlas, no puedo borrarlas, son como tatuajes que llevas toda una vida, desde la punta de mis pies hasta mi cabeza hay marcas de ti y mi vientre es el más marcado de ti, mi culo en especial y mis senos. Cuantas veces hicimos el amor frente a esta ventana en la cual me encuentro sola y sin ti. El día comienza a clarear y aquí estoy, desnuda completamente, llorando abrazada a mis piernas y permitiendo que el tiempo borre las heridas y me quite ese frenesí que tengo de ti.

    “porque el amor cuando no muere mata,porque amores que matan nunca mueren”

    Todo es cuestión de tiempo….todo es cuestión de comenzar a dejar ir las cosas.

              Green Festival, the largest sustainability event - part 2        
    Dog Flushies
    O problema de sacos plásticos + cocô de cachorro acabaram!
    A empresa dogflushies desenvolveu um saco biodeagradável que você coleta as sujeiras do seu amiguinho, joga na privada, dá descarga e pronto!
    O plástico em contato com a água se decompõe em 10 dias!
    Perfeito!




    Kate's Caring Gifts
    Sabe aqueles de brindes de firma como caneta, chaveiro e caneca personalizados? Então, agora é possível ter brindes green para sua companhia.
    Pense em jogos de talher feitos de bambu, ecobags, cantil...



    Green Dentistry
    Se você acha que já viu tudo em green, certeza que não pensou na possibilidade ter uma clínica dentária com práticas sustentáveis!

    The first dentist to make a serious commitment to green sustainable business practices in San Francisco. Dr. Patel takes a unique approach to combine dentistry and conserve the environment, using non toxic products, reducing waste and being minimally invasive.





    New Resource Bank
    Um banco que é líder em conhecimento green e business sustentável.

    The shareholders of New Resource Bank have built leading Bay Area companies as well as leading green and sustainable businesses. They are part of the New Resource Community, which the Bank draws upon to tap broader networks and knowledge to serve its clients. It’s the old fashioned benefits of a community bank matched together with an innovative bank.



    Eco Haus
    Materiais sustentáveis para a construção da sua linda casinha!



    TSdesign
    Quer silkar a camiseta? Então utilize tinta 100% a base de água, camiseta feita 65% de garrafa pet, 35% de algodão reciclado, 0% de pvc e derivados de petróleo.



    Pangea Organics
    Quero muito esse kit!


    Crucial Hemp
    Uma empresa dedicada 100% a erva e desenvolve produtos a base de marijuana.
    No green festival havia infinitos stands de roupas a base de hemp, no entanto, somente a crucial vendia linhas feitas de maconha.


    Adorei essas linhas para tecer! imaginem fazer crochês com isso! demais!



    Conscious Clothing
    Vestidos de noiva feitos a partir de seda de maconha. Ahhhhhhhhhhhhhhhhh


    Made green Video
    Um studio que faz videos empresariais com consciência ambiental, ou seja, visando o menor desperdício, utilizando opções de materiais sustentáveis e reciclados e de menor impacto no meio ambiente.
    Empresa meio caretinha né? Mas é uma idéia/ conceito que pode ser totalmente adaptada aos hype film production.



              Análisis de La Carta de Jamaica        
    En La Carta de Jamaica, expone la idea de unir toda Sudamérica, de Chile hasta México.

    A Bolívar le preocupa su pueblo, cuando hablaba de la masacre, mediante la palabra exterminio que segó una octava parte de la población.

    Profetizar sobre el tipo de gobierno era difícil, por las condiciones en que estaba la patria, para un pueblo gobernar es una tarea ardua:

    “Toda idea de relativa al porvenir de este país me aparece aventurada”. Dice Bolívar.

    Tomando en cuenta las condiciones que estaba la patria, la existencia política era nula.

    La política debió manejarse con cuidado, se presume.

    Sobre todo se realizó énfasis sobre los invasores.

    La disertación se hace enfática, diciendo, que el pueblo a ese tiempo estaba en una situación de servidumbre. “El pueblo es esclavo cuando el gobierno, por su esencia o por sus vicios, huella y usurpa los derechos del ciudadano o súbditos”

    La preocupación de Bolívar eran, que el pueblo esté preparado para manejar un poder grande, le preocupaba la anarquía y desear un buen gobierno.

    Prácticamente el destino de la patria de la que tanto hablaba Bolívar estaba en sus gobernantes.

    “Se erigió un gobierno democrático, federal, declarando previamente los derechos del hombre, manteniendo el equilibrios de los poderes y estatuyendo leyes generales a favor de la libertad civil de imprenta y otras; finalmente se constituyo un gobierno independiente”.

    Bolívar deseaba que América sea la nación más grande del mundo por su libertad y gloria. “Yo deseo más que otro alguno ver formar en América la más grande Nación del mundo, menos por su extensión y riquezas que por su libertad y gloria, aunque aspiro a sea por el momento regido por una gran república como es imposible, no me atrevo a desearlo, y menos deseo una monarquía universal de América porque este proyecto, sin ser útil, es también imposible. Los abusos que actualmente existen no se reformarían y nuestra regeneración seria infructuosa”

    El gobierno debe ser paternal significa el padre que cuida a sus hijos.

    Los Estados americanos han de ser menester de los cuidados de gobiernos paternales que curen las llagas y las heridas del despotismo y la guerra.

    Para un pueblo que pasó por lo difícil no eran convenientes los reyes sino una república, el sistema federal lo consideraba demasiado elaborado.

    Un sueño:
    • La Nueva Granada una unión con Venezuela.
    • Capital Maracaibo, o una nueva ciudad que, con el nombre de Las Casas, en honor de este héroe.
    • Su gobierno imitación del Ingles.
    • Ejecutivo electivo.
    • Cuando más vitalicio y jamás hereditario.
    • Si se quiere una Republica.
    • Una cámara, Senado legislativo hereditario, que en las tempestades políticas se interpongan entre las olas populares y los rayos de gobierno.
    • Cuerpo legislativo de libre elección.
    • Pronostica los Tipos de Gobierno:
    • Repúblicas Federales y Centrales.
    Bolívar nos entre dejó sus mensajes, estudiar la tarea de gobernar que es muy difícil, porque una decisión, la responsabilidad esta su gobernantes y involucra el pueblo.

    Para ello se debía educar el pueblo instruirlo, una decisión se debe tomar el beneficio del pueblo.

    La Carta de Jamaica es un documento, parte de la historia, nos permite observar las condiciones de la época lo crudo que fue el proceso de pasar una etapa a otras.
              Actividades: curso CRAM!        
    Como cada año la Fundación CRAM (www.cram.org) organiza el Curso de Clínica y Manejo de Animales Marinos. Este año celebramos la XII edición y por primera vez los cursos se realizarán del 22 de febrero al 15 de marzo y los alumno de diversas universidades podrán convalidar el curso con créditos de libre elección.

    En los archivos adjuntos te hago llegar tanto el programa, como el cartel, como información para hacer la preinscripción y matrícula. El plazo de preinscripción termina el 8 de febrero, por ello, agradeceremos cualquier acción de divulgación que se quiera hacer al respecto.

    Para más información no dudes en contactar con la Fundación CRAM: formacion@cram.org
    93 7524581

    PROGRAMA

    Biología de tortugas marinas. Problemas de conservación
    Perspectiva general de la ecología y Dinámica de poblaciones de la tortuga boba (Caretta caretta). Hábitats y amenazas de esta especie en Mediterráneo.

    Anatomía, Fisiología y Adaptaciones al medio de tortugas marinas
    Características anatómicas específicas de la tortuga boba del Mediterráneo. Adaptaciones evolutivas de estas especies para desenvolverse en el medio marino.

    Exploración, diagnóstico, Técnicas Quirúrgicas en tortugas marinas
    Partes del examen físico general en tortugas marinas, técnicas diagnósticas (radiografía, ecografía, resonancia magnética...), procedimientos clínicos y tratamientos de las patologías frecuentes.

    Necropsia de tortuga marina
    Taller práctico de análisis postmortem de una tortuga boba. Descripción de los pasos a seguir, instrumental necesario y anatomía práctica.

    Biología de cetáceos. Problemas de conservación
    Identificación de especies, hábitats y ecología de los cetáceos del Mediterráneo. Descripción de las principales amenazas que afectan a su supervivencia.

    Anatomía, fisiología y adaptaciones al medio de los cetáceos
    Características anatómicas específicas de los cetáceos del Mediterráneo. Adaptaciones evolutivas de estas especies para desenvolverse en el medio marino.

    Actuación Frente a cetáceos varados. Exploración y diagnóstico.
    Protocolo de asistencia frente al varamiento de un cetáceo y técnicas de exploración clínica.

    Simulacro de rescate de un delfín.
    Taller práctico de actuación frente a un varamiento de delfín: exploración física, tratamiento inicial y material necesario para el rescate.

    Manipulación y exploración de tortugas marinas
    Descripción de las técnicas de manejo necesarias para la asistencia de estos animales. Explicación de técnicas de exploración mínimamente invasivas.

    Zoonosis
    Descripción de las enfermedades más comunes que los animales marinos pueden contagiar a los humanos y métodos de prevención.

    Caso Prestige
    Protocolo de actuación frente a un vertido de crudo en el medio marino. Conclusiones extraídas de la experiencia práctica en el caso Prestige.

    Hematología y prácticas de laboratorio
    Taller práctico de analítica sanguínea e identificación celular en Caretta caretta. Alteraciones hematológicas y su interpretación clínica.

    Necropsia de un delfín
    Taller práctico de análisis postmortem de un delfín listado (Stenella coeruolealba). Descripción de los pasos a seguir, instrumental necesario y anatomía práctica.

    Biología y conservación en Aves Marinas
    Perspectiva general de la ecología y Dinámica de poblaciones las aves marinas amenazadas del mediterráneo. Hábitats, amenazas e identificación de especies.

    La recuperació de les aus marines
    El rescat, trasllat i condicionament dels animals. Maneig de les aus. Alimentació. Normes de seguretat. Exploració, diagnòstic i tractament. Casos d’animals tractats. L’alliberament al seu hàbitat natural.

    Pesquerías y artes de pesca. Normativas e impactos.
    Descripción de las diferentes técnicas pesqueras utilizadas en nuestras costas y sus efectos en ecosistemas y las especies marinas amenazadas. Legislación vigente.

    Mesa redonda con pescadores
    Punto de encuentro entre investigadores y profesionales de la pesca para dinamizar la comunicación entre ambos colectivos.

    Elasmobranquis (peixos cartilaginosos)
    Biologia i problemes de conservació. Identificació de les principals espècies de la Mediterrània. Hàbitats i principals amenaces.

    Anatomía, fisiología, adaptaciones al medio de aves marinas. Exploración, diagnóstico y técnicas quirúrgicas.
    Características anatómicas específicas de las aves marinas amenazadas del Mediterráneo. Descripción de técnicas exploratorias, diagnósticas y tratamientos de las principales patologías.

    Necropsia de ave marina.
    Taller práctico de análisis postmortem de un ave marina. Descripción de los pasos a seguir, instrumental necesario y anatomía práctica.

    CARGA LECTIVA.: 40 h

    PRECIO: 450 euros

    INFORMACIÓN E INSCRIPCIONES

    Para realizar la inscripción o solicitar información contactar con:

    CRAM - Área de Educación y Formación
    Camí Ral, 239 - 08330 - Premià de Mar - Barcelona
    Teléfono: +34 93 752 45 81
    Fax: +34 93 752 57 10
    formacion@cram.org


              Volunteering: photoID in Cardigan Bay!        
    The Cardigan Bay Marine Wildlife Centre (New Quay, West Wales, UK) is seeking a Voluntary Assistant Photo-ID Catalogue Officer for the 2010 field season.

    The primary purpose of our ongoing research, supported by Environment Wales and the Wildlife Trust of South and West Wales, is to monitor the marine mammal populations found within Cardigan Bay´s Special Area of Conservation (SAC) and beyond. Using non-invasive photo-identification techniques, we are endeavouring to establish the size and health of the population as well as reproductive and survival rates.

    We need a committed volunteer to work at the Cardigan Bay Marine Wildlife Centre between April and October 2010.

    Post description:

    - Main responsibility will be to assist with the cataloguing of the bottlenose dolphin photographs for the photo-ID purposes of the CBMWC, including matching individuals to previous year?´ images.

    - Giving talks on the photo-identification work conducted at the CBMWC to interested parties.

    - Co-ordinate and organise other volunteers participating with the photo-ID work at CBMWC, to tie in with the daily rota.

    - Be responsible for training new volunteers in the analysis of photo-ID images, transferring images from memory cards to the Photo-ID computer and ensuring that all images are stored in the correct folders on the computer, e.g. week, date and trip folder and encounter folder if there is more than one per trip.

    - Production of up to date procedures for all aspects of the photo-ID work in order that other volunteers can use them in order to complete any photo-ID tasks required of them.

    - Ensure that all 2010 images and data are backed up on a regular basis throughout the season (external hard drive, DVDs or CDs) so that there is more than one copy in existence in case of computer failure.

    - At the end of the 2010 season help to compile a photo-ID catalogue that includes images from 2009 and 2010 and information and data on what, where and when animals were seen.

    There will also be the opportunity to assist with the boat and land-based dolphin surveys and help in the Visitor's Centre.

    Desired skills and qualifications:

    - Fluency in English (essential)
    - IT skills
    - Able to work well in a small team and independently without supervision
    - Willingness to work in a conscientious, responsible and reliable manner
    - Enthusiastic and hard working
    - An interest in wildlife and conservation
    - Experience working with the public, and public speaking would be useful
    - An interest and knowledge of British cetaceans would be an advantage
    - A background in biology, particularly marine biology/environmental science would be useful
    - Excellent verbal and written communication skills

    Time commitment:

    The Voluntary Assistant Photo-ID Officer role requires a commitment of at least four months, including July to October. Preferably you would be able to commit for the entire field season April-October. Volunteers living locally who are available on a part time basis are also welcome to apply.

    Accommodation and expense arrangements:

    Basic, shared accommodation can be arranged for approximately ?55 per week. Volunteers are responsible for their own food, travel and accommodation costs.

    About the Cardigan Bay Marine Wildlife Centre (Est.1996):

    The Cardigan Bay Marine Wildlife Centre is a non-profit organisation
    dedicated to promoting public awareness of the marine species, habitats and conservation of the marine wildlife in Cardigan Bay through research and education. The group is affiliated to the Wildlife Trust of South and West Wales and supported by Environment Wales. The centre is in the heart of New Quay overlooking the beautiful beach and harbour. It is used as a base for our research and also includes our Visitor Centre.

    Further information:

    Contact Laura on 01545 560032 or volunteer@cbmwc.org
    Visit our website www.cbmwc.org

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              Teaching English in Korea Interview        
    I was recently asked to provide an interview about my experience teaching in Korea, my decision to move to Korea, stereotypes of English teachers in Asia, culture shock and cultural assimilation, EPIK, and some other general stuff about my experience teaching English in Korea. I thought I would go ahead and provide the interview here. I hope you find it helpful. There may be a follow up interview in the future, if so I'll post that as well.


    ----- Why did you first decide to move to Korea? Had you had previous
    experience? Did you know others who had traveled to Korea before
    deciding to relocate there? Please describe your decision making
    process.

    My decision to come here was very circumstantial. I was working as a research scientist in the US and was dating a Canadian when my grant got canceled and I was out of work. We didn't have a good way to be together in either of our countries, and she had friends who had paid off significant portions of their student loans teaching in Korea, so we started looking into it. We considered Taiwan most seriously as an alternative, but in the end the ease of the offers in Korea -- airfare paid, apartment ready when you get here -- and the excellent pay (at that time, in 2005, the exchange rate was about 40% better than it is now) lured us here. I had one friend that had taught in Japan with JET and had a decent experience but left before the end of the year. I read a lot about teaching in Korea before I came, espeically on forums.eslcafe.com/korea, which presents a particularly negative side of teaching here, but we decided to come anyway.


    ----- Was the process of moving different than what you expected? What
    everyday difficulties, if any, do you encounter living in a foreign
    country?

    The process of moving was very easy and more-or-less what I expected. The shock of landing in a very foreign country was intense. I had never been outside of N. America before, and Korea is very different than home. Jet lag was severe, and I remember on our second night there we went out to eat, at an Italian restaurant of all places, and after being out for an hour or two, my energy just plummeted. I didn't know how I was going to make it back to the apartment. I think our minds have a filtering system that keeps us sane by blocking most of the massive amount of information that constantly surrounds us. It filters that which is the same, usual, because we don't need to be aware of that. But suddenly in a Korean city, nothing is usual, so the mind is very easily overloaded. You ask about culture shock later, but let me say here, I think there are two seperate events that are labeled as culture shock, and they are very different. There is the experience I just described, which was very intense for just a few hours on the first few nights, mostly just lasted a few days and fades away entirely with a week or two. Then there is another experience that sets in around 3 or 4 or 6 months into living in a foreign culture, when the novelty has worn off, and things get really hard. I talk about this at length in a blog post, here.


    ----- I know there has been a stereotype of inexperienced Americans and
    Canadians going to foreign countries and working very briefly, using
    the job as a means to pay for a vacation. Do you think this is still
    the case? There also has been a history of foreigners being lured to
    countries like Korea (or Thailand) with promises of great jobs and
    money only to be met with disappointing living and working conditions.
    Has this practice changed? What opinions do you have regarding
    both sides of this complicated relationship between teachers and
    recruiters? Do you think EPIK has changed this in Korea?

    I don't know how qualified I am to speak generally about this, especially since I haven't lived in Seoul, and that's where the vast majority of foreigners are (that was even more true before the government's recent push to put native english speakers in every public school in the country). But here are some thoughts.

    Yes, people use it as a way to get away from home, as an escape. The reality is that living and working here comes with a huge load of challenges. I don't want to say it's harder, that would depend on specific circumstances at home and here, but it's definitely hard. I don't know a single foreigner here that would disagree with that. And while I think Korea rightly has a reputation for being particularly difficult, I've heard similar complaints about Thailand, Japan, China, etc.. So if this job has a reputation for being an easy way to take a vacation, I think that's undeserved. I think we earn every won we make.

    I had read a lot about people showing up and being given moldy, rat-filled apartments. I think that has always been a tiny, if highly vocal, minority, and even more so now as the arrangement has become more widespread and communication between foreigners living here and thinking about coming here has increased. That said, people definitely do get screwed from time to time. Hagwons, the private, after-school tutoring centers that outside of EPIK employ almost all of the foreign English teachers, are intensely for-profit, and every won saved on a foreigner is a won of profit for the owner. I worried a lot about what would happen at the end of my hagwon contract, because at the end of a contract foreigners generally receive a month's pay, a bonus month's pay called severance, approximately a month's pay from contributions the boss should have been making each month to the national pension fund that can be withdrawn as a lump sum by foreigners leaving the country, and return airfare home. That adds up to about 7 million won for most foreigners. In the end, I did get nearly everything I was owed, with a hundred thousand or two won, but I felt like if the boss had thought he could have pushed me around, he probably would have.

    Recruiters are driven by profit motivation too, and they understand how few recourses a foreigner has once they have moved here. So I think it's terribly important for foreigners to get references for their recruiter and their hagwon before they sign a contract. With EPIK this is much less true because the contract is standardized and there isn't the same profit motivation present in public schools. EPIK is far from perfect, and there are plenty of complaints among my friends and I about the program, but it is much more secure than a hagwon gig.


    ----- Have you experienced significant "culture shock" as a foreigner in Korea?

    Yes, see answer 2.

    ----- To what degree do you think it's important to assimilate to the
    culture you are living in?

    Again, I'm not sure how qualified I am, because I haven't ever assimilated into a foreign culture. Note that the vast, vast majority of foreigners living here don't assimilate to any noticeable degree. I suspect those that have would say that it's both difficult and important. I think it's particularly difficult in Korea, because Korea has a history of fending off foreign invasions (surrounded as have been, historically, by empires: Japanese, Mongolian, Chinese, etc.) and that has informed their culture around the treatment of foreigners. For a more thorough treatment of this, see Korea Unmasked, which is written by a Korean. I think xenophobia is common here, as is fetishization of foreigners. Racism is, I think, less common, but prevalent as well.

    On a lighter note, learning some simple aspects of the language: the "alphabet," food, numbers, taxi directions, etc. is hugely helpful, and new arrivals should learn that stuff ASAP.


    ----- I know EPIK views their native English speakers as assistants to
    the regular English teachers, do you think using native English
    speakers is beneficial when teaching English?

    It's true that we are titled Assistant Teachers. What this means in practice varies widely from province to province, county to county, school to school, and especially from elementary to middle to high schools. My understanding is that in elementary schools foreigners are often treated more like assistants, with Korean teachers planning the lessons and incorporating foreigners to degrees ranging from not at all (I had one coteacher, who I taught 4 hours a week with last semester, with whom I would literally sit in a student's chair, in front of the class, facing the class, which he taught, and often not say a word. I eventually started bringing books into class and sat there reading.) to true coteaching, where the teaching role is passed back and forth. There are also situations in elementary schools where the Korean teacher feels embarrassed about their English in front of a foreigner, or is just lazy, and has the foreigner do all of the lesson planning and teaching. This can be good for everyone, if the Korean stays engaged with the class to keep Korean norms around discipline and respect in order. If, as many do, the Korean sits silently in the back of the class or even walks out, it can be very frustrating. It is extremely difficult to teach beginners of a language without a common language, especially children, with their constantly ambling attention. This alone is sufficient for me to recommend EPIK over hagwons to incoming teachers -- in EPIK you have a coteacher, in hagwons you don't.

    I think it could be valuable to use native teachers, and in many cases I think it is. But the systems to make it properly and be of real benefit to the students haven't been put in place yet. This initiative to have native English speakers in every school is very young, and they are still learning how it should be done. So, as with the example I mentioned above, it often ends up being worthless for the students, and I think very frequently is of marginal value. I think a native speaker is most valuable as a teacher to advanced language learners, and those aren't primary and secondary students in Korea. With the right sort of co-teaching, I think it can be valuable. It brings a new pedagogy to language learning in Korea, which I think is sorely needed. I think it may be most valuable in diminishing xenophobia. There are now foreigners in every town in the country, and every student will grow up knowing at least 12 different foreigners. It's an extremely expensive cultural reform, but I foresee it opening up Korea quite a bit, and Korea has been a rather closed culture. When I left Korea last time, I took a ferry over to China, and the first Chinese person that I spent any time with told me that he thought culturally, "Korea is more [traditional] Chinese than China."

    ----- What are some of the benefits of teaching overseas as opposed to
    teaching in your home country? What are the negative aspects?

    This is a huge question. I think most of the benefits come from living abroad, and after that working abroad, the actually teaching abroad, in my opinion, has marginal benefits.

    For teaching, that it is easier to get into comes to mind. Anyone with a bachelors degree can get a job in Korea. It is also an easier job for most people, but this is balanced by it being harder to live and work here. The negative aspects of working here are primarily that you might not have much control over your curriculum if you teach in a public school, and you might not have much control over (or ability to communicate with) your students if you teach in a hagwon.

    A lot is made about the potential to save money here, and I think it is misunderstood. A typical job here, and this includes probably 95%+ of the jobs here pays between 2.0 - 2.3 million won per month. In addition, your airfare to and from Korea is taken care of and apartment (minus utilities) is furnished and paid for. Income tax is much more progressively structured in Korea than in the US, so at these income levels, the tax rate is 3.3%, and in public schools there is a two-year exemption from even that. Health care is socialized and costs about 50,000 won/month for coverage and makes visits to the doctor/dentist/pharmacy extremely cheap. Add to that the fact that, outside of Seoul, there isn't a lot for foreigners to spend money on. Restaurants are cheap, public transportation is excellent, and most of us don't want to accumulate much stuff, because we have to get rid of it or find a way to get it home in a year or two, and desirable entertainment options are scarce. So, 2.2 million won isn't that much money (about $1600 right now) for a month's work, but some expenses are covered by employer, some are minimized by the policies of the Korean Government, and others just aren't present here.

    The benefits of living and working abroad are significant, and I think under appreciated and misunderstood. Much has been made of President Obama having lived in many different cultures and his penchant for surrounding himself with advisors that have also lived in other cultures. People that have left their home for an extend period of time develop a different way of looking at the world. I think this comes from having the beliefs that are operant in your home society (which we don't notice because they are omnipresent) challenged. That leads people to have more nuanced perspectives that are less based on the beliefs that are instilled by our culture's stories. Leaving the culture you were raised in, even temporarily, is -- must be -- an eye opening experience. A friend asked me recently what made me come back to Korea when I had many grievances about my first year here. I told him that I felt like a transformation had started in my first year that I needed to continue and couldn't at home -- that by removing myself from the shared beliefs, common assumptions and homogeny of the society I grew up in, I was forced to look more closely at the people and events around me and deliver my own conclusions, because I couldn't rest on the beliefs I had picked up by osmosis at home. I also had to redefine myself, because those around me didn't see me through the same cultural lens I had always been seen. Those processes are extremely trying, and I think they are generates the culture shock that emerges after a few months of living in a foreign culture. Really living in a foreign culture is probably the only way to experience it. When one travels, one is not immersed in a culture the same way one is when they are, for example, working in a foreign culture. So that's a benefit and a negative aspect. I believe it is hugely important, and it's why I am here now in spite of the intense frustration and frequent loneliness. Well, that and student loans. And the food. And the proximity to Southeast Asia.

    One last thing I'll mention is a certain sense of freedom that comes with living here. I think it is related to the redefinition I just wrote about at length, in that it comes from a lack of understanding between you and those around you, which comes from a lack of shared cultural stories/assumptions. But knowing that no one really gets you, and no one can, is frighteningly liberating. And not understanding what that 15 year old is talking about on her cellphone can be pretty nice too.
              Hyperbole Ahoy! Rickey Reviews "Inception"        
    "Inception" is at once the best movie you'll see all summer, yet the most flawed as well. The movie boasts a wildly imaginative concept that's executed to near perfection from a storytelling point of view. However, the visual tableau in which the plot moves forward falls flat in a few places. The movie's ideas are intensely cerebral, but it lacks much of the necessary presentation to compliment it. At the very least however, this is a thought provoking and fast moving flick that is definitely guaranteed to kick your brain into overdrive for two and half hours. If "The Sorcerer's Apprentice" can claim the same, we'd be more than a little shocked.

    The basic overarching plot is deceptively simple: it's a heist movie. Leonardo DiCaprio and a gang of thieves dive into the mind of a powerful industrialist in order to dissolve his energy company and thereby better the welfare of his competitors and humanity as a whole (hey, why can't we do this with BP?) But the way Leo accomplishes it and the manner in which it is explained and performed cinematically is what catapults this movie on to another level entirely. The movie unfolds on a level that we, as moviegoers, haven't had the pleasure of experiencing until now.

    In order to pull off the heist, DiCaprio's character Cobb recruits various specialists and then plunges head first into the dream. The underlying science behind is left intentionally unexplained, which is OK with us--this is more of a fantasy movie than a sci-fi one. Cobb's plan is to plant the suggestion to dissolve his empire in the billionaire's head by plummeting into three consecutively deeper planes of his dream state and using the target's deep rooted father issues as leverage. Things go wrong when the team arrives in the dream to discover that the target has prepared for this mental invasion by "militarizing his subconscious" (best. line. ever.) and then the rest of the flick becomes a frantic scramble spanning around multiple layers of consciousness, some scenes constrained by gravity, some not. "We have to go deep" is a common refrain throughout the film, as Cobb's tenuous grip on reality grows shakier the deeper he travels.

    Three nested levels of dreaming, unfold simultaneously at different paces, with characters running around about on each level. Each level's time progresses at a different speed. Absolutely nothing like this has been put on film before. Watching it all intricately unfold, crumble, and finally synchronize up again, we can't help but assume that Nolan played his fair share of three-dimensional chess in his younger days. The heist is absolutely brilliant, it occupies two thirds of the film, and the idea alone is well worth the $10 ticket price for this movie. Words simply can't do justice to the complexity that unfolds before your eyes. The movie is a testament to what cinema can convey.

    The big problem is the visual execution. The gritty urban realism that director Chris Nolan perfected in his Batman movies doesn't serve him as well in a surreal movie about dreams. More than anything else, this is a movie about big crazy ideas, and either you're willing to forego normal cinematic conventions in order to get your brain tickled for two and a half hours or you're not. Rickey was cool with it, but some of you might not be. Don't get Rickey wrong, this is a terrific movie--easily the best of the summer, but it could've been even better if it took a bit more of an artistic leap.

    At one point, Rickey said to himself, "hey, this is a dream, so why don't they just grow wings and fly around?" Sure, it sounds silly at first, but think about it. We're in the dream world here, so why not venture into the realm of the fantastic? When we dream, can't most of us do a little better than dreary Chicago in the rain? Isn't there more most of us could dream up than characters chasing each other around a dimly lit hotel? To it's credit, the movie pays scattered homage to other great dreamers such as Escher and Kubrick in many shots but when it comes to the third level of the mark's subconscious, a wintry snow scene, Nolan completely dodges the obvious shout out: Hitchcock and Salvador Dali's collaboration on the ski run scene in "Spellbound." Instead, we are bombarded with a James Bond style shoot out featuring fireballs and snowmobiles. Not quite as profound...

    The obvious explanation for this restrained (and arguably unimaginative) take on dreams is that asking the audience to delve even deeper into the realm of the imaginary when they're already tracking three concurrent dreamlines is pretty demanding. Warner Brothers didn't spend $200 million to completely alienate their viewership and create more of an art house flick than a summer tent pole movie. We get that. Still, Rickey was ready to make the leap with them on this one and was left wanting when the visuals didn't match the trippy ideas the film traffics in.

    But these are minor issues given the overall wonderment and awe this movie provides. And then there's the film's ending, which will probably go down in history as one of the most polarizing to date. "Inception" is very much a movie that asks you to make a decision about what you've just seen. Rickey's leaving this review purposfully light on spoilers, but for people who saw it, we'd love to discuss what you thought of the film's final shot in the comments section.

              Two Charged in Home-Invasion Style Burglary - Dutchess County Sheriff News Release 3/29/2017        
    none
              Lost dans XCOM 2 War of the Chosen : présentation        

    Firaxis nous a donné un aperçu des Lost dans XCOM 2 War of the Chosen. Ils attaqueront de n’importe où, aussi bien XCOM que les aliens ou ADVENT. Les Lost étaient autrefois humains, mais ils sont devenus des êtres mutants après avoir été exposés à une technologie alien durant les premiers jours de l’invasion alien. Les Lost sont rarement trouvés errants seuls. Vous les rencontrerez en hordes, vagabondant dans les villes abandonnées. Ils se jetteront sur tous ceux qui se trouvent sur leur chemin. Une autre chose à savoir à leur sujet est qu’ils sont attirés par les bruits élevés, et ils arrivent en vagues continues. Vous pouvez les stopper un par un d’un tir en pleine tête, et ainsi marquer une action gratuite. Si les circonstances ne permettent pas de les terrasser, vous pouvez les attirer vers des positions ennemies et vous en débarrasser avant que d’autres n’arrivent. XCOM 2 War of the Chosen est l’extension de XCOM 2 et sera disponible à partir du 29 août.

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              Systems For Cosmetic Surgery - Some Questions To Raise        
    Are you tired of looking at yourself in the mirror and feeling sad? Are you fed up of shying away from the camera? Can't even laugh properly at a tale because of teeth that put you to shame? If your answer to all these questions is yes; then am sure you are looking to free of these restrictions and welcome a new and wonderful smile you will ever have.

    Surround yourself with family and friends. It is every we love that makes life profitable. Attend reunions or organize family reunions. Stay involved in the lives of young children and your grand children and offer help and support regularly.

    Some individuals may decide that they aren't ready for http://cosmediccentre.com just yet or their skin doesn't necessitate the site. Instead they could decide to reach their goals with an operation that is non-invasive anyway such as microdermabrasion or a chemical rind. Still other patients may discover that the work they need done surpasses the limits of a rhytidectomy. In this particular case they are wish to blend the renovation they have with other procedures with regard to example a brow lift (also known as cosmedic centre the forehead lift) or a neck carry. Having a solid understanding with the each in the procedures can and cant do for should go an extended way to assist you for happy light and portable end leads.

    I referred to as a cosmetic teeth surgeon and set-up a free consultation for liposuction. Liposuction removes fat by suctioning it using a thin tube, using small incisions can easily usually go in very inconspicuous puts. It is important have an understanding of that liposuction is genuinely weight loss procedure. In order to are overweight before the surgery, personal cash loan be overweight after the surgery, and can look dieter.

    Many girls marry in order to give mom a dream son-in-law. Too frequently moms believe that the daughter must first have surgery to create the nose or chin beautiful, or do other things to look for example the beauty queens in the fashion magazines so that they can to entice that future dream son-in-law. Normally is not the body that needs changing as many as a requirement to change personal attitudes and the expectations of males and also the society.

    Therefore, how much is factors . price of tooth dental implants? Commonly a basic implant cost would range from $1200 to $3000. But based close to the various procedures involved, the price could skyrocket to $30,000! Including costly the material, dentist fees and laboratory costs.

    Get 2nd opinion along the product you need to remove your wrinkles it has you avoid becoming a type suckers up front who still wears seams.
              The Invasion Has Begun        
    I think that my houseplants are WAY too happy after a long summer outside. This nepenthes was almost touching the porch rail by the end of this week... and is currently grazing the living room floor in its temporary home on a plant stand:


    I say temporary home because all of my houseplants are scattered around in random places, hastily brought in when the forecast for tonight dropped into the upper 30's. 

    I have no idea where all of these things are going to be able to overwinter...but I just cleared a path through the jungle kitchen and I think that means it's time to call it a night. Finding better winter homes for everything will just have to wait until tomorrow!

              headbutts, port-o-potties, and a good book        
    well i guess if you're going to get thrown out of the world cup final, it might as well be for head-butting someone in the sternum b/c they called your sister a 'prostitute'...zidane, i still got mad love for you, man - deserved winner of the "golden boot" award and still a gentleman in my mind.







    as i watched the final at this bar on the beach, my mind raced through all the mileage, the laughs, the lonliness, the heat, the mercy from strangers, and the absolute stupidity i voluteered for. to see what i am talking about go to this site where a photographer took a series of pics during a moment when i was dared to jump over a shopping cart and then a couple of azzurri fans. the pile up in the end was celebratory, not retaliatory.

    italy v. usa post game party in the streets of kaiserslaughtern...
    http://galerie.partypix-saar.de/bilderscript/wnailer/nailer.php?page=4&did=170606-wmtorty



    absurd
    and yet another reason i will probably not go to japan, yet continue to love their sense of humor. this is easily the best practical joke i have ever seen:

    http://www.ebaumsworld.com/videos/port-a-potty-prank.html



    the fall of bagdhad

    also, if you are interested in the iraqi situation before, during, and after the invasion, you may want to pick this book up by jon lee anderson ( new yorker writer, who wrote the conclusive biography on che guevara) - it is a fact-packed memoir of a journalist's ongoing experience in iraq before the invasion, during the war, and a bit into the occupation. most interesting is not only anderson's sensitive and mostly unbiased account of both sides, but the personalities that emerge from his relationships with ordinary iraqis trying to navigate life in a tyrannical dictatorship, invasion, and shaky future.
              Madrid: Calle de Manuela Malasaña        
    Oggi vi raccontiamo la storia di una via di Madrid (molto famosa) che prende il nome da un’eroina della guerra di Indipendenza: Manuela Malasaña, figlia di Jean Malasange e di Marcela Oñoro. L’immaginario popolare ha trasformato questa ragazza in uno dei simboli più conosciuti della lotta contro l’invasione francese del 1808. Un simbolo soprattutto del 2 maggio, data in cui partì la rivolta popolare, segnando l’inizio della Guerra di Indipendenza. Esitono due versione riguardanti la storia della giovane Manuela: La prima versione …
              Como passar do caos à Civilização. A obra beneditina        
    São Bento
    Luis Dufaur
    Escritor, jornalista,
    conferencista de
    política internacional,
    sócio do IPCO,
    webmaster de
    diversos blogs






    No Oriente houve santos ermitões que poucas vezes comiam ou dormiam, outros ficavam em pé sem movimento semanas a fio, ou encerravam-se em túmulos durante anos. São vocações especiais.

    No Ocidente, o monaquismo foi estruturado por São Bento de Núrsia.

    Sua regra é de uma moderação e de um senso da ordem admiráveis.

    Até inícios do século XIV os beneditinos tinham dado à Igreja 24 Papas, 200 cardeais, 7.000 arcebispos, 15.000 bispos e 1.500 santos canonizados. Em seu auge, a Ordem Beneditina reuniu 37.000 mosteiros.

    E não é uma questão apenas de números.

    A Ordem era tão admirada, que nela foram concluir seus dias 24 imperadores, 10 imperatrizes, 42 reis e 15 rainhas.

    Essa colossal rede monástica explica a transformação do caos que existia no início da Idade Média, na civilização por excelência, a despeito de invasões e guerras.

    Quando os gregos sofreram a invasão dos dórios no século XII a.C., recaíram durante três séculos no analfabetismo.

     copista medieval
    O engajamento dos monges medievais com a leitura, escrita e educação evitou esse terrível destino aos europeus, após a catástrofe da queda do Império Romano do Ocidente.

    Não menos devastadoras foram as invasões posteriores de vikings, saxões, magiares ou maometanos.

    Mas a determinação inabalável de bispos e monges salvou a Europa de um segundo colapso.

    De acordo com o historiador malês Cristopher Dawson, as hordas saquearam mosteiros e queimaram bibliotecas, mas os monges impediram que a luz do conhecimento fosse extinta.

    Alguns mosteiros ficaram célebres pelo domínio de certos ramos do saber.

    Os monges de Saint-Bénigne em Dijon, na França, davam aulas de medicina.

    Universidade de Salamanca
    Os do mosteiro de Saint-Gall mantinham uma escola de pintura e gravação.

    Em conventos alemães podiam-se assistir aulas em grego, hebreu e árabe.

    Os monges tinham devoção pelos livros e embelezavam os manuscritos, especialmente as Escrituras, com artísticas iluminuras.

    São Bento Biscop, fundador do mosteiro de Wearmouth (Inglaterra), mandava trazer livros de toda parte.

    São Maïeul, abade de Cluny (na França), viajava sempre com um livro à mão. São Hugo de Lincoln, prior de Witham, primeira cartuxa na Inglaterra, explicou: 
    "Nossos livros são nossa delícia e nossa riqueza em tempos de paz, nossas armas ofensivas e defensivas em tempo de guerra, nosso alimento quando temos fome, e nosso medicamento quando estamos doentes".

    Vídeo: a Igreja e as origens do Direito Internacional
    Se seu email não visualiza corretamente o vídeo embaixo CLIQUE AQUI



    Toda a série de aulas do Prof. Woods AQUI



    CRUZADAS CASTELOS CATEDRAIS HEROIS ORAÇÕES CONTOS CIDADE SIMBOLOS

    AS CRUZADASCASTELOS MEDIEVAISCATEDRAIS MEDIEVAISHERÓIS MEDIEVAISORAÇÕES E MILAGRES MEDIEVAISCONTOS E LENDAS DA ERA MEDIEVALA CIDADE MEDIEVALJOIAS E SIMBOLOS MEDIEVAIS
              Importância de Carlos Magno na promoção da educação e da cultura        
    Carlos Magno ordenou escolarizar o Império
    Luis Dufaur
    Escritor, jornalista,
    conferencista de
    política internacional,
    sócio do IPCO,
    webmaster de
    diversos blogs






    continuação do post anterior: O monasticismo católico e a restauração da fé, da cultura e das ciências




    Importância de Carlos Magno na promoção da educação e da cultura

    No final do século VIII, houve uma primeira tentativa de reerguimento da cultura ocidental. Carlos Magno conseguira reunir grande parte da Europa sob seu domínio. Para unificar e fortalecer o seu império, decidiu executar uma reforma na educação.

    O monge inglês Alcuíno elaborou um projeto de desenvolvimento escolar que buscou reviver o saber clássico estabelecendo os programas de estudo a partir das sete artes liberais: o trivium, ou ensino literário (gramática, retórica e dialética) e o quadrivium, ou ensino científico (aritmética, geometria, astronomia e música).

    A partir do ano 787, foram emanados decretos que recomendavam, em todo o império, a restauração de antigas escolas e a fundação de novas. Institucionalmente, essas novas escolas podiam ser monacais, sob a responsabilidade dos mosteiros; catedrais, junto à sede dos bispados; e palatinas, junto às cortes.



    Essas medidas teriam seus efeitos mais significativos apenas séculos mais tarde. O ensino da dialética (ou lógica) foi fazendo renascer o interesse pela indagação especulativa; dessa semente surgiria a filosofia cristã da Escolástica.

    Além disso, nos séculos XII e XIII, muitas das escolas que haviam sido estruturadas por Carlos Magno, especialmente as escolas catedrais, ganharam a forma de Universidades.

    Progresso generalizado
    O Renascimento do Século XII

    Depois da contenção das últimas ondas de invasões estrangeiras no século X, seguiu-se uma fase de relativa tranqüilidade em relação às ameaças externas, que também coincidiu com um período de condições climáticas mais amenas.

    A Europa Ocidental passa então por mudanças sociais, políticas e econômicas, que vão gerar o chamado Renascimento do Século XII.

    Evoluções técnicas possibilitam o cultivo de novas terras e o aumento da diversidade dos produtos agrícolas, que sustentam uma população que passa a crescer rapidamente.

    O comércio está em franca expansão, ocorre o desenvolvimento de rotas entre os diversos povos que reduzem as distâncias, facilitando não só o comércio de bens físicos, mas também a troca de idéias entre os países.

    As cidades também vão abandonando a sua dependência agrária, crescendo em torno dos castelos e mosteiros.

    Nesse ambiente receptivo, começam a ser abertas novas escolas ao longo de todo o continente, inclusive em cidades e vilas menores.

    No campo intelectual, as mudanças são também fruto do contato com o mundo oriental e árabe através das Cruzadas e do movimento de Reconquista da Península Ibérica.

    Na altura, o mundo islâmico encontrava-se bastante avançado em termos intelectuais e científicos. Os autores árabes tinham mantido durante muito tempo um contacto regular com as obras clássicas gregas (Aristóteles, por exemplo), tendo feito um trabalho de tradução que se tornaria valioso para os povos ocidentais, já que por este meio voltaram a entrar em contacto com as suas raízes eruditas entretanto “esquecidas”.

    De facto, seja em Espanha (Toledo), seja no sul de Itália, os tradutores europeus vão produzir um espólio considerável de traduções que permitiram avanços importantes em conhecimentos como a astronomia, a matemática, a biologia e a medicina, e que se tornariam o gérmen da evolução intelectual européia dos séculos seguintes.


    Embaixo: video
    7. Os monges na construção da civilização ocidental


    Se seu email não visualiza corretamente o vídeo embaixo CLIQUE AQUI




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              Na Idade Média nasceu a ciência logicamente sistematizada        
    A Geometria, The British Library
    Luis Dufaur
    Escritor, jornalista,
    conferencista de
    política internacional,
    sócio do IPCO,
    webmaster de
    diversos blogs




    Ainda perduram os ecos do laicismo anticristão visceralmente difamador da Idade Média pelo fato de ter sido uma época modelada pela Igreja Católica.

    Professores e enciclopédias objetivas e atualizadas abandonaram essas visões laicista anticristãs e anti-medievais.

    Um exemplo é a própria Wikipedia que, no verbete Ciência Medieval, fornece ricas e ponderadas informações sobre a Era Medieval, e que reproduzimos a continuação.

    Caos pós-queda de Roma

    A Europa Ocidental entrou na Idade Média em grandes dificuldades que minaram a produção intelectual do continente.

    Os tempos eram confusos e havia-se perdido o acesso aos tratados científicos da antiguidade clássica (em grego), ficando apenas as compilações resumidas e até deturpadas que os romanos tinham traduzido para o latim.

    Entretanto, com o início do chamado Renascimento do Século XII, renovou-se o interesse pela investigação da natureza.

    A ciência que se desenvolveu nesse período áureo da filosofia escolástica dava ênfase à lógica e advogava o empirismo, entendendo a natureza como um sistema coerente de leis que poderiam ser explicadas pela razão.

    Foi com essa visão que sábios medievais se lançaram em busca de explicações para os fenômenos do universo e conseguiram avanços importantes em áreas como a metodologia científica e a física.



    Decadência cultural e científica no Império Romano

    Costuma-se dizer que os romanos eram um povo de orientação prática. Apesar de maravilhados com as descobertas do passado grego, não chegaram a formar novas instituições que buscassem especificamente entender o universo ou o mundo natural.

    Ruínas do Foro Romano, centro da Roma Imperial pagã
    Os verdadeiros centros de produção de conhecimento do Império Romano localizavam-se no seu lado oriental, de cultura grega. Eles tinham sido fundados antes do domínio romano e já não mantinham a mesma força criativa de períodos anteriores.

    Devido ao fato da classe rica do Império ser bilíngue, em latim e em grego, não se sentia a necessidade de traduzir os tratados científicos y filosóficos produzidos pela civilização grega.

    Entretanto, era comum encontrar compilações resumidas das principais correntes do pensamento grego na língua latina. Esses resumos eram lidos e discutidos nos espaços públicos da agitada vida social romana.

    Durante o processo de desestruturação do Império Romano do Ocidente, o ocidente europeu foi perdendo contato com o oriente e a língua grega acabou por ser esquecida.

    Desse modo, a Europa Ocidental perdeu o acesso aos tratados originais dos filósofos clássicos, ficando apenas com as versões truncadas desse conhecimento que haviam sido anteriormente traduzidas.

    É como se nos dias de hoje perdêssemos quase todos os trabalhos científicos e sobrasse apenas parte dos textos de revistas destinadas ao consumo popular.

    A Igreja salvou do caos o que restava da cultura antiga

    Os mosteiros foram o refúgio da cultura e da ciência. Abadia de Lagrasse, França
    Os mosteiros foram o refúgio da cultura e da ciência. Abadia de Lagrasse, França
    O Império Romano do Ocidente, embora unido pela língua latina, ainda englobava um grande número de culturas diferentes que haviam sido assimiladas de uma maneira incompleta pela cultura romana.

    Debilitado pelas migrações e invasões de tribos bárbaras, pela desintegração política de Roma no século V e isolado do resto do mundo pela expansão do Islão no século VII, o Ocidente Europeu chegou a ser pouco mais que uma colcha de retalhos de populações rurais e povos semi-nômades.

    A instabilidade política e o definhar da vida urbana golpearam duramente a vida cultural do continente.

    A Igreja Católica, como única instituição que não se desintegrou nesse processo, manteve o que restou de força intelectual, especialmente através da vida monástica.


    continua no próximo post: O monasticismo católico e a restauração da fé, da cultura e das ciências


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              De escravos antigos a servos da gleba: transição para o homem livre        
    Luis Dufaur
    Escritor, jornalista,
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    Um ponto que serve para mostrar o tipo de tratamento reinante entre os diversos graus da hierarquia social é a comparação entre os escravos da Antiguidade e os servos da gleba na época medieval.

    Na Antiguidade pagã o escravo não tinha qualquer direito, nem mesmo o da vida.

    Podia ser morto por seu dono, que tinha direito de vida e de morte sobre ele.

    Não tinha direito a constituir família.

    Se alguma escrava tinha um filho, este podia ser vendido e mandado para longe da mãe, como um animal.

    Ao final do Império Romano, quando este já se havia tornado cristão, foi reconhecido aos escravos o direito ao matrimônio.

    Este processo fazia parte daquilo que se chamou de humanização do Direito Romano, atribuída à influência cristã.



    Tal direito ao matrimônio, porém, não impedia que o casal pudesse ser separado, vendido, etc.

    Não era ainda o direito ao matrimônio do homem livre.

    Foi somente com a instauração da Cristandade medieval na Europa que se conheceu, pela primeira vez na História, um continente inteiro sem a escravidão.

    O servo da gleba era um servidor que não tinha o direito de sair do lugar onde trabalhava.

    Era ligado à gleba, não sendo, portanto, um homem livre em toda a força do termo.

    Porém, apesar de não ser totalmente livre, desfrutava de muitos direitos.

    Inerente à sua própria condição, tinha o direito de permanecer na terra onde trabalhava, não podendo ser expulso dela pelo seu senhor.

    Exercia também uma espécie de direito de propriedade sobre a casa onde morava e sobre uma parte das terras que cultivava.

    Seu tempo era dividido entre o trabalho nas terras do senhor e em suas próprias terras, de cujos frutos ele vivia.

    Algumas vezes beneficiava-se ainda de uma porcentagem do que produzia nas terras do senhor.

    Seu contrato de trabalho era hereditário e intocável.

    Tinha direito a constituir família e só podia ser castigado fisicamente em caso de comprovado mau comportamento.

    Se o senhor vendia as terras que possuía, estas eram alienadas junto com o servo, que não podia ser mandado embora.

    A servidão da gleba era um estado intermediário entre a escravidão e a liberdade.

    Quando terminou a Idade Média quase não havia mais servos da gleba na Europa.

    Na Idade Média, sob a influência da Igreja, constituiu-se uma classe dos homens livres, classe esta muito menos numerosa na Antiguidade, época histórica em que uma parcela considerável da população era constituída por escravos.

    A expressão servo da gleba continuou em uso até a Revolução Francesa.

    Mas então os que se denominavam servos eram os descendentes dos antigos servos da gleba, sendo proprietários das terras que cultivavam, pagando aos nobres um pequeno imposto pelo fato de, outrora, tais terras terem pertencido à nobreza.

    A origem histórica dos servos da gleba remonta à época das invasões dos bárbaros, nos séculos IV e V, quando o Império Romano do Ocidente se desagregou.

    Os proprietários de terras, que possuíam certos recursos, começaram a construir fortificações para se abrigar contra os invasores.

    Então muitos homens, que não tinham condições para se defender dos ataques dos bárbaros, pediam licença para se refugiar nas fortificações daqueles proprietários, as quais constituíam a forma primitiva do que foi mais tarde o castelo medieval.

    Os proprietários geralmente impunham como condição aos abrigados, que estes cultivassem as terras no tempo de paz e os ajudassem na luta contra os invasores, em época de guerra.

    Formou-se assim um contrato do servo com o proprietário.

    Na época em que foi instituída, a servidão da gleba foi aceita como algo natural, fruto das circunstâncias.

    Porque um senhor, diante das grandes hordas que se deslocavam, precisava ter certeza de que sua propriedade teria um número suficiente de homens para defendê-la.

    Era-lhe vantajoso estabelecer um contrato vitalício, e mesmo hereditário.

    Do mesmo modo, era vantajoso para os servos, os quais, muitas vezes não eram homens livres, mas antigos escravos romanos.

    Sua situação foi suavizada, pela influência da Igreja, mediante a condição de servos da gleba, antes de ser totalmente abolida a escravidão.


    Fonte: CATOLICISMO, março 1998


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              O que é o feudalismo? Origens do regime feudal        
    Luis Dufaur
    Escritor, jornalista,
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    Para compreender a Idade Média, temos de nos representar uma sociedade que vive de modo totalmente diferente, da qual a noção de trabalho assalariado, e mesmo em parte a de dinheiro, estão ausentes ou são muito secundárias.

    O fundamento das relações de homem para homem é a dupla noção de fidelidade, por um lado, e por outro a de proteção.

    Assegura-se devoção a qualquer pessoa, e dela espera-se em troca a segurança.

    Não se compromete a atividade em função de um trabalho preciso, de uma remuneração fixa, mas a própria pessoa, ou melhor, a sua fé, e em troca se requer subsistência e proteção, em todos os sentidos da palavra.

    Tal é a essência do vínculo feudal.

    Esta característica da sociedade medieval explica-se, ao considerarmos as circunstâncias que presidiram à sua formação.

    A origem encontra-se nessa Europa caótica do século V ao século VIII. O Império Romano desmoronava-se sob o duplo efeito da decomposição interior e da pressão das invasões.



    Tudo em Roma dependera da força do poder central. A partir do momento em que esse poder foi ultrapassado, a ruína era inevitável. Nem a cisão em dois impérios nem os esforços de recuperação provisória poderiam travá-la.

    Nada de sólido subsiste nesse mundo em que as forças vivas foram pouco a pouco esgotadas por um funcionalismo sufocante, onde o fisco oprime os pequenos proprietários.

    Em breve estes não têm outro recurso senão ceder as suas terras ao Estado para pagar os impostos. O povo abandona os campos, e para o trabalho dos campos apela voluntariamente a esses mesmos bárbaros que dificilmente são contidos nas fronteiras.

    É assim que na Gália os borguinhões se instalam na região Sabóia-Franco-Condado e se tornam os rendeiros dos proprietários galo-romanos, cujo domicílio partilham.

    Sucessivamente, pacificamente ou pela espada, as hordas germânicas ou nórdicas assomam no mundo ocidental.

    Roma é tomada e retomada pelos bárbaros, os imperadores são eleitos e destituídos conforme o capricho dos soldados. A Europa não é mais que um vasto campo de batalha, onde se enfrentam as armas, as raças e as religiões.

    Como poderá alguém defender-se numa época em que a agitação e a instabilidade são a única lei?

    O Estado encontra-se distante e impotente, senão inexistente, cada um move-se por isso naturalmente em direção à única força que permaneceu realmente sólida e próxima: os grandes proprietários fundiários, que podem assegurar a defesa do seu domínio e dos seus rendeiros.

    Fracos e pequenos recorrem a eles, confiam-lhes a sua terra e a sua pessoa, com a condição de se verem protegidos contra os excessos fiscais e as incursões estrangeiras.

    Por um movimento que se tinha esboçado a partir do Baixo Império, e não tinha parado de se acentuar nos séculos VII e VIII, o poderio dos grandes proprietários aumenta com a fraqueza do poder central.

    Cada vez mais se procura a proteção do “senhor” (senior), a única ativa e eficaz, que protegerá não só da guerra e da fome, mas também da ingerência dos funcionários reais.

    Assim se multiplicam as cartas de vassalagem, pelas quais a arraia-miúda se liga a um “senhor” para garantir a sua segurança pessoal.

    Os reis merovíngios tinham o hábito de se cercar de uma corte de “fiéis” (fideles), homens devotados à sua pessoa, guerreiros ou outros, o que por imitação levará os poderosos da época a agruparem à sua volta os “vassalos” (vassi) que julgaram bom recomendarem-se a eles.

    Enfim esses próprios reis, cada vez mais desprovidos de autoridade face aos grandes proprietários, contribuíram muitas vezes para a formação do poder dominial distribuindo terras aos seus funcionários, para retribuir os seus serviços.

    Quando os carolíngios chegaram ao poder, a evolução estava quase terminada.

    Em toda a extensão do território, senhores mais ou menos poderosos, agrupando à sua volta os seus homens, os seus fiéis, administravam os feudos mais ou menos extensos.

    Sob a pressão dos acontecimentos, o poder central tinha dado lugar ao poder local, que tinha absorvido pacificamente a pequena propriedade, e afinal de contas permanecia a única força organizada.

    A hierarquia medieval, resultado dos fatos econômicos e sociais, tinha-se formado a partir de si própria; e os seus usos, nascidos sob a pressão das circunstâncias, manter-se-iam pela tradição. Não tentaram lutar contra o estado dos acontecimentos.

    A dinastia de Pepino tinha chegado ao poder porque os seus representantes se contavam entre os mais fortes proprietários da época.

    Contentaram-se em canalizar as forças das quais faziam parte, e em aceitar a hierarquia feudal tirando dela o partido que podiam tirar.

    Tal é a origem do estado social da Idade Média, cujas características são completamente diferentes das que se conheceram até então.

    A autoridade, em lugar de estar concentrada num só ponto (indivíduo ou organismo), encontra-se repartida pelo conjunto do território.

    A grande sabedoria dos carolíngios foi de não tentarem ter nas mãos toda a máquina administrativa, mantendo a organização empírica que tinham encontrado.

    A sua autoridade imediata se estendia apenas a um pequeno número de personagens, que possuíam elas próprias autoridade sobre outros, e assim sucessivamente até às camadas sociais mais humildes.

    De degrau em degrau, uma ordem do poder central podia assim transmitir-se ao conjunto do país, e aquilo que não controlavam diretamente podia ser atingido indiretamente.

    Em lugar de combatê-la, Carlos Magno contentou-se em disciplinar a hierarquia que deveria impregnar tão fortemente os hábitos franceses.

    Reconhecendo a legitimidade do duplo juramento que todo homem livre devia a si próprio e ao seu senhor, ele consagrou a existência do vínculo feudal.

    Tal é a origem da sociedade medieval, e também a da nobreza fundiária, não a militar, ao contrário do que se julgou demasiadas vezes.

    Desta formação empírica, modelada pelos fatos, pelas necessidades sociais e econômicas, (Citemos a excelente fórmula de Henri Pourrat: “O sistema feudal foi a organização viva imposta pela terra aos homens da terra” (L’homme à la bêche. Histoire du paysan, p. 83) decorre uma extrema diversidade na condição das pessoas e dos bens.

    A diversidade provinha do fato que a natureza dos compromissos que uniam o proprietário ao seu rendeiro variava segundo as circunstâncias, a natureza do solo e o modo de vida dos habitantes.

    Toda sorte de fatores entram em jogo, os quais tornam diferentes as relações e a hierarquia de uma província para outra, ou mesmo de um domínio para outro.

    Mas o que permanece estável é a obrigação recíproca: fidelidade por um lado, proteção pelo outro. Por outras palavras, o vínculo feudal.

    (Autor: Regine Pernoud, “Luz da Idade Média”. Ed. original: “Lumière du Moyen Âge”, Grasset, Paris, 1944)




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              Guarda Suíça Pontifícia: eco da fidelidade medieval, heróica e sacral        
    Guarda Suiça Pontificia
    Luis Dufaur
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    Carlos VII rei da França, em 1453, fez aliança com o povo helvético.

    O acordo foi renovado em 1474 por Luís XI, que tinha ficado admirado em Basileia pela resistência da Suíça contra um adversário vinte vezes superior.

    Luís XI alistou suíços como instrutores para o exército francês. O rei da Espanha fez a mesma coisa.

    Os suíços foram descritos por Guicciardini como “o nervo e a esperança de um exército”. Em 1495 o rei francês teve a vida salva graças à firmeza inabalável de sua infantaria suíça.

    Os guardas suíços continuavam, entretanto, submissos às autoridades de seus cantões natais, verdadeiros proprietários destas tropas que se reservavam o direito de recolhê-las quando bem entendessem.

    Os regimentos suíços eram corpos armados totalmente independentes. Tinham suas próprias regras, seus juízes e seus chefes. As ordens eram dadas na sua língua, o alemão, oficiais e soldados permaneciam suíços até o fim sob as leis de seus cantões. O regimento era sua pátria.



    Tais disposições foram confirmadas em todos os acordos feitos em anos posteriores.

    Pelo fim da Idade Média, o espírito de revolta e a imoralidade grassavam na Europa. Tudo estava pronto para a grande explosão de orgulho e sensualidade que devastaria a Civilização Medieval católica.

    O Renascimento em plena expansão e a iminente Revolução Protestante semeavam a revolta contra o sucessor de Pedro.

    O Papa Sisto IV concluiu em 1479 uma aliança com os helvéticos. Em 1506 o Papa Júlio II chamou-os a Roma. Eles eram considerados invencíveis, devido à sua coragem, seus sentimentos nobres e sua proverbial fidelidade. Sem cavalaria e com pouca artilharia eles eram capazes de formar muralhas humanas impenetráveis.

    Em 1512, o Papa Júlio II lhes concedeu o título de “defensores da liberdade da Igreja”.

    Mas, 22 de janeiro de 1506 é a data oficial do nascimento da Guarda Suíça Pontifícia. Naquele dia, ao pôr do sol, um grupo de cento e cinquenta soldados suíços comandado pelo capitão Kaspar von Silenen do cantão de Uri, entrou pela primeira vez no Vaticano, pela Porta del Popolo para receber a bênção do Papa Júlio II.

    Mons. Johann Burchard de Estrasburgo, capelão papal e autor de uma famosa história de seu tempo, registrou o evento em seu diário.

    O martírio de 1527 sob berros de "viva o papa Lutero"

    Juramento de fidelidade dos guardas suíços
    Na manhã do dia 6 de maio de 1527, mercenários a serviço de um imperador já todo perpassado de espírito renascentista invadiu o Borgo Santo Spirito e a basílica de São Pedro.

    Os guardas suíços reuniram-se no pé do obelisco que ali está, e junto com as poucas tropas romanas de que dispunha o Papa, lutaram até o fim.

    O comandante Kaspar Roister foi morto. Dos 189 suíços, apenas 42 não pereceram.

    Esses, sob o comando de Hércules Göldli levaram o Papa Clemente VII até o impenetrável Castelo de Santo Ângelo.

    Os outros caíram gloriosamente, massacrados até nos degraus do altar de São Pedro.

    Clemente VII e seus suíços fugiram pelo famoso “Passetto” um corredor secreto construído por Alexandre VI na parede que liga o Vaticano com o Castelo Sant'Angelo.

    As tropas invasoras saquearam Roma durante oito dias, praticando toda espécie de abusos, roubos, sacrilégios e massacres.

    Até os túmulos dos Papas foram violados para roubar o que havia dentro.

    Os saqueadores gritavam “viva o pontífice Lutero” em sinal de desprezo.

    O nome do heresiarca protestante foi pichado sobre o famoso afresco do “Triunfo do Santíssimo Sacramento” de Rafael.

    Desde então uma aura de martírio envolve a guarda suíça pontifícia.

    Ela traz um perfume da velha fidelidade feudal medieval impregnada de sagrado e heroísmo em serviço do Senhor dos Senhores, o Vigário de Jesus Cristo.


    Juramento dos Guardas Suíços no Vaticano




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              150 Things to Know on Canada’s 150th Birthday        
    On the occasion of Canada’s 150th birthday here are 150 things to know...

    1. Today, Canadian Prime Minister Justin Trudeau is one of the world’s most popular political leaders.
    2. Justin Trudeau emerged out of the shadows and into the political spotlight when delivering the eulogy at his father’s funeral, the late Pierre Elliot Trudeau in September 2000.
    3. The four pallbearers at the funeral were Justin Trudeau, the Aga Khan, former President Jimmy Carter and…the late Cuban autocrat Fidel Castro.
    4. Justin Trudeau’s brother, Alexandre Trudeau, is a fearless filmmaker, who was Embedded in Baghdad before, during and after the U.S. invasion in 2003.
    5. While Justin is a social media star, his father was the true showman, who once famously pirouetted behind Queen Elizabeth’s back.
    6. In fact, this was just one of many colorful moments. To this day in Canada to give the ‘Pierre Trudeau salute’ means something, very interesting…
    7. And who can forget the moment featuring the Rolling Stones, the paparazzi and the Prime Minister.
    8. However, the elder Trudeau also did some amazing things for Canada. For starters, until 1982 when he brought it back to Canada, the constitution was effectively governed by the Queen of England.
    9. That same year he pushed through the Canadian Charter of Rights & Freedoms.
    10. This protection of Canadian rights and diversity did not emerge overnight. Back in 1971, the elder Trudeau declared the new Canadian multiculturalism policy.
    11. Four years earlier, in 1967, Pierre Trudeau uttered these famous words: “There's no place for the state in the bedrooms of the nation,” when he decriminalized homosexuality in sweeping changes to the criminal code.
    12. It took Canada until 2005 to legalize same-sex marriage, being the first nation outside of Europe and fourth in the world to do so.
    13. However, while things were eventful under Pierre Trudeau they were also turbulent. He suspended civil liberties during the ‘October Crisis’ in 1970, when he invoked the ‘War Measures Act’ after a provincial cabinet minister was kidnapped by separatist militants.
    14. He also enacted the National Energy Program in the 1980s which effectively federalized revenues from energy resources in Alberta, creating long-term hostility towards the federal Liberal Party in the years to come in Western Canada.
    15. Trudeau was also an antagonist to separatist ambitions in Quebec, delivering two fiery speeches, one in 1980, and another in 1995 to thwart referendums for independence.
    16. All in all, the elder Trudeau served for 15 years but he wasn’t the longest serving Prime Minister. That would be William Lyon Mackenzie King, who served for 21 years.
    17. In second place was the founding Prime Minister, John A. Macdonald, who served for 18 years – and who also had a bit of a drinking problem.
    18. When Canada was founded in 1867, there were only four provinces: Ontario, Quebec, New Brunswick and Nova Scotia.
    19. In fact it was not until 1949 that the last province, Newfoundland joined Canada, and that was only after a barely won referendum.
    20. Canada also has three Territories: the Northwest Territories, Yukon, and Nunavat, the latter being formed in 1999.
    21. The country is extremely ‘big’, the second largest in the world with over 2 million lakes, among other things.
    22. But, 75% of Canadians actually live within 100 miles of the U.S.-Canada border.
    23. This may be one of the reasons why the U.S.-Canada economic relationship is the largest in the world, estimated to total US$630 billion in 2016 alone.
    24. Close to 30,000 trucks cross the border every single day between the two countries.
    25. While things are rosy today, it wasn’t always so. During the War of 1812, the Canadas, as the British colonies were known then, went to battle with the U.S., ultimately burning down the White House on August 24, 1814.
    26. War was quite frequent back then due to competing French, British, and American ambitions. After fierce fighting, the 1763 Treaty of Paris essentially gave the British control over much of French Canadian land.
    27. In addition, one cannot forget that much of Canadian land belonged to the First Nations, who have been marginalized, ostracizied, occupied and colonized throughout much of Canadian history.
    28. During Canada’s first years, a group of people called the Metis who were ethnically mixed between First nations and European descent, rose up in rebellion, ultimately establishing a short-lived provisional government in 1870.
    29. The leader of that rebellion Louis Riel was ultimately ranked as the 11th Greatest Canadian.
    30. That battle was only one of many for the acknowledgement of the rights of First Nations. One of the worst stains on Canadian history was the residential school system that at one point put a third of all First Nations children under the care of the state.
    31. Thousands of students died, and many more were subject to emotional, physical, and sexual abuse.
    32. While today, people acknowledge some of these aspects of history, the fight is not over. One of the scandals that was a campaign issue for Justin Trudeau, was the plight of up to 4,000 missing or murdered aboriginal women.
    33. Canada’s history has not always been one of inclusivity. The Chinese Exclusion or Immigration Act of 1923 effectively banned immigrants of Chinese origin.
    34. This was a culmination of violence and protests against immigrants from East and South Asia, including riots in 1907 in Vancouver, British Columbia.
    35. Today, whites are expected to become a minority in Vancouver by 2031 (although I suspect this has already happened).
    36. 20.6% of Canadians are foreign-born today and 19.1% identify themselves as visible minorities. 3% of the population identifies as Muslim.
    37. There are more Sikhs in the Canadian Cabinet than there are in India’s government (4 versus 2).
    38. It was not until the 1940s, however, that Sikhs truly received voting rights.
    39. Canadian women achieved the right to vote around the same time as women in the U.S. in the late 1910s.
    40. Canada also became home to a number of Black Canadians due to the Underground Railroad, although racism has reared its ugly head in Canada as well.
    41. While ethnic and racial struggles have been real, so have class struggles. A lot of this culminated in gained labor rights and ultimately universal healthcare.
    42. The ‘grandfather’ of universal healthcare was actually New Democratic Party leader Tommy Douglas, who was named the Greatest Canadian in that (in-)famous poll.
    43. Tommy Douglas is also the grandfather of prominent Canadian actor Kiefer Sutherland.
    44. Kiefer Sutherland’s father is Donald Sutherland, who married Tommy Douglas daughter, prominent public figure, Shirley Douglas.
    45. While living in the U.S. Donald Sutherland retained only Canadian citizenship but lost the right to vote due to the Conservative Party’s new laws in 2015.
    46. This also led to a rallying cry by then candidate Justin Trudeau, that “A Canadian is a Canadian is a Canadian.”
    47. There are almost 3 million Canadians living abroad but many retain a vibrant Canadian identity.
    48. For example, the Terry Fox Run, a hallmark of Canada, has been held in over 60 countries by countless millions over the years.
    49. Through these runs over $650 million has been raised for cancer research.
    50. And it is all inspired by Terry Fox, who ran the Marathon of Hope in 1980 after losing one leg to cancer.
    51. He ended his run after reaching 5,373 kilometres over 143 days.
    52. Inspired by Terry’s courage, a fellow West Coaster, Rick Hansen embarked on a Man in Motion World Tour for two years in 1985.
    53. He criss-crossed 34 countries raising $26 million along the way.
    54. It also inspired the song St. Elmo’s Fire, which reached #1 on the Billboard Charts.
    55. The best-selling Canadian artist of all time remains Celine Dion, who has sold over 200 million albums worldwide.
    56. It appears though that fellow Canadian Justin Bieber may soon beat her on the charts.
    57. There are a lot of Canadian singers, that are quite prominent, but they often live abroad, like Bryan Adams.
    58. In fact, Bryan Adams and Beverley Hills 90210 star Jason Priestly went to the same high school, Argyle Secondary School in Vancouver.
    59. And while Bryan Adams is known for his singing, he once mixed up the lyrics of the Canadian national anthem.
    60. The Canadian national anthem, ‘O Canada’, was itself composed in 1880.
    61. However, the lyrics of the anthem were originally French and were then translated into English.
    here or on the title. 


    Have you ever made a wish that's come true -- because you made the wish? Until now, making a wish, whether at the sight of a shooting star or when blowing out the candle(s) on your birthday cake or when breaking a wishbone, has not yet been scientifically proven to actually work, as far as I know. Yet, in the spirit of hope, I am making 10 wishes at the beginning of the New Year. And as is always the case, as a Muslim, I speak on behalf of 1.5 billion people. So here goes...
    1. People no longer confuse me with ISIS.
    My name isn't ISIS. It's not even Islamic State. In fact, the words Islamic or State are not actually in my extended name. Nevertheless, time and time again, I keep getting requests to respond to the group's actions. I swear, ISIS or ISIL or IS -- none of them are in my family tree; they're not some distant cousins of mine. In 2016, I just want people to stop confusing me with ISIS. I really don't know what ISIS is thinking and why they do what they do. It's not like the State Department is asked for comment because of the State-to-State connection. As a postscript, can ISIS stop using the word Islamic? 
    2. Muslims stop killing Muslims for being Muslim.
    Somewhere, along the way over the last couple of decades, Muslims started killing other Muslims for being Muslim in the wrong way, or at least took it to a whole new level. There's a whole ideology out there built around takfir or essentially "declaring Muslims as kufar or unbelievers" for failing an evermore peculiar litmus test. Imagine if death squads emerged killing Black people for not being Black enough. Originating in some of the philosophical exhortations by scholar Ibn Taymiyyah 700 years ago, the criteria by which you are deemed "takfir-ed" and permissible to be killed has reached insane if not idiosyncratic levels. It would be funny if the situation weren't so deadly. Even barbers were caught in the crosshairs and were being assassinated in Baghdad in the 2000s. 
    3. Death and destruction in the Muslim world have a timeout. 
    From Yemen to IraqLibya to Somalia, and from Afghanistan to far beyond, civil strife is rife in too many parts of what is defined as the Muslim world. Autocrats, militants, extremists and terrorists, don't care who they kill: men, women, children -- everyone is fair game. I wish this would stop. Into this toxic mix, the last thing needed is more killing coming into these countries from the outside; the 2003 invasion of Iraq proved that. I wonder if Russia will hear that message? 
    4. We all get comfortable with the "other."
    What a difference it was in 2015 between Trudeau and Trump in the North American political cycle. The world needs more Trudeaus and less Trumps (Donalds that is). The fear of the "other" is starting to define Western politics and it is not just about Trump. The rise of right-wing political parties in Europe from Hungary to Denmark is a poignant reminder of the breadth of this phenomenon. Yet, outside the West this fear of the other also permeates and often dominates. In Turkey, we are seeing a renewed vilification of the Kurdish population. Further afield in Burma, the Rohingyaare cast as outsiders. In Malaysia, Christians are prohibited from using the Arabic word for God. And, in nearby Brunei, Christmas was simply cancelled. In some of the war zones in the Middle East, Christians are on the verge of disappearing. The world would be a lot better off if we weren't so afraid of the bogeyman of the other.
    5. The Muslim world deals with its taboos. 
    Speaking of an aversion to the non-orthodox, there's a whole set of taboos that many Muslim countries and societies need to start dealing with. A lot of them relate to sex. Sometimes the Muslim world acts like it has one big case of the cooties. There have been attempts by some to break through these restrictions. Wedad Lootah in the UAE comes to mind. Shereen El Feki's Sex and the Citadel is another. This is not an issue to take lightly, especially in societies where 60-70 percent of youth are under the age of 30. Bombarded by sexualized imagery from modern and digital media, these youth then live, essentially, in an austere second world that is their reality. More importantly and tragically, rape and sexual assault are simply not talked about; child abuse is an even worse curse hidden under the rug. Finally, at some point Muslim countries - and the clerical establishment -- will need to come to terms with the fact that gay Muslims exist
    6. Somewhere, over the rainbow, democracy and Islam go steady. 
    Let's be honest, a lot of people have tried to set up democracy with Islam for a relationship. Sometimes it has been a surprise blind date (e.g. Iraq in 2003). Other times, it was a relationship that grew from blind passion (e.g. the Arab world in 2011). Often, the sparks of love eventually turn into animus and things quickly go south. In the Arab world, Tunisia is carrying - with some fragility -- the banner of democracy. Many Muslim-majority countries that used to be counted as democracies now suffer from authoritarian syndromes (e.g. TurkeyMalaysia, and Bangladesh). In other cases, democracy in its infancy quickly devolved into score settling or majoritarian mafias (e.g. the Muslim Brotherhood in Egypt). Perhaps Indonesia, the world's most populous Muslim country is our hope that can breathe life into this wish. 
    7. Averroes comes back in style. 
    Averroes -- or Ibn Rushd -- was a man's man. He schooled his way into Raphael's The School of Athens. The polymath kept alive ancient Greek philosophy, paving the way for much of Europe's modern intellectual movements. Back in the day, in Andalusia, he was a big deal (Biden-style). And, why not? He vociferously argued for the co-existence of secular and religious thought in a posthumous debate with the Abbasid scholar Al Ghazali. Ultimately, Ibn Rushd lost the debate to the detriment of the Muslim world, but his arguments culminated with the work, The Incoherence of Incoherence, which I think would be a great riposte to all ISIS ideologues and their friends. If Ibn Taymiyyah came back, then let's bring Averroes back too. 
    8. Flying while Muslim is no longer a thing. 
    They say that flying while Muslim is the new driving while Black. I guess if you're a Black Muslim, this really sucks, especially if you drive to the airport for your flight. So my wish maybe can be two-pronged: getting rid of both 'driving while Black' as well as 'flying while Muslim.' What is flying while Muslim? Well, it often starts with a casual stare or two from across the way. A timid approach then ensues: "Excuse me sir." This is normally followed by a more forceful: "Please follow me." It can then get quite aggressive, with clothes falling by the wayside. It normally ends with your belongings in disarray, your belt on backwards, and you fast-walking without turning back in the hope that no one thinks twice about you boarding your flight. Oh, and don't watch the news while on the plane. I hate flying while Muslim. 
    9. Trump presides over a Muslim beauty contest. 
    Was 2015 the year of Trump? You have to hand it to Trump; he sure knows how to grab the spotlight. Unfortunately, he's used that spotlight to spew increasingly populist venom targeted at Muslims (and others). Maybe, we need to better appeal to Trump's core interest: beauty pageants. There are a few lists circulating online for potential Muslim contestants (for Men: click here | for Women: click here). Yet, I think we should make this a mipsters pageant and turn this whole thing on its head. 
    10. Peace comes to Syria. 
    This Muslim (me) -- speaking on behalf of 1.5 billion people around the world -- has 10 wishes for 2016 but if only one of them came true it should be this one. No country has been more ravaged in recent memory than Syria. Hundreds of thousands have been killed as gangsters, terrorists, and dictators fight for supremacy. The surrounding region, instead of trying to promote a solution, has sent in weapons, fighters, and incitement. The world, instead of trying to mediate, has sought to settle old scores. All the while, the people in Syria live in lifeless limbo amidst daily death and destruction. If I had only one wish it would be that the violence in Syria would come to an end. 
    This wish list is non-exhaustive. I think I may have missed a few...

              Waiting for Obama: The Arab World and Intervention         

    This article originally appeared in Syria Deeply, and can be found here

    On Aug. 2, 1990, a Saddam Hussein-led Iraq launched a bombing campaign and invasion of Kuwait. Part of the decision was the thought that the U.S., facing its own economic issues at home and a perceived passivity towards disputes in the Arab world, would not react with force. 

    Almost five months later, Operation Desert Storm, led by a broad international coalition under the direction of then President George Bush (who had secured a resolution from the U.N. Security Council), began with aerial attacks and ended with the capitulation of Saddam’s forces after just five weeks.
    Two things became clear: that the U.S. would take decisive action to enforce peace and security in the region when a “red line” was crossed; and secondly, that it would be methodical in building a strong coalition.
    The countries of the Gulf Cooperation Council (GCC) have been waiting for a similar moment from President Barack Obama on the Syrian conflict.  After months of endless prodding, with only a series of half-steps coming from the U.S., the Aug. 21 chemical weapons attack near Damascus (allegedly carried out by the Assad regime) finally seemed to have pushed Obama to take robust action on Syria.
    But initial urgency by the U.S. to act has since subsided, or so it appears. With the passing of each day, Saudi Arabia and Qatar are left increasingly in the lurch, waiting for Obama, wondering if the U.S. has reversed its approach to the region that was heralded by the Gulf War over two decades ago.
    In 1991, when military action was mobilized against Iraq, it was done so under the auspices of a U.N. resolution. And while the Arab world was divided on the intervention, the six GCC countries, along with Egypt and Syria, were part of the armed coalition that was formed. Twenty years later, the situation is markedly different as the Arab world contemplates involvement in military strikes against Syria.
    Outside of Saudi Arabia and Qatar, enthusiasm to participate in a military coalition is weak at best. While Jordan will have to be involved due to its reliance on both Saudi Arabia and the U.S. for economic support, Syria’s other Arab neighbors, Lebanon and Iraq, have voiced staunch opposition to external intervention.
    In an unambiguous statement, Egypt, under its new military leadership, also voiced its objections to “aggression in Syria.” Even the United Arab Emirates may not get involved without broad international legitimacy; unlike in Libya in 2011, this would constitute a military strike by Arab countries allied with the U.S. without any other legal or symbolic cover.
    Obama’s initial enthusiasm for military action, juxtaposed with his subsequent hesitation, has furthered the Arab world’s reluctance to participate. Staunch Western allies like the United Kingdom have indicated a lack of desire to be involved, and it is still in doubt whether action would be approved by NATO or the U.N. In the current atmosphere, a broad coalition involving multiple regional actors is unlikely, especially from a military standpoint. Most of the “diplomacy” to build a coalition has so far been limited to public speeches by high-level U.S. officials, rather than effective diplomatic engagement in the region. It indicates to the Arab world that the U.S. is not serious about a response, and is itself perhaps buying time.
    In Sunday’s Arab League meeting in Cairo, rhetoric was high. But it was clear that beyond Qatar and Saudi Arabia, the appetite for intervention had dissipated. Following two years of bluster, including countless meetings of the Friends of Syria, the moment for a decision finally came, and the U.S. blinked. The hawkish stance of the Arab League and even the GCC must, to Assad, have looked hollow. In the end, the statement by the Arab League called for “deterrent measures” by the U.N., without calling for military or unilateral action.
    While we may yet see strikes on Syria or the symbolic contribution of military hardware (like fighter jets) by Saudi Arabia and Qatar, the process has already overshadowed whatever the result may be. In many ways, whatever happens now in response will be far too little and far too late. All the while, the conflict in Syria will continue without any end in sight.


              London: Surprise invasion of the Snow People        
    Cold and very grumpy trains refuse to leave their grit-platformed stations. Colder and grumpier commuters stand around Underground entrances muttering, but secretly happy to ‘work from home’. Little old ladies grudgingly turn up the thermostat and peer in horror at pavements that promise hip replacements. Double decker buses slide gracefully into turns. The Grenadier guards […]
              Forældede motiver.....        
    Tirsdag aften brød den længe ventede regn endelig igennem og det regner stadig :). Jeg kan næsten høre helt herinde i tørvejr hvordan alle havens planter træer og buske stÃ¥r og klapper begejstret med bladene. Da jeg tømte regnmÃ¥leren igÃ¥r var der kommet 42 mm og der er sikkert kommet en god del i dag ogsÃ¥. Billlederne er fra i tirsdags og sidste weekend og er helt sikkert forældet.

    Det hjalp åbenbart med lidt omtale og brok i efteråret, for nu blomstrer den fine iris for første gang i mange år. Jeg kunne slet ikke huske hvilken farve de havde, men den er godtaget.




    Miss Bateman blomstrer så smukt bag vandposten.



    Blomsterne ligger nærmest i lag.



    Pileurt og bjergknopurt er jeg ret vild med. Den lettere invasive pileurt skal justeres kraftigt efter blomstring, men det skal den jo hver år, så den ikke kvæler alt andet i bedet.





    De første blomster i den uægte jasmin.



    Siden billedet blev taget er den store busk/træ sprunget meget mere ud.



    Et par skønne alunrod som klæder hinanden godt.






    Tre deutzia i fuld flor.




    Herlig høneballe storkenæb.



    De cremegule prærieliljer er sprunget ud. De blomstrer senere og holder betydeligt længere end deres blå fætre.





    En stor del af småplanterne i drivhuset nåede at blive plantet inden jorden blev for tør. Så nu er der ryddet op og alle spor efter planteskolen er væk.



    Resten af planterne står stadig og venter, men nu er jorden klar til at modtage dem.




    Straks blev der en helt anden stemning i drivhuset og nu er det de spiselige planter der skal i focus.




    Der står dog stadig noget småkravl tilbage, små chili sået i påsken og en del klatreløvemund som er gået helt i stå og sikkert ikke bliver til noget.



    Årets største frø succes er helt sikkert chokolade cosmos, som jeg ikke har prøvet at så før. Nu venter jeg bare på lidt knopper så bliver de også plantet ud.



    Den skønne kinesiske engblomme jeg købte på plantemarked i maj, er super fin og det syntes sneglene desværre også. Øv altså... jeg bliver så træt, når jeg bringer endnu en sneglelivret hjem.






    I højbedet bag drivhuset holder alium og pæoner boldfest i øjeblikket. 






    Blomsterkørvel kan jeg simpelthen ikke stå for.



    Indtil i søndags stod Green passion, den sidste af de klematis der blev købt i april stadig i drivhuset. Nu har vi endelig fået mere rionet hjem og manden lavede fluks et tårn til den.







    De nye blomster er dog ikke helt så grønne som den første, men meget charmende med de forskellig farver.


    Tårnet er nok lige med det højeste, men let at klippe af hvis det bliver for underligt.




    Nu håber jeg at vejrudsigten holder, så jeg kan få de sidste planter i jorden i morgen eftermiddag efter arbejde. Jeg trænger også til at komme ud og rode i jorden og gå på opdagelse efter nye blomster som er sprunget ud de sidste dage.

    Mange regnvåde hilsner herfra :)
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              http://www.facebook.com/pages/Invasion/21178989890 sur la photo "Eddie Sexy (3)"        
    http://www.facebook.com/pages/Invasion/211789898907852
              Invasion, c'est fini et c'est bien triste, elle sur 1x22 Le Dernier Sacrifice        
    Invasion, c'est fini et c'est bien triste, elle etait excellente cette série.
    J'ai crée une page facebook spécialement pour la série: http://www.facebook.com/pages/Invasion/211789898907852
              The Zombies - Zombie Heaven (1997)        
    I

    Las revistas especializadas fueron muy importantes en mi formación como oyente de música pop. A mediados de los ochenta, cuando todo era nuevo, se convirtieron en una fuente de consulta ineludible, menos por su calidad formal que por la información que ofrecían. Aparte de los nombres, datos y fotos, recuerdo frases puntuales que, por un motivo u otro, me marcaron. Una de ellas es de Daniel Melero, quien con su lucidez habitual sintetizó el valor de las novedades en un reportaje que publicó una Pelo, tal vez una Cantarock. Decía más o menos así: "Lo nuevo envejece rápidamente sino es bueno; en cambio lo bueno siempre es nuevo, aunque tenga muchos años". Para certificar su teoría ofreció un ejemplo irreprochable: la belleza imperecedera de "Strawberry Fields Forever" de The Beatles.

    II

    Todavía sigo coleccionando revistas de música, casi por inercia. A principios del mes pasado compré dos –aparte de la habitual Inrockuptibles- que, si bien son totalmente distintas, tienen un punto en común. Siete meses después de su edición llegó a Mendoza el nº 28o de la Rock de Lux, que contiene un dossier con "lo mejor del 2009", un tópico que no me interesa particularmente. ¿A quien puede importarle, salvo a los protagonistas, si un grupo está o no incluido en una lista? En cambio, me llamó mucho la atención un artículo escrito por Juan Vitoria, un conocido disquero valenciano que, además, es el autor de dos libros de culto: "Los 100 Mejores Discos Del Rock" y "Discos Ocultos: 350 obras maestras de la música contemporánea por descubrir". El título del artículo de referencia es "Mp3 Is Not The End" y trata sobre los formatos que utilizamos para escuchar música. Vitoria aprovecha la ocasión para descalificar al mp3 utilizando argumentos insólitos –los compara con la comida en comprimidos que consumen los astronautas y llega a decir que "(Al descargar música de un ordenador) las pantallas emiten ondas nada beneficiosas para el ojo humano"-; y también lo hace con sus consumidores, a quienes califica como "amantes de lo barato". A cambio ofrece una enfervorizada defensa del vinilo en la que omite preguntas elementales: ¿Cuantos discos se editan en ese formato hoy día? ¿Dónde se consiguen? ¿Cuanto cuestan?

    La otra revista de referencia es
    Alta Fidelidad. A pesar de que su primer número se publicó en diciembre del 2009, recién llegó a mi provincia en Agosto. La compré sin saber bien de que se trataba, atraído por su formato -un digipack más grande aunque con menos páginas que la recordada "Volume"- y por la foto de The Beatles que ilustra su portada. Las monografías dedicadas a discos clásicos se intercalan con artículos sobre coleccionismo de vinilos y anécdotas de disquerías. La pregunta es ¿se justifica leer por enésima vez como fueron gestados "Abbey Road" y "Exile On Main Street"? El coleccionismo en esos términos -publicar el mismo contenido de siempre solo variando el envoltorio- es tan insustancial que ya no tiene gracia.


    III

    Sabía que The Zombies habían sido integrantes de la "British Invasion" pero no tenía ningún otro dato sobre ellos. Hace seis o siete años conseguí "Odessey and Oracle" -por supuesto, gracias a un programa de intercambio de archivos- e inmediatamente recordé la frase de Daniel Melero: a pesar de haber sido concebido cuatro décadas atrás, el álbum tiene una vigencia extraordinaria. No tengo el dato exacto, pero dudo que "Odessey and Oracle" haya sido editado en Argentina. Tampoco me consta que alguna revista le haya dedicado una nota. Gran parte de la gente que está relacionada a la industria discográfica vive aferrada a la nostalgia por los buenos tiempos en los que podían lucrar exageradamente sin hacer mayores esfuerzos. Mientras tanto, los oyentes más inquietos podemos disfrutar de los discos que ellos condenaron al olvido. El standard de calidad conque los escuchamos, como siempre, tiene que ver con nuestras posibilidades económicas y/o con nuestro ingenio.

    IIII

    La historia de The Zombies no ofrece datos excepcionales, más bien todo lo contrario: Tres compañeros del colegio St. Albans, Rod Argent (teclados), Paul Atkinson (guitarra) y Hugh Grundy (bateria) crearon la banda en 1961. Su formación se completó con Paul Arnold (bajo) quien trajo consigo a Colin Blunstone (voces). Al poco tiempo Arnold fue reemplazado por Chris White y así quedo confirmada la alineación definitiva. Luego de dos años de actuaciones en pequeñas salas, se presentaron en un concurso cuyo primer premio era un contrato con Decca. Lo ganaron, y en 1964 comenzaron a grabar junto al productor Ken Jones. "She's Not There", una canción hermosa, fue la protagonista de su primer simple y les abrió las puertas para actuar en Estados Unidos como parte de las invasiones inglesas que comandaban The Beatles e incluían a grupos como Rolling Stones, The Animals y The Troggs. "Tell Her No" su tercer simple, no alcanzó un puesto destacado en los charts ingleses pero si en los estadounidenses en donde se convirtió en un nuevo éxito. En 1965 publicaron "Begin Here" su primer LP. Para ese entonces The Zombies habían desarrollado un sonido refinado que lucía en las composiciones propias ("She's Not There", "I Remember When I Loved Her", "I Can't Make Up My Mind") y arropaba con su impronta a los covers ("Roadrunner", "Summertime", "You've Really Got A Hold On Me", "Bring It On Home to Me"). Inexplicablemente, "Begin Here" pasó desapercibido. Luego de ese traspié inesperado editaron nuevos simples ("She's Coming Home", "Whenever You're Ready", "Is This The Dream", "Remember You" entre otros) que tuvieron una suerte similar a la del álbum debut, lo que motivó la rescisión de su contrato. En 1967 The Zombies entraron nuevamente a un estudio de grabación, pero antes prescindieron de los servicios del productor Ken Jones, quien insistía con mantener la pulcritud que los distinguía. Al mismo tiempo firmaron un nuevo contrato, esta vez con el sello CBS. Una vez que The Beatles completaron las sesiones de “Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, The Zombies ingresaron a Abbey Road. En ese mítico lugar grabaron "Odessey and Oracle", uno de los discos más hermosos de todos los tiempos.

    "Odessey and Oracle" comienza con "Care Of Cell 44", una canción que marca las pautas de lo que encontraremos en el resto del disco: un sonido otoñal que parece transmutar la música en colores, deslumbrantes armonías vocales a lo Beach Boys lideradas por Colin Blunstone; la soltura del bajista Chris White quien sorprende como compositor de siete canciones, y la inventiva de Rod Argent quien lleva adelante el repertorio con sus teclados (mellotron, órgano, piano). "Care Of Cell 44" cuenta la historia de un chico que le escribe una carta a su novia: "Good morning to you, I hope you're feeling better, baby. Thinking of me while you are far away. Counting the days until they set you free again". Ella se encuentra en prisión, quizás en un instituto psiquiátrico; sin embargo la letra hace hincapié en lo felíz que va a ser el reencuentro. La bellísima "A Rose For Emily", basada en un cuento corto de William Faulkner es una de las mejores muestras del talento melódico de Argent y su estribillo ("Emily, Emily can' you see?) es inolvidable. "Maybe After He's Gone" comienza con una intro de guitarra acústica que le da un toque inesperadamente convencional. Sin embargo, es una canción 100% psicodélica en su desarrollo. Su letra habla de la perdida y la añoranza. "Beechwood Park" ahonda en la melancolía propuesta por las dos canciones anteriores. Una guitarra dobro y el omnipresente órgano son los encargados de desarrollar su clima onírico. "Brief Candles" es el relato de una separación y su título remite a Aldous Huxley. La dinámica entre los versos cantados por Argent y los estribillos cantados por Colin es emocionante. Es en "Hung Up On A Dream" en donde las alusiones psicodélicas ("A sweet confusion filled my mind, Until I woke up only finding everything was just a dream, A dream unusual of its kind, That gave me peace and blew my mind, And now I'm hung up on a dream") se hacen más palpables. Después de todo, estamos en 1967. "Changes" nuevamente nos remite al "Pet Sounds". Los cambios de estación de los que habla acaso sean lo de un eterno retorno al que estemos condenados. "I Want Her She Wants Me" ofrece referencias a The Beatles de "Revolver", mientras que el optimismo y la melodía de "This Will Be Our Year" también nos recuerdan a Paul McCartney. La altura con la que se acercan a su arquetipo merece el mejor de los elogios. La oscura "Butcher's Tale" está inspirada en "Im Westen Nichts Neues" ("Sin novedad en el frente") de Erich Maria Remarque. Su letra anti-bélica se acentúa por una instrumentación escueta -mellotrones y acordeones- y desentona con el clima del álbum. Con "Friends Of Mine" vuelve el pop luminoso. Es el tipo de canción por la que muchos grupos suecos actuales venderían su alma. Un groove de bajo y las exhalaciones de Rod Argent nos introducen a "Time Of The Season". A diferencia del resto del disco, esta canción exhibe una instrumentación austera que solo se ve alterada por los solos de órgano. Colin Blunstone quien sobresale como siempre, como nunca antes, nos dice en su estribillo que es tiempo de amar y esas palabras sintetizan el espíritu de su época. "Time Of The Season" es el cierre perfecto para un álbum excepcional. Las ediciones de "Friends of Mine" y "Care of Cell 44", los simples que CBS lanzó a modo de anticipo, pasaron completamente desapercibidas. Por ese motivo el sello postergó la publicación de un disco que, supuestamente, estaba destinado a fracasar. Cuando finalmente editaron "Odessey and Oracle" en abril de 1968, The Zombies ya se habían separado.

    "Zombie Heaven", la caja editada por el sello Big Beat, recopila todo el material editado por The Zombies. Incluye sus dos álbumes, todos sus simples, demos, sesiones de grabación de un tercer disco que nunca fue publicado -esa es otra historía- y actuaciones en la BBC. Cuando parecía que no quedaba más nada para decir, en el año 2007 Big Beat sorprendió a todos con otra edición maravillosa. Para conocerla tendrán que esperar hasta la semana próxima.

    Track List:
    Disc 1
    "Begin Here & Singles"
    01 She's Not There
    02 You Make Me Feel Good
    03 Leave Me Be
    04 Woman
    05 Tell Her No
    06 What More Can I Do
    07 Road Runner
    08 Summertime
    09 I Can't Make Up My Mind
    10 The Way I Feel Inside
    11 Work 'N' Play
    12 You've Really Got A Hold On Me-Bring It On Home
    13 Sticks And Stones
    14 Can't Nobody Love You
    15 I Don't Want To Know
    16 I Remember When I Loved Her
    17 I Got My Mojo Working
    18 She's Coming Home
    19 I Must Move
    20 I Want You Back Again
    21 Whenever You're Ready
    22 I Love You
    23 Is This The Dream
    24 Don't Go Away
    25 Remember You
    26 Just Out Of Reach
    27 Indication
    28 How We Were Before
    29 Gotta Get A Hold Of Myself
    30 Goin' Out Of My Head
    31 She Does Everything For Me

    Disc 2
    "Odessey and Oracle & The Lost Album"
    01. Care Of Cell 44
    02. A Rose For Emily
    03. Maybe After He's Gone
    04. Beechwood Park
    05. Brief Candles
    06. Hung Up On A Dream
    07. Changes
    08. I Want Her She Wants Me
    09. This Will Be Our Year (Mono Mix)
    10. Butcher's Tale - Western Front 1914
    11. Friends Of Mine
    12. Time Of The Season
    13. I'll Call You Mine (Single Version)
    14. Imagine The Swan
    15. Conversation Off Floral Street
    16. If It Don't Work Out (Overdubbed)
    17. Don't Cry For Me (Overdubbed)
    18. I Know She Will
    19. Walking In The Sun (Overdubbed)
    20. I'll Keep Trying (Overdubbed)
    21. I'll Call You Mine (Overdubbed)
    22. Smokey Day
    23. She Loves They Way They Love Her
    24. Girl Help Me
    25. I Could Spend The Day
    26. A Rose For Emily (Alternative Version)
    27. This Will Be Our Year (Stereo Version)
    28. Time Of The Season (US Radio Spot)

    Disc 3
    "In The Studio"
    01. Summertime (Demo)
    02. Woman (Demo)
    03. Kind of Girl (Demo)
    04. Leave Me Be (Demo)
    05. I'm Going Home (Takes 1 & 2)
    06. I'm Going Home
    07. Sometimes (Intro Takes 1, 2, 4, 5, 6)
    08. Sometimes
    09. It's Alright with Me
    10. Kind of Girl
    11. Walking in the Sun (Undubbed)
    12. Studio Chat - The Way I Feel Inside (False Start)
    13. The Way I Feel Inside (Rehearsal)
    14. I Want You Back Again (Alternative Version)
    15. Nothing's Changed (Backing Track)
    16. Nothing's Changed
    17. Remember You (Soundtrack Version)
    18. Come On Time
    19. I'll Keep Trying
    20. Whenever You're Ready (Demo)
    21. You'll Go From Me (Undubbed)
    22. I Know She Will (Undubbed)
    23. Don't Cry For Me (Undubbed)
    24. If It Don't Work Out (Undubbed)
    25. One Day I'll Say Goodbye (Demo)
    26. I Don't Want to Worry (Demo)
    27. A Love that Never Was (Demo)
    28. Call of the Night (Demo)
    29. Out of the Day (Demo)
    30. This Will Be Our Year (Demo)
    31. Bunny Lake Promo Spot (To Music Of Come On Time)

    Disc 4
    "Live on the BBC"
    01. Road Runner
    02. You Make Me Feel
    03. Early One Morning
    04. She's Not There
    05. Tell Her No
    06. What More Can I Do
    07. I'm Going Home
    08. For You My Love
    09. Tell Her No (Acoustic Piano Version)
    10. Soulville
    11. Rip It Up
    12. Can't Nobody Love You
    13. You Must Believe Me
    14. She's Coming Home
    15. I Must Move
    16. Just Out Of Reach
    17. If It Don't Work Out
    18. Whenever You're Ready
    19. It's All Right
    20. Will You Love Me Tomorrow
    21. When The Lovelight Starts Shining Through Her Eyes
    22. Just A Little Bit
    23. Sitting In The Park
    24. Gotta Get A Hold Of Myself
    25. Goin' Out Of My Head
    26. This Old Heart Of Mine
    27. Friends Of Mine
    28. The Look Of Love
    29. Kenny Everett Show Jingle

              live: Where's Your Child? feat. Sun Araw, DJMGG        
    NYC INVASION


    Left coast time travelers are about to set foot in the Big Apple. Sun Araw is gearing up for a big trip East and he's bringing the whole gang–- The Sun Araw Band, DJMGG, Dream Magic and more. In addition to playing shows at 285 Kent( with D'eon, Matthewdavid and M Geddes Gengras) and Maxwells, the crew will also be throwing their infamous Where's Your Child? party night at Coco66, with Psychic Reality and Sex Worker playing live, and DJ sets by Sun Araw, DJMGG, Todd Pendu and more. The whole shebang kicks off the first week of June. Gear up with these mixes.


    WHERE'S YR MIX #15 - RAGGAMENTAL MIX by DJ SUN ARAW by green machines

    WHERE'S YR MIX #14 - ROUND & ROUND by green machines



    East Coast Dates

    6/2 - MUTEK FEST, Montreal

    6/3 - WHERES YR CHILD V NYC! w/ SEX WORKER, PSYCHIC REALITY and more
    (HOUSE/ITALO NIGHT, DJ SETS)
    at Coco 66, Brooklyn

    6/4 - THE SUN ARAW BAND, M. GEDDES GENGRAS, MATTHEWDAVID, D'EON
    at 285 Kent St, Brooklyn

    6/5 - THE SUN ARAW BAND, M. GEDDES GENGRAS, RUN DMT, ZOMES
    at Ottobar, Baltimore

    6/6 - MORAL COMBAT w/ G LUCAS CRANE!
    at 108 Leonard Street between Broadway and Lafayette, NYC

    6/7 - THE SUN ARAW BAND, M. GEDDES GENGRAS, DANIEL HIGGS, DEEP MAGIC
    at Maxwell's in Hoboken

              Blu-ray Review: 80’s Anthology Horror Classic NIGHTMARES        
    Shock Till You Drop
    Blu-ray Review: 80’s Anthology Horror Classic NIGHTMARES

    Night1

    Night5

    SHOCK reviews classic 80’s anthology horror film NIGHTMARES on Blu-ray.

    In many respects, director Joseph Sargent’s 1983 anthology horror film NIGHTMARES is the epitome of the 1980’s. Specifically, the early 1980’s. What I mean by this is that the first few years of every decade belong primarily to the previous one and cinematically, this is ever evident. In the case of NIGHTMARES, we have in fact 4 small films that exemplify the kind of craft and macabre quality of the best of the 1970’s telefilms (specifically the work of Dan Curtis) with a dash of slicker, pseudo-MTV, rock video style. Both aesthetics work together to create this unpretentious piece of vintage terror that many of this critic’s generation did indeed see on TV…

    And famously, in fact, NIGHTMARES started its life as a TV movie, specifically as 4 episodes of the 1981/82 anthology series DARKROOM; when the network deemed those particular tales too extreme for prime-time, the producers pulled them and glued them together without any particular rhyme, reason or connecting thread as a feature film. Because of this, the only thing giving the stories any sort of cohesion is the style of director Sargent,a perfectly decent, no-bullshit filmmaker who had previously directed tons of TV before helming the crackerjack thriller THE TAKING OF PELHAM ONE TWO THREE and then, a mere four years after this, literally jumped the shark with the legendary JAWS: THE REVENGE. But his work here is solid, stylish and tough throughout and really, the shot on glorious 35mm flick plays better today than ever.

    Night4

    The first story, “Terror in Topanga” stars THE SENTINEL’s Cristina Raines as a stressed out housewife who ducks out one night to get her nicotine fix, the same night that a murderer is reported to be on the loose. As she cruises around looking for a place to buy a carton of smokes, she becomes increasingly paranoid that the killer is stalking her. Some decent suspense and an appealing performance by the beautiful Raines (as well as an appearance by BLADE RUNNER star William Sanderson) make this episode work.

    Night2

    The second tale has achieved near mythical status in the small circle of fans who swear by NIGHTMARES; it’s called “The Bishop of Battle” and stars a young Emilio Estevez (years before THE BREAKFAST CLUB) as J.J, a punk-rock and video game addicted teen who hustles kids in arcades to get enough quarters to beat the holy grail of games, The Bishop of Battle. Breaking into the local game joint one night, J.J aims to beat The Bishop…with unexpected results. No doubt Adam Sandler saw this film prior to making his recent comedy PIXELS but “The Bishop of Battle” aint to gag-fest. It’s cool and scrappy, with a great turn by Estevez, decent pre-digital optical effects and great use of music, especially by punk band FEAR. A mini-masterpiece with a great script by Christopher Crowe (who wrote all but the final segment of NIGHTMARES).

    Night6

    A typically haunted-looking Lance Henriksen stars as a priest having a crisis of faith in “The Benediction”. The troubled padre hits the road to find himself and instead runs up againts a ghostly truck that aims to flatten him. A moody blend of THE CAR and DUEL, this is an artfully made suspenser with a strong central turn by a pre-ALIENS Henriksen. Great climax too.

    Night3

    The final tale (tail?) is NIGHT OF THE RAT and it’s often cited as the worst of the quartet, usually due to the spotty blue screen effects of the titular giant vermin itself. But it’s actually a decent segment, with believable performances by INVASION OF THE BODY SNATCHERS and ALIEN vet Veronica Cartwright and THE THING’s Richard Masur trying to save their daughter from the wrath of a screaming, pissed-off rodent.

    From the eerie opening credits sequence (a creepy cracked-desert visual that mimics the poster design) to the final frame, NIGHTMARES is an immaculate bit of no-frills horror entertainment. Sporting a dynamite score by Craig Safan, a composer known primarily for his work on the small screen, but who also contributed wonderful soundtracks for A NIGHTMARE ON ELM STREET 4, REMO WILLIAMS and the end-credits piece used in Michael Mann’s THIEF, the film is far superior to that same-years gigantic budgeted anthology TWILIGHT ZONE: THE MOVIE, with stories that often feel like deluxe versions of Serling’s original series, even moreso than the legitimate 1980’s TZ revamp.

     Scream Factory’s Blu-ray is an equally in-and-out, get-the-job-done affair, looking crisp and sometimes lush, considering the age of the material and offering a few bonuses, including a trailer and a meandering but informative commentary with producer Andrew Mirisch and Raines. You can also watch the film in either 1:78:1 widescreen or full frame, if the need to get the real deal, old-school TV vibe should strike you.

    Totally recommended, NIGHTMARES is quality escapism; like a firm handshake, covered in blood.

    The post Blu-ray Review: 80’s Anthology Horror Classic NIGHTMARES appeared first on Shock Till You Drop.


              CLUSTERFVCK        
    Beautiful invasions (by Charles Petillon)



              (Review) Stand Up That Mountain, by Jay Erskine Leutze        
    For the past year or so I’ve struggled with a sense of helplessness about the environmental calamities we face now and in the future. Extinctions. Pollution. Biological invasions. Over hunting. Desertification. Dying rivers. Mountain top removal. Climate destabilization. The list … Continue reading
              Thym        
    Thymus sp.

    Source : Le coin bio
    Famille : Lamiaceae
    Synonymes : (franç.) farigoule, frigoule, serpoule, (angl.) thyme, (esp.) tomillo, (ital.) timo, (port.) tomilho, (égyp) zaatare, (chin.) ai hao

    Il existe plus de cent espèces de Thymus, de flaveur plus ou moins agréables. Les trois les plus utilisées sont le thym commun (Thymus vulgaris L., farigoule, frigoule), le thym serpolet (Thymus serpyllum L., serpoule), et le thym citron (Thymus citriodorus Schreb). Mais il est également possible de trouver des thyms à l'arôme d'orange, de pin, de carvi, voire de noix de muscade.

    Thymus proviendrait du grec thumon qui provient de l'ancien égyptien tham : végétal odoriférant pour embaumer les morts. Certains parlent aussi du verbe grec thuein, qui signifie "faire brûler en sacrifice". Les Égyptiens utilisaient le thym pour l'embaumement de leurs défunts, les Grecs pour parfumer l'eau des bains ainsi que les temples et les Romains pour purifier leurs appartements. C'est probablement ces derniers qui l'ont diffusé en Europe lors de leurs invasions.

    Source : Fond-ecran-image / Dom
    Dans le langage des fleurs, il est symbole de courage, amour durable, esprit de créativité, dynamisme et résistance physique. Il serait, en fait, une larme de la Belle Hélène de Troie recueillie par les dieux pour en faire une plante destinée à secourir les valeureux guerriers. D'ailleurs, du temps des Croisades, les belles brodaient des abeilles volant autour d'un brin de thym sur l'écharpe de leur preux chevalier afin de leur insuffler courage et chance.

    Flaveurs
    Aromatique, chaude, herbacée et amère. Le thymol et le carvacrol en sont les composants principaux.

    Emploi
    Le thym se marie parfaitement avec tous les aliments. Toutefois, il faut se méfier de son pouvoir odorant puissant qui marque facilement les plats. Mieux vaut alors l'utiliser avec parcimonie, d'autant plus que le séchage en concentre les saveurs.

    Source : Terre d'épices
    Très utilisé dans la cuisine européenne, le thym est l'un des trois éléments aromatiques du bouquet garni classique (avec le laurier et le persil) et fait également partie des fameuses herbes de Provence. Il est utilisé en cuisson rapide sur les grillades de viande ou de poisson (sardines). On l'utilise aussi pour aromatiser les ratatouilles, les salades, les soupes, charcuteries et certains fromages.. Il entre, de plus, dans les mélanges aromatiques pour les terrines et les pâtés, ainsi que dans la plupart des marinades, civets et estouffades.

    En Jordanie et au Yémen, le thym de Perse (za'atar fars'i) en poudre entre dans la composition d'un mélange d'épices du nom de zaatar, dont on assaisonne les galettes de pain.

    Les épices qui lui sont complémentaires sont les herbes de Méditerranée, le safran, la fleur d'oranger, le quatre-épices, les piments et la coriandre.

    Propriétés médicales et autres usages
    Les vertus thérapeutiques du thym sont connues depuis le XVIe siècle. Il contient, entre autres, du thymol, une huile essentielle efficace contre les staphylocoques et les champignons (mycoses). Cette huile tuerait aussi les salmonelles et posséderait des propriétés antiseptiques, stomachiques et expectorantes. Elle a d'ailleurs été administrée dans les traitements de la fièvre typhoïde avant la découverte des antibiotiques. Les anciens prescrivaient le thym non seulement pour ses vertus aromatiques, mais également carminatives, pectorales, dépuratives et antalgiques.

    Une tisane de thym serait également efficace pour drainer le foie. Il est par conséquent recommandé en naturopathie pour les personnes subissant une chimiothérapie, traitement à impact hépatique très important.

    Affectionné par les abeilles en raison de son haut potentiel mellifère, il est un atout au jardin. D'ailleurs, elles en produisent un miel qui est particulièrement affectionné dans les régions méditerranéennes.

    Le thym peut être également utilisé pour fabriquer des liqueurs particulièrement parfumées quand elles sont à base de fleurs ramassées l'été.

    Recettes concernées sur ce blog

    Source : Cueillette du sud

    Références
    Adam, G., L. Wittner & C. Mandigon. 2003. Les épices de la santé. Éd. Ambre, Suisse, 318 pp.
    Arvy, M.-P. & F. Gallouin. 2003. Épices, aromates et condiments. Éd. Belin, Paris (Fr), 412 pp.
    Bateman, M. 2004. Épices; un monde de saveurs. Sélection du Reader's Digest, S.A., Montréal (Qc), 240 pp.
    Brooks, M. 2004. Les épices, utilisations et propriétés médicinales. Les Éd. Québécor, Outremont (Qc), 172 pp.
    Craze, R. 2002. Les épices; le guide du connaisseur. Les publications Modus Vivendi, Laval (Qc), 192 pp.

    Toil'd'épices. 2011. -- http://www.toildepices.com/

    ___________________

              Books About Osama bin Laden and Al Qaeda        
    THE LONGEST WAR: THE ENDURING CONFLICT BETWEEN AMERICA AND AL-QAEDA (2011). By Peter L. Bergen. This volume by CNN’s national security analyst provides a succinct overview of the war on terror, giving the reader a sharply observed portrait of Bin Laden, whom Mr. Bergen interviewed in 1997. Mr. Bergen argues that Bin Laden over-reached with the 9/11 attacks and that Al Qaeda has a growing list of enemies, including Muslims who don’t share its “ultra-fundamentalist worldview.” The book also provides a harrowing account of Bin Laden’s escape from American forces at Tora Bora in December 2001, after the C.I.A.’s request for more troops was turned down by Gen. Tommy Franks.

    OSAMA: THE MAKING OF A TERRORIST (2004). By Jonathan Randal. This book by a former Washington Post correspondent is less a biography of Bin Laden than a history of the contemporary jihadi movement, which Mr. Randal argues was inadvertently strengthened by American hubris, ignorance and missteps in the Middle East and Persian Gulf. Mr. Randal chronicles Bin Laden’s combat experiences as an anti-Soviet jihadi, the role that various surrogate father figures played in his evolution, and his discovery of an “ability to talk to everyday Muslims in a simple language,” despite his family’s wealth.

    THE BIN LADENS: AN ARABIAN FAMILY IN THE AMERICAN CENTURY (2008). By Steve Coll. In this family epic, Mr. Coll, a Pulitzer Prize-winning author, creates a psychologically detailed portrait of Bin Laden and his relationships with his father, Muhammad, who made a fortune in Saudi Arabia as the king’s principal builder; and his older brother Salem, a British-educated, music-loving playboy, who used to organize family expeditions to Las Vegas. It also illuminates the important role that Osama Bin Laden’s relatives and their relationship with the royal house of Saud played in shaping his thinking, his ambitions and his technological expertise.

    HOLY WAR, INC.: INSIDE THE SECRET WORLD OF OSAMA BIN LADEN (2001). By Peter L. Bergen. In an early study of Al Qaeda, this CNN analyst emphasizes the crucial role that the Afghan-Soviet conflict played in radicalizing many Islamic militants in the 1980s, giving fighters like Bin Laden confidence that they could defeat a superpower and replacing the notion of Arab nationalism with that of a larger Islamist movement. Mr. Bergen argues here that Bin Laden’s anger at the United States has little to do with Western culture — say, movies or drug and alcohol use — but rather stems from American policies in the Middle East, namely “the continued U.S. military presence in Arabia; U.S. support for Israel; its continued bombing of Iraq; and its support for regimes such as Egypt and Saudi Arabia that bin Laden regards as apostates from Islam.”

    OSAMA BIN LADEN (2011). By Michael Scheuer. Mr. Scheuer, who once headed the C.I.A.’s Osama bin Laden unit, dissects the puritanical religious views that informed Bin Laden’s thinking. As he did in earlier books, Mr. Scheuer contends that Bin Laden was not an irrational terrorist, but a shrewd strategist and tactician who wanted to lure the United States into a financially draining quagmire in the Middle East.

    THE LOOMING TOWER: AL-QAEDA AND THE ROAD TO 9/11 (2006). By Lawrence Wright. Based on more than 500 interviews, this book gives readers a searing view of the events of Sept. 11 and how that tragic day came about. Mr. Wright, a writer for The New Yorker, suggests that the emergence of Al Qaeda “depended on a unique conjunction of personalities” — that is, Bin Laden, whose global vision and compelling leadership would hold together the organization, and his deputy Ayman al-Zawahri, who promoted the apocalyptic idea that only violence could change history. In Mr. Wright’s account, we see how a shy young Osama bin Laden, who loved the American television series “Bonanza,” became a solemn religious adolescent, and how under the Machiavellian tutelage of Mr. Zawahri, he grew increasingly radicalized.

    IN THE GRAVEYARD OF EMPIRES: AMERICA’S WAR IN AFGHANISTAN (2009). By Seth G. Jones. This book by a political scientist charts several decades of relations between the United States and Afghanistan, focusing on what went awry after America’s successful routing of the Taliban in late 2001. Mr. Jones blames the invasion of Iraq for diverting resources and attention from the war in Afghanistan, and notes that there was a spillover effect in Pakistan, which offered a haven to many Taliban and Qaeda fighters. Among Mr. Jones’s conclusions is that the United States must “persuade Pakistani military and civilian leaders to conduct a sustained campaign against militants mounting attacks in Afghanistan and the region” and threatening the foundations of “the nuclear-armed Pakistani state.”

    GHOST WARS: THE SECRET HISTORY OF THE CIA, AFGHANISTAN, AND BIN LADEN, FROM THE SOVIET INVASION TO SEPTEMBER 10, 2001 (2004). By Steve Coll. Mapping the long, mistake-filled road to 9/11, this book examines the C.I.A.’s covert role during the Soviet occupation of Afghanistan in the 1980s and America’s later neglect of the country during the post-cold war ’90s, when the Taliban and Al Qaeda took advantage of the political vacuum. Mr. Coll chronicles the failures of both the Clinton and Bush administrations to mount a serious attack on Al Qaeda and to implement a coherent counterterrorism strategy.[blog.nytimes.com]

              Local Hospital First In The World To Use New Lung Biopsy Device        
    November is awareness month for Lung Cancer, the leading cancer killer in both men and women in the United States. Doctors at Vidant Medical Center in Greenville are betting on new technologies to reverse that trend. Sarah Finch has more on a new lung biopsy device and how it’s changing healthcare options in eastern North Carolina. In North Carolina alone, the American Cancer Society estimates that nearly 8,000 people will be diagnosed with lung or bronchus cancer this year. East Carolina University Brody School of Medicine Minimally Invasive Thoracic Surgery Director Doctor Carlos Anciano says that lung cancer is decimating our population. “When we start throwing numbers, they get so vague that people lose a little bit of what the true impact of lung cancer has in our society today. When you add up the next 5 cancers that happen together, they still don’t add up to the mortality, the number of deaths that lung cancer creates. About 430 to 450 people die daily from lung cancer.” As an
              Germany .. People can’t leave their homes’ ‘Migrants go into churches.. and start to riot.        
    Germany's new normal: 'People can't leave their homes' 'Migrants go into churches to disrupt service. They walk in and start to riot." [ full title ]. Media and political elites continue to spin the catastrophic invasion of Europe as some 'humanitarian' movement summarily ignoring the grave consequences of the hijrah (immigration jihad). Only a handful of news sites (like this one) are reporting on the true nature of invasion, getting the real news from the true victims - the besieged Europeans, who almost overnight, are forced to live in a war zone. ... a crime against the German people and...
              WINGSTOP FLAVOR INVASION        
    Craving for some wings? What flavor are you in the mood for? Garlic Parmesan? Mango Habanero? Or better yet, why not try all 14 of Wingstop's mouth-watering flavors? You'll get a reward if you do!
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    Catch the Flavor Invasion and explore Wingstop's 14 flavors with the Flavor Pass until August 31, 2016. Get yours with any single receipt purchase at any Wingstop store. Collect stamps for each flavor that you try and earn yourself Php1,000 gif certificates for every Flavor Pass that you complete.
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    In addition, customers will receive an additional quantity of wings for free with every purchase of the Classic of Batter-Fried Wings--a 5-piece order gets 1 piece, a 7-piece order gets 2 pieces, an 11-piece order gets 3 pieces.
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    Are you ready to get those stamps coming? Start with the smooth taste of the Hickory Smoked Barbeque! It's the flavor I'm representing as one of the 14 Wingstop Flavor Invasion ambassador. Hehe
    BBQ

    Gusto mo ba?

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    Check out this BTS video from the campaign shoot.


    And here's another one!


    Whatever flavor you're craving for, don't miss out on the Wingstop Flavor Invasion at the Wingstop branch nearest you. For more information, LIKE Wingstop Philippines on Facebook and FOLLOW @wingstopph on Instagram.

               Towards an integrative phylogeography of invasive marine seaweeds, based on multiple lines of evidence         
    Zanolla, Marianela, and Andreakis, Nikos (2016) Towards an integrative phylogeography of invasive marine seaweeds, based on multiple lines of evidence. In: Hu, Zi-Min, and Fraser, Ceridwen, (eds.) Seaweed Phylogeography: adaptation and evolution of seaweeds under environmental change. Springer, Dordrecht, The Netherlands, pp. 187-207.
              Parks Pop Up for Park(ing) Day        
    http://An%20inflatable%20park%20designed%20by%20Interstice%20Architects%20for%20Park(ing)%20Day... Friday morning a giant, inflatable bubble resembling a dinosaur egg occupied a parking spot on Valencia Street between 18th and 19th. Rather than signaling a potential reptilian invasion,  the structure designed by Interstice Architects  at 587 Shotwell was a participant in Park(ing) Day 2013, an international event that creates temporary public parks out of metered parking spaces. “Park(ing) Day advocates for creating more public open space,” said Matt Lindsey, one of...
              Presentación del Proyecto Educativo de Squatters en la UNLP        
    "CONTRA-PUBLICIDAD": CHARLA/TALLER de PROYECTO SQUATTERS en EL 8º FORO NACIONAL de EDUCACIÓN para el CAMBIO SOCIAL.
    El 10 de Septiembre de 2016, en el marco del 8° Foro Nacional de Educación para el Cambio Social, que tuvo lugar en la Universidad Nacional de La Plata, presentamos el proyecto educativo "Publicidad, Educación & Conciencia", con una Charla/Taller titulada "CONTRA-PUBLICIDAD / Una respuesta creativa al monólogo del poder". 


    En la primera parte de la misma, se propuso ejercitar la "lectura activa" de publicidades, esto es, la capacidad para analizar críticamente la ideología, los valores, símbolos y estereotipos que transmite la publicidad, así como identificar los códigos y estrategias de persuasión que utiliza. A través de videos, imágenes y el debate abierto con los participantes, trabajamos la posibilidad de "desnaturalizar" nuestra mirada sobre los anuncios comerciales, reflexionando sobre la función cultural de la publicidad y desentrañando su naturaleza política.


    En un segundo momento de la charla, se realizó una introducción a la contra-publicidad, qué es, cómo surge y cuál es su propósito, destacándola como una herramienta colectiva que hoy en día ha cobrado gran importancia al rededor del mundo para difundir las problemáticas sociales y promover un comportamiento critico frente a la cultura de consumo y la invasión de las grandes empresas sobre el espacio público y el espacio íntimo de las personas. 
    A continuación, se dio inicio al espacio de taller compartiendo conceptos, estrategias y herramientas propias del campo del arte y la intervención urbana para que lo/as participantes puedan desarrollar habilidades para la creación de mensajes contra-publicitarios por medio de la modificación de anuncios. 





    ¡Todxs se sumaron a la actividad con gran entusiasmo y creatividad... e hicieron muy buenas intervenciones! 


    ¡Gracias a todxs lxs que participaron de la charla/taller y gracias especiales a lXs organizadores del Foro por la invitación!!

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    Conocé más sobre las charlas y talleres de Squatters 
    y nuestro Proyecto Educativo para Escuelas.



              Día Mundial de Lucha contra la Opresión Publicitaria [25/Marzo/2016 ]        


    El 25 de Marzo de 2016 Proyecto Squatters se sumó, desde Argentina, al "Día Mundial de Lucha contra la Opresión Publicitaria", junto a otros colectivos contra-publicitarios de renombre como Brandalism (Reino Unido), PublicAdCampaign (USA), los amigos de Consumehastamorir (España), R.A.P. (Resistencia a la Agresión Publicitaria, Francia), Vermibus (Alemania), entre muchxs otrxs activistas al rededor del mundo. La consigna fue "RECICLEMOS el planeta de la contaminación publicitaria".

    Desde Squatters definimos a las acciones contra-publicitarias en las calles como una estrategia político-artística para recuperar el espacio público privatizado por el marketing corporativo y disputar la producción de sentidos al poder. La Contra-publicidad es una herramienta libre y gratuita, que cualquiera puede utilizar para difundir las problemáticas sociales y promover un comportamiento crítico frente al consumismo y la invasión de las grandes empresas sobre los espacios públicos y las vidas privadas. La imaginación y el pensamiento crítico son nuestras armas. La creatividad es nuestra fuerza.

    Proyecto Squatters invitó a todxs lxs simpatizantes, activistas y militantes de la contra-publicidad a tomar acciones entre el 24 y 25 de Marzo para reciclar el planeta de la contaminación publicitaria.

    Las intervenciones fueron difundidas a nivel internacional en la página de la campaña global
    Day Against Ad y en el "FB International Day Against Ads"
    También en el Facebook de Proyecto Squatters

    Mirá el video de las acciones contra-publicitarias



    Imágenes de las intervenciones realizadas el 25/03/16, en la ciudad de Buenos Aires.









    Repercusiones en los medios:

    Nota en "Le Mond" sobre las acciones del 25/3: 
    "Los anti-publicistas se movilizan 
    en todo el mundo". 

    Con las acciones contra-publicitarias del 25/3/16, Proyecto Squatters dio visibilidad a Latinoamérica en la escena del activismo contra-publicitario internacional. Link a la nota.


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    Idea y Realización
    Proyecto Squatters -  Una respuesta creativa al monólogo del poder
    Contacto
    proyectosquatters@gmail.com



              Famous Soldiers: Mad Mike Hoare        

    Irish-born “Mad Mike” Hoare led a rag-tag band of mercenaries on a comic-opera invasion of the Seychelles Islands.
              Naffe v. Frey        

    Threat Type: 

    Lawsuit

    Party Receiving Legal Threat: 

    John Patrick Frey; Christi Frey; Steve Cooley; County of Los Angeles

    Type of Party: 

    Individual

    Date: 

    10/02/2012

    Status: 

    Pending

    Type of Party: 

    Individual
    Government

    Location: 

    California

    Disposition: 

    Dismissed (total)

    Location of Party: 

    • Florida
    • Massachusetts

    Jurisdiction: 

    • California

    Location of Party: 

    • California

    Source of Law: 

    • United States
    • California

    Verdict or Settlement Amount: 

    N/A

    Legal Counsel: 

    Kenneth P. White; Paul B. Beach

    Court Name: 

    U.S. District Court for the Central District of California; U.S. Court of Appeals for the Ninth Circuit

    Court Type: 

    Federal
    Nadia Naffe accused a colleague of sexual assault and filed a criminal harassment complaint. John Patrick Frey, a Deputy District Attorney in Los Angeles County, raised questions about plaintiff's allegations on his blog and Twitter account which he maintained in his personal... read full description

    Case Number: 

    CV 12-8443-GW (District Court); No. 13-55666 (Court of Appeals)

    Relevant Documents: 

    Content Type: 

    • Text

    Publication Medium: 

    Blog

    Nadia Naffe accused a colleague of sexual assault and filed a criminal harassment complaint. John Patrick Frey, a Deputy District Attorney in Los Angeles County, raised questions about plaintiff's allegations on his blog and Twitter account which he maintained in his personal capacity. Naffe sued Frey, his wife, the former District Attorney for Los Angeles County and Los Angeles County under the theory that the defendant was acting in his official capacity as Deputy District Attorney while writing on his private blog, and that his actions violated her First Amendment and due process rights.

    In a complaint filed in the U.S. District Court for the Central District of California, Naffe asserted the following causes of action:

    1. violations of 42 U.S.C. § 1983
    2. public disclosure invasion of privacy
    3. false light invasion of privacy
    4. defamation
    5. intentional infliction of emotional distress
    6. negligence
    7. negligent supervision

    Naffe subsequently filed a First Amended Complaint naming only Frey and the County as defendant. Frey moved to dismiss the First Amended Complaint, both for failure to state a claim (as to counts 1-6) and for a lack of subject matter jurisdiction over the state law claims (counts 2-7); the County filed its own motion to dismiss and also joined Frey's motions. Frey also filed a special motion to dismiss the state law claims under California's anti-SLAPP law. Naffe opposed all four motions.

    In a tentative ruling (later confirmed), the district court found that it did not have independent subject matter jurisdiction over Naffe's state law claims because she had not sufficiently demonstrated a claim for relief exceeding the sum of $75,000. Accordingly, the court focused on whether Naffe had properly asserted a claim under 42 U.S.C. § 1983.

    The court held that to state a claim under Section 1983, Naffe was required to allege facts sufficient to show that Frey's action related in some meaningful way either to his governmental status or to the performance of his duties, but found that Naffe had merely offered allegations that were conclusory or speculative. The court further held that merely "mentioning the fact that [Frey] [wa]s a deputy district attorney or prosecutor... does not transform everything he says on his blog or on Twitter into state action." Accordingly, the court dismissed Naffe's Section 1983 claim without leave to amend and dismissed her state law claims without prejudice. The court did not address the merits of Frey's anti-SLAPP motion.

    Naffe appealed the ruling to the United States Court of Appeals for the Ninth Circuit. In her appellate brief, Naffe focused on a comment Frey had made on his twitter account, in which he states: "@NadiaNaffe My first task is learning what criminal statutes, if any, you have admitted violating." Naffe interprets this tweet to be a threat by a state prosecutor to investigate her for alleged criminal violations and offers it as evidence that her allegations are not merely speculative. Frey, in his appellee's brief, responded that such musings could not be deemed an official act, and that the factual context proves that the comment had nothing to do with anything over which a Los Angeles County Deputy District Attorney such as Frey could have jurisdiction.

    The Digital Media Law Project ("DMLP") filed an amicus brief in support of Frey arguing that there are over 20 million Americans working for the government and that, even when those individuals speak on matters that relate to government activity, their ability to speak in their personal capacities must be preserved in order to ensure that these individuals' valuable viewpoints are part of public discussion.

    Subject Area: 

    • Defamation
    • False Light
    • Blogs
    • Publication of Private Facts
    • Government Speech

               Decline of a biome: evolution, contraction, fragmentation, extinction and invasion of the Australian mesic zone biota.         
    Byrne, Margaret, Steane, Dorothy A., Joseph, Leo, Yeates, David K., Jordan, Greg J., Crayn, Darren, Aplin, Ken, Cantrill, David J., Cook, Lyn G., Crisp, Michael D., Keogh, J. Scott, Melville, Jane, Moritz, Craig, Porch, Nicholas, Sniderman, J.M. Kale, Sunnucks, Paul, and Weston, Peter H. (2011) Decline of a biome: evolution, contraction, fragmentation, extinction and invasion of the Australian mesic zone biota. Journal of Biogeography, 38 (9). pp. 1635-1656.
              UC Davis Study Finds Tumor Suppressor LRIG1 Controls Breast Cancer Aggression and Invasion        

    Researchers at UC Davis have shown that the protein LRIG1 reduces breast cancer invasion and could potentially help control metastasis.

    (PRWeb September 21, 2015)

    Read the full story at http://www.prweb.com/releases/2015/09/prweb12974870.htm


              #016: Quoteninvasion im Anmarsch        
    Nach dem Erfolg des ersten Call of Duty war es nur eine Frage der Zeit, bis der zweite Teil das Licht der Welt erblicken sollte. Schauen wir uns nun diesen Klassiker aus dem Herbst 2005 an und stürzen uns erneut in den zweiten Weltkrieg! Auf Seiten der Russen, Briten und Amerikaner schlagen wir uns erneut […]
              What Does Victory Look Like in Afghanistan?        

    https://thestrategybridge.org/the-bridge/2017/8/9/what-does-victory-look-like-in-afghanistan

    What Does Victory Look Like in Afghanistan?

    Adam Wunische 

     August 9, 2017

    More U.S. troops are likely headed back to Afghanistan soon, while the Trump Administration is also now considering withdrawal. Before either option––or anything in between––is considered, the U.S. needs to decide what version of victory it wants before it can decide on a strategy.

    One of the most shocking statements I’ve heard on Afghanistan in sometime was that the official U.S. policy is to force the Taliban into a negotiated settlement. This statement came from a highly respected scholar of U.S. foreign policy and military strategy. I wondered what veterans like myself should think of such a policy. Almost 17 years of fighting, over 2,000 killed, and countless others wounded or otherwise affected, and our strategy is now to accept peace with the Taliban and see them holding legislative seats in Kabul and contributing to governing Afghanistan?

    To be fair, the statement above was somewhat of a misstatement. What he intended to say was that this is the actual policy being pursued by the U.S., if unofficially and inconsistently. It is an unofficial policy because it would be highly unpopular with the domestic audience in the U.S., and it is inconsistent because presidents have been unwilling to commit the political capital necessary to sustain such a policy. Since a possible troop increase was announced in June, journalists and analysts (and Trump’s advisors) have been debating the strategy to which the U.S. should commit itself. However, these debates often consider strategies in isolation, and this is a mistake. Strategies must be judged relative to the realistic alternatives. This article categorizes the most common recent arguments, considers their limitations, and makes an argument for the least bad option, a negotiated settlement with the Taliban.

    MILITARY ENGAGEMENT WITHOUT A COHERENT POLICY SHAPING THE STRATEGY BY WHICH THE CAMPAIGN IS CARRIED OUT IS LITTLE MORE THAN ORGANIZED SLAUGHTER.

    One potential strategy considers the possibility of a post-World War II arrangement, leaving a permanent contingent of U.S. forces in Afghanistan to keep the Taliban and others at bay and influence other countries with interests in Central Asia. Unsurprisingly, many considering this possibility find the prospect unsustainable and possibly unachievable.

    Another strategy considers the complex regional dynamics of the situation and suggests increasingly forceful engagement with neighboring countries, specifically Pakistan. Use of Pakistani territory sustains and strengthens Taliban operations in Afghanistan and the Pakistanis have been notoriously difficult partners for the U.S. and others.

    Still another approach considers the folly of sending more troops before a coherent strategy, or even policy, has been agreed upon. Almost 200 years ago, Clausewitz asserted, “War is a mere continuation of policy by other means.” Military engagement without a coherent policy shaping the strategy by which the campaign is carried out is little more than organized slaughter.

    A final take on the situation defines victory as an Afghanistan fully restored via so-called nation-building. This argument suggests less reliance on the military and more on civilians and the State Department. Otherslike Gary Dempsey, argue the costs so greatly outweigh the benefits that the U.S. should simply cut its losses and withdraw. Withdrawal arguments usually suggest that after ground forces have left the U.S. should send targeted operations into Afghanistan whenever violent non-state actors set up shop again, but this assumes the political will and legal justifications will hold indefinitely––which isn’t a safe assumption.

    The problem with all of the above arguments is that they only consider one possible form of victory, or take the form of victory as a given. This can be effective when advocating for certain policies, but it also comes with significant limitations. As an alternative, I will present a variety of potential victories––each different in some critical way––and assess the prospects for achieving each and what they mean for U.S. strategy in Afghanistan.

    WHAT ARE THE PROSPECTS FOR A TOTAL VICTORY?

    It is first necessary to assess the most common assumption for victory and the current state of that possibility. The early stages of the war in Afghanistan were entirely directed at removing the Taliban from power and going after al Qaeda's central structure. This gave Operation Enduring Freedom a specific counterterrorism focus. Therefore, the early objectives necessary for victory were limited: end or degrade al Qaeda and the Taliban. This mission was accomplished, and surprisingly quickly. However, the mission then shifted from counterterrorism to ambitious state-building as the security situation deteriorated and the Taliban began to push back into the country from their sanctuary in Pakistan. NATO troops pushed out from Kabul and sought to extend the new central government’s authority throughout the country.

    ASSUMING ANOTHER MILITARY VICTORY OVER THE TALIBAN COULD BE ACHIEVED, THE AFGHAN GOVERNMENT WOULD STILL NEED TO ESTABLISH CONTROL OVER A TERRITORY THAT FEW CENTRAL GOVERNMENTS HAVE EVER BEEN ABLE TO CONTROL SINCE MODERN AFGHANISTAN WAS FOUNDED AROUND 1747.

    If we assume these more ambitious statebuilding objectives to be the standard by which victory is now measured, each of the following would have to happen before that victory could be considered won: the Taliban would have to be beaten back militarily, the Afghan government would need to establish control over the overwhelming majority of the country, and the U.S. would have no more than a small contingent of trainers and advisors on the ground. Given the length of the effort in Afghanistan thus far, it’s inconsistent progress, and the present trend, this outcome seems unlikely.

    Assuming another military victory over the Taliban could be achieved, the Afghan government would still need to establish control over a territory that few central governments have ever been able to control since modern Afghanistan was founded around 1747. Afghan expert Thomas Barfield argues that attempts to extend control over the whole of Afghanistan like other modern states do is a fundamental flaw in U.S. strategy and is simply not possible in a country like Afghanistan. Instead, Barfield has suggested a “Swiss cheese” model should be used. That is, control the vital areas (the population centers) that can be controlled and ignore the areas that cannot. Unfortunately, this isn’t even a realistic model for Afghanistan today, since the holes in government control would undoubtedly be used as safe-havens for any number of armed anti-government and anti-U.S. groups operating in the country. Such a strategy can only work if sustainable and enforceable treaties can be negotiated with the various armed groups.

    An Afghan farmer works in a poppy field on the outskirts of Jalalabad, the capital city of Nangarhar province. (Noorullah Shirzada/AFP/Getty)

    Furthermore, even if the government were able to reestablish control over all its territory, the government has a myriad of high-grade issues that significantly inhibit the its ability to exercise and maintain control and authority over said territory. Corruptioninhibits the government’s ability to deliver goods and services. Opium continues to flourish in Afghanistan and fund numerous individuals and organizations beyond the control of the central government, criminal and otherwise. Afghanistan’s relationship with its neighbors is complicated, and contributes to the instability. Afghanistan is also plagued by a persistently weak economy that is unlikely to improve to a sufficient level to contribute to stability or even pay the government's bills without foreign aid.

    This path to victory also hopes the Afghan government can be encouraged to reform; it cannot. For many non-trivial reasons, it is unreasonable to expect the Afghan government to make the necessary reforms, even if pressured by the U.S. or the international community. Several scholarly articles attempt to explain this phenomenon. Generally speaking, it is clear the interests of the Afghan government will always diverge from those of the U.S. government. Afghan officials will be more interested in crushing coup attempts before they happen or paying off their political rivals; reforming government agencies, especially in the security sector, is more likely to encourage coups and embolden their enemies. No one should hope for government reforms as the path to peace in Afghanistan.

    In sum, this vision of victory is unrealistic. Too many variables are too unlikely to be achieved for any reasonable person to think that all of them can be achieved, and at a reasonable cost.

    CAN THE TALIBAN BE BEATEN (AGAIN) MILITARILY?

    Taliban defeat on the battlefield is given special consideration here. Some might assume victory over the Taliban today should be as easy as it was in 2001. However, the posture and disposition of the Taliban today is very different than it was in 2001. They have been contesting and controlling territory, and that territory could be retaken if subjected to an effort similar to the one in 2001. However, their underground networks and sanctuary support are much more robust than they were. When pushed back from their territory in 2001, it took the Taliban about five years to build the infrastructure of insurgency and push back into Afghanistan. Today, the Taliban wouldn’t skip a beat if denied their territory.

    Therefore, all of the issues mentioned in the above section would have to be remedied before the highest possible version of victory could be achieved, and this assumed the Taliban could be defeated anew, which also doesn’t seem likely. A series of unlikely conditions are necessary to sustainably defeat the Taliban. First, total cooperation with Pakistan, who would need to establish control over their own western provinces where these groups are currently afforded safe-haven, would be necessary. Second, Afghanistan would need a robust and functioning security apparatus, which it doesn’t have. Emphasis has been placed on building the Afghan military, but militaries are better at taking and holding territory than they are at defeating insurgencies, which is only step one in a campaign against the Taliban. Furthermore, evidence suggests that terrorist groups are mostly defeated by police and intelligence forces of local governments, not militaries.[1]

    An Afghan soldier during an anti-Taliban operation in eastern Kunar provice. (AFP/BBC)

    There is a surprisingly positive trend in the use of Afghan police and intelligence forces to pressure and dismantle the Taliban. Increases in Afghan National Army regular forces have essentially flat-lined. On the other hand, the Afghan government plans to increase the number of special forces commandos exponentially, as shown in the chart below.[2]Commandos have the tools and training to effectively go after non-state actors like the Taliban, but there are still significant barriers to defeating the Taliban via these means. First, the feasibility and effectiveness of doubling the size of commando forces isn’t certain. New recruits are drawn from conventional forces, so current special forces capabilities wouldn’t necessarily be reduced. However, whether they’re able to effectively train, equip, and support such a large force remains to be seen. Second, the Taliban would still be able to launch attacks from Pakistan; Afghanistan would still need to improve policing capabilities; and social and economic conditions would need to improve so unemployed youth couldn’t be convinced or paid to carry out attacks for the Taliban.

    Furthermore, it is unlikely that the vast increase in commando power will go unnoticed by successive governments. As explained above, corrupt governments tend to weaken their military to hedge against coups.

    WHAT DOES A MITIGATED SUCCESS LOOK LIKE?

    With a long list of limitations preventing more ambitious victories, it is important to consider what lesser forms of success might look like and whether they are worth pursuing. A mitigated success would at least contain but not defeat the Taliban and focus on areas of higher strategic value, disregarding areas of lesser strategic value (as in the Barfield Strategy). This version of victory would even allow the Taliban to rule certain areas, or establish a power-sharing agreement in those areas not vital to the Government of Afghanistan. Such an approach could achieve core U.S. national interests at lower costs. For example, this would eliminate Afghanistan as a terrorist safe haven, and if Afghanistan were to revert to a safe haven in the future, the circumstance could be addressed more easily in these circumstances. Furthermore, with no powerful armed group opposing it, the Afghan government would be much less likely to collapse and potentially destabilize Pakistan, which is important for keeping nuclear weapons from proliferating into non-state hands.

    Warlord Gulbuddin Hekmatyar returned to Kabul on May 4 after signing a peace deal with the Afghan government. (Reuters/Parwiz)

    This strategy would solve one of the weaknesses in Barfield’s strategy by establishing peace with armed groups in exchange for control of their local areas, but how likely is it these armed groups will successfully reintegrate into the legitimate political process? Gulbuddin Hekmatyar, leader of the violent political party Hezb-i-Islami, recently attempted this exact transition. There are also reasons to believe some within the Taliban organization are at least willing to consider what is being offered in negotiations. This is perhaps why the members of ISIS in Afghanistan are mostly disaffected Taliban members. There is no way to know for sure why the former Taliban members defected, but several factors indicate that a willingness to negotiate for peace was important.

    IF THE TALIBAN ARE TO BE INTEGRATED INTO THE POLITICAL PROCESS, BOTH THEY AND THE AFGHAN PEOPLE WILL NEED TO FIND A PATH TO RECONCILIATION.

    The Taliban have attempted negotiations several times since 2001. Taliban leader Mullah Omar died in April of 2013, but top commanders kept it a secret. Writing under Mullah Omar’s name, these top commanders struck a conciliatory tone, advocating for an inclusive Islamic government in Afghanistan. In October 2014, five to six top commanders of the Taliban defected and subsequently pledged loyalty to ISIS. Predictably, the Taliban command claimed they were expelled from the group. Nine months later, the Taliban called for peace talks again. Therefore it seems reasonable that some attribute the rise of ISIS in Afghanistan to disgruntled former Taliban hardliners, and a willingness to negotiate is a likely source of these sentiments.

    As is clear by the many failed attempts by the Taliban to negotiate peace, there are limitations to the feasibility of this move for many of the violent groups that forms its ranks. Consider some analogous circumstances. The most powerful violent insurgency group in Colombia, the Revolutionary Armed Forces of Colombia (FARC), recently negotiated a peace deal with the government. Successfully transitioning to peace will be difficult, as many Colombians are still scarred from the violence they carried. Similarly, the Basque Homeland and Liberty (Euskadi Ta Askatasuna or ETA) separatist in Spain is attempting the same move, and the legacy of their violence is also an issue. Likewise, many Afghans remember the part Hekmatyar took in the shelling of Kabul during the civil war following the withdrawal of Soviet forces. Many Afghans will not soon forget the pain suffered at the hands of the various violent groups that fall under the aegis of the Taliban.

    If the Taliban are to be integrated into the political process, both they and the Afghan people will need to find a path to reconciliation. It is theoretically possible to achieve a deal without this reconciliation, but whatever peace is achieved without it may be tenuous at best. Again, analogy might be useful. Rwanda is engaging in a justice and reconciliation process to deal with the legacies of their genocide. South Africa set up the Truth and Reconciliation Commission to deal with the legacies of apartheid. Alternatively, Indonesia has set up no such commission or process, and their resultant peace has been much more tenuous and fragile.

    It is also important to consider domestic opinion in the U.S., where the divergence between its interest and that of Afghanistan is perhaps clearest. Even if the Government of Afghanistan could reconcile with the Taliban, precarious as this would be given the support the U.S. must provide to sustain it, any negotiated settlement would be hugely unpopular domestically. Many would see it as surrendering to the enemy, leaving open a cynical but clear political opportunity. The unpopularity of working with the Taliban was on full display when the Obama Administration announced a prisoner swap with the Taliban that retrieved captured U.S. Army Sergeant Bowe Bergdahl. It is unlikely current or future U.S. presidents will be willing to expend the political capital necessary to make a negotiated settlement with the Taliban possible, especially considering the uncertainty of success.

    IS A MITIGATED FAILURE WORTH CONSIDERING?

    Considering all of the limitations of the above strategic alternatives, it should be considered what a mitigated failure would look like. A mitigated failure would probably include some or all of the following outcomes. First, traditionally Pashtun lands would be conceded to the Taliban, and the central government would maintain a tenuous control over other territories. The Taliban are strongest in Pashtun regions, but they have shown an ability to reach beyond these areas. Regions under strong Taliban control would be relatively peaceful, but fighting would remain intense in disputed areas. Pakistan would be keen to avoid this, much like the Turks wanting to resist an independent Kurdish state.

    Pakistan’s position in Afghanistan has always been to maintain as much influence over their neighbor as possible. Prior to 9/11, the intelligence and military establishment in Pakistan had established close ties with Mullah Omar and the Taliban. However, Pakistan post 9/11 has been forced to align reluctantly against the Taliban. The Taliban now has bases of operation in Pakistan and it is not certain that a peaceful relationship could be established if they gain some control in Afghanistan at the expense of the government. The possibility of the Taliban gaining power in Afghanistan and looking for more influence east of the Durand Line is too great a risk.

    WHAT DOES ABJECT FAILURE LOOK LIKE, AND HOW IS IT AVOIDED?

    That leaves one final possibility: abject failure. This could happen if the international community loses patience with Afghanistan and cuts its losses, like the Trump Administration is perhaps considering. This certainly wouldn’t be the first time Afghanistan has been cut loose; there has been a pattern of countless such abandonments throughout history, like the Soviet withdrawal in 1989. Importantly, though, the international community has always decided to return. Afghanistan’s strategic importance to the rest of the world is significant, and modern forms of terrorism have compounded the effects of this strategic importance. This significance is evident in the many times that multiple empires have attempted to conquer it. Afghanistan is at the crossroads of the Middle East, Southern Asia, and Central Asia, and it continues to be a vital transit area for land-based commerce and gas and oil pipelines. There is no doubt that cutting strategic losses today might result in a strategic need to return a few decades, or even a few years, later.

    CONCLUSION

    Previous attempts to define victory in Afghanistan, and therefore advocate a strategy, have often considered various types of victory in isolation. However, the ideal end state for Afghanistan should be considered relative to the alternatives. A total victory is ideal, but needs to solve numerous enormous problems resulting from seemingly endless systemic conflicts. It would also require the greatest degree of political will sustained over the long-term. Furthermore, it is unlikely that the Taliban can be beaten militarily like they were in 2001. The government of Afghanistan and its allies could regain lost territory, but it is already a robust insurgency and terrorist organization; and these types of movements are rarely defeated militarily. Abject failure would be cost efficient in the short-term, but the resultant problems would increase costs over the long-term and would undermine U.S. national interests. A mitigated failure would likely have all the negative costs of abject failure, but with greater U.S. losses on the path to failure. Ultimately, total victory is ideal but highly unlikely. Abject and mitigated failures have long-term costs and endanger U.S. national interests. This leaves us with mitigated success and a negotiated settlement with the Taliban as the most prudent option.

    A negotiated settlement would come with high political costs to whichever U.S. president decided to pursue it. However, these political costs would be lower than those required for a total victory. Furthermore, negotiations have mostly failed because there is no concerted effort or strategy to achieve it, just periodic opportunism. There’s no doubt this strategy would be highly unpopular and downright offensive to many Americans––especially veterans of the war. However, the question shouldn’t only be about its popularity; it should also be about its feasibility to bring about the end of America’s longest war.

    The path of least resistance in Afghanistan is to contain the Taliban over the long-term. This starts with a continued focus on the building of commando and police capacity while reducing resources for the conventional Afghan National Army, because the Taliban are the problem rather than external invasion. The maintenance of a strategic alliance with the government of Afghanistan to deter foreign military interventions will allow the central government to focus on internal state building and reconciliation. The encouragement of smaller insurgent groups to negotiate transitions into the political process will enable reconciliation. Finally, seeking avenues to allow for a negotiated settlement with the Taliban, and integration into the political process if necessary, are critical.

    The other victories mentioned above are certainly possible, but not at acceptable costs. A total victory––while appealing––would require extensive resources, in both blood and treasure, expended over an indeterminate amount of time. In 2012, a majority of Americans wanted to speed up the pace of the 2014 withdrawal. When the war started in 2001, about 90% of Americans said starting the war was not a mistake. Today, that number has decreased by about 40 points. No politician will have the political capital to commit the resources to a total victory. Other types of victories are more ideal and would be more popular, and despite the sentiment against the option, a negotiated settlement is not only more likely to happen in our lifetime, it’s also the most feasible outcome for success.

    Adam Wunische is a U.S. Army veteran who has deployed twice to Afghanistan. He is also a PhD student at Boston College and a contributing analyst at Wikistrat


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    That Bible is still the doctrinal heart of the state religion of the UK. Our head of state, the Queen, is also know as 'the defender of the faith' and, on days of Royal events, the whole world sees the backward looking traditions of the ancient establishment's pompous ways; it sees a state legitimising itself through Christian rites and, consequentially, the tacit approval of Christianity by the state.

    This ancient foreign tome is held high-most in this land as the paragon of righteousness! The land's establishment hails the book as evidence of its legitimacy. Yet, if a faithful follower of that fable were to actually follow many of the verses within, that follower would contravene the laws of the land.
    The law of the land permits that which the book does not
    and prohibits that which the book promotes.
    And, further, the state encourages promotion of this fable, which inspires followers to at best, contravene the state's laws, and at worst, if followed to the letter would return our hard fought civilization into a medieval chaos similar to that wrought by ISIS.
    I suggest this paradox is something of a constitutional problem; a crisis, even.
    We, the people, the true owners of this United Kingdom of Wales, Scotland, Northern Ireland and England, our laws, practices and government, are in conflict with much of the foreign religion, which ancient invasions imposed on us. This ancient interloping fable, widely promoted, in faith and secular schools alike, as "good" contains commands by a fabled divine being who demands, under pain of eternal torment, the persecution, even, when circumstances demand it, to death of unbelievers.
    How is it not disrespectful, to me and the other great many who identify as unbelievers, to have a state religion that views so many of the state's citizens in varying degrees from second-class human to actual living anti-christ?

    As many Brits, I'm an 'unbeliever';
    ... it's disrespectful that the state religion judges us to be spoiled. (Colossians 2:8)
    ... it's discriminatory that the state religion commands our ostracisation. (Romans 16:17)
    ... it's divisive that the state religion judges us wicked! (1 John 5:19)
    ... it's disrespectful that the state religion judges us to be deceiver & ultimate evil! (2 John 1:7)
    ... it's disheartening that the state religion commands our deportation! (2 John 1:10)
    ... it's absurd that the state religion wants us dead! (Exo 22:20 Deut 13:6-10,13:12-16,17:2-7,17:12-13)
    (These are not ALL of the instances of supremacist hatred or commands to contravene the laws of this land. And unbelievers are not the only minority group targeted.)

    Makes one wonder why politicians have not noticed the divisiveness inherent in all such supremacist fables. Perhaps because so many of them have been indoctrinated with fable that they do not see it as a problem. One further wonders, if they were on the other side of the persecution fence, for how many seconds would they be able to remain unaware?

    I'm sure I've heard it said that our Members of Parliament are supposed to look out for the rights of ALL their constituents so, if an MP fails to raise this issue, can that MP be said to be doing so?

    I would like something to change.

    To the cobweb ridden establishment,
    If you must keep this ancient fable as some sort of token head-nod to your ancestors, or to give your reign an air of legitimacy, so be it, but at least accept the reality of our present. Edit from this Bible of yours the hate that is commanded against born and bred UK owners, whose generational ancestors' blood, sweat and tears helped raise this world from primitive hovel to World wide web.
    For our state to be still seen as promoting these primitive, supremacist, hate-fables demeans us all before the world and our descendants.
    With this fable flying as a banner above our society, held high like that notorious black flag, what are we?


    So the question here is...
    Is it not time for we the people to demand a purge of ALL the hatred from the fable at the core of the UK?
    I mean it's not as if a monarch has never introduced an new standard bible; it's called King James version for a reason, why not a peace laden Queen Elizabeth version?
    Or, better yet, purge the fable entirely?


    This is one of the Too Many Questions
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    2014's Academy Award winning documentary Citizenfour is a real life international thriller that unfolds by the minute. With unprecedented access, this gripping behind-the-scenes chronicle follows award-winning director Laura Poitras (My Country, My Country) and journalist Glenn Greenwald's remarkable encounters with whistle-blower Edward Snowden in a hotel room in Hong Kong, as he hands over classified documents that provide evidence of mass indiscriminate and illegal invasions of privacy by the National Security Agency (NSA). The documentary not only shows the dangers of government surveillance, but makes audiences feel them. After seeing the film, viewers will never think the same way about their phone, e-mail, credit cards, web browser or digital footprint again..

    They are the voices behind the greatest Rock, Pop and R&B hits of all time, but no one knows their names. Now in this award-winning documentary, director Morgan Neville shines the spotlight on the untold stories of such legendary background singers as Darlene Love, Merry Clayton, Lisa Fischer, Judith Hill and more.

    Investigates the torture and killing of an innocent Afghani taxi driver in a gripping probe into reckless abuses of government power. This stunningly crafted narrative demonstrates how one man's life and death symbolizes the erosion of our civil rights.

    A film about tough, highly competitive quadriplegic rugby players. These men have been forced to live life sitting down, but in their own version of the full-contact sport, they smash each other in custom-made gladiator-like wheelchairs. Tells the story of a group of world-class athletes unlike any ever shown on screen. In addition to smashing chairs, it will smash every stereotype you ever had about the disabled.

    Also available in: e-video

    Killer whales are beloved, majestic, friendly giants, yet infamous for their capacity to kill viciously. Blackfish unravels the complexities of this dichotomy, employing the story of the notorious performing whale Tilikum, who, unlike any orca in the wild, has taken the lives of several people while in captivity. Blackfish expands on the discussion of keeping such intelligent creatures in captivity.

    In 1975, director Alejandro Jodorowsky began work on his most ambitious project yet. Starring his own 12-year-old son alongside Orson Welles, Mick Jagger, David Carradine and Salvador Dali, featuring music by Pink Floyd and art by some of the most provocative talents of the era, including H. R. Giger and Jean "Moebius" Giraud, Jodorowsky's adaptation of the classic sci-fi novel Dune was poised to change cinema forever. Through interviews with legends and luminaries including H. R. Giger (artist, Alien), Gary Kurtz (producer, Star Wars Episodes IV & V) and Nicolas Winding Refn (director, Drive), and an intimate and honest conversation with Jodorowsky, director Frank Pavich's film finally unearths the full saga of 'The Greatest Movie Never Made'.

    A documentary on confessed pedophile priest Oliver O'Grady and attempts by the Catholic Church to cover up his actions. Includes interviews with O'Grady and his victims.

    At 14, Toronto school friends Steve 'Lips' Ludlow and Robb Reiner made a pact to rock together forever. Their band, Anvil, went on to become the 'demigods of Canadian metal,' releasing one of the heaviest albums in metal history, 1982's Metal on Metal.

    Provided is an analysis of the global financial crisis of 2008, which at a cost over $20 trillion, caused millions of people to lose their jobs and homes in the worst recession since the Great Depression, and nearly resulted in a global financial collapse. Through exhaustive research, and extensive interviews with key financial insiders, politicians, journalists, and academics, traces the rise of a rogue industry which has corrupted politics, regulation, and academia.

    Also available in: e-video

    JIRO DREAMS OF SUSHI is the story of 85-year-old Jiro Ono, considered by many to be the world's greatest sushi chef. He is the proprietor of Sukiyabashi Jiro, a 10-seat, sushi-only restaurant inauspiciously located in a Tokyo subway station. Despite its humble appearances, it is the first restaurant of its kind to be awarded a prestigious three-star Michelin Guide rating, and sushi lovers from around the globe make repeated pilgrimage, calling months in advance and shelling out top dollar for a coveted seat at Jiro's sushi bar.

    Also available in: e-video

    The Square is one of the most awarded documentaries of the past decade. It was nominated for a 2014 Academy Award for 'Best Documentary Feature' and won 3 Emmy Awards, as well as multiple film festivals awards, including the Audience Awards at the 2013 Sundance and Toronto Film Festivals. The film is a in depth first hand look at the Egyptian Revolution chronicling the fall of two Presidents in a row.


              Restoration of the Kasubi Tombs        

    The famous Uganda Cultural site and the main burial ground place for the four previous Kings of Buganda known traditionally as Kabakas, are situated five kilometers away from Kampala city center on Kasubi hill. Historically, Buganda Kabakas have always built their palaces on strategic hills in order to find easy ways to escape during an invasion and to control the major roads to the palace. It’s also a centre for the Royal family and the Kabaka and his representative’s frequently carryout important rituals related to Ganda Culture, masai mara safari. The Kasubi tombs hill is divided into three main areas: the main tomb area located at the western end of the site, an area containing buildings and graveyards located behind the tombs, and a large area on the eastern side of the site used primarily for agricultural purposes.

    To experience Buganda cultures in Uganda, there are several sites to look at like Katereke prison where the king imprisoned his brothers in a trench. Naggalabi coronation site, Buddo where the kabakas of Buganda have been crowned for the past 700 years. Wamala Tomb the secret burial place of Kabaka Suuna II (1836-1856) who had 148 wives and 218 Children. Namasole Kanyange Tombs where the mother to Kabaka Suuna II was buried. Ssezibwa Falls is a spiritual place for the kings and Baagalayaze Nnamasole Tombs where the mother of Kabaka Mwanga II was buried.

    On 19 March 2010, one of the main culture sites of Buganda (Kasubi tombs) was burnt by fire. Some of the major buildings there were almost completely destroyed by fire, but the cause is still under investigation. Later the outraged Buganda Kingdom has vowed to rebuild the tombs of their kings and President Museveni said the national government of Uganda would assist in the restoration of the site. gorilla safari rwanda

    As Buganda kingdom vowed, the restoration of Kasubi Royal Tombs should not be considered as a solely Buganda Kingdom's responsibility, the Trade and Tourism Minister, Maj. Gen. Kahinda Otafiire said. "I think time has come to work together to ensure the restoration of the tombs. Such assets are for all of us. It should be a pride for all Ugandans," Maj. Gen. Otafiire said during the launch of the SMS fundraising drive towards the tombs restoration in Kampala yesterday. Pledging total support towards the reconstruction of tombs, Maj. Gen. Otafiire condemned its burning.

    Under the new fundraising drive dubbed 'Ssaagala Agalamidde' mass SMS fundraising, any willing contributor will use his/her mobile phone to contribute Shs500 to the kingdom's treasury by typing the world 'Masiro' and send it to number 8885.Many Ugandans are participating in the SMS fundraising to ensure the restoration of the Kasubi tombs” Uganda’s best cultural site”.The Buganda Prime Minister, Eng. John Baptist Walusimbi, said Shs10 billion is required to rebuild the Kasubi Tombs and other 32 tombs across the kingdom.

    Above all Uganda’s culture heritage is very strong for example many regions in Uganda have kingdoms including Buganda, Busoga, Bunyoro and Toro. Also Uganda has a remarkable hospitable and hails from a diversity of rich cultures and life styles. Each tribe has its own traditional dance like the banyankole perform their Kitaguriro dance, the Bunyoro have their Runyege, Acholi have the Bwila and Otole dances. The Alur people from the West Nile have the Agwal dance, Bagisu have the Imbalu dance during circumcission ceremonies. The country’s culture heritage led to the Kasubi tomb restoration. gorilla tour


              No longer in denial. . .        
    HAPPY BIRTHDAY to my BEAUTIFUL, YUMMY, SMART, FUNNY, SWEET, DELIGHTFUL, PRECIOUS, CHARMING, LOVING, LIGHT-OF-MY-LIFE BABY GIRL!!!!
    I've been in such denial that my baby is now ONE.  Simply typing the words makes the throw-up creep up into my mouth.  I kept thinking if I did not post it, my baby would still be a baby and not a growing-way-too-fast-one-year-old!  But alas, I must face reality and accept that I will never have a little baby again.  And while I LOVE every stage my yummy little rugrats go through I especially LOVE the 3-12 month stages.  

    So here's a little reflection. . .
    I will never forget the entire operating room squealing, "IT'S A GIRL!"  Quinn and the anestheologist were the only males in the room and NOBODY knew the sex of our baby (including us).  They just knew that we had two bouncing boys at home.  

    There was no one person that said it was a girl, just a chorus of squeals, the excitement was almost tangible.  Then there was Quinn and I, completely shocked. . .we only knew how to have baby boys.  The first thing I said was, "are you sure?"  and Dr. Huggins replied with a quick bottom side peak over the curtain.  Quinn looked at our little girl and the first thing he said was, "little girl, you are going to cost me a lot of money."  He was so right on!  What a perfect morning that was. . .my little 8 pound 8 ouncer born on the 8th day of the 8th month!




    Pink signs. . .who knew.  A big thanks to the Armstorngs for starting out the color invasion!


    So here is my little girl clapping along to the singing of Happy Birthday.  Thanks to Ade for assisting in blowing out the candle.

    Was she into the cake???  Not so much.  Yep, she was pretty much annoyed by it.  Her OWN cake, chocolate with butter cream frosting in the shape of a flower. . .and all she can do is turn up her cute little nose!



    Thanks for at least messing it up a bit, sissy.


    Here are the party goers.  Grandma, Grandpa, Nana, Papa, Aunt Sue, Uncle Kev, Val, Taylor, Heather, Issac, the Birds, and the Armstrongs.  I think the Bird's won the most innovative-we-know-this-little-girl-gift.  They brought Ava a giant bag of Sonic ice!!!  And we all know how she (and her mom) loves Sonic ice!



    This is a little guitar/cart thing from grandma and grandpa.  Ava thought it was more fun to have Macie pull her around in the cart.  It was a really fun night and I didn't even cry.  Thanks to everyone for coming and helping Ava celebrate!

              PESCADORES PREDADORES        
     O período da Piracema vem sendo desrespeitado em Esperantina, pois é grande o número de denúncias de pesca ilegal no rio Longá, Apesar da proibição e das condições em que se encontra o nosso rio, pescadores que agem como predadores das espécies, eles  estão praticando a pesca predatória em vários pontos do rio. O Ibama já foi alertado da situação  e a qualquer momento poderá está realizando a fiscalização na  região norte do estado a exemplo do que aconteceu no sul onde foram apreendidos cerca de oito mil metros de malha de pesca. Ainda  no dia 27 de dezembro a Secretaria de Meio Ambiente sob o comando de Elias Júnior, em parceria com  a Força Tática realizaram uma ação de combate a pesca ilegal e apreenderam algumas redes de pesca do tipo fome zero. A denúncia anônima partiu de um morador dos Tinguís que está insatisfeito com a invasão de pescadores que chegam diariamente naquela localidade.

    “ Isso demonstra  a falta de consciência ecológica e de respeito a natureza, eles se aproveitam do momento e fazem um verdadeiro estrago. Alguns vão armados até os dentes e matam animais indefesos. Aqui podemos observar o Gavião e a Arraia que foram vítimas dos predadores”. (Disse Elias Júnior) 


    O QUE É ?
    A Piracema Ã© a subida dos peixes até as cabeçeiras dos rios para realizarem a desova, e assim, se reproduzirem.
    Todos os anos, de outubro a maio, algumas espécies de pescado fazem esse longo percurso, vencendo os obstáculos naturais, como as corredeiras e cachoeiras, no intuíto de perpetuar suas espécies. Eles tem de vencer também a pesca predatória, feita clandestinamente com armadilhas, redes, tarrafas, puças, e outros artifícios por pescadores e outras pessoas sem a devida preocupação com o futuro dos peixes de nossas águas.

               FDA Approved a Device Meant to Treat Cluster Headaches        
    The FDA has approved the first noninvasive vagus nerve stimulation device, gammaCore, for the acute treatment of pain from episodic cluster headache in

               New Imaging Technique Developed to Prevent Vision Loss        
    A new non-invasive retinal imaging technique is being developed by researchers that could prevent vision loss in diseases like glaucoma -- the second leading cause of acquired blindness worldwide.

               Masimo Unveils 2 Medical Devices for Patient Monitoring in India        
    Non-invasive patient monitoring devices help clinicians get the best results. Two such medical devices for patient monitoring were launched by Masimo,

              Tech CEO And Prominent African-American Killed By Two Black Thugs        

    A  74-year-old Albert Eugene DeMagnus was stabbed in his home at the upscale community of Lake Horton Landing Drive. According to Fayette County Sheriff Barry Babb, deputies were called to the incident at around 2.30am, and he was transported to Piedmont Fayette Hospital. 

                    

                                    Albert Eugene DeMagnus

                                 Inset: Jeffery Wallace (left) and Kavion Tookes (right) 

    He was pronounced dead at the hospital.

    The wife of Albert was at home during the invasion, and she said to investigators that she saw three African-American thugs broke into the house and demanded money and jewellery, and two of the men took the couple's grey lexus, while the other man drove the getaway car that had brought them to the couple's house.

    Albert Eugene DeMagnus is the CEO of Computer Management Services, Inc.,

     Jeffery Wallace  and Kavion Tookes were the men who stabbed Albert, and they crashed the lexus they stole from the family, and are now held on murder charge in Fayette county.

    Categories:


              Hand-held Breath Analyzer to Detect Diabetes        
    A new, portable breath analyzer that could someday help doctors diagnose diabetes noninvasively in the office has been developed. The report appears in the ACS journal iAnalytical Chemistry/i.

              La abducción de los Hill        
    Voy a pasar un artículo de Diego Zúñiga que no tiene desperdicio y que deja en evidencia cuanto hay de mito sobre las abducciones.
    Este artículo habla de la primera abducción en la historia, la del matrimonio Hill. Una supuesta abducción que dió lugar a uno de los fenómenos más llamativos de la ufología. Una historia en la mente de Betty Hill, que fué inducida por los relatos leídos o contados por su hermana con anterioridad, así como del visionado de series de televisión. También se deja en evidencia la tergiversación de los ufologos, que llegaron a decir a Betty Hill lo que había visto, corregirla en lo qué narraba y la mitificación de varios detalles que han pasado a formar parte de las actuales leyendas sobre las visitas de extraterrestres.


    LA HISTORIA

    Si hubo una historia que marcó a la ufología fue la experiencia protagonizada por el matrimonio formado por Betty y Barney Hill , la que generó el despegue publicitario de las hoy llamadas “abducciones”.

    Tal fue la trascendencia del caso que se llegó a filmar una película y a escribir un libro dedicado monográficamente a él. El relato, además de los detalles que lo convirtieron en un “clásico”, tenía el aderezo que significa el que la pareja fuera racialmente mixta, algo que significaba una gran presión social en su tiempo: Betty era blanca y Barney, negro (1), lo que (como veremos) tendrá incidencia dentro de la narración. Ella era una trabajadora social y él un empleado de correos, y como suele suceder en la ufología ambos eran muy respetados y apreciados en su comunidad, lo que supuestamente debiera asegurar la veracidad de lo narrado.

    El matrimonio Hill


    Todo fue más o menos así:

    La noche del 19 al 20 de septiembre de 1961 ambos (en compañía de su perrita Delsey) volvían en su Chevrolet "Bel Air" de pasar unas breves vacaciones en Canadá, cuya frontera con EE.UU. cruzaron pasadas las nueve de la noche. El paseo fue programado debido a las tensiones que sufría en ese momento Barney Hill, propenso a las úlceras nerviosas. Tras tomar la autopista US3 en White Mountains, Betty avistó una luz bajo la Luna (una estrella, en primera instancia) que aparentemente tenía movimiento y que, según ella, no había avistado antes cuando miró en la misma dirección. Barney sugirió que podría ser un satélite, pero desde un comienzo Betty trató de convencer a su esposo de que estaban viendo un plato volador.





    Con Barney al volante y Betty observando con los binoculares los movimientos del objeto, siguieron su trayecto. Pero la mujer creyó ver una hilera de ventanas y su contagiosa ansiedad ya había exasperado a Barney, quien tras oír un angustioso “te digo que pares, para el coche y míralo, es asombroso” (2), optó por indagar. Detuvo el vehículo al medio de la carretera, se bajó y fue directamente hacia el objeto, que ahora se hallaba a la altura de la copa de los árboles. Con los prismáticos, dijo haber divisado (a través de las ventanillas que supuestamente rodeaban al objeto) media docena de seres uniformados con gorras que estaban muy ocupados con los mandos del aparato.




    Uno de estos entes se quedó observándolo detenidamente, con unos ojos que impactaron al testigo, quien comparó al tipo con un “nazi”.

    La situación lo atemorizó y volvió al auto corriendo y gritando que estaban a punto de ser capturados. Betty no había visto nada, pues estaba ocupada de vigilar que no viniera ningún auto que los pudiera embestir y de llamar a Barney con frases cariñosas al estilo de “¡idiota, vuelve aquí!”. Ya de vuelta en el auto, se vieron sorprendidos por un extraño zumbido (3).





    Curiosamente, Betty no vio el objeto, pese a que lo buscó infructuosamente. Así llegaron a casa a eso de las cinco de la madrugada del 20 de septiembre. Pese a que habían acordado no contar nada para no quedar de locos, Betty no pudo soportar mucho tiempo y ese mismo día llamó a su hermana Janet Miller (quien ya había visto OVNIS) para contarle su excitante experiencia.

    Janet le confirmó a Betty su temor de que el OVNI podría haberla irradiado y le dijo que, después de hablar con un médico vecino, era posible medir la radiación con una brújula. Aunque esto no es efectivo, Betty hizo lo propuesto por su hermana y dijo que la aguja de la brújula se había comportado de forma extraña, aunque Barney no observó nada inusual. De cualquier modo, su esposa quedó convencida de que habían sido alcanzados por radiación nuclear. Janet también le aconsejó a su hermana llamar a la base aérea de Portsmouth, donde no consideraron mucho la historia hasta que mencionaron que el presunto OVNI "tenía unas aletas laterales provistas de luces rojas".

    Entonces pidieron hablar con Barney, quien había estado más cerca del “aparato”. Un par de días después, Betty fue a la biblioteca y leyó el libro “Flying saucer conspiracy”, de Donald Keyhoe, lleno de historias “tales como hombres del espacio con rayas de cebra, una entidad con cara de elefante, seres de seis brazos y cuatro metros de altura, cuentos de monstruos del espacio y fraudes de contactados”, según Martin Kottmeyer.

    Betty se convirtió en una devoradora de libros ufológicos, que podrían haber influido en sus pesadillas posteriores y en la totalidad de su relato. La lectura la incitó a escribir a las oficinas de Washington del NICAP para contar su avistamiento. El NICAP mandó a Walter Webb, profesor de Astronomía e investigador local, quien entrevistó a los Hill por casi ocho horas el 21 de octubre de 1961, llegando a la conclusión de que “el incidente ocurrió tal como lo informaron, excepto algunos detalles técnicos”. Al mes siguiente, los investigadores C.D. Jackson y Robert Hohman estuvieron casi doce horas con la familia. Fueron ellos quienes, además de hablarles de la posibilidad de que existiese vida en Alfa Centauro o Tau Ceti, notaron que el matrimonio había tardado dos horas más de lo previsto en llegar a su casa, sugiriendo un presunto “tiempo perdido”. Para algunos esas dos horas se pueden atribuir al hecho de que se fueron por rutas secundarias.

    “Considerando las variaciones en el trayecto y el tiempo que perdieron tratando de encontrar el camino de vuelta a la carretera principal, no es sorprendente que hayan llegado a Portsmouth dos horas más tarde”.

    Además, detuvieron el vehículo en reiteradas ocasiones y manejaron a bajísimas velocidades durante varios minutos. En la carta enviada a Keyhoe no se mencionaba ningún tipo de abducción, porque no fue sino hasta diez días después del incidente que Betty tuvo sus primeras pesadillas. En ellas, la mujer “veía” que los alienígenas habían parado el auto para sacar a la pareja y llevarla a bordo de la nave espacial, donde eran sometidos a un examen médico. Esas pesadillas se sucedieron por cinco días, y tras contarla a quien quisiera y no quisiera oírla, comenzaron a surgir diversas interpretaciones. Por allí la supervisora de Betty le sugirió que estos sueños podrían estar basados en la realidad, y la dupla Hohman-Jackson le hizo ver que tal vez reflejaban una abducción que explicaría las dos horas de retraso en su arribo a casa.

    Obsesionados por la experiencia y por los diversos malestares físicos que aquejaban a Barney, entre ellos una agudización de una úlcera estomacal, decidieron acudir a un médico especialista. Por ello visitaron al doctor Patrick Quirke, cuyo trabajo no generó mejorías. Entonces llegó a manos del psiquiatra Duncan Stephens, quien supuso que los problemas de Barney se debían a que había abandonado a su primera esposa (negra) por Betty (blanca), lo que habría generado una fuerte carga emocional en el hombre. Él lo derivó en 1963 a la consulta del psiquiatra Benjamin Simon, pues consideraba que el problema de Barney (y también el de Betty y sus pesadillas) sólo tenía una solución de orden psicoanalítico.

    La primera consulta se realizó el 14 de diciembre de 1963, y el sábado 4 de enero de 1964 comenzaron las sesiones de hipnosis, a las cuales también acudió Betty. Con ella fue posible recuperar lo que habría ocurrido: después de oír esos zumbidos extraños, el motor del automóvil dejó de funcionar en un camino secundario. Allí aparecieron unos hombrecitos que los llevaron hacia el plato volante que estaba descansando en las cercanías.

    DENTRO DE LA NAVE

    Volvamos al momento previo al “rapto”, que es cuando Barney se baja del vehículo para ver el objeto. Según el relato realizado bajo hipnosis, nuestro protagonista sacó una llave inglesa para defenderse, pues ve en el OVNI a un nazi y a un irlandés pelirrojo (que “suelen mostrarse hostiles a los negros”, según él) que lo miraba “por encima del hombro”. Los ojos del que parecía ser el jefe dejaron a Barney congelado.

    Tras ser “capturados”, Betty y Barney son llevados a bordo de la nave. Dentro de ella ven a “el líder” y “el examinador”, ambos citados por Betty, que los describe como mongoloides, con ojos grandes y oblicuos y anchos rostros con una nariz prominente, aunque para su marido ésta estaba formada por simples orificios.





    La pareja fue llevada a habitaciones distintas, donde fueron sometidos a la hoy clásica revisión médica, que incluyó cortes de pelo y uñas, revisión de genitales, introducción de rústicas y dolorosas agujas en el ombligo, extracción de cerumen, etc. (4). Lo de la aguja en el ombligo era un test de embarazo, según le explicaron a la víctima, cuyo inmenso dolor fue subsanado por el jefe a través de una imposición de manos. Betty conversó con el líder… ¡en inglés!, aunque luego matizaría diciendo que era un inglés con un acento que no fue capaz de identificar, mientras esperaba que Barney volviese de su examen. En eso estaban cuando Betty decide pedirle una prueba de esta experiencia al jefe, quien amablemente le dio a escoger. Ella optó por un libro.





    Fue entonces cuando, ya en confianza, Eunice (el verdadero nombre de Betty) le preguntó de dónde procedían. El jefe contrapreguntó si ella sabía algo del universo. A pesar de la respuesta negativa, el ET sacó un mapa de la pared y le cuestionó si sabía cuál era el lugar de ella en el mapa. La mujer dijo que no, así que el jefe contestó que “si no sabe en qué lugar del mapa está, de poco le serviría que yo le dijese en cuál estoy yo”. Y se acabó el problema. En la consulta del doctor Simon, Betty dibujó el mapa que, dicho sea de paso, también había visto en sus sueños. El dibujo fue realizado por sugestión post-hipnótica, es decir, inmediatamente después de “despertar”. Ésta sería la única “prueba” que quedaba a disposición de los estudiosos, quienes ahora sólo tenían que ubicar las estrellas.





    En eso estaban cuando ocurrió algo curioso: uno de los tripulantes entró con la dentadura postiza de Barney, llamando la atención del “jefe”. También trataron de sacarle los dientes a Betty, quien con una tranquilidad pasmosa les explicó que su esposo había perdido los dientes en un accidente y que por eso tenía unos postizos. Agregó que, cuando uno envejece, puede llegar a perder la dentadura. La explicación perturbó aún más a nuestro amable “líder”, quien no podía comprender eso de “envejecer”. Betty intentó vanamente aclarar el concepto. Cuando ya se estaban despidiendo, Betty sufrió la pérdida del preciado libro, que podría haber sido la única prueba de que un ser humano ha estado dentro de una nave alienígena. Y todo porque el jefe se arrepintió de la donación, porque sus amigos extraterrestres no querían que ella se lo llevara. Un libro como prueba irrefutable, superseres que desconocen una dentadura postiza…




    Con marcianos así, no vale mucho la pena esperar el tan ansiado contacto.

    LAS APRENSIONES DE SIMON

    Tras mucho trabajar con la pareja, Benjamin Simon concluyó que todo le parecía “demasiado improbable, pues gran parte del material era de la misma naturaleza que los sueños (de Betty)”.

    Pronto el psiquiatra se dio cuenta de que, cuando revivían la experiencia de la carretera (el OVNI siguiéndolos) ambos traían a colación detalles muy similares. Pero cuando recordaban la “abducción”, la cosa cambiaba. Mientras Betty conocía todos los detalles, Barney parecía no aportar mucho. Simon dijo que lo anterior sugería que el incidente de abducción no fue algo real, sino que Barney había adquirido su “conocimiento” sobre la experiencia tras oír repetidas veces a Betty contar sus pesadillas. Agregó que muchas de las cosas que Betty decía que habían sucedido a bordo del plato volante eran características de los sueños con simbolismos.

    Y es que Eunice era una mujer muy posesiva e influyente para Barney, quien parecía someterse a sus designios sin chistar. En las cintas grabadas durante las sesiones, es posible notar el terror que genera la situación del avistamiento en el hombre. Pero Betty, cuando es llevada a bordo de la nave, se muestra muy tranquila, “como si estuviera describiendo un paseíto por el supermercado”. Simon también descubrió que las pesadillas de Betty eran idénticas a la historia que ella le contó posteriormente bajo hipnosis, lo que dejaría bastante claro que hay una evidente influencia de una en la otra.

    Pero, ¿cómo saber que las pesadillas no son el fiel reflejo de un acontecimiento real?
    Simon da algunas indicaciones bastante notables: Primero, los extraterrestres hablan un inglés con acento, pero Barney dice que no tienen boca.
    Otra: los aliens no sabían lo que era el tiempo, pero cuando la pareja ya está abandonando el disco volante, el “líder” les dice que “esperen un momento”.
    Algunos de esos detallitos resultan cruciales para comprender este caso. Por ejemplo, no podemos obviar que Betty Hill creía fervientemente en los OVNIS desde antes del avistamiento devenido en rapto, e incluso siguió muy interesada en este tema hasta sus últimos días.

    LA PUBLICACIÓN DE LA HISTORIA

    El relato del matrimonio Hill adquirió relevancia nacional gracias a que el periódico de Boston “Herald Traveller” publicó la historia, tomando los datos de una de las conferencias dadas por los Hill, lo que hizo que estos decidieran editar su versión de los hechos y “evitar inexactitudes”. Así surge la idea del libro de Fuller, extractos del cual serían publicados en la revista estadounidense “Look” en sus números del 4 y 11 de octubre de 1966.

    Los artículos fueron acompañados de una amplia campaña publicitaria, que significó que la revista vendiera más copias que nunca antes en su historia. A pesar de ser parte interesada en el asunto, resulta destacable la honestidad del psiquiatra Simon quien, pese a compartir derechos de autor con Fuller, no agregó tintes parafernálicos a la historia y siempre fue escéptico del relato, como lo deja explícito en su introducción al libro “El viaje interrumpido”. Al respecto, dijo que Fuller “razonaba y especulaba en base a la evaluación de mi información”. El médico apoyaba la tesis de que todo fue una fantasía que los Hill creyeron y volvieron a contar bajo hipnosis.

    Y ya que había libro, tendría que venir una secuela fílmica. El 20 de octubre de 1975 la NBC transmitió “The UFO Incident”, una dramatización del caso en horario de máxima audiencia.

    Desde entonces, las denuncias de abducciones se dispararon.

    Pese a esto, ufólogos de los clásicos, como Donald Keyhoe, aceptaban la historia del OVNI que seguía al auto, pero no el “rapto”. Incluso todavía en 1973 Keyhoe compartía la explicación de Simon.

    LA ACTUACIÓN ESTELAR DEL MAPA ESTELAR

    Tras la sugestión post-hipnótica que el doctor Simon realizó para que Betty dibujara el mapa que decía haber en la nave, el tema quedó en el aire a la espera de que alguien fuera capaz de interpretarlo.





    Marjorie Fish, una profesora básica de 34 años (en 1966) aficionada a la astronomía, fue la encargada de sacar adelante esta empresa. Por supuesto, los ufólogos creyentes destacan la inteligencia y vivacidad de Fish, como una forma de ensalzar su “descubrimiento”, que significó un trabajo de unos seis años de hacer maquetas y leer muchos libros de astronomía en busca de la ubicación perfecta. Marjorie Fish visitó a Betty en 1969 para saber más del mapa.

    La abducida le dijo que éste era una representación en tres dimensiones (que ella había visto a una distancia aproximada de un metro). Fish usó una gran habitación para colgar las bolas que hacían de estrellas. Finalmente pudo dar con la ubicación que le pareció adecuada, asignando a las esferas más grandes la posición que tienen en el espacio Zeta Retículi 1 y 2, de donde habrían procedido los extraterrestres.

    En su mapa pudo catalogar 15 estrellas, aunque suele pasarse por alto que la profesora fue incapaz de encontrar una ubicación para las otras once estrellas. Pero, y sin afán de aguar la fiesta, lo cierto es que existen millones de ubicaciones posibles, dependiendo desde dónde se mire el mapa. Según nuestros patrones de búsqueda, podremos hallar diversas correlaciones, dada la amplitud de movimientos que nos permite la vaguedad del asunto.
    Por ejemplo, el ufólogo francés Michel Carrouges notó que los trazos del mapa se correspondían con las grandes autopistas que existen en el noreste de Estados Unidos.
    Si así fuera, los extraterrestres vendrían de Nueva York.

    Siempre dudando de que Betty recordara la posición exacta de las 26 estrellas dos años después del hecho, Klass propuso al físico y adicto a los OVNIS Stanton Friedman un experimento:




    Éste debía recordar un mapa similar al de Betty creado por Klass tras verlo durante unos segundos. Pese a conocer el mapa e ir preparado para recordarlo, Friedman respondió que sólo lo haría si el doctor Simon lo hipnotizaba. Claro, él sabía que el psiquiatra había muerto un mes antes.

    LAS INFALTABLES DUDAS

    Lo primero que hay que remarcar es que los problemas psicológicos de Barney son anteriores al rapto y no posteriores a él, como la gran mayoría de los ufólogos ha pretendido.

    Asimismo, debemos indicar que muchos psicólogos sostienen que la hipnosis no permite separar la realidad de las fantasías, sobre todo si los hipnotizados se muestran convencidos de que los sueños reflejaban hechos ciertos.

    La hipnosis no es “la” verdad, sino “su” verdad (la del hipnotizado). Tampoco sería bueno olvidar que, tras haber enviudado, Betty se metió de lleno en el mundillo ufológico y paranormal.

    Comenzó a dar charlas, escribir libros y, de paso, vivió algunos fenómenos que ella atribuía a poltergeists. También se dijo que estaba dotada de capacidades psíquicas superiores y que era vigilada por la CIA o el FBI, que generalmente no tienen nada mejor que hacer que perseguir a una “abducida”.

    Pero Betty tuvo otras experiencias:

    Seis semanas después del “rapto” aparecieron en la cocina de su casa unos pendientes de oro que, según ella, perdió a bordo de la nave. Para Betty “obviamente los humanoides los encontraron y quién sabe cómo me los devolvieron”.

    En otra ocasión dijo que una nave alienígena había sobrevolado la tumba de Barney.

    También le puso nombre a algunos OVNIS, recibió mensajes telepáticos de sus secuestradores y aseguró que los tripulantes bajan de sus naves a hacer ejercicios para desarrollar la musculatura.

    LA REFUTACIÓN DE SHEAFFER

    Robert Sheaffer, se ocupó del caso Hill en un capítulo completo de su libro “Veredicto OVNI”.

    Allí expresa sus variadas observaciones sobre el testimonio y algunas situaciones objetivas de la narración realizada por los Hill.

    Veamos:

    Uno de los aspectos fundamentales de la refutación de Shaeffer se refiere al tema del OVNI en sí. Según la descripción original, el cielo estaba despejado y la Luna se ubicaba hacia el sudoeste, en cuarto creciente. Betty dijo haber visto una estrella o planeta debajo de la Luna, y al rato vio otro objeto, que parecía una estrella más grande y que estaba ubicada encima del primer objeto. A éste lo creyó un OVNI.

    Sheaffer descubrió que, efectivamente, había dos objetos además de la Luna, pues estaba Saturno, con un brillo de primera magnitud; Júpiter, doce veces más brillante que Saturno y ubicado encima de éste, y la Luna, sobre ambos.

    Si realmente hubiera existido un OVNI, éste tendría que haber sido un tercer objeto bajo la Luna. Y Betty describió sólo dos. Todo fue una confusión con un planeta. La idea propuesta por Sheaffer no es descabellada.

    Betty Hill habló de “estrella” para definir la forma del OVNI; Barney dijo que cuando ellos se detenían, también lo hacía el OVNI, que es precisamente lo que sucedería con un objeto (estrella, planeta) estático en el firmamento. Lo único verificable de lo que dijeron los Hill resultó erróneo. Ellos señalaron que ese día estaba despejado, cuando en realidad había nubes altas que cubrían cerca de la mitad del cielo, según lo investigado en los archivos meteorológicos por Robert Sheaffer.
    La presencia de nubes podría haber causado la idea de movimiento en las luces del cielo.

    LA CIENCIA FICCIÓN METE SUS MANOS

    No son las anteriores las únicas objeciones. Una buena demostración de que gran parte de los caracteres presentes en la narración tenían antecedentes en la cultura popular la da el investigador estadounidense Martin Kottmeyer, quien en diversos estudios comprobó, por ejemplo, que muchos motivos del relato de Betty se hallan en la película “Invasores de Marte”, de 1953.

    Kottmeyer también descubrió el nexo que había entre una serie televisiva y la descripción entregada a los investigadores por Barney Hill. El ufólogo señala que “fue durante el episodio 'The bellero shield' (de la serie ‘Outer Limits’) que sentí una misteriosa sensación de deja vu. Los ojos del extraterrestre eran inusualmente largos, siguiendo el contorno lateral de la cara. Rápidamente capté que estos ojos eran los mismos que fueron dibujados en ‘El viaje interrumpido’” (5).

    Las similitudes iban aún más allá: tanto en la serie como en la descripción de Barney los seres no tenían orejas, cabello ni nariz, y su cráneo era como una bala inclinada en 45 grados. Barney incluso dijo que los ojos de los ET le hablaban (metafóricamente, claro), algo que también se decía en el argumento de “The bellero shield”.

    Era demasiada coincidencia. Por esto, Kottmeyer se puso a trabajar, hasta que pudo descubrir que la primera emisión de ese capítulo fue el 10 de febrero de 1964, sólo 12 días antes de la sesión hipnótica donde Barney describía a los seres tal y como habían aparecido en la TV.

    REDONDEANDO

    Para entender cabalmente este caso, es necesario aclarar que tuvo dos partes claramente diferenciadas entre sí: la primera dice relación con el avistamiento de un fenómeno inexplicado para ellos (el que, ya sabemos, era Júpiter); la segunda se relaciona con el supuesto rapto, aparentemente ligado con los sueños de Betty Hill, además de las influencias que descubrieron Kottmeyer y otros.

    Sin ninguna duda, el relato de Betty y Barney Hill sirvió como génesis social del tema de las abducciones, influyendo en todas ellas y generando el arquetipo que se repetiría por décadas. El modelo fue mutando gracias a los nuevos añadidos que se dieron con el paso de los años y reinventándose permanentemente, sin perder sus rasgos generales más acusados.

    Esto ha llevado a los ufólogos a suponer que las abducciones, por tener ciertos aspectos similares entre ellas, debieran tener un origen real de características alienígenas. Curiosamente, hasta antes de su muerte Betty Hill se manifestó escéptica de las abducciones y llegó a declarar en contra de los “abductólogos”, a quienes calificó de ser “personas muy, muy destructivas, no les importa a quién puedan perjudicar con tal de vender sus libros, de hacer dinero” (6).

    El caso Hill formó a toda una generación de abducidos, golpeando a la ufología en su totalidad. Los ET, que en los contactos se mostraban bonachones, se convirtieron en tipos relativamente malévolos.

    Al respecto, alguién apuntó: “La mayoría de los misioneros galácticos de los años 50 debió de dar por imposible la salvación de la humanidad. Entonces, entraron en escena crueles alienígenas que experimentaban con los hombres y mujeres que se cruzaban en su camino”. John Fuller se excitó demasiado con este caso, y llegó a escribir que “si cabe pensar (…) que el incidente es real, resulta evidente que sus consecuencias pueden afectar a la Historia del mundo”. Dadas las consecuencias que este caso ha tenido para la historia del mundo, todo parece indicar que el incidente no tuvo lugar en lo que entendemos como “realidad”. Más o menos así está la cosa.


    Betty Hill en 2003

    NOTAS:
    (1) Barney murió en febrero de 1969 como consecuencia de un derrame cerebral que, para los suspicaces, no tienen ninguna relación con su presunta experiencia con los extraterrestres. Betty, en cambio, falleció en octubre de 2004 de un cáncer.

    (2) Fuller, John. “El viaje interrumpido”. Plaza y Janés. España. 1977. Pág. 200.

    (3) El ufólogo escéptico Robert Sheaffer sugiere que las vibraciones, que según Barney se mantuvieron por unos 50 kilómetros, podrían haberse generado por alguna ondulación del pavimento.

    (4) No deja de ser curiosa la precariedad de los instrumentos utilizados por los alienígenas.

    (5) Kottmeyer, Martin. “Esos ojos que hablan”. Perspectivas Ufológicas. Nº 7. Febrero de 1996. Páginas 32-34. (6) Brookesmith, Peter. “La abuela de todos los abducidos”. “Fortean Times”. Nº 110. Londres. Inglaterra. Mayo de 1998. En castellano, “La Nave de los Locos”. Nº 13. Enero de 2002. Santiago. Chile. Páginas 14-18.

    (6) Brookesmith, Peter. “La abuela de todos los abducidos”. “Fortean Times”. Nº 110. Londres. Inglaterra. Mayo de 1998. En castellano, “La Nave de los Locos”. Nº 13. Enero de 2002. Santiago. Chile. Páginas 14-18.

              1808 el ovni del Kremlin        

    Desde siempre, algunos autodenominados "ufólogos", quieren hacer creer que desde antiguo se han avistado naves extraterrestres.

    Hace tiempo surgió esta noticia:

    "Antiguo Manuscrito Ruso describe un avistamiento OVNI del siglo XIX"

    Los reportes sobre avistamientos OVNI aparecen hoy en día en los medios tan frecuentemente que difícilmente son tenidos en cuenta.
    A menudo los supuestos OVNIs son explicados como cohetes, pruebas meteorológicas, aviones y sus rastros, etc…

    Pero esto (muchas veces sólo usado para desviar la atención de la verdadera naturaleza del fenómeno, que es la extraterrestre) ciertamente no puede aplicarse de ninguna manera a los avistamientos registrados hace siglos –cuando no existían los cohetes o aviones.

    El diario Komsomolskaya Pravda de Moscú publicó un documento de un archivo personal que nos habla de un OVNI visto tras el Kremlin en 1808.“Encontré este documento en el archivo personal del senador Peter Polansky de Moscú, el cual trabajó para el Servicio Secreto del Zar y murió a mediados del siglo XIX.

    Aparentemente el manuscrito atrajo su atención por alguna razón”, dice Alexander Afanasiev, experto del Museo de Historia del Estado Ruso, departamento de manuscritos. “La ufología no es realmente mi área, pero definitivamente este manuscrito describe un OVNI.

    ”Radiación sobre el Kremlim“

    El 13 de septiembre de 1808, a las 20.07 de la tarde, en el cielo claro y lleno de estrellas, un fenómeno acaeció, incomparable en su belleza y rigor, así como en la radiación y el tamaño enorme, con cualquier cosa vista antes. Como lo notamos, atraídos por un ruidoso sonido, casi se levantaba en un arco sobre el horizonte, de 55' a casi 90'.
    Habiendo superado esta distancia en un instante, se detuvo entre las nubes sobre el Krenlim.

    Lucía como algo parecido a una placa recta y larga de unos 6.35 metros de largo y unos 35 centímetros de espesor.Entonces, de su borde delantero, volteado al sudoeste, una gran llama se encendió, de casi metro y medio de largo por un poco más de ancho, con una llama que sería sólo comparable con la radiación de un fósforo ardiente.

    Flotando en un círculo sin expandir el fuego o destellar, iluminó todo lo que se encontraba alrededor como si fuera la plena luz del día; entonces la llama se apagó, la luz desapareció, pero la ‘placa’ brillante permanecía y se desplazó perpendicular hacia arriba, alcanzado las estrellas y dejándose ver por un par de minutos y entonces, sin desaparecer, se volvió invisible debido a la extraordinaria altura.”

    De hecho, el objeto misterioso descrito tiene gran semejanza con los avistamientos modernos de OVNIs por su capacidad de hacer movimientos abruptos (detenerse y luego adquirir gran velocidad), irradiación de luz, forma regular, etc.

    Asimismo, Afanasyev descarta cualquier posibilidad de que el manuscrito sea una falsificación.

    "Imposible. El manuscrito esta escrito en papel auténtico, producido en 1805. El deletreo y el estilo pertenecen obviamente principios del siglo XIX, y el autor debe haber sido una persona educada, probablemente profesor de la Universidad del Estado de Moscú, puesto que la Universidad está justo cruzando la calle desde el Kremlim."

    El investigador consultó a los astrónomos, esperando descubrir lo que el autor del manuscrito había atestiguado realmente, pero inesperadamente éstos le ayudaron a identificar al autor.

    "En 1808, en una reunión de la Sociedad Naturalista de Moscú, Andrey Chebotarev, un profesor de 24 años de experiencia en química, en la Universidad de Moscú, hizo un informe sobre un meteorito que él había avistado”, dice Gallina Ponomaryova, experta de la Universidad de la Astronomía del Estado. “Por supuesto, no era un meteorito, pero en aquella época cualquier objeto en el cielo era identificado como meteorito."

    El Esquema El manuscrito fue acompañado por un bosquejo, representando lo que vio Chebotarev:



    1. El 13 de septiembre de 1808 a las 20:07, en la Universidad del Estado de Moscú, Chebotarev oye un ruido de choque y mira hacia afuera por la ventana viendo un objeto rectangular 6.35 metros de largo y 0.35 metros de espesor, levantándose en un arco.


    2. El objeto se detiene sobre el Kremlin a cierta altura. En la parte lateral una bola brillante de fuego se enciende, de unos 1.5 metros de diámetro. La radiación se mantiene por cinco segundos.


    3. Cuando la radiación se apaga, el objeto se eleva suavemente hacia arriba y es visible por dos minutos.“El objetivo de este documento todavía sigue siendo un misterio para mí”, agrega Afanasyev. “Al principio supuse que sería el bosquejo de un artículo para alguna publicación, pero ni el periódico de la Universidad del Estado de Moscú, ni ninguna otra edición de Moscú publicó este material. ”Chebotarev podría estar preparando un artículo para el Boletín de Noticias de la Sociedad Naturalista de Moscú, pero por alguna razón nunca fue publicado y ha permanecido en archivo hasta que Peter Polansky lo descubrió. Finalmente, el manuscrito fue redescubierto por investigadores modernos, quienes lo dieron a conocer al público.”


    Fuente: http://mosnews.com/ y http://elistas.net/lista/mpnews/archivo/indice/246/msg/256/


    El tal Andrey Chebotarev vio, algo sobre los cielos del Kremlin, pero...


    ¿Qué hace pensar que fuera una nave extraterrestre o un fenómeno meteorológico?


    Quizá se tratase de un meteorito y que este señor lo viera como una placa rectangular, por que según lo que describe:

    "Entonces, de su borde delantero, volteado al sudoeste, una gran llama se encendió, de casi metro y medio de largo por un poco más de ancho, con una llama que sería sólo comparable con la radiación de un fósforo ardiente, flotando en un círculo sin expandir el fuego o destellar, iluminó todo lo que se encontraba alrededor como si fuera la plena luz del día; entonces la llama se apagó, la luz desapareció, pero la ‘placa’ brillante permanecía y se desplazó perpendicular hacia arriba, alcanzado las estrellas y dejándose ver por un par de minutos y entonces, sin desaparecer, se volvió invisible debido a la extraordinaria altura"


    No describe objeto alguno, ni maniobras extrañas, solo que se eleva hasta desaparecer, eso si, con un gran compendio de luces y sonidos (estos últimos extraños en fenomenología ovni).


    También dice:

    "... Habiendo superado esta distancia en un instante, se detuvo entre las nubes sobre Kremlin. Lucía como algo parecido a una placa recta y larga de unos 6.35 metros de largo y unos 35 centímetros de espesor".


    "Entre las nubes sobre el Kremlin" y aun así, debido a la considerable altura (el Kremlin en 1808 media no menos de 20 metros de alto) suponiendo que las nubes rozaran las varillas de las puntas de las torres... !!Es capaz de ver que medía de grueso nada mas y nada menos que 35 cms!! Buena vista!!! Aun si hubiese sido capaz de observarlo exactamente, con las medidas de 6.35 por 0.35 no parece que sea una nave, mas parece una plancha o similar, pero muy alejada de una nave tripulada que algunos quieren hacer ver que se observaban en 1808.


    Pero avancemos en la historia. Se supone que el tal Andrey Chebotarev, tenía relación con la universidad, que era hombre culto y que escribió un manuscrito. ¿Hay constancia de que este hombre existiera? Ninguna, solo lo supuesto por el senador Peter Polansky de Moscú, el cual trabajó para el Servicio Secreto del Zar ( La Okhrana) y murió a mediados del siglo XIX. Pero en el manuscrito no aparece nombre alguno de ningún personaje.


    ¿Entonces quien da este nombre?
    Este nombre lo da un tal Alexander Afanasyev, experto del Museo de Historia del Estado Ruso, departamento de manuscritos.


    Pero tras tres días de búsqueda por parte de mi amiga Irina Pres****kaya, (profesora de ajedrez en Madrid y a la cual no estaré nunca suficientemente agradecida) la cual estudió e impartió clases en la Universidad de Moscú (UNML) y tras contactar con sus compañeros de la Universidad, me comenta que no hay tal señor en ese departamento.


    Existe un tal Alexander Afanasyev, como auxiliar de biblioteca de la Universidad Estatal y un tal Nikolay Afanasyev, como auxiliar de restauraciones de la Universidad Estatal. ¿A cual elegir?


    Creo que ninguno es nuestro hombre. Ninguno es experto del Museo de Historia.
    Tenemos que tener en cuenta que dice:
    "Imposible. El manuscrito esta escrito en papel auténtico, producido en 1805. El deletreo y el estilo pertenecen obviamente principios del siglo XIX, y el autor debe haber sido una persona educada, probablemente profesor de la Universidad del Estado de Moscú, puesto que la Universidad está justo cruzando la calle desde el Kremlim."
    Pero resulta que la Universidad Estatal de Moscú, en principio estaba a lado del Kremlin, que Catalina La Grande la derribó para crear la Gran Plaza Imperial (hoy Plaza Roja), que la traslado a varias dependencias, de varios edificios de la calle Mokhovaya, que esta calle esta a una manzana del Kremlin, dado que los edificios están orientados a espaldas del Kremlin, dificilmente, el profesor Andrey Chebotarev, en 1808, pudo observar tal fenómeno, tal como lo describe y donde dice que lo vió.


    A no ser que las personas que lo observaron (el manuscrito pluraliza) estuvieran dando un paseo, por la sombría calle trasera, junto a las murallas en pleno mes de Septiembre, con temperaturas bastante desapacibles a esas horas. Pero el dibujo del manuscrito refleja el Kremlin visto desde lejos, no de tan cerca y la suposición de que Andrey Chebotaryov, trabajara en la Universidad y lo viera al entrar o salir de ella, es solo eso, una suposición.



    La iglesia que se ve al fondo de color rojo es el Museo de Historia del Estado Ruso.


    Por otra parte el manuscrito hace referencia (una vez conseguido traducir con mucho esfuerzo) a un fenómeno atmosférico a determinada altura en grados, etc. Pudo ser un eclipse, un halo en la Luna o cualquier cosa, pues no indica nada. Además en todo el manuscrito no aparecen más números que el año 1808, el día 1º (dado que el calendario no era el occidental) y las cifras 55º y 90º. Las demás medidas que se citan ni aparecen, eso además de tener en cuenta que en esa época nadie en el mundo media en Sistema Métrico, sistema que fue implantado posteriormente a Napoleón ya que en muchos países usaban el suyo propio. Los creadores de ese caso, no solo pasaron cifras del calendario ruso al occidental, sino que pasaron a cms cifras inexistentes.




    ¿Pero ese manuscrito de donde salió? Se supone que de la Universidad y que el senador lo guardó por que debido a su extrañeza le pareció curioso, pero todo Moscú ardió en 1812, con la invasión Napoleónica. Tras tres meses y medio de estar las tropas francesas ocupando la ciudad, los pocos edificios que los propios rusos no habían quemado, los quemaron los franceses. Ardió hasta la propia catedral de San Basilio. Nada de lo que hay hoy en día en pie es de 1808. Los rusos practicamente salieron con lo puesto, todos ricos y pobres huyeron. Los únicos manuscritos que se salvaron fueron algunos de la biblioteca de la Universidad Estatal y eran volúmenes gruesos (tratados de botánica, etc).


    ¿Aun así pudo salvarse el manuscrito? Pues si, pero debido a lo dudoso del informante, me temo lo peor. ¿Entonces quien saca a la luz tan valioso manuscrito? Pues el tal Alexander Afanasyev, al quien nadie conoce, que no es experto del Museo de Historia del estado Ruso y que lo encontró en el archivo personal del senador Peter Poludensky, pero es imposible saber si tal personaje existió y si perteneció al servicio secreto.


    Lo extraño del caso es que se conserve un archivo de la Universidad o el archivo de un espía, tras el incendio y que a su vez este lo guardara sin destruir. Dificilmente un miembro de un servicio secreto guarda los documentos en un archivo.


    Pero la noticia salió publicada en el diario Mosnews.com, (Noticiasmoscovitas.com) un diario electronico de dudosa reputación y altamente sensacionalista, el cual busca avidamente ser leido en EE.UU. donde sabe que le pueden financiar, pues lleva dos años bajo de fondos economicos. http://www.mosnews.com/column/2006/02/07/sensationalfind.shtml


    A su vez este diario toma la noticia de la sección misteriosa (¿o habría que decir misteróloga?) de la revista electronica Komsomolskaya Pravda (La verdad juvenil) revista tambien de dudosa reputación como la anterior, dado que antes se emitía en papel, pero era finaciada por el aparato soviético y ahora es financiada con fondos propios lo que la obliga a buscar la noticia por "amarilla" que esta sea. http://www.kp.ru/


    La noticia la publican con una copia del manuscrito http://www.kp.ru/daily/23654/49651/


    Bueno viene en ruso y no se entiende, pero solo hay que traducirlo. Podemos comprobar lo sensacionalista de la revista en cuanto vemos la primera ilustración, un cuadro clasico de Moscu, en verano con un platillo volante superpuesto y un largo etc de incongruencias. (Por cierto que lo poco que se lee del manuscrito, puede describir tanto un eclipse como la descripción de cualquier tormenta)



    Otras noticias de ovnis de la revista:






    Bueno, como veis hay de todo, desde noticias que dicen "Mujer se asusta y llama a la policia por que su lavadora canta opera italiana", "Mensaje extraterrestre en una sandía" u otras como "Cientificos demuestran que la Tierra es cuadrada".


    Claro, automaticamente salta a todos los medios de difusión electrónicos (por que el caso solo está en formato electrónico) que recojen esas noticias. A partir de ahí, es todo un conglomerado de copiar y pegar, y la noticia se repite, como hacen los loros.
    Que puede que el manuscrito sea autentico, puede ser, pero no describe nada de lo que comenta esa publiación.


    De lo más científico... y de lo más veraz por parte de algunos ufólogos.

    Claro que como a la mayor parte de estos, les interesa que la gente crea en al existencia de visitantes extraterrestres, bien por proselitismo a su causa o bien para ocultar otras cosas más terrenas.

    Saludos
              El Caso de Kenneth Arnold o del primer platillo volante.        
    Junio de 1947

    Hasta ese momento cuando se hablaba de naves extraterrestres, no se tenía forma definida de ellas. (Recordemos a los inventores de los extraterrestres Lowell, inventando vida en Marte, H.G.Wells, trayendola en una invasión y O. Welles, creando psicosis al radiarla, todo un experimento sociologico, y ninguno habló de platillos) Desde este momento que vamos a analizar, se habló de "Platillos volantes", cosa que Arnold ni dijo ni dibujó nunca. (¿Alguien esperaba que se pudiera ver platos y se forzó la aseveración de platos?) Platillos o platos solo lo dijo el que entrevistó a Arnold. Desde ese mismo instante, hablar de platillos volantes era (no se por que ciencia infusa) hablar de extraterrestres.

    Es según algunos autollamados ufologos, el primer caso "limpio", sin influencias de militares y con un testigo "altamente cualificado". Es el caso con el que se abre la ufología. Para muchos defenderlo como irresoluble es defender la existencia de extraterrestres.

    Es un caso que la ufologia no ha sido capaz de investigar en condiciones hasta despues de 50 años. ( a los 50 años se levanta el secreto solo de algunos informes que no atenten a la seguridad nacional) Burlando a todos los ufologos, es ahora cuando al liberarse informes se puede saber algo con claridad.

    Hace 60 años, concretamente el 24 de Junio de 1947, un vendedor de extintores, llamado Kenneth Arnold, volaba en su avioneta, sobre el estado de Washington (al Noroeste de los EE.UU.) cuando por radio escucho un mensaje que indicaba que un aeroplano de la US Navy se había accidentado cerca del monte Rainier.




    Decidio variar un poco su rumbo para investigar, cuando algo le llamó la atención. Se trataba de la visión de nueve aeronaves que se desplazaban a increible velocidad, con movimientos poco usuales.



    Pero veamos como lo describió el propio Kenneth Arnold (Del proyecto Libro Azul de Brad Steiger) :

    "Nací el 29 de marzo de 1915 en Subeka (Minnesota).

    Viví en aquelEstado hasta que, a la edad de seis años, mi familia se trasladó a Scobey, Montana, en donde establecieron el hogar.

    Mi abuelo también se estableció en Scobey y alcanzó bastante prominencia en los círculos políticos junto con Burton K. Wheeler, el famoso senador de Montana.

    Asistí a la escuela y al instituto de Minot, Dakota del Norte. Me hice explorador a los doce años y conseguí el grado de Águila antes de los catorce.

    Mi antiguo jefe fue H. H. Prescott, ahora comisionado regional de los Boy Scouts en Kansas City, Kansas. De joven me interesé por los deportes y fui seleccionado como extremo libre en 1932 y 1933 en el Estado de Dakota del Norte.

    En 1932 participé en los Juegos Olímpicos de Estados Unidos en buceo (salto de trampolín); fui inspector de salvavidas de la Cruz Roja en 1932, 1933 y 1934. Enseñaba a nadar y bucear en un campo de exploradores y en la piscina municipal de Minot, Dakota del Norte.


    Asistí a la universidad de Minnesota, en donde nadé y buceé con Neils Thorpe, y también jugué al fútbol con Bernie Bierman. Pero al entrar al college no pude continuar con el fútbol a causa de una rodilla herida. Mi entrenador de fútbol en el instituto fue Glenn L. Jarrett, que es ahora primer entrenador de la universidad de Dakota del Norte.

    Tenía escasísimos ingresos, por lo que mi ambición por mejorar mi educación en la universidad la realicé gracias a los deportes. De joven, en Minot, Dakota del Norte, entré el primero en las carreras de trineo con perros, en el Lions Club Dog Derby.

    En 1938 comencé a trabajar para Red Comet, Inc. de Littieton, Colorado, fabricante de aparatos automáticos contra incendios. En 1939 me nombraron gerente de distrito para una parte de los estados del oeste y en 1940 establecí mi propio abastecimiento de controladores de fuego, llamado Gret Western Fire Control Suppiy.

    He trabajado desde entonces como ingeniero independiente de control de fuegos, por lo que he manejado, distribuido, vendido e instalado toda clase de equipos automáticos y manuales contra el fuego en las zonas rurales de cinco estados del oeste.

    Mi primera experiencia en vuelo comenzó en Minot, Dakota del Norte, en donde me dio la primera lección EarI T. Vanee, originario de Great Falls, Montana.

    Debido al elevado precio de las lecciones en aquella época, no pude continuar y no hice ningún progreso importante hasta 1943. El certificado de piloto me lo dio Ed Leach, un antiguo inspector de CAÁ, de Portiand, Oregón, y desde hace tres años tengo mi propio aeroplano, con el que cubro todo mi territorio, volando desde entonces entre cuarenta y cien horas mensuales.

    Como en mi trabajo siempre utilizo una avioneta, en enero de este año me compré una Callair nueva, diseñada para despegues a gran altitud y utilización en terrenos escasos y accidentados. En el tipo de vuelo que hago se requiere mucha práctica y conocimientos, pues casi siempre hay que aterrizar y despegar en prados de vacas sin dañar el aparato; en algunos de los lugares a los que debo ir por cuestiones de trabajo los caminos son escasos y la altitud es elevada. Hasta el momento he aterrizado en 283 prados y he volado durante más de mil horas, pero mi mayor accidente ha sido un neumático deshinchado.

    La historia de lo que observé en los montes de Cascade, por increíble que pueda parecer, es positivamente cierta. Nunca he pedido ni he querido la menor notoriedad por haber estado en el lugar apropiado en el momento adecuado. Informé sobre algo que, con toda certeza, cualquier piloto habría informado. No creo de ningún modo que mi observación se debiera a una sensibilidad de la vista distinta a la normal en cualquier piloto.

    El martes 24 de junio de 1947 había terminado mi trabajo para la Central Air Service de Chehalis, Washington, y a las dos de la tarde despegué de ese aeropuerto con la intención de dirigirme a Yakima, Washington. Mi viaje se retrasó durante una hora con el fin de buscar un gran transporte de la Marina que se suponía había caído en el lado sudoeste de Mount Rainier o en sus alrededores, en el Estado de Washington, y que no se ha encontrado hasta el momento.

    Volé directamente hacia Mount Rainier, tras haber alcanzado una altitud de 9.500 pies, que es aproximadamente la elevación de la alta meseta de la que surge Mount Rainier. Hice un vuelo de rastreo por el lado oeste de la elevada altiplanicie buscando el aparato en las diversas crestas y luego descendí hasta la vertiente lateral del cañón, en donde se encuentra Ashford, Washington.

    Como no pude ver nada que se pareciera a la nave perdida, di un giro de 300 grados a la derecha por encima de la pequeña ciudad de Mineral, y me dirigí nuevamente a Mount Rainier. Me elevé a una altitud de 9.200 pies. El aire estaba tan tranquiló ese día que el volar se convertía en un auténtico placer y, como hacen casi todos los pilotos cuando están a gran altitud y se encuentran con esas condiciones atmosféricas, puse mi avión en dirección a Yakima, Washington, que estaba casi al este de mi posición, y me senté a observar el cielo y la tierra. A mi izquierda, a unas quince millas de distancia y creo que a 14.000 pies de altitud, había un DC-4. El cielo y el aire eran tan límpidos como el cristal.

    Apenas llevaba dos o tres minutos con ese curso cuando observé sobre mi avión el reflejo de un fulgor brillante. Me sorprendió, pues creí que se debía a que me encontraba muy cerca de algún otro aparato. Escudriñé el cielo en todas direcciones, pero no pude encontrar el origen del reflejo hasta que miré hacia la parte septentrional izquierda de Mount Rainier, en donde observé una cadena de nueve aparatos de extraño aspecto que volaban de norte a sur a una altitud aproximada de 9.500 pies, con una dirección definida de unos 170 grados. Se aproximaban rápidamente a Mount Rainier, por lo que supuse se trataba de aviones con propulsión a chorro. De cualquier manera, el caso es que descubrí que el reflejó procedía de ellos, pues cada pocos segundos dos o tres descendían o cambiaban ligeramente de posición, de forma que el sol incidía en ellos en un ángulo que permitía el reflejo directo en mi avión.

    Como los objetos estaban muy lejos, durante varios segundos no pude darme cuenta de cuál era su forma o su formación. En seguida se acercaron a Mount Rainier y pude ver sus perfiles contra la nieve con mucha claridad. Me resultó extraño no verles las colas, pero supuse que se trataba de algún tipo de aviones de propulsión a chorro. Decidí medir su velocidad, pues tenía dos puntos definidos que me permitían hacerlo; el aire estaba tan claro que era fácil ver los objetos y determinar su forma y tamaño a casi cincuenta millas de distancia. Recuerdo bien que en el reloj colocado en el panel de conducción faltaba un minuto para las tres cuando el primer objeto de la formación pasó al borde sur de Mount Rainier.

    Observé los objetos con gran interés, pues nunca había visto antes aviones que volasen tan cerca de las cimas de las montañas; volaban en dirección sur-sudeste, descendiendo por la parte trasera de una cadena de montañas. Creo que su altitud podía variar en mil pies hacia arriba o hacia abajo, pero desde mi punto de observación se mantenían en el horizonte, lo que indicaba que mantenían la misma altitud que yo. Volaban de la misma forma que he visto hacerlo a los gansos, como si estuvieran unidos en una formación diagonal. Parecían mantener una dirección definida, pero aparecían y desaparecían tras las cimas de las más altas montañas.

    En aquel momento su velocidad no me impresionó, pues sabía que nuestro ejército y fuerzas aéreas tenían aviones muy rápidos. Lo que me asombraba al verlos seguir su camino bajo el sol era que no podía ver sus colas, y estoy seguro de que cualquier piloto sentiría que vale la pena observar con detenimiento esos aviones. Los miré detenidamente y estimé que la distancia que me separaba de ellos sería de veinte o veinticinco millas. Sabía que tenían que ser muy grandes para ver su forma desde tan lejos, incluso en un día tan claro como ése. Comparé con ellos un sujetador del carenaje que tenía en mi bolsillo, manteniéndolo primero sobre ellos y luego sobre el DC-4; pero creo que su envergadura era tan grande como los motores complementarios de cada lado del fuselaje del DC-4. Cuanto más los miraba más aumentaba mi asombro, pues estoy familiarizado con la mayor parte de los objetos que vuelan cerca de la tierra o a gran altitud.

    Observé que aquella cadena de objetos pasaba por una cresta cubierta de nieve situada entre los montes Rainier y Adams, y que cuando el primero rebasaba el lado sur de la cresta el último entraba por el norte. Como yo volaba en la misma dirección de la cresta, la medí y concluí que sería de unas cinco millas, lo que me permitió suponer que ésa era la extensión de la formación de los objetos. Pude determinar su rumbo con gran precisión gracias a que había unas altas cimas a un lado de ellos, mientras que las más altas se encontraban al otro lado del rumbo que mantenían. Cuando la última unidad de la formación pasó por la alta cima meridional cubierta de nieve de Mount Adams, miré el segundero y comprobé que habían recorrido la distancia en un minuto cuarenta y dos segundos. En aquel momento ni siquiera esa velocidad me sorprendió, pues estaba seguro de que al aterrizar obtendría alguna explicación de lo que vi.

    Algunos periodistas y expertos sugirieron que había estado viendo reflejos o incluso un espejismo. Estotalmente falso, pues no sólo observé los objetos a través de los cristales de mi avioneta, sino que abrí las ventanillas laterales y pude hacerlo sin que nada se interpusiera entre ellos y mi vista. (Sin gafas de sol.) Aunque a alguien que esté en tierra dos minutos le resultan un tiempo muy breve, un piloto que esté en el aire puede mirar gran número de cosas, y a cualquiera de ellas que se halle dentro de su campo de visión la verá probablemente unas cinco o seis veces.

    Continué la búsqueda del avión perdido durante otros quince o veinte minutos, pero lo que acababa de observar comenzó a ocupar mi mente. Me encontré desasosegado, por lo que, tras una última ojeada a Tieton Reservoir, me dirigí hacia Yakima.

    Debo añadir que mi observación completa de esos objetos, a los que incluso pude seguir parcialmente mientras cruzaban Mount Adams, osciló entre dos minutos y medio y tres minutos, aunque cuando alzanzaron Mount Adams estaban ya fuera de mi campo de visión para poder determinar sus formas. Como es de suponer, cuando el sol se reflejaba en alguna de sus unidades, éstas parecían totalmente redondas; estoy haciendo un dibujo de la forma que observé en ellos en el momento en que pasaban por las crestas nevadas y por Mount Rainier. Cuando volaban rectos sólo eran una delgada línea negra, pero cuando dieron un salto fue la única ocasión en la que pude obtener alguna indicación de sus tamaños. Mantenían una altitud casi constante; no parecían subir o bajar, como hubiera ocurrido de haber sido cohetes o proyectiles de artillería. Estoy convencido de que se trataba de algún tipo de avión, aunque en muchos aspectos no se ajustaban a los tipos convencionales que conocía.

    Aunque son muchos los observadores que han informado sobre estos objetos en los Estados Unidos, son seis o siete los casos en que puedo decir con pleno convencimiento que observaron lo mismo que yo;particularmente los empleados de las tres Western Air Unes (Cedar, City, Utah), el caballero (piloto) en Okiahoma City y el mecánico de locomotora de Illinois, además del capitán __xxx____ y del copiloto __xxx____ de la United Air Unes.

    Algunas descripciones hechas desde tierra no pueden ser muy precisas a menos que esos discos semejantes a platillos estuvieran a gran altura, por lo que es posible que todos los que han observado objetos extraños hayan visto lo mismo que yo. Desde tierra hubiera sido muy difícil observarlos durante más de cuatro o cinco segundos, sin contar con la posibilidad de que la humedad atmosférica y el polvo estropeen la visión.

    Tengo cartas de los Estados Unidos y de gente que afirma que estos objetos han sido visto en otras partes del mundo, principalmente en Suecia, las Bermudas y California.

    Hubiera dado cualquier cosa ese día por haber llevado conmigo una cámara de cine con una lente de telefoto, y desde entonces no voy nunca sin una.

    Continuaré con mi historia: cuando aterricé en el aeropuerto de Yakima, Washington, conté lo que había visto a un buen amigo, Al Baxter, quien me escuchó pacientemente y se mostró cortés aunque bromista, pero no me creyó. No medí con precisión la distancia entre las dos montañas hasta que aterricé en Pendlenton, Oregón, el mismo 24 de junio, en donde conté lo que había observado a varios pilotos amigos míos. No se rieron ni burlaron, pero sugirieron que debía tratarse de misiles o de algo nuevo. Algunos ex pilotos del ejército me dijeron que antes de entrar en combate sobre el mar les habían advertido la posibilidad de ver objetos de forma similar a la por mí descrita y me aseguraron que no estaba soñando ni enloqueciendo. Cito las palabras de __xxx____, antiguo piloto de la Fuerza Aérea de la Armada, quien realiza ahora operaciones de fumigación en Pendleton, Oregón: «Estoy convencido de que lo que observó es un tipo de nave impulsada por cohetes a chorro que está en proceso de comprobación por parte de nuestro gobierno o incluso de algún gobierno extranjero».

    De cualquier forma, las noticias de lo que había observado se esparcieron bien pronto, y antes de terminar la noche estaba recibiendo llamadas telefónicas de todas las partes del mundo; hasta la fecha no recibí una sola llamada de burla o escepticismo. El único escepticismo que conozco es el impreso en los periódicos. Para mí todo esto no es, como para mucha gente, algo divertido. Lo considero absolutamente serio, pues el hecho de que haya observado algo de lo que ni Mr. John Doe en la esquina de la calle ni Pete Andrews en su rancho no hayan oído hablar no significa que no exista.

    Aunque he invitado al Ejército y al FBI para que investiguen la autenticidad de mi historia y examinen mi capacidad mental o física, no he recibido ninguna muestra de interés por parte de esas dos importantes fuerzas protectoras de nuestro país; supongo que, tras los informes que di a la United and Associated Press, y en dos ocasiones por radio, recorriendo toda la nación, si nuestra Inteligencia Militar no conociera lo que observé hubieran sido los primeros en venir a visitarme.

    He recibido cartas de gente que me pide que haga suposiciones. Para lo que he escrito en este artículo me basé en hechos positivos y, por lo que se refiere a sospechas de lo que he observado, sigue siendo tan misterioroso para mí como para el resto del mundo.

    Mi licencia de piloto es 333487. Vuelo con un Callair, un tres plazas monomotor diseñado y fabricado en Afton, Wyoming, como avioneta de gran rendimiento y para gran altitud, ideada para el trabajo en montañas.

    El certificado nacional de mi avión es 33355. Kenneth Arnold Boise, Idaho


    Bastante completa la información que dió Kenneth Arnold, a sus amigos, compañeros y a la prensa, que lo publicó así:

    PENDLETON, Ore. -- (AP) -- Nueve objetos brillantes en forma de "plato" volando a increíble velocidad a una altura de 3000 metros (10.000 pies) fueron reportados ayer (junio 24, 1947) por el piloto Kenneth Arnold en Boise, Idaho, quien desestimó especular acerca del origen de los mismos. Arnold, empleado del Servicio Forestal de los EEUU., se encontraba abocado a la búsqueda de un aeroplano perdido cuando observó los misteriosos objetos el jueves a las 15:00 h. Los objetos volaban entre el Monte Rainier y el Monte Adams en el estado de Washington, según afirmó, y parecían hacerlo en formación. Arnold, indicó haber cronometrado su vuelo y estimó que se desplazaban a una velocidad de cercana a los 2000 kilómetros (1200 millas) por hora. Interrogado en Yakima (Washington) acerca del suceso, manifestó estar perplejo pero añadió haber conversado con una persona que no identificó procedente de Ukiah (California) quien le aseguró haber visto objetos similares el 22 de junio sobre las montañas de Ukiah. "Parece imposible, añadió Arnold, pero así es". Associated Press---

    A partir de ahí, de ese momento, se desató toda una fiebre de avistamientos de "Platillos volantes", una verdadera oleada, una verdadera fiebre extraterrestrista recorrio el país, como se puede ver en estas notas de prensa:

    Oregon Journal - Junio 26, 1947 Carpenter Reports 'Discs' in Midwest --Associated Press reproduce las declaraciones de un testigo en Kansas City que informa haber avistado pocas horas después de los sucesos de Monte Rainier nueve objetos similares a los descriptos por Arnold. Los nuevos testimonios amplifican la inicial trascendencia del avistaje de Monte Rainier y ganan la atención del público que comienza a requerir una explicación sobre el suceso. Entretanto la posibilidad de desacreditar a Arnold comienza comienza a tomar cuerpo en círculos aeronaúticos al adjudicar su visión a reflejos producidos por el sol en su propio aeroplano.

    Boise, Idaho Statesman - Junio 27, 1947 Harassed Saucer-Sighter Would Like to Escape Fuss-- A pocas horas de empezar a trascender a nivel nacional el avistaje de Monte Rainier su repercusión comienza a tener efectos indeseados para Arnold quien es acosado por la prensa en busca de nueva información y por personas que creen ver en el suceso presagios apocalípticos o evidencias de extraterrestres.

    The Oregonian - Junio 28, 1947 Flying Saucer Story Grows - Reports Pour In From Wide Area-- Algunos cuestionamientos publicados en el períodico Oregonian sobre el propio Arnold llegan a adjudicarle problemas visuales, lo cual lo obliga a un desmentido formal sobre el particular. La imposibilidad de aportar un fotografía del avistaje ha sido la principal contrariedad de Arnold, sin embargo un testigo de Eugene logra una toma fotográfica con una máquina de bajo costo de un nuevo avistaje en la zona de Oregón. El revelado muestra sólo pequeños puntos de una supuesta formación aérea que el laboratorio desestimará adjudicándolos a defectos del negativo.

    Esta reacción del publico y de la prensa, tan extensa motivó cierta respuesta de las autoridades militares:

    WASHINGTON, 3 de Julio (AP) -- una investigación preliminar de los informes de los "discos voladores extraños " desplazandose a 1.200 millas por hora sobre los Estados Unidos occidentales" no ha producido bastante conmoción como para autorizar la investigación adicional", un portavoz de las fuerzas aéreas del ejército a dicho: "no tenemos una cosa real" respecto a un informe hecho la semana pasada por un hombre de vuelos de negocios de Boise (Idaho). Él dijo, que vio nueve objetos misteriosos (grandes como aeroplanos) sobrevolando el estado de Washington. Varias personas en lugares extensamente dispersados, dijeron más adelante que habían avistado objetos similares. El portavoz de las fuerzas aéreas dijo que el ejército no tiene nuevas aeronaves experimentales o misiles dirigidos que cupieran en tal descripción. Él dijo que el personal de las fuerzas aéreas está inclinado a creer que cualquiera de los observadores imaginaron que vieron algo, o que existe una cierta explicación meteorológica para el fenómeno. Sin embargo, los funcionarios de las relaciones públicas de la base aerea de Wright (Dayton, Ohio) dijeron que el comando del aire está haciendo una investigación con misiles "platillo" probandolos recientemente en el Pacífico, el noroeste y Tejas. Describiendo las conversaciones con "un meteorologo" del campo de Langley, y portavoz de las fuerzas aéreas de Washington a dicho de estos "fenómenos meteorológicos ": Que las reflexiones solares en las nubes bajas produjeron los "flashes espectrales" que pudieron haber aparecido como objetos móviles. Que un meteorito pequeño pudo haber caido. Que las condiciones de helada en nubes altas produjeron "granizos grandes que pudieron haber producido un alud en el que partes de polvo volaran con el viento."

    Como podemos comprobar, las fuerzas armadas armadas niegan el hecho de que fueran pruebas militares secretas, pero a un funcionario se le esacpa el detalle de negarlo y afirma incluso los lugares donde estan probandolos. Añaden la información de un metereologo implicado en las USAF, para dar versiones de lo mas peregrinas. Toda esta fiebre "platillesca" surgió de la extrañeza de la narración de Kenneth Arnold, las formas de los objetos, su formación en vuelo, su velocidad, etc. Pero...¿realmente era así? Analicemos todo lo sucedido por pasos:

    RESUMEN DEL INFORME DE ARNOLD

    Despega a las 14:00 de Chehalis, Washington. Se dirige hacia Yakima, Washington, pero retrasa su vuelo para encontrar un avión perdido, de modo que emprende el vuelo hacia el Monte Rainier.

    Sobrevuela el lado oeste del monte y desciende hasta el lateral, donde está Ashford, Washington. Gira 300º a la derecha sobrevolando Mineral y vuelve a tomar rumbo hacia Mount Rainier. Se dirige hacia Yakima, al Este.

    A su izquierda y a 15 millas había un DC-4.

    En un momento dado debido a un destello, mira a la parte Norte del Monte Rainer donde ve 9 objetos que viajaban de NORTE a SUR a unos 9.500 pies de altura (2.896m) aproximándose al Monte Rainer. Estaban entonces a 50 millas de distancia.

    Son las 14:59 cuando el primer objeto de la formación pasa al borde Sur del Monte Rainier mientras el primero está ya al final de la zona de crestas.

    Estima la distancia entre él y los objetos en 20 o 25 millas, y la de la cresta en 5 millas por lo cual esta última era la extensión de la formación de los aparatos.

    Pero encontramos serias contradicciones.


    CÁLCULO DE LA VELOCIDAD

    Dice Arnold que eran las 14:59 cuando el PRIMER objeto de la formación pasa junto al lado SUR del Monte Rainer. Es de suponer que ésta es una de las dos referencias que le ayudó a calcular su velocidad.

    La segunda es el Monte Adams, por cuyo Sur salió el ÚLTIMO objeto 1:42 minutos después.

    Como la extensión de la formación era de 5 millas (8km), y la distancia entre ambos puntos Sur de los montes es de 66 km, la distancia recorrida por los objetos fue de 66-8=58 km.

    Por lo que su velocidad, era de 2.047 km/h.

    Sin embargo, Arnold dice también que la observación completa duró entre 2:30 y 3:00 minutos, desde que los vió ACERCÁNDOSE al Monte Rainier hasta que el último de ellos alcanzó el extremo Sur del Adams.

    Para el cálculo de esa distancia hay que tener en cuenta la posición inicial de Arnold tras sobrevolar Mineral y encarar hacia Yakima. En el mapa adjunto vemos su ubicación aproximada.




    La distancia entonces entre Arnold y los objetos en formación era de unas 50 millas, es decir 80,5 kms.

    Con el medidor de distancias de la Enciclopedia Encarta se practica una sencilla triangulación que saca a relucir que los objetos recorrieron un total de 135 kms entre el punto inicial donde los observó Arnold, y el lado Sur del Monte Adams.

    Como el piloto da dos tiempos posibles, es decir 2:30 y 3 minutos, la velocidad de los aparatos oscilaba entre 3.240 km/h y 2.700 km/h respectivamente.

    Pero toda la observación duró entre 2:30 minutos y 3 minutos.

    Como el trayecto de los misteriosos objetos entre la cresta sur del Rainier y el Monte Adams duró 1:42, éstos tuvieron entre 48 segundos y 1:18 segundos para cubrir el trayecto entre el momento de la observación de Arnold y la mencionada cresta.

    La distancia es de 60 kms aproximadamente, con lo cual su velocidad hasta ese punto debió ser de entre 4.500 km/h y 2.770 km/h.

    Así, de la versión de Arnold se desprenden 5 velocidades: 2.047 km/h, 2.700 km/h, 2770 kmh, 3.240 km/h y 4.500 km/h.

    Sensiblemente distintas para pertenecer a un observador cualificado.

    Parece que Arnold tampoco lo tenía demasiado claro.

    Y a todo esto: ¿dónde estaba el demoledor bramido supersónico que debía haber percibido Arnold?. Porque a cualquiera de estas velocidades, debería haberlo escuchado puesto que son supersónicas, al menos en un radio mínimo de 50 km suponiendo que los objetos viajasen a un mínimo de 1.230 km/h. Y Arnold estaba a poco más de 30 km.


    EL PROBLEMA DE LA DISTANCIA

    El tamaño de los objetos según Arnold era de unos 15 metros de envergadura.

    De ese modo, y dado que el tamaño aparente se reduce con el cuadrado de la distancia, es imposible que los viese a más de 30 kilómetros.

    Por lo tanto si Arnold equivocó la distancia, los objetos le habrían parecido más rápidos ya que se estarían desplazando más cerca de lo que él creyó. En el relato afirmó que casi no podía verlos cuando pasaron sobre el Monte Rainer, de modo que podemos suponer que en realidad estaban a esos 30 km de distancia y Arnold sufrió de mala perspectiva. Muchas horas de vuelo, sí, pero ya dio mal ejemplo con el asunto de la velocidad, ¿por qué creerle con esto?.

    Si se hace una triangulación manteniendo esta distancia de 30 km, todo el trayecto recorrido por los objetos habría sido de tan sólo 45 kilómetros en los 2:30 o 3 minutos que mencionó Arnold.

    Así, sus velocidades oscilarían entre los 1.080 km/h y los 900 km/h, cifras bastante más razonables para un día de Junio a tan sólo 4 meses de que se rompiese oficialmente la barrera del sonido (1.230 km/h aprox).

    Los bombarderos de la época alcanzaban casi esa velocidad.

    Eso podría explicar por qué no oyó Arnold estampido sónico alguno.

    (Hans Guido Mutke afirmaba haber atravesado la barrera del sonido el 9 de abril de 1945 en un Messerschmitt Me 262, aunque no existen pruebas científicas de este logro. El famoso "chuck" Yaeger, rompio "oficialmente" la barrera del sonido el dia 14 de Octubre de 1947. Claro que nadie publica los resultados de las pruebas delante de la prensa, sin haber probado primero los resultados con anterioridad.)


    EL PROBLEMA DE LA ALTITUD

    Igualmente, ¿cómo pudo observar a los objetos a más de 80 kms de distancia?.

    En el monte Rainier hay tres picos que superan los 4.300 metros de altitud y la misma meseta, en palabras del propio Arnold, está a 2.900 metros de altitud (9.500 pies), aunque hay partes a 2.100 e incluso menos.

    Se supone que el lado que encaraba Arnold estaba a 2.900m ya que aporta el dato en su relato.

    En aquellas zonas por debajo de los 2.000 metros hay frondosos bosques, con árboles altísimos como el denominado Abeto Douglas, que llega a medir hasta 60 metros. Un paisaje difícil para tan clara observación.

    Arnold volaba pues a 2.900 metros de altitud, y tal y como se desprende de su relato nunca subió a la meseta, sino que se dedicó a buscar el aparato perdido por el lado oeste.

    Dado que los objetos también volaban a 2.900 metros de altitud, de haber cruzado la meseta del Rainier lo habrían hecho a ras de suelo. Y de hecho, para mantener un rumbo “de norte a sur” a 170º con la meta en el Monte Adams, no tuvieron más remedio que pasar sobre ella.

    Aunque bien podrían estar sorteando cimas, tal y como dijo Arnold “con bruscas maniobras”, lo cierto es que deberían haber volado a al menos 3 km de altura sobre la meseta, dados los picos que tiene.

    Así, la altitud que estimó el piloto de 2.900 metros deberían haber sido al menos 6.000.

    Un error imperdonable.

    Si los aparatos no hubiesen cruzado por la meseta, Arnold no habría podido contrastar “sus perfiles contra las copas nevadas”, ni habrían estado a una distancia de 20-25 millas de la posición del piloto, cerca de Mineral.

    Una vez más, Arnold se equivocó y ya van tres, distancia, velocidad y altura.

    Con todos estos errores, ¿quién cree que el relato de Arnold no se vió alterado por su imaginación?.

    De hecho, son dos tipos muy diferentes de objetos los descritos por el piloto primero en su informe, y otro algunos años después. Pero es que el propio Kenneth Arnold, se dió cuenta de su error, como describe en sus memorias, según cuenta, que nada mas aterrizar, despues del avistamiento:

    "Esta formación de aviónes me fascinó. No volaban como ningún avión que hubiera visto siempre antes. En el primer lugar, su formación completamente distinta de la practicada por nuestra fuerza aérea. La elevación del primer aparato era mayor que la del resto. Volaron en una formación definida, pero irregularmente. Como los describí por aquel entonces, su vuelo era como los barcos en un agua brava o similar a la cola de una cometa china y lo considero como si planearan contra el viento. O sería quizá el mejor describir sus características de vuelo como muy similares a una formación de gansos, algo como en una línea diagonal, como si fueran unidos. Como lo puse a los periodistas en Pendleton, Oregón, volaron como un platillo si usted lo lanza a la superficie del agua".

    Y sigue diciendo:

    "Eran cerca de las cuatro de la tarde cuando aterricé en Yakima y fui derecho a Baxter, director general de la central aerea. Lo llame en su oficina externa y pedí, algo falto de aliento, verlo en privado. Él dejó lo que estaba haciendo en su oficína privada y escuchó la historia de mi observación y le dibujé lo que había visto.


    Recuerdo que él me miraba de una manera algo desconcertada, solamente él sabía de forma absolutamente positiva que no me había vuelto loco y que no veía alucinaciones.


    Llamó a varios de sus pilotos de vuelo e instructores de helicóptero para escuchar mi historia. En el mas alto punto de mi entusiasmo, cerró el tema, golpeado la tapa de su carpeta, cuando uno de los pilotos de helicóptero dijo:"Está claro que se trataba de un vuelo de esos misiles dirigidos al lago Moses."


    Procedí a recolectar mis datos e instrumentos dispersados en la parte de atrás de mi aeroplano, y volé para Pendleton, Oregon. Recordé que me había olvidado de mencionar el hecho de que uno de éstos aparatos era diferente del resto, era más oscuro y de una forma levemente distinta, y que no dije a los muchachos de Yakima que registré la velocidad de esta formación dentro de unos límites bastante exactos.

    Mientras que volaba a Pendleton tomé mi mapa de su soporte en en el borde extremo de mi tablero de instrumentos, cojí una regla, y comencé a calcular matemáticamente millas por hora.

    Calcular y volar mi aeroplano en el mismo tiempo era un poco confuso, y pensé que mis figuras eran incorrectas y que era mejor esperar, hasta que aterricé en Pendleton para hacer un calculo serio"

    Vemos incluso que admite que el primer dibujo que mostró en Yakima y los calculos de velocidad no eran exactos y que incluso uno de los aparatos era distinto a los demas.

    "Cuando aterricé en el gran campo de aviación de Pendleton había un grupo de gente para saludarme. Cuando salí de la pista, nadie comentó nada. Estaban parados alrededor mio callados y mirandome.

    No recuerdo apenas cómo el tema comenzó en los momentos posteriores a que aterrizara, pero antes de que terminaran de acumularse todos alrededor mio en el campo de aviación, relataba la historia de mi experiencia.

    Mencioné la velocidad que había calculado, pero que había asegurado a todos que era positiva y que mis matemáticas eran adecuadas.

    No sé cuántos compañeros se sentaron abajo y empezaron a calcular.

    Cuando calculaba la velocidad en miles de millas por hora, me di cuenta: "Cielo santo, estamos tomando la medida de la distancia muy lejos y demasiado elevada con respecto al Monte Rainier y el Monte Adams.

    Tomamos otra medida de la misma base, tan cerca como pudiera ser determinada en el mapa con respecto a la cota de nieve real.

    La distancia era 39,8 millas.

    Incluso cubriendo esta distancia, que era hasta ahora la mas acertada, ya que sabía que las anteriores eran incorrectas, todavía teníamos una velocidad de 350 millas por hora.

    Eran misiles dirigidos, robot telecontrolados.

    Sabía que las velocidades eran elevadas para un cuerpo humano particularmente en vista de los tirones y movimientos erráticos de estos artefactos.

    Habría podido ir a dormir esa noche si los reporteros, los periodistas, y las agencias de noticias que me pedían la descripción de lo sucedido, me hubieran dejado solo.

    No compartí el entusiasmo general. No puedo comenzar a estimar el número de personas, de cartas, de telegramas, y de llamadas telefónicas a las que intenté contestar.

    Después de tres días en este lío, llege a la conclusión que era el único sano y cuerdo en el conjunto.

    Entonces comenzó todo, y si debiera guiarme por la cantidad de los informes de avistamientos que me llegaron y de los cuáles mantuve seguimiento, pensaría que no tardaría mucho, antes de que hubiera una de estas cosas en cada garage. Pensé que eran muchos los insensatos y puesto que no podría conseguir ningún trabajo de hecho, yo salí al aeropuerto, tomé mi aeroplano, y volé a casa, a Boise.

    No hacía mucho, después de que llegara a casa, cuando Dave Johnson me invitó.

    Dave Johnson es redactor de temas de aviación del periódico Idaho Statesman, y un hombre de capacidad respetada e inteligencia en las materias relacionadas con la aviación militar y civil. En cuanto ví su mirada y el tono de sus palabras, los "platillos volantes"adquirieron repentinamente una significación distinta y nueva.

    La duda que él exhibió de la autenticidad de mi historia, me convenció de era seguro que él estaba, en posición de saber, de que no era un misil dirigido militar nuevo y que si era verdad lo qué había visto, entonces no pertenecía a nuestros buenos y viejos E.E.U.U..

    Fue entonces cuando yo realmente comenzé a preguntarme".


    Esto no es la primera declaración, sino sus memorias, donde se ve que lo que interesaba a la prensa y al publico era el tema de seres de otros mundos, incluso alguien le quería influir para que pensara que eran platillos volantes extraterrestres. Errores en la velocidad, en la distancia, en la altura y veremos que en la forma de los objetos que nos ofreció la prensa...


    EL ERROR DE BEQUETTE

    Durante un tiempo se siguieron dando noticias sobre el caso:

    Washington DC (AP)--En Washington DC el Departamento de Guerra manifestó no contar con información acerca del misterioso suceso. Un portavoz del Ejército, sorprendido por el reporte de Arnold acerca de objetos volando a 2.000 kilómetros (1.200 millas) por hora, declaró: “Por lo que sé, ningún objeto vuela tan rápido, a excepción de los cohetes V-2 que lo hacen a una velocidad cercana a los 6.000 kilómetros (3.500 millas) por hora y eso es demasiado rápido como para poder ser vistos.”

    (AP)--Kenneth Arnold, de 32 años, experimentado piloto civil observa desde su avioneta Callair mientras vuela el 24 de junio de 1947 cerca del monte Rainier en el estado de Washington (EE.UU.) en horas de la tarde el desconcertante vuelo de nueve objetos voladores no identificados desplazándose a unos 10.000 pies de altitud y a una velocidad estimada de más de 1.200 millas por hora.(ojo a esta cifra) Arnold, que trabaja para el servicio forestal estatal, intenta reportar a su regreso el avistamiento de inmediato en la oficina del FBI local de Pendleton, Oregón. La circunstancia de encontrar transitoriamente cerrada la oficina lo lleva a compartir la noticia con el editor del diario local East Oregonian. Su testimonio obtiene de este modo una rápida e inesperada trascendencia que horas más tarde logra alcance nacional.

    Efectivamente, lo primero en lo que pensó Kenneth Arnold era en dar a conocer a todo el mundo lo vio. En el mismo momento en que abandonó el aeródromo, se dirigió a las oficinas del FBI de Pendleton, pero como estaban cerradas, se dirigió a las oficinas del periódico mas cercano y allí le narró lo sucedido a Bill Bequette, quien malinterpretó lo descrito y lanzó la noticia con un titular que decía “Flying Saucers” (“Platillos Volantes”)

    Acababa de nacer un mito que sería visto en cientos de miles de casos; sería plasmado en novelas, artículos y películas.

    Si analizamos lo descrito por Kenneth Arnold, veremos que tenía claro aparentemente lo que vio. Empezaron por llamarle la atención con un reflejo producido en una superficie metálica, de tal modo que se pensó que tendría otra aeronave muy cerca y la intentó divisar. “volaban como un platillo si usted lo lanza a la superficie del agua” “Volaron en una formación definida, pero irregularmente. Como los describí por aquel entonces, su vuelo era como los barcos en un agua brava o similar a la cola de una cometa china y le considero como si planearan contra el viento. O sería quizás la mejor descripción de sus características de vuelo como muy similares a una formación de gansos, algo como en una línea diagonal, como si fueran unidos. Como lo puse a los periodistas en Pendleton, Oregón, volaron como un platillo si usted lo lanza a la superficie del agua”

    Pero el periodista confundió la característica de su vuelo, con la forma de los objetos.

    Este error, sumió a Kenneth Arnold en una gran frustración durante toda su vida y no se cansó nunca de intentar enmendar el error literario del periodista.

    En una entrevista con el en su día famoso Ed Murrow, el 7 de Abril de 1950, tres años después de su avistamiento comentó esto:

    -MURROW: En tres diversas ocasiones, la inteligencia militar le interrogó Sr. Arnold. Expresaron sus dudas en cuanto a la exactitud de algunas de sus observaciones divulgadas.
    -ARNOLD : Es correcto. Ahora bien, algunos de los informes que aparecieron en los periódicos no me interpretaron correctamente. Cuando hablé a la prensa, me citaron entusiasmados, un periódico tras otro fueron repitiendo incorrectamente lo que se publico en principio alejándose de la exactitud de lo que dije.

    Ed Murrow

    -MURROW : Aquí es cómo nació el termino "platillo volante".
    -ARNOLD : De estos objetos que volaban inestables, también dije, como barcos en aguas bravas o aire muy turbulento, y cuando describí cómo volaron, dije que volaron como si tomaran un platillo y lo lanzaran a la superficie del agua. La mayoría de los periódicos entendieron mal y citaron incorrectamente eso también. Dijeron que dije que tenían forma de platillo; dije que volaron como la forma en la que vuela un platillo.
    -MURROW : Fue una cita incorrecta histórica. Mientras que se ha olvidado la explicación original de Sr. Arnold, el término "platillo volante" se ha convertido en una palabra cotidiana. Pocas personas hacen notar que el Sr. Arnold ha comentado ver estos mismos objetos extraños en el cielo en otras tres ocasiones. Él dice que algunos pilotos en el noroeste han comentado verlos en 8 ocasiones distintas. Pedimos su propia opinión personal sobre la naturaleza de lo que él y los otros habían visto.
    -ARNOLD : No sé explicarlo lo mejor posible. Me he reservado una opinión en cuanto a lo que pienso. Naturalmente, si no es norteamericano , si no lo hizo nuestra ciencia o nuestras fuerzas aéreas , estoy inclinado a creer que tiene un origen extraterrestre.
    -MURROW : ¿Origen extraterrestre? ¿Usted piensa que existe una posibilidad de que puedan ser del espacio, de otro planeta? Supongo que es bastante duro para que la gente lo tome en serio.
    -ARNOLD : Bien, le diré este hecho: ninguno de los pilotos de líneas aéreas, esperamos que se rían de nosotros. Hicimos nuestros informes esencialmente para informar, porque pensamos que si nuestro gobierno no lo sabía, era nuestro deber divulgarlo a nuestra nación, y a nuestra fuerza aérea. Pienso que es algo que preocupa a cada persona en el país, y no pienso que sea cualquier cosa como para que la gente consiga ponerse histérica. Esa es justamente mi franca opinión .
    -MURROW : Así es cómo todo comenzó; ése fue el hecho que disparó todo.

    La historia de Kenneth Arnold fue recogida por los medios de comunicación. La radio y los periódicos la copiaron, y entonces al cabo de unos días el país explotó en una inundación de observaciones de "platillos volantes."

    Recordando el incidente para el primer Congreso Internacional de Ufología, Arnold en 1977 reveló que el termino de platillo volante, se creó debido a un "gran malentendido" por parte del reportero que escribió la historia para United Press. Bill Bequette le preguntó de que forma los objetos volaban y Arnold contestó: "bien, volaron erráticos, como un platillo si usted lo lanza sobre el agua." La metáfora era para describir el movimiento de los objetos, no su forma. Arnold indicó que los objetos "no eran circulares." Un vistazo al dibujo que él hizo para su informe a la fuerza aérea poco después el incidente, confirma la verdad de esa declaración:



    Pero ese dibujo es de ocho de los nueve aparatos que vio, siendo el noveno algo mas cóncavo por la parte trasera, como una letra D.

    En tres ocasiones la inteligencia militar interrogó a Kenneth Arnold y le hicieron ver que cometía algunas inexactitudes, indicándole que la forma mas aproximada de todos los aparatos era la del ultimo que vio.


    K. Arnold señalando un dibujo de uno de los aparatos

    Como en diversas ocasiones avistó varias formaciones de alas volantes, como el XB-35; YB-49 YB-49 o incluso de algún modelo alemán capturado en la guerra como el HO-229 de los hermanos Horten, los militares norteamericanos trataron de desviar la atención hacia estos modelos, que en cierta medida se quedaban obsoletos a pesar de que en 1944 la fabrica Lippish construyo el DM-1 que podía alcanzar teóricamente Mach 6. HO-229 v 1.

    Fotografía del YB-49 en vuelo

    HO-229 v 1


    Estas indicaciones de los militares le alejaban del concepto de nave semicircular en forma de letra D, pese que numerosos testigos de la época vieron e incluso fotografiaron ese tipo de nave, como hizo William A. Rhodes, que el 7 de Julio de 1947 logró obtener la fotografía de una nave a la que califico “Con la forma del tacón de un zapato de hombre” y al que le calculó un diámetro de 20 a 30 pies (entre unos 6 y 9 metros) a una velocidad de 100 millas (unos 180 km/h) a una altura de entre 1000 y 2000 pies (unos 300-600 mts).


    Fotografía de Rhodes

    El Viernes, 4 de Julio de 1947 a las 20 h 17, un avión DC-3, despega de Boise (Idaho) para dirigirse a Seattle (Washington), era el vuelo 105 que debería haber salido a las 21 h 04 de Boise. 8 minutos después de despegar, cuando el aeroplano está a 2100 m, Ralph Stevens, y su copiloto Smith, observan un primer grupo de objetos. Creían que eran aviones que se preparaban para aterrizar. Smith y Stevens observan 5 objetos sin cola. Los describirían como "trozos de tarta o trozos de empanada". Después de observar los 5 primeros objetos, una segunda formación de 4 objetos (3 en línea y un 4ª mas alto que los otros) se desplazan por delante de su posición viajando en dirección Oeste, llevando una altitud ligeramente superior a los 8000 pies del DC-3. Smith indicó que nunca midió la velocidad ni las distancias.

    La noticia llega a Kenneth Arnold, quien contacta con ellos, ya que los conocía con anterioridad, para informarse del caso.


    Arnold en el centro con Smith y Stevens

    Kenneth Arnold no deja de aparecer en los periódicos y le piden ayuda en la investigación de la Isla Maury. ¿Qué ocurrió en la Isla de Maury?

    El sábado 21 de junio de 1947 a las 14 h, un guardacostas norteamericano, gobernado por Harold Dahl, éste acompañado de su hijo (15 años) y su perro, como otro miembro del equipo, salen de patrulla.

    De repente 6 objetos exactamente iguales a los descritos por Arnold y a vuelo rasante sobre el agua ponen en apuros a los miembros del barco.

    Cinco de los discos rodearon al sexto, que parecía averiado.

    Dahl sacó una serie de fotografías de los extraños objetos.

    De repente, uno de los discos chocó con el averiado y, a causa de la colisión, unos fragmentos de apariencia metálica se desprendieron del segundo.

    Aunque la patrullera puso rumbo hacia la isla Maury, y los tripulantes desembarcaron y se refugiaron en un acantilado; no pudieron evitar que durante el trayecto algunos fragmentos alcanzaran la embarcación, dañándola, hiriendo al hijo de Dahl y acabando con la vida del perro de a bordo.

    Cuando volvieron a la patrullera, tras haber recogido algunos fragmentos metálicos, intentaron hacer uso de la radio de a bordo para informar a las autoridades, pero ésta sufría unas interferencias de origen desconocido.

    Entonces los discos abandonaron el lugar a gran velocidad.

    Una vez en Tacoma, Dahl informó a su superior, Fred L. Crisman, que no le creyó hasta que tuvo en sus manos uno de los fragmentos procedentes del disco volante. Dahl los describió como "ferralla ligeramente luminosa debido a la posible radiación", además les consiguen sacar 5 fotografías. Revelan el carrete, pero pierden las fotografías.

    Al día siguiente, Dahl recibió la visita de un extraño que le advirtió que lo mejor que podía hacer era olvidarlo todo y pudo comprobar que en las fotografías salían los seis misteriosos objetos, pero que la película parecía haber sido dañada por algún tipo de radiación.

    ENTRA EN JUEGO PALMER

    En julio de 1947, Harold A. Dahl escribió una carta a Palmer, informándole de un suceso que él y unos compañeros habían vivido en las inmediaciones de la isla Maury (Washington).

    Raymod Palmer, un hombre enano y con una gran joroba, había asumido la dirección de Amazing Stories en 1938, el mismo año en que Orson Welles había aterrorizado a cinco millones de personas con una versión radiofónica de La guerra de los mundos (1897), de Herbert G. Wells.

    "Tan pronto como Palmer se hizo cargo de la dirección dedicó una enorme cantidad de energía a cambiar el rumbo de la revista. Hizo bajar la calidad de las historias y aumentar la circulación" (Comentó Asimov en 1981).

    Dos años antes de la observación de Arnold, Palmer abrió las páginas de Amazing Stories a Richard S. Shaver, un desequilibrado mental en tratamiento que decía recordar cómo Atlántida, Lemuria y Mu (los continentes míticos tan del gusto de charlatanes de todas las raleas) habían sido colonizados por seres extraterrestres en un remoto pasado. Según Shaver, los alienígenas habían tenido que abandonar la Tierra hace miles de años, dejando en nuestro planeta dos tipos de robots que desde entonces habitan en el subsuelo: los “Teros”, que hacen lo posible por ayudar a la humanidad, y los “Deros”, responsables de gran parte de las desgracias del ser humano.



    Fotografía de Palmer

    La historia cautivó a Palmer hasta tal punto que, en junio de 1947, dedicó un número entero de Amazing Stories a lo que él denominaba el misterio Shaver.

    En octubre, aseguraba en un editorial escrito durante el verano que la observación de "misteriosas naves supersónicas, ya sean espaciales o procedentes de cuevas", confirmaba la autenticidad de las narraciones del mundo subterráneo (Lagrange, 1988). Los tripulantes de los platillos volantes eran descendientes de los extraterrestres que habían colonizado nuestro planeta en un pasado remoto.

    Palmer fue despedido de su trabajo. Su apoyo incondicional a las estupideces propaladas por Shaver había incomodado a los propietarios de la revista.

    El imaginativo promotor de basura pseudo científica entró entonces en contacto con Kenneth Arnold. Un año más tarde, aparecía en los quioscos el primer número de Fate, que con el tiempo se iba a convertir en «el principal abastecedor de tonterías paranormales» de Estados Unidos (Gardner, 1983).

    El artículo de portada de la nueva revista era «I did see the flying disks» y, aunque estaba firmado por Arnold, había sido escrito por Palmer. El autor había pasado por alto todas las dudas que el testigo había reflejado en el informe al Ejército y las incongruencias del relato, contradictorio en lo que se refería al tamaño y la velocidad de los objetos volantes. Describía el suceso con un tono colorista y afirmaba, entre otras cosas, que los discos habían suscitado

              La Guerra de los Mundos y la Cia        
    La Guerra de los Mundos y la CIA 1ª Parte
    por Liria_Azaila

    “Nadie hubiera creído, en los últimos años del siglo XIX, que a nuestro mundo lo observaban minuciosamente inteligencias mayores que las del hombre, aunque mortales como él; que, mientras los hombres se ocupaban de sus diversos asuntos, alguien los vigilaba y los estudiaba, quizá tan detalladamente como un hombre con un microscopio podría vigilar a las pequeñas criaturas que medran y proliferan en una gota de agua. Con infinita complacencia, los hombres fueron de un lado a otro por el planeta ocupándose de sus pequeños asuntos, seguros de su dominio sobre la materia. Tal vez los microbios que vemos al microscopio hacen lo mismo. Nadie pensó que los mundos más antiguos del espacio pudieran ser fuente de peligro para la humanidad. Sólo pensamos en ellos para desechar la idea de que pudieran albergar vida. Es extraño recordar los hábitos mentales de aquellos días. Cuando mucho, los hombres se imaginaban que en Marte vivían otros hombres, quizá inferiores a ellos y dispuestos a recibir emisarios terrestres. Pero a través de las enormes distancias espaciales, unas mentes que son a las nuestras como las nuestras a las de las bestias, unos intelectos vastos, fríos y crueles, miraban a la Tierra con envidia, y, lenta pero inexorablemente, fraguaron planes contra nosotros. ”
    H. G. Wells La guerra de los mundos (1889)

    Algo impensable en 1889 era el hecho de que hubiera vida en otros mundos, fuera, en el espacio, pero así comienza en sus primeros párrafos, la novela escrita por H.G.Wells, titulada "La Guerra de los Mundos", este escritor proclamado por muchos como el padre de la ciencia ficción, tuvo la ocurrencia de narrar, enlazando las antiguas creencias, de que en Marte habitaba una civilización, pero ¿De donde provenían dichas creencias?

    Todo empezó en 1877 con la posición del "planeta rojo" al nuestro, en un momento en que su acercamiento a la Tierra hizo que muchos astrónomos quisieran observarlo. Para el astrónomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, director del Observatorio Brera de Milán, era el momento ideal para probar el nuevo telescopio de 21.8 centímetros y con las observaciones hechas en el transcurso de los 10 años siguientes, Schiaparelli dibujó un mapa de Marte muy detallado. El astrónomo italiano bautizó los accidentes topográficos marcianos con nombres de la mitología griega y de la biblia. Pero lo más notable de su carta topográfica, eran la red de líneas definidas, con que Schiaparelli dibujo la superficie de Marte, y que llamó canales.
    "Este nombre es un simple artificio", advirtió Schiaparelli. "Después de todo, también hablamos de los mares de la Luna sabiendo perfectamente que no son masas líquidas". Empezó a fraguarse la idea de que en Marte podría haber una civilización constructora, capaz de la creación de gigantescas obras de ingeniería para la irrigación de grandes terrenos, siendo el principal promotor de esta idea, el astrónomo y millonario estadounidense Percival Lowell.

    Lowell construyó un observatorio en Flagstaff, (Arizona). Entusiasmado por la posibilidad de vida inteligente en Marte, observo los canales y los representó en mapas en los que cada vez los dibujaba más rectos. Por lo tanto en Marte había vida inteligente, se convenció de que los canales eran un sistema de riego o de distribución de agua a las zonas habitadas. Las variaciones de color que se veían en la superficie del planeta con las variaciones estacionales, eran indicio de vida vegetal. H.G. Wells, no solo se basó en esas ideas sino que además tuvo la osadía de proponer en su novela una invasión de nuestro hogar por fuerzas de ese planeta.
    Escribió su obra en la época en que causaban furor los canales de Marte y quizá contribuyó a la obsesión con la vida extraterrestre. También definió el tono de los relatos acerca de encuentros interplanetarios de los siguientes decenios: Superioridad social, racional y tecnológica de los invasores, hostilidad y guerra.
    Ni que decir tiene que la novela fue un éxito, creándose multitud de ediciones, varias películas e incluso partituras sinfónicas.

    Pero hemos de observar lo que sociologicamente representó: El cineasta estadounidense Orson Welles producía un popular programa de radio en 1938, que consistía en adaptar obras de teatro y literatura a ese medio. El 30 de octubre de ese año, Welles transmitió una adaptación en directo de "La guerra de los mundos". Pero esa adaptación que hizo Welles no era una simple lectura del texto de su casi homónimo Wells. (El parecido en la pronunciación de sus nombres aumentó la confusión). Dicho programa era un montaje radiofónico, que no había probado hasta entonces. Consistía en un montaje de cerca de 24 horas de emisión ininterrumpida, una especie de directo de un programa musical, interrumpido por noticias que imitaban a las verdaderas, por ejemplo, la información de que unos astrónomos acababan de ver unas extrañas explosiones y luminosidades en Marte, más tarde un reportero entrevistaba a uno de los astrónomos, que decía que no podía explicar qué estaba pasando; poco después, daba la noticia de que se veía caer del cielo un meteorito en Nueva Jersey, en esa tónica relataba en "las noticias" que lo avistado resultaba que era un objeto cilíndrico descomunal.
    Se escuchaba el sonido de mucha gente que se acercaba para verlo, hasta que se oía que el aparato se abría y del interior salían unas seres monstruosos. Se emitieron gritos previamente grabados, mientras que el reportero daba la noticia en un gran estado de excitación. La atmósfera del programa era de un realismo total, de tal modo que los oyentes que no escucharon el principio del programa, donde se explicaba que era una narración y su adaptación con realismo, pensaron que un ejército marciano estaba invadiendo el mundo.
    En la vida real, este "Reality show" (como se les denomina actualmente) de Orson Welles produjo la histeria en masa. Hubo quien se encerró en el sótano de la casa con armas. Otros se pusieron toallas mojadas en la cara para protegerse del gas venenoso de los marcianos. Existieron patrullas de granjeros armados y a más de un depósito de agua o transformador eléctrico le descerrajaron un disparo, con lo que la falta de luz y agua contribuyó al desatino. Hubo a quien la histeria colectiva le supuso un ataque al corazón o un accidente de tráfico, causándole la muerte; y en definitiva en mas de un lugar, las fuerzas vivas actuaron para la defensa ante la inminencia de ese ataque alienigena. El programa fue motivo de escándalo e indignación cuando se reveló la realidad. También demostró el poder de una narración bien hecha y de la sugestibilidad del genero humano ante el poder de los medios. Fue uno de los momentos más gloriosos pero también más terribles de O. Welles y de la historia de la radio.

    (Link para escuchar el famoso programa de Orson Welles, en inglés) http://www.earthstation1.com/WOTW/War_of_the_Worlds.ram

    Ya estaba fraguada la idea de la visita de seres extraterrestres a la sociedad humana y quedó bien estudiado el impacto sobre la psique colectiva que supuso la narración de unos hechos que nunca existieron. Ni Wells, ni Welles hablaron nunca de que las naves tripuladas por los "marcianos" tuvieran forma de "platillo volante".

    Fue con el final de la II Guerra Mundial, con los estudios de la casa Northrop y tras atrapar los proyectos de platillos volantes alemanes por parte de los servicios de información estadounidenses y su puesta en marcha de los prototipos, cuando se empiezan a ver dichas formas voladoras. (Ver el caso de Kenneth Arnold.). Este primer avistamiento en Octubre de 1947, supuso una nueva psicosis de temor a una invasión extraterrestre.

    ¿Que mejor oportunidad para poder encubrir las pruebas y vuelos de dichos prototipos que disfrazarlo todo?. "Nosotros no somos y los sovieticos tampoco, (no van a estar por encima nuestra, claro) pues entonces ¿Quienes serán?" El 17 de Junio de 1947 la USAF, obtiene la "independencia" del resto de las fuerzas armadas de los EE.UU., que a su vez más tarde desembocaría en la separación de las "Fuerzas Estratégicas" y en la "Fuerza Nuclear". Siendo las tres totalmente independientes, a pesar de formar todas parte de la USAF. No alcanzaban a saber lo que realizaban unas y otras y por supuesto, manteniendo al margen de sus operaciones al US Army y la US Navy . También en 1947 se crea la CIA, (También se crea el Estado de Israel y se cimientan las bases de las Naciones Unidas) cuya misión principal es el espionaje-contra espionaje y también creada con departamentos totalmente independientes.

    En plena "Guerra Fría", mientras la USAF intentaba crear una atmósfera de casos OVNIs extraterrestres para encubrir sus operaciones de aparatos secretos, el US Army intentaba disipar dicha atmósfera para evitar que se pudiera, con tal caos de información, encubrir un movimiento ofensivo de la URSS. Más activa estuvo la CIA, donde mientras unos departamentos ayudaban a la USAF en la creación de la "cortina extraterrestre" basándose en el efecto "Welles", otros por el contrario intentaban esclarecer el asunto para el US Army y a su vez empujados por el Departamento de Defensa de EE.UU. investigaban la posible tenencia por parte de la URSS. de "platos voladores". Cincuenta años después del caso "Arnold", la Cia saca a la luz un informe al que le da el nombre: "El Papel de la CIA en el estudio de los OVNIs entre 1947 y 1990". "El informe comienza apuntando la preocupación sociológica que el fenómeno OVNI ha despertado en el gobierno estadounidense desde siempre: "…un 95% de los americanos ha leído o escuchado algo sobre los OVNIs, y el 57% cree que son reales…", "…nuestros presidentes Carter y Reagan confiesan haber visto un OVNI…". Resulta por tanto comprensible que los Servicios de Inteligencia se hayan ocupado de seguir muy de cerca, y a veces de conducir, la historia del fenómeno OVNI. Sin embargo tanto la CIA, como otros Servicios de Inteligencia, han negado siempre que se ocultase información al público, y menos aún que se mintiese deliberadamente o se manipulase información OVNI. Sorprendentemente en este informe la CIA confiesa como se preocupó por los "Platillos Volantes" al "creer que los soviéticos podían utilizar los informes de OVNIs para provocar la histeria de la masa y el pánico en USA...", "…y creyó también que los soviéticos deben usar los OVNIs para cargar excesivamente los sistemas de detección aérea, para no poder distinguir los blancos reales de fantasmas OVNIs…".

    A medida que profundizamos en el informe, comprobamos que es una auténtica historia de espías y conspiraciones, "El Panel Robertson", el "Proyecto Signo", el "Proyecto Grude", el llamado "Libro Azul", el "Informe Condon", cuentan en este informe una historia donde la ufología norteamericana, se la descubre muy influenciada por la CIA. Según el texto, ya a principios de los años 50, el "Panel Robertson", llegó a la conclusión de que era militarmente posible "aprovecharse de los OVNIs". Y así la CIA lo llevo a cabo. En varias fragmentos del informe, la CIA afirma, que uno de sus intereses en el estudio de los OVNIs era la sospecha de que algunos "Platillos Volantes" eran aeronaves experimentales soviéticas: "proyectiles extranjeros imitan los OVNIs, y evidencian la tecnología soviética asociada a los OVNIs…"; "Oficiales de la CIA sabían que británicos y canadienses experimentaban ya con Platillos Volantes… aviones no convencionales… y oficiales de la Agencia temieron que los soviéticos probaran aparatos similares…".

    En aquellos años 50 e incluso antes ya volaban "Platillos Volantes", ya que en 1932 H. Zimmerman llevo a cabo varias pruebas con diferentes tipos de alas circulares en pruebas de viento, que fueron publicadas en el "Technical Report 431" de la antigua NASA, llegando a registrarse con la patente USA 2.108.093. Amén de todos los prototipos y proyectos de alas circulares de los alemanes ya existían, como los diseños de Schauberger o el "Proyecto Omega" de Andreas Epp.

    Aviones con forma discoidal en USA, no eran proyectos disparatados, como los prototipos de ala circular de Cadwell. De hecho uno de esos prototipos fue descubierto en mayo de 1949 en un hangar abandonado de Baltimore, y confundido por las autoridades con un Platillo Volante estrellado. ¿Que mejor que aprovecharse de ello? Si como dice el refrán : "A río revuelto, ganancia de pescadores".

    También sabía la CIA que algunos de sus aviones de despegue vertical, como el Lockheed XFV-1 o el Convair XFY-1, habían sido desarrollados a partir de los planos del Caza-Milagro incautados a los ingenieros nazis durante la Segunda Guerra Mundial y que se habían confundido con "Platillos Volantes".
    Pero además de esos planos, los americanos obtuvieron diseños de más de una decena de aeronaves y platillos, como el aparato interfases cohete AS-6, que los nazis habían llegado incluso a construir en prototipos. Y esos diseños de Platillos fueron experimentados en USA después de la guerra. No solo por militares, sino incluso por ingenieros civiles. Por ejemplo Paul Moller hizo varias demostraciones en los años 50/60 de sus Platillos Volantes. Platillos que hoy quiere comercializar. Y de todo esto, la CIA supo aprovecharse. El informe de la CIA solo toca de refilón el asunto Roswell, insistiendo en la hipótesis Mogul. Evidentemente, de ser cierta la hipótesis extraterrestre de Roswell, implicaría la captura de naves extraterrestres y de sus ocupantes y por lo tanto la captura de una tecnología susceptible de ser copiada y puesta en marcha por parte de todas aquellas empresas aeronáuticas implicadas en la construcción de prototipos secretos. La CIA no menciona ni por asomo las famosas alas volantes y los aviones Stealth, que el Gobierno norteamericano confesó haber ocultado tras casos OVNIs hace años.

    En 1988 se presentó al público el ala volante Stealth; el bombardero B-2. Sin embargo, el B-2 es el último (o penúltimo) eslabón de una cadena de aviones secretos que se inicia con las primeras alas volantes de Northrop en los años 40, y que siempre ha estado ligada al fenómeno OVNI. Una cadena que va más allá de los aviones Stealth (invisibles al radar, inventado previamente por los hermanos Horten en Alemania en la década de los 40), y que llega hasta el revolucionario concepto del waverider, una revolucionaria tecnología aeronáutica que la NASA, y por supuesto la Fuerza Aérea y la CIA pretende desarrollar en naves que vuelen hasta 300.000 pies de altura, y hasta 25 veces la velocidad del sonido… Con este informe la CIA ha pretendido renovar el olvidado tema OVNI, . ¿Cuantos OVNIs avistados en los años 50 a 70 eran aviones experimentales como el U-2 o el SR-71?. ¿Cuantos UCAV avistados dieron paso a la oleada de ovnis triangulares? Seguramente miles. ¿Y los DRONES, esas pequeñas aeronaves con aspectos variados?



    Sin embargo existen otras facetas del espionaje, la tecnología militar y los más siniestros secretos de estado, ocultas tras la pantalla OVNI de las que la CIA no dice nada en su informe. Pero este informe va dirigido a la llamada "Generación escéptica". Ya que además junto con el Moshad israelí difundieron y propagaron toda suerte de religiones o sectas que alimentarían la imaginación de los adeptos y contribuirían a realimentar el tema Ovni extraterrestre, llevandolo a la categoria de cotidiano.

    Se habia creado, durante decadas un enorme monstruo mediatico que se realimenta solo, miles de fotografias, miles de casos de avistamientos y de testigos (mas o menos realistas o fraudulentos), junto con cientos de libros formaban a diario una enorme lista de casos a añadir al tema. Photoshop, Internet, literatura "misterologa", todos alimentan ese monstruo.

    Pero hay algo más: Werner Von Braun comentó:

    "El complejo de inteligencia militar, industrial y de laboratorios, usaria la guerra fría, luego las naciones problematicas, luego el terrorismo global, hasta llegar a la última carta del triunfo: Una amenaza falsa desde el espacio."

    Con intención de justificar el gasto de trillones de dolares en armamento espacial, en una guerra de la que casi no se verá nada, solo algunos ataques esporadicos sobre la Tierra, el mundo será engañado (aprovechando el "efecto Welles") con una amenaza del espacio exterior, uniendo de esta manera al mundo en el miedo, el militarismo y la guerra, un mundo del que esas industrias pretenden hacerse las dueñas, creando "Un nuevo orden mundial".

    ¿Cuales son las corrientes politico-economicas que impulsan a directores de cine como Spielberg a repetirse en el tema extraterrestre en sus films?

    Lynn Picknett y Prince Clive autores de "Stargate conspiracy" nos desvelan en su libro la creación por parte de la CIA de una conspiración para hacer creer en el regreso de una fuerza alienigena.

    El tiempo dirá cuanto ocultaron, el como y el porqué.
              A filha de Jean-Claude Van Damme cresceu e tem chamado atenção pela ‘beleza’        

    Bianca, filha de Jean-Claude Van Damme, decidiu seguir os passos do pai. Não apenas nos esporte, mas também no cinema. No ano de 2012, ela interpretou o papel principal no filme U.F.O. Invasão Alien. Hoje, ela já coleciona uma carreira  com 10 filmes, dos quais participou como atriz, produtora e autora. Bianca começou a ter […]

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              huffingtonpost:This Lonely Seahorse Is Lost In An Invasion Of...        








    huffingtonpost:

    This Lonely Seahorse Is Lost In An Invasion Of Crabs

    Awesome


              Bees & Beasties        
    Colourful beehives were much in evidence whenever we walked in the countryside, but we were warned to steer well clear because the bees are a far more fearsome race than our placid British bees. At this time of year their main food source is the invasive acacia, so there may well be resistance to their […]
              What's New in Gardening?        




















    The 2011 Connecticut Flower Show is over, and what did I learn?

    • That more gardeners each year are interested in growing organically, the way our grandparents did.
    • That water gardening, be it pond, waterfall, stream, etc. is still HUGE.
    • That hellebore seems to be the plant of choice for 2011.
    • That there's real concern about invasive species, such as Japanese knotweed, bittersweet and garlic mustard.
    • That there are 5 million gardening-related products to sell to winter-weary gardeners.
    The best product I saw, and acquired this year at the Show is the Grass Stitcher, www.grassstitcher.com, an easy-to-use, ergonomic, durable lawn aerator. I'm always on the lookout for products that make life in the garden easier, and I think this is a winner. I'll be reporting in as the season progresses.

    We still have a couple of feet of frozen snow on the garden, so spring work hasn't yet begun.
    But the white stuff is melting slowly in the moderating weather, so it doesn't appear we'll have floods, and for that we thank Mother Nature.




              The Monster Swallowing our Trees        


    Early November is the best time of the year to recognize Asian bittersweet, that invasive interloper who's taking over our forest edges. Most of the leaves are off the hardwood trees, but the round leaves of bittersweet are bright yellow and will persist for another week or so.


    Go outside and look up. Do you see a yellow-leafed vine scrambling up your trees & over your shrubs? It's most likely bittersweet and it needs to be cut down before it envelopes the trees like the picture above. So get out the clippers, loppers and hand saw. Some vines will be as big around as a man's arm, and will eventually kill a tree by either crowding out the sunlight, squeezing the trunk, or making it so top-heavy that it will break the trunk or topple in a strong wind.
    Try to uproot the beast, (the orange roots are diagnostic) but if you cut the vine, it will sprout next year, so plan on going back and recutting next spring. Keep after it!
    If each of us kept our patch of Mother Earth clear of this monster we'd go a long ways towards eliminating a major threat to our woodlands. Otherwise, our forests here in the Northeast will eventually look like the sad picture above.

              fs — Trenton Ducati & Tomas Brand (The Woods)        
    fs — Trenton Ducati & Tomas Brand (The Woods)

    Trenton Ducati is the forest ranger in charge of the area being barraged with reports of missing persons and strange occurrences. His tireless efforts to get to the bottom of the mystery leave him exhausted. Trenton passes out to be awoken by a naked mysterious stranger, Tomas Brand. Tomas stands at the foot of Trenton«s bed, and we»re left wondering , it«s not clear if he»s him playing bottom to mysterious Tomas Brand, a smooth, hot muscle daddy who makes Trenton levitate off the bed and come back down hard, horny and needing to be sucked and fucked. Resistance is futile, not that Trenton could say no to Tomas«s hot mouth and his determination to make Trenton»s balls tingle and his nipples stand on end. On his back, Trenton tucks his knees into his armpits, giving Tomas full access to his pulsing hole. Tomas presses his advantage with tongue, fingers and cock, milking Trenton«s hard on while preparing his ass for an invasion. First Trenton submits, then he takes charge in a sit-fuck that»s better than levitation. The spooge flies.

    Format: mp4
    Duration: 28:49
    Video: 1280x720, AVC (H.264), 4648kbps
    Audio: 146kbps

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    fs — Trenton Ducati & Tomas Brand (The Woods)
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    http://svalka.ws/
              What Is Astym Therapy?        

    Astym therapy or Astym treatment is a regenerative physical/occupational therapy that resolves many frustrating musculoskeletal cases, including tendinopathies and post-op or post-injury scarring. Astym treatment is one of the most researched and effective therapy interventions available, and it is unmatched in its ability to resolve a wide range of soft tissue dysfunctions. The Astym process includes the non-invasive…

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              The Afternoon Sound Alternative 08-10-2017 with Dave Blackwood        
    Playlist:

    Public Service Broadcasting- Every Valley - Every Valley
    Johnny Jewel- Television Snow feat Symmetry - Windswept
    Johnny Jewel- Windswept - Windswept
    Cornelius- Surfing On Mind Wave Pt 2 - Mellow Waves
    Sam Cohen- The House Of The Rising Sun - Resistance Radio The Man In The High Castle Album
    Washed Out- Burn Out Blues - Mister Mellow
    - voicebreak -
    Slowdive- Slomo - Slowdive
    Thurston Moore- Turn On - Rock N Roll Consciousness
    Bernard Ntone- Yaound Girls - Pop Makossa The Invasive Dance Beat Of Cameroon 1976 1984
    The Dan Ryan- Guidance - Guidance
    No Te Va Gustar- Para Cuando Me Muera - Discos Popart
    Ratatat- Neckbrace - LP4
    Coldcut OnU Sound- Vitals feat Roots Manuva Adrian Sherwood - Outside The Echo Chamber
    Avey Tare- Roamer - Eucalyptus
    Height Keech- Mind Moves The Mountain - Mind Moves The Mountain
    Com Truise- Ephemeron - Iteration
    UMFANG- Symbolic Use Of Light - Symbolic Use Of Light
    The Black Angels- Estimate - Death Song
    Pickwick- Turncoat - LoveJoys
    Gil ScottHeron And Jamie XX- NY Is Killing Me - Were New Here
    Skip Die- Jungle Riot - Riots In The Jungle
    Sextile- One Of These - Albeit Living
    David Nance- 5 2 And 4 - Negative Boogie
    Black Lips- Overture Sunday Mourning - Satans Graffiti Or Gods Art
    Black Lips- Occidental Front - Satans Graffiti Or Gods Art
    Negritage- Dub Thang - Greetings From Planet Dub


    playlist URL: http://www.afterfm.com/index.cfm/fuseaction/playlist.listing/showInstanceID/50/playlistDate/2017-08-10
              Kongo vs Syrien -Blogg100 - Dag 35        
    Nej, titeln betyder inte att jag vill spela ut två katastrofer mot varandra, på samma sätt som vissa (högerpopulister) spelar ut svaga grupper mot varandra. Funderar Trump verkligen på att invadera Syrien?

    Jag vill bara citera Magda Gad, Expressens journalist i Irak:


    Jag har inte orkat kommentera det här pÃ¥ hela dagen. Jag vet faktiskt inte om jag orkar göra det nu heller. Jag mÃ¥r bara illa. En amerikansk invasion mot Syrien?Verkligen?Efter det som hände i Irak, Libyen och Afghanistan?Irak fick sekteristiskt inbördeskrig och IS. Libyen blev en failed state med 1 000 krigsherrar. Och i Afghanistan dödas fler människor i dag än 2001. De har inte bara talibaner i dag, utan även IS – och de militära interventionerna har försämrat säkerheten i samtliga regioner. LÃ¥t oss övergÃ¥ till en helt annan frÃ¥ga. Om ett helt annat land. Kongo. En svenska mördades nyligen i Kongo. Hennes huvud har inte kommit hem. Bara hennes kropp. Kongo är det största kriget sedan andra världskriget. Ett krig med över sex miljoner döda och över tvÃ¥ miljoner vÃ¥ldtagna och det bara fortsätter. Kvinnor och barn vÃ¥ldtas med knivar, automatkarbiner körs in i deras vaginor och skjuts av. Efter vÃ¥ldtäkterna tvingas de sitta pÃ¥ glödande kol. Eller sÃ¥ fÃ¥r de upphettade plastflaskor fastsmälta i huden, eller i underliven. Ibland huggs deras barn ihjäl med machetes framför deras ögon samtidigt som de gruppvÃ¥ldtas. En kvinna vÃ¥ldtogs med sin mans avhuggna huvud liggandes pÃ¥ hennes bröst. Ã…terstÃ¥r dÃ¥ min frÃ¥ga:Har USA nÃ¥gonsin funderat pÃ¥ att invadera Kongo?

    Och jag kan bara tillägga med ett citat av Edward W Said, av många kallas postkolonialismens (alltså: postkolonialistisk teori) fader:

    Even with its terrible failings and its appaling dictator (who was partly created by US policy two decades ago) were Iraq to have been the world´s largest exporter of bananas or oranges, surely there would have been no war, no hysteria over mysteriously vanished weapons of mass destruction, no transporting of an enormous army, navy and air force 7000 miles away to destroy a country scarcely known even to the educated American, all in the name of "freedom". (ur förordet, skrivet 2003 till klassiska Orientalism från 1978, s. XV)

    I rest my case.
              The Afternoon Sound Alternative 07-03-2017 with Cal Huss        
    Playlist:

    Sun Eggs- Dead Dolphins - Dead Dolphins
    Sun Eggs- Light - Dead Dolphins
    - voicebreak -
    Fleet Foxes- Mearcstapa - CrackUp
    Yo La Tengo- The Room Got Heavy - I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass
    Tangle Eye- Heaven - Alan Lomaxs Southern Journey Remixed
    Spindrift- When I Was Free - Classic Soundtracks Vol 1
    - voicebreak -
    Songhoy Blues- Voter - Rsistance
    The Souljazz Orchestra- Agbara - Rising Sun
    Gunn Truscinski Duo- County Fair Getaway - Ocean Parkway
    La Luz- Dont Wanna Be Anywhere - Weirdo Shrine
    - voicebreak -
    Spires- Calm July - Ep
    Foxtrot Sierra And The Uniforms- Local Riders On Your Tail - Surfin Krautlifornia
    Kaleidoscope- Keep Your Mind Open - Side Trips
    Skinshape- Dont Call My Name - Life Love
    - voicebreak -
    Kevin Morby- City Music - City Music
    Erykah Badu- Ill Call U Back - But You Caint Use My Phone
    Rokk- Patience - I Want To Live High
    Zapp- More Bounce To The Ounce Radio Version - Zapp
    The Green Arrows- Towering Inferno - 4Track Recording Session
    - voicebreak -
    Orquestra Pacifico Tropical- Cumbia Sobre El Mar - Rio Frio
    Ozferti- Homeboyz - Southern Roads
    El Michels Affair- Tearz feat Lee Fields The Shacks - Return To The 37th Chamber
    Mounika- De Roses Et De Colombes - How Are You
    Mounika- Car Sans Toi Je Mennuie - How Are You
    - voicebreak -
    Dream Stars- Pop Makossa Invasion - Pop Makossa The Invasive Dance Beat Of Cameroon 19761984
    Curtis Knight- Down In The Village - Down In The Village Remastered
    Mr Airplane Man- Travelin - Cmon DJ
    Roya- Rich Kid - Roya
    The Lijadu Sisters- Bayi Lense - Mother Africa
    - voicebreak -
    Orquestra La Solucion- A Bailar Son Montuno - Ebirac 7 Single
    Jane Jane Pollock- Punching Jackie - Jane Jane Pollock
    Tamara Rene- Cycles - Conjur Woman
    Tommy Guerrero Gadget- Deep Sleep - Hoy Yen Assn
    Joe Cocker- Woman To Woman - Joe Cocker
    - voicebreak -
    Young Marble Giants- Click Talk - Test Card Ep
    Six Organs Of Admittance- Taken By Ascent - Burning The Threshold
    Kosmischer Lufer- Sandtrommel - Live In Graz EP
    - voicebreak -
    The White Stripes- Im Bound To Pack It Up - De Stijl


    playlist URL: http://www.afterfm.com/index.cfm/fuseaction/playlist.listing/showInstanceID/5/playlistDate/2017-07-03
              Agradecimiento a Dios por la salud de mamá Mila.        


    Viaje a la fe

    Dios ha sido bueno con nosotros y estamos alegres (Sal 125).

     






    El salmo 125 supongo que grafica la alegría que hemos experimentado en la familia al primer signo de vida de mamá Mila después de aquel jueves 15 de enero que sufrío una trombosis pulmonar con paro respiratorio y derrame cerebral parcial. Dios alegría y esperanza nuestra se convierte en aquella sangre que dinamiza nuestro pulmón, corazón y cerebro.
    La alegría en los ojos es brillante y notorio en unos cuerpos calavéricos despues de varios días en estado de coma, con un 20 % de probalidades de vida. Es la alegría que causa a los israelitas el regreso del exilio en Babilonia tras el edicto del rey persa Ciro en el año 558 a.c. El clima jubilar despues de pasar pruebas y peligros aflora en los labios cantos de alegría. Es una prueba nítida de la existencia eficaz y poderosa de Dios presente y activo en nuestra historia: “El Señor ha estado grande con nosotros” (v. 3).
    Los médicos actuaron con diligencia sin pronosticar que la fe superaría sus diagnósticos. El Señor ha sido bueno con nosotros, hagamos una lectura de los hechos o del cuadro médico:
    -         El viaje fue tranquilo, nos divertimos, soñamos, en algún momento lloramos. La decepción y las heridas pasan por una mirada renovadora e inteligente, todos queremos ser felices y llevamos nuestra propia cruz. En esta experiencia Dios nos quiere en el momento oportuno.
    -         Mamá y papá en sus más de 40 años de matrimonio deciden, a su estilo, estar o no. Ese día decidieron pasar directamente a la encañada, pero también el corazón les jaló a quedarse y almorzar con la familia. Si continuaban su viaje la historia sería muy triste.
    -         Se desmayó en el terminal de la E.T. Diaz, con curiosos y desesperación, se presentó un médico y diagnosticó un paro respiratorio lo cual fue suficiente para sacar el punche de Elsa y llevarla al hospital. Sin las palabras del médico se habría pensado en un ligero desmayo de los varios que sucedieron.
    -          El taxi les llevó al hospital, el Seguro Social habría sido más lento por la congestión vehicular. En el hospital se encontraban varios médicos, los necesarios para ayudar y conocidos para recordar.
    -         Decidieron entubarla pese a llegar sin signos vitales. Solicitaron las famosas ampollas para diluir los trombos. Aunque el tiempo se vencía pero lograron conseguirlas. El peligro de la hemorragia cerebral fue superada y aunque estábamos esperando la noticia final no la queríamos ni pensar.
    -         Ese día mostraron la capacidad para hacer grandes cosas en unión. Fue una gran revelación de la calidad de familia que tenemos.
    -         Ese momento personas desconocidas, como buenos samaritanos, nos ayudaron a levantarnos, nos infundieron esperanza, no nos sentimos solos. Conseguir cama en el Seguro Social no es fácil, adecuaron la cama en Trauma Shock y en esa decisión difícil nadie sacó cuerpo para trasladarla con firmeza.
    -         Encontrar profesionales que ayudaron y daban aliento de vida. Una enfermera que sufrió el mismo cuadro y con su cuerpo de cristal se fortaleció para cuidar a las madres que ella en su momento no pudo salvar. Aquellos que nos botaron de la sala y los que entendían nuestra angustia nos han enseñado que Dios ha estado grande con nosotros.
    -         Cada minuto, coordinación para no quitar la mirada, alertas a la medicina. Desde nuestra invasión de las bancas en la sala de espera como madre obsesiva orábamos y esperábamos manifestaciones de vida.
    -         Ha sido la ocasión para que papá y mamá vayan aceptando la edad, asumiendo un nuevo rol. Para saber que nuestros proyectos egoístas tienen un tronco que cualquier intento de desvinculación nos hace perder piso porque nos desnaturaliza.
    Muchos signos seguramente obviados en esta pequeña oración de agradecimiento. “Por algo será” ¿Cómo dar esperanza y motivar a la fe a muchas personas que a diario lloran la impotencia de no salvar a sus seres queridos?
    En este contexto, recuerdo que un 18 de enero el Papa Francisco se encontró con miles de jóvenes en los patios de la Pontificia Universidad de Santo Tomás en Manila, Filipinas, sin imaginar que la las lágrimas de una niña le haría cambiar el discurso preparado y darle una respuesta que fue como un bálsamo para las penas.
    “¿Por qué Dios permite que pase esto, si los niños no tienen la culpa? ¿Y por qué nos ayudan tan pocas personas?” El Papa dijo que no tiene respuesta racional pero que cuando el corazón alcanza a hacerse la pregunta y a llorar, podemos entender algo. Se refirió a la compasión mundana porque sólo lleva a sacar una moneda del bolsillo, esa no vale para nada, pues Cristo mismo lloró porque entendió nuestros dramas.
    Nos hace falta llorar, seguramente CREER. “Queridos chicos y chicas, al mundo de hoy le falta llorar. Lloran los marginados, lloran aquellos que son dejados de lado, lloran los despreciados; pero, aquellos que llevamos una vida más o menos sin necesidades, no sabemos llorar”.
    Muchos lloran sólo por dinero y ambición. “Ciertas realidades de la vida se ven solamente con los ojos limpios por las lágrimas. Los invito a que cada uno se pregunte: “¿Yo aprendí a llorar? ¿Yo aprendí a llorar cuando veo un niño con hambre, un niño drogado en la calle, un niño que no tiene casa, un niño abandonado, un niño abusado, un niño usado por una sociedad como esclavo?”. ¿O mi llanto es el llanto caprichoso de aquel que llora porque le gustaría tener algo más?
    “Jesús, en el Evangelio, lloró. Lloró por el amigo muerto. Lloró en su corazón por esa familia que había perdido a su hija. Lloró en su corazón cuando vio a esa pobre madre viuda que llevaba a enterrar a su hijo. Se conmovió y lloró en su corazón cuando vio a la multitud como ovejas sin pastor. Si ustedes no aprenden a llorar, no son un buen cristiano. Y éste es un desafío. […] hoy nos han planteado este desafío.
    Sin duda, en aquellos momentos nos dimos espacio para llorar, para orar, para fortalecer la fe. Este corazón agradecido y creyente no desmaye en el egoísmo. La vida es más que la acumulación individualista, más que el opio de la decidía.
    Quiero agradecer a cada uno de la familia, de los amigos, de los amigos que preguntaban y visitaban a “doña Milita”. A todos los que nos acompañaron con sus oraciones. Aunque mamá Mila dice que no recuerda nada pero sí vio la cantidad de niños bailando como pastorcitas de navidad, sí, es una señal de miles de ángeles que se unieron a nuestras oraciones. Por es, el Señor ha estado grande con nosotros y estamos alegres.

              The Afternoon Sound Alternative 01-19-2017 with Cal Huss        
    Playlist:

    Gil ScottHeron- The Revolution Will Not Be Televised - Pieces Of A Man
    - voicebreak -
    JOSH WHITE- Trouble - FREE AND EQUAL BLUES
    David Honeyboy Edwards- Worried Life Blues - Library Of Congress A Treasury Of Field Recordings
    Bessie Smith- Poor Mans Blues - The Complete Recordings Vol 4
    - voicebreak -
    Leadbelly- Bourgeois Blues - Bourgeois Blues
    SWEET HONEY IT ROCK- Aint Gonna Let Nobody Turn Me Round - Freedom Song
    Billie Holiday Tony Scott Orchestra- Strange Fruit - Lady Sings The Blues
    - voicebreak -
    John Coltrane Quartet- Alabama - Live At Birdland
    Sam Cooke- A Change Is Gonna Come - Aint That Good News
    Mingus Big Band- It Was A Lonely Day In Selma Alabama Freedom - Blues Politics