Sulla critica del diritto nel giovane Gramsci        
E' successo che, preparando un commento all'ultima sortita di Saviano a proposito di storia della sinistra italiana, ho ripreso in mano, dopo anni, il vecchio volume dell'Einaudi (Torino, 1960) che raccoglie i corsivi pubblicati da Gramsci sull'"Avanti!" nella rubrica Sotto la Mole (1916-1920). Qui mi è capitato sotto gli occhi il commento di Gramsci alla sentenza sui "fatti di Torino", cioè (annotano i curatori dell'edizione) "lo sciopero generale per il pane e contro la guerra, che sfociò nella sommossa del 23-26 agosto 1917". [1]

Il commento di Gramsci fu pubblicato sull'"Avanti!" il 20 ottobre 1918: il testo, come di frequente, uscì con vistosi "vuoti" dovuti all'azione della censura. Eccolo qui di seguito [2].

BELLU SCHESC' E DOTTORI!

Il giudice Emanuele Pili non è senza storia, come gli uomini e i popoli felici. Ma la storia del giudice Emanuele Pili ha una lacuna; iniziatasi col protagonista autore drammatico, riprende ora col protagonista «ragionatore» di sentenze, e riprende con una gloriosa e strenua pugna: il «ragionamento» della sentenza per i fatti di Torino, che nell'ultimo numero della «Gazzetta dei tribunali» il misuratore di crani prof. Vitige Tirelli qualifica «dotta».
Benedetto Croce ha scritto: «Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú gio [dodici righe e mezzo censurate]. E il giudice giovane ha fatto sfoggio di dottrina; e il giudice giovane — poiché nella prima gíoventú aspirava alla gloria di Talia e dedicava le sue fresche energie intellettuali a scrivere commedie nei vari dialetti di Sardegna e non poté studiare tutti i risultati delle ultime ricerche sulla natura del diritto e delle costituzioni — ha ragionato [una riga censurata] nella sentenza dei fatti di Torino, rovistando nei vecchi cassettoni, rimettendo alla luce tutti gli imparaticci scolastici del primo anno universitario, quando ancora si frequentano le lezioni e si prendono gli appunti.
[Venticinque righe censurate].
Gli sono estranee le correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure — superando le concezioni puerilmente metafisiche della dottrina tradizionale, degli imparaticci da scoletta universitaria — colla riduzione dello Stato e del Giure a pura attività pratica, svolta come dialettica della volontà di potenza e non piú pietistico richiamo alle leggi naturali, ai sacrari inconoscibili dell'istinto avito, alla banale retorica dei compilatori delle storiette per la scuola elementare. Il «ragionamento» del giudice Pili è solo una filastroccola di banalità retoriche, di gonfiezze presuntuose: esso è il ridicolo parto di un fossile intellettuale, il quale non riesce a concepire che lo Stato italiano almeno giuridicamente (e come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare al «giovane» da tribunale) è costituzionale, ed è parlamentare per tradizione (l'on. Sonnino è gran parte dello Stato attuale, ma crediamo che il suo articolo Torniamo allo Statuto! non sia ancora diventato legge fondamentale del popolo italiano): [cinque righe censurate]. La «dottrina» del giovane da tribunale infatti si consolida (!) in esclamazioni enfatiche contro chi ha «resistito» o è accusato di aver resistito: non cerca (come era suo compito) di dimostrare, alla stregua delle prove concrete e sicure, un delitto per passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice. No, il «giovane» vuole sfoggiare, come una contadina ricca del Campidano di Cagliari le vesti multicolori che hanno servito alle sue antenate per le nozze e per decine e decine di anni sono rimaste seppellite in un vecchio cassettone a fregi bestiali e floreali tra lo spigo e una dozzina di limoni: e sfoggia tutti i vecchiumi, tutti gli scolaticci dei vespasiani giuridici chiusi per misura d'igiene pubblica.
Il giudice Emanuele Pili ha scritto una commedia dialettale: Bellu schesc' e dottori! (che bel pezzo di... dottore!) L'esclamazione potrebbe essere la conclusione critica della lettura di una sentenza, cosí com'è il titolo di una commedia.

La prima lacuna è stata integrata facilmente dai curatori del testo gramsciano. Si tratta di una citazione dalla Logica di Croce, riportata come segue:

«Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú giovane collega di "ragionarla", ossia di apporre una parvenza di ragionamento a ciò che non è intrinsecamente e puramente prodotto di logica, ma è voluntas di un determinato provvedimento. Questo procedere, se ha il suo uso nella cerchia pratica o giuridica, è affatto escluso da quella della logica e della scienza» (B. CROCE, Logica come scienza del concetto puro, Bari 1917, pp. 87-88).

Quando Gramsci nel suo corsivo parla delle "correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure", si riferisce appunto alla filosofia del diritto di Benedetto Croce. Croce aveva infatti affermato l'assoluta separazione tra morale e diritto, e aveva sottoposto il diritto alle categorie dell'utile e della forza. Nella concezione di Croce, il diritto è forza, che viene applicata per il raggiungimento di uno scopo ritenuto (da chi agisce questa forza) utile; il diritto è inoltre amorale, in quanto prescinde dal giusto e dall'ingiusto.

E' interessante notare che qui Gramsci si serve della teoria del diritto di Croce per porre un'istanza di garantismo giuridico. Infatti, ciò che Gramsci rimprovera al giudice Pili, estensore della sentenza sui fatti di Torino, è di aver confuso il diritto con la morale. Il giudice avrebbe dovuto limitarsi a vagliare le prove, accertare se fosse stato commesso un reato, e, in caso affermativo, determinarne la pena secondo le norme del codice. Invece, questa sentenza (scrive Gramsci) pretende di condannare gli imputati non sulla base della legge, bensì sulla scorta di considerazioni di ordine moralistico, la cui infondatezza giuridica è mascherata dal ricorso all'enfasi e alla retorica.

La linea del ragionamento gramsciano è abbastanza riconoscibile, nonostante i buchi lasciati dalla censura, e nonostante un probabile refuso tipografico [3]. Comunque, in un poscritto all'articolo del giorno successivo (Le vie della divina provvidenza, 21 ottobre 1918), Gramsci scrive:

P.S. Nell'articolo pubblicato ieri sul giudice Emanuele Pili la censura ha lasciato solo la parte «floreale» che può far supporre aver noi scritto un puro pamphlet per insolentire un magistrato. La censura ha imbiancato le giustificazioni delle insolenze: la giustificazione filosofica trovata nella Logica del senatore Benedetto Croce; la giustificazione storica trovata in una notizia pubblicata dal «Journal des Débats» l'8 novembre 1817 (milleottocentodiciassette!), la giustificazione costituzionale trovata nello Statuto albertino. Un'insolenza giustificata da «pezze» di tal genere crediamo non sia piú insolenza, ma espressione plastica della imparziale giustizia. La censura pertanto ci ha solo diffamati, senza che le leggi ci diano il modo di dar querela.

La "giustificazione filosofica" delle critiche che Gramsci rivolge al magistrato corrisponde, lo abbiamo visto, ad una citazione da Croce. Rimane la curiosità di sapere quali potessero essere le altre due "giustificazioni"  imbiancate dalla censura.

La "giustificazione costituzionale", che corrisponde alla lacuna di cinque righe, si trova, dice Gramsci, nello Statuto albertino; e potrebbe forse trattarsi di uno degli articoli che, in quel testo costituzionale, tutelavano i diritti civili: per esempio l'art. 26, secondo comma, "niuno può essere arrestato e tradotto in giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme che essa prescrive".

Naturalmente, non è da pensare che Gramsci si facesse particolari illusioni circa l'effettività delle garanzie prescritte dallo Statuto. Sappiamo, invece, che Gramsci sempre ritenne la borghesia italiana incapace di creare un vero Stato di diritto che tutelasse le libertà individuali [4]. Un articolo di Gramsci di qualche anno successivo a quello che stiamo ora esaminando (Lo Stato italiano, in "L'Ordine Nuovo", 7 febbraio 1920) contiene una puntuale critica, da questo punto di vista, allo Statuto albertino:

Lo Stato italiano [...] non ha mai neppure tentato di mascherare la dittatura spietata della classe proprietaria. Si può dire che lo Statuto albertino sia servito a un solo fine preciso: a legare fortemente le sorti della Corona alle sorti della proprietà privata. I soli freni infatti che funzionano nella macchina statale per limitare gli arbitrî del governo dei ministri del re sono quelli che interessano la proprietà privata del capitale. La Costituzione non ha creato nessun istituto che presidî almeno formalmente le grandi libertà dei cittadini: la libertà individuale, la libertà di parola e di stampa, la libertà di associazione e di riunione. Negli Stati capitalistici, che si chiamano liberali democratici, l'istituto massimo di presidio delle libertà popolari è il potere giudiziario: nello Stato italiano la giustizia non è un potere, è un ordine, è uno strumento della Corona e della classe proprietaria. 

Gramsci sottintendeva questo tipo di considerazioni anche all'articolo qui in commento, laddove scriveva che lo Stato italiano "almeno giuridicamente" (cioè solo formalmente) era costituzionale, ed era "parlamentare per tradizione", nel senso che lo Statuto albertino non istituiva una vera e propria democrazia parlamentare, bensì l'ordinamento parlamentare dello Stato derivava da una semplice consuetudine che poteva essere in ogni momento abrogata: così come aveva proposto di fare Sidney Sonnino nel suo articolo del 1897, appropriatamente richiamato da Gramsci, Torniamo allo Statuto!,  e come poi farà il fascismo.

Tuttavia, il fatto che la monarchia sabauda fosse uno Stato di diritto carente e imperfetto non avrebbe dovuto esimere il magistrato dall'applicare comunque quelle garanzie (pur se insufficienti) che la legge disponeva a favore degli imputati: "come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare" al giudice Pili, osserva giustamente Gramsci.

La "giustificazione storica", che corrisponde alla lacuna di venticinque righe, è data (scrive Gramsci) da una notizia pubblicata sul numero dell'8 novembre 1817 del "Journal des Débats". Internet consente oggi di consultare facilmente quel numero di giornale per cercare quale potesse essere la notizia che costituiva la "giustificazione storica" invocata da Gramsci.

Una delle notizie ivi contenute, che possono essere state utilizzate da Gramsci ai fini del suo commento, è una corrispondenza dalla Gran Bretagna datata 3 novembre, che riporto qui di seguito in una mia traduzione (il testo originale è in nota):

Quattro individui di nome Booth, Brown, Jackson e King, prima delle ultime assisi di Derby, erano stati condannati a morte per crimine di ribellione. Condotti sul patibolo, al momento stesso della morte hanno avuto l'audacia empia di arringare la folla, affinché li venisse a liberare. Questa folla era composta da loro vecchi amici che li avevano frequentemente visitati in carcere; ma il luogo dell'esecuzione era sorvegliato da folti distaccamenti di cavalleria e di fanteria, e la legge ha avuto esecuzione [5].

Inizialmente ho pensato che questa notizia potesse aver attratto l'attenzione di Gramsci (per analogia con i fatti di Torino) perché riferita a un episodio di ribellione delle classi subalterne conclusosi con una condanna penale. Episodio che forse è leggibile nel quadro della fase di irrequietezza sociale che fu caratterizzata, in Gran Bretagna, dalle proteste contro la legge sul grano del 1815, fase che sfociò nel massacro di Peterloo.

Tuttavia, non ho trovato alcun elemento che potesse suffragare questa ipotesi. Non è chiaro neanche se i quattro uomini giustiziati a Derby nel 1817 siano stati effettivamente condannati a morte per reati politici, o non piuttosto per reati comuni; in un elenco dei giustiziati nel carcere di Derby, compilato da Celia Renshaw, una storica locale, questi Booth, Brown, Jackson e King risultano essere stati condannati per aver appiccato il fuoco a dei covoni di paglia [6]. Inoltre è noto che Gramsci non amava gli atteggiamenti tribunizi e teatrali, né apprezzava particolarmente i gesti individuali di ribellione: lo si evince dal suo stesso comportamento di imputato durante il "processone" del 1928 [7], nonché dal suo commento, contenuto nei Quaderni del carcere, ad un libro che raccoglieva i resoconti di una serie di processi contro anarchici libertari [8]. Perciò mi sembra improbabile che, nel suo corsivo del 1918 che stiamo ora commentando, Gramsci possa aver preso ad esempio il comportamento di quattro condannati a morte per reati contro il patrimonio che, dal patibolo, incitano la folla alla rivolta.

C'è però un'altra notiziola, sempre nella prima pagina  del "Journal des Débats" dell'8 novembre 1817, che potrebbe aver attirato l'attenzione di Gramsci. Si tratta di una corrispondenza da Losanna datata primo novembre:

Il Cantone Esterno di Appenzell ha da poco emesso una singolare sentenza contro un ragazzino accusato di alcuni piccoli furti. Lo hanno condannato a 50 fl. di ammenda e a trenta colpi di verga. Gli sarà inoltre assegnato un posto particolare in chiesa per un periodo di due anni: dovrà trovarsi colà per due volte ogni domenica, e sarà punito severamente in caso d'inosservanza [9].

In questa notizia di cronaca (un ragazzino condannato con sentenza penale ad andare a messa due volte la settimana) troviamo un esempio estremo e grottesco di quella perniciosa, pre-moderna confusione tra diritto e morale, che Gramsci stigmatizza nella sua polemica col giudice relatore della sentenza sui fatti di Torino. Perciò ritengo che sia stata questa la pezza giustificativa di quella parte dell'argomentazione gramsciana, che la censura ha cancellato lasciando nell'articolo un buco di venticinque righe.

Note

[1] Sempre secondo l'apparato critico dell'edizione citata, la sentenza fu emessa dal Tribunale militare di Torino il 2 agosto 1918; il testo della sentenza è reperibile in "Rivista storica del socialismo", n. 2, 1960.

[2] A. Gramsci, Sotto la Mole, ed. cit., pp. 447-48. L'articolo è stato poi raccolto nella più recente edizione degli scritti gramsciani precarcerari: A. Gramsci, Il nostro Marx 1918-1919, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino 1984, pp. 360-2. In Internet si trova qui: http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/gramsci/sotto_la_mole/pdf/sotto__p.pdf, p. 269.

[3] "Passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice" è frase di cui si capisce il senso, ma che sembra guasta anche grammaticalmente. Penso che Gramsci abbia invece scritto "fissare l'esatta commisurazione della sua entità ad una pena contemplata nel codice".

[4] Cfr. Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), Carocci, Roma 2011, pp. 162-6.

[5] Quatre individus nommés Booth, Brown, Jackson et King, antérieurement aux dernières assises de Derby, avoient été condamnés à mort pour crime de rebellion. Amenés sur l'échafaud, ils ont eu, même au moment de la mort, l'audace impie de haranguer la multitude, et de l'engager à venir les délivrer. Cette multitude étoit composée de leurs anciens amis qui les avoient fréquemment visités dans leur prison; mais le lieu de l'exécution étoit gardé par de forts détachements de cavalerie et d'infanterie, et la loi reçut son exécution.

[6] Fonte: http://archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/DERBYSGEN/2009-08/1250276359

[7] Cfr. Giuseppe Fiori (a cura di), Antonio Gramsci: cronaca di un verdetto annunciato, I Libri de "l'Unità", supplemento al numero del 4 aprile, Roma 1994. 

[8] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, pp. 6-7 e 1896-7.

[9] Les Rhodes extérieurs d'Appenzell viennent de rendre une singulière sentence contre un enfant accusé de quelques petits vols. Ils l'ont condamné à 50 fl. d'amende et à trente coups de bâtons. Il lui sera d'ailleurs assigné une place particulière à l'église pendant deux ans; il devra s'y trouver deux fois chaque dimanche sous des peines séveres.

          '..Angela Merkel .. calling Erdogan’s Nazi jibes “completely unacceptable”.' (no replies)        
'Erdogan is “looking for ‘imagined’ foreign enemies to boost his nationalist base in the run-up to the referendum,” said Soner Cagaptay, the director of the Turkish Research Programme at the Washington Institute.'

'European leaders have told Recep Tayyip Erdogan to avoid inflammatory language while Ankara threatened sanctions against the Netherlands as diplomatic relations between Turkey and several EU members soured dramatically.

..

On Monday, the German chancellor, Angela Merkel, responded by pledging her “full support and solidarity” to the Netherlands, calling Erdogan’s Nazi jibes “completely unacceptable”.

..

The Netherlands, Austria, Germany, Denmark and Switzerland have cited security and other concerns for their reluctance to allow Turkish officials to campaign in their countries.

..

Erdogan is “looking for ‘imagined’ foreign enemies to boost his nationalist base in the run-up to the referendum,” said Soner Cagaptay, the director of the Turkish Research Programme at the Washington Institute.'

- Jon Henley, EU tells Erdogan not to escalate diplomatic row over political rallies, March 13, 2017


Context

European Commission calls on Turkey to moderate its tone in row with Dutch, March 13, 2017

'.."unacceptable comments" by the Turkish authorities..'

'..Erdogan .. way out of line..'

          'Monte Paschi .. should be put into resolution, not bailed out.' (no replies)        
'A bank that has proved multiple times that it has no reason to exist should exit the market to allow stronger competitors to survive.'

'This isn’t Monte Paschi’s first state-aid rodeo. Italy bailed it out twice after the crisis when the lender failed stress tests, posted billions of euros of losses and creaked under a mountain of bad loans.

The bank’s track record has convinced some observers that it should be put into resolution, not bailed out. That would require a determination by the ECB that Monte Paschi is insolvent.

“A bank that has proved multiple times that it has no reason to exist should exit the market to allow stronger competitors to survive,” said Lutz Roehmeyer, a fund manager at Landesbank Berlin Investment in Berlin. “Permanent rescues make it impossible to clean up the market and achieve risk-adequate pricing.” '

- Boris Groendahl, Monte Paschi Rescue Pushes EU Bank-Failure Rules to the Brink, December 23, 2016


Context

'..the mismanagement and corruption of bankers and politicians in the 21st century.'

          Commentaires sur New York : comment la police a disparu par L’explosion à New York "n’a pas de lien avec le terrorisme …Le Public, journal politique, littéraire et quotidien | Le Public, journal politique, littéraire et quotidien        
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Quelle agréable surprise de te retrouver, même si j'ai un peu de retard, oups ! Le bonheur est là !
Bises Charlie
          Un cheval dans la salle de bain, Dirck Gently, Détective Holistique tome 1, Douglas Adams        
J'ai découvert il y a peu la série Dirk Gently produite par BBC America et disponible chez nous sur Netflix. C'est en voyant le "d'après Douglas Adams" que j'ai fait le rapprochement avec l'auteur du Guide du Voyageur Galactique. Comme j'ai bien aimé la série TV, et qu'un ami m'a filé le premier tome de la série littéraire, je me suis dis pourquoi pas.

Un cheval dans la salle de bain, Dirk Gently, Détective Holistique tome 1, Douglas Adams

Editeur : Folio
Collection : SF
Année de parution : 2003
Titre en Vo : Dirk Gently's Holistic Detective Agency
Année de parution en VO : 1987
Nombre de pages: 375

A lire si :
- Vous aimez le non-sens
- Vous n'avez pas peur d'être perdu entre personnages et lieux
- Vous voulez une enquête qui n'en est pas vraiment une du moins par sa forme.

A ne pas lire si :
- Vous voulez de la cohérence partout

Présentation de l'éditeur :

De Sherlock Holmes à Philip Marlowe, il existe une longue tradition de détectives privés brillants, astucieux, à qui on ne la fait pas. Malheureusement, Dirk Gently n'en fait pas partie. Plus intéressé par la télékinésie, la physique quantique et les pizzas froides que par la chasse minutieuse aux indices, Dirk Gently emploie pour ses enquêtes des méthodes, disons... particulières, avec des résultats, disons... inattendus. Dirk Gently est un détective holistique. Chargé - sans fierté excessive - de retrouver un chat disparu, Gently va être confronté à un fantôme ahuri, un voyageur temporel, un secret dévastateur plus ancien que l'humanité et qui menace de la mener à une fin prématurée... et à un cheval, qui trône nonchalamment dans une salle de bains. En plus, le petit chat est mort.

Mon avis

Douglas Adams est un auteur dont je ne sais généralement que penser. Il est l'un de ces auteurs anglais qui manie à la perfection l'humour et le non-sens mais dont les histoires ont parfois du mal à me toucher (et cela même si je n'ai lu que les 3 premiers tomes de H2G2, qui m'ont semblé parfaitement inégal à cause de cela). Mais comme je le disais, un copain m'a refilé ce livre (et la suite de H2G2 aussi d'ailleurs) et j'ai vraiment adoré la série de 2016. Alors je me suis dit pourquoi pas. Surtout que j'avais bien besoin d'une lecture fraiche comme ça ces derniers temps.

J'aurais bien du mal à vous parler de l'histoire en elle-même tant elle part dans tous les sens. Je crois qu'Adams avait juste envie de se faire bien plaisir en y mettant un peu tout et n'importe quoi. Un tout et n'importe quoi qui pourtant ne l'est pas tant que ça. Douglas Adams a mélangé un certain nombre de genre pour réussir à créer une presque parfaite enquête policière. Et pourtant, cela ne semblait pas gagner du tout au départ.

L'interêt du roman, outre son humour, ce sont ses personnages. Et malheureusement, j'ai eu un peu de mal avec certain. Comme Richard, héros sans le savoir de ce premier tome. Enfin, héros... Disons que je n'apprécie que peu les personnages qui se laissent porter par les évènements, ce qui est son cas. Heureusement, Dirk Gently, qui n'apparait que plus tard, a eu toute mon attention. J'ai tout simplement adoré ce personnage qui semble tellement mais tellement à côté de la réalité. Là où Richard est pragmatique, lui est complètement hors réalité. Ses conversations sont juste énormes tant elle semble surréaliste. Il en va de même avec le professeur Reg Chronotis, vieil homme qui ne se souvient pas de tout et qui se répète bien souvent. J'ai vraiment aimé les personnages un peu loufoques de l'histoire, bien moins les plus pragmatiques. 

Et malheureusement il en va de même sur tout le livre. A chaque fois qu'on perd l'aspect humoristique, j'ai décroché du livre. Parce que ces moments-là sont particulièrement lent. Du moins, c'est l'impression que j'ai eu. De même, toute l'histoire du moine électrique, bien qu'amusante, m'a presque semblé de trop. Et c'est là quelque chose qui m'arrive souvent avec Douglas Adams, il en fait parfois trop (une impression que j'ai d'ailleurs retrouvé dans la série TV). Du coup, l'histoire en souffre pour moi. 

Il est amusant de lire les lignes d'Adams. J'ai passé un bon moment avec ce premier tome des aventures de Dirk Gently. Mais j'aurais aimé moins de longueur, plus de Dirk aussi. J'ai apprécié les réflexion sur l'absurdité du domaine informatique, celles sur la mort (qui se rapprocheraient presque  de Pratchett) ou encore l'importance de la musique. J'ai moins aimé pas mal de passage trop "sérieux" par rapport au reste, tout comme les longueurs (le monologue de Gordon au répondeur de sa soeur est parfaitement soporifique...). Finalement, c'est donc une lecture un peu en demie teinte, agréable à lire la plupart du temps mais parfois trop longue.

Pour finir, un petit mot sur la série ? Elle ressemble au livre tout en étant bien différente. Je l'ai trouvé bien plus déjantée, plus drôle aussi. La personnalité de Dirk est bien la même mais tout le reste est différent. L'histoire de Dirk a été entièrement revu, je suppose pour plaire un peu plus à un public plus jeune. Malgré les différences, l'esprit du roman est tout de même bien là. On retrouve Dirk, un compagnon qui se laisse un peu porter par ce qui lui arrive, du voyage dans le temps et ce côté un peu absurde du nonsense anglais. Après, est-ce que j'ai préféré le livre à la série ? Et bien, disons que j'ai trouvé dans les deux de quoi me plaire. Je ne saurais les départager.

          Vernon Subutex, Tome 1, Virginie Despentes        
Et voilà, j'entame la trilogie de Virginie Despentes qui fait tant parler d'elle. C'est appréciable d'ailleurs parce que du coup, on entend plus souvent madame Despentes et que j'apprécie ce qu'elle a à dire la plupart du temps. Et puis, ce Vernon Subutex, autant dire qu'il m'intriguait beaucoup, comme un peu tout les livres de l'autrice.

Vernon Subutex, Tome 1, Virginie Despentes

Editeur : Le livre de poche
Collection : /
Année de parution : 2016
Nombre de pages : 432

A lire si : 
- Vous voulez une sorte de cartographie des parisiens
- Vous aimez les romans à plusieurs voix

A ne pas lire si : 
- Vous cherchez le trash des premiers romans de Despentes

Présentation de l'éditeur : 

QUI EST VERNON SUBUTEX ?
Une légende urbaine.
Un ange déchu.
Un disparu qui ne cesse de resurgir.
Le détenteur d’un secret.
Le dernier témoin d’un monde disparu.
L’ultime visage de notre comédie inhumaine.
Notre fantôme à tous.

Mon avis

Virginie Despentes est connue pour un côté trash qui tend non pas à disparaître, mais plutôt à être plus maîtrisé. Disons que la colère de l'autrice me semble plus contenue, toujours là, mais contenue. On appelle ça la maturité chez certain, et j'aurais presque tendance à dire que pour Virginie Despentes, c'est bien cela, du moins dans sa manière d'écrire.Vernon Subutex n'est pas un livre à part dans son oeuvre. Apocalypse Bébé en été même, pour moi, une sorte de précurseur. C'est dans ce roman-là qu'elle a commencé à utiliser plusieurs voix pour parfaire son récit. Surement pas pour rien d'ailleurs que l'on retrouve dans Vernon l'un des personnages d'Apocalypse Bébé. Mais revenons au roman.

Alex Bleach, chanteur de rock, s'est suicidé. Avec lui part le loyer qu'il payait par amitié à Vernon Subutex, le disquaire qui lui a permis de découvrir la musique. Un Vernon qui a dut fermer boutique depuis un moment, qui n'a pas retrouvé de boulot et qui soudain, se retrouve à la rue, dans l'incapacité de payer son loyer. Vernon décide alors de squatter les lits et canapés de ses amis (anciens comme nouveaux), en inventa comme prétexte de revenir sur Paris après un passage à Québec. Tandis qu'il va de copains en copains, nous allons découvrir les portraits de ses parisiens qui ont pour point commun soit Vernon soit Alex Bleach.

Virginie Despentes essaie de "cartographier" la population parisienne et je suppose qu'elle y arrive pas mal (je ne suis pas parisienne, il y a des choses dans son roman qui me semble parfois carrément surréaliste pour la provenciale que je suis). Elle s'attaque, si je puis dite, à tous les niveaux, toutes les classes sociales. Et elle fait ça plutôt pas mal. Si j'avais trouvé dans Apocalypse Bébé (oui on y revient souvent à celui-ci, mais faut dire qu'ils se ressemblent assez dans la bibliographie de l'autrice) qu'il y avait trop de stéréotypes, je les trouve bien mieux gérés ici. Oui, nous en trouvons toujours (la bourgeoise qui pète littéralement son câble après s'être fait des films et s'être fait largué, le traders qui vit à cent à l'heure entre bonne affaire, drogue et baise...) mais par contre, on trouve aussi pas mal de personnages qu'on n'a pas l'habitude de voir et qui même si parfois, ils sont un peu clichés, ils permettent d'offrir de la visibilité.

Sur la dizaine si ce n'est plus de personnages que l'on va découvrir au fur et à mesure de l'avancée de la nouvelle vie de Vernon, il y a vraiment des personnages géniaux. On retrouve quelques LGBT, plus particulièrement lesbienne et trans. Et elle les traite parfaitement ces personnages-là, elle ne va pas dans le bon vieux cliché (même la Hyène est plus en nuance par rapport à Apocalypse Bébé). On sent l'authenticité dans ces personnages-là. Et ça fait du bien. Et ils ne sont pas les seuls comme ça.  

Et ce que j'ai particulièrement apprécié c'est vraiment le mélange de personnalités, les riches, les pauvres, les gens "normaux", les ex stars du X, les de gauche, les de droites, les des extrêmes et j'en passe. Vraiment, on croise de tout dans ce Vernon. Surtout qu'il est agréable de voir qu'elle les traite tous de manière presque égale. C'est à dire que même ceux qu'elle ne doit sûrement pas supporter, elle arrive à les rendre moins nauséabond que ce qu'ils sont. On sent bien l'ironie sous les descriptions, mais en même temps, on s'y attacherait presque.

Virginie Despentes a donc réussi avec ce premier tome une belle fresque de ce qu'on peut retrouver comme parisiens à notre époque. Elle le fait d'ailleurs avec une certaine douceur, loin de la colère de ses débuts. Une colère qui revient pourtant au fur et à mesure des pages mais qui n'explose pas autant. On retrouve aussi des moments un peu plus "trash" même si justement trash n'est pas le mot. Disons que lorsque ça parle sexe, l'autrice ne fait pas toujours dans la dentelle. 

Au final, c'est une fresque vraiment intéressante que nous lisons avec ce premier tome. Intéressante par son côté très humain et réaliste.  Et puis, il y a cette écriture, vive, colèrique et en même temps douce, bienveillante même parfois. Bref, une réussite qui je l'espère continuera avec les deux tomes suivants.

          C'est pour ton bien, Cindy Costes        
Je ne sais plus trop comment cette nouvelle est arrivée dans ma PAL numérique (tellement de bouquin là-dedans que si je devais me souvenir du pourquoi pour tous...). N'empêche, elle a dut me tilter à un moment donné. Et du coup, comme j'avais envie d'une lecture rapide, c'est tombé sur elle. Puis j'aime bien la couverture

C'est pour ton bien, Cindy Costes

Editeur : Autoédition
Collection : /
Année de parution : 2016
Format : epub

 A lire si :
- Vous voulez une lecture rapide (une vingtaine de page en gros)
- Vous aimez les moments de vie

A ne pas lire si :
- Vous voulez du long
- Vous aimez avoir un background.

Présentation de l'auteur :

Laetitia est une jeune femme d'aujourd'hui, une battante. Bien entourée par ses collègues, sa meilleure amie et sa mère....
Bien entourée ? Oui... effectivement, tous sont là pour la conseiller, la pousser à prendre les bonnes décisions que ce soit dans la vie amoureuse ou professionnelle.
Mais finalement, qui sont-ils pour juger et dire « ce qui est bon » ?
Avec une écriture mature, pleine de tendresse pour son personnage principale, Cindy Costes nous offre une tranche de vie, parfois douloureuse mais belle et lucide....

Mon avis

Imaginez-vous mère célibataire, travailleuse un peu trop acharnée, ayant à peine rompue avec son copain, lui-même dépressif. C'est ce qu'il se passe dans la vie de Laeti en ce moment. Or, si elle arrive à tout mener de front, il semble que cela ne soit pas l'avis de sa meilleure amie, Gaby et de sa mère. Les deux femmes veulent à tout prix chapeauter sa vie, l'incitant à changer de boulot par exemple. Le tout pour son propre bien. Et elle laisse faire, parce qu'elle n'a pas envie de se prendre la tête, parce que peut-être aussi que ça lui va pas trop mal comme situation. Situation qu'on est beaucoup à avoir connu, je suppose. Mais voilà, elle découvre qu'elle est enceinte. Et là, pas mal de chose vont changer pour elle. Parce que Gaby ne lui donne pas le choix. C'est pour son bien, elle travaille dur, elle n'a pas de mec, alors, elle va avorter. Point. D'ailleurs, elle lui prend même un rendez-vous pour ça. J'ai envie de dire "super la copine quand même...".

La nouvelle est courte, pas forcément sans défaut mais elle tape plutôt bien. On se reconnait pas mal en Laeti qui a somme toute une vie normale. Les amis trop envahissants, les mères qui continuent à diriger notre vie... C'est l'une des forces de la nouvelle d'ailleurs, ce personnage de "madame tout le monde" qui soudain va se rebeller. Pour elle, se sera parce qu'elle est enceinte et que non, elle n'a pas envie de suivre le choix que l'on veut faire pour elle. J'ai apprécié d'ailleurs qu'elle ne parte pas bille en tête juste pour être en rébellion. Une petite discussion avec la gynécologue sur le choix qui est intéressante bien que courte et hop, voilà notre Laetitia qui prend sa décision pour son bien à elle en son âme et conscience.

La nouvelle est agréable à lire, surtout qu'on arrive facilement à s'identifier à la jeune femme. Le style est fluide, n'en fait pas trop. On s'immerge rapidement et si la nouvelle est sans surprise, elle permet de passer un moment sympathique. Après, n'attendez rien de foufou ou de vraiment surprenant hein, ce n'est pas vraiment le but, il me semble. 



          Scumland, Absinthe Pandemos        
Vous allez finir par croire que je suis payée par Walrus pour faire des avis sur leurs livres. Et bien pas du tout, juste que quand on aime, on ne compte pas, surtout avec une OPMORSE qui m'a permis de me plonger dans les pulps qui m’intéressaient depuis un moment. Bref, depuis que j'ai découvert la maison d'édition numérique (en 2013), je n'ai jamais été déçue par mes lectures. Eux et moi, on se comprend parfaitement. Et ce n'est pas ce Scumland qui va me faire changer d'avis !

Scumland, Absinthe Pandemos

Editeur : Walrus
Collection : Pulp
Année de parution : 2015
Format : epub

A lire si :
- Vous voulez du saignant
- Vous voulez de la misandrie

A ne pas lire si :
- Vous êtes un gros macho qui ne comprend pas toujours le second degrés et qui se prend la tête pour un rien
- Vous voulez une petite histoire mêmère

Présentation de l'éditeur :

La nature est hostile en dehors des cités, mais la société se porte mieux depuis la révolution misandre : désormais, devenir un esclave castré est ce qui peut arriver de mieux à un « chamallo » (Cisgenre Hetero Male Low Life). Traqués dans les jungles qui bordent les villes, les mâles sont ramenés à leur condition de matière première et servent de cobayes à des expériences souvent sanglantes et rarement pratiquées sous anesthésie. Ainsi exploités, ils contribuent à la survie de l’espèce… et grâce à la technomagie, on n’en perd plus une goutte !
Flora et Maddy sont deux traqueuses bien décidées à aider le SCUM — l’élite des tueuses professionnelles — à mettre la main sur un chamallo errant repéré aux abords de la cité. Armées de leurs machettes et d’une bonne dose de rage, elles enfourchent leurs motos et partent en chasse dans les ruines du vieux monde.

Mon avis

Au fur et à mesure de mes lectures, je me rends compte que je porte un intérêt grandissant pour les thèmes féministes et pour les personnages féminins qui ne sont pas de potentielles "princesse à sauver par un chevalier blanc alors qu'elles auraient pu être bien plus badass que ça".  Alors lorsque je vois un livre comme Scumland, autant le dire, je me jette dessus. Rien que la quatrième de couverture me donnait l'eau à la bouche et cela s'en parler de cette magnifique couverture (comme toutes celles de la collection pulp d'ailleurs). Je le savais Scumland et moi, on était fait pour bien s'entendre. Mon côté féministe parle beaucoup et comme je l'écoute beaucoup, je n'allais pas faire une impasse sur le roman.

Scumland nous plonge dans un monde misandre. Pour les personnes dans le fond qui ne savent pas voici une définition de misandre : Qui éprouve du mépris, voire de la haine, pour le sexe masculin ; qui témoigne de ce mépris (merci Larousse). La société créée après une apocalypse (laquelle, on ne sait pas) est une société féministe et féminine qui se base pas mal sur le SCUM Manifesto de Valérie Solanas (oui, j'ai fait des recherches et on peut le trouver là). Alors du coup, vu le dit manifeste, le roman allait être bien violent, surtout pour les hommes. Et je n'avais pas tord du tout.

Parce que de la violence, il y a en et pas qu'un peu. Rien que les premières pages risquent de faire mal à ces messieurs et réjouir toutes les femmes qui ont pu ou se sentent encore opprimées. Vient ensuite une partie plus calme, où l'on découvre le traitement réservé aux chamallos (aux hommes (enfin aux cisgenre male quoi)) grâce à la technomagie mais aussi le fonctionnement de la société misandre. Une société qui a banni tous ce qui pouvait être masculin (le travail, l'argent par exemple) et qui surtout oppressé les femmes à notre époque. Alors, ça risque pour certain d'avoir l'air totalement surréaliste, malheureusement, ce n'est pas tant le cas que ça. Disons que la plupart des femmes vont parfaitement comprendre le discours de cette société et qu'un certain nombre d'autres personnes vont crier à la misandrie et se plaindre. Bref, les bons machos vont nous lâcher de belles male tears.  Après la dite partie calme, on passe à la chasse aux chamallos et au retour de la violence. Et là aussi, nous allons avoir des male tears. 

Mais la violence n'est pas le point central du roman, juste ce qui le place finalement dans la collection pulp de Walrus. On y trouve plein de chose qui font réfléchir la bébé féministe que je suis. Et c'est là que personnellement j'ai trouvé tout l'interet du bouquin. Oui, le féminisme sur lequel il s’appuie est clairement anti-hommes, mais il me semble que l'auteure joue justement sur cela pour ouvrir un peu les consciences. Du coup, on se divertit beaucoup et en plus de ça, on réfléchit aussi. 

Au final, je l'ai bien aimé ce Scumland. Les personnages sont pas forcément ultra développés mais elles sont plaisantes à suivre, l'univers m'a fait bien plaisir et ça se lit facilement (à condition par contre de connaitre deux trois trucs sur le genre, le féminisme mais franchement, suffit de traîner un peu sur twitter ou pas loin de féministes pour les comprendre et sinon y a google au pire). Un livre bien sympathique et qui donne à la femme un rôle à sa hauteur (celle de personne qui n'a pas besoin d'un mec pour déboîter grave)(je raconte pas comme ça fait du bien ce genre de personnage hein). Bref, c'est du pulp, c'est du Walrus, c'est du bon. Et je m'en vais voir si je peux pas trouver d'autres livres (roman ou nouvelles) d'Absinthe Pandemos de ce pas.

          Le démon dans l'escalier, Julien Noel        
Je continue avec l'OPMORSE (d'ailleurs, cette semaine, ce sont les romans qui sont en promos)(désolée cher porte-monnaie...) et cette fois, c'est le seul livre dont vous êtes le héros que j'ai pris durant la promo la semaine passée. Oui, il n'y en avait qu'un qui m’intéressait (chose rare quand même chez Walrus). 

Le démon dans l'escalier, Julien Noel

Editeur : Walrus
Collection : Rendez-vous au 14
Année de parution : 2017
Format : epub

A lire si : 
- Vous aimez jouer
- Vous voulez une aventure un peu barré

A ne pas lire si :
- Vous aimez le compliqué
- Vous n'aimez pas les livres dont vous êtes le héros

Présentation de l'éditeur : 

Pas simple de gagner honnêtement sa vie de sorcier lorsque l’on est inconnu et qu’on n’a aucune relation dans le milieu. Pourtant on dirait que c’est votre jour de chance : on vous propose un job. Certes, on est venu vous pêcher dans un bar miteux et ces gens ont l’air d’être dotés de pouvoirs bien supérieurs aux vôtres. Mais soyez lucide : c’est sans doute votre seule chance de percer dans ce métier et de vous faire une réputation. A priori, il s’agit juste de rendre un petit service — un mage, un esprit, une invocation, un enchantement, un démon peut-être. Dans tous les cas, pas de quoi fouetter un chat. Mais pourquoi faire appel à vous si la mission est si facile ?
Vous vous sentez à la hauteur ? Tant mieux, car c’est vous qui serez aux commandes de cette courte aventure dont vous êtes le héros. À vous de faire les bons choix pour ne pas ruiner définitivement vos espoirs de devenir un sorcier reconnu.

Mon avis

J'en avais déjà parlé sur Plongée sur R'Lyeh de Loic Richard, les livres dont vous êtes le héro sont pour moi une sorte de madeleine de Proust. J'ai passé une bonne partie de mes vacances d'été entre 8 et 15 ans à dévorer ce genre de bouquin que je piquais allègrement à mon frère. Alors, de temps en temps, j'aime bien me replonger dans l'ambiance de l'adolescence. Et chez Walrus, les livres dont vous êtes le héros sont de qualité.

Ce Démon dans l'escalier vous fait devenir un sorcier de bas étage à qui l'on confie enfin une mission qui devrait redoré son blason. Dès le début, on sent l'aventure un peu barrée, à l'image des pulps chers à la maison d'édition du morse. Parce que le dit Démon dans l'escalier est du genre particulier et que vous êtes du genre pas forcément très aidé, je dirais. L'aventure n'en est pas moins savoureuse et je me suis prise au jeu avec facilité.

L'aventure est assez courte (bien plus que celle de Plongée sur R'Lyeh) et parfaite pour les débutants. Attention toutefois à prendre deux-trois notes car le héros va se voir douter de certaines armes ou compétences au cours de l'aventure. Or si comme moi, vous ne la faites pas en une seule journée (ce qui est plus que faisable d'ailleurs), vous risquez de ne plus savoir ce que vous avez ou non. Une aventure courte mais qui possède quelques embûches bien sympathiques (je suis du genre à chercher d'abord à perdre en répondant le plus crétinement possible rien que pour rire des morts ou défaites parfois bien stupide des personnages)(d'ailleurs pas de mort ici mais un contrat qui prend fin tout simplement). Ainsi votre serviteuse n'a pas terminé cinq fois son aventure en le faisant exprès pour quatre d'entre elles. Autant dire qu'il vous faut tout de même réfléchir un minimum avant de choisir le prochain chemin.

Au final, je me suis drôlement bien amusé avec ce Démon dans l'escalier. Les personnages secondaires sont sympathiques, le héros bien looser et le démon amusant (je ne veux pas en dire plus pour ne pas spoiler). Son seul point négatif, il est peut-être un peu trop court. J'aurais bien fait quelques heures de plus avec lui.

          Proie Dunoir, Gaelle K. Kempeneers        
Second acquisition de l'OPMORSE (vous avez encore trois jours d'ailleurs pour profiter des promos sur les livres de monsieur Desienne)(si je ne les avais pas tous déjà,  mon compte en banque aurait pas apprécier...), je ne savais pas trop que penser de ce Proie Dunoir qui me faisait envie depuis un bon moment déjà (mes journées étant trop courtes, comme mon compte en banque soit dit en passant, j'ai attendu bien longtemps avant de me l'offrir)(trop même). 

Proie Dunoir, Gaelle K. Kempeneers

Editeur : Walrus
Collection : pulp
Année de parution : 2015
Format : epub

A lire si :
- Vous aimez le pulp à la sauce Walrus
- Vous voulez une héroine d'urban fantasy qui change 
- Vous voulez de l'action, de l'humour et que ça envoie du steack

A ne pas lire si :
- Vous n'aimez pas les pulps

Présentation de l'éditeur : 

My name is Dunoir. Proie Dunoir. Laissez tomber : private joke.
Qui je suis ? La nouvelle recrue du B.A.S., la banshee de service. On m’a engagée pour botter les culs des méchants qui hantent les rues de Rédemption. Sauf qu’entre les monstres mythiques, les divinités en goguette, les vampires crétins et les Puissances qui se bousculent au portillon, je ne sais plus où donner de la tête. Alors, quand en plus la Famille (la mienne, sinon ce ne serait pas drôle) s’en mêle, j’ai bien besoin de mes collègues Lucrèce et Leyhan pour y mettre un peu d’ordre. Sans oublier Jack, le loup. Mon âme-sœur, parait-il.
Je vous ai déjà parlé de mon âme ? Y a moyen d’écrire tout un roman sur le sujet. Ah ! Mais attendez… Bref, y a des jours comme ça où on se dit qu’on aurait mieux fait de se casser la jambe au saut du lit !

Mon avis

Les Pulps chez Walrus se suivent mais ne se ressemblent pas. Si l'on retrouve toujours la petite touche de l'éditeur, une certaine folie douce qui fait du bien, il faut bien avouer que les histoires vont d'un thème à l'autre sans le moindre problème. Depuis la création de la collection, j'ai lu  des filles qui font du roller derby (Roller Derby X de Michael Roch), une histoire de zombie (Zoulag de monsieur Desienne), le premier épisode d'une détective dans l'univers de Lovecraft (Premier épisode d'A gauche après l'asile de Jessie) et à présent, la première saison des aventures d'une Banshee. Et je prends toujours le même plaisir à lire cette mauvaise littérature, ce petit plaisir coupable qui me fait autant de bien que de la dark romance aux amatrices de romance érotique. Mais passons à ce Proie Dunoir, petit bijoux dans le domaine de l'urban fantasy qui envoie du lourd.

Il faut dire que Proie, l'héroïne, fait partie de ces personnages que j'adore suivre. Charmante punk de vingt quatre ans, elle n'a pas la langue dans sa poche, fait la forte devant les autres sans l'être toutefois trop et possède un sens de l'humour plus que plaisant. Autant le dire, ce n'est pas l'une de ses héroïnes trop parfaite, trop fade que voilà. Elle me rappelle un peu Marie dans Sainte Marie des Ombres ou encore Maeve Regan de Marika Gallman. Bref, un personnage "à la française", loin du stéréotype américain trop lisse. Et j'aime les personnages qui ne sont pas lisses justement. 

D'ailleurs, aucun ne l'est dans Proie Dunoir. Ils ont tous ce petit grain de folie qui les rend assez unique en leur genre malgré une approche à première vue un peu stéréotypée. Mais juste à première vue, vu que Gaelle K. Kempeneers s'amuse régulièrement à les prendre à contre emploi. Et j'adore ça. Surtout qu'elle a réussi à créer une belle osmose entre les personnages. J'ai particulièrement apprécié Lucrèce, sorcière blanche de son état, légèrement guindée, un peu "prout-prout" et qui pourtant est juste super géniale et sort parfois des vannes assez bien sentie. J'ai été par contre un peu déçue que l'on voit moins Leyhan, la sirène, qui entretient avec Proie une sorte de je t'aime, moi non plus à base de piques bien senties. Et puis, il y a Jack. Jack c'est le genre de personnage qui risquait de me prendre la tête. L'homme du groupe, fort, beau, ténébreux et lié à Proie par un lien d'âme (je n'ai pas pu m'empêcher d'y voir une sorte de "parodie" du lien entre Jacob et Renesmee dans Twilight de Meyer)(oui, il m'arrive de lire des livres un peu plus niais)(même pas honte). Or, j'ai adoré Jack, justement parce que ce qui aurait pu être bien chiant (le lien, l'amour fou, la niaiserie du truc) est complètement retourné pour en faire quelque chose de génial. 

Mais il n'y a pas que les personnages de géniaux dans ce roman. L'univers est agréable. De l'Urban Fantasy à la française qui se passe donc non loin des Rocheuses. On se trouve avec un mélange de légende européenne (la Banshee, la sirène, les cours des fées) et amérindienne (les porteurs de peau, les wendigos). Du coup, on ne s'étonne pas de retrouver Nimué (pour ceux qui ne savent pas, il s'agit de la Dame du Lac) dans les Rocheuses par exemple. Un mélange qui n'est pas pour me déplaire. Surtout que j'adore la mythologie féerique européenne. Et chose sympathique, il ne faut pas être un expert en féérie pour tout comprendre. 

Et on ajoute donc à tout cela, le style de l'autrice, percutant, plein d'humour et fort agréable à lire. Je ne raconte pas combien de fois j'ai pu sourire, rire, pousser des petits cris de fangirl ou faire la moue en lisant le roman (Chéri me prend parfois pour une folle lorsque je lis, je devrais me filmer tiens pour rire). Un style qui irait parfaitement bien pour une série. Ce qui est d'ailleurs le cas. En lisant les premiers chapitres, on se rend bien compte qu'au départ, Proie Dunoir devait être une série (qui rend très bien en roman). Aurais-je préféré que ce format-là soit choisi au final ? J'avoue que oui (mais c'est parce que j'adore réellement les séries dans ce genre, courte sans trop l'être avec des cliffhangers qui me font râler à mort et l'attende qui va avec). J'espère grandement d'ailleurs qu'on puisse avoir une saison deux. 

Et enfin, conclusion pour la Banshee Punk ? Gros mais alors gros coup de cœur pour ce roman. Je l'ai fini ce matin et j'en veux encore. Je veux (j'exige serait plus vrai, mais je ne suis qu'une simple lectrice hein) une suite. Je veux savoir ce qu'il va se passer ensuite, je veux plus de Proie et de Jack et des autres. 







          Les Chiens et les Loups, Irène Némirovsky        
Je mettais dis que cette année, j'allais découvrir la littérature slave. Et puis, les mois ont passé et rien du tout. Il était temps que je m'y mette. C'est donc avec une autrice d'origine ukrainienne exilée en France que je commence ma découverte slave.


Les Chiens et les Loups, Irène Némirovsky

Editeur : Le livre de poche
Collection : /
Année de parution : 2010
Nombre de pages :  250

A lire si :
- Vous voulez une histoire d'amour compliquée
- Vous aimez les histoires qui ne sont pas simples
- Vous voulez du sentiment d'exil

A ne pas lire si :
- Vous voulez juste de la romance

Présentation de l'éditeur :


Témoin des bouleversements de son siècle, Irène Némirovsky, morte à Auschwitz en 1942, est l'auteur d'une oeuvre étonnante qui fait d'elle un des plus grands écrivains de l'entre-deux-guerres. À la croisée des cultures juive, française et slave, cette romancière ne cesse de surprendre par sa modernité. Comme la plupart des romans d'Irène Némirovsky, Les Chiens et les Loups (1940) n'est pas étranger au destin personnel de son auteur. Le sentiment d'un inconsolable exil (issue de la
haute bourgeoisie, Irène Némirovsky fuit Kiev et la Révolution d'Octobre avec sa famille avant de trouver refuge en France), le poids de la société et la fatalité du destin sont au centre de ce roman qui évoque l'amour insensé de deux jeunes Juifs unis par un lointain souvenir. Ada, une artiste révoltée, et Harry, un riche banquier, sont les deux facettes d'une même personne. Tragiquement attirés l'un vers l'autre, rien ne peut les réunir, si ce n'est le sentiment de leur propre perte. Bercé de mélancolie, ce bouleversant roman sur l'enfance et l'innocence perdues est un chef-d'oeuvre de la littérature, à découvrir, ou à redécouvrir.

Mon avis

La quatrième de couverture étant assez intriguante au niveau de la vie de l'autrice de ce roman, je suis allée un peu fouiller sur wikipédia pour en savoir plus. Cette femme, née en Ukraine, de confession juive, a dut fuir son pays plusieurs fois pour échapper aux pogroms (attaque ultra violente contre les juifs) puis la révolution d'Octobre. Elle se réfugiera en France avec sa famille. Malheureusement, la seconde guerre mondiale passera par là et elle mourra à Auschwitz comme bien d'autres. Les Chiens et les Loups est le dernier roman publié de son vivant. Elle fut une autrice prolifique se basant pas mal sur sa vie et sur son exil. Les Chiens et les Loups en est un bel exemple. 

Ada Sinner est une enfant juive née dans la basse ville. Orpheline de mère, elle vit avec son père et son grand-père jusqu'à l'arrivée de sa tante Rhaïssa et de ses enfants après la mort de son époux. Si son enfance se passe dans la pauvreté, elle n'en est pas moins tout à fait malheureuse. Elle accepte sa condition, se rebelle contre une tante qui n'en a rien à faire d'elle, vit comme la plupart des enfants. Jusqu'à ce qu'elle aperçoive Harry Sinner, un cousin éloigné, petit fils du Sinner de la ville haute, un parent riche. A partir de cet aperçu, la vie d'Ada va se voir modifier. Elle voue un amour fou à Harry qu'elle ne connait même pas. Mais la vie est souvent injuste et suite aux pogroms, elle part avec sa tant Rhaïssa, Lilla et Ben, ses cousins, ainsi que Madame Mimi, une française pour Paris. Commence alors l'exil pour elle, dans une ville et un pays étranger où elle n'est pas forcément bien vu. Là, elle doit commencer une nouvelle vie et pourquoi pas, un jour se rapprochait d'Harry, lui aussi venu à Paris.

Si le roman se présente comme une sorte de Roméo et Juliette à la sauce juive, il est bien plus que cela. Irène Némirovsky a surement dut se servir de sa propre expérience tant les sentiments sur l'exil sont forts. Car c'est bien de cela que le roman parle. Enfin, pas que, mais nous le verrons après. Les deux personnages principaux du roman, Ada et Harry, vivent l'exil à leur façon. Elle restant slave, sauvage par rapport aux français, lui se mêlant sans vraiment le faire. Finalement, malgré la différence de leur statut sociaux (elle pauvre, lui héritier d'un empire banquier), ils restent pareil face au déracinement. D'ailleurs, ce sont les peintures d'Ada qui le feront comprendre à Harry. Leur attachement, leur histoire d'amour semble découler plus de cet exil que de vrais sentiments amoureux. Les deux sont particulièrement semblables, deux faces d'une même personne au final. Ils ne sont pas les seuls. Ben, le fils de tante Rhaïssa et mari d'Ada, vit aussi son exil d'une autre manière. En réalité, qu'il soit en France ou en Ukraine, il vivrait de la même manière, essayant à tout prix de s'élever de sa condition. Il en va de même pour Lilla, sa sœur, qui aurait pu avoir un avenir brillant et qui finalement, tombera dans l'oubli, comme bien d'autre.

Le fait que les personnages principaux soient juifs apporte aussi beaucoup au roman. Ils ne sont pas juste étranger, ils sont juifs. Or, à l'époque de l'écriture du roman (il est publié pour la première fois en 1940), les juifs ne sont pas vraiment les gens les plus en vu. Trop riches pour certains, trop "étrangers" pour d'autre, leur population restent mystérieuses pour beaucoup. Les personnages sentent tous cela. Ils sont tous semblables entre eux avec pourtant cette différence des liens sociaux. Cela se voit beaucoup avec Ben, jaloux de Harry, qui ne cesse de répéter à Ada qu'ils sont presque comme des frères, que seule la naissance et l'éducation ont séparé, qu'ils sont comme les chiens et les loups (d'où le titre, ben oui).

On ajoute à cela une écriture simple, agréable et finalement belle, une vision de la société d'alors assez critique, encore plus concernant les juifs. D'ailleurs, d'après wikipédia, Irène Némirovsky aurait eu à une époque une réputation d'antisémiste. Réputation qui lui venait semble-t-il plus de l'envie de plaire aux français à travers ses livres qu'autres choses. Il me faut trouver une biographie de cette autrice. Elle m'intrigue autant que ses personnages et ses histoires.

Pour finir, Les chiens et les loups est un très bon livre. Il se cache sous des abords un peu "simple" de la romance pour parler de tout à fait autre chose. Je l'ai lu lentement pour en profiter (il est tout de même assez court). Il est certain que je lirais d'autres roman de madame Némirosky. 

          Les Blaireaux se cachent pour Mourir, A gauche après l'asile, Saison 1, épisode 1, Jessie        
Premier achat de l'OPMORSE (d'ailleurs, cette semaine, ce sont les livres dont vous êtes le héros qui sont en promos)(j'ai chroniqué il y a un moment Plongée sur R'Lyeh y a un moment de ça)(toute mon enfance les LDVELH), cet épisode d'une série qui se veut loufoque aura fait mon week-end.

Les Blaireaux se cachent pour Mourir, A gauche après l'asile, Saison 1, épisode 1, Jessie

Editeur : Walrus
Collection : Pulp
Année de parution : 2016
Format : epub

A lire si : 
- Vous voulez du déjanté
- Vous voulez une enquête
- Vous voulez une héroine qui n'a pas la langue dans sa poche

A ne pas lire si :
- Vous n'aimez pas Lovecraft
- Vous voulez du calme et de la sérénité.

Présentation de l'éditeur : 

Comment décrire l’indescriptible ? Il se passe beaucoup de choses à Arkham, ce qui n’est pas pour déplaire à Casey Bolton, détective privée de l’occulte à la tête d’une agence qui se voit confier d’étranges enquêtes. Entourée de curieux spécimens plus ou moins aptes à mener à bien les noirs desseins des Grands Anciens, la jeune femme doit démêler d’extravagantes affaires... s ans jamais perdre son style (tout le reste pourra être négocié).
À ceux qui ont toujours su qu’HPL n’était pas devenu fou pour rien, ce livre va vous donner raison : aucune chance que vous sortiez indemne de la lecture des aventures de Casey Bolton. Les éditeurs et surveillants du Walrus Institute déclinent quant à eux toute responsabilité concernant la perte de vos points de santé mentale, mais s’engagent à prodiguer les meilleurs soins à Jessie, l’auteure de cette truculente fresque haute en couleur.

Mon avis

Qu'il va être compliqué de donner mon avis sur ce premier épisode d'une série qui je l'espère va continuer. Mais on va essayer, hein. Après tout, je suis là pour ça, hein. Donc allons-y.

Prenez un peu beaucoup de Lovecraft, son univers, ses dieux emblématiques..., prenez ensuite une détective qui n'a pas réellement de chance et qui ouvre parfois un peu trop sa gueule, une étudiante trop parfaite, un footballeur américain coqueluche de son équipe qui broute méchamment le gazon, un humeur parfois douteux, de l'action, de l'occulte et vous obtiendrez "A gauche après l'asile", un bon pulp comme Walrus aime publier, comme j'aime les lire. Barré complet et tellement addictif. 

Jessie c'est inspiré du jeu de rôle "L’appel de Cthulhu" et des divers écrits de Lovecraft pour nous pondre sa série. Mais si on ne connait pas l'oeuvre de Lovecraft (ou comme moi, le jeu de rôle), ce n'est pas bien grave. Bon, on va rater deux trois références surement, mais on va quand même bien profiter de l'épisode. Ce qui est agréable. Pas besoin de connaitre par cœur la bibliographique horrifique de Lovecraft pour lire A Gauche après l'Asile. Et ça c'est bien. 

D'ailleurs, on finit rapidement par oublier le monsieur pour Casey Bolton. Casey, c'est tout une histoire. Un personnage comme je les apprécie. Forte en bouche, quelque peu barrée, la réplique facile, tout comme la critique et par qu'envers les autres (même si), la courtoisie en berne. Et elle n'a pas la seule à m'avoir plu. Son équipe est loin d'être ennuyante, entre une tueuse à gage androgyne, une étudiante blonde bien trop parfaite et son garde du corps à la poitrine imposante et j'en passe vu que pour l'instant, nous ne les avons pas tous rencontrer. Ben oui, c'est un épisode d'introduction, faut laisser quelques surprises pour les autres. D'ailleurs, si l'équipe semble déjà bien particulière, elle n'est pas seule. Les personnages secondaires sont tous aussi succulents. Mention spéciale d'ailleurs à Soeur Marie que j'espère découvrir un peu plus dans les autres épisodes (pis je veux le reste de l'équipe aussi)

On ajoute donc à des références fort sympathiques (d'ailleurs, même si l'action se déroule dans les années 1920 et quelques les références à notre culture sont trouvables)(style vampire qui clignote et scintille par exemple), des personnages déjantés, une écriture rapide et non dépourvue d'humour. Un combo gagnant avec moi et qui fait de cette série un vrai petit plaisir pour amateur de pulp walrusien.
Et en plus de ça, si jamais vous n'en avez pas eu assez, on peut retrouver tous les jours des textes d'environ 100 mots sur le blog de l'auteure qui tournent autour de la série (même si parfois l'autrice fait référénce à une saison future, me semble pas qu'il y ait de gros spoiler) : le névronomicon.

          Les Faucheurs sont les Anges, Alden Bell        
Cela faisait un petit moment que je voulais le lire celui-là. Surtout à cause de son titre, pour tout dire. J'ai finalement franchi le pas.

Les Faucheurs sont les Anges, Alden Bell

Editeur : Bragelonne
Collection : Terreur
Année de parution : 2012
Titre en VO : The reapers are angels 
Année de parution en VO : 2010
Format : AZW

A lire si : 
- Vous voulez de l'apocalypse déjà bien présente sur Terre
- Vous voulez du road-trip

A ne pas lire si :
- Vous voulez du zombie-apocalypse qui crachent beaucoup la violence et le sang

Présentation de l'éditeur : 

Depuis vingt-cinq ans, la civilisation se réduit à de pauvres enclaves qui s’efforcent d’endiguer des flots de morts-vivants. Une jeune fille nommée Temple sillonne ces paysages d’une Amérique dévastée lors d’une errance solitaire qui lui permet de faire taire ses démons intérieurs. Elle n’a pas souvenir du monde avant l’arrivée des zombies, mais se rappelle le vieil homme qui les avait recueillis, son jeune frère et elle ; un cadet dont elle a eu la charge jusqu’à la tragédie qui l’a poussée à aller de l’avant, en quête de rédemption. Un voyage initiatique d’îlot préservé en îlot préservé, à travers un Sud ravagé en proie à la sauvagerie, au cours duquel Temple devra décider où fonder un foyer et trouver le salut qu’elle cherche désespérément.

Mon avis

Comme je le disais, cela faisait un bail que je voulais lire ce roman. Du mort-vivants, du road-trip, un titre accrocheur... J'étais sûre que le livre allait me plaire. D'ailleurs, c'est le cas. Mais pas forcément pour ce que j'espérais.

L'auteur nous entraîne dans un monde où les mort se sont relevés depuis déjà vingt cinq ans. L'invasion est bien là et les humains encore en vie font ce qu'ils peuvent pour le rester. Ainsi naissent des enclaves où la vie semble reprendre un peu son court malgré la menace qui rode. Ainsi certains vont sur les routes pour échapper à tout cela. Temple, quinze ans, a trouvé refuge dans un phare. Un moment agréable mais court puisqu'elle est retrouvé par les morts-vivants (j'ai failli écrire m-v, Toxic n'est jamais bien loin de moi lorsque je chronique du zombies...). Elle repart sur les routes, trouve une des enclaves. Pense même si installer. Sauf que... Sauf qu'elle tue un homme en se défendant et que le frère de celui-ci veut sa vengeance. Alors, elle repart, rencontre sur sa route Maury, un homme déficient mental qu'elle va prendre sous son aile. 

Si vous vous attendez à de la grosse baston, à du zombies très très méchant, vous pouvez passer votre chemin. Les Faucheurs sont les Anges n'est pas une histoire de zombies. Ils ne sont là que pour le décors ou presque. Parce que le roman, c'est l'histoire de Temple, de sa recherche de rédemption. C'est clairement pas un roman qui fait peur, qui file les jetons. C'est un roman qui se veut humaniste, presque contemplatif aussi. L'auteur a choisi de situer son récit bien après la catastrophe pour parler de l'humanité qui reste, qui essaie de se redresser. Le choix n'est pas anodin dans son discours en fait. Il évite ainsi toute la partie "On va tous crevé, faisons n'importe quoi" pour se concentrer sur autre chose.

Avec le road-trip de Temple, il dépeint un monde qui pourrait être beau, qui l'est d'ailleurs en un sens. Il se penche sur l'humain. D'ailleurs, les personnages sont souvent bien faits. Temple est particulièrement intéressante à lire. Quinze ans, une vie déjà pleine d'horreur et pourtant, elle continue, va de l'avant, s’intéresse aux autres. Elle aimerait bien se pauser un moment mais n'y arrive pas. Alors, elle va de rencontre en rencontre. Des rencontres qui la font grandir, souvent, qui lui prouve que l'humanité à encore de belles choses devant elle. Maury, qu'elle appelle l'Idiot, en est un exemple. C'est un personnage attachant, qui voit le monde d'une manière très naïve, qui aide aussi Temple à ne pas tout voir en noir. Les rencontres qu'elle fait sont importantes et j'ai apprécie la diversité des gens qu'elles voient. Les "enclavés", les chasseurs de morts-vivants, cette famille de riches enfermés dans sa propriété... Bon, il est vrai que cela sonne peut-être un peu stéréotypé (la famille de riche par exemple, avec le paternel m-v dans sa cave) mais ce n'est finalement pas bien grave.

Et puis, il y a l'écriture d'Alden Bell. Elle reste assez simple, un peu à l'image de son héroïne. Je ne sais pas si c'est le traducteur ou l'auteur qui a voulu ça, mais du coup, on se retrouve bien dans la tête de Temple. Et puis, sans trop de fioriture, on apprécie aussi les paysages, les pensées, tout ça. Ce n'est pas de la grande littérature du coup, du moins dans la forme. Le fond est plus intéressant au final.

Pour finir, j'ai donc aimé le livre. Je m'attendais à du plus horrifique, du plus "sanguin" et finalement, c'est toute la partie introspection qui m'a plu. Il n'est pas fréquent de lire des romans zombies sur l'après et l'approche de Bell est appréciable. Même si l'on retrouve les stéréotypes du roman zombiesque, l'auteur arrive à sortir autre chose dans ce roman qui finalement semble être plus qu'un simple bout de vie dans celle de Temple et des personnages qu'elle croise. 

          Novecento : pianiste, Alessandro Baricco        
Je ne pouvais pas rester avec un sentiment désagréable pour Baricco. J'aime trop son écriture. Alors, je me suis lancée rapidement dans ce monologue musical. Et j'ai eu raison. Si je n'oublie pas le fameux paragraphe de Mr Gwyn, je reste une inconditionnelle de cette écriture-là.

Novecento : pianiste, Alessandro Baricco

Editeur : Folio
Collection : /
Année de parution : 1997
Titre en Vo : Novecento : un monologo
Année de parution en VO : 1994
Nombre de pages : 87

a lire si :
- Vous aimez les monologues
- Vous voulez une histoire courte

A ne pas lire si :
- Vous voulez quelque chose de linéaire
- Vous n'aimez pas le théatre

Présentation de l'éditeur : 

Né lors d'une traversée, Novecento, à trente ans, n'a jamais mis le pied à terre. Naviguant sans répit sur l'Atlantique, il passe sa vie les mains posées sur les quatre-vingt-huit touches noires et blanches d'un piano, à composer une musique étrange et magnifique, qui n'appartient qu'à lui: la musique de l'Océan dont l'écho se répand dans tous les ports.
Sous la forme d'un monologue poétique, Baricco allie l'enchantement de la fable aux métaphores vertigineuses.

Mon avis

Novecento est une oeuvre à part dans la création littéraire de Baricco. Effectivement, c'est sa seule incursion dans le monde du théâtre. Ce n'est pas une pièce à plusieurs personnages, c'est un monologue. D'ailleurs, je conseille vivement de le lire à haute voix pour apprécier encore plus le travail de Baricco dessus.

Novecento, c'est l'histoire d'un homme né sur un bateau et qui ne le quittera jamais. Trouvé sur le piano de la salle du bal du Virginian, il deviendra pianiste, ayant un réel don pour cet instrument. Nous allons le découvrir par l’intermédiaire du trompettiste de navire, Tim Tooney. L'histoire qu'il nous raconte semble un peu décousu, disons qu'il suit sa pensée et que parfois, elle peut amener un peu loin. Mais petit à petit, le portrait de Novecento se forme devant nous. Un portrait parfois loufoque, parfois tendre, d'un homme étrange et surtout de sa musique. Il ne faut pas oublier que Baricco est avant tout un musicologue.

Comme toujours, je me suis retrouvée embarquer par la poésie et la musique des mots. C'est vraiment une chose que j'aime chez Baricco, cette utilisation des mots. Et je dois bien dire que son traducteur est tout aussi bon pour que l'on retrouve en français la musicalité de l'italien (pour tout vous dire, j'ai même bien envie d'apprendre l'italien pour lire Baricco en VO)(et pour me rapprocher de mes racines aussi un peu). On en oublie parfois l'histoire que Tooney nous raconte pour ne se concentrer que sur la musicalité des mots. C'est un défaut du livre d'ailleurs parce que l'histoire mérite quand même qu'on s'y attarde dessus un peu plus. Et finalement, on ressort de la lecture avec du jazz dans la tête, des mots merveilleux mais sans réellement se souvenir de tout. Novecento est une musique avant d'être une histoire. C'est surement l'effet recherché par l'auteur mais je trouve cela un peu dommage. En fait, je l'ai trouvé un peu moins "philosophique" que les autres romans que j'ai pu lire de Baricco.

Au final, j'ai beaucoup aimé, ce qui n'a rien d'étonnant avec un Baricco. Je trouve un peu dommage par contre que ce que j'aime justement chez lui prenne parfois un peu trop le pas sur ce qu'il raconte. Mais franchement, qu'est-ce que c'est bien à lire à haute voix. Un monologue interessant, musical mais peut-être pas inoubliable. 

          A l'abordage, Toxic, saison 2, épisode 6, Stéphane Desienne        
Et voilà, finie, enfin, la saison deux de Toxic. Et suite à cette fin, je n'ai qu'une chose à dire, c'est quand la suite ? 

Et je profite de ce petit avis lecture pour vous annoncer que Walrus lance son OPMORSE ce mois-ci. Un mois avec des réductions (cette semaine, c'est la collection pulp qui est à 0.99€), des surprises et tout ce qui va avec ce genre d'opération. Si vous voulez découvrir la maison d'édition, n'hésitez pas !

A l'abordage, Toxic, saison 2, épisode 6, Stéphane Desienne

Editeur : Walrus
Colleciton : série
Année de parution : 2016
Format : epub

A lire si :
- Vous avez aimé la saison 1
- Vous voulez un joyeux mélange Zombies/alien
- Vous voulez passer un bon moment

A ne pas lire si :
- Vous avez peur d'être perdu entre les divers personnages
- Vous n'aimez pas penser que vous pouvez être de la marchandise

Présentation de l'éditeur :

Avec ce double épisode, la saison 02 de Toxic tire sa révérence. Que ce soit à bord du cargo GénéSaran ou sur Corrudeeen, la survie des groupes humains est liée au sort des Aliens. Que ceux-ci cherchent à les sauver ou à les exploiter importe peu : le risque de perdre le peu qui a été gagné est grand. Elaine, Masters, Alva, Jon, Alison, le Révérend, Larson, Pedro, Michelle. Autant de personnes dont la vie ne tient qu’à un fil ! La donne est identique pour Jave, Naakrit et Twirl : chacun doit affronter les conséquences des choix qui ont été faits. Reste à savoir qui reverra le jour se lever sur une planète ou une autre…

Mon avis

Je l'avais dit dans l'avis de l'épisode cinq, ce sixième épisode est en fait un double épisode. Presque un mini-roman, une novella. Et une novella qui nous tient en haleine tout le long de son texte. Un texte qui ne déroge pas vraiment à la règle que c'est fixé l'auteur pour les autres épisodes, on commence avec la ferme de Twirl et les humains qui y sont enfermés puis on passe dans l'espace. Juste que les passages sont plus long.

Donc, commençons par la ferme. Rien ne va plus. Michelle se méfit de Larson. Il faut dire que l'homme se fait la malle et revient avec un équipement antigrav qu'il planque. Puis avec sept autres. Pendant ce temps, Twirl se fait enlever par des rivaux. Et quand la docteuresse essaie un des harnais antigrav, elle se retrouve avec le virus m-v. Quand je disais que rien n'allait plus. Alors qu'une nouvelle invasion zombie se prépare dans la ferme, celle-ci est envahi par la Sécurité. Que va-t-il donc advenir des quelques rescapés ? Et bien, nous ne le saurons pas de suite (premier cliffhanger du lot quoi, et déjà, on a envie d'avoir la suite). 

Dans l'espace, ça devient la aussi de pire en pire. La Sécurité Commerciale arrive sur les lieux, poussant tout le monde a agir. Pour le meilleur et pour le pire. Dans le désordre, Naakrit et Jave retrouve les survivants et s'allient avec eux, Alva continue sa vengeance, Khrow accélère le mouvement pour trouver l’antidote et sauver son potentiel pactole. Des alliances se font et se défont. Je n'ose pas dire grand chose sur cette partie-là, la plus longue de l'épisode de peur de spoiler. Et je dois bien dire qu'il y a de quoi spoiler (d'ailleurs, je me demande comment je vais réussir à faire l'avis du premier épisode de la saison trois sans spoiler)(oui, je m'avance beaucoup)(oui, je recommence avec mes parenthèses à tout va, ça m'avait manqué).

Autant vous le dire, j'ai été prise dans l'aventure de ce double épisode très rapidement. Il faut clôturer la saison, le faire comme il faut et donner aux lecteurs l'envie de patienter jusqu'à la saison suivante (ou pas, d'ailleurs, parce que j'aimerais bien l'avoir de suite la dite saison trois). Et Stephane Desienne sait gérer ce genre d'épisode. Pas ou peu de temps mort, des révélations et des moments qui te mettent les nerfs en pelote. Il n'y a pas à dire, c'est un très bon saison final que ce A l'abordage. Encore plus prenant, je trouve, que celui de la saison un.

Voilà, j'ai donc fini la saison deux de Toxic et je peux même répéter ce que j'avais dis à la fin de la un :  "Toxic est une putain de bonne série".  Je le repette encore une fois, parce que je le pense vraiment. Desienne a une écriture très "série télévision" (je sais pas comment dire autrement mais comme je verrais trop Toxic en série TV, je le dis comme ça), très vivante. Et même si pour cette saison, j'ai un peu regretté l'abscence de m-v (enfin, absence, disons qu'on les voit moins), je me suis tout simplement régalée à la lire (oui malgré le hiatus qui était pas totalement ma faute hein). Franchement, si vous ne connaissez pas la série, n'hésitez pas (en plus, je suis presque sure que pendant l'OPMORSE il y a aura des promos sur les intégrales)(parce que j'attends les dites promos en fait, pour le Masque et la Poudre)


          Mémoires d'une jeune fille rangée, Simone de Beauvoir        
A trente et un ans, je me lance enfin pour lire du Simone de Beauvoir. Je voulais découvrir la femme par ses écrits. Et quoi de mieux pour ce début de découverte que les mémoires de ses jeunes années ?

Mémoires d'une jeune fille rangée, Simone de Beauvoir

Editeur : Folio
Collection : /
Année de parution : 2008
Nombre de pages : 473

A lire si :
- Vous voulez découvrir Simone de Beauvoir
- Vous aimez les autobiographies

A ne pas lire si :
- Vous aimez quand il y a beaucoup de dialogue

Présentation de l'éditeur : 

Je rêvais d'être ma propre cause et ma propre fin ; je pensais à présent que la littérature me permettrait de réaliser ce vœu. Elle m'assurerait une immortalité qui compenserait l'éternité perdue ; il n'y avait plus de Dieu pour m'aimer, mais je brûlerais dans des millions de cœurs. En écrivant une œuvre nourrrie de mon histoire, je me créerais moi-même à neuf et je justifierais mon existence. En même temps, je servirais l'humanité : quel plus beau cadeau lui faire que des livres ? Je m'intéressais à la fois à moi et aux autres ; j'acceptais mon "incarnation" mais je ne voulais pas renoncer à l'universel : ce projet conciliait tout ; il flattait toutes les aspirations qui s'étaient développées en moi au cours de ces quinze années.

Mon avis

Simone de Beauvoir est particulièrement connue pour son engagement féministe, sa vie avec Sartre et bien sûr son oeuvre littéraire et philosophique. Mais si je connais tout cela (enfin pas vraiment son oeuvre puisque je n'avais pour l'instant rien lu d'elle), elle restait pour moi un mystère. Alors pour la connaitre, j'ai voulu commencé non par un de ses romans mais par ses premières mémoires. Parce qu'elle en a écrit d'autres. Mémoires d'une jeune fille rangée relate sa vie de sa naissance à la fin de ses études, soit jusqu'à ses vingt et un ans.

Il est souvent compliqué de donner son avis sur des mémoires. Soit on apprécie le personnage soit pas du tout. L'auteur se livre,  livre ses souvenirs, parfois les enjolive, parfois pas. C'est un exercice difficile pour lui mais aussi finalement pour le lecteur. On se demande ce qui est vrai, ce qui a pu être ajouté par la suite, si les souvenirs sont exacts. On cherche l'auteur au moment de l'écriture avec ses idées plus mûres, avec le contexte de l'époque d'écriture. J'aime les autobiographie personnellement pour tout cela. Non pour découvrir la vérité sur certaines années de l'auteur, mais pour voir comment il se souvient de tout cela, comment plus tard, il se voit.

Il y a dans ce livre beaucoup de la Simone de Beauvoir plus âgée, dans la manière dont elle écrit, dont elle voit les choses, dont elle se revoit. Au lieu d'une succession de faits et gestes, marquant ou non, elle part d'une chose, parfois anodine, pour développer sa pensée. Ici, nous ne connaîtrons pas complètement son enfance, son adolescence. Nous ne suivrons pas ses pas, du moins pas tous. Et c'est assez appréciable de la voir porter son jugement d'adulte sur l'enfant qu'elle a été. Sans parler du fait que je préfère largement lire ses interrogations que ce qu'elle a pu faire.

Surtout que de part sa formation de philosophe, elle s'interroge beaucoup sur pas mal d’événements de sa vie. Sans parler du fait qu'elle a toujours cherché sa vérité sur la vie. La jeune Simone, ses interrogations, la manière dont elle voit le monde, tout cela est vraiment passionnant. J'ai aimé voir comment elle a construit sa pensée, au fur et à mesure des années, des rencontres aussi. J'ai adoré son amitié avec Zaza, la distance et en même temps le rapprochement suivant les époques de leur vie. J'ai aimé voir la jeune Simone un peu trop élitiste quant à ses amitiés, voire juste quant aux gens qu'elle croise. Elle m'a souvent rappelé une autre personne (moi-même en fait) qui se jugeait supérieure aux autres parce qu'elle se passionnait pour la littérature et des questionnements plus métaphysiques que les jeunes de son âge. Je crois d'ailleurs que c'est cela que j'ai le plus aimé en cette Simone de Beauvoir jeune. Une certaine ressemblance avec celle que j'ai été, sans aller dire en même temps que je suis comme elle. J'ai aimé retrouvé les mêmes problèmes chez elle que chez moi à l'adolescence, cette quête d'une vie qui mérite d'être vécu et n'ont pas subie. Et c'est amusant de se dire que quelques 80 ans plus tôt, les préoccupations de la jeunesse n'était pas si loin des nôtres.

Pour finir, parlons un peu de la Simone de Beauvoir féministe qui commence à voir le jour dans ses lignes. Elle, fille de la bourgeoisie dont le seul rôle semble être de faire un bon mariage (arrangé de préférence), se révolte contre tout cela. Elle veut être l'égale des hommes. A une époque où cela n'est pas si simple, elle va pourtant essayer et même parfois y arriver. Et même si elle ne met alors pas le mot, on sent la féministe en elle. Son féminisme se construit petit à petit parfois par à coup. Elle le voit alors comme une lutte contre ses parents, contre sa classe sociale, contre une vie qui ne lui rapporte rien. En fait rien ne la prédestiné à être la féministe que l'on connait. Des parents bourgeois, une mère pratiquante et parfaitement soumise à son mari, qui inculque à ses filles la même éducation qu'elle a pu avoir, une famille où l'homme est toujours vu comme le supérieur. Ce sera surement les paroles de son père, qui lui disait qu'elle avait un cerveau d'homme, qui la menera dans cette quête de l'égalité hommes-femmes.

Au final, je sors de ma lecture avec une grande opinion de la jeune Simone de Beauvoir et de l'autrice qu'elle est devenue. J'ai adoré son écriture, sa manière de voir les choses, de se revoir aussi, sans en faire forcément trop. Elle livre son enfance sans trop l'enjoliver, voire même en étant très critique sur elle-même. Cette première approche de Beauvoir a été un plaisir et je compte bien la lire encore et encore (j'ai le choix, des romans, d'autres mémoires...). 





          Thé entre amies, Gourmandises, épisode 1, Jessy K. Hyde        
Vous le savez, je lis peu de romance. Mais celle-ci avec son format sériel, son univers victorien, sa jolie couverture m'attirait quand même. De la romance F/F (première fois d'ailleurs pour moi), du thé, du victorien et même une petite touche de steampunk, ça pouvait me plaire, nous sommes d'accord. Est-ce que c'est le cas ? C'est ce que nous allons voir.

Thé entre amies, Gourmandises, épisode 1, Jessy K. Hyde

Editeur : Pandorica
Collection : /
Année de parution : 2017
Format : AZW

A lire si :
- Vous voulez de la romance F/F victorienne
- Vous aimez le thé !
- Vous voulez une romance qui ne fait pas de la romance pour de la romance

A ne pas lire si :
- Vous n'aimez pas le format sériel

Présentation de l'éditeur :

Depuis son mariage, Émilie Tréval est une épouse modèle et une femme aimante, soucieuse de plaire à son mari et le satisfaire... mais cela ne suffit pas, il ne lui témoigne aucune passion.
Elle va faire la connaissance de la sulfureuse Alba, qui va rapidement combler le vide affectif d’Émilie et lui faire découvrir amour et plaisir inédits. Dans un Londres alternatif, industriel et victorien, l’heure du thé se fait gourmande et sensuelle.

Mon avis

Je l'avoue, jusque là, je ne voulais pas lire de romance homosexuelle. Pas parce que justement elles le sont, mais plutôt à cause du bon gros stéréotype. Je suis plus que pour les romances F/F ou M/M mais il faut que ce soit bien fait et pas que ça tombe comme un gros cheveux sur la soupe. Alors forcément, je vais souvent à reculons dans ce genre de lecture. Et même si de prime abord, celle-ci devait me plaire, ben, je suis partie à reculons quand même. On ne se refait pas. Et puis en fait, j'ai vite faire demi-tour pour me plonger dedans.

Pourtant, dès le premier paragraphe, je fut conquise. L'écriture est pleine de détails, agréable. On découvre notre héroïne, Emilie Tréval, vingt quatre ans, quelques soucis dut à son mariage et son envie de le faire repartir du bon pied et si possible dans le lit conjugal. Une héroïne qui ressemble assez aux autres héroïnes de romance finalement, douce, peu sûre d'elle quand à ses sentiments (enfin pas tous). Alors qu'elle veut faire une surprise à son époux en l'attendant sur le quai de la gare, elle va rencontrer Alba de Guise, duchesse de son état, qui lui fait grande impression. Lorsque la duchesse l'invite à venir boire le thé chez elle, Emilie accepte, sans se douter qu'elle va en apprendre bien plus sur être femme que ce qu'elle ne pense. La duchesse de Guise s'est mise en tête d'aider Emilie après avoir vu sur le visage de celle-ci la tristesse que lui confère son statut d'épouse délaissée. Elle décide donc de faire l'éducation sexuelle de la jeune fille, du moins si celle-ci accepte. Une proposition qui ne déplaît pas à Emilie malgré de nombreux doutes. C'est ainsi que la jeune femme va découvrir le plaisir qu'elle peut avoir sans forcément passer par un homme.

Les deux personnages principaux sont intéressants bien que pour l'instant nous n'en savons pas grand chose sur la duchesse de Guise (si ce n'est qu'elle est remariée et que sa réputation est apparemment sulfureuse). Nous nous concentrons plus sur Emilie et sa découverte du plaisir. Quant aux maris, de l'une et de l'autre, nous ne les voyons que fort peu. Nous restons vraiment sur les deux femmes. Après, je trouve que leur relation va un peu vite. Mais le format sériel de quatre épisodes se lisant en à peine plus d'une heure y est pour beaucoup. Et étrangement, moins qui apprécie la lenteur dans les relations, je dois bien avouer que là, cette rapidité ne me gêne pas (justement parce que c'est un format sériel court). Et puis, malgré la rapidité, c'est bien fait.

J'ai parlé déjà de l'écriture de l'autrice, je vais en reparler. L'environnement victorien de la série empêche certaines choses que l'on peut retrouver dans la romance plus contemporaine et ici il se retrouve parfaitement respecté. Pas de vulgarité mal placé, pas de descriptions crue. Tout est dans le détail, la retenue aussi. Les descriptions, nombreuses, sont agréables à lire (le parc à côté de la gare par exemple). Tous les sens sont à l'appel, rendant le tout très vivant. De plus, les scènes plus érotiques du livre sont plus dans la suggestion, dans le ressenti une fois de plus. Ce n'est pas crue, ce n'est pas ultra imagée. Non, il y a beaucoup de place pour l'imagination de lecteur. C'est vachement agréable, je dois dire.

Autre chose d'agréable dans ce premier épisode et qui je suppose restera dans les trois autres, ce sont les thèmes assez féministes. Alba ne va pas apprendre à Emilie le plaisir sans son consentement. Elle le répétera d'ailleurs souvent, elle dirige mais c'est Emilie qui commande. Un non est un non, pas un oui déguisé. Quelque chose que certain auteur de romance (pas que d'ailleurs) devrait prendre en compte, pas mal d'homme aussi d'ailleurs... Si c'est le principal thème sur lequel je m'attarderais, sachez qu'il y en a d'autre, tout aussi intéressant. Mais je vous laisse les découvrir.

Pour finir, ce premier épisode m'a donc beaucoup plu. Il est agréable à lire, explicite sans trop l'être non plus, avec une touche féministe qui me plait beaucoup. Je vais lire les trois autres épisodes durant l'été (petit plaisir estival donc) du coup (oui, le premier date d'avril et les autres sont déjà sortis, je suis donc en retard). Bref, de la romance érotique agréable et pas niaise, dans un beau décors, que demander de plus ?
          Rêver, Franck Thilliez        
Ce roman, ça fait un moment qu'il est dans ma PAL numérique. A tel point que j'ai interdit les collègues de travail d'en parler jusqu'à ce que je le lise, soit bien six mois si ce n'est plus après eux. Mais enfin, ils vont pouvoir le faire !

Rêver, Franck Thilliez

Editeur : 12/21
Collection : /
Année de parution : 2016
Format : AWZ

A lire si : 
- Vous voulez une héroine atypique
- Vous aimez Thilliez
- Vous aimez les romans où la chronologie n'ait pas respecté

A ne pas lire si :
- Vous voulez du linéaire
- Vous voulez être très très surpris

Présentation de l'éditeur : 

Abigaël souffre d'une narcolepsie sévère qui lui fait parfois confondre la réalité avec ses reflets chimériques. De nombreux mystères planent autour de la jeune psychologue, notamment concernant un accident dont elle est miraculeusement sortie indemne.

Mon avis

De Franck Thilliez, je n'avais lu jusque là que deux romans, avec Sharko et Lucie. J'avais beaucoup aimé et le lire sans ses personnages fétiches me disait bien. Sans parler du fait que les collègues m'avaient parlé de la chronologie non linéaire et que le thème du rêve m'inspirait vachement. 

Et pour tout dire, il commence plutôt pas mal, ce Rêver. Une héroïne psychologue et narcoleptique, un kidnappeur d'enfants dont on ne sait rien, des gendarmes sur la brèche... On démarre en plus de cela sur les chapeaux de roue avec ce qui doit être un passage de la fin de l'aventure avant de revenir un peu plus tôt et enfin de lire le tout début. 

J'apprécie beaucoup les livres à la chronologie non linéaire parce que souvent, ils surprennent. J'aime avoir un élément sans trop comprendre d'où il sort sur le coup et puis le remettre à sa place. Une petite gymnastique de l'esprit super intéressante la plupart du temps. Et là, au début, du moins, c'est super motivant. On découvre Abigaël, sa maladie, l'enquête sans trop en savoir plus. On découvre le tout petit à petit. Sauf qu'on en découvre peut-être un peu trop dès le début. C'est comme ça qu'à moins d'un tiers du début, je comprenais rapidement ce qu'allait donné l'enquête personnelle d'Abigaël mais aussi l'enquête officielle, dites Merveille 51. C'est quelque chose d'un peu dommage que le livre soit du coup prévisible. Parce qu'en découvrant trop rapidement certains éléments de l'histoire, le lecteur devient un peu moins réceptif. Ce qui fut mon cas pour ce roman. Du moment où j'ai compris ce qui allait se passer, j'ai pris un certain recul avec le livre et un peu moins de plaisir. 

Sans parler du fait que je suis la seule sur les quatre collègues de boulot à l'avoir lu à avoir vu tout cela. Je pense que je suis déçue parce que justement, eux ont été surpris. Après, ma longue expérience livresque entre aussi en jeux. Je sais que la plupart du temps dans les thrillers et policiers l'antagoniste apparaît très rapidement (chez Agatha Christie par exemple, il est généralement là dès le premier chapitre). Ici, ça ne loupe pas, ils apparaissent très tôt et on les remarque très facilement. Et ça m'a beaucoup ennuyée donc. 

Pourtant, même si j'avais compris qui étaient les antagonistes et une bonne partie du déroulement de l'histoire, j'ai dévoré le livre grâce à une Abigaël qui sombre vers la folie doucement. Alors, ce n'est pas ultra original chez l'auteur (Sharko et Henebelle en sont le meilleur exemple) mais perso, j'aime bien ces personnages. Surtout que là, c'est plutôt bien foutue et qu'on comprend petit à petit pourquoi elle parait si désorientée au tout début (qui finalement est presque la fin). Un traitement intéressant mettant en scène la narcolepsie de manière à ce qu'elle explique une bonne partie des choses mais pas tout. La maladie de la psychologue est présente, devient même un personnage à part entière mais surtout n'est pas là gratuitement dans le roman. Elle entre réellement en compte dans les enquêtes, tout comme son traitement. Mais je n'en dirais pas plus, sinon je vais spoiler (bon par contre, on comprend assez rapidement que le Propydol va avoir une bonne place dans le roman). 

Et comme je parle des personnages, j'avais envie de râler un petit peu. Si Abigaël, en tant que personnage principal, est bien foutue, ce n'est pas le cas des autres personnages. Je suis assez déçue de voir que Frédéric, gendarme et compagnon de la jeune femme, n'est pas plus présent, idem pour Freddy, le kidnappeur qu'on ne verra que très peu sous ses traits là et qui en plus de ça fait tout cela pour des raisons quelque peu triviale (et surtout bien stéréotypées pour le coup). Aucun autre personnage n'a l'importance d'Abigaël alors qu'au final, même si elle est le PP, les autres ne sont pas là juste pour la déco non plus. C'est un défaut que je trouve souvent dans les thrillers et il est dommage que Thilliez soit tombé dedans.

Au final donc, une héroïne sympathique mais qui n'arrive pas à être mise en valeur par l'histoire. Pire, une histoire qui devait être mise en valeur par sa chronologie non linéaire et qui ne l'est pas tant le lecteur devine trop de chose dès le début (je suis persuadée qu'avec un déroulement linéaire, j'aurais été bien plus surprise). Bref, un roman qui avait tout pour plaire et qui retombe un peu comme un soufflé. C'est bien dommage, les thèmes étaient plus que sympathiques et les enquêtes interessantes. Bref, un rendez-vous pas tout à fait manquer tout de même avec Thilliez et ce Rêver.

          Where the Eagle Cry, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 7, Cécile Duquenne        
J'ai fini cet ultime épisode ce matin. Et j'ai déjà averti Cécile Duquenne que c'était vraiment pas cool de me faire pleurer de bon matin. Je n'aime pas dire adieu à des univers que j'aime autant. C'est pas sa faute. 

Where the Eagle Cry, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 7, Cécile Duquenne

Editeur : Bragelonne
Collection : Snark
Année de parution : 2017
format : epub


A lire si : 
- Vous avez lu et aimé la première et la seconde saisons
- Vous voulez une série qui mélange les genres avec bonheur

A ne pas lire si :
-... (toujours pas trouvé pourquoi il ne faudrait pas les lires, les Foulards Rouges)
- Par contre, si vous n'avez pas lu les deux premières saisons, autant éviter (tout comme de lire mes avis d'ailleurs)

Présentation de l'éditeur :

Découvrez la fin de l’incroyable périple de Lara et Renaud dans la troisième et ultime saison des Foulards Rouges ! Une épopée qui vous emmène loin, très loin par-delà les étoiles, et qui mêle magie, uchronie, steampunk, mystère et amour avec brio.

Mon avis

Purée que je n'aime pas les fins. Mais vraiment pas. Les Foulards Rouges, c'est une aventure qui a débuté pour le lecteur le 19 février 2014. Déjà. Depuis, nous avons eu trois saisons qui dépotent toutes graves, des aventures, des rires, des larmes, des personnages qu'on avait vraiment envie de suivre tous les mois. Pour son autrice, ça a débuté bien plus tôt, logique, et je suppose qu'elle est un peu dans le même état que le lecteur. Triste et en même temps super heureux. Parce que là, trois heures après avoir lu la dernière partie, je suis juste triste et heureuse. 

Je ne sais pas trop comment continuer mon avis. J'ai envie de parler de ces trois ans de Foulards Rouges, de l'attente des épisodes ou des extraits que l'autrice nous donner parfois sur Twitter, de l’excitation qui ne quittait pas ma lecture, de cette impression que les Foulards Rouges faisaient presque partie de la famille. Il est rare de ressentir ça pour un "simple" bouquin, pour des personnages de papier. Pourtant ça arrive, quelque fois. Et les Foulards Rouges font parti de ces romans qui marquent. 

Mais imaginez tout de même. En février 2014, on découvrait Lara Carax, son caractère de cochon et sa vie sur Bagne. On découvrait aussi Bagne par la même occasion, planète aride où rien ne pousse. Petit à petit, au fil des épisodes, la quête de liberté de la jeune femme et de Renaud, ainsi que des autres Foulards. On les a suivi dans leur évasion, puis sur Terre et enfin de retour à Bagne. On a tremblé avec eux, on s'est posé pas mal de question, on a été soulagé parfois. Bref, trois ans à vivre des émotions avec eux, cela laisse forcément une trace.

Et nous en arrivons à la fin. Une fin que je ne voulais pas forcément tant j'étais bien avec eux. Mais une fin nécessaire. Une fin surprenante aussi dans un sens. Alors que Cécile a maltraité ses personnages durant trois saisons, elle finit par leur offrir leur liberté. Enfin. Mais cela ne se fait pas dans la douceur. Les premiers couinements de ma part sont arrivés rapidement, avec la découverte du prix à payer pour avoir gagné. Un prix dur, mais nécessaire. Après tout, nous n'allions tout de même pas avoir un Happy End merveilleux, cela ne serait pas aller avec le reste. Et puis l'autrice répond à pas mal de question que l'on a pu se poser durant les trois saisons. Et enfin, la fin, la vraie. Celle qui m'a fait venir les larmes. Je vous dirais pas, mais elle va si bien aux Foulards Rouges cette fin. Mais vraiment. 

Alors voilà. Sur des touches un peu plus gaies que les fins des deux premières saisons, nous achevons notre voyage sur Bagne. Pas de cliffhanger de la mort qui tue (qu'est-ce que j'ai pu râlé pendant trois ans avec ça), pas de grosses batailles (du moins pas au sens combat avec mort et sang, parce que finalement, c'est une bataille que nous offre cet ultime épisode). Mais une liberté trouvée et toutes les questions, les difficultés que cela implique. Une belle fin pour les Foulards Rouges donc, mais aussi une manière de ne pas fermer la porte de l'univers. Qui sait, peut-être que Cécile Duquenne reviendra à Bagne pour nous parler de cette libération ou peut-être même sur Terre.

Pour conclure, un petit mot à Cécile Duquenne. Merci. L'aventure a été géniale et j'ai été plus que ravie de la suivre. 

          Alliances, La Roue du Temps, Tome 16, Robert Jordan        
Voilà un an et plus que je n'ai pas lu de tome de la Roue du Temps. Autant dire que ma relecture du cycle va me prendre des années. Mais finalement j'aime bien aussi. Surtout quand je me rends compte que Bragelonne et moi, nous en sommes au même point (le tome ayant été publié l'année dernière). Ce qui veut dire que je ne vais pas pouvoir augmenter mon rythme de lecture pour la série mais que je devrais arriver à ne pas trop attendre pour avoir les derniers tomes qu'il me manquent !

/!\ Comme toujours, ça va spoiler à tout va.

Alliances, La Roue du Temps, Tome 16, Robert Jordan

Editeur : France Loisir
Collection : Fantasy
Année de parution : 2009
Titre en VO : The Wheel of Time, book 08: The Path of Daggers
Année de parution en VO : 1998
Nombre de pages : 566

A lire si :
-Vous avez aimé les premiers tomes
- Vous voulez du mystère, des complots, de la magie...

A ne pas lire si
- Vous ne voulez pas de livre initiatique
- Vous n'aimez pas que les personnages soient dispersés dans le monde

Présentation de l'éditeur : 

Egwene tente de renforcer son emprise sur le siège de l'Amyrlin mais elle ne se doute pas du prix à payer. De son côté, alors qu'il doit préparer une bataille contre les Seanchan, Rand al'Thor lutte pour ne pas devenir fou : la voix de Lews Therin résonne de nouveau dans sa tête...

Mon avis

/!\ Comme toujours, ça va spoiler à tout va.

Je ne ramerais pas trop aujourd'hui sur le découpage des tomes. Disons que pour une fois, il m'arrange, je n'ai presque pas vu Perrin, mais pas du tout Mat non plus. Alliances se concentrent sur Egwene et les Aes Sedai rebelles ainsi que sur Rand avec un chapitre sur Perrin (un seul, je suis aux anges). Commençons comme toujours par un petit résume.

On commence avec Egwene et les rebelles de Salidar. La jeune femme a fort à faire. Personne ne la prend au sérieux dans son rôle et Lelaine et Romanda compte bien la faire danser au son de leur propre musique. Pas de chance pour elles, Egwene n'a plus grand chose de l'adolescente un peu naïve du début. Entre son passage chez les Sagettes et les conseils de Siuan et ceux de Bryne, elle a tout d'une grande Amyrlin. Du moins, si personne ne découvre ses plans avant. Pour cela, elle va devoir sceller quelques alliances de plus et surtout prouver aux Aes Sedai qu'elle est bel et bien leur Amyrlin. Pendant ce temps, Rand doit faire face aux nobles dissidents mais surtout aux Seancheans. Comme toujours, il part un peu bille en tête, amenant ses ennemis avec lui pour vaincre les envahisseurs. S'il doit faire face à quelques difficultés avec les nobles, ce n'est rien face au saidin qui fait des siennes. Encore pendant ce temps, après avoir utilisé la Coupe des Vents, Elayne, Nyneave et les autres se rendent à Caemlyn afin que la fille héritière récupère son trône...

Alliances est un demi-tome assez compliqué à suivre tant il y a de personnages. Heureusement, ils gravitent tous autour de quelqu'uns de nos héros et on réussit à se souvenir à peu près de qui et qui (et cela même au milieu ou à la fin du bouquin d'ailleurs). Divisé entre trois groupes, nous allons suivre un peu les conséquences qu'à pu avoir l'usage de la Coupe des Vents.

Le roman se partage aussi en deux entre la création d'Alliances (pas toujours bonnes d'ailleurs) et l'action. Côté Egwene, on avance comme on peut. L'utilisation de la Coupe des Vents a réussi, la neige est bien là. La lenteur du trajet vers la Tour Blanche va permettre à notre Amyrlin de se préparer un peu mieux et surtout de mettre à mal celles qui voudraient la mettre en laisse. Je dois avouer que j'adore cette Egwene-là. Elle est capable de se montrer aussi féroce que peut l'être Rand ou que l'était Moiraine. Egwene est pour moi l'un des personnages qui grandit le plus rapide et qui le fait bien. Elle sait qui elle est, tout elle vient et ce qu'elle veut. Elle est peut-être là par le fruit du hasard mais elle ne compte pas se laisser marcher sur les pieds. J'aime cette jeune femme qui combat avec ses propres armes et n'hésite pas à se mettre dans des situations périlleuses pour le bien de tous. En fait, elle devient petit à petit le pendant féminin de Rand, entourée par un nid de guêpes dont elle doit se sortir comme elle le peut, le tout sans la folie du jeune homme et avec des méthodes un peu moins expéditives (et encore).

En parlant de folie et de Rand, on trouve dans ce tome le retour de Lews Therin et un Rand pas loin de plonger. Le saidin fait un peu n'importe quoi et lui avec. J'apprécie Rand généralement, mais quand il est comme ça, j'ai juste envie de lui mettre des baffes. Il faut dire que Jordan en fait souvent le parfait petit con. En même temps, je serais persuadée de devenir folle, j'aurais des ennemis de tous côtés, je crois que je finirais par réagir comme lui. En tout cas, il continue dans la démesure pendant un bon moment, et bien qu'il semble être particulièrement sur de lui face aux autres, ce n'est plus du tout le cas. Les faiblesses de Rand, ce qui le rend humain, reviennent en force. S'il le cache à son entourage, Jordan ne nous le cache pas à nous lecteur. Et du coup, Rand redevient soudainement bien plus sympathique.

Par contre une qui l'est un peu moins, c'est Elayne. Souvent je me retrouve à adorer un personnage dans un tome et à ne pas pouvoir le voir en peinture dans un autre. C'est le cas pour la demoiselle. C'est bien dommage vu qu'on a quelques chapitres avec elle, Nynaeve, Aviendha et Brigitte. Or, ils sont centrés sur Elayne et sur son envie de rependre son trône. Alors qu'elle est entouré d'une groupe de femme disparates et surtout prêt à se déchiqueter, elle ne pense qu'à elle. Dommage, vu qu'il se passe tout de même deux trois choses qui mériterait un peu plus de considération. Comme la mort d'Adelaes qui semble presque normale sur le coup (une mort qui prendra petit à petit son importance mais dans le tome suivant), ou encore le fait que des femmes de la famille avoue qu'elles sont des novices en fuite (depuis trois cent ans quand même pour l'une d'elle). Je sais que rien n'est anodin chez Jordan, mais j'aurais préféré qu'il se concentre moins sur Elayne dans ces moments-là.

Pour finir, Alliances est donc un demi-tome en demi-teinte pour moi. Chose de sûre, il porte bien son nom et les pions se déplacent petit à petit sur le grand échiquier du monde. Si nous n'en sommes pas encore à la Dernière Bataille, nous nous en approchons dangereusement et tout le monde doit être sûr de ceux qui les entourent. Les Alliances se font et se défont au grès du temps. J'ai parfois eu l'impression d'avancer bien moins vite dans ce tome que dans le précédent (ce qui pourtant n'est pas le cas, loin de là). Il n'était pas celui dont je me souvenais le plus et ne le sera toujours pas.

          Bioshock : Rapture, John Shirley        
Avant toute chose, sachez que je n'ai jamais joué à Bioshock. Du coup, je me suis aventurée dans cette lecture sans rien savoir. Juste parce que le livre fait partie du mois du Cuivre et que la couverture très art nouveau me plaisait beaucoup. Et cette lecture m'a plu et m'a donné envie de jouer au jeu. (il est sortit en 2007 et je n'ai pas la moindre idée de s'il tourne sous mac, faudra que je regarde ça de plus près).

Bioshock : Rapture, John Shirley

Editeur : Bragelonne
Collection : Le Mois du Cuivre
Année de parution : 2016
Titre en VO : Bioshock : Rapture
Année de parution en VO : 2011
Format : AZW

A lire si :
- Vous aimez les utopies qui tournent mal
- Vous n'avez pas peur de vous perdre entre personnages et les dates
- Vous voulez un huis-clos

A ne pas lire si :
- Vous voulez de la romance
- Vous voulez du tout beau tout propre
- Vous avez du mal avec le côté un peu trop documentaire

Présentation de l'éditeur : 

C’était la fin de la seconde guerre mondiale. Le New Deal du président Roosevelt avait redéfini la politique américaine. Les impôts avaient atteint un pic sans précédent. Les bombardements de Hiroshima et Nagasaki avaient créé la peur de l’annihilation totale. La montée d’agences gouvernementales secrètes avait rendu la population méfiante. Le sentiment de liberté des États-Unis s’était étiolé… Et nombreux étaient ceux qui voulaient retrouver cette liberté. Parmi eux, un grand rêveur, un immigré qui s’était élevé des plus profonds abysses de la pauvreté pour devenir l’un des hommes les plus riches et les plus admirés au monde. Cet homme s’appelait Andrew Ryan, et il avait la conviction que les grands hommes méritaient ce qu’il y avait de mieux. Alors il se mit en quête de l’impossible, une utopie libre de tout gouvernement, de toute censure, de toute restriction morale sur la science, où ce qu’on donnait on le recevait en retour. Il a créé Rapture, la lumineuse cité sous les mers. Mais l’utopie a été frappée d’une terrible tragédie. Voici comment tout a commencé… et tout a fini.

Mon avis

Comme dit en introduction, je ne suis pas du tout au courant de l'histoire de Bioshock, le jeu. Je partais donc totalement "vierge" de toute information, me demandant un peu ce que cela allait donner. Bon, après lecture, je me suis tout de même renseignée, et il s'avère que le livre se situe donc avant le jeu.

On se retrouve en fin de seconde guerre mondiale. Les USA ont largués les bombes atomique sur le japon, les populations ont peur, sont méfiantes. C'est avec un climat de plus en plus tendu qu'il faut vivre. Or, cela, Andrew Ryan ne le veut pas. Il a un rêve, créer une cité sous la mer où aucune règle ne viendrait ternir sa vision du monde. Une utopie fantastique pour qui veut évoluer dans la vie. Ce qu'aurait du être les USA avant le New Deal de Roosevelt. Ainsi va donc naître l'héroïne du roman, la ville de Rapture, dont nous allons connaitre l'histoire à travers quelques personnages, Ryan, Bill, Sullivan, Fontaine et d'autres.

Car la ville est bel et bien l'héroïne du livre, bien plus que les personnages qui la peuplent.  Mais parlons d'eux avant de parler d'elle. Le panel couvert par l'auteur est assez hétéroclite bien que principalement masculin. Oui, j'aurais voulu que les femmes ait de plus grand rôle, mais je ne peux pas tout avoir, n'est-ce pas ? Bref, des personnages nombreux et qui ne se ressemblent pas vraiment. On retrouve Ryan, richissime entrepreneur qui va donner naissance à Rapture, en faire une utopie secrète. Bill, employé de Ryan, confident aussi qui petit à petit va se rendre compte du désastre qui s'annonce, Fontaine, le "méchant" de l'histoire, Brigid Tenenbaum, scientifique ayant travaillé avec les nazis (et certainement pour moi le personnage qui aurait mérité plus de concidération), Sullivan, chef de la sécurité... Tous vont permettre de voir Rapture sous ses divers visages, et autant dire que ce n'est pas toujours très beau.

Si la ville se présente comme une utopie parfaite au départ, il s'avère qu'elle ne va pas le rester longtemps. Le fait qu'il n'y ait pas de règles pour réguler le marché ou la science va faire perdre la tête à plus d'un. Rapidement, les plus pauvres deviennent encore plus pauvres tandis que les plus riches s'enrichissent encore plus. Là où tout le monde aurait du avoir sa chance, le fossé se creuse de plus en plus. Et forcément quand les inégalités sont là, les contestations aussi. Entre un Ryan qui ne veut surtout pas modifier sa belle utopie malgré le désastre qui arrive, un Fontaine qui profite de tout cela pour prendre la ville de force, des scientifiques à l'esprit tordu, une psy communiste, plus personne ne sait vraiment qui suivre. Et rien ne s'arrange lorsque Fontaine aider par Tenenbaum et un autre scientifique inventent les plasmisdes, des produits capable de donner des pouvoirs surhumains aux hommes.

Je dois bien dire que j'ai adoré voir la ville descendre petit à petit dans les Enfers. C'est plutôt bien fait, surtout qu'on découvre les points de vue de personnages moins importants dans l'histoire mais qui éclaire un peu mieux la dite descente. Voir la belle utopie vouait à l'échec n'est pas nouveau mais je trouve ici que c'est plutôt bien fait, bien que pour moi, il reste quelques points noirs (parce que je n'ai pas joué au jeu ?). D'ailleurs, parfois, j'aurais voulu un peu plus de mystère et moins de fait annoncer froidement. C'est quelque chose que je reproche un peu à l'auteur, pas assez de sentiment. IL est parfois trop "documentaire". Pourtant, l'histoire de la création et de la chute de Rapture aurait surement pu être conté d'une manière plus romanesque (et je ne parle pas de romance ou que sais-je d'autre, juste un peu plus de sentiments, de n'importe quel sentiment). IL n'en reste pas moins que l’enchaînement des événements, qui courent sur plusieurs années est bien foutu et qu'on suit la chute de la cité sans le moindre problème. 

Finalement, ce Rapture a été une bien bonne découverte. J'ai vraiment apprécié le livre qui se lit bien et pousse à réfléchir sur quelques petites choses, comme la morale scientifique, le monde des affaires et surtout la place de l'homme dans son environnement et ce qu'il se passe quand il se prend pour un Dieu. Bref, passionnant, instructif aussi. Tout ce que j'apprécie dans un bouquin. Sans parler de l'esthétisme très rétro-futur, art nouveau de la ville qui transparait dans la couverture mais aussi dans les descriptions de Rapture. Quel dommage qu'il me parait si court (pourtant, il est dense comme roman) et qu'il manque un peu trop de sentiment. 

          Mr Gwyn, Alessandro Baricco        
Baricco me manquait. Du coup, je n'ai pas tiré au sort pour ma nouvelle lecture comme je peux le faire souvent, et j'ai pris le premier Baricco qui me tombait sous la main. C'est tombé sur Mr Gwyn.

Mr Gwyn, Alessandro Baricco

Editeur : Folio
Collection ; /
Année de parution : 2015
titre en VO : Mr Gwyn
Année de parution en Vo : 2011
Nombre de pages : 215

A lire si :
- Vous aimez les personnages un peu spéciaux
- Vous aimez les tranches de vies

A ne pas lire si :
- Vous avez du mal avec la grossophobie 
- Vous espérez lire les portraits que dresse Gwyn

Présentation de l'éditeur :

Romancier britannique dans la fleur de l'âge, Jasper Gwyn a à son actif trois romans qui lui ont valu un honnête succès public et critique. Pourtant, il publie dans The Guardian un article dans lequel il dresse la liste des cinquante-deux choses qu'il ne fera plus, la dernière étant : écrire un roman. Son agent, Tom Bruce Shepperd, prend cette déclaration pour une provocation, mais, lorsqu'il appelle l'écrivain, il comprend que ça n'en est pas une : Gwyn est tout à fait déterminé. 
Simplement, il ne sait pas ce qu'il va faire ensuite. Au terme d'une année sabbatique, il a trouvé : il veut réaliser des portraits, à la façon d'un peintre, mais des portraits écrits qui ne soient pas de banales descriptions. Dans ce but, il cherche un atelier, soigne la lumière, l'ambiance sonore et le décor, puis il se met en quête de modèles. C'est le début d'une expérience hors norme qui mettra l'écrivain repenti à rude épreuve. Qu'est-ce qu'un artiste ? s'interroge Alessandro Baricco, dans ce roman intrigant, brillant et formidablement élégant.
Pour répondre à cette question, il nous invite à suivre le parcours de son Mr Gwyn, mi-jeu sophistiqué mi-aventure cocasse. Et, s'il nous livre la clé du mystère Gwyn, l'issue sera naturellement inattendue.

Mon avis

Mr Gwyn est un personnage un peu particulier. Un matin, le voilà qui décide qu'il n'écrira plus. Et pour sceller ce pacte avec lui-même, il publie un article des choses qu'il ne fera plus jamais. La dernière, c'est donc écrire des romans. Une décision qui consterne son agent et quelques lecteurs. A partir de là, Jasper Gwyn pense qu'il va pouvoir commencer une nouvelle vie. Il s'en va pendant quelques temps avant de revenir sur Londres et au détour d'une conversation, de décider qu'il sera un copiste. Il va copier les gens. Faire leur portrait par écrit.

L'idée de départ est interessante et le déroulement du roman tout autant. Nous allons suivre Gwyn a la découverte de son nouveau métier, découvrir l'homme étrange qu'il est. En même temps, Baricco en profite pour écrire au sujet de l'écrivain, cet étrange personne, et plus particulièrement au final de l'artiste. Il fait ça avec toute la poésie que je lui connais. Cette partie-là du roman, qui finalement l'occupe tout entier est vraiment passionnante. J'ai réellement ressentie ce qui peut à un moment où un autre faire un artiste, un écrivain. Il n'y a pas à dire, Baricco aime son métier et le lui rend bien. Encore plus lorsqu'on se rend compte que les portraits qu'écrit Gwyn, et que nous ne lirons pas (sauf peut-être dans Trois Fois dès l'Aube qu'il faut que je sorte du coup de ma PAL), ressemble surement beaucoup à ce que l'auteur lui-même peut écrire. 

De plus, entre le personnage de Gwyn, passablement perché quand même, celui de son agent, Tom, qui cherche à tout prix à le refaire écrire des romans et Rebecca, assistante de Tom et surtout premier modèle de Gwyn, Baricco nous offre des portraits différents et pour les deux premiers plutôt bien fait. Pour la troisième, je vais y revenir. Surtout que c'est un personnage que j'ai beaucoup aimé, la lectrice, amie, qui ferait beaucoup de chose pour l'écrivain qu'elle apprécie. Elle aurait pu être parfaite, elle l'est en réalité, si Baricco ne s'était pas "amusée" avec son physique.

Mais ce livre, plein de qualité à mes yeux, a un défaut que je n'arrive pas à laisser passer. Il faut dire que lorsque je suis tombée sur ce paragraphe-là, juste à la moitié du livre, j'ai eu une grande envie de le refermer et de ne pas le rouvrir. Ce n'est pas le physique de Rebecca en lui-même, loin de là. Rebecca est grosse. Et pour moi, c'était juste génial. Une grosse, héroïne d'un livre. C'est rare. Mais voilà, il a fallu que Baricco, cet auteur que j'apprécie, dont je loue la manière d'écrire, s'adonne à de la bonne vieille grossophobie avec elle. Sans parler d'une bonne dose de patriarcat (seul les hommes ont des noms de famille par exemple, et ce sont eux qui dominent le livre). Un paragraphe et me voilà à me demander pourquoi ?. Mais vraiment. J'aurais tellement aimer que ce paragraphe-là soit démonté juste après. Sauf que non. Du tout. Je n'arrive pas à croire que ce soit vraiment là ce que pense Baricco des gros.

Et vraiment, ce paragraphe-là a faillit gâcher toute ma lecture. Parce que plus qu'autre chose, il m'a touché et pas dans le bon sens. Ce qu'il écrit, c'est ce que j'ai pu entendre, que les grosses ne méritent pas l'amour, juste les connards. Qu'elles devraient déjà être bien contente d'avoir un homme. Ce qu'il a de très con en plus de ça, c'est qu'il n'apporte rien ce paragraphe. Du tout. Et que sans lui, l'histoire aurait été encore meilleure du coup pour moi. Parce que sans lui, Baricco dressait un parfait portrait de Rebecca, et des autres personnages. Avec la finesse et la poésie qui le caractérise. Alors, je sais très bien que ce paragraphe risque grandement de ne toucher personne d'autres que les gros et les grosses, il n'empêche que je fais partie de cette population-là et que j'aurais préféré ne pas avoir à le lire. 

Pourquoi ? Parce que le livre aurait été un coup de coeur. Parce que la poésie de Baricco est toujours là, son sens de l'observation, sa vision de la nature humaine est bien là. Parce que Gwyn et lui aurait pu être les mêmes personnes. Mais voilà, pour moi, ça gâche tout. J'ai lu la fin du roman avec appréhension, me demandant ce que j'allais encore me prendre dans la tête. Et je suis surement passée à côté d'une bonne partie du roman. Alors que j'ai aimé l'histoire, la surprise de la fin aussi (qui n'en était pas vraiment une d'ailleurs). Quel dommage. 

Monsieur Baricco, la prochaine fois que vous voulez utiliser une personne grosse dans vos romans, renseignez-vous avant, je vous prie. Ne nous sommes pas des Rebecca en puissance. Nous sommes comme vous et les autres personnes. Pas juste un corps gros, une difformité. Voilà, c'est tout.



          Fractures Ouvertes, Toxic, épisode 5 saison 2, Stéphane Desienne        
Cher monsieur Desienne, veuillez m'excuser d'avoir interrompu pendant trop longtemps ma lecture de cette saison deux de Toxic. Mais je voulais faire durer le plaisir. Bon, peut-être pas aussi longtemps, je l'avoue. Mais me revoilà et je compte bien lire le dernier épisode d'ici peu. 

Fractures Ouvertes, Toxic, épisode 5 saison 2, Stéphane Desienne

Editeur : Walrus
Collection : Série
Année de parution : 2016
Format : epub

A lire si :
- Vous avez aimé la saison 1
- Vous voulez un joyeux mélange Zombies/alien
- Vous voulez passer un bon moment

A ne pas lire si :
- Vous avez peur d'être perdu entre les divers personnages
- Vous n'aimez pas penser que vous pouvez être de la marchandise

Présentation de l'éditeur : 

La révélation les a tous ébranlés : Joana porte l’antidote ! Le genre humain pourrait donc renaître de ses cendres en soignant les m-v. Malheureusement, Elaine et son groupe se voient à cette fin confier un nouvel objectif : s’allier avec les aliens qui paraissent être le plus de leur côté, quitte à de nouveau marcher au bord du gouffre… L’éleveur Twirl croit lui aussi s’être mis sur les bons courants, même si son intuition lui conseille de se méfier, qu’il s’agisse de ses proches ou de ses produits. Ce Larson, le chef des humains, est loin d’être le docile spécimen qu’il s’efforce d’incarner. Il manigance…

Mon avis

C'est marrant ça, j'ai laissé en plan un petit moment la série et quand je reprends, je sais parfaitement où j'en suis. C'est quand même la preuve ultime que la série est super bien foutue et surtout qu'elle reste en tête. Soit, qu'elle est géniale. Mais ça, je l'ai déjà dit plein de fois il me semble. Bon, elle mérite que je le redise, hein, surtout après ce hiatus bien involontaire de ma part. Et donc, justement, on en est où et il se passe quoi dans cet avant dernier épisode ?

Il se passe plein de chose dedans. Côté Twirl et sa ferme d'humain, on assiste à des pressions, des plans qui se mettent en route. Je déplore que cela soit si court car j'aime bien Twirl et ses problème en fait. Et en plus de cela, je trouve que le nouveau groupe d'humain sain n'est pas tellement mis en valeur. Je suppose qu'il finira par l'être un peu plus. Forcément, on se concentre plus sur ce qu'il se passe dans l'espace et plus particulièrement dans le cargo. Et là, autant dire que ça y va. Parce qu'on approche de la fin et que tout se met en place pour un final qui se déroulera en deux épisodes (enfin un mais qui a la taille de deux). Et ça envoie du lourd avant la fin donc. 

Autant le dire, on ne s'ennuie pas une seconde à la lecture de ce cinquième épisode. C'est qu'il s'en passe des choses quand même. Naakrit et Jave vont enfin arrêter de faire de la figuration. Je les aime beaucoup tous les deux et je suis ravie de voir qu'ils prennent le taureau par les cornes. Khrow fait de même vu qu'il n'a pas le choix s'il veut réussir à récupérer la marchandise. Et il fait ça comme il faut avec les gros moyens. Et pendant ce temps, pour Elaine et les autres, la survie continue. Une survie qui va peser lourd pour Joana, vu qu'à présent tout le monde sait qu'elle est l'antitode. La voilà qui devient La femme à protéger. Interdite de se mettre en danger, voire tout simplement d'aider, elle ne va pas vraiment apprécié. Une survie qui semble finalement être une préoccupation bien lointaine pour Alva qui continue sa vengeance sans se préoccuper du reste. Forcément, tout ce petit monde ne va pas tarder à se retrouver dans la même galère et j'ai plus que hâte de voir ce que cela va donner. Je pense que beaucoup risque de ne pas s'en sortir indemne. 

Ce cinquième épisode est donc génial. Il ne répond toujours pas vraiment à mes questions sur le groupe d'humain dans les griffes de Twirl mais il annonce du bien lourd pour la suite. Une suite que je vais même lire assez rapidement (ça me changera des plus de six mois entre ce cinquième épisode et son prédécesseur). Je sais parfaitement que Stéphane Desienne va réussir à me surprendre encore une fois et j'ai vraiment envie de voir comment. Surtout vu comment vient de se dérouler ce cinquième épisode !

          Ferenusia, Les Outrepasseurs tome 4, Cindy Van Wilder        
L'annonce de Ferenusia sur twitter il y a déjà quelques temps m'avait plus qu'émoustillait. Il faut dire que les Outrepasseurs, la série dont il est quatrième tome et spin-off, m'avait fait forte impression en 2015 (déjà ?). J'avais hâte de le lire.

Ferenusia, Les Outrepasseurs tome 4, Cindy Van Wilder

Editeur : Gulf Stream
Collection : /
Année de parution : 2017
Nombre de pages : 382

A lire si :
- Vous voulez le fin mot de l'histoire des Outrepasseurs
 Vous ne voulez pas de fés à la Disney
- Vous voulez de l'action

A ne pas lire si : 
- Vous voulez des gros monstres
 - Vous voulez de la fée gentille
- Vous n'avez pas lu la trilogie d'origine.

Présentation de l'éditeur : 

" Qui étaient ces êtres, si semblables et pourtant si différents des hommes ? On ne pouvait pas nier leur peau grise, qui se détachait délicatement de la structure de fer à laquelle ils s'accrochaient avec toute l'aisance d'alpinistes chevronnés. Soudain, la caméra bascula sur le buste de la statue de la Liberté. En lettre majuscules, vert sombre, s'étalait le mot : "FERENUSIA" " 
Privé de la magie presque disparue, l'empire des Outrepasseurs se disloque de toutes parts. Seul survivants dans cette débâcle, les Ferreux, des fés réduits à l'esclavage, s'échappent de leurs prisons. Soutenus par Ferenusia, un réseau clandestin, ils n'ont qu'un seul objectif : obtenir les mêmes droits que les humains, dans un monde qui ignore tout de leur existence. Mais leurs anciens maîtres sont prêts à tout pour protéger leurs secrets, quitte à éliminer le moindre témoin de leurs forfaits passés...

Mon avis

Ferenusia est un tome à part des Outrepasseurs. S'il est présenté comme un quatrième tome et une fin définitive de la série, il en est aussi un spin-off. Pas tout à fait hors série donc, mais pas non plus totalement dedans. Du coup, je préfére avertir dès le début, sans avoir lu la dite-série, il vaut mieux ne pas le lire sous peine de ne pas tout comprendre, voire même de se sentir totalement perdu dans l'histoire et avec les personnages. Pourquoi ? Parce qu'il commence quelques semaines après la fin du Libérateur et que l'autrice a décidé que nous avons déjà lu la trilogie et donc qu'il n'est pas totalement nécessaire de nous rappeler qui est qui. Une décision que j'apprécie puisque nous plongeons ainsi dans le vif du sujet mais que d'autres peuvent peut-être voir comme un inconvénient. 

Mais passons à l'histoire. Celle des Ferreux. Car ce tome se concentre sur ce peuple que nous avons pu découvrir dans les tomes précédents. Un peuple de fés qui bien que touché par la disparition de la magie continue de vivre, ou plutôt de survivre. Libérés des Outrepasseurs, les voilà qui plongent dans le monde des humains, un monde qu'ils ne connaissent pas et qui ne les connait pas. Passés du statut d'esclave à celui de Ferreuses et Ferreux libres n'a rien de simple. Encore moins lorsque les Outrepasseurs restant, bien que privés de la malédiction, décident de les poursuivre pour les faire taire, et cela de manière définitive. 

Cindy Van Wilder nous entraîne donc à la suite des Ferreuses et des Ferreux dans leur quête de liberté. Pour cela, elle a choisit de nous faire suivre Red Wing et Smokey, que nous connaissions déjà mais aussi Kalinda, Elween et Owen, qui eux se trouvent en Australie. Des personnages vraiment intéressants et surtout assez différents les uns des autres pour en apprendre plus sur leur peuple. J'ai d'ailleurs beaucoup apprécié les passages australiens, la quête de liberté de ces personnes qui ne comprennent pas ce qu'il se passe. Une opposition assez forte avec Red Wing et les londoniens qui eux ont déjà vu le monde et sont un peu plus apte, grâce Ã  Smokey, a le comprendre. 

Ce qu'il y a de fortement intéressant Ã  prendre les Ferreux comme héros, c'est de pouvoir voir tout ce que peut offrir ce peuple en terme de tolérance mais aussi la manière dont leur nouvelle liberté peut-être vu. Les voilà avec un statut de réfugiés et avec tout ce que cela implique. Si vous avez en tête ce qu'il se passe avec les réfugiés syriens, vous n'êtes finalement pas très loin. Heureusement, l'autrice leur offre une fin qui semble bien plus sympathique que pour les syriens et que personnellement, j'aimerais voir pour ces gens. Même si l'intégration ne se fait pas dans la douceur, après tout les Outrepasseurs essayent toujours de les faire disparaître, les gens "normaux" ont peur de ces êtres différents, elle se fait. Et cela grâce Ã  des personnes qui croient en la différence, en la diversité. C'est un beau message que transmet Cindy Van Wilder dans ce roman.

Et ce n'est pas le seul. L'un des personnage, S., est genderfluid. Je ne sais pas très doué en explication mais en gros, c'est un personnage qui ne se sent ni homme ni femme mais de genre neutre. J'ai apprécié que l'autrice utilise la langue neutre (pronom iel par exemple, conjugaison des adjectif au pluriels pour ne pas mégenrer le personnage). Ce genre de personnage est encore rare et il est appréciable d'en trouver, surtout uns comme S., qui doit faire face à ce qu'iel est mais aussi aux regards des autres et au sien. D'ailleurs, la communauté LGBT+ est plutôt bien représenté avec des personnages bi et homosexuels. Ce qui est encore mieux, c'est que les personnages ne sont pas des représentations stéréotypés de la communauté et que leur orientation sexuelle et leur genre ne fait pas tout le personnage. Ainsi, je ne définis pas S que comme genderfluid, mais comme la personne qui remonte le réseau Ferenusia, qui a une dent contre les Outrepasseurs et une envie immense que tout le monde puisse être libre et égaux. Cindy Van Wilder approfondit plus les relations entre personnages, qu'elles soient amicales ou non, que les relations amoureuses (même si nous en trouvons une dans le lot).

Qu'ajouter de plus pour finir cet avis ? Je suis contente de voir que je n'avais pas "fabulé" une certaine relation qui vient tout en douceur au cours du Libérateur et de ce tome. J'ai encore une fois beaucoup apprécié l'écriture de Cindy Van Wilder, toujours aussi poétique et en même temps percutant. Ce dernier tome est riche, en personnage, en représentativité et en action. J'ai apprécié retrouvé d'anciens compagnons, d'en redécouvrir certains et de découvrir d'autres membres des Ferreux. Au final, le roman aura été un nouveau coup de coeur, comme les autres tomes de la série.

Et je finirais réellement sur un petit avis sur la nouvelle qui accompagne parfaitement le roman, Tsimoka, paru dans l'anthologie Fées et Automates des Imaginales 2016. Une nouvelle qui permet de mettre en lumière une partie du texte du roman, puisqu'elle raconte un événement important de l'histoire des Ferreux. Je les beaucoup apprécié même si elle manque d'un petit quelque chose en plus. Disons que je l'aurais peut-être moins apprécié si je l'avais lu avant Ferenusia.

          Quelques pas de plus, Agnès Marot        
J'avais beaucoup aimé I.R.L., sortie l'année dernière, et les thèmes qu'abordaient Agnès Marot à l'intérieur. Alors, j'avais très envie de lire ce Quelques pas de plus, surtout que son thème principal n'est que rarement traité que ce soit dans le Youg-Adult ou même en générale.

Quelques pas de plus, Agnès Marot

Editeur : Scrineo
Collection : Ados
Année de parution : 2017
nombre de pages : 329

A lire si :
- Vous voulez des personnages avec des handicaps invisibles
- Vous voulez de la représentation
- Vous voulez un chouette road-trip

A ne pas lire si :
- Vous voulez une histoire ultra compliquée.

Présentation de l'éditeur :

Sora vient d'apprendre qu'elle doit passer le reste de sa vie à béquilles. Son quotidien se résumera désormais aux cours au lycée et aux séances de kiné. Elle pourrait s'y faire si Kay, la grande soeur qui l'a quasiment élevée, tenait le coup ; mais cette dernière, qui a toujours été la plus forte des deux, est en pleine descente aux enfers. Alors Sora décide de prendre les choses en main et d'enfiler la cape de ces superhéros qu'elle aime tant. Objectif : changer sa vie. Son meilleur atout : l'héritage navajo laissé par sa mère. Un ancien pouvoir de guérison qui pourrait les sauver, elle et sa soeur.
Le problème, c'est qu'elles ne sont pas les seules à le chercher… et que leur rival est prêt à les suivre au bout du onde pour parvenir à ses fins.

Mon avis

Comme je le disais, j'avais très envie de lire ce Quelques pas de plus, surtout en sachant qu'il traitera de handicap, plus particulièrement de handicap invisible. C'est un sujet qui est peu voire même pas du tout abordé, du moins dans les livres qui "cartonnent". On le retrouve plus souvent dans des livres plus confidentiels. Or, le sujet mérite amplement d'être traité et quoi de mieux que les ados et jeunes adultes comme cible première ? Il fait parti de la représentation dans la littérature, chose qui les touche peut-être plus que les adultes et qui surtout leur permettra dans une certaine mesure de mettre des mots sur certaines choses.

Quelques pas de plus, c'est donc l'histoire de Sora et de sa soeur Kay. Sora, adolescente d'apparence normale mais qui va devoir vivre avec des béquilles et une cheville en vrac pendant toute sa vie. Un handicap que ne ressemble pas à un handicap, quelque chose que personne ne voit et qui d'ailleurs ne semble pas vraiment être reconnu comme tel par beaucoup de monde. Un handicap avec lequel elle doit apprendre à vivre. Mais alors qu'il semble qu'elle commence petit à petit à "se faire" à la situation, sa sœur ne souffrait pas d'un mal étrange, de crise d'angoisse, et de ce qui semble être un syndrome post-traumatique. Alors, pour la sauver, elle l’amène dans un road-trip en territoire navajo, là où se trouve leur racine, là où elle pourra redevenir elle-même.

Si parfois l'histoire tombe dans le trop simple, trop évident, elle n'en reste pas moins très agréable à lire. Agnès Marot a un style des plus agréables, fluides et ses personnages sont bien foutues. On suit sans le moindre problème Sora et Kay dans leur road-trip ainsi que durant les jours le précédant. Je dois dire que les paysages du grand Canyon et de ses environs donnent envie d'y aller. Les descriptions de l'autrice sont alléchantes à souhait (et je suppose proche de la réalité et surtout de ce qu'elle a pu ressentir en les visitant avec ses béquilles)(oui parce que le handicap de Sora est aussi celui de sa créatrice, mais on va y revenir).

Mais comme je le disais, j'ai surtout apprécié les thèmes du livre. A commencer par le handicap invisible. D'abord celui de Sora. Ici, l'autrice savait de quoi elle parlait, elle en souffre elle-même. Et cela se ressent. Parce que ce que dit Sora là-dessus est réel. Parce que la bonne femme du bus qu'on a tous envie d'égorger existe vraiment. Parce que les situations ne sont pas de l'invention pure et dure. Oui, Sora est handicapée, même si ça peut passer pour une simple entorse. Or elle va vivre avec, subir la douleur, subir les humiliations. Et elle ne va pas se laisser aller. Elle est capable d'être qui elle veut être, de réussir à faire à peu près tout ce qu'elle veut, même sur une jambe. La force de la jeune femme est communicative tant elle prend cela de manière positive la plupart du temps. Il y a aussi celui de Kay. Kay souffre d'un syndrome post-traumatique (nous en découvrirons la cause vers le milieu du roman). Si elle parait normale, si tout le monde voit en elle la jeune femme ordinaire, ce n'est absolument pas le cas. Or c'est aussi un handicap. Mais là où sa sœur se bat pour vivre avec la douleur, Kay finit petit à petit par sombrer, incapable de surmonter ses crises. Elle qui jusque là semblait la plus forte des deux va devoir compter sur sa petite sœur pour s'en sortir.

On retrouve ensuite en filigrane et avec l'origine des deux demoiselles, les thèmes du métissage, des différences de culture et de la suprématie blanche. Elles sont moitié française, moitié navajo. Métisses, elles semblent n'avoir de place nulle part dans les deux cultures. Trop foncé d'un côté, trop blanche de l'autre. Si elles se sentent opprimées, pas à leur place en France, elles se comportent de la même manière que les blancs arrivées en territoire navajos. Au final, sans réellement se penser supérieure, loin de là même, elles en arrivent tout de même à donner cette impression aux amérindiens. Ce genre de situation est assez fréquente dans la vie réelle et il est bon de rappeler aux gens que cultures différentes ne veut pas dire infériorité à une autre. Et c'est plutôt bien fait par ici.

Au final, voilà un livre qui mêle fantastique, légende amérindienne, handicap invisible et différence de culture de manière presque parfaite. On ne tombe pas du tout dans la surenchère, dans le pathos et c'est fort agréable. Pour ne rien gacher, le roman est rempli de référence pop-culture, super héros, série télévisée (charmed est peut-être un peu daté pour le coup, il me semble), roman et j'en passe. Pas tout à fait un coup de coeur mais presque. En tout cas, une bonne grosse mention spéciale pour son thème principal.

          Les Chevaliers de Mars, Le Château des Etoiles, tome 3, Alex Alice        
Hier, en allant sur un autre site de travail, je suis passée devant la librairie. Et il était en vitrine, bien voyant. Hier, en rentrant chez moi, je me suis arrêtée à la librairie, et j'en ai aussi profiter pour me prendre le dernier tome des Outrepasseurs. Hier, à peine rentrée à la maison, j'ai dévoré la bande dessinée (mais pourquoi est-elle si courte ?). Bref, hier, j'ai retrouvé Séraphin, Sophie et Hans pour une nouvelle aventure.

Les Chevaliers de Mars, Le Château des Etoiles, tome 3, Alex Alice

Editeur : Rue de Sèvres
Collection : /
Année de parution : 2017
Nombre de pages : 60

A lire si :
- Vous avez aimé le tome 1
- Vous aimez le steampunk et Jules Verne
- Vous voulez de beaux dessins accompagnent une bonne histoire

A ne pas lire si :
- Vous ne voulez pas de jeunes héros

Présentation de l'éditeur : 

1870. En plein dix-neuvième siècle, le sort de la Terre se joue sur Mars ! Dans cette suite de la série à succès Le Château des étoiles , récompensée par de nombreux prix, Séraphin et ses amis sont de retour sur Terre. Après avoir révélé au monde le secret du voyage spatial, ils ont trouvé refuge dans un manoir breton. Mais leur engin volant est désormais l'objet de toutes les convoitises ! Alors que le père de Séraphin est en voyage à Londres, le manoir est cerné par des brumes lourdes de menaces... Spectres, ou espions prêts à tout pour mettre la main sur le précieux engin ? Nouvelles machines, complots internationaux, têtes couronnées, expéditions au-delà de l'espace... La course à l'éther est lancée, et la paix sur Terre est désormais entre les mains de Séraphin et des Chevalier de Mars !

Mon avis

La Conquête de l'espace, premier tome de cette série , m'avait particulièrement plus, le second tout autant. Autant dire que j'avais plus que hâte de lire la suite. Alors forcément, cette couverture rouge m'a attirée. Moi qui m'étais promis de ne pas aller toutes les semaines à la librairie...  Bref, je suis faible, je le sais, et ça ne me dérange pas tant que ça. Mais que vaut-il ce nouveau tome à la belle couverture rouge ?

On retrouve Séraphin, Sophie et Hans en bretagne, quelques temps après leur retour de la Lune. Ils ont donné les plans du moteur à Ether au monde, voit le début de la conquête de l'Ether par les nations sans pouvoir rien y faire. Pendant ce temps, les scientifiques essaient de réguler tout cela, de ne pas faire de cette conquête une nouvelle guerre. Mais alors que le professeur Dulac est à Londres, il se fait enlever par les Prussiens. Prussiens qui comptent bien conquérir Mars. Une planète qui attire aussi les jeunes gens, puisque d'après les calculs de Sophie, Ludwig de Bavière doit s'y trouver.

Mais bien entendu, rien ne se passe comme prévu. Les Prussiens veulent l'éthérine ramenée de la Lune et attaque la cachette de nos héros. Débarque alors l'impératrice Sissi qui va leur permettre de s'envoler une nouvelle fois vers l'Ether, et plus précisement vers Mars avec deux missions, retrouver le père de Séraphin et le roi Ludwig.

L'histoire nous entraîne rapidement sur cette seconde partie de la conquête de l'Ether. Et il faut bien dire qu'elle est passionnante, mais vraiment. Entre une Sophie qui semble être en manque d'Ether, un Séraphin qui doute de plus en plus, un Hans toujours égal à lui-même (ce personnage mérite pourtant plus que de sembler être le bout en train du groupe), on découvre rapidement l'importance qu'à pris leur voyage dans leur vie. En plus de cela, l'Ether est devenue la chose à conquérir, que se soit scientifiquement parlant ou politiquement parlant. Tous les enjeux d'une telle découverte sont présentés, même si de manière parfois un peu simpliste (ok, il n'y a que 60 pages dans ce tome, c'est aussi un peu normal).

Et puis, comme toujours, les planches sont juste magnifiques. J'aime vraiment tout ce travail à l'aquarelle où l'on voit tout de même un peu le dessin préparatif. J'aime les nuances de couleurs dans les ciels terriens ou non d'Alex Alice. Je trouve que cela donne tout le charme de la bande dessinée. Non mais vraiment, les paysages quoi et les ciels. C'est juste beau quoi. Et ça va si bien avec cette ambiance steampunk. 

Au final, vous l'aurez compris, j'ai juste beaucoup beaucoup aimé ce troisième tome. Et je veux le quatrième maintenant (je veux beaucoup de chose maintenant en même temps, heureusement que la réalité est tout autre par rapport à mes envies, sinon, vingt quatre ne me suffiraient pas). 

          The Shadow of Death, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 6, Cécile Duquenne        
Je prends de plus en plus mon temps pour lire les épisodes des Foulards Rouges. Parce que c'est bientôt la fin et que je ne veux pas que ça finisse. Bon, sachant que je ne peux rien faire à cette fin à part la lire, et bien je fais durer.

The Shadow of Death, Les Foulards Rouges, saison 3 épisode 6, Cécile Duquenne

Editeur : Bragelonne
Collection : Snark
Année de parution : 2017
Format : epub

A lire si : 
- Vous avez lu et aimé la première et la seconde saisons
- Vous voulez une série qui mélange les genres avec bonheur

A ne pas lire si :
-... (toujours pas trouvé pourquoi il ne faudrait pas les lires, les Foulards Rouges)
- Par contre, si vous n'avez pas lu les deux premières saisons, autant éviter (tout comme de lire mes avis d'ailleurs)

Présentation de l'éditeur :

Retrouvez Lara et Renaud dans la dernière saison des Foulards rouges !

Mon avis

Nous voilà presque à la fin de cette saison trois et de la série tout court. Je ne veux pas que cela se finisse. Je suis prête à faire un caprice si cela servait. Bon, je sais que ça ne sert à rien, alors je ne le ferais pas. Pis j'aime pas quand ma fille en fait, alors je vais pas commencer moi (quoique...). Cet avant dernier épisode est tout simplement très éprouvant pour les nerfs de tout le monde, personnage, lecteur et même surement autrice elle-même. Autant le dire, l'étau se referme et nous voilà dans la dernière ligne droite, celle qui marquera la fin, d'un côté comme de l'autre. Une fin qui ne me semble pas si simple que cela, et qui d'après moi annonce encore quelques surprises, voire même des larmes. 

A présent, passons à la partie à spoiler de cet avis, comme à chaque fois.

/!\ SPOILER (en gros et en rouge, comme ça, vous êtes prévenus !)

Le dernier cliffhanger (cette machine inventé par les Enfers), me faisait presque dire qu'il y avait encore de l'espoir dans cette aventure. C'était sans compter sur l'autrice, qui n'a jamais épargné les personnages et les lecteurs de ces histoires. Numéro Trois s'est barrée de l'Hacienda, Lara, Nikki, Claudia, Fraan et Marine se ruent à sa poursuite, suivant des traces bien trop évidentes. Toi aussi, lecteur, tu sais ce que cela veut dire. Un piège. L'ennemie n'est pas encore morte, elle a même quelques tours dans sa manche.

La première partie est bourrée d'action, la seconde aussi et Lara est au centre de tout cela. C'est étrange d'avoir un épisode entier presque entièrement portée par la jeune femme, surtout quand on a l'habitude de les voir divisés entre elle et Renaud. Bon, de temps en temps, Claudia ou Nikki prennent les rênes de la narration, mais ça tourne toujours autours de Lara. Faut dire que Renaud est en fâcheuse posture, très fâcheuse même, dans les mains de Numéro Trois. Une nouvelle fois. Je dois avouer que le voir comme ça me serre le cœur. Pour moi, Renaud, c'est le pilier, celui qui est toujours là. En fait, le voir comme ça renverse un peu cette vision et j'apprécie finalement cela. En fait, j'apprécie quand les schémas sont bousculés et que c'est bien fait, comme ici. Cécile Duquenne ne le fait pas souffrir pour rien. Ben non, sa souffrance alimente un peu plus Lara, la pousse à faire des choses qu'elle n'aurait pas forcément fait. La pousse aussi à prendre la place qui semble lui revenir de droit. 

Lara est l'héroïne de la série. C'est elle qui la porte depuis le début. Mais elle ne le fait jamais seule, elle a besoin d'une impulsion, de quelque chose qui la fait agir et surtout qui semble la faire grandir un peu plus. Ici, c'est le sort de Renaud en premier, celui de ses amis, de sa famille, et puis des Bagnards. Elle ne fait pas tout cela par pur altruisme, elle le fait pour sauver ce qu'elle aime. C'est quelque chose que j'aime beaucoup en elle. Elle n'a rien d'une super héroïne et agis de manière très humaine. Comme dans cet épisode finalement où elle agit sous le coup de la colère, de la haine mais aussi de l'amour pour ses proches. C'est ainsi que du coup, elle se retrouve à pourchasser Numéro Trois pour enfin lui mettre une balle dans la tête et arrêter le calvaire qu'elle endure depuis son apparition dans sa vie. Et je dois dire que cette partie-là est assez éprouvante vu que Lara tombe un peu dans la folie meurtrière qu'elle m'avait semblé avoir à peu prés réussi à éloigner d'elle jusque là. J'ai parfois eu l'impression qu'elle devenait une sorte de Numéro Trois face à moi et non la Lara que je connaissais jusque là. C'est assez étrange comme impression surtout quand on connait un peu le plan de la dite Numéro Trois. J'avoue que là, j'attends avec impatience l'épisode suivant pour voir où tout cela va finir par mener Lara (je les sens les larmes aussi qui vont surement couler à la fin). Surtout après ce p***ain de cliffhanger (là, Cécile, tu as fait fort, purée, c'est quand la suite déjà ?).

Pour finir, j'ai hâte de lire la suite. Même si c'est la fin de la série. Je veux connaitre le sort de certains personnages (Marine Carax est-elle toujours vivante ? Renaud ? sans parler des autres). Vivement la fin du mois !

          Rosa Candida, Audur Ava Olafsdottir        
Voilà un petit moment que je n'ai pas lu de livre des éditions Zulma. Je n'avais plus que deux livres d'eux dans ma PAL, le choix c'est porté sur ce Rosa Candida assez intriguant. Et puis, ça faisait longtemps que je n'avais pas lu d'auteur islandais (le dernier, c'était Magnason avec LoveStar, chez Zulma aussi d'ailleurs).

Rosa Candida, Audur Ava Olafsdottir

Editeur : Zulma
Collection : Poche Z-A
Année de parution : 2010
Titre en VO :  Afleggjarinn
Année de parution en VO : 2007
Nombre de pages : 319

A lire si :
- Vous aimez les romans contemplatifs
- Vous aimez les quêtes existentielles

A ne pas lire si :
- Vous voulez de l'action
- Vous n'aimez pas quand c'est lent.

Présentation de l'éditeur : 

Le jeune Arnljótur va quitter la maison, son frère jumeau autiste, son vieux père octogénaire, et les paysages crépusculaires de laves couvertes de lichens. Sa mère a eu un accident de voiture. Mourante dans le tas de ferraille, elle a trouvé la force de téléphoner aux siens et de donner quelques tranquilles recommandations à son fils qui aura écouté sans s'en rendre compte les dernières paroles d'une mère adorée. Un lien les unissait : le jardin et la serre où elle cultivait une variété rare de Rosa candida à huit pétales. C'est là qu'Arnljótur aura aimé Anna, une amie d'un ami, un petit bout de nuit, et l'aura mise innocemment enceinte. En route pour une ancienne roseraie du continent, avec dans ses bagages deux ou trois boutures de Rosa candida, Arnljótur part sans le savoir à la rencontre d'Anna et de sa petite fille, là-bas, dans un autre éden, oublié du monde et gardé par un moine cinéphile.

Mon avis

Je ne me souviens plus de pourquoi ce livre est arrivé dans ma PAL. Peut-être pour sa quatrième de couverture, ou parce que ma libraire l'avait apprécié. Il a dormi un moment sur mes étagères avant que je ne le prenne. Et j'ai mis un petit moment à entrer dedans.

Il faut dire que le livre commence fort lentement. Des scènes de vies, des retours en arrière, de quoi comprendre un peu Arnljótur, le narrateur. Rapidement, le voilà quittant le cocon familial pour aller remettre en état l'une des plus fameuses roseraie du monde. Il quitte donc son père, son frère jumeaux, mais aussi sa fille et la mère de celle-ci. Son voyage va l'amener à reconsidérer une bonne partie de sa vie. Alors, oui, dis comme ça, cela ne donne pas forcément ultra envie, je vous l'accorde. Du moins, ça ressemble un peu à tous les autres romans du genre. Nous allons retrouver les questionnements de presque tout le monde sur la vie, la mort, l'amour, sa place dans le monde... A vrai dire, effectivement, ce roman ressemble assez à la plupart des romans de son genre. Le départ pour une nouvelle vie de son narrateur est un prétexte, tout comme les Rosa Candida qu'il trimbale avec lui, héritage de sa mère décédée le jour de la naissance de sa fille. Complètement paumé, il espère se trouver enfin, à vingt deux ans (jeune homme, saches donc que tu te chercheras toute ta vie). 

Nous voilà donc embarqué avec lui dans une première partie style road-trip assez décevante dans le fait qu'il ne se passe pas grand chose et qu'on le découvre tout de même ultra passif. Il se laisse porter par le courant, par les gens qu'il croise. Une fois son road-trip fini, le voilà qui arrive enfin dans le village où se trouve la roseraie. Et re-belotte, il se laisse porter par le courant. Heureusement, les quelques autre personnages qu'il rencontre sont un tout peu plus intéressant. J'ai beaucoup apprécié le frère Thomas, cinéaste accompli qui trouve les réponses plus facilement dans ses films que dans la bible. Ou encore Anna, que nous découvrirons dans le dernier tiers, mère de l'enfant, qui finalement ne sait plus vraiment où elle en est. Ce sont eux qui portent Arnljótur le long du livre, eux et Flora Sol, sa fille. Parce qu'il faut bien dire que la passivité de notre narrateur est omniprésente même dans son domaine favori, la botanique (où il suit les vieilles illustrations de la roseraie pour lui rendre son charme d'antan). 

Et pourtant, chose étrange vu que je n'apprécie pas des masses ce genre de personnage, j'ai aimé le livre. Parce qu'il est contemplatif, parce qu'il fait du bien aussi, il ne prend pas la tête, se pose quelques questions intelligentes (mais n'y répond pas toujours), offre une belle histoire entre un père et sa fille pas forcément voulue. A vrai dire, ça fait parfois du  bien de lire quelque chose de si ordinaire, de si semblable à ce que certains d'entre nous peuvent vivre (surtout après pas mal de temps à lire de la SFFF ou de la blanche plus violente).

Au final, Rosa Candida est un livre qui me laisse une impression étrange. Sa lenteur aurait du me déplaire et pourtant, il me semble que cela a été l'inverse. J'avoue avoir été plus enthousiaste à partir du milieu, dernier tiers du roman, au moment où Anna rejoint notre narrateur qui semble du coup à peine un peu moins passif ( à moins que cela ne soit la présence de l'enfant ?). Bref, à lire pour passer un bon moment.

          L'Héritage des Rois-Passeurs, Manon Fargetton        
J'ai failli oublié de mettre mon avis sur ce roman ici. Trop de chose à faire en ce moment, et voilà que j'oublie une chose qui me semble à moi importante. Surtout que le roman est fort bon.

L'Héritage des Rois-Passeurs, Manon Fargetton

éditeur : Bragelonne
Collection : /
Année de parution : 2015
Format : AWZ

A lire si :
- Vous voulez de la fantasy en One-shot
- Vous aimez les héroïnes fortes
- Vous aimez les intrigues complexes

A ne pas lire si :
- Vous aimez quand ça prend son temps

Présentation de l'éditeur : 

La dernière héritière d'une lignée royale doit fuir notre monde et retourner dans celui de ses ancêtres pour échapper aux hommes qui veulent l'éliminer. Là-bas, une princesse rebelle rentre chez elle pour prendre ce qui lui est dû : le trône d'Ombre. Voici l'histoire de deux femmes, de deux mondes imbriqués, de deux retours simultanés qui bouleverseront une fois de plus le destin tortueux du royaume d'Ombre. Coïncidence, ou rencontre orchestrée de longue date ?

Mon avis

Je ne connaissais pas Manon Fargetton lorsque j'ai pris ce roman durant l'une des opé Bragelonne (la dernière il me semble, je ne sais plus). Juste en avais-je entendu parlé et encore. Mais la couverture est juste magnifique et la quatrième intrigante. Il ne m'en fallait pas plus pour découvrir le roman. En plus, chose appréciable, c'est un one-shot, ce qu'on trouve assez rarement au final en fantasy. Pas de série à rallonge, juste un roman et pourquoi pas ensuite des livres dans le même univers (c'est bien le cas ici, puisque Les illusions de Sav-Loar sont dans le même univers).

Le roman commence par une chasse au dragon bien fantasy. On découvre directement Ravenn l'une des héroïnes ainsi que la belle écriture de Manon Fargetton. Et puis, d'un coup, on passe dans notre monde, à notre époque avec Enora. Sur le coup, n'ayant pas relu la quatrième, je me suis demandée ce qu'il se passait. Mais tout cela est des plus normal en fait. Et je dois bien dire que même si l'idée de la jeune fille qui atterrit dans un monde fantasy n'a rien de bien original, elle est parfaitement menée tout au long du roman par l'autrice. Mais je n'en dirais pas plus pour ne pas spoiler.

J'ai aimé tant de chose dans ce livre que je ne sais par quoi commencer. L'écriture de Manon Fargetton est plaisante à lire. Les descriptions nous entraînent directement dans l'univers d'Ombre sans être ultra longue ou complexe, les scènes de batailles et d'actions sont fluides et les dialogues tout autant et ne tombe pas là comme un cheveux sur la soupe. J'aime quand tout est fluide comme ça, qu'on ne perd pas de temps avec des descriptions à rallonge (même si j'adore Tolkien, le maître en la matière). Et si l'écriture de l'autrice est fort agréable, elle met en avant les caractères des personnages, des personnages qui sont vraiment tous intéressants.

On commence avec les deux héroïnes, Ravenn et Enora. Ravenn est donc la princesse d'Ombre. Une princesse qui n'a pas hésité à partir en exil pendant sept ans et à revenir prendre son trône. J'ai adoré Ravenn, mais vraiment. Femme forte, fière, elle n'hésite pas le moins du monde à reprendre sa place même si pour cela, elle doit faire la guerre à son propre père et aux magiciens du Clos. Elle semble tellement sûre d'elle. Et, chose assez rare pour le noter, Ravenn est homosexuelle. Et cela est amenée de belle manière, sans fioriture et surtout sans bon gros cliché. A côté d'elle, on trouve Enora, descendante des Rois-Passeurs, qui a vu sa famille massacrée le jour de ses vingts ans. C'est un aussi un personnage fort, que la vengeance motive. Si elle m'a un tout petit peu moins plut que Ravenn, elle n'en reste pas moins intéressante. Au final, je trouve juste un peu dommage que Ravenn prenne un peu plus de place qu'elle dans l'histoire. Autour d'elles, des hommes surtout, mais qui ne leur volent pas la vedette. On y trouve Charly et Julian, deux frères qui vont venir au secour d'Enora et vont se retrouver embarquer en Ombre et dans les intrigues de Ravenn. Les deux frères sont en opposition niveau caractère mais complémentaires. IL y a aussi Hank, personnage des plus mystèrieux dont je ne parlerais pas plus ou encore Enoc'h, magicien qui va retourner sa veste et Luernios, prêtre d'un Dieu oublié. Côté ennemi, c'est pas mal non plus et surtout, ils ne semblent pas être juste là pour mettre des bâtons dans les roues de tout le monde. Leurs intrigues politiques ajoutent un vrai plus à l'histoire.

D'ailleurs, l'histoire, je n'en ai pas beaucoup parlé. Comme je le disais, elle part de quelque chose de pas forcément ultra original pour arriver à de la très bonne fantasy mêlant tout ce que je peux aimer dedans (en vrac, politique, complot et dragon). L’enchaînement est juste parfait et même si à un moment, j'ai quand même douté du plot de départ durant le déroulement du roman, je dois bien avouer que c'était plutôt pas mal vu au final. 

Pour conclure, j'ai donc beaucoup mais alors beaucoup aimé ce roman de fantasy, que se soit par son univers, ses personnages ou l'écriture de son autrice. Je pense que je me prendrais bientôt les Illusions de Sav-Loar, vu que j'ai adoré l'univers d'Ombre. En tout cas, je le conseille vivement à ceux qui veulent un bon one-shot fantasy.




          Daniel Boone        

Daniel Boone

BOONE, Daniel, pioneer, born in Berks County, Pennsylvania, 22 October, 1734 (For more on Daniel Boone's birthplace please visit his Homestead); died in Missouri, 26 Sept., 1820. Among the immigrants that landed, 10 Oct., 1717, at Philadelphia was George Boone, of Exeter, England, who came with his wife and eleven children, bought land near Bristol, Bucks County, Pennsylvania, and joined the society of Friends. His son, Squire Boone, married Sarah Morgan, and Daniel was their son. Squire Boone, who was a farmer, moved, about 1748, to Holman's Ford, on the Yadkin, in North Carolina.

Daniel's education was very limited; he could read and write, but beyond that all he knew related to the fields, the woods, the net, the rifle, and hunting. He was a hunter born, and loved the solitude of the forest. Strong, brave, lithe, inured to hardship and privation, he traced his steps through the pathless forest, sought out the hiding places of panther, bear, and wolf, and was the match of any Indian in the sagacity with which he detected the footsteps of the red man. About 1755 he married Rebecca Bryan and set up his own log cabin, but, displeased with the encroachments of civilization on his solitude, and incited by the glowing accounts brought by John Finley, who had penetrated into the unknown regions of Kentucky, formed a company of six kindred spirits, and, bidding adieu to his family and the comforts of home, on 1 May, 1769, set out on his perilous journey of exploration.

America's Four Republics: The More or Less United States
By: Stanley Yavneh Klos
Edited: Naomi Yavneh Klos, Ph.D.

  • First United American Republic: United Colonies of North America: 13 British Colonies United in Congress was founded by 12 colonies on September 5th, 1774 (Georgia joined in 1775)  and governed through a British Colonial Continental Congress.  Peyton Randolph and George Washington served, respectively, as the Republic's first President and Commander-in-Chief;
  • Second United American Republic: The United States of America: 13 Independent States United in Congress was founded by 12 states on July 2nd, 1776 (New York abstained until July 8th), and governed through the United States Continental CongressJohn Hancock and George Washington served, respectively, as the Republic's first President and Commander-in-Chief; 
  • Third United American Republic: The United States of America: A Perpetual Union was founded by 13 States on March 1st, 1781, with the enactment of the first U.S. Constitution, the Articles of Confederation, and governed through the United States in Congress Assembled.  Samuel Huntington and George Washington served, respectively, as the Republic's first President and Commander-in-Chief; 
  • Fourth United American Republic: The United States of America: We the People  was formed by 11 states on March 4th, 1789 (North Carolina and Rhode Island joined in November 1789 and May 1790, respectively), with the enactment of the U.S. Constitution of 1787. The fourth and current United States Republic governs through  the U.S. House of Representatives and Senate in Congress Assembled, the U.S. President and Commander-in-Chief, and the U.S. Supreme Court.  George Washington served as the Republic's first President and Commander-in-Chief.

After numerous adventures with the Indians, having become intimately acquainted with the character of the country, established an enviable reputation for sagacity and integrity on important frontier service assigned to him by Lord Dunmore in the campaign against the Indians, usually called "Lord Dunmore's War," and constructed a strong fort on the left bank of Kentucky river, which he named "Boonesborough," he determined to bring his wife and family to the new home. Some of his neighbors joined him, and he conducted the party, numbering upward of thirty, safely to "Boonesborough" without having encountered any other difficulties than such as are common to this passage. 



 Daniel Boone founded Boonesborough while he worked for Richard Henderson of the Transylvania Company.


On one occasion Boone, with an armed party of thirty men, had gone for a supply of salt to a place called "Salt Licks," nearly 100 miles north of Boonesborough, and was captured, with twenty-seven of his men, by a band of more than 100 Indian warriors led by two Frenchmen. 



They carried them first to Old Chillicothe, on the Miami, and then to Detroit, where they surrendered for a ransom all their prisoners except Boone; him they took back to Old Chillicothe, where the great Blackfish, a renowned Shawanese chief, adopted him into his family under an imposing but painful ceremonial; all his hair, except a tuft three or four inches in diameter on the crown of the head, was plucked out; that tuft was allowed to grow to the length of the "warlock," dressed with feathers and ribbons; an ablution in the river was supposed to cleanse him from the taint of white blood; a coat of paint on his face, and a solemn charge from Blackfish, completed the rite. 

After a prolonged and anxious residence among them, during which he was kindly treated, he discovered their intention of marching upon Boonesborough, and resolved, at the peril of certain death in the event of recapture, to attempt his escape and save his family and friends. Chased by 450 Indians, he performed that daring feat in the forty-third year of his age, and thus simply records it: "On the 16th [of June], before sunrise, I departed in the most secret manner, and arrived at Boonesborough on the 20th, after a journey of 160 miles, during which I had but one meal." 




At the fort he learned that his wife and children, despairing of ever seeing him again, had returned, and safely reached her father's home in North Carolina. The Indians assailed the fort, but were repelled with loss, and retreated. Boone then, in the autumn of 1778, rejoined his family on the Yadkin, and returned with them to Kentucky in 1780. 

The country, though well settled, was still unsafe, and, soon after his return, Boone and his brother, Squire, were surprised by Indians; Squire was killed and scalped, and Daniel had a narrow escape. A sanguinary engagement, called the "Battle of the Blue Licks," took place in 1782, in which Boone's two sons fought at his side. One of them was killed, and the other severely wounded. Boone was full of expedients, and on one occasion extricated himself from four armed Indians by blinding them with tobacco dust. Kentucky was admitted into the union, 4 Feb., 1791, and in the survey of the state the title to Boone's land was disputed. The case was decided against him, and, stung to the quick by the wrong, he had again to seek a new home, which he established at Point Pleasant, between the Ohio and the Great Kanawha; but in 1795 he removed to Missouri, then a Spanish possession, and received not only the appointment of commandant of the Femme Osage district, but a grant of 8,000 acres. The Spanish possessions passed into the hands of Napoleon, who sold them to the United States, and, in the survey that followed, the Spanish grant of Boone's lands was pronounced invalid. An appeal to the legislature of Kentucky, and another to congress, resulted in a grant by the latter of 850 acres. Boone was then seventy-five years of age, hale and strong. The charm of the hunter's life clung to him to the last, and in his eighty-second year he went on a hunting excursion to the mouth of Kansas river. He had made his own coffin and kept it under his bed, and after his death they laid him in it to rest by the side of his wife, who had passed away seven years before. 

On 13 Sept., 1845, their remains were removed to the cemetery near Frankfort, Kentucky, a few miles from the fort of Boonesborough, by the concurrent action of the citizens of Frankfort and the legislature of Kentucky. 


Cemetery in Frankfort, Kentucky where Daniel and Rebecca Bryan Boone were re-interred


His son, Enoch, born in Boonesborough, Kentucky, in 1777 ; d. 8 March, 1862, was the first white male child born in Kentucky. Daniel Boone's wife, with her daughters, went to live with her husband in his palisaded fort in June, 1776, and while there gave birth to this son; but after Boone's capture, on 7 Feb., 1778, his family returned to North Carolina. -- Edited Appleton's American Biography Copyright© 2001 by Stan Klos TM




An American biographical and historical dictionary Containing an account of the lives, characters, and writings of the most eminent persons in North America from its first settlement, and a summary of the history of the several colonies and of the United States. By: W. Hyde, 1832.


BOONE, Daniel, colonel, one of the first settlers of Kentucky, was born about 1730. While he was young, his parents, who came from Bridgeworth,England removed from Pennsylvania or Virginia to the Yadkin river in North Carolina. 






He was early addicted to hunting in the woods; in the militia he attained to the rank of colonel. In 1769, in consequence of the representation of John Finley, who had penetrated into the wilderness of Kentucky, he was induced to accompany him in a journey to that country. He had four other companions, John Stuart, Joseph Holden, James Money, and William Cool, with whom he set out May 1. On the 7th of June they arrived at the Red river, a branch of the Kentucky; and here from the top of a hill they had a view of the fertile plain's, of which they were in pursuit. They encamped and remained in this place till Dec. 22, when Boone and Stuart were captured by the Indians near Kentucky river. In about a week they made their escape; but on returning to their camp, they found it plundered and deserted by their companions, who had gone back to Carolina.




Stuart was soon killed by the Indians; but Boone being joined by his brother, they remained and prosecuted the business of hunting during the winter, without further molestation. His brother going home for supplies in May 1770, he remained alone in the deep solitude of the western wilderness until his return with ammunition & horses July 27th. During this period this wild man of the woods, though greeted every night with the howlings of wolves, was delighted in his excursions with the survey of the beauties of the country and found greater pleasure in the solitude of wild nature, than he could have found amid the hum of the most elegant city. With his brother he traversed the country to Cumberland river. It was not until March 1771, that he returned to his family, resolved to conduct them to the paradise, which he had explored.


Students and Teachers of US History this is a video of Stanley and Christopher Klos presenting America's Four United Republics Curriculum at the University of Pennsylvania's Wharton School. The December 2015 video was an impromptu capture by a member of the audience of Penn students, professors and guests that numbered about 200. - Click Here for more information



Having sold his farm, he set out with his own and 5 other families, Sept. 25,1773, and was joined in Powell's valley by 40 men. After passing over two mountains, called Powell's and Walden's, through which, as they ranged from the north east to the south west, passes were found, and approaching the Cumberland, the rear of the company was attacked by the Indians on the 10th of October, when six men were killed, among whom was the eldest son of colonel Boone. One man was also wounded, and the cattle were scattered. This disaster induced them to retreat about 40 miles to the settlement on Clinch River, where he remained with his family, until June 6,1774, when, at the request of gov. Dunmore, he conducted a number of surveyors to the falls of Ohio. On this tour of 800 miles he was absent two months. After this he was entrusted by the governor, during the campaign against the Shawanese, with the command of three forts. 



Early in 1775, at the request of a company in North Carolina, he attended a treaty with the Cherokee Indians at Wataga in order to make of them the purchase of lands on the south side of the Tennessee river. After performing this service, he was employed to mark out a road from the settlements on the Holston to the Kentucky river. While thus employed, at the distance of about 15 miles from what is now Boonesborough, the party was attacked March 20, and 23, 1775 by the Indians, who killed four and wounded five. Another man was killed in April. On the first day of this month at a salt lick, on the southern bank of the Kentucky,in what is now Boonesborough a few miles from Lexington, he began to erect a fort, consisting of a block house & several cabins, enclosed with palisades. On the 14th of June he returned to his family in order to remove them to the tort.. His wife and daughters were the first white women, who stood on the banks of the Kentucky river. Dec. 24th one man was killed and another wounded. July 14, 1776, when all the settlements were attacked, two of Colonel Calway's daughters and one of his own were taken prisoners; Boone pursued with 18 men and in two days overtook the Indians, killed two of them, and recovered the captives.






The Indians made repeated attacks upon Boonesborough; Nov. 15,1777 with 100 men, and July 4 with 200 men. On both sides several were killed and wounded; but the enemy were repulsed; as they were also July 19 from Logan's fort of 15 men, which was besieged by 200. The arrival of 25 men from Carolina and in August of 100 from Virginia gave a new aspect to affairs, and taught the savages the superiority of "the long knives," as they called the Virginians. Jan. 1, 1778 he went with 30 men to the blue licks on the Licking river to make salt for the garrison. Feb. 7, being alone, he was captured by a party of 102 Indians and 2 Frenchmen; he capitulated for his men, and they were all carried to Chillicothe on the Little Miami, whence he and 10 men were conducted to Detroit, where he arrived March 30. The governor, Hamilton, treated him with much humanity, and offered 1001, for his redemption. But the savages refused the offer from affection to their captive. Being carried back to Chillicothe in April, he was adopted as a son in an Indian family. He assumed the appearance of cheerfulness ; but his thoughts were on his wife and children. Aware of the envy of the Indians, he was careful not to exhibit his skill in shooting. In June he went to the salt springs on the Sciota. On his return to Chillicothe he ascertained, that 450 warriors were preparing to proceed against Boonesborough. He escaped June 16, and arrived at the fort June 20th, having travelled 160 miles in 4 days, with but one meal. His wife had returned to her father's. Great efforts were made to repair the fort in order to meet the expected attack. On August 1st, he went out with 19 men to surprise Point Creek town on the Sciota; meeting 30 Indians, he put them to flight and captured their baggage. At last, Aug. 8, the Indian army of 444 men, led by captain Dugnesne and 11 other Frenchmen, and their own chiefs, with British colors flying, summoned the fort to surrender. 



The next day Boone, having a garrison of only 50 men, announced his resolution to defend the fort, while a man was alive. They then proposed that 9 men should be sent out 60 yards from the fort to enter into a treaty; and when the articles were agreed upon and signed, they said it was customary on such occasions, as a token of sincere friendship, for two Indians to shake every white man by the hand. Accordingly two Indians approached each of the nine white men, and grappled with the intent of making him a prisoner; but the object being perceived, the men broke away and re-entered the fort.



An attempt was now made to undermine it; but a counter trench defeated that purpose. Atlast on the 20th the enemy raised the siege, having lost 37 men. Of Boone's men two were killed and four wounded. "We picked, up," said he, "125 pounds of bullets, besides what stuck in the logs of our fort, which certainly is a great proof of their industry." In 1779, when Boone was absent, revisiting his family in Carolina, Colonel Bowman with 160 men fought the Shawanese Indians at old Chillicothe. 



In his retreat the Indians pursued him for 30 miles, when in another engagement col. Harrod suggested the successful project of mounting a number of horses and breaking the Indian line. Of the Kentuckians 9 were killed. June 22nd,1780, about 600 Indians and Canadians under col. Bird attacked Riddle's and Martin's stations and the forks of Licking river with 6 pieces of artillery, and carried away all as captives. Gen. Clarke, commanding at the falls of Ohio, marched with his regiment and troops against Reccaway, the principal Shawanese town on a branch of the Miami, and burned the town, with the loss of 17 on each side. 


About this time Boone returned to Kentucky with his family. In Oct. 1780, soon after he was settled again at Boonesborough, he went with his brother to the Blue Licks, and as they were returning the latter was slain by a party of Indians, and he was pursued by them by the aid of a dog. By shooting him Boone escaped. The severity of the ensuing winter was attended with great distress, the enemy having destroyed most of the corn. The people subsisted chiefly on buffalo's flesh. In May 1732 the Indians having killed a man at Ashton's station, captain A. pursued with 25 men, but in an attack upon' the enemy he was killed with 12 of his men. Aug. 10 two boys were carried off from major Hay's station. Capt. Holden pursued with 17 men; but he also was defeated, with the loss of four men. In a field near Lexington an Indian shot a man and running to scalp him, was him- self shot from the fort and fell dead upon his victim. On the 15th Aug. 500 Indians attacked Briant's station, five miles from Lexington,and destroyed all the cattle; but they were repulsed on the third day, having about 30 killed, while of the garrison 4 were killed and 3 wounded. Boone, with cols. Todd and Trigg and major Harland, collected 176 men and pursued on the 18th.



They overtook the enemy the next day a mile beyond the Blue Licks, about 40 miles from Lexington, at a remarkable bend of a branch of Licking river. A battle ensued, the enemy having a line formed across from one bend to the other, but the Kentuckians were defeated with the great loss of 60 killed, among whom were cols. Todd and Trigg, and Major Harland, and Boone's second son. Many were the widows made in Lexington on that fatal day. The Indians having 4 more killed, 4 of the prisoners were given up to the young warriors to be put to death in the most barbarous manner. 

General Clarke, accompanied by Boone, immediately marched into the Indian country and desolated it, burning old Chillicothe, Peccaway, New Chillicothe, Willis town, and Chillicothe. With the loss of four men he took seven prisoners and five scalps, or killed five Indians. In October the Indians attacked Crab orchard. One of the Indians having entered a house, in which were a woman and a negro, and being thrown to the ground by the negro, the woman cut off his head. From this period to the peace with Great Britain the Indians did no harm. "Two darling sons and a brother," said Boone, "have I lost by savage hands, which have also taken from me 40 valuable horses and abundance of cattle. Many dark and sleepless nights have I spent, separated from the cheerful society of men, scorched by the summer's sun and pinched by the winter's cold, an instrument ordained to settle the wilderness."

From this period he resided in Kentucky and Virginia till 1798, when in consequence of an imperfect legal title to the lands, which he had settled, he found himself dispossessed of his property. In his indignation he fled from the delightful region, which he had explored, when a wilderness, and which now had a population of half a million. With his rifle he crossed the Ohio and plunged into the immense country of the Missouri In 1799 he settled on the Femme Osage river with numerous followers. In 1800 he discovered the Boone's Lick country, now a fine settlement: in the same year he visited the head waters of the Grand Osage river and spent the winter upon the head waters of the Arkansas. At the age of 80, in company with a white man and a black man, laid under strict injunctions to carry him back to his family, dead or alive, he made a hunting trip to the head waters of the Great Osage, and was successful in trapping beaver and other game.




In January 1812 he addressed a memorial to the legislature of Ky. stating that he owned not an acre of land in the region, which he first settled; that in 1794 he passed over into the Spanish province of Louisiana, under an assurance from the governor, who resided at St. Louis, that land should be given him; that accordingly 10 thousand acres were given him on the Missouri and he became Syndic or chief of the district of St. Charles; but that on the acquisition of Louisiana by the United States his claims were rejected by the commissioners of land, because he did not actually reside; and that thus at the age of 80 he was a wanderer, having no spot of his own, whereon to lay his bones.

The legislature instructed their delegates to congress to solicit a confirmation of this grant. He retained, it is believed, 2,000 In his old age he pursued his active course of life, trapping bears and hunting with his rifle. Though a magistrate and sometimes a member of the legislature of Virginia, and much engaged in agriculture; yet he preferred the solitude of the wilderness to the honors of civil office and the society of men.


He died at the house of his son, Major A. Boone, at Charette, Montgomery Company, September 26th, 1820, aged nearly 90 years. His wife died in the same place. He left sons and daughters in Missouri. In consequence of his death the legislature of Missouri voted to wear a badge of mourning for 20 days. A brother died in Mississippi Oct. 1808, aged 81. 

Col. Boone was of common stature, of amiable disposition, and honorable integrity. In his last years he might have been seen by the traveler at the door of his house, with his rifle on his knee and his faithful dog at his side, lamenting the departed vigor of his limbs, and meditating on the scenes of his past life.

Whether he also meditated on the approaching scenes of eternity and his dim eyes ever kindled up with the glorious hopes of the christian is not mentioned in the accounts of him, which have been examined. But of all objects an irreligious old man, dead as to worldly joy and dead as to celestial hope, is the most pitiable. An account of his adventures, drawn up by himself, was published in Filson's supplement to Imlay's Description of the Western Territory, 1793.— Niles Register, March 13, 1813.

Capitals of the United States and Colonies of America

Philadelphia
Sept. 5, 1774 to Oct. 24, 1774
Philadelphia
May 10, 1775 to Dec. 12, 1776
Baltimore
Dec. 20, 1776 to Feb. 27, 1777
Philadelphia
March 4, 1777 to Sept. 18, 1777
Lancaster
September 27, 1777
York
Sept. 30, 1777 to June 27, 1778
Philadelphia
July 2, 1778 to June 21, 1783
Princeton
June 30, 1783 to Nov. 4, 1783
Annapolis
Nov. 26, 1783 to Aug. 19, 1784
Trenton
Nov. 1, 1784 to Dec. 24, 1784
New York City
Jan. 11, 1785 to Nov. 13, 1788
New York City
Nov. 1788 to March 3,1789
New York City
March 3,1789 to August 12, 1790

Nilzete Santana Fotografias

No ano em que completou 20 anos, o Trofeu Dodô & Osmar resgatou os melhores momentos do carnaval de Salvador nas últimas duas décadas, proporcionando aos artistas e convidados uma verdadeira viagem no tempo. A cerimônia de entrega dos troféus foi comandada por ninguém menos que a diva Ivete Sangalo e o ator Luis Miranda, no Teatro Castro Alves, em Salvador.

Na categoria de Melhor Bloco Infantil, Carla Perez comemorou a décima vitória do seu bloco Algodão Doce.

Nilzete Santana Fotografias
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          Trabalhos em Geral        


Galeria Mix de alguns dos trabalhos fotografados por mim. Entre eles :.



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"Que eu não perca o romantismo, mesmo eu sabendo que as rosas não falam.

Que eu não perca a luz e o brilho no olhar, mesmo sabendo que muitas coisas que verei no mundo, escurecerão meus olhos...

Que eu não perca o meu forte abraço, mesmo sabendo que um dia meus braços estarão fracos...

Que eu não perca a beleza e a alegria de ver, mesmo sabendo que muitas lágrimas brotarão dos meus olhos e escorrerão por minha alma...

Que eu não perca a vontade de ser grande, mesmo sabendo que o mundo é pequeno...

E, acima de tudo, que eu jamais me esqueça que um pequeno grão de alegria e esperança dentro de cada um é capaz de mudar e transformar qualquer coisa..."


Francisco Cândido Xavier

          Cravo e Canela | Scheila Carvalho        


Desde 1985 no mercado, a Cravo & Canela Confeitaria é uma empresa familiar que tem como compromisso fazer com que seus clientes estejam sempre satisfeitos, dando-lhes atendimento personalizado.
Composta por uma equipe especializada em confeitaria,comandada pela cake design Nadjane Andrade Azevedo,que durante quatro anos exerceu o cargo de presidente da Associação dos Profissionais de Culinária da Bahia.
Participante de Congressos e Cursos Nacionais e Internacionais na área da confeitaria fina, instrutora de arte culinária desde 1988, realizando trabalhos junto a empresas
nacionais e multinacionais por todo o estado da Bahia.

A Confeitaria Cravo e Canela foram os responsáveis pelos doces personalizados que embelezaram o chá de fraldas da apresentadora Scheila Carvalho, no último dia 05 de Maio no Buffet Planeta Aventura, em Salvador










          EU lawmaker condemns Amarnath terror attack        

Brussels: European Parliament`s Chairman of the Delegation for Relations with India Geoffrey Van Orden on Friday condemned the July 10 terror attack on Amarnath pilgrims and called on Pakistan to cooperate with India in bringing the perpetrators to justice.

"This is a most atrocious crime which follows a series of terrorist attacks and other provocations designed to destabilise the political situation in Jammu & Kashmir," he said in a press release.

"We stand resolutely with India in her fight against terrorism and hope that those responsible will rapidly be brought to justice. We call upon the government of Pakistan to cooperate in this and to enhance its efforts to suppress terrorists and extremists and develop peaceful relations with India," said Van Orden who is a British Member of the European Parliament.

Seven pilgrims were killed and 19 injured in the attack.

Section: 
Yes
News Source: 
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No

          2016-11-04 18:00:00 - 2016-11-06 18:00:00 / Streetfood-Festival im Europa-Center        
Von Indien bis Österreich, von Deutschland bis Kuba - ab dem 4. November 2016 um 18 Uhr können die Gäste des Berlin Streetfood-Festivals im Europa-Center einmal um die Welt speisen! Fünfzehn verschiedene heimische und exotische Food-Stände und -Trucks halten hier getreu ...

          Smoky Narcissus         
Narkiss

Wild narcissus (N. tazetta) and paperweights (N. 'Chinese Sacred Lily') are growing in my soon-to-be garden and in the mountainous wilderness that is its backyard. The wild one smells a thousand times better, in my humble opinion.... Especially, I've been haunted by its fragrance at night time, mingled with smoke from all the wood stoves used for heating in the village... Smells like a very fancy, smoky-floral beeswax candle burning. Not that this description does it any justice. I wish I could capture it in a perfume. Narkiss has some of the qualities (herbaceous, waxy-animalic) but as always, nature beats us all perfumers to a pulp. Other perfumes along these lines that I recall are Tom Ford's Velvet Gardenia and Shanghai Lily (I must remember to scout a sample size of that soon). Caron's famous Narcisse Noir also belongs to this territory, albeit it's much more aldehyde-heavy and it also has gasoline-like top-notes. Another scent it reminds me is of some of the Feu de Bois candle by Dyptique.

Those surprising moments when you discover a new yet familiar scent in the natural surroundings, truly are the best.
          2015-05-19 18:30:00 - 2015-05-19 22:00:00 / City Talk in der Praxis Am Kantdreieck        
Wir freuen uns, Sie und Ihre Begleitung zu unserem nächsten City Talk in die neu eröffnete oralchirurgische Praxis Am Kantdreieck einzuladen. Die Implantat-Spezialisten Dr. Kai-Uwe Bochdam und Dr. Patrick Faust fühlen ihren Patienten seit kurzem auch im „Haus mit dem Segel auf ...

          #107: Neugierig bleiben und sich doch fokussieren        

Die Welt ist einfach unglaublich spannend! Wir alle haben ganz viele Interessen und es gibt unglaublich viel zu entdecken.

Dabei ist es nicht einfach, sich trotzdem zu fokussieren, nämlich auf die wichtigen Dinge und die Dinge, die dich und dein Business voran bringen.

Hier interviewe ich jemanden, der diesen Spagat bestens kennt. Er hat ihn für sich aber auch gut eingeübt, so dass er die Vorteile beider Welten hat – nämlich eben den Neugier und des Fokus.

Freu dich auf ein Gespräch mit Maik Pfingsten.

Die Shownotes findest du unter https://ivanblatter.com/interview-maik-pfingsten/


          #100: Alles Große und Entscheidende im Leben ist ein Wagnis        

Heute geht die Folge 100 meines Podcast “on air”! Grund genug für ein paar Veränderungen.

Am 15. Januar 2013 ging die erste Folge live. Seither gab’s mich (und viele Interview-Gäste) regelmäßig zu hören.

Ein Meilenstein ist immer eine gute Gelegenheit zu überlegen, wie es weitergehen soll.

Genau das habe ich auch für meinen Podcast gemacht. Hier das Ergebnis:

  1. Der Podcast erscheint weiterhin wöchentlich.
  2. Der Podcast wird wieder eigenständig. Habe ich in den letzten 35 Folgen einfach einen Blogartikel “vorgelesen”, gibt es jetzt wieder eigene Inhalte nur für den Podcast.

Jeden Monat erscheinen also 4 neue Folgen:

  • Ein Interview: Einmal pro Monat gibt es ein Interview mit einer inspirierenden Person. Nicht nur rund um Zeitmanagement, sondern mein Ziel ist, faszinierende Menschen zu Wort kommen zu lassen, die auch etwas zu sagen haben. Ich möchte sie aus ihrem Alltag und von ihrem Business erzählen lassen.
  • Zwei “normale” Folgen: Ich erzähle dir etwas rund um Zeitmanagement. Ich werde dabei vermehrt aus dem Alltag eines Produktivitätstrainers berichten und was man daraus für Lehren ziehen kann.
  • Ein Gespräch mit meinem Co-Gastgeber: Das hier ist neu und großartig: Einmal pro Monat begrüsse ich nämlich einen Co-Gastgeber in meinem Podcast. Ich werde mich mit ihm über ein Thema rund um Zeitmanagement unterhalten. Kein Interview, sondern ein Gespräch zwischen zwei Solopreneuren, die was zu sagen haben – hoffentlich. :-)

Dieser Co-Gastgeber ist aber nicht irgendwer. Sondern ich konnte meinen Freund Bernd Geropp dafür gewinnen. Ich freue mich wahnsinnig darauf und wir sind beide gespannt, wie sich das entwickeln wird.

Damit du Bernd Geropp kennenlernen kannst, habe ich ihn für diese heutige Folge zum Interview eingeladen. Viel Spaß damit!


          #046: So reduzieren Sie die Komplexität in der digitalen Welt        
So reduzieren Sie die Komplexität in der digitalen Welt

© Depositphotos.com / alphaspirit

Die digitale Welt ist großartig: Wir haben hier Möglichkeiten, die es früher einfach so noch nicht gab.

Gleichzeitig erhöhen sie auch die Komplexität in unserem Leben.

Der Ausweg? Wir müssen uns entscheiden. Nicht ganz einfach, aber absolut notwendig.

Hier sind ein paar Anregungen, wie Sie die Komplexität in der digitalen Welt verringern können.

So reduzieren Sie die Komplexität in der digitalen Welt

Heute gibt’s weder Links noch eine Zusammenfassung der Punkte. Weshalb? Ganz einfach: In der heutigen Folge will ich Sie inspirieren, ein paar Dinge neu zu denken. Es gibt viele Beispiele, aber keine Checkliste, sondern Inspiration pur.

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          #017: Schnell lernen wie Tim Ferriss: DiSSS und CaFE        

Timothy Ferriss ist einer der großen und bekannten Namen im Bereich der Persönlichkeitsentwicklung. Wie sich das für die Großen gehört, ist er nicht unumstritten.

Macht nichts, man kann trotzdem sehr viel von ihm lernen. Zum Beispiel wie man lernt.

### Von Tim Ferriss lernen: DiSSS und CaFE

Im Podcast erkläre ich die beiden Prinzipien DiSSS und CaFE. Hier die Kurzversion davon:

- D wie Deconstruction (Dekonstruktion): Was sind die Einzelteilchen? Woraus besteht etwas genau?

- S wie Selection (Selektion/Auswahl): Welche 20% der Einzelteilchen ergeben 80% der Wirkung oder des Resultates?

- S wie Sequencing (Sequenz/Reihenfolge): In welcher Reihenfolge lernt man die Einzelteile? In welcher Reihenfolge setzt man alles am besten zusammen oder um?

- S wie Stakes (wörtlich: Pfahl/Einsatz): Welches sind die Spitzen, die ich setzen muss, wenn ich nicht dabei bleibe, und die mir weh tun?

Das "i" in DiSSS braucht es nur, damit man das Akronym aussprechen kann.

Das zweite Prinzip ist CaFE. Auch hier braucht es das "a" nur, damit man das Akronym aussprechen kann:

- C wie Compression (Kompression): Wie kann ich die wichtigsten 20% von oben auf eine DIN A4-Seite zusammenfassen?

- F wie Frequency (Häufigkeit): Wie häufig muss ich üben? Was ist die minimal effektive Dosi)?

- E wie Encoding (Verankern): Wie kann ich das neue Material mit bisherigem verknüpfen?

 

Mit diesen beiden Prinzipien können Sie alles, was Sie neu lernen wollen, auseinander nehmen und optimal für das Lernen vorbereiten.

Das gilt natürlich auch für alle Methoden und Prinzipien des Zeitmanagements. Man muss DiSSS und CaFE natürlich etwas einüben, hat aber damit ein mächtiges Instrument in der Hand.

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Die Seite zu dieser Podcast-Folge mit weiteren Links:

http://www.blatternet.de/017


          Uma jinguba = um amendoim (no português africano, jinguba é amendoim)        
Uma leitora pergunta-nos o que seria uma ginguba, palavra que leu em uma receita. A palavra encontrada deve, provavelmente, ter sido escrita errada, em lugar de jinguba, com j: em português africano – especificamente em Angola e em São Tomé e Príncipe – jinguba (substantivo feminino) é um sinônimo de amendoim. A palavra jinguba (que admite também a variante jiguba) provém do quimbundo (kimbundu), […]
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          Registre seu celular ao entrar no Uruguai        
Recentemente fiz uma viagem para Punta del Este e, como sempre, contei com um simcard pré-pago do país com um bom plano de dados 3g para me manter conectado.
Chegando no aeroporto, enquanto minha esposa pa$$seava no free-shop, reparei num aviso da alfândega uruguaia que dizia que caso o viajante pretendesse usar seu aparelho celular com algum simcard do país era obrigatório o registro do mesmo.
O processo é simples, basta levar o aparelho celular no guiche da alfândega uruguaia que fica jundo das máquinas de raio-x antes de sair do local de retirada de bagagem. Lá um funcionário preencherá um formulário com os dados do aparelho e pedirá sua assinatura.
Leva aproximadamente 24 horas para que o celular esteja liberado para funcionar com qualquer simcard uruguaio.
Em Punta del Este acabei comprando um simcard da Ancel e ativando um plano de dados de 1GB válidos por 5 dias por U$148, aproximadamente R$15,00. Só para comparar, a internet wifi do hotel custava US$10 por hora...
          Apontador.com no Ovi Maps        
Não sei se alguém percebeu mas na última versão do Ovi Maps para os smartphones Nokia N97 aparece uma opção "Mais" e nela aparecem POIs do Apontador.com.
Pelo menos na minha cidade, apareceram sugestões nas categorias "Alimentação", "Bares e vida noturna" e "Compras", classificadas pela distância do local onde o usuário se encontra.
          Guia Vá de Metrô        

Navegando por aí descobri um site que apesar de não ter sido criado para ser visualizado em celulares pode ser importante para quem anda muito pela cidade de São Paulo.
O Guia Vá de Metrô (http://www.vademetro.com.br/) lista os principais estabelecimentos comerciais e de serviços situados próximos às estações de metrô da cidade. As informações são registradas pelos próprios usuários do site e, portanto, devem ser avaliadas com cuidado para não cair em roubadas.
Como mencionei, o site não foi feito para visualização nos celulares. Entretanto, o Opera Mini consegue abrir o site sem problemas, o que possibilita seu uso "na rua" na hora do aperto.
          Nova versão do Google Maps para S60 e Windows Mobile        
O Google acabou de disponibilizar hoje para usuários dos smartphones Windows Mobile e Symbian S60v3 e S60v5 a versão 4.1 do Google Maps.
A maior novidade é o recurso de busca de endereços por voz. Ou seja, o usuário fala o que deseja procurar e o programa, através do sistema de reconhecimento de voz nos servidores do Google, oferece os resultados.
Acabei de baixar o programa mas não fiz nenhum teste ainda deste recurso. Mas já adianto que a busca por voz no Google Apps no meu Nokia N97 só funcionava "falando em inglês"...
Para baixá-lo, acesse http://www.google.com/gmm.
          Vono no N97 - "receita de bolo"        
Já postei no blog um passo a passo para habilitar o VOIP nos smartphones Symbian^1 (N97). Agora consegui um tempo e vou postar as configurações específicas do Vono, provedor VOIP da GVT.

Estou partindo do princípio que já foram executados os passos necessários para habilitar o VOIP no N97, conforme explicitado num post anterior, bem como o usuário tenha se cadastrado no provedor de VOIP.

1. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configuraçs. SIP -> Opções -> Novo perfil SIP -> Usar perfil padrão.

2.Coloque os seguintes campos:
Nome do perfil: Vono
Perfil de serviço: IETF
Destino padrão: normalmente Internet, mas pode colocar o ponto de acesso de seu interesse
Nome público do usuário: sip:@vono.net.br
Usar compressão: não
Registro: Quando preciso
Usar segurança: Não

Servidor proxy: normalmente não é necessário configurar

Servidor de registro:
Endereço servidor regist.: sip:vono.net.br
Domínio: vono
Nome do usuário:
Senha:
Tipo de transporte: UDP
Porta: 5060

3. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> Create new service e selecione o perfil SIP criado no passo 2, chamado Vono.

4. Entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> VoIP services -> Vono -> Profile settings e marque as opções 'AWCDMA' e 'UAWMAC' para ON. Com isso será possível usar o Vono através de uma conexão 3G.

5. Caso o usuário queira ficar conectado continuamente é interessante configurar o STUN Server para manter a conexão ativa. Para isso, entre em Configur. -> Conectividade -> Confs.administr. -> Configs. Net -> Advanced VoIP settings -> NAT Firewall Settings -> Domain parameters -> vono.net.br -> STUN Settings e coloque as seguintes informações:

STUN server: stunserver.org
Port: 3478
Username:
Password:
Shared Secret: Off
Start Port: 49152
End Port: 65535

Clique em "back" e preencha as seguintes informações:

TCP NAT bind refresh timer: 1200
UDP NAT bind refresh timer: 28
CRLF refresh: ON
          Ovi Maps 3.03 com navegação gratuita e funcionando no N97!        
Hoje a Nokia anunciou que a navegação por voz no seu programa Ovi Maps passará a ser gratuita. Anteriormente o usuário precisave comprar o pacote de navegação para um período determinado de tempo (1 semana ou 1 mês) para poder ter a orientação por voz.
Esta oferta está disponível apenas para a nova versão 3.03 do Ovi Maps, disponibilizada para download a partir de hoje.
Entretanto, observando a lista de aparelhos compatíveis, notei a falta do N97 clássico, apenas o N97 mini estava listado. De acordo com o site All About Syumbian, o motivo seria a falta de memória livre paar efetuar a instalação do programa, já que ele necessita de pelo menos 20mb no disco C: do aparelho para instalar.
Bem... fazem dois dias eu formatei o meu N97 inteiramente para tentar resolver o bug do travamento na inicialização (e acho que consegui) e assim estava com 26mb livres no meu disco C:. Baixei o instalador e... funcionou direitinho!!!
Ou seja, agora estou com meu N97 com navegação gratuita!!!
Eu já estava acostumado com a nova interface do Ovi Maps pois estava usando a versão beta faz tempo, mas notei as seguintes mudanças:
1. Não é mais possivel acessar suas licenças, já que agora tudo é de graça;
2. Apareceu uma opção "Compartilhamento" que deve ser algo como o Latitude do Google;
3. Finalmente é possível procurar pontos de interesse por categorias, algo que havia sido retirado do beta do Ovi Maps 3.03.
Para baixar o programa, acesse http://www.nokia.com/maps.
Fontes: Rodrigo Toledo, N Possibilidades, All About Symbian.
          Por que as pessoas não acreditam???        
Passei o Ano Novo na praia e como sempre a viagem de ida ou de volta é uma loteria no que tange ao trânsito. Para minimizar os problemas, sempre que vou para o litoral uso muito o Google Maps com a camada de trânsito em São Paulo ativa, o meu site "Vamos a la playa" com as imagens das câmeras das rodovias e agora o "Tempo de Viagem" da Ecovias, que mostra a estimativa do tempo gasto para se chegar aos destinos do litoral.
Mas o que mais me intriga é que mesmo com toda a informação que temos, algumas pessoas insistem em ignorá-las e tomar decisões equivocadas...
Uns parentes nossos passaram o Ano Novo conosco e sairam de São Paulo no dia 30 de dezembro. Na rodovia dos Imigrantes existem vários painéis de informações que mostram o mesmo conteúdo do site da Ecovias, o tempo de viagem estimado, além de orientações mais "diretas" como "Rodovia Anchieta LIVRE".
Pois bem... nossos parentes viram os painéis indicando que o trânsito na rodovia dos Imigrantes estava congestionado, viram o painel um pouco antes da interligação Anchieta-Imigrantes indicando que a primeira estava com trânsito bom e... foram pela Imigrantes e demoraram 2 horas num trecho que normalmente leva 30 minutos...
Ao chegarem, perguntei por que não seguiram as informações que a concessionária estava mostrando. A resposta: não acreditavam que elas eram verdadeiras...
          Lonely Planet Live        
O Alessandro do N Possibilidades curtiu uma praia neste final de ano e de acordo com ele, uma das surpresas foi o conteúdo do Lonely Planet Live, disponivel para celulares Nokia S60 touch (N97, 5800), que possuia várias informações úteis sobre o seu destino.
Veja o post dele aqui.
Já o Rodrigo Toledo comentou que uma das falhas do programa é apenas mostrar as informações do local onde o usuário se encontra, isto é, se ele estiver no Rio de Janeiro não é possível acessar as informações de Salvador.
Para ter estas informações dissociadas da localização atual, a dica é acessar o site móvel do Lonely Planet, que permite tanto a busca local baseada em um CEP específico ou a busca de atrações por cidade.

Basta rolar a tela inicial para a seção "Explore the world" e navegar nos continentes/países ou então digitar o nome da cidade no campo de busca.
Para acessar o site móvel Lonely Planet, acesse http://m.lonelyplanet.com ou use o QRcode abaixo.
qrcode
          Atualização mapas do Ovi Maps        
De acordo como Picolé Parcelado, foi disponibilizado uma atualização dos mapas do Brasil para o Ovi Maps.
Conectei o meu N97 hoje e atualizei a base de mapas, mas não notei nenhuma mudança na minha cidade...
De qualquer forma, sempre é recomendável usar os mapas mais atuais disponíveis.
          Sorvete na testa do ano!!! Nokia fecha o NokiaBR...        
Hoje está correndo na blogosfera a celeuma sobre o fechamento do blog NokiaBR por imposição da Nokia. O José Antônio recebeu uma intimação de um escritório de advocacia sobre o uso indevido da marca "Nokia" (o que realmente eles têm razão) e entre outras ameaças e imposições, resultou no cancelamento imediato do domínio NokiaBR.
O mais estranho é que o blog NokiaBR era tocado por "um fã de carterinha" da marca e seu conteúdo era, em grande parte, positivo para a empresa finlandesa... Mas, como disse a Bia Kunze do Garota sem fio, em vez deles correrem atrás dos "Nokla", foram atrás do José Antônio.
O duro é que estes escritórios de advocacica parecem aqueles cachorrinhos pentelhos que ficam tentando latir o mais alto possível para se fazerem de ferozes e acabam espantando quem não deveriam...
Comigo há alguns anos tive uma experiência semelhante... Sou proprietário de uma pequena rede de varejo que comercializava uma marca de produtos que estava em litígio entre o importador antigo, de quem eu me abastecia, e o novo. Um belo dia apareceu uma "Notificação Extra-Judicial" de um escritório de advocacia representando o novo importador que entre outras ameaças, dizia que seria expedida uma ordem de apreensão de todo o meu estoque adquirido LEGALMENTE do importador antigo...
Na hora liguei para o representante de vendas do novo importador, já que eu era um dos maiores clientes do estado de outras marcas da empresa e me prontifiquei a me desfazer o mais rapidamente possível do estoque que havia adquirido do antigo importador daquela marca, vendendo abaixo do custo e não dando mais ênfase na vitrine.
E também solicitei que todos os representantes daquela empresa, a nova importadora que havia mandado a notificação, nunca mais aparecessem nas minhas lojas, pois não seriam atendidos. Ou seja, um advopgadozinho de m... espantou um dos maiores clientes da empresa...
Até hoje, passados mais de 5 anos, diretores e gerentes desta importadora em todas as feiras tentam de todo custo "abrir o ponto de venda" novamente...
Veja o relato do José Antônio no seu blog Zeletron.
Veja a repercussão na blogosfera...
Garota Sem Fio
Rodrigo Toledo
TekiMobile
BRLinux
FayerWayer
ManéBlog
Picolé Parcelado
RichardMax
ProveIsto
AllGSM
FreeBird
Fico com a sugestão do Rodrigo Tolego, vamos todos criar links para o blog "autorizado pela Nokia" do José Antônio, o Zeletron para que ele possa, em pouco tempo, ficar bem ranqueado nos Googles da vida...

Atualização: veja a resposta da Nokia sobre o assunto.
          Saiba quanto tempo você vai ficar na Anchieta-Imigrantes        
Sempre reclamei que as concessionárias das rodovias falhavam em não oferecer ferramentas para que usuários de internet móvel possam saber as condições do tráfego. Tanto que criei um site com as imagens das câmeras das estradas que levam ao litoral.
Assim, gostaria de mostrar um site criado pela Ecovias que mostra o tempo estimado de viagem entre a capital paulista e os principais destinos do litoral, o Tempo de Viagem.

O uso do mesmo é simples, basta acessar o site com o seu celular e selecionar o ponto de origem da viagem, São Paulo capital ou algumas das principais cidades do litoral. Na tela seguinte, será apresentada uma estimativa do tempo de viagem do trecho escolhido. Simples e sem frescuras!
Para acessá-lo, digite o endereço http://tempodeviagem.ecovias.com.br ou use o QRcode abaixo:
qrcode
          Configurando o PTT (Push-to-talk) nos Nokia S60        
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Atualização em 08/11/2010! Aparentemente o serviço foi desativado!!!


Fazem alguns dias postei sobre o site wippies, que oferece um servidor PTT/PoC (push-to-talk) gratuito para celulares que possuem a capacidade de PTT/PoC compatível com os padrões OMA (Open Mobile Alliance) como os Nokia S60 (N95, E71, N73, entre outros). Abaixo vai um passo a passo para configurar o serviço.

1. Acesse o site http://www.wippies.com e clique em "Join wippies" Caso o site esteja em finlandês, clique na bandeira do Reino Unido para traduzí-lo ao inglês.
2. Preencha as informações requeridas como login, senha, nome, endereço, etc.

3. Feito o cadastro, acesse o site http://my.wippies.com, coloque o login e a senha e será aberta a página acima com dados da sua conta. Clique em "Additional services order".

4. Na próxima página, clique em "Wippies PoC".

5. Na próxima página, marque a opção "Select price option", escolha um login PoC e uma senha, que pode ser a mesma do site wippies, e marque "I want to order this service".
6. Pronto, sua conta de PTT/PoC no wippies está ativa.
Agora é necessário configurar o celular. Para isso, execute o programa "PTT" e clique em "Opções" - "Configurações" - "Configurações conexão".

Na tela de configuração, coloque as seguintes informações:
Domínio: poc.wippies.com
Nome do ponto de acesso:
Endereço do servidor: poc.wippies.com
Nome do usuário: (o nome do usuário PoC criado no passo 5 acima)
Senha do PTT: (a senha PoC criada no passo 5 acima)
Pronto, o celular está configurado e deve se conectar automaticamente ao wippies.
Antes de fazer uma ligação PTT, é necessário cadastrar o endereço PTT do destinatário em uma entrada de Contato.
Crie um novo contato ou edite um existente, clique em "Opções" - "Adicionar detalhe" - "PTT" e digite o endereço PTT sem o "@poc.wippies.com".

Para fazer a chamada PTT, rode o programa PTT, selecione "Opções" - "Contatos", o nome da pessoa que você quer chamar e por fim, "Fazer cham. privativa".
Para falar, mantenha pressionado o botão "Send" (verde) do celular e solte-o para que a outra parte possa falar.
Pelos meus testes, o atraso nas conversas PTT é bem pequeno, mesmo entre operadoras diferentes. O consumo de dados também foi bastante baixo. Isto combinado com um simcard prépago com um bom pacote de dados no exterior pode se transformar numa ótima forma de comunicação.
          CZK - 7,5cm tankový kanon vz.39/44N (úprava kořistní zbraně pro ST-I)        
Autor: Jiří Tintěra

Datum: 10.08.2017 19:32:31



 
Název:
Name:
7,5 cm tankový kanon vz. 39/44 N 7.5 cm tank cannon Mk. 39/44 N
Originální název:
Original Name:
7,5 cm tankový kanon vz. 39/44 N
Výrobce:
Producer:
Rheinmetall-Borsig AG, Düsseldorf /
Období výroby:
Production Period:
DD.MM.1944-DD.MM.1945
Vyrobeno kusů:
Number of Produced:
neuveden (Not specified)
Prototyp vyroben:
Prototype Built:
DD.MM.RRRR ?
Použití:
Use:
ST-I (1)
Technické údaje:
Technical Data:
 
Hmotnost:
Weight:
1350 kg 2976 lb
Ráže:
Calibre:
75 mm 2.95 in
Náboj:
Cartridge:
75 x 495 mm
Délka hlavně:
Barrel Length:
d/48 mm (2) L/48 (2)
Celková délka:
Overall Length:
neuvedena Not specified
Používaná munice:
Ammo Used:
tříštivo-trhavý granát vz. 34
protipancéřový granát vz. 39
protipancéřový granát vz. 40
kumulativní granát vz. 38, verze B
kumulativní granát vz. 38, verze C
Mk-34 High Explosive
Mk-39 Armour Piercing
Mk-40 Armour Piercing
Mk-38 Granate with Shaped Charge, mod. B
Mk-38 Granate with Shaped Charge, mod. C
Výkony:
Performance:
 
Maximální dostřel:
Maximum Range:
~7,7 km ~4.8 mi
Rychlost střelby:
Rate of Fire:
12-15 ran/min 12-15 rpm
Úsťová rychlost:
Muzzle Velocity:
740 - 790 m/s 2428 - 2592 ft/s
Poznámka:
Note:
Kořistní zbraň upravená ve Škodových závodech Plzeň.
(1) 7,5 cm stihač tanků ST-I
(2) Dostupné prameny uvádí dva rozdílné údaje o délce hlavně: 3600 mm a 3375 mm
Prey weapon modified at Skoda Pilsen.
(1) 7.5 cm tank destroyer ST-I
(2) Sources show two different length barrel: 3600 mm or 3375 mm


Zdroje:
Sources:
Výkres VTÚ: Nápisy na dělech, č.v. I-3C1-1-2/1, in VHA Praha, FL: MNO VTV, rok 1947, KL: 167, SL: 13871,
Krátký popis 75mm tanového kanonu vz.39/44N ..., in VHA Praha, FL: MNO-VTVM, rok 1952, KL: 65, SL: 24-1/242.
https://forum.valka.cz/topic/view/179099

          PMO Value Ring        
Conheça o PMO Value Ring, uma ferramenta de benchmarking para criar, avaliar e gerenciar seu PMO. [...]

          Fique sabendo os benefícios dos brinquedos         
Se observarmos crianças se divertindo juntas ou se reparamos nos presentes de aniversário em uma festa infantil, poderemos na maioria das vezes, encontrar brinquedos feitos de metal ou plástico e movidos a pilha, brinquedos que a publicidade direcionada para crianças; que muitas vezes não tem nenhuma condição de avaliar se aquilo que está assistindo é uma montagem, ilustração ou simulação; vendeu para elas nos intervalos de seus desenhos prediletos. Elas acreditam que aquele boneco sairá correndo verdadeiramente, esse desejo gera uma ansiedade tremenda, além é claro de após ganhar o brinquedo uma frustração e desinteresse. Barulhentos e com vários botões, esses brinquedos andam, falam, cantam. A criança apenas observa.Escutamos com frequência adultos dizendo que algo é muito simples para determinada criança pois ela já mexe livremente num I Pad ou possui muitos brinquedos eletrônicos. Esse raciocínio é bastante equivocado e se continuado levará a uma geração de crianças que não desenvolvem os princípios mais interessantes de suas capacidades motoras, cognitivas, sociais e neurológicas. Crianças são simples. O brincar é simples, pois é natural.
Que tal colocar as crianças no comando da brincadeira? Essa é a proposta dos brinquedos selecionados por nós. Crianças tranquilas e desenvolvendo seu potencial intelectual naturalmente. 
Seguem 6 razões para você oferecer um brinquedo da Ninho para seu filhote:

ECOLOGIA
Diferentemente dos metais, dos plásticos, das pilhas e de outros acessórios eletrônicos, a madeira não polui. Assim, ao escolher um brinquedo de madeira, você está presenteando a criança duas vezes: com um belo passatempo e, mais importante, com um planeta menos poluído no futuro.

ECONOMIA
Os brinquedos de madeira existem e resistem há séculos! Pedra e argila e madeira eram materiais usados para fabricar brinquedos desde a pré-história, como revelam achados arqueológicos. Além disso, esses brinquedos encantam crianças de geração a geração. Já imaginou o prazer dos avós ao entregar aos netinhos brinquedos que fizeram parte da sua própria infância? Ao atravessar gerações, os brinquedos de madeira carregam a história da família e preservam muitas memórias.
SEGURANÇA
Eles não são pintados com tintas que podem conter metais pesados, tão perigosos para a saúde do ser humano. Além disso, como a madeira é um material natural e não tóxico. Se acontecer um acidente em que a criança mastigue uma peça de madeira, por exemplo, os riscos serão bem menores do que ao engolir um pedaço de plástico colorido, uma pilha ou outro componente eletrônico.
ESTIMULAM A IMAGINAÇÃO
Com eles, a criança assume o comando e manuseia o brinquedo como quiser. Em vez de apertar botões, ela vai puxar, empurrar, construir prédios, inventar maneiras de brincar. Vai se sentir segura, autônoma, imaginativa e potencialmente aproveitada. A criança da Asas a imaginação e cria suas próprias brincadeiras em vez de assistir um brinquedo fazer tudo sozinho.
APRENDIZADO
Aqui na Ninho temos uma grande variedade de jogos, quebra-cabeças, peças para formar estruturas,  tijolinhos peças para montar caminhões e carrinhos e muitos outros. O aprendizado acontece naturalmente, da forma mais gostosa: A criança se desenvolve brincando.

AUTONOMIA
Com os brinquedos da Ninho, o protagonismo é da crianças. O som de uma criança brincando com brinquedos escolhidos por nós é de risadas e de vozes de verdade. Permitindo um ambiente mais tranquilo e um brincar harmonizado com as tarefas domésticas.

          Workshop de Introdução Alimentar com Fabiolla Duarte do Blog Colher de Paú        








Encontro que visa discutir e refletir sobre de que maneiras é possível uma abordagem humanizada no momento da Introdução de alimentos sólidos para bebês.
Baseado em alguns conceitos abordados pelo pediatra espanhol Carlos Gonzáles, pela terapeuta argentina Laura Gutman, teorias sobre alimentação baseadas na Antroposofia, Macrobiótica, Alimentação Viva e noções básicas de Nutricionismo. Observação humana a partir da Antropologia, Psicologia e Educação, e tudo o mais do que virá a partir do relato biográfico gastronômico dos inscritos.

Quando fazer: em qualquer momento antes, durante ou depois da fase de introdução de alimentos sólidos. Para quem participa antes, é uma ótima oportunidade para se preparar para esse momento, com tempo para digerir novos conceitos. Para quem participa depois da fase de introdução ter começado, é muito útil para auxiliar nos desafios que surgem pelo caminho. Para quem participa muito depois, ainda uma excelente oportunidade para pensar em profundidade sobre alimento, comportamento e vida familiar.

Programa:

* Prontidão - sinais fisiológicos e comportamentais para a introdução de sólidos;

* Relações entre apetite, fome e mundo lúdico;

* Memória – de que forma a Introdução de Alimentos afeta nossa relação com alimentação na vida adulta;

* A comida da paixão – a comida que envolve todos os sentidos para além do apetite;

* Alimentação adulta x Introdução de Alimentos – é possível coerência?

* Comida prazer X comida saúde – onde mora o ponto de equilíbrio?

* Por onde começar - o que pode e o que não pode: dicas sobre os primeiros alimentos a serem oferecidos;

* Abordagem - maneiras eficientes de oferecer alimentos sólidos;

* Amamentação X alimentação de sólidos - desmame ou amamentação prolongada?

* Começar pelo doce ou salgado, suquinho, leite artificial, sal, açúcar, carne, vegetarianismo: sim ou não? – mitos da pediatria;

* Papinhas X pedaços, colher X mãos – dicas de cozimento, vantagens e desvantagens e a importância da experiência sensorial na Introdução de Alimentos;

* “Meu filho não come, e agora?” – reflexões sobre cada caso;

* Horários para cada refeição – como organizar as refeições familiares;

* Organização doméstica – sobre a ansiedade da mãe e as novas tarefas domésticas;

* Volta ao trabalho e Introdução de Alimentos – como conciliar trabalho e Introdução de Alimentos;

* Dicas básicas sobre nutricionismo – combinação de alimentos, cozimento e o prato completo;

* O cereais e leites vegetais – um pouco sobre cada cereal e dicas de como fazer leites vegetais em casa;

* Critérios alimentares – a escolha de uma dieta alimentar familiar e aspectos de cultura e tradição pessoais.

Valor R$197,00 individual ou R$350,00 casal

Exibirei alguns trechos de filmes para inspirar nossa reflexão.

Aqui alguns textos meus sobre Introdução de alimentos.
http://vilamamifera.com/alimentoecomportamento/category/introducao-de-alimentos/

Informações adicionais: costuracoletiva@gmail.com

ou pelo 011 9 8467 2960 ou na loja Ninho 19 32892763
PUBLICAÇÕES

          Histórias curativas para Comportamentos Desafiadores        
                                                   Asas para a imaginação
 
Desde que a loja inaugurou temos diversos encontros de contação de história, sempre focados no aspecto ludico e do potencial das histórias em atingir o imaginario das crianças e trazer assim o ludico mais ludico para suas vidas. Recentemente a professora de meu filho, empenhada em me auxiliar a tornar a chegada de um bebe um momento mais tranquilo, me emprestou um livro da editora Antroposófica que se chama - Histórias Curativas para Comportamentos Desafiadores- da Susan Perrow; foi pura paixão. As histórias segundo Susan possuem com suas metaforas, rimas  e estruturas propriedades terapeuticas, as quais com um minimo de exercicios qualquer mãe pode utilizar.
 
Segue, assim, um trecho em que Susan nos explica o que é uma história terapeutica:
 
"Todas as histórias têm um potencial curativo ou terapeutico. Se uma história faz as pessoas rirem, a risada pode ser curativa. Se faz chorar isso também pode ser curativo. Contos de fadas e folcloricos, com seus temas universais e desfechos, tem possibilidades curativas. Eles podem oferecer esperança e coragem para enfrentar os desafios da vida e ajudar o ouvinte a encontrar caminhos para continuar. Trata-se restaurar o equilibrio"
 
 
Gostou? Eu estou adorando. Já criei a minha história para a chegado do meu bebe! Estamos preparando aqui na Ninho, uma oficina especial de contação de histórias para os pais, a idéia é que os pais sejam capazes de traduzir emoções e situações em metaforas e histórias para as crianças.
 
Elas merecem, hãn? Presente especial de dia das crianças.



           A conexão e o silêncio ou Desconectar para Conectar         

O bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. Você levará, em média, 1 hora para fazer essa receita e o rendimento é de 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Muffin de banana com gotas de chocolate        

Muffin de banana

Que tal aderir muffin de banana com gotas de chocolate na sua dieta. Além disso, a receita vai no liquidificador, não leva farinha e muitos nutrientes saudáveis como banana, aveia e mel.

receita de muffin de bananaMuffin de banana 6 (2)

 

Como fazer muffin de banana

Você quer aprender como fazer muffin de banana. Então confira a nossa receita que é muito fácil de preparar.

Muffin de banana 8


Ingredientes:

  • 2 1/2 de xícara (chá) de aveia
  • 3 bananas
  • 2 ovos
  • 2 iogurte grego 100g cada
  • 3 colheres  (sopa) mel
  • 1 ½ colher de chá fermento químico
  • 1 pacote de gotas de chocolate 80g

Modo de preparo:

  1. Preaqueça o forno elétrico 180ª
  2. Misture todos os ingredientes no liquidificador (menos chocolate em gotas)
  3. Bater até a massa ficar homogênea
  4. Em seguida misture com a colher 70% do chocolate em gotas
  5. Coloque nas forminhas e coloque o restante das gotas de chocolate por cima
  6. Asse por 20 minutos
  7. Retire do forno e espere esfriar

 

Muffin de banana 5Muffin de banana 1 Muffin de banana 2 Muffin de banana 3 Muffin de banana 4


Viu como é fácil de preparar? Essa receita de muffin rende mais ou menos 12 bolinhos.

Você pode gostar:

Salvar

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          Receitas com banana        

Receitas com banana

As receitas de banana é uma opção prática e saborosa para você preparar em casa. Elas levam ingredientes simples, ou seja, baratos e fáceis de comprar e ainda possuem propriedades saudáveis. Embora existam muitas variações, os doces de banana possui um objetivo especial: tirar proveito do maravilhoso sabor dessa fruta tropical tornando ainda mais irresistível. A maioria das receitas de banana é uma ótima opção de lanche ou sobremesa. Acompanhe a seguir o passo a passo de todas as receitas com banana:


Bolo de banana de liquidificador

Receitas com banana: Quer fazer bolo de banana rápido de liquidificador? Então confira a receita:

bolo de banana 11

bolo de banana ingredientes

Como fazer Bolo de Banana

Modo de preparo do Bolo

1. Coloque no liquidificador os ovos, o óleo, o açúcar e, por último, o leite. Bata bem todos os ingredientes, até obter uma mistura homogênea.

2. Acrescente, aos poucos, a farinha de trigo no liquidificador ligado. Por fim, adicione o fermento. Reduza a velocidade do liquidificador e bata apenas para que a massa possa incorporar o fermento.

3. Prepare o caramelo para o seu bolo de banana. Para fazer isso, basta colocar o açúcar para derreter em uma panela e depois juntá-lo com água quente. Deixe a calda engrossar.

4. Unte uma assadeira com margarina e farinha de trigo. É importante que o modelo seja sem furo central.

5. Despeje o caramelo por toda a forma untada, espalhando uniformemente.

6. Corte as bananas em fatias compridas e coloque-as sobre o caramelo.

7. Adicione a massa à assadeira e leve o bolo para assar, em forno médio pré-aquecido, por cerca de 40 minutos.

8. Pronto! Agora é só esperar amornar para desenformar. Quando você virar o bolo de cabeça para baixo, as bananas vão ficar por cima. Salpique canela e corte em pedaços para servir.

Não esqueça: O ideal é desenformar morno e ao tirar do forno virar com um prato para que escorra a calda.

Bolo de Banana Passo a passo

Quer mais dicas para fazer o seu bolo de banana? Assista ao vídeo abaixo e veja uma outra versão do Bolo de Banana:

[embed width="550" height="700"]https://www.youtube.com/watch?v=lJ2eA4s50qg&feature=youtu.be[/embed]


Bolo de banana caramelizado

bolo de banana caramelizado

Aprenda como fazer um bolo de banana caramelizado, umas das receitas com banana que pode ser servida no lanche da tarde para toda a família. Além do modo de preparo ser bem simples e rápido, os ingredientes utilizados nessa receita também são baratos e fáceis de encontrar. Segue o passo a passo!

bolo de banana caramelizado ingredientes

Como fazer bolo de banana

1- Inicie a receita preparando a massa. No recipiente da batedeira, coloque o açúcar, a margarina e as gemas. Misture os ingredientes com uma colher e, em seguida, bata bem.

2- Acrescente o leite à massa e bata por mais alguns minutos.

3- O próximo passo é colocar a farinha de trigo, aos poucos, para não dificultar o trabalho da batedeira.

4- O preparo da massa do bolo não para por aí. Você deve juntar as claras em neve e, por último, o fermento em pó. Bata bem os ingredientes, até obter uma massa homogênea. Reserve.

5- Agora chegou a hora de fazer a calda. Coloque o açúcar e a água em uma panela, depois, leve esses ingredientes ao fogo médio. Mexa até obter uma consistência de caramelo. O ideal é deixar ferver a calda por 10 minutos.

6- Providencie uma assadeira retangular. Unte-a com a calda caramelizada, distribuindo a mistura uniformemente.

7- Corte as bananas no sentido comprido e distribua as fatias sobre a superfície com caramelo da assadeira.

8- Despeje a massa sobre as bananas fatiadas.

9- Leve o bolo para assar em forno médio (180 graus) por 30 minutos.

10- O último passo da receita consiste em desenformar. Enquanto o bolo ainda estiver morno, vire-o sobre um prato e dê leve batidinhas no fundo da assadeira.


 Doce de banana

sobremesa de banana

Doce de banana é uma maravilhosa sobremesa. Mais um para a listinha de receitas com banana. Confira o passo a passo desse delicioso doce.

doce de banana ingredientes

Receita de doce de banana

Modo de Fazer a calda:

  1. Descasca as bananas, corta em rodelas não muito finas.
  2. Caramelize o açúcar em uma panela e coloca a água para fazer a calda.
  3. Coloca as bananas e deixe ferver por pouco tempo.
  4. Deixe em um prato e reserve.

Modo de Fazer creme:

  1. Coloque todos os ingredientes numa panela (com exceção da maisena), mexer sempre até ferver.
  2. Acrescentar a maisena (diluída em um pouco de leite) e continuar mexendo para não criar bolas. Ao ponto de bem cremoso e consistente, desligar.
  3. Despejar sobre as bananas que estão no prato.

Suspiro:

  1. Bater as 3 claras em neve, em seguida 6 colheres (sopa) de açúcar e fazer merengue para suspiro.
  2. Despejar sobre o creme e fazer picos colocando uma colher aleatoriamente e puxando para cima.
  3. Colocar em forno médio somente para dourar os picos do suspiro. (o forno médio é em torno de 140c)

Depois de gelado sirva a sobremesa de banana. Sua família vai adorar. Você tem todas as razões felizes para incorporar banana em sua dieta com receitas de banana. Comer em bolos de banana, Pudim de Banana, smoothies, lanches para o café ou sobremesa.


Sorvete com banana Sautée

sorvete com banana sautée

sorvete com banana sautée ingredientes

Modo de Preparo:

  1. Coloque uma frigideira grande, aqueça a manteiga e doure a banana.
  2. Junte o açúcar, a água, o suco de limão e o cardamomo.
  3. Deixe cozinhar até formar uma calda encorpada.
  4. Sirva quente com sorvete de creme. Sua família vai adorar.

 

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          Sorvete com Banana Sautée        

Quer mais dicas para fazer o seu Sorvete com banana? Assista ao vídeo abaixo e veja uma outra versão do sorvete com Banana:

[embed]http://www.youtube.com/watch?v=I5wnx--NBGw[/embed]

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          Torta de banana fácil        

Receita de torta de banana

A torta de banana é uma opção prática e saborosa para você preparar em casa. A receita fica pronta em apenas alguns minutos e leva ingredientes simples, ou seja, baratos e fáceis de comprar e ainda possui propriedades saudáveis. Embora existam muitas variações, a torta de banana possui um objetivo especial: tirar proveito do maravilhoso sabor dessa fruta tropical. A massa normalmente é uma farofa leve e crocante, que combina perfeitamente com o recheio molhadinho. Sem falar que existe a possibilidade de trabalhar com uma calda caramelizada para tornar a torta ainda mais irresistível.

[caption id="attachment_3395" align="alignnone" width="502"]Aprenda a preparar uma deliciosa torta de banana. (Foto: Divulgação) Aprenda a preparar uma deliciosa torta de banana. (Foto: Divulgação)[/caption]

Como fazer torta de banana

A torta de banana é uma ótima opção de lanche ou sobremesa. Acompanhe a seguir o passo a passo da receita:

Ingredientes:

  • 8 bananas nanicas
  • 1 xícara de açúcar
  • 1 colher de sopa de fermento
  • 2 xícaras de farinha de trigo
  • 100g de margarina
  • 1 e ½ copo de leite
  • Canela em pó a vontade
  • 3 ovos

Modo de preparo

1. Em um recipiente, misture a farinha de trigo, o açúcar, o fermento, a margarina e a canela em pó. Mexa bem, até a mistura adquirir ponto de farofa. Reserve.

2. No liquidificador, coloque o leite e os ovos. Bata bem, até obter uma mistura homogênea. Reserve.

3. Chegou a hora de montar a torta de banana e o processo é bem simples. Coloque a metade da farofa no fundo de uma assadeira untada, distribuindo bem essa primeira camada.

[caption id="attachment_3398" align="alignnone" width="500"]Coloque as rodelas de banana sobre a farofa. (Foto: Divulgação) Coloque as rodelas de banana sobre a farofa. (Foto: Divulgação)[/caption]

4. Em seguida, adicione as fatias de banana nanica maduras, sendo bem generoso com esse recheio. Você pode, ainda, polvilhar um pouco de canela em pó.

5. Depois das bananas estarem bem forradas. Coloque o restante da farofa de novo.

6. Despeje o creme líquido a base de leite e ovos sobre a última camada de farofa.

7. Coloque a torta para assar no forno médio, pré-aquecido. Quando a farofa estiver douradinha, significa que o doce está pronto.

Dicas para torta de banana

Imagem abaixo pertence ao blog: Fare la Scarpetta

Nome da torta: Torta Rústica de Banana com Raspas de Limão Siciliano

[caption id="attachment_3397" align="alignnone" width="501"]A torta fica molhadinha. (Foto: Divulgação) A torta fica molhadinha. (Foto: Blog Fare la Scarpetta)[/caption]

• Ao invés de usar apenas leite e ovo para fazer a calda, você também pode acrescentar leite condensado e essência de baunilha para deixar a torta mais saborosa.

• Além dessa calda branca, você também pode preparar uma versão caramelizada com água e açúcar. O resultado é delicioso!

• Para deixar a torta de banana diferente e saborosa, experimente derreter dois tabletes de chocolate meio amargo em banho-maria. Depois, despeje essa cobertura sobre a farofa.

Aqui segue uma outra versão de Torta de banana passo a passo!

[embed]http://www.youtube.com/watch?v=-w3yeUNwV2M[/embed]

Prepare uma torta de banana para a sua família. Além de ser muito saboroso, esse doce possui propriedades saudáveis. Essa receita, tipicamente brasileira, fica pronta em apenas 35 minutos e rende 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!


Receita de bolo de banana

A receita de bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. A receita é bem simples, rápida e barata.

[caption id="attachment_4708" align="aligncenter" width="600"]bolo de banana rápido de liquidificador Combine banana e canela para intensificar o sabor.[/caption]

Uma dica importante para que o seu bolo fique saboroso é saber escolher o tipo certo de banana. A nanica e a prata são as mais utilizadas, principalmente quando se encontram bem maduras. Se tudo for feito conforme manda a receita, você será responsável por uma sobremesa deliciosa e nutritiva.

Bolo de banana

Quer fazer bolo de banana rápido de liquidificador? Então confira a receita:

bolo de banana ingredientes

Como fazer Bolo de Banana

Modo de preparo do Bolo

1. Coloque no liquidificador os ovos, o óleo, o açúcar e, por último, o leite. Bata bem todos os ingredientes, até obter uma mistura homogênea.

2. Acrescente, aos poucos, a farinha de trigo no liquidificador ligado. Por fim, adicione o fermento. Reduza a velocidade do liquidificador e bata apenas para que a massa possa incorporar o fermento.

3. Prepare o caramelo para o seu bolo de banana. Para fazer isso, basta colocar o açúcar para derreter em uma panela e depois juntá-lo com água quente. Deixe a calda engrossar.

[caption id="attachment_3571" align="aligncenter" width="598"]Bolo de banana rápido de liquidificador 2 Passo a passo. (Foto: Divulgação)[/caption]

4. Unte uma assadeira com margarina e farinha de trigo. É importante que o modelo seja sem furo central.

5. Despeje o caramelo por toda a forma untada, espalhando uniformemente.

6. Corte as bananas em fatias compridas e coloque-as sobre o caramelo.

7. Adicione a massa à assadeira e leve o bolo para assar, em forno médio pré-aquecido, por cerca de 40 minutos.

8. Pronto! Agora é só esperar amornar para desenformar. Quando você virar o bolo de cabeça para baixo, as bananas vão ficar por cima. Salpique canela e corte em pedaços para servir.

Não esqueça: O ideal é desenformar morno e ao tirar do forno virar com um prato para que escorra a calda.

[caption id="attachment_6459" align="aligncenter" width="600"]Prático e muito saboroso, o bolo de banana definitivamente conquistou a preferência das famílias brasileiras. A sua receita tem muitas variações, podendo ser incrementada com açúcar e canela. Prático e muito saboroso, o bolo de banana definitivamente conquistou a preferência das famílias brasileiras. A sua receita tem muitas variações, podendo ser incrementada com açúcar e canela.[/caption]

Bolo de Banana Passo a passo

Quer mais dicas para fazer o seu bolo de banana? Assista ao vídeo abaixo e veja uma outra versão do Bolo de Banana:

O bolo de banana de liquidificador tem uma massa molhada, macia e que desmancha na boca. Você levará, em média, 1 hora para fazer essa receita e o rendimento é de 10 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Pudim de banana        

O pudim de banana é uma opção prática e saborosa para você preparar em casa. A receita fica pronta em apenas alguns minutos e leva ingredientes simples, ou seja, baratos e fáceis de comprar e ainda possui propriedades saudáveis. Embora existam muitas variações como Pudim de leite condensado, pudim de milho, pudim de microondas e pudim de leite em pó. O pudim de banana possui um objetivo especial: tirar proveito do maravilhoso sabor dessa fruta tropical. Sem falar que existe a possibilidade de trabalhar com uma calda caramelizada para tornar a torta ainda mais irresistível.

pudim de banana 5

Receita de pudim de banana

O pudim de banana é uma ótima opção de lanche ou sobremesa. Acompanhe a seguir o passo a passo da receita:

Como fazer pudim de banana

Modo de preparo:

1- Bater por 2 minutos os 4 primeiros ingredientes (leite condensado, ovos, amido de milho e leite) por dois minutos, até ficar bem lisinha.

2- Bater por mais 2 minutos as bananas e a canela no liquidificador até ficar bem lisinho.

3- Depois de bem batido, despeje em uma forma caramelada de açúcar e em banho-maria.

4- O tempo de cozimento pode ser até 30 minutos, ou faça o teste do palito para ver se está no ponto.

Pudim de banana 1

Vou só como é fácil de preparar o pudim de banana. Qualquer cozinheiro de primeira viagem pode fazer essa receita. Prepare esse pudim de banana para a sua família. Além de ser muito saboroso, esse doce possui propriedades saudáveis. Essa receita, tipicamente brasileira, não leva mais de 1 hora para ficar pronto. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom lanche!

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          Biscoito de banana com granola        

biscoito de banana

Que tal aprender a preparar biscoito de banana com granola? Isso mesmo! Aqueles biscoitinhos que alimentam, tem sustância e engana a fome. Ideal tbm para tomar com chazinho ou café. Essa delícia não é muito crocante, é bem fácil de fazer, basta combinar os ingredientes certos e respeitar as etapas do preparo.

Receita de biscoito de banana com granola

Importante saber que a a granola é uma mistura de cereais integrais deliciosos e nutritivos, rica em fibras naturais, que são importantes na prevenção de doenças coronarianas, como também indispensável para o bom funcionamento intestinal, eliminação de gorduras e colesterol. Tem como objetivo de ser um alimento saudável para o seu dia a dia. Indicado para todas as idades. A granola que eu usei é da marca Prinat. Eu peguei a Granola. Maçã e Banana com Canela, é muito deliciosa e docinha. Mas não tem problema. você pode usar outras marcas de granola.

biscoitos de banana com granola

Como fazer biscoito de banana

Modo de fazer:

1- Primeiramente pegue as bananas e esmague no prato.

biscoitos de banana 4

2- Em seguida comece adicionar os ingredientes misturando e amassando até que a massa fique boa para fazer bolinhas.

biscoitos de banana 5

3- Unte a forma. Faça as bolinhas e leve-os a assar em forno regular 150º em torno de 20 minutos.

biscoitos de banana com granola

Importante saber que esses biscoitinhos devem ser consumidos em 24 horas, os biscoitos de banana com granola são levemente crocantes por fora. Seu tempo de preparo leva em torno de 30 minutos e rende 25 deliciosos biscoitinhos.

Receita do Dia agradece pela sua visita. Bom lanche!

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          Mousse de banana        

Quer aprender a fazer receita de mousse de banana? Então saiba que a receita é bem simples, prática e rápida. Essa sobremesa pode ser preparada bananas nanicas. O resultado é um doce cremoso, suave e com sabor irresistível.

Receita de Mousse de banana

A mousse de banana leva, basicamente, bananas e creme de leite. É possível, ainda, trabalhar com outros ingredientes para tornar a sobremesa mais consistente e com sabor incomparável. Por exemplo: colocando bolachinhas ao redor, polvilhar um pouquinho de canela em pó por cima e rodelas de banana. Além da sobremesa ficar mais bonita, ela fica saborosa e suave.

receita de mousse de banana

Como fazer Mousse de banana

Vamos aprender a fazer receita de mousse de banana? Acompanhe a seguir o passo a passo da receita: (Para um bom resultado, é importante obedecer todas as quantidades de ingredientes).

receita de mousse de banana

  1. Misture os 3 primeiros ingredientes e leve ao fogo baixo, mexendo sempre até desmanchar as bananas (15 minutos aproximadamente).
  2. Junte a duas folhas de gelatina previamente amolecida em água fria e mexa até dissolver.
  3. Misture calmamente o restante dos ingredientes e coloque em taças.
  4. Leve a geladeira por algumas horas.
  5. Sirva decorando as taças com rodelas de bananas, canela em pó e algumas bolachinhas em volta (Fica mais bonito e saboroso).

mousse de banana 4

Qualquer cozinheiro iniciante pode se arriscar no preparo da mousse de banana. A receita rende, em média, seis porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Rolinho primavera de banana com chocolate        

Você já ouviu falar do rolinho primavera de banana com chocolate? Essa sobremesa, diferente e saborosa, tem conquistado o paladar de muitas pessoas. Leia a matéria e aprenda o passo a passo da receita.

O rolinho primavera é uma iguaria de origem chinesa, mas que faz sucesso no mundo todo. Trata-se de um salgadinho com massa de farinha bem fina, recheado com vegetais picados, carne ou camarão. Com o passar nos anos, a receita ganhou novas adaptações. Os brasileiros, por exemplo, tiveram a brilhante ideia de criar o rolinho primavera recheado com banana e chocolate.

[caption id="attachment_5103" align="alignnone" width="600"]Rolinho primavera pode ser doce sim! Conheça essa receita. (Foto: Divulgação) Rolinho primavera pode ser doce sim! Conheça essa receita. (Foto: Divulgação)[/caption]

Receita de Rolinho primavera de banana com chocolate

O rolinho primavera de banana com chocolate tem uma massa parecida com a do pastel, afinal, é bem crocante, fina e leve. O grande destaque, no entanto, é o recheio doce, que combina o sabor adocicado de uma fruta tropical com chocolate meio amargo. Essa sobremesa não dá trabalho e qualquer cozinheiro iniciante pode se arriscar.

Separamos uma receita de rolinho primavera de banana com chocolate. Confira:

Como fazer rolinho primavera

Rolinho primavera de banana com chocolate 3

  1. Em uma tigela funda, coloque a farinha de trigo, a água gelada e o sal. Misture bem todos os ingredientes, tomando cuidado para não empelotar. O resultado será uma massa homogênea e mole.
  2. Leve a massa à geladeira e deixe descansar por 30 minutos.
  3. Providencie uma frigideira grande e antiaderente. Esquente-a.
  4. Em seguida, coloque uma camada de massa bem fina dentro da frigideira, com o auxílio de um pincel.
  5. A massa seca bem rápido, portanto, tome cuidado para ela não queimar. Repita o mesmo processo até a massa do rolinho chegar ao fim.
  6. A montagem é bem simples: descasque e corte cada banana pela metade. Em seguida, coloque essa metade dentro da massa, juntamente com um pedaço de chocolate meio amargo. Enrole, formando uma trouxinha.
  7. Esquente bem o óleo e frite os rolinhos, tomando cuidado para não encharcar.
  8. Pronto! Agora é só passar os rolinhos no açúcar e servir.

Dicas: Rolinho primavera como fazer

Rolinho primavera de banana com chocolate 1

  • Se você achar a massa do bolinho primavera muito difícil de preparar, então compre um rolo de massa de pastel e use no preparo. O seu trabalho na cozinha será bem menor e não tem o risco de errar o ponto.
  • Realce o sabor da banana e torne o recheio mais apetitoso acrescentando um pouco de canela em pó.

E aí? Você está pronto para fazer o rolinho primavera de banana com chocolate em casa? Deixe um comentário falando o que achou dessa receita. O rendimento é de 12 porções e o tempo de preparo não passa de meia hora. Bom apetite!

Receita do Dia agradece pela sua visita.

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          Chips de banana        

Você já ouviu falar dos chips de banana? Então leia a matéria e aprenda a preparar esse aperitivo delicioso, que está conquistando as famílias brasileiras com um sabor adocicado e irresistível. A receita é bem simples, rápida e leva ingredientes encontrados com facilidade no supermercado.

Quando falamos em chips, normalmente pensamos em batatas cortadas em rodelas bem finas e submetidas à fritura. No entanto, essa técnica também pode ser colocada em prática com frutas, como é o caso da banana. É possível, ainda, incrementar os sabores com outros ingredientes, como açúcar, canela e até mesmo sal.

[caption id="attachment_5082" align="alignnone" width="600"]Aprenda a fazer chips de banana. (Foto: Divulgação) Aprenda a fazer chips de banana. (Foto: Divulgação)[/caption]

Receitas de chips de banana

Quando tem cachos de banana sobrando na fruteira, é comum utilizá-los no preparo de bolos, tortas e outros doces. No entanto, eis que surge uma nova forma de empregar esse ingrediente na cozinha: os chips de banana.

Como fazer Chips de banana

Os chips são preparados com banana-da-terra ou nanica. Algumas receitas utilizam a fruta bem madura, já outras recomendam exemplares verdes para conquistar o sabor esperado. Se você não quiser fritar as bananas, então asse-as no forno ou no micro-ondas, tomando o cuidado de espremer um pouco de limão nas fatias para evitar o escurecimento.

Confira a seguir duas formas bem fáceis de preparar chips de banana em casa:

Chips salgados de banana

Chips de banana 2

Ingredientes

2 bananas verdes
¼ colher de chá de açafrão da terra em pó
2 colheres sopa de azeite
Sal a gosto

Modo de preparo: coloque as bananas com casca em uma panela com água. Leve ao fogo e deixe ferver por 10 minutos. Deixe esfriar, retire a casca e corte em rodelas finas. Coloque as fatias em um prato, revestindo-as com com azeite, açafrão e sal. Leve ao micro-ondas por 8 minutos, mas tome o cuidado de virar as bananas a cada 2 minutos.

Chips doces de banana

Chips de banana 1

Ingredientes

5 bananas
2 xícaras de açúcar refinado
½ xícara de açúcar mascavo
½ xícara de água
1 pau de canela
1 pitada de sal
Óleo para fritar

Modo de preparo: Descasque as bananas e deixe-as de molho na água com gelo e um pouco de sal por 10 minutos. Corte em fatias finas e iguais. Deixe secar um pouco. Aqueça bem o óleo e frite os chips por 2 minutos, até as bananas dourarem. Retire as bananas com o auxílio de uma espumadeira e coloque-as sobre o papel-toalha. Em uma outra panela, prepare uma calda de açúcar, usando os dois tipos de açúcar, a canela e a água. Por fim, é só mergulhar os chips fritos nessa calda e sirva.

Salgado ou doce, os chips de banana podem ser servidos como aperitivo. As fatias ficam crocantes e saborosas, assim como acontece com as batatinhas. Bom apetite!

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          Bolo de banana com canela e cobertura de chocolate        

bolo de banana com canela

O bolo de banana com canela e cobertura de chocolate é um doce que consegue deixar qualquer um com água na boca. Além de ser saboroso, ele também tem a vantagem de ser super fácil e rápido de preparar. Leia a matéria e confira o passo-a-passo da receita.

Receita de Bolo de banana com canela

Considerado um prato típico da culinária brasileira, o bolo de banana possui diferentes variações. Ele pode ser mais fofinho ou molhadinho e até mesmo levar alguns ingredientes que combinam perfeitamente com o sabor dessa fruta tropical, como é o caso da canela. Nos últimos tempos, uma receita que tem feito muito sucesso é aquela que leva cobertura de chocolate.

[caption id="attachment_4903" align="alignnone" width="606"]Prepare um delicioso bolo de banana com cobertura de chocolate. (Foto: Divulgação) Prepare um delicioso bolo de banana com cobertura de chocolate. (Foto: Divulgação)[/caption]

Confira a seguir uma receita de bolo de banana com canela e cobertura de chocolate:

Como fazer bolo de banana com canela

Modo de Preparo

Bolo de banana e canela com cobertura de chocolate 1

1. Pré-aqueça o forno à 200º C.

2. No liquidificador, coloque os ovos, a canela, o açúcar, o óleo e as bananas picadas. Bata bem até obter uma mistura homogênea e reserve.

3. Em uma tigela funda, adicione a mistura preparada no passo anterior, juntamente com a farinha de rosca e o fermento em pó. Mexa bem todos os ingredientes, com o auxílio de um fuê.

4. Providencie uma assadeira retangular, de preferência com medidas de 32 x 22 cm. Passe um pouco de margarina no interior desse recipiente e polvilhe farinha de rosca.

5. Despeje a massa do bolo de banana na assadeira untada.

6. Coloque o bolo para assar, em forno pré-aquecido, por aproximadamente 1 hora.

7. Enquanto o bolo de banana estiver assando, aproveite para preparar a cobertura. Numa panela, coloque a margarina, o chocolate em pó, o açúcar e o leite. Leve essa mistura ao fogo e mexa até começar a engrossar. É, basicamente, a mesma cobertura usada no bolo de cenoura.

8. Verifique se o bolo já está assado, fazendo o teste do palito. Se estiver no ponto, retire-o do forno e desenforme.

9. Cubra o bolo de banana e canela com uma deliciosa calda de chocolate.

Bolo de banana e canela com cobertura de chocolate

10. Pronto! Agora é só polvilhar chocolate granulado, cortar em quadradinhos e servir.

Viu só como é fácil fazer o bolo de banana com canela e cobertura de chocolate? Agora é só selecionar os ingredientes e começar a preparar. Essa receita leva 50 minutos para ficar pronta e tem um rendimento de 20 porções. Bom apetite!

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          Cheesecake de chocolate com banana        

Que tal preparar um cheesecake de chocolate com banana? Essa adaptação brasileira da receita norte-americana tem feito sucesso e conquistado o paladar de muita gente. O passo-a-passo da sobremesa parece complicado, mas na verdade não é. Qualquer cozinheiro de primeira viagem pode se arriscar e fazer esse doce diferente para impressionar os familiares ou amigos.

Cheesecake: receita

O cheesecake (bolo de queijo) é uma sobremesa bastante popular nos Estados Unidos. A receita tradicional é preparada com uma massa crocante de base, recheio cremoso de queijo e uma cobertura saborosa, normalmente feita com frutas (geleia de morango, amora, goiaba, entre outras). Com o passar do tempo, o doce passou a incorporar outros ingredientes e ganhou novos sabores.

[caption id="attachment_4784" align="alignnone" width="600"]Olha que delícia você vai aprender hoje! (Foto: Divulgação) Olha que delícia você vai aprender hoje! (Foto: Divulgação)[/caption]

Receita de cheesecake de chocolate com banana

Separamos uma deliciosa receita de cheesecake para você fazer em casa, que leva chocolate e banana. Confira:

Ingredientes

1 barra de chocolate amargo
4 bananas em fatias
1 pacote de biscoito maisena
1 colher (sopa) de cacau em pó
1 pote de cream cheese
3 colheres (sopa) de margarina
1 caixa de creme de leite
½ xícara (chá) de açúcar
2 colheres (chá) de gelatina incolor
1/2 xícara (chá) de água

Como fazer cheesecake

Modo de preparo

[caption id="attachment_4786" align="alignnone" width="600"]A combinação de banana, chocolate e cream cheese é perfeita. A combinação de banana, chocolate e cream cheese é perfeita.[/caption]

1. Para fazer a massa do cheesecake, você vai precisar triturar os biscoitos de maisena no liquidificador.

2. Em uma tigela, coloque a margarina, o cacau em pó e a bolacha triturada. Misture bem com as mãos, até formar uma farofinha.

3. Coloque a massa em uma forma untada de aro removível. Leve ao forno médio preaquecido por 15 minutos. Quando a massa estiver começando a dourar, é sinal de que está bom. Retire do forno e deixe esfriar. Reserve.

4. Chegou a hora de fazer o creme branco do bolo. Em um recipiente, misture o cream cheese, o açúcar e o creme de leite. Depois, junte a gelatina incolor (já hidratada na água e bem dissolvida). Misture bem.

5. Despeje o creme sobre a massa. Em seguida, coloque as fatias de banana. Coloque para gelar por alguns minutos, pois assim o doce adquire uma consistência mais firme.

6. Derreta o chocolate meio amargo em banho-maria, até obter uma calda. Espere esfriar um pouco.

7. Adicione a cobertura de chocolate ao cheesecake, cobrindo bem as bananas picadas. Leve à geladeira por 1 hora.

8. Pronto! Agora é só desenformar, decorar e servir.

[caption id="attachment_4785" align="alignnone" width="606"]Cheesecake de chocolate com banana 2 Exemplo de decoração. (Foto: Divulgação)[/caption]

Agora você já sabe como preparar um cheesecake de chocolate com banana. O rendimento é de 15 porções e o tempo de preparo é de aproximadamente duas horas. Bom apetite!

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          Sobremesa de Banana        

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          Bolo de banana caramelizado        

como fazer bolo de banana

Aprenda como fazer um bolo de banana caramelizado, uma delícia que pode ser servida no lanche da tarde para toda a família. Além do modo de preparo ser bem simples e rápido, os ingredientes utilizados nessa receita também são baratos e fáceis de encontrar.

Receita de bolo de banana caramelizado

[caption id="attachment_3675" align="alignnone" width="602"]Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana caramelizado. (Foto: Divulgação) Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana caramelizado. (Foto: Divulgação)[/caption]

O bolo de banana já é um velho conhecido dos brasileiros, afinal, estamos falando de uma iguaria feita com a fruta mais popular do nosso país. A versão caramelizada dessa receita leva uma deliciosa calda de açúcar e conta, ainda, com uma decoração com bananas maduras.

[caption id="attachment_4537" align="alignnone" width="550"]receita de bolo de banana caramelizado Corte as bananas em fatias compridas.[/caption]


Receita de bolo de banana caramelizado

Não sabe como fazer um delicioso bolo de banana caramelizado? Então acompanhe a receita a seguir:

Como fazer bolo de banana

1- Inicie a receita preparando a massa. No recipiente da batedeira, coloque o açúcar, a margarina e as gemas. Misture os ingredientes com uma colher e, em seguida, bata bem.

2- Acrescente o leite à massa e bata por mais alguns minutos.

3- O próximo passo é colocar a farinha de trigo, aos poucos, para não dificultar o trabalho da batedeira.

4- O preparo da massa do bolo não para por aí. Você deve juntar as claras em neve e, por último, o fermento em pó. Bata bem os ingredientes, até obter uma massa homogênea. Reserve.

5- Agora chegou a hora de fazer a calda. Coloque o açúcar e a água em uma panela, depois, leve esses ingredientes ao fogo médio. Mexa até obter uma consistência de caramelo. O ideal é deixar ferver a calda por 10 minutos.

6- Providencie uma assadeira retangular. Unte-a com a calda caramelizada, distribuindo a mistura uniformemente.

7- Corte as bananas no sentido comprido e distribua as fatias sobre a superfície com caramelo da assadeira.

8- Despeje a massa sobre as bananas fatiadas.

9- Leve o bolo para assar em forno médio (180 graus) por 30 minutos.

10- O último passo da receita consiste em desenformar. Enquanto o bolo ainda estiver morno, vire-o sobre um prato e dê leve batidinhas no fundo da assadeira.

Viu só como é simples e prático preparar um bolo de banana caramelizado? Você levará em média uma hora para concluir a receita e o rendimento é de aproximadamente 12 porções. Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Bolo Integral de Banana        

receita de bolo integral de banana

Que tal preparar um bolo integral de banana? Essa receita é bem simples, prática e leva ingredientes saudáveis. O segredo do preparado consiste, basicamente, em trabalhar com a farinha de trigo integral na massa, bem como o açúcar mascavo, a aveia e, quem sabe, algum tipo de semente (a linhaça, por exemplo).

Receita de Bolo Integral de Banana

A banana é uma fruta popular do Brasil. O seu sabor adocicado faz muito sucesso na culinária, por isso ela é usada para preparar tortas, bananadas, bolos, entre outras sobremesas deliciosas. No caso do bolo, é possível trabalhar com diferentes ingredientes e formas de preparo.

O bolo integral de banana se destaca como um doce saudável, afinal, ele combina os nutrientes da fruta às propriedades nutricionais dos ingredientes integrais. Ele não possui a calda caramelizada, como a receita tradicional, mas mesmo assim é muito saboroso.

bolo integral de banana 3

Confira a seguir o passo-a-passo para fazer o bolo integral de banana:

Como fazer bolo integral de banana

Ingredientes:

  • 6 bananas nanica
  • 1 xícara (chá) de farinha de trigo integral
  • 4 ovos inteiros
  • 1/2 xícara (chá) de óleo de canola
  • 1 xícara (chá) de aveia
  • 1 colher (sopa) de fermento em pó
  • 1/2 xícara (chá) de leite desnatado
  • 2 colheres (sopa) de linhaça
  • 2 xícaras (chá) de açúcar mascavo.
  • Canela para salpicar

Modo de preparo

Bolo Integral de Banana 2

1. Descasque as bananas e corte-as em rodelas. Reserve.

2. Coloque todos os ingredientes da massa no liquidificador, ou seja, os ovos, a farinha integral, o açúcar mascavo, a aveia, o óleo, o leite e o fermento (por último). Bata bem até obter uma mistura homogênea. Para essa etapa ficar mais fácil, procure intercalar os ingredientes líquidos e secos.

3. Transfira a massa para uma forma untada com margarina e farinha. Distribua as rodelas de banana sobre a massa e salpique a canela.

4. Leve o bolo ao forno pré-aquecido a 180º. Deixe assar por 45 minutos.

Bolo Integral de Banana 1

Dicas para o seu bolo

  • Para deixar a massa com gostinho de banana, adicione uma unidade da fruta na hora de bater os ingredientes.
  • Você pode incrementar o recheio do seu bolo, adicionando ameixas secas sem caroço, maça picada e até mesmo castanha.
  • Na hora de comprar a banana, atenção. Em algumas regiões do país, a banana nanica também é chamada de caturra.

O bolo integral de banana é uma receita perfeita para quem está fazendo dieta e procura uma sobremesa light. O rendimento é de 12 porções e o tempo de preparo equivale à uma hora. Receita do Dia agrade pela sua visita. Bom apetite!

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          Cuca rápida de banana        

cuca rápida de banana

A cuca rápida de banana é uma excelente opção de sobremesa para quem não pode perder muito tempo na cozinha. A receita é prática, simples e fica pronta em menos de uma hora. Leia a matéria para conhecer um pouco mais sobre esse doce, os ingredientes necessários e as etapas do preparo.

Oriunda da culinária alemã, a cuca é um doce saboroso que tem conquistado espaço na mesa das famílias brasileiras. Também chamada de kuche, essa sobremesa nada mais é do que um bolo com massa macia, coberto por uma crocante farofa preparada à base de manteiga.

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[caption id="attachment_3718" align="alignnone" width="600"]Aprenda a preparar uma saborosa cuca. (Foto: Divulgação) Aprenda a preparar uma saborosa cuca. (Foto: Divulgação)[/caption]

Desde quando a cuca rápida ganhou o mundo, a sua receita passou por muitas adaptações. No Brasil, a variação mais popular do bolo é preparada com bananas. Há também quem prepare a cuca usando maçãs, morangos, entre outras frutas.

Receita de cuca rápida

Anote aí a nossa receita de cuca rápida de banana para fazer em casa:

Como fazer cuca rápida de banana


Ingredientes:

Massa

  • 4 xícaras (chá) de farinha de trigo
  • 2 xícaras (chá) de açúcar
  • 5 bananas amassadas
  • 3 ovos
  • 1 colher (chá) bicarbonato de sódio
  • 2 colheres (sopa) de fermento em pó
  • 1 xícara (chá) de leite
  • ½ xícara de óleo
  • 100g de nozes picadas
  • 1 pitada de sal

Cobertura

3 colheres (sopa) de farinha de trigo
1 colher (sopa) de canela
1 colheres (sopa) de margarina sem sal
3 colheres (sopa) de açúcar

Modo de preparo

[caption id="attachment_3716" align="alignnone" width="600"]É um bolo com cobertura de farofa crocante. (Foto: Divulgação) É um bolo com cobertura de farofa crocante. (Foto: Divulgação)[/caption]

1. Inicie o preparo da massa batendo os ovos, o óleo e o leite na batedeira.

2. Depois, junte o açúcar, o bicarbonato de sódio e o sal. Bata mais um pouco.

3. Despeje a mistura da cuca em uma vasilha funda. Em seguida, acrescente os demais ingredientes da massa (a banana, farinha de trigo e o fermento). Mexa tudo com o auxílio de um fuê. O resultado será uma massa cremosa e homogênea.

4. Para preparar a cobertura de farofa da cuca é bem simples. Providencie um recipiente e misture todos os ingredientes listados acima, ou seja, a farinha, a margarina, o açúcar e a canela. Amasse com as pontas dos dedos, até finalmente formar uma farofa.

[caption id="attachment_3717" align="alignnone" width="600"]Montagem da cuca. (Foto: Divulgação) Montagem da cuca. (Foto: Divulgação)[/caption]

5. Unte uma assadeira com um pouco de margarina e farinha de trigo. Depois, adicione a massa da cuca a esse recipiente e faça uma camada com bananas fatiadas e nozes. Por fim, cubra o bolo com farofa doce.

6. Leve a cuca ao forno pré-aquecido a 180 graus por 40 minutos. O ponto certo é quando a farofa começar a dourar.

A cuca é uma preciosa herança dos imigrantes alemães e pode ser preparada em casa com facilidade. A receita apresentada acima tem um rendimento de 25 porções. E aí? Mãos à massa para preparar a cuca rápida? Receita do Dia agradece a sua visita. Bom apetite!

Salvar

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          Bolo de banana sem glúten de liquidificador        

O Bolo de banana sem glúten de liquidificador é uma receita perfeita para preparar em casa e servir aos familiares. Ela não leva farinha de trigo, mas mesmo assim adquire uma boa consistência e preserva o sabor da massa. Leia a matéria e veja o passo a passo dessa deliciosa iguaria.

Você pode gostar também:

[caption id="attachment_3014" align="alignnone" width="600"]Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana sem glúten. (Foto: Divulgação) Aprenda a fazer um delicioso bolo de banana sem glúten. (Foto: Divulgação)[/caption]

O glúten é um composto de proteína encontrado em vários ingredientes que usamos da cozinha, como é o caso da farinha de trigo, do centeio, da cevada e do malte. Algumas pessoas possuem intolerância a essa substância, como é o caso dos portadores de doença célica. Quando o organismo não aceita bem o glúten, é comum desenvolver sintomas como anemia, diarreia, fraqueza e perda de peso. Muitas receitas podem ser preparadas para quem não pode comer glúten, inclusive o bolo de banana.

A receita de bolo de banana sem glúten não precisa ser preparada apenas para as pessoas com doença célica, afinal, ela também pode ser incluída na dieta de quem busca uma alimentação mais saudável. Já está comprovado que o glúten causa uma série de disfunções, como inchaço, prisão de ventre, excesso de gordura corporal e alteração no humor.

Receita de Bolo de banana sem glúten de liquidificador

[caption id="attachment_3013" align="alignnone" width="601"]Bolo preparado em uma fôrma inglesa. (Foto: Divulgação) Bolo preparado em uma fôrma inglesa. (Foto: Divulgação)[/caption]

Vamos preparar um bolo de banana sem glúten de liquidificador? Acompanhe a receita:

Ingredientes:

2 xícaras (chá) de farinha de arroz
1 xícara (chá) de açúcar mascavo
3 bananas nanicas bem maduras
1 colher (chá) de canela em pó
½ xícara de chá de leite
½ xícara de chá de óleo
3 ovos
1 colher (sopa) de fermento em pó
1 pitada de sal

Modo de preparo

[caption id="attachment_3016" align="alignnone" width="617"]A farinha de arroz substitui a farinha de trigo. (Foto: Divulgação) A farinha de arroz substitui a farinha de trigo. (Foto: Divulgação)[/caption]

1. Coloque no liquidificador os ovos, as bananas picadas em rodelas, o leite e o açúcar. Bata por alguns minutos.

2. Agora acrescente a farinha de arroz e a canela em pó. Bata mais um pouco.

3. Coloque a mistura do bolo em uma vasilha e acrescente o fermento em pó. Bata bem com o auxílio de um fuê.

4. Unte uma fôrma com margarina e farinha. Depois, coloque a massa.

5. Leve o bolo de banana sem glúten ao forno pré-aquecido a uma temperatura de 180 graus. Deixe assar por 30 minutos.

6. Antes de tirar o bolo de banana do forno, faça o teste do palito e veja se ele realmente está no ponto.

7. Finalize a receita polvilhando duas colheres de açúcar branco com 1 colher de canela sobre o bolo.

8. Pronto! Agora é só cortar em pedaços e servir para a família com café.

Prepare o bolo de banana sem glúten de liquidificador em casa e torne a sua dieta muito mais saborosa. Receita do dia agradece a sua visita. Bom apetite!

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          Cuca rápida de banana e canela        

cuca rápida de banana e canela

Receita de Cuca rápida

A cuca rápida muito comum na região Sul do Brasil, de forte colonização alemã, passou a ser a designação de uma receita de bolo que leva uma farofinha doce por cima. A receita de hoje é diferente já que é recheada de banana e canela.

Ingredientes:

Massa:
4 xícaras (chá) de farinha especial
1 xícara (chá) de azeite
2 xícaras (chá) de açúcar
2 xícaras (chá) de leite morno
2 ovos
1 colher (sopa) cheia de fermento em pó

Recheio:
4 bananas maduras

Farofa:
1 xícara (chá) de farinha
1 xícara (chá) de açúcar
1 colher (sopa) de canela
2 colheres (sopa) de margarina

Modo de fazer:

Massa:
Coloque os ingredientes secos em um pote, menos o fermento, misture com uma colher, logo acrescente os outros ingredientes e bata na batedeira até a misturar bem, a massa fica um pouco firme, é assim mesmo. Se você gosta de canela na massa, você pode colocar 2 colheres de sopa de canela em pó e misture. E finalizando misture o fermento delicadamente. Pré-aqueça o forno em temperatura média. Coloque a metade da massa em cada forminha untada e enfarinha. Forre com as bananas cortadas bem fininhas e em seguida cubra com o restante da massa. Coloque a farofa por cima e leve ao forno aproximadamente 30 à 50 minutos. DICA: se você quiser, pode fazer um uma forma grande com a mesma quantidade de ingredientes.

Farofa:
Misture a farinha, açúcar e a canela, acrescente a manteiga, misture e amasse com as pontas dos dedos, até formar uma farofa

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          Abacaxi com Banana em Calda        

Ingredientes:

4 rodelas de abacaxi
3 colheres (sopa) de açúcar mascavo
1/2 xícara (chá) de suco de laranja
2 colheres (chá) de amido de milho
4 bananas prata em rodelas
2 colheres (sopa) de margarina

Modo de Preparo:

Em um refratário, disponha as rodelas de abacaxi, lado a lado. Misture o açúcar mascavo, o suco de laranja e o amido de milho. Ponha sobre as rodelas de abacaxi e de banana. Espalhe também a margarina em pedaços e leve ao forno, em temperatura média, por 20 minutos ou até formar uma calda. Sirva.

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          Shake de Banana com Linhaça para Emagrecer na Dieta        

Ingredientes:

2 copos de leite de soja gelado
1 mamão papaia
1 banana pequena
1 colher (sopa) de linhaça
Adoçante a gosto

Modo de Preparo:

Coloque a linhaça de molho no leite por 30 minutos. Depois bata no liquidificador com os demais ingredientes, até ficar bem cremoso. Se for necessário, adoce com um pouco de adoçante ou mel.

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          Banana à Milanesa        

Ingredientes:

6 bananas-nanicas
1 xícara (chá) de farinha de trigo
2 xícaras (chá) de farinha de rosca
2 ovos
1/2 l de óleo de canola

Modo de Preparo:

Coloque o óleo numa panela grande e leve ao fogo para aquecer.
Quebre os ovos num prato fundo e bata ligeiramente com um garfo.
Coloque a farinha de trigo num prato raso e a farinha de rosca em outro. Descasque as bananas.
Coloque as bananas no prato com a farinha de trigo. Elas devem ficar totalmente envoltas por farinha. Bata ligeiramente as bananas contra as mãos, retirando o excesso de farinha.
Retire as bananas do prato de farinha de trigo e coloque-as (uma por uma) no prato com o ovo batido. Mergulhe-as bem no ovo.
Escorra bem o excesso de ovo e transfira uma banana por vez para o prato com a farinha de rosca. Envolva muito bem todas as bananas com essa farinha.
Quando o óleo estiver bem quente, coloque duas bananas por vez para fritar. deixe fritar até que fiquem douradas.
Em seguida, retire-as do óleo com uma escumadeira e coloque sobre um prato forrado com papel-toalha. Sirva bem quente.

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          Banana Assada com Chocolate        

Ingredientes:

Banana Madura
Chocolate em barra

Modo de Preparo:

É só fazer um corte na banana e colocar os pedaços de chocolate. Lembre-se não tire a casca!
Se preferir, quando sentir que o chocolate já está derretido, passe a ponta de uma faca ou garfo para misturar o chocolate dentro da banana.

Dica:

Sirva com uma bola de sorvete. E se você não gosta de chocolate, pode fazer a receita com açúcar e canela.

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          Banana frita com leite condensado        

Banana Frita com leite condensado

Banana frita com leite condensado

Banana Frita com leite condensado, vale a pena conferir esta receita, simplesmente deliciosa. Veja aqui o nosso passo a passo.

Ingredientes:

 

  • 5 bananas médias cortadas ao meio
  • 3 colheres de sopa de margarina
  • 5 colheres de leite condensado

 

Modo de preparo:

  1. Em uma frigideira esquente a margarina e frite a banana até dourar
  2. Coloque em um prato leve à geladeira até esfriar, regue com o leite condensado.

Banana Frita com leite condensado

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          Bala de Banana        

Modo de Preparo:

Descasque as bananas
Corte - as em fatias finas
Leve ao fogo com o açúcar e o suco de limão
Deixe apurar até aparecer o fundo da panela
Coloque em um prato untado com manteiga
Deixe esfriar
Faça as balas e enrole em papel celofane.

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          Bolo de banana integral        

Receita de bolo de banana integral

O bolo de banana integral se destaca como um doce saudável, afinal, ele combina os nutrientes da fruta às propriedades nutricionais dos ingredientes integrais. Ele não possui a calda caramelizada, como a receita tradicional, mas mesmo assim é muito saboroso. O bolo de banana integral é uma receita perfeita para quem está fazendo dieta e procura uma sobremesa light.

receita de bolo de banana integral

Ingredientes:

  • 4 ovos inteiros
  • 6 bananas nanica cortadas em rodelas
  • 1/2 xícara (chá) de óleo de canola
  • 1/2 xícara (chá) de leite desnatado
  • 1 xícara (chá) de farinha de trigo integral
  • 1 xícara (chá) de aveia
  • 2 xícaras (chá) não muito cheias, de açúcar mascavo.
  • Canela para salpicar
  • 1 colher de sopa de fermento em pó

Modo de Preparo:

  1. Bata todos os ingredientes no liquidificador com apenas 1 banana, coloque em forma untada com óleo e farinha.
  2. Ponha as rodelas de banana sobre essa massa e salpique com canela.
  3. Assar em forno pré-aquecido, a 180° por aproximadamente 50 minutos.

O rendimento é de 12 porções e o tempo de preparo equivale à uma hora. Receita do Dia agrade pela sua visita. Tenha um bom apetite!

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          Banana Caramelada        

Modo de Preparo:

Bata as claras com a água por cerca de 5 minutos.
Misture o amido de milho, a farinha de trigo e, por último, o fermento.
Misture e passe as rodelas de banana na massa.
Frite em óleo quente (180ºC) até dourar.
Coloque sobre papel-toalha.
Reserve.

Para Caramelar as Bananas:

Coloque todos os ingredientes numa panela e leve ao fogo, mexendo somente até dissolver o açúcar.
Deixe ferver por 25 minutos, até atingir a cor caramelo claro (ponto de bala dura).
Passe as bananas fritas no caramelo quente e imediatamente mergulhe na vasilha com água e gelo por 1 min.
Escorra sobre uma peneira ou grade sem grudar e coloque em uma forma forrada com papel-manteiga.

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          LOCURI BLESTEMATE în România. POVEŞTI şi MITURI care i-au îngrozit pe români VIDEO        
Oriunde mergi în România vei descoperi o mulÅ£ime de legende şi de locuri pline de mister. Născociri sau nu, miturile se transmit de la o generaÅ£ie la alta şi sunt mereu la fel de interesante.
Citește mai departe...
          Atividades para o folclore        
Mês de agosto...mês de folclore. Aproveitem as sugestões!



*Calendário:








*Artes:
Pintura com giz (de lousa) molhado:







Máscara:



Colagem: entrega-se uma cauda de sereia para os alunos, eles procuram uma mulher para fazer a sereia e pintam o cenário:







Para colorir:




Sereia e saci articulados:
Os alunos amaram essa atividade, cada um escolheu o personagem preferido para montar:





Marcadores de livro:
Estas graças de marcadores foram retirados da revista Projetos Escolares Ensino Fundamental edição 32. Tem muita idéia legal, esta as crianças adoraram! É só colorir, colar em uma cartolina ou sulfite 60 e utilizar!

*Nível 1:



Estas atividades foram retiradas do blog anjinhos de pijama. Tem muita coisa interessante lá:



















Fonte: revista Projetos Escolares Ensino Fundamental - edição32

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          Atividades para o carnaval        
Mamãe eu quero...

Atividade nos vários níveis:



Sacolinha para lembranças e doces:


Óculos de carnaval:

Projeto carnaval, atividades escolares para o carnaval, atividades pedagógicas de carnaval, alfabetização pré silábico, silábico, alfabético

          Mistério do planeta        
Vou mostrando como sou E vou sendo como posso, Jogando meu corpo no mundo, Andando por todos os cantos E pela lei natural dos encontros Eu deixo e recebo um tanto E passo aos olhos nus Ou vestidos de lunetas, Passado, presente, Participo sendo o mistério do planeta Antonio Pires, Luis Galvao Hoje fiz um […]
          Hello!!! sur Aline        
Salut, ça fait longtemps mon amie ^__^
Merci pour ta critique et tes compliments. Et ouyi son oeuil droit à fait débats, mais à cause de cette mèche ce détail est accentué (je pense aussi avoir un peu raté cet oeui :p). Pour les dents oui c'est un choix, si je faisait le détail des dents j'aurai eu peur que les détails ressortent trop et que ça les rendent moches.
          Je compte bien faire ff4 :) à force de jouer à sur Test Tablette Graphique 2'ième        
Je compte bien faire ff4 :) à force de jouer à dissidia j'ai super envie de découvrir l'histoire d'un peu tous les héros des anciens ff :p mais pour l'instant je dois déjà terminer le 5 (très plaisant d'ailleurs :) ). Après j'hésiterai entre le 4, le 6 et le 8 :p
d'acc pour la collab alors, je surveillerai ma boite mail :) (pis sinon pour ff13 et suite je me retiens de troller injustement sur les personnages qui ont des noms très recherchés: noctis, stella, lightning, vanilla, snow... xD)
          Kami sur Test Tablette Graphique 2'ième        
Tu as vraiment bien résumé la chose. Pour Gakt, disons qu'il est là parce qu'il a chanté pour "Dirge of Cerberus" et on le voit à la fin (et pas en synthèse(j'ai pas fait le jeu mais j'ai vu les cinématiques)). Denzel est attachant, c'est tout, bien que je ne sache pas d'où il sort (?) il fallait un fan de Cloud c'est pour ça =_=.
FF 14 ne m'a jamais intérressé, pareil pour le 11 étant donné que je déteste les MMOs. FF 12 est sans plus, mais l'univers est très crédible (Ivalice = Vagrant Story ^^). FF Versus 13, je pense comme toi, je ne dis pas que le jeu sera mauvais mais comme tu le dis c'est un portage de Sasuke (cheveux + look) et un brin de Cloud aussi. Par-contre FF 14, tu te dois de le faire, il est sorti sur Nintendo DS et si tu n'as pas la console au pire fais-le en émulateur Super Nintendo, les graphismes ne seront pas top mais la magie sera toujours là. Pour sa suite le titre est "Les années suivantes", on y suit les aventures de Ceodor, déscendant de Cecil et Rosa. Le jeu est disponible en téléchargement épisodique sur Wii, voici un lien pour te faire une idée : http://www.jeuxvideo.com/jeux/wii/00029696-final-fantasy-iv-les-annees-suivantes.htm Sinon ok pour le dessin, je t'en ferai un que je t'enverrai par mail.
          Cette fois j'arrête        
Deux mois ont passé depuis mon dernier post... Je crois qu'il est temps que je me rende à l'évidence, je n'ai plus le temps de meubler un blog...

C'était une belle aventure depuis 4 ans mais je me suis essoufflée peu à peu...

J'ai du mal à le supprimer complètement comme l'ont fait mes deux amies Minic et Véro car il représente de longues heures passées sur le clavier et une montagne d'ouvrages.

Je me contenterai donc de le laisser définitivement au repos en vous remerciant de vos visites avec ou sans commentaires au fil des années.

Je posterai donc désormais uniquement sur notre blog de l'amitié, "Méli-mélo créatif" en alternance avec Minic et Véro (qui sont elles bien plus productives que moi et c'est là tout le bénéfice de le faire à trois, hein les filles? ;-D), ce qui nous permet de partager nos passions et vous faire profiter de nos styles bien différents.

Isabelle
          Ecriture chinoise des idéogrammes millieu, dessus et dessous - Sophie de chinois facile        

Bonjour,

@Alex,

A priori tous les cours sont dans le sommaire.

Il faudra que je repasse quand même un peu de temps dessus mais c'est beaucoup de travail !!!

@Christophe,

En fait la vidéo est intégrée dans le billet.

Si vous n'arrivez pas à le voir vous pouvez retrouver l'ensemble des cours sur ma chaîne youtube dont le nom est "apprendre le chinois c'est facile" (à copier dans le champ de recherche de youtube)


          Comment souhaiter une bonne fête de la lune - axel        

Cher Sophie,
j'ai 14 ans et j'ai décidé de débuter dans la langue Chinoise car elle est vraiment très très belle et je trouve la Chine vraiment belle et rempli de culture que j'adore. Au début, je croyais que c'était impossible d'apprendre le Chinois. Mais heureusement que je suis tombé sur votre site car peu à peu, j'ai trouvé que le Chinois était en fait facile. Malgré mon âge, je comprends très bien vos cours: il sont lucides, bien organisés et très simple. J'ai déjà visionné les 2tiers de vos vidéos et pour ne pas m'y perdre, j'ai mis beaucoup de notes dans un carnet. Je voulais vous remercier pour tout ces cours que vous faites. Et vous dire que, si j'aurais les moyens, j'adorerais prendre des cours avec vous! cordialement


          Has Israeli college in East Jerusalem deceived its EU donors?         
David Cronin 25 August 2015

Hebrew University of Jerusalem may have given misleading information when applying for EU grants. 


          tachaaaaan!! ganadoras del concurso de los Dos Dragones!!        


Hola chicas!!

Trusky y Sirius ya han echado las cartas de la fortuna y han decidido quien serán las dos ganadoras!! siiiiiiiiiiiii


Lo subo en video, aunque es una locura y un poco largo porque no paraban de chuparme y han tardado un buen rato en decidirse en agarrar un papel!!! Siento la mala calidad porque lo he filmado con la cámara de fotos!!!



GANADORA DE NEU:  MELMAAAAA

GANADORA DE NORD: LUNAAAAAAA

FELICIDADES CHICAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAS!! ^:^

Neu y Nord emprenderán su vuelo hacia vuestras casas muy pronto!!



Muchas gracias a todas por participar!!! Lo he pasado muy bien con este sorteo!!! M ha encantado el montón d eblogs preciosos que he conocido siiiii!!!

Siento no haber dejado comentarios esta semana en vuestros blogs porque he ido muy d ebólido y os debo un monton de comentarios!!



Muchos besos de calabazaaaaaaaaas!!
          Ãšltimas horas para apuntaros al Sorteo de los Dos Dragones        
A las 6 del día de hoy se cerrará el plazo a las candidatas de Dueñas de Dragón.

El resultado a la convocatoría  será publicado en el muro de Patty Rain esta noche o mañana.

Aquellas que estén interesadas diríjanse AQUÍ

UNA SERVIDORA ESTÁ EMOCIONADA con la gran particpación que ha tenido este concurso, os juro que para nada lo esperaba, estoy contentísima porque gracias a ello he encontrado blogs que son una auténtica PA-SA-DA

Los jurados y manos (en este caso "patas") inocentes que dictaran la suerte de cada una de las candidatas serán:

PARA EL DRAGÓN NEU GUARDIAN DE LA PRIMERA HELADA:



Será elegida por mi perro Trusky El Terrible:


Dice que os transmita de su parte que no es susceptible a sobornos, porque está algo celosos de Sirius por el protagonismo que ha tomado... aunque se lo pensará si se trata de bordes de pizza que es su plato preferido.

PARA EL DRAGON NORD GUARDIAN DE LA PRIMERA ESTRELLA




Será elegida por Sirius el Perro-Oso, dice que no sabe si se aclarará muy bien porque no ha entendido las normas pero hará lo que pueda..


El sorteo será grabado en video, en caso de que la vorágine perruna que me espera a la hora del sorteo  no me sobrepase

SOBRE LAS DOBLES TRIPLES Y CUADRUPLES PARTCIPACIONES:

Una servidora ha tenido serios problemas para decidir sobre el tema de las dobles participaciones, y al final ha decidido hacer algunos cambios dando dobles y triples participaciones:

Para aquellas que dejaron un mesaje en la entrada del sorteo doy una participación

Si además dejaste en mensaje en la entrada anterior dandole un besito a Sirius (anfitrion del sorteo) doy otra participación

Si has dejado un enlace en tu blog al sorteo: otra participación

Si ese enlace se trata de una entrada a Patty rain (ahora tal como escribo suena frío pero por díos que me he emocionado esta semana con tantas palabras bonitas...) daré otra participación, y una cosa también quedan incluidas todas las personas que me han enlazado en uno u otro momento en sus entradas, además de quellas haditas que lo han hecho con motivo del concurso.
 Asíq ue hay personas con hasta 4 participaciones, porque en fin, me gusta cuando las cosas salen del corazón y no por interés, por eso he decidido anunciar estos cambios a última hora :)



          Quase uma neném, tesão de ninfeta        

Trabalhando em uma produtora de vídeo, gravando uma campanha política, sempre é necessário passar por situações inusitadas, por exemplo, cobrir um café da manhã com pastores evangélicos, em que o candidato majoritário recebe a benção(?) dos pastores presentes.
Em um desses cafés da manhã eu vi ajudando nos preparos das mesas uma bela ninfetinha, uma das bundas mais perfeitas que já vi na minha vida, redondinha, sob uma calça colada, tinha peitinhos pequenos, mas era muito linda. Moreninha, por volta de 1,60m, 44kl aproximadamente, um tesãozinho mesmo.
Após a gravação, ela veio conversar comigo, disse que ninguém gostava dela, que se achava feia e coisas do tipo, tive que dizer que ela é linda, que os garotos não gostavam dela por serem idiotas.
Neste mesmo dia, seria complicado qualquer tipo de aproximação maior, portanto, trocamos telefone e no dia seguinte, que estaria de folga liguei e marcamos de sair. Na verdade não era bem sair, e sim, aproveitar que o pai dela trabalharia o dia todo para podermos ficar juntos e “nos conhecermos melhor”.
Menina novinha, 16 aninhos, tem que ter muita calma para não assustar, então nesse dia e em mais três semanas ficamos apenas em beijos e abraços, e sempre muito bom, aquele beijo macio que só as virgens tem, que inclusive já relatei nos contos anteriores.
Eis que em mais um dia de folga eu disse que daríamos uma volta, já tinha preparado as coisas em casa, sabia que não haveria ninguém, portanto ela poderia gemer muito, trouxe-a para cá, sempre com muita calma, fomos nos beijando, e depois do quarto beijo comecei a tirar as peças de sua roupa, isso muito lentamente, cada beijo era uma peça, ela fazia o mesmo, tirando minha roupa aos poucos.
Quando percebemos estávamos os dois completamente nus, deitados de lado, um de frente para o outro, eu bolinando-a e ela sem muita experiência acariciando minha pica, que em poucos minutos estaria completamente enterrado dentro daquela chaninha linda e cheirosa.
Ficamos assim por cerca de dez minutos, quando eu a deitei com a barriga para cima e lentamente fui descendo, beijando sua orelha, beijando e lambendo seu pescoço, descendo mais um pouco e sugando seus pequenos seios com muito carinho, beijava primeiro um enquanto apalpava e apertava o outro, em seguida trocando, chupando o outro e apertando o primeiro, e continuei descendo, precisa sentir o sabor daquele suquinho maravilhoso e doce que tinha naquela rachinha, e foi o que fiz lambia muito aquela chaninha fechadinha, com poucos pelos, lambia e brincava com seu clitóris, ela só me pedia que não parasse, que estava muito bom.
Quando percebi que já estava bem preparada fui subindo carinhosamente beijando-a cada milímetro daquele corpinho perfeito, dei-lhe um beijo na boca e pedi que ficasse apenas me beijando, que ela iria adorar aquilo que estava para acontecer. Ela me pediu apenas que fosse com cuidado pois nunca tinha feito, coisa que eu já sabia no primeiro dia que havíamos nos beijado, prometi que tomaria cuidado, e assim o fiz.
Apontei meus 17,5cm na entradinha da sua chaninha e fiquei brincando com ela, sem enfiar ele todo, apenas com a cabecinha dentro, para deixá-la com mais vontade, não agüentando mais ela disse “para com isso, coloca tudo, por favor” e foi o que fiz, lentamente fui colocando quando eu senti seu hímem dei uma pequena pausa, comecei a beijá-la e forcei a entrada com força mas ao mesmo tempo de forma muito carinhosa.
Mesmo com todo o carinho que fazíamos ela urrou de dor, gritou muito, pedindo para que eu parasse, eu buscava acalmá-la com beijinhos e aos poucos ela foi sentindo mais confiança e voltei a colocar de forma bem lenta, para poder sentir perfeitamente cada milímetro daquela até então grutinha inexplorada, bombava lentamente, dando de vez em quando uma bombada mais rápida, sempre ao mesmo tempo que a beijava e enfiava minha rola na sua chaninha eu apertava aquela bundinha deliciosa.
Cada enfiada que eu dava era um beijo gostoso que ela me dava, ela pedia que fizesse sempre gostoso daquele jeito que ela seria minha para sempre. Eu respondia que seriamos um do outro eternamente e que ela teria sempre prazer enquanto me desse prazer. Ficamos nisso por uns 10 minutos, quando eu percebi que estava prestes a gosar, pedi que ficasse de quatro, ensinei a ela como fazer, vendo aquela bundinha linda toda a minha disposição, dei uma mordida bem gostosa em cada uma de suas nádegas, me levantei um pouco e enfiei meu pau todo na sua rachinha maravilhosa.
Algumas poucas bombadas e eu tirei de sua chaninha e coloquei a cabeça do meu pau na entrada do seu cuzinho, ela assustou, porque suas amigas sempre diziam que doía mais, eu a acalmei dizendo que não iria colocar tudo, e não coloquei mesmo, empurrei a cabeça para dentro do seu cuzinho, dei uma brincadinha tirando e colocando e gosei, gosei muito no cuzinho dela, sentindo minha porra inundando seu anus ela deitou me puxou para sue lado e disse “eu te amo, obrigado por me dar a tarde mais perfeita de minha vida” descansamos alguns minutos e comecei tudo de novo. Gosei 4 vezes praticamente seguidas nesse dia, mas com receio de engravidar uma menina tão nova não gosei nenhuma vez na bucetinha dela. Ficamos juntos por quatro meses e meio, comigo ela aprendeu a chupar, e como chupava gostoso, deu seu cuzinho para mim várias vezes. Era muito bom quando eu ia para casa dela e na frente de sua casa nos trepávamos no carro, ela fazia tudo que eu queria, por isso, mesmo não estando juntos mais, nos amamos, e sempre que é possível marcamos de sair para podermos matar a saudade.
B – Itaguaí - RJ
          Fui Arrombada por Dois        

Olá pessoal, depois de um tempão sem escrever, estou de volta. Meu relato aconteceu não tem muito tempo, espero que gostem. Eu sempre tive um desejo secreto de dar pra dois ao mesmo tempo, via em filmes pornos e ficava louca com aquilo, ser arrombada por duas picas ao mesmo tempo, fico toda molhada so de pensar. Mas eu nunca tive coragem de falar pro meu namorado, nós sempre nos demos muito bem na cama, ele é um tesão, pele branca, cabelos escuros cortado bem baixinho, 1.80 de altura, corpo bem definido, mas essa fantasia minha eu matinha em segredo, por que tinha medo da reação dele, achava que ele iria pensar nisso como uma especie de traição. Então me contentava em ver filmes as vezes, escondidos dele. Ele é policial, e quando está de plantão, eu fico só em casa, em um desses dias que ele estava de plantão, eu sozinha a noite, peguei alguns filminhos e fui assistir, tava louca de tesão, me masturbando, vendo aquela cena, uma vadia sendo comida por dois, equelas duas picas arrombando ela, eu tava viajando naquilo. E nem notei que meu namorado chegou em casa, eu não estava esperando, mas naquele dia ele resolveu trocar de serviço com um amigo e voltou pra casa. Como eu estava "muito ocupada" nem percebi que ele havia chegado, então ele entrou no quarto e se deparou com a cena, eu levei um susto, fiquei congelada, ai ele só disse: "Isso tudo é minha falta", e já veio pra cima de mim com tudo. Eu já estava tão excitada que quando ele meteu aquela vara em mim, mal começou bombar e eu gozei. E ele ficou tão tarado com, aquela situaçao, bombava com força, eu quase explodi, ele me colocou de quatro e falou "agora quero arrombar esse cuzinho", e meteu com tudo, de um vez, eu soltei um grito, de dor e tesão ao mesmo tempo... Aquela noite foi otima, ele sempre foi uma delicia na cama, e se superou, foi uma foda e tanto. No outro dia ele não comentou sobre o filme, eu fiquei aliviada por ele não ter ficado bravo comigo, e feliz por que compensou. Depois de alguns dias, eu cheguei em casa do trabalho, como todos os dias, ele estava em casa, pois não estava de plantão. Quando cheguei ele já foi dizendo que tinha um presente pra mim, e falou pra eu tomar banho, por que o presente já estava pra chegar. Eu nem imaginava o que seria, mas ansiosa, fui tomar meu banho, tomei um banho bem demorado, e enquanto estava no banho ouvi a campainha tocar, entao me apressei pra sair do banho, imaginando que fosse meu presente. Então sai só de roupão, nem me sequei direito, e fui atras dele pra saber o que era, curiosa como sou. Ele me mandou ir pro quarto e esperar que ele ia trazer... Eu fiquei esperando, até que ele entrou no quarto de mãos vazias, e eu perguntei "cadê meu presente?" ele virou pra porta e disse "entra". Quando olhei fiquei paralisada, supresa, não sabia como reagir, era um amigo dele, que eu já havia conhecido a algum tempo, moreno claro, mais ou menos quase da mesma altura do meu namorado, corpo sarado, ombros largos, estava de camiseta e bermuda jeans, que marcava bem seu bumbum e cochas. Meu namorado quebrou aqueles segundos de total estatica minha perguntado "gostou do presente?", eu nem disse nada. Então meu namorado que já estava só de bermuda, tirou e ficou só de cueca, ele já estava com aquele pau enorme totalmente duro, até saindo pra fora da cueca box preta, e disse pro seu amigo Daniel (vou chama-lo assim), "vamos dar o que essa vagabunda quer". O Daniel tirou a bermuda e a camiseta, ficou só de cueca também, que era branquinha e dava um contrate perfeito com aquela pele morena, ele não estava muito atras do meu namorado, seu pau já estava duro também. Nesse meio tempo eu já estava encharcada, com a xaninha latejando de tesão. Então eles vieram pra cima de mim, meu namorado pela frente, me beijando e passando a mão pelos meus seios, depois desceu pra minha xaninha e começou chupa-la, passando a ligua na portinha e depois no grelinhos. Enquanto o Daniel me pegou por tras, me abraçou mordendo meu pescoço, e acariciando meus seios, que ja estavam durinhos, e encostava aquele volume na minha bunda. Aquilo tava me deixando maluca, o Daniel deitou na cama, tirou a cueca e eu vi aquele cacete cor de chocolate, duro como pedra, era um pouco menor que do meu namorado, mas era mais grosso, e ele me pediu pra engolir, eu cai de boca, e meu namorado veio por tras, na minha xaninha, que tava tão melada, que estava ate escorendo pela minha cocha, e ele começou bombando bem devagar, depois foi almentando o ritimo, e ao mesmo tempo foi enfiando o seu dedo no meu cuzinho. Tava uma delicia, como nós filmes que eu via e fantasiava, sempre sonhei com aquela situação, duas picas só pra mim, eles me chamando de vagabunda, vadia, nossa, eu tava amando aquilo. Até que veio o que eu mais esperava, o Daniel me colocou pra sentar naquele pau, meu namorado ficou olhando enquanto ele me fodia, e falava "tá gostado né vagabunda, você é muito puta mesmo", e veio por cima, e começou penetrar no meu rabinho, eu fui ao delirio, duas picas dentro de mim ao mesmo tempo. E eles fodiam com força, sem dó, eu gemi como uma puta, eu virei uma verdadeira puta na verdade, nas mãos daqueles dois machos. Meu macho e seu amigo, me arrombando ao mesmo tempo, me pegaram sem dó, foram metendo forte e eu não segurei e gozei, nossa, uma gozada deliciosa, com aqueles dois cacetes me fudendo. Depois trocaram de lugar, e o Daniel foi no meu cuzinho, nossa, aquela pica era muito grossa, tava me rasgando, do meu namorado é grande, mas não tão grossa quanto a do Daniel, e eu comecei gritar e gemer ainda mais, e meu namorado me segurando pelos cabelos e metendo da minha xaninha falou pra Daniel meter de uma vez. Nem tive tempo de dizer não, ele deu uma estocada só, e meteu tudo, eu soltei um grito abafado pela mão do meu namorado que tampou minha boca, e as lagrimas escorreram no meu rosto. Eles não pararam, foi uma foda demorada, e maravilhosa, gozei tres vezes naquelas picas deliciosas, até eles gozarem, me labuzaram toda de porra, no rosto e em todo meu corpo. Foi uma delicia, eu fiquei exausta, toda vermelha e inchadinha, e não acabou por ai, mas depois eu conto a prorrogação. Isso é que é presente, se eu soubesse tinha contado antes pro meu namorado que queria ser comida por dois. Espero que tenham gostado, até a próxima. Beijos... By: Jú Morena
          O sitio que Meu Marido Comprou        


Meu marido comprou um sitio em Boa Esperança, era na ocasião uma aquisição oportuna, sou professora e tinha pedido uma licença médica e estava tratando de colocar o sitio em ordem, meu marido vem no sábado e traz as duas crianças e uma moça que cuida delas para mim trabalhando de babá. Meu marido contratou um moço para caseiro que cuida dos animais e da horta, morando na edícula, casa principal, muito prestativo, jovem e bastante sorridente, me auxiliando nas tarefas rotineiras do jardim e mesmo de casa. Devo esclarecer que sou de família tradicional e casei virgem, meu marido foi meu primeiro homem e nunca pensei em trai-lo, numa quinta feira fui para o sitio sem avisar o caseiro, lá chegando a noite, encontrei o caseiro totalmente nu e bastante bêbado dormindo na varanda da casa. Embora assustada com a cena, devia tira-lo dali, lógo não conseguindo movê-lo e nem acordá-lo, tratei de arrastá-lo para dentro de casa e deita-lo num tapete felpudo da sala, mas ao tentar coloca-lo no sofá escorreguei e caí de cara no seu instrumento, ao encostar no membro quente semi duro me excitei sentido a minha face do rosto queimar, nunca tivera a vista uma péça igual aquela, senti no meio do meu peito uma dor de desejo e me senti molhada, o membro cresceu em minha mão e engrossou ficando duríssimo, caí de boca abocanhando o membro esfomeada até que gozou na minha boquinha e enguli toda a porra, ele então me puxou para cima dele e zonzo começou a beijar e chupar meu pescoço e a no movimento minha fina blusa se abriu e ele tratou de chupar meus peitos que estavam sem sutiã pelo calor.e eu delirei e me ajustei ao seu corpo levantando a minha saia e colocando minha calcinha muito gozada em contato com aquele membro super dotado enquanto o beijava sentido os vapores do vinho engerido, beijava desesperadamente,chupando minha língua de forma a sentir seu pau crescer de encontro com minhas coxas e a buceta na calcinha. Ele sozinho não conseguia nada e tratei de tirar a calcinha e montar naquele membro delicioso que era muito maior que o de meu marido e tratei de monta-lo como uma cavaleira que só de entrar todo, meu deu um gozo inesperado, eu gemia e o sentia forçando minhas entranhas ,até o útero, quando ele agarrando minha bunda com as suas mãos fez Introduzir seu dedo indicador no meu cúzinho e tive mais um orgasmo no contato com aquele dedo grosso e áspero! Fiquei assim cavalgando e gozando até o momento em que senti seu membro aumentar e descarregar em jatos sucessivos na minha bucetinha. Tratei de suga-lo até ficar o mais duro possível e esfreguei meu cúzinho naquela pica maravilhosa mas não consegui enfia-lo pois dobrava ,tratei de coloca-lo todo na menina novamente e tornei cavalgar seu membro sem esquecer de colocar seu dedo grande e grosso no meu rabo enquanto eu aproveitava o movimento sugando meus seios e mexendo no meu grelinho até explodir num orgasmo que me fez gritar de prazer e o moço gozou bem fraquinho como tivesse voltado a dormir. Tomei um banho quente lavando todas as minhas culpas pela traição e me purgando do prazer que escorria com a mangueirinha que mostrava como a minha xota tinha ficado dolorida, aproveitando para lavar minha cabeça e minha calcinha que ficou pendurada no registro do chuveiro. Agora eu tinha consciência de que não seria a última vez que faria aquilo com o caseiro e nem haveria de me preocupar com sua inocência, mas para o meu marido seria segredo absoluto nada acontecera. Jade, a princesa.
          Tudo começou num Boquete Inesperado        


A Historia que vou contar é verdadeira e, embora pareça improvável, aconteceu comigo de maneira surpreendente. Ao longo de meus relacionamentos ocorreram várias situações relacionadas e igualmente curiosas. Irei relatá-las à medida que os leitores demonstrarem interesse. Bem, em certa época de minha vida, após ter sofrido alguns desenganos, acabei ficando meio deprimido e chateado por algum tempo, o que me levou a procurar algo para preencher o vazio que estava sentindo. Como dois de meus irmão eram religiosos naquela época, resolvi procurar a mesma igreja para tentar preencher tal vazio. Foi uma época muito boa de minha vida. Só não esperava que iria ter uma experiência nada religiosa a esta altura da vida! Após algum tempo na igreja, comecei a procurar alguma garota para estabelecer um relacionamento que fosse exemplar na congregação e gozasse de boa reputação, assim como é recomendado pelos líderes da igreja. Bem, após algum tempo escolhendo e conversando com as pessoas para pegar referencias cheguei a minha decisão! Ela era magra, muito bonita, lindos cabelos lisos que lhe chegavam à cintura, com uma reputação acima de qualquer suspeita!!! Todos diziam que se tratava de alguém que era religiosa desde a infância e muito dedicada! Bem, após algum tempo de cortejo e muitas recomendações por parte de todos! Iniciamos o namoro. A religião era muito séria e nós éramos incentivados a jamais sairmos sozinhos, não nos beijar em público e etc. Sexo então! Até pensar era pecado! Tudo ia muito bem e eu já havia passado pelo pior período da abestinencia. Agora tudo estava bem suportável. Até a masturbação era um recurso pouco utilizado naquela época. Até que um belo dia nós saímos com uns amigos e, na volta eles acabaram não podendo voltar com a gente por causa de uns problemas e acabamos tendo que voltar sozinhos para casa. Para mim não teria problemas, pois a distancia era curta e logo eu a entregaria em casa sã e salva. Ela ficou meio constrangida, relutou um pouco, mas como não havia outra saída, optou por voltarmos sozinhos mesmo. Bem, até aí tudo lindo. Eu todo feliz com a minha “andorinha” toda puritana e virgem que só fazia o que era correto e se guardava para o dia em que seria apenas minha! Assim como ditavam as regras! Entramos no carro conversando, alegres. Coloquei uma musiquinha. Passei a mão direita pelo pescoço dela enquanto dirigia com a mão esquerda, e puxei ela um pouquinho para se aconchegar no meu ombro enquanto eu dirigia. Derrepente ela olha para mim com o aquele olho assustado e diz: Não!... Eu, inocentemente, imaginando que ela estava pensando na sua reputação (já estávamos sozinhos, ainda por cima abraçados!?) insisti com um sorriso. _Vem cá...não tem nada de mais... Então, ao invés de por a cabeça no meu ombro ela se deita no meu colo, coloca a mão no meu pau, por cima da calça e começa a massageá-lo! Imaginem o meu susto! A garota mais puritana da igreja! Que nunca tinha chegado nem perto de um homem!!!... Fiquei meio desconcertado, sem saber o que fazer. Mas depois de tanto tempo em branco, a vontade falava mais forte e eu deixei para ver no que dava. Comecei a fazer carinho nos seus cabelos e ela muito tranquilamente tentou abaixar o zípper da calça, mas não conseguiu devido a minha posição. Não acreditava no que estava acontecendo! Levantei um pouco o corpo, abri o zípper e desabotoei a calça, porém não tirei ele para fora. Nem precisou. Ela enfiou a mão por baixo da minha cueca, tirou o danado para fora e, sem fazer muita cerimônia, abocanhou a cabecinha e começou a brincar com a língua bem devagarzinho. Eu fiquei louco! Fui aos céus! Depois de tanta fissura eu estava sendo chupado divinamente por aquele delicinha de menina! Ela chupava muito bem, brincando com a língua em volta da cabecinha. Tirava da boca e passava a língua por toda a extensão, colocava a cabecinha na boca enquanto batia uma punheta bem de vagarzinho, depois segurava na base e enfiava tudo na boca! Comecei a me animar e enfiei a mão por dentro a roupa dela, apertei seus peitos deliciosos por cima do sutian, depois puxei eles para baixo para poder brincar a vontade! Estava tudo uma delícia! Eu preocupado com os carros que passavam do lado e ela nem aí. Toda sua concentração estava em me proporcionar uma bela chupada! Acariciei bastante seus peitos, passei a mão na sua cintura e, fui deslizando até enfiar a mão na parte trazeira de sua calça. Ela usava uma calça bege clara que era amarrada na cintura por um barbante (era modinha naquela época). Soltei o barbante, enfiei a mão e ela deu uma paradinha e reclamou, mas não convenceu em nada...eu disse pra ficar tranqüila e ela logo voltou a me chupar divinamente. Que delicia, passei a mão naquela bundinha deliciosa, inicialmente por cima da calcinha. Acariciei aquele montinho gostoso da sua bucetinha e notei que ela já estava completamente molhada! Lentamente coloquei a mão por dentro da calcinha, ela não disse nada então continuei, passei a mão na danadinha, acariciei seu clitóris bem de levinho e em seguida procurei enfiar o dedo médio bem de levinho. Foi aí que constatei o que ela já havia dito. Ela era virgem! Mas como uma virgem que nunca ficou com ninguém aprendeu a chupar daquele jeito??? Bem, naquele momento isto não era a minha maior preocupação. Deslizei a mão para o seu reguinho, acariciei seu anelzinho bem de leve, ela não reclamou, então fiquei ali mais um pouquinho até conseguir enfiar a pontinha do dedo. Neste momento não agüentava mais de tezão, queria gozar! Tirei a mão de dentro de sua calça, peguei em seus cabelos e comecei a forçar a sua cabeça para fazer movimentos mais profundos e mais rápidos! Ela assustou um pouco no começo mas eu disse para agüentar e disse que era para ela engolir tudo. Ela quis reclamar mas eu fiz de conta que fiquei meio bravo e como eu ainda a segurava pelo cabelo, virei sua cabeça novamente em direção ao danado e empurrei com força pedindo para ela abrir a boca. Ela fez um pouquinho de resistência mas logo voltou a chupar divinamente! Neste momento eu não agüentei! Acelerei os movimentos como se estivesse metendo na boca dela e gozei! Gozei maravilhosamente! E gozei muiito!!! Ela fez gesto de querer tirar da boca mas eu não deixei. Segurei sua cabeça e continuei com o pau na boca dela, terminando de gozar....falei pra ela que queria que ela engolisse tudo e ela obedeceu direitinho! Engoliu tudo. Até um pouquinho que escorreu no canto da boca, eu pedi para ela passar o dedo e chupar e ela obedeceu com uma carinha que quase me deixou de pinto duro de novo!!! A esta altura estávamos chegando no bairro e nos recompomos rapidamente para entrar no bairro. Não conversamos muito. Só disse que foi delicioso e logo a deixei em frente a sua casa. Fui embora sem entender como ela podia ter feito aquilo, e confesso que naquele momento até fiquei com um pouco de peso na consciência, mas o que mais me encabulava era como e onde ela aprendeu aquilo! Uma coisa eu tinha certeza: aquela moça toda recatada e exemplar poderia até ser virgem, mas já tinha aprendido muita coisa! Inocente era a última coisa que ela poderia ser! Bem, após este acontecimento meu interesse por ela mudou completamente! Afinal ela havia traído minha confiança quando disse que jamais havia ficado com um homem. Era óbvio que isso não era verdade! Passei então a querer descobrir qual era a sua verdadeira história! Daí pra frente nossos encontros foram ficando mais e mais quente, nossas carícias aumentavam cada vez mais e eu já chupava aquela bucetinha virgem e enfiava meu dedo naquele cuzinho fazendo-a gemer e sussurrar, mas o cabacinho dela continuava intacto pois só admitia perdê-lo quando se casasse e eu respeitei. Ficamos um bom tempo namorando até que resolvemos nos casar. Já casados fomos para nossa lua de mel onde eu pude finalmente depois de dar um belo trato, mandar aquele selinho da xana dela pro espaço. Gozamos muito na nossa primeira noite real de amor e nos entendemos muito bem na cama até os dias de hoje, mas o que ela gosta e gosta muito mesmo é que eu derrame todo o meu leitinho na boca dela, que engole tudo até não sobrar nenhuma gota. Atualmente não somos mais evangélicos.
J.C – Nilópolis - RJ
          O primeiro menino na nova cidade        

Após minha primeira estória contando como foi minha iniciação (Inocência perdida), passo a contar como as coisas se sucederam na nova cidade.
O fato era que eu já estava viciado em levar uma rola no cuzinho. Gostava muito de sentir meu buraquinho sendo fodido desde os meus treze anos de idade. Meu “professor de 17 anos na época” me ensinara muitas coisas sobre sexo ou pelo menos aquilo que ele sabia melhor do que eu. Nunca revelei nosso segredo a ninguém e tivemos muitos momentos de extrema felicidade, embora, às vezes, eu achasse que os outros meninos desconfiassem de mim.
Nova cidade, novo bairro cheio de garotos, nova escola, a vida seguia em frente, mas eu já me incomodava com a vontade de ser enrabado de novo.
Eu agora já estava com 18 anos, meu corpo se desenvolvia, minha bunda estava mais arrebitada e rechonchuda que nunca e, embora eu agisse como um garoto “normal” (não era afeminado e nem agia como um viadinho), não demorou para que os outros rapazes começassem a fazer comentários a respeito de como eu tinha um traseiro gostoso e essas coisas todas. Era corriqueiro levar passadas de mão e encoxadas, mas eu me mantinha firme e procurava não dar bandeira sobre meus desejos mais profundos. Eu tinha sido bem instruído pelo meu mestre quanto ao modo de agir na frente de outros rapazes. Então sempre que um vinha com aquelas brincadeiras eu revidava ou fingia ficar irritado para manter as aparências, de modo que não desconfiavam que na verdade aquilo me dava um enorme tesão.
Passaram-se os meses, eu já tinha feito alguns amigos e nada tinha acontecido ainda.
Um belo dia, um garoto chamado Zé Paulo de 24 anos que era amigo do meu irmão mais velho foi procurá-lo em casa, mas ele não estava e ficamos os dois conversando. O papo foi evoluindo e eu percebia que vez ou outra o cara esfregava o pinto, o que atraia o meu olhar. Ele usava uma bermuda um pouco apertada o que demonstrava o volume que aos poucos se formava dentro dela. Era ele tocar no cacete e meus olhos imediatamente seguiam seu movimento. Claro que não demorou para o Zé Paulo perceber meu “incômodo” e foi levando o papo para o lado que ele queria. Perguntou se eu sabia brincar de troca-troca e eu respondi que não, então ele me disse que se eu quisesse ele poderia me mostrar. Eu quis saber como era aquela brincadeira e ele me explicou que primeiro ele colocaria o pinto na minha bunda e depois eu colocaria o pinto na bunda dele. Quando ouvi aquelas palavras meu cuzinho piscou de desejo e eu nem vacilei para topar brincar com ele. Ele reagiu com um sorrisinho maroto e sugeriu que fôssemos procurar um lugar para brincar.
Lugares escondidos eram o que não faltavam, pois havia muitas casas em construção (o bairro estava se desenvolvendo) e também muitos terrenos com mato relativamente alto que serviriam de esconderijo para esse tipo de brincadeira. Saímos dali e nos dirigimos a um terreno próximo onde ninguém poderia nos ver.
Achamos um lugar ideal e quando Zé Paulo tirou a bermuda, saltou para fora um pinto bem maior que aquele com o qual eu estava acostumado (devia ter uns 20 cms e era um pouco grosso, com uma cabeça grande e vermelha). Meus olhos brilharam ante aquela visão e ele percebendo meu êxtase pediu para eu pegar nele. Sem qualquer pudor agasalhei aquela carne dura com minha mão pequena. Estava quente e babava um líquido transparente. Instintivamente comecei uma punheta de leve naquele mastro o que foi suficiente para a pergunta dele: “Você já pegou num cacete antes né?”. Meio sem graça por ter sido desmascarado respondi que sim e contei a ele sobre minha experiência anterior. Seu rosto ficou iluminado de felicidade e então ele disparou: “Você gosta muito de rola?”. Respondi que gostava e sentia muita vontade de pegar numa fazia muito tempo, mas ainda não tinha tido coragem e ele era o primeiro rapaz do bairro para quem eu fazia aquilo. Ele me disse: “Então chupa seu pirulito porque eu sei que você deve gostar também”. Sem vacilar abocanhei a cabeça do caralho que pulsava na minha frente e como já tinha alguma experiência, comecei a chupar com todo o cuidado para não raspar os dentes. Seu caralho era um pouco grande para minha boquinha pequena, mas eu me esforçava para proporcionar prazer para aquele machinho delicioso. Ele elogiava: “Nunca um viadinho me chupou tão gostoso. Desse jeito vou querer sempre”. Não respondi nada, pois tinha a boca ocupada e não pretendia parar de chupar, já que sentia tanto tesão naquilo. Após algum tempo mamando, ele me pediu para parar senão ele acabaria gozando e estava a fim de fazer outras coisas comigo. Ele falou: “Bom, eu te chamei para fazer troca-troca, mas na verdade eu quero mesmo comer seu cuzinho. Deixa eu enfiar em você?”. “Claro que deixo”, respondi tremendo de tesão. “Você ta viciado em pinto. Vou te comer tão gostoso que você vai querer sempre meu cacete enterrado em você. Tira toda a roupa e fica peladinho que eu quero ver o meu troféu”, ordenou. Fiz como ele mandou e ele elogiou muito o que viu: “Nossa, caralho! Que bundinha maravilhosa você tem! Quero ficar horas metendo nesse cuzinho delicioso. Fica de quatro pra mim fica!”. Fiquei de quatro na sua frente, arrebitando bem o traseiro e expondo meu buraquinho o máximo possível. Ele se aproximou e começou a me lamber. Aquela sensação nova eu não conhecia e fui às nuvens com aquele cunete. Meu corpo tremia a cada passada de língua. Quanto mais metia língua mais eu me entregava a ele e percebendo meu bem estar, perguntou: “Acha que vai agüentar meu pau dentro do seu cu?”. Respondi: “Acho que sim apesar de ser grande e grosso”. Ele cuspiu várias vezes no próprio pinto e passou bastante saliva no meu furinho. Encostou a cabeça da rola começou a pressionar. Eu reclamava um pouco da dor, ele passava mais saliva, me segurava firme pela cintura e voltava a tentar enfiar aquele cabeção dentro de mim. Tentou e tentou até que conseguiu fazer passar pelo anel. Eu vi até estrelas e gemi um pouco mais alto. Ele pediu silêncio para que ninguém nos ouvisse e continuou forçando até estar metade dentro de mim. Lágrimas rolavam pelo rosto, mas eu não estava disposto a perder a chance de levar novamente uma rola na bunda, de modo que agüentei como pude e fiz o possível para receber aquele pedaço de carne delicioso no rabo. Agora eu já sentia seus pentelhos encostando nas polpas da minha bunda e suas bolas batendo nas minhas próprias bolas. Ele se movimentava devagar até eu acostumar com todo aquele volume me penetrando e rasgando e aproveitava para dizer umas barbaridades:” Caralho! Nunca meti num cu tão gostoso. Você tem mesmo que dar esse rabinho de ouro. Como sua bunda é generosa. Engoliu toda minha piroca. Ta tudo atolado!”. Eu não dizia nada, só ouvia e gemia no compasso do vai-e-vem que estava me proporcionando um prazer imenso. Sentia arder por dentro, mas nem de longe queria que ele parasse. Zé Paulo não parou, continuou aumentando aos poucos seus movimentos. Agora eu já não sentia mais dor alguma, só mesmo tesão de estar invadido de novo por trás e como eu gostava daquilo. Sentir o caralho alojado lá dentro, entrando e saindo, rasgando e fazendo arder de prazer. Eu estava nas alturas. Depois de uns 20 minutos me fodendo, ele estocou bem forte meu cuzinho e gozou sua porra quente dentro de mim, gemendo e urrando de prazer.
Eu já sabia que ele tinha me inundado de porra, mas nem me preocupava, pois estava acostumado a levar esses jatos quentes que eram o meu prêmio por ser obediente.
Saciado, ele se sentou ainda sem a bermuda e com o pau meio amolecido. Eu me sentei de frente para ele e começamos a conversar. “Obrigado por deixar eu meter em você. Levanta e deixa eu ver uma coisa”. Levantei, ele me colocou de costas para ele, abriu minhas nádegas e foi conferir o estrago que seu pinto tinha feito. “Seu cuzinho ta arrombado, mas acho que eu não machuquei você. Ta doendo muito?”. Sentei-me novamente à sua frente e respondi: “Ta ardendo um pouco, mas depois passa. É que seu pinto é muito grande. Nunca tinha experimentado desse tamanho”. “Você gostou?”, ele quis saber. “Gostei e quero fazer de novo quando você quiser”. “Você ta viciado mesmo em levar no rabo né sua bichinha. Pode deixar que eu vou querer comer sempre. Essa sua bunda merece um cacete todo dia. Não esquece que esse vai ser nosso segredinho, se contar pra alguém a gente se ferra”. “Pode deixar que eu não vou contar. Eu sei o que pode acontecer se meu pai souber disso”.
Ficamos ali ainda algum tempo, eu completamente pelado, ele sem bermuda, conversando sobre o que faríamos na próxima vez, quase sussurrando para não alertar nossa presença ali.
Depois de um tempo resolvemos que era melhor nos vestir e sair pra não chamar a atenção.
Alguns dias depois nós teríamos uma nova trepada, mas contarei como as coisas aconteceram em outra oportunidade.
Os fatos relatados aqui são reais e aconteceram há pouco tempo.
Comentários são bem vindos: ca.brasil2007@hotmail.com.
          A VEZ EM QUE FUI FODIDA PELO DENTISTA        


Olá, meu nomezinho é pamela, completei 18 aninhos a pouco tempo e vou relatar uma historia muito excitante. Eu uso aparelho ortodontico, e preciso ir ao meu ortodontista mensalmente, o problema é que desde a primeira consulta, fiquei louca, era uma mistura de tesão com uma paixonite que estava começando. Ele, com seus 32 aninhos, corpo maravilhoso e muito gostoso, sempre foi muito querido e atencioso comigo. Talvez ele ainda não tivesse notado o meu interesse, eu pensei muito antes de decidir fazer isso, mas certo dia arrisquei...
marquei uma consulta p/ o ultimo horario do dia, no qual eu sabia q a sua estagiaria e a sua secretaria, ja estariam bem longe dali. Cheguei como sempre, com meu jeito meigo e sensual... Então deitei naquela cadeira, estava com um vestidinho, era um verão intenso, e ele começou a consulta normalmente, trocando as borrachinhas, sabia q estava me arriscando, pois não saberia qual seria a sua reação, estava com tanto desejo, q pensei, bom, hj é dia do bote. Eu sentei na cadeira, e ele me olhou e disse: - onde vc vai? estou mexendo na sua boca, nao pode se levantar sem me avisar-, foi quando, me levantei e sentei no seu colo já logo puxando um beijo super selvagem, cheio de segundas intenções, ele se assustou com minha ação, disse a ele q estava fazendo algo q queria fazer a muito tempo e q se dane a etica profissional e td mais, e comecei a levantar o meu vestidinho e me deitei naquela cadeirinha, q nessas alturas virou uma caminha; (ele naum resistiu!) e ele se entusiasmou e tirou minha calcinha com akela boca abençoada, foi passando akele linguao no meu grilinho, bem durinho, e passava tb akeles labios na minha xotinha td depiladinha e td molhadinha, lambuzadinha, gozei .. eu gritava e gemia ... ai como é gostoso gozar na boca do dentista !!! ... nessas alturas meu vestidinho já tinha voado dali.... depois tirei o jaleco dele e me ajoelhei para desabotoar akela calça branca, e cai de boca naquele caralho grande e gostoso, comecei a chupar, lamber suas bolas, e a pedir leitinho quente, e ele gemia ... e dizia: ahh vc quer leite, então toma..... ai q delicia aproveitamos esse embalo, nos posicionamos e fizemos um gostoso 69, eu tomei mais uma vez, akele leite e ele tomou o meu melzinhu ... depois ele me comeu gostoso, enfiou akele pau na minha xota com movimentos incriveis .... enquanto isso chupava meus peitões (sao bem grandinhos), gozei e gritava com vontade, sempre querendo mais, pedindo tapinhas, mordidinhas.. e ele fazendo td ... no fim dessa transa louca, eu pedi uma injeção meu dada no meu rabo, fiquei de quatrão e ele meteu, era dor, era prazer .... foi sensacional.....
.. eu disse a ele , q essa foi a melhor consulta de td a minha vida, e ele falou no meu ouvidinho: esse eh um segredinho so nosso; q eu era a paciente mais gostosinha dele e q ainda faltavam alguns meses de tratamento.. foi maravilhoso realizar essa fantasia de ser comida pelo meu dentista gostoso! ... Agora ele cuida das minhas 2 boquinhas !!! Experiemente vc tb !!!! beijinhos molhadinhos p/ vcs q leram esse continho...
          Estuprado pelo Colega de Trabalho        

Eram quase 7 da noite quando saí do trabalho, pronto para ir pra casa ver a minha mulher. Um dia quase normal. Quase, por que quando eu estava ligando o carro, chega o Jorge, todo folgado, e bate no meu vidro perguntando se eu ia passar pela Vila Mariana. Fiquei contrariado, afinal nunca tive muito assunto com o cara, mas concordei e ofereci a carona.
Jorge deve ter uns 35 anos (11 a mais que eu), é divorciado e tem uma incorrigível pinta de folgado que sempre me irritou. No caminho, ambos puxamos uns poucos assuntos, e eu sempre sentindo aquele ar de garotão superior que me deixava puto. Tão puto que fiquei surpreso, ao deixá-lo em frente a seu prédio, quando me convidou pra subir.
Não, Jorge, não precisa, estou com pressa - respondi. Entre. - ele insistiu - Sei que não é dia de visitinhas (era terça-feira), mas eu preciso de uma ajuda e queria aproveitar que você já está aqui. Fiquei mais puto ainda, mas fui. Eu sabia que tinha coisa aí. Na certa o computador dele estava com algum problema (ele era péssimo nisso, todo mundo sabia) e ele ia me encher o saco pra arrumar tudo.
Foi só entrar na casa dele e veio a surpresa. Jorge trancou a porta e me puxou pelo braço. Que é isso, meu? Que é isso meu o cacete! - ele respondeu, enquanto me segurava pelos dois braços cara a cara com ele - Agora somos só nós dois, e eu vou te dar o que você está querendo há muito tempo. Não entendi nada, o cara ali me segurando, de frente pra ele, me falando aquilo. Eu não tinha o que fazer. 24 anos, 1,74m, 70kg, nada afim de brigar, e o cara com aquela pinta de molecão de praia, 35 anos, maior que eu, me segurando assim. Só fiquei quieto, olhando. Isso, viadinho. Fica quietinho que quem manda aqui sou eu - ele disse.
Fiquei estático. Que papo era esse de viadinho? O cara vai me bater, vai me matar, sei lá. Jorge começou a tirar a minha camiseta, depois me empurrou pra longe, mandando: Vai. Tira a roupa, viadinho. Pra que isso, Jorge? O que você vai fazer? Me deixa ir embora. À esta altura, já estava implorando, mas a ordem dele era firme, e diante daquele olhar de macho raivoso não tive escolha. Quando olhei de novo pra ele, já peladinho, vi uma pica grande, grossa e dura pra fora, e só ouvi a voz: Chupa!
Hesitei por quase uma eternidade, mas quando o ouvi repetir, com mais força - Chupa, viadinho! - tive que obedecer e, trêmulo, aproximei minha boca daquela vara. Nunca tinha feito aquilo. O cheiro da gala dele estava me dando nojo, mas não tinha jeito, então pus a boca e comecei a chupar.
Chupa, putinha tesuda, chupa, era o que ouvia enquanto abocanhava aquele monstro e fazia o máximo possível para não mordê-lo, pois estava com medo e afim de que isso tudo terminasse o mais cedo possível. Não conseguia acreditar. Eu, o macho de casa ali, ajoelhado na frente de um folgadão, mais velho do que eu, chupando pica e ouvindo sacanagem. Era muita humilhação. Não sabia se chorava, se reagia, se fugia, se cedia. Só voltei à realidade quando, bombando forte e segurando a minha cabeça, Jorge gozou. Nessa hora, como que para me humilhar ainda mais, ele puxou a pica bem pra beirada do meu lábio e encheu a minha boca de porra. Vai, putinha gostosa, toma a porra de macho que que é disso que você gosta. - ele dizia, entre aqueles gemidos de macho gosando gostoso. O gozo, a porra, aquele gosto forte na boca, na hora, me deixaram chocado, mas algo em mim mudou. Fiquei estático, parecia até que eu tinha gostado, e quando ele tirou a pica, num reflexo, engoli toda aquela porra.
Fiquei ali, olhando pro chão, de joelhos, pensando em tudo aquilo, enquanto ele foi tirando a própria roupa. Era um trintão, sem dúvida, mas tinha um corpo bem feito, masculino, sem excessos. Fiquei ali, olhando aquele peito, aquelas coxas grossas, aquele pau meia-bomba, quando ele abaixou, me puxou pelo braço e me virou de costas, já me encoxando.
Vem cá, putinha - ele dizia. Não, Jorge, por favor. - eu suplicava - Não quero. Quer sim, putinha, você sabe que quer - dizia ele, bem no meu ouvido. Por favor... não - falando mais pra mim mesmo do que pra ele. Vai, putinha - mandou - enquanto me jogou no sofá, me deixando já de quatro. Agora você vai ver o que é bom.
Meu medo triplicou, quando senti uma cuspida no cuzinho. Jorge colocou a camisinha rápido, na pica que já estava dura de novo, e foi colocando devagar. Eu gemia baixo - de dor - e isso parecia excitá-lo ainda mais. Só que aquela pica quente estava fazendo eu me sentir estranho. Muito estranho. Senti meu cu todo rasgado, quando ele terminou de meter, mas naquele tempinho em que ele ficou parado, dentro de mim, meu pau começou a subir, e eu fui ficando todo mole.
Tá gostando, né viadinho? Não disse? Relaxa agora. Você já tá marcado. Depois de hoje, você não vai conseguir ficar sem pica, e vai lembrar pra sempre da minha pica, que inaugurou esse rabinho gostoso, e de mim, que te transformei no viadinho que você é agora. Na primeira mexida de Jorge, já não resisti, e soltei um aaaaaaaaaiiii tremendo de prazer, um prazer que nunca sentira antes. Aquele corpo, aquele homem, aquela pica, destruiram a minha masculinidade. Ele enfiava e tirava bem devagar, gemendo forte, e grave, um gemido de homem que me hipnotizava, como o gemido do gozo anterior, na minha boca.
Eu gemia, também, mas estava mole, e meus gemidos saíam afetados, meio femininos, meio afeminados. Lembrava daquela vara na minha boca, do gosto de homem, do gosto de porra, e me excitava ainda mais. Agora estava ali, nu, de quatro, apoiado no sofá dando a bunda pra um cara. Dando a bunda! Não éramos amigos, não estávamos apaixonados, eu não era afetado, afeminado ou feminino de qualquer forma, mas aquele cara folgadão decidiu me comer e estava ali, me comendo, como comeria sem pudor qualquer das menininhas que pagavam pau pra ele. Agora eu entendia, finalmente, o que era um homem, que sabe o que quer, que toma o que quer, que faz o que quer. Ele queria minha boca, queria minha bunda, me queria viadinho pra ele, e me fez. Eu só sentia aquela vara deliciosa entrando, e saindo, e entraaando, e ouvia meus gemidinhos escaparem, e rebolava minha bunda, procurava aquela pica com minha bundinha, me deliciando com o barulho daquela foda que só um homem de verdade sabe dar. A pica ia, e vinha, e ia, e vinha de novo, rápido, e as mãos de Jorge me seguravam firme, pelos quadris, e eu apoiado, apoiada, sei lá, no sofá, delirando, gemendo, rebolando, sem gozar, mas num orgasmo que não tinha mais fim.
Jorge metia, metia fundo, metia rápido. Quando largava meus quadris, me dava um tapa na bunda, estalado, que só me excitava mais ainda, ou então me puxava pelos cabelos (curtos), colava nossos corpos e me xingava, bem no meu ouvido, sem parar de me foder.
Já nem sabia há quanto tempo estava ali, viado, nua, feminina, puta, sendo usada, abusada e estuprada por aquele macho lindo, tesudo e caralhudo, gemendo e me entregando, quando gozei. Foi um orgasmo forte, intenso. Nunca gozei tanto e com taaaanto prazer assim. Rebolava naquela vara feito uma louca. O cara era insaciável. Esfriei, parei de gemer, fiquei preocupado, com remorso, puto, mas ele continuava metendo, me dando tapas, me xingando, e meu frio pós-gozo não tinha espaço, perante à autoridade de macho do Jorge. Ele me puxou pelos cabelos, mais forte dessa fez, e me ordenou. Geme, sua puta! Obedeci e gemi. Eu era dele, não tinha jeito. Rebolei, gemi, e mesmo mole eu sentia que era aquilo que eu queria. Jorge acelerou os movimentos, gemeu mais forte, cravou aquela pica maaaravilhosa em mim e gozou, gozou feito um doido, e desabou sobre mim.
Fiquei ali, de quatro, apoiado no sofá, com um puta macho atolado no meu cu, largado em cima de mim, cheio de remorso e de tesão. Aquilo era uma foda, que foda, a foda. Fui estuprado, dominado, transformado. Entrei naquele apartamento homem, e saí de lá um viadinho.

***

Este conto é fictício, e é parte de uma fantasia minha, mas muitos dos trechos de foda são reais e parte de algumas fodas que eu já tive. Nunca tive uma foda dessas, sou casado e como a minha mulher sim. Tenho 24 anos, 1,70m, 70kg, moro em São Paulo e queria conhecer um cara que me comesse gostoso, como um viadinho gosta de ser comido. Se estiver interessado mande e-mail.

Meu e-mail: oursecretbr@yahoo.com.br
          Delicias de um final de semana na praia        

Olá! Meu nome é Simone e sempre me deliciei lendo contos eróticos. Esse é o primeiro conto que escrevo, uma experiência tão excitante que só de lembrar fico toda molhadinha. Mas antes de tudo deixa eu me apresentar não é? Tenho 37 anos, 1 metro e 75 de altura, seios médios e (ainda) durinhos, bundinha proporcional e empinadinha, cabelos lisos, semi longos e castanhos médio, um pouco queimados do sol e olhos cor negros e modéstia parte, lindos. Bem, tudo aconteceu nas férias de janeiro de 2006. Na época eu estava tendo um relacionamento sério com o meu grande amor até hoje, “S”, um gato, alto, moreno, queimado de sol e super inteligente com ótima formação escolar. A gente tava junto a mais de um ano, mas morando cada qual na sua própria casa e resolvemos tirar um fim de semana para acampar numa praia da periferia. Queríamos um fim de semana só nosso e com muuuito sexo! Tanto eu, como ele queríamos uma transa difrente, num clima diferente dos tradicionais em meu apê e motéis, sempre com muito amor e carinho e acima de tudo prazerosas. Eu estava super excitada e anciosa por este fim de semana, imaginando mil e uma loucuras diferentes que iríamos fazer naquela barraca e resolvi me preparar bem: depilei toda minha bucetinha, deixando ela bem lisinha e separei os meus biquínis mais inspiradores... Na sexta feira bem cedinho eu e meu amor seguimos então de carro rumo a praia, ao nosso recanto do fim de semana. Como já estava cheia de tesão e queria provocar meu gato, caprichei na roupa pra viagem: blusinha branca colada, saia jeans curtinha e um biquíni preto de bolinhas brancas de lacinho.. Foi tiro e queda. Quando me viu ele ficou todo animadinho: “Que delicia Sí. To doido pra chegar logo nessa praia e fazer um amor bem gostoso com você, o fim de semana inteiro”. E como não sou nada boba falei com cara de sapeca: “Porque esperar chegar lá?” e como ainda estávamos em meu apê, coloquei a mão dele na minha bucetinha já ensopada de tanto tesão. Ele ficou louco e sem perder tempo, começou a fuder minha bucetinha com dois dedos bem gostoso durante alguns minutos e parou. “Ôh Sí, não faz isso comigo não, minha delícia, assim eu ficou louco e não vou conseguir dirigir”. “Ta bom gato, por enquanto eu me viro sozinha, com um brinquedinho que depositarei nela até chegarmos lá... mas só se você me prometer que quando chegar na praia vai me fuder TODA, mesmo antes de armarmos a barraca”. “Prometo, minha delícia, vou te fazer gozar como uma putinha”. Nisso descemos, entramos no carro, abaixei um pouco o banco, apoiei a perna direita na lateral da porta e retirei minha calcinha e fiquei me tocando. Me masturbei a viagem toda, “S” foi a loucura, e sempre que dava me ajudava e enfiava os dedinhos com gosto e depois chupava sentindo o meu gosto. Gozei muito com aquela brincadeira na estrada. Chegamos na praia pegando fogo de desejo. Procuramos um lugar mais afastado e tranqüilo e antes de armarmos a barraca buscamos a sombra de uma árvore e estiquei uma canga enorme no chão. “S” tava tão louco que arrancou minha blusa ali mesmo na praia e começou a chupar meus peitinhos. Ele lambia e mordia gostoso, parecia uma criança faminta. Puxei ele e pedi pra se deitar, fiquei de quatro com a bundinha bem perto do rosto dele e fui tirando a saía devagarzinho enquanto rebolava. Ele me puxou com força pelo cabelo e falou sussurrando no meu ouvido. “Rebola essa buceta na minha cara, minha putinha, quero te chupar bem gostoso, te fazer gozar com minha língua, minha gostosa, vem cá, vem minha delícia”. Aquilo me deixou doida. Comecei a rebolar devagarzinho minha buceta no rosto dele e na primeira lambida que ele deu no meu grelhinho me arrepiei toda e gemi baixinho. ”S” me chupava deliciosamente, ora brincando com meu grelhinho, ora enfiando aquela língua quente e grossa no meu cuzinho apertadinho e na minha bucetinha que já pingava de tanto tesão. Eu gemia baixinho e me contorcia toda, enquanto ele dava uns tapinhas na minha bunda quando eu rebolava. Ai como gozei naquela boca, me arrepiava toda de tesão. Aquela chupada tava uma delícia mas também queria fuder o pau dele com minha boquinha. Sai devagarzinho de cima dele deixando-o com cara de cachorro pidão e todo melado do meu gozo “Ei ei.. vai pra onde minha putinha, volta aqui”. Ai peguei um dedo dele e comecei a lamber com cara de safada. “Calma gostoso. Deixa eu brincar um pouquinho também”. Ele logo sacou o que eu queria e foi abrindo a bermuda que tava quase estourando. O pau dele era e certamente continua sendo lindo. Tem 18 ou 19 cms, rzoavelmente grosso e com uma cabecinha rosada e perfeita, que dava água na boca so de olhar. Comecei a lamber aquela cabecinha com gosto, passava a língua devagar e batia a rola na minha boca. Ele gemia gostoso, puxava meu cabelo, e implorava pra eu não parar de chupar. Chupei aquela rola grossa toda que pulsava de tesão na minha boca. Fiquei um tempão chupando o pau dele com muito gosto, mas minha buceta pedia uma rola, precisava sentir o caralho dele bombando dentro de mim. Foi ai que me acocorei em cima dele e comecei a brincar com a cabecinha do pau dele na entrada da minha buceta encharcada. Ele se tremia de tesão e tentava socar o pau na minha buceta mas eu não deixava.. ficava so enfiando a cabecinha e tirando. Gemia gostoso e ele implorava pra eu fuder logo de uma vez. “Quer minha bucetinha quer, meu gato gostoso?”, “Quero essa bucetinha toda meu amor, me fode logo vai.. isso já é tortura, to estourando de tesão aqui”. Sentei de uma vez naquele pau gostoso.. fiquei um tempo rebolando devagarzinho com aquele pau todo dentro de mim e me levantei. “S” enlouqueceu na hora. Tentou me puxar de volta, mas ignorei. Arrumei meu biquíni e fui em direção a barraca. Ele veio atrás, meio artodoado ainda: “o que você ta fazendo minha gata? Volte aqui!”. “Quero tomar um banho de mar antes de armarmos a barraca. Ainda é cedo, vem comigo”. Ele ainda de pau na mão, levantou-se, deu um sorriso, levantou a sunga, segurou minha mão e a gente entrou no mar. A maré tava baixa e o mar tava calmo sem muitas ondas. Ele então me abraçou bem forte, apertando o meu corpo contra o dele e beijou meu pescoço e minha orelha me arrepiando toda. Daí comecei a sentir a mão dele tocando a minha perna e subindo até a minha bucetinha. Ele me tocou um pouco por cima do biquíni e depois foi desamarrou o lacinho. Fiquei louca com aquilo. Ele começou a me tocar e a brincar gostoso com meu grelinho, fazendo-me gemer baixinho no seu ouvido. Eu tava completamente entregue, sentindo um tesão que me queimava por dentro. Não tava agüentando mais, precisava sentir aquele pau me fudendo e falei baixinho no ouvido dele: “fode minha bucetinha, meu amor.. me fode todinha vai.. tou derrentendo de tanto tesão”. Ele carinhosamente me beijou deliciosamente, afastou sua sunga pro lado deixando o cacete livre, então eu abracei ele com as pernas e ele começou a meter devagarzinho.. Como aquilo era gostoso. Eu rebolava devagarzinho enquanto ele metia na minha bucetinha molhada e enfiava o dedo bem gostoso no meu cuzinho. Gozei como nunca. Me arrepiava toda a cada bombada que ele dava na minha bucetinha. “S” gemia gostoso no meu ouvido, puxava meu cabelo, lambia meu pescoço.. e gozou muito na minha bucetinha. Ficamos ali no mar, abraçados.. se tocando e sentindo o nosso tesão se misturando com a água do mar. E esse foi só o começo do nosso fim de semana, que foi recheado de aventuras e muito, mas muito sexo e prazer dentro da nossa barraca, minha boca, meinha buça e meu cuzinho que o diga.
Sí – A. dos Reis - RJ
          Sexo no Trabalho        

O que vou contar pra vocês é verdadeiro e não faz muito tempo ocorreu há dois anos. Vou tentar resumir para não ficar tão cansativo espero que gostem e gozem rsrsr. Na época eu Trabalha-va em um local praticamente sozinho e quando menos espera-va, entra pela porta da frente nada mais e nada menos que a minha gostosa amiga . Não era a primeira vez que ela me visitava naquele local, portanto, ela sabia muito bem o que a esperava. Por estar um dia muito frio e chuvoso, ela usava naquele momento um casaco (sobretudo) preto cujo comprimento chegava até ao meio de suas canelas, que já¡ encontravam-se cobertas pelo cano longo de suas botas. Levantei-me o mais depressa possível e fui ao seu encontro onde nos beijamos avidamente. Convidei-a para que se sentasse, no qual ela prontamente aceitou e foi tirando o seu casaco para coloca-lo no encosto da cadeira. Encontrava-se por baixo do casaco em um deslumbre total: A blusa de cor branca, quase que transparente, mostrava os seus volumosos seios por inteiro, pois estavam sem o soutien. Não permanecemos por muito tempo ali sentados, pois, apenas com um olhar, levantamos-nos e fomos direto para os fundos, onde tenho um pequeno deposito de mercadorias. A sala e este deposito são separados por um biombo, o qual, deixa condições de ver se entra alguém pela frente. Em tão, nos abraçamos e nos beijamos loucamente, com as nossas mãos percorrendo todo o nosso corpo. Uma das minhas mãos passeava por baixo da saia, pela sua bundinha e pela bucetinha e a outra pelos seus peitos, enquanto que, ela alisava o meu cacete por cima da calça. . Abaixei a minha calça e a minha cueca até os joelhos, deixando o meu cacete para que ela de cócoras o abocanhasse e fizesse uma gostosa chupeta. Após se deliciar com ele todo em sua boca e sentir que estava em ponto de bala, levantou-se e veio me beijar novamente. Apenas levantei aquela saia e abaixei a sua calcinha o suficiente para que o meu cacete se encaixasse entre o vão de suas pernas. Com a cabeça passeando pela portinha da buceta e massa-geando o seu grilinho, sentia o quanto aquela bucetinha estava ficando encharcada. O meu cacete deslizava naquele li quido viscoso e quente, pressionado pelo elástico da calcinha e pelos grandes lábios, e eu apenas não deixava que ele a penetrasse, enquanto que, tanto eu como ela tínhamos as nossas respirações ofegantes e continuada-mente gemi amos nos ouvidos um do outro. Senti que ela estava gozando pois, deu um longo suspiro e contraiu seu corpo todo. Não resistindo daquele orgasmo que dela desprendia, também não conseguia me segurar mais. Enchi a portinha da sua bucetinha e os fundos da sua calcinha de porra. Foi uma verdadeira gozada nas coxas srsr, que por algumas vezes vale muito e pena mais gostoso do que uma foda mal dada. Fomos ao banheiro, providenciamos uma rápida limpeza e retornamos a sala novamente. Sentei na minha mesa e ela sentou-se do outro lado, defronte a mim. Ficamos conversando sobre varios assuntos por um bom tempo, até que de repente, por debaixo da mesa, sinto o bico de sua bota percorrer pela minha perna, subindo e descendo. Olhei para dentro de seus olhos e ela simplesmente disse-me : sabe o que eu vim fazer aqui? Vim aqui com o propósito de dar o meu cuzinho para você. A ultima vez que eu dei ele, foi para você mesmo naquele Motel. O meu marido não gosta e diz que o cú não foi feito para isso rsrsr, portanto, como eu estava morrendo de saudades de senti-lo novamente dentro de mim e com muita tesão, a não ser que você não queira, não saio daqui sem que você me coma o cuzinho e goze dentro dele.” – Que susto.!!!. Na cara e na lata.!!! Levantei-me imediatamente da cadeira já com cacete duro pela situação criada, peguei-a pelas suas mãos e retornamos ao deposito dos fundos, espalhei umas duas caixas de mercadorias que davam a altura suficiente para encaixar o meu cacete em seu buraquinho, e para mais uma surpresa, ela dirigiu-se a mim com um tubo de KY em suas mãos. Disse-me que já havia planejado tudo antes de sair de casa e assim poderia sentir ele deslizando até o fundo sem sentir dores. Abracei-a e beijei aqueles lábios que ferviam de tesão. Foi logo abaixando e tirando o meu cacete para fazer outra gostosa chupeta. Apóss chupar com vontade, levantou-se e foi virando de costas, encostando aquela deliciosa bundinha no meu cacete. Levantei um pouquinho a sua saia e coloquei-o entre as suas nádegas. Continuei abrasando-a por detrás, mordiscando a sua nuca, até que implorou-me para colocar no seu cuzinho. Pedi que ficasse de joelhos sobre as caixas, levantei o resto de sua saia e fiquei com aquela deslumbrante bundinha toda a minha disposição. Abaixei-me e fui beijando as suas nádegas até encontrar o reguinho que me levaria ao local da loucura. Procurava deixar a li ngua bem em riste e com a sua pontinha, penetrava-a levando-a ao delirio total. Com as pontas dos dedos, massa-geava o seu grelinho durinho de tesão, até que novamente pediu-me para fode-la. Coloquei um pouco do gel em sua entradinha e com o dedo empurrei todo o KY para dentro daquele buraquinho, que piscava sem parar. Aproveitei também para lubrificar a cabeçe do meu cacete que encontrava-se em ponto de estourar. Logo que sentiu a pontinha do cacete encostando na sua entrada, forsou de uma vez e gemeu alto quando a cabeça passou pelo seu anelzinho. Com tudo lubrificado, não houve resistência para que sentisse as bolas do meu saco bater em sua bucetinha. Estava todinho enterrado naquele guloso cuzinho. Ela por si só começou a fazer o vai e vem e pedia freneticamente que a fodesse com toda força que eu tinha. Cheguei a em me preocupar com alguém que pudesse chegar a qualquer momento no local e ouvir todo o escândalo que ela fazia. Imagine se alguém entra e me pega com o cacete todo enterrado em seu cúzão gostosoº. Iri a ficar numa situação difi cil. Mas continuemos com a minha gostosa e inesqueci vel foda. Parecia que o seu anelzinho estava pegando fogo de tão quente e gostoso. Fazendo uma siririca com um dedo e outro enterrado dentro da sua bucetinha, ela anunciou que vinha vindo o seu gozo. Sentia o seu corpo estremecer todo enquanto o seu cuzinho latejava, piscarva gozava de tesão , meu pinho (18cm)estava todo enterrado na quele RABO delcioso,. num movimento mais lento e cadenciado após ter gozado, pediu-me que enchesse o seu cú de porra, porque ela iria guardar dentro dele e só iria desfazer dela quando estivesse já em sua casa. não aguentei mais e gozei como se estivesse gozando pela primeira vez, devido a quantidade de porra que despejava naquele delicioso frasquinho. Tirei o cacete bem devagar e ela rapidamente colocou a sua calcinha ainda com a porra toda dentro do seu cú, despediu-se com um beijo e foi embora. Mais tarde me ligou dizendo que guardou toda a minha porra ao chegar em casa, para que ela ficasse impregnada na sua calcinha e como já havia tomado seu banho, agora descansava deitada no sofá da sala cheirando a sua calcinha e sentindo o cheiro de porra de alguém que sabia fazer ela chegar as nuvens. Depois dessa, faz um bom tempo que estamos sem nos encontrar, por isso, ainda sinto saudades daquelas visitas. Quero conhecer uma mulher de preferencia casada, safadinha somente para bons momentos ,( Tenho o desejo de desflorar um cuzinho virgem claro feminino) sou de SP Capital . algomaissp@yahoo.com.br
          Ninfeta estuprada pelo cão        

Oi eu vou lhes contar algo que eu aconteceu comigo. Eu tinha uma vizinha muito sapeca seu nome era Andreza e tinha seus quase quinze anos. Ela era muito curiosa querendo saber de tudo principalmente sexo mas vivia muito presa por seus pais. Ela tinha um corpo muito bem feito, seios bem modelados, morena clara, cabelos cacheado, bonita mesmo, mas vamos ao que interesa, um belo dia eu estava sozinho em casa nao tinha nada para fazer e fui até os fundo do quintal pegar minha bicicleta para dar umas voltas e escuto ruidos estranhos e resolvo olhar no buraco que tinha no muro e vejo a cena mais exitante da minha vida minha vizinha estava sentada no chao de pernas abertas com o seu cao lambendo sua xaninha aquilo me enloqueceu mais eu fiquei firme observando sem fazer barulho , seus pais estavam no trabalho e ela nao havia ido para a escola era de manha ao seu lado tinha revistas provalvelmente de sacangem ela sempre comentava com minha irmã que as tinham, aproveitando que estava só resolveu solta a franga e que franguinha por que apesar da sua pouca idade e corpo bem torneado ainda era uma nifetinha com cara de menininha e quando tirou seu short e a calcinha ficando só com a blusa deu para ver que sua xaninha tinha poucos pelos. Ela era praticamete virgem ou virgem não sabia dizer na época, pois ao abrir as pernas sua xana nao arreganhou como das mulheres que tiveram muitas relações. Ela entao fazia carinho no pluto, esse era o nome do cachorro, um viralata mestiço de grande porte. Ela estava completamente alucinada nao se inportando com nada ao seu redor e em um momento de loucura ficou de quatro e chamou o pluto "vem pluto disse ela" ele entao lambeu mais um pouco sua bucetinha deliciosa. Eu estava louco de tesao só olhando quando o cão pulou em cima dela e começou a estocar o pau na sua bunda, mas como ele era mais alto e nao dava pé, ela entao sem pesar direito nas consequencias subiu de quetro num sofa que tinha ali por perto empinou bem a bunda e o chamou o pluto dinovo. Desta vez o cao subiu nela e acertou em cheio seu cuzinho. Na segunda estocada ele acertou em cheio sua racha toda melada e entro bem a metade do cacete porque ela deu um baita grito e tentou sair, mais ela estava acuada entre o sofa e o cao que era muito pesado. Ele foçava cada vez mais e ela gemia baixinho de dor e desespero, pois nao sabia o que fazer e ficou recebendo aquele pau enorme arrombando sua buceta que soube logo depois que ainda era virgem. O cão continuava metendo nela segurando-a pela cintura até que soutou um urro forte e parou. Tinha gozado e ficou agarrado nela. que chorava e gemia. Depois de algum tempo ele desceu e a porra dele começou a escorrer da bucetinha dela, misturado com sangue. Ela atonita e paralizada continou continuou de quatro no sofa chorando baixinho e sem saber o que fazer. Eu completamente esgotado de pois bati umas duas punhetas vendo aquela cena, resolvi me mostrar a ela, subi na cerca e disse que vi tudo. Ela começou a chorar e eu a tranqüilizei. Pulei pro lado da cerca dela e disse que se deixasse eu meter naquela racha não contaria nada a ninguém. Sem saída ela disse que tudo bem, mas me fez prometer guardar segredo. Eu disse que prometia, mas antes de meter nela, pedi quwe fosse até o banheiro e lavasse bem a buceta, pois estava com muita porra do cachorro e sangue do cabacinho dela que se foi. Ela convidou-me a entrar na casa e foi direta para o banheiro, onde tomou um demorado banho e voltou ao meu encontro enrolada apenas numa toalha. Eu estava sentado na poltrona ainda de cacete duro e quando ela tirou a toalha eu pude ver o mais belo corpo até então visto, agora de outros ângulos. Meu pau saltou pra fora da cueca e ela vendo meu estado, perguntou se antes podia me chupar, pois nunca havia chupado uma rola. Disse que sim, me livrei de uma vez do short e ela ajoelhou-se entre minhas pernas e meteu meu pau na boca, no inicio meio desajeitada, mas depois tomou gosto e chupou meu cacete com muita maestria, parecendo até as putinhas experientes que vez ou outra eu pagava pra me chupar e fuder. Depois de um tempo comecei a ter vontade gozar e pedi que ela ficasse de quatro tal como ficou com o pluto, ela então se ajeitou na poltrona e eu meti minha vara nela bem devagar como ela pedira, afinal tinha acabado de ser descabaçada, pelo cão e eu apenas estava concluindo o serviço. Logo a bucetinha dela ficou molhadinha e eu pude fode-la com vontade, aquela buceta apertadinha. Não tardei muito e sem me preocupar com risco de gravides, acabei inundando aquela racha com minha porra tal como o cão fez. Depois tirei-o e a fiz chupar até a última gota o que ela fez meio que com nojo mas fez. Daí nos vestimos e fomos lá pra poltrona do quintal, onde conversamos sobre tudo que aconteceu e eu mais uma vez prometi a ela que ficaria na minha, mas gostaria de poder vez ou outra quando ela tivesse sozinha, transar com ela. Sem saída ela disse que sim, que poderíamos continuar transando mas em segredo. Assim ficamos por alguns meses até que nos vimos apaixonados e hoje moramos juntos. Ah eu ia esquecendo o cuzinho dela também foi descabaçado, mas por mim na nossa terceira transa. Hoje ela adora levar cacete em todos os buracos, comigo enfiando meu dedo no cuzinho dela enquanto meto na buceta e vez ou outra o pluto faz a festa nela comigo só observando, mas ela já não senti mais a dor que sentia e até gosta de ser enrabada por ele enquanto me chupa.
Gilherme – Porto Real - RJ
          MINHA PRIMA ME INICIOU NO BI        

Tenho apenas vinte anos de idade, mas sou o tipo de garota bem safadinha. Adoro transar, seja com homens, mulheres, casais ou em grupo.O que importa para mim que sou do tipo completinha, é eu gozar muito e fazer o mesmo com o meu parceiro ou parceira. Perdi a minha virgindade quando eu tinha dezesseis anos,foi com um namorado cinco anos mais velho que eu, mas que soube conduzir toda relação com muita cautela e fez-me mulher de uma forma que jamais esqueci, já que foi uma experiência bastante satisfatória e muito prazerosa. Daí pra frente, transávamos quase todos os dias e eu cada vez queria mais e mais, até que passei a pular a cerca e transar com outros homens também, pois minha xana e meu cuzinho, assim como a minha boca, almejava cada vez mais por uma rola grande e grossa preenchendo os espaços. Em suma, tornei-me uma viciada em sexo, mas até então somente com homens. Portanto no dia que eu estava completando dezenove anos, minha prima que já tinha vinte, conversávamos no meu quarto abertamente sobre namorados, transas, etc, foi quando ela perguntou-me se eu já havia transado com mulher. Disse-lhe que não e não sei se gostaria, pois eu adorava sentir um tarugo bem grande me invadindo as entranhas. Ela insistiu no assunto e perguntou-me se eu nem curiosidade sentia pra saber como era. Disse-lhe que curiosidade eu tinha sim, já que amigas minhas do colégio experimentaram e algumas gostaram e confidencie-lhe que um dia quase aconteceu com uma amiga de sala. Minha prima então perguntou, se de repente pintasse uma chance se eu toparia, respondi que talvez, dependendo com quem fosse e antes que eu pudesse falar mais alguma coisa, ela segurou minha cabeça e lascou um beijo em minha boca. A principio fiquei estática, e como não reagir, ela empurrou meu corpo na cama e veio por cima, beijando-me sem parar e acariciando minha nuca. Percebendo que eu ficara meio ofegante, ela começou a apalpar meus seios e bunda e não levou muito tempo para alcançar minha calcinha, que já estava toda molhadinha, tamanho a satisfação que eu sentia. Percebendo meu estado, ela sugeriu que tirássemos nossas roupas, então foi até a porta do meu quarto, trancou-a e deixou cair o vestidinho que usava, ficando só de calcinha. Eu não reagia, mas instintivamente, retirei minha blusa e saia e também fiquei só de calcinha. Ela então se aproximou, segurou minha mão e fez-me acariciá-la, ao mesmo tempo que me acariciava também. Minutos depois estávamos aos beijos novamente e nos tocando mutuamente já totalmente despidas. Deitamos na cama e começamos a roçar nossas xotas, a dela bem peludinha, ao contrário da minha que tinha poucos cabelos. Ficamos ali deitadas nos roçando por um tempo até que ela desceu sua boca, até chegar na minha xotinha que estava completamente melada e começou a me chupar, como poucos homens fizeram. Um tremor tomou conta do meu corpo e entre gemidos e pedidos para que não parasse, gozei fartamente na boca dela. Foi um prazer e tanto e a primeira vez que gozei com alguém me chupando. Vendo a minha satisfação, ela deitou-se e pediu para que eu a chupasse também. Embora fosse minha primeira vez com uma mulher, não hesitei e cai de boca naquela xota peludinha, chupando-a e introduzindo minha língua, até fazê-la gozar na minha boca também. Daí nos abraços e ficamos nos beijando e nos acariciando até que meu telefone tocou e eu levantei para atender. Quando terminei de falar com a amiga que me dava os parabéns, minha prima chamou-me e perguntou o que eu achei do que acabara de acontecer entre nós, eu nada falei, apenas olhei-a nos olhos, aproximei meus lábios dos dela e dei-lhe um beijo apaixonado de língua, que chegou arrepiá-la. Quando parei, ela apenas falou: que bom que gostou e saiba que sempre que quiser é só me chamar. Disse-lhe que iria querer repetir mais vezes sim, e assim continuamos a fazer até os dias de hoje, sendo que além dela, tenho outras amigas que eu iniciei e que já tinham sido iniciadas por outras. Hoje me relaciono bastante com casais, pois adoro sentir uma vara me rasgando o cu enquanto chupo uma buceta. Mas de todas as mulheres que me relaciono ou me relacionei, nenhuma se iguala a minha prima, que a cada relação nossa e linguada dela na minha xana, me faz sentir nas nuvens.
M.F - Itaguaí - RJ
          Uma internauta especial numa bela siririca        

Eu tenho 55 anos, sou casado, mas gosto muito de teclar com as mulheres tanto das salas de bate papo como daquelas que costumam frequentar esse site de contos e que deixam o msn ou adicionam o meu msn.
Ontem algumas adicionaram meu msn, tanto escritoras como leitoras e em especial Aninha, uma morena, 21 anos, e que gosta muito de ler os contos e se excitar. Aninha é de São Paulo e vive com a mãe e um irmão.
Ela me contou que perdeu a virgindade com 17 anos e que não foi uma experiência muito legal e que gostaria de ser bem safadinha mas nunca teve a oportunidade de conhecer alguem que pudesse lhe ensinar tudo inclusive que não costuma se masturbar pois nao acha legal ficar se tocando.
Conversamos durante várias horas, falamos sobre tantas coisas inclusive sexo e ela me falava que estava super excitada como nunca tinha fica ainda e que conforme eu ia falando ela ficava cada vez com a bucetinha mais molhadinha e toda arrepiada.
Mostrei pela camera algumas vezes meu pau e ela adorava mas o ambiente estava meio escuro e ela não conseguia ver nitidamente e então falei que ia fazer ela gozar e ela disse que ia adorar.
Pedia que ela mostrasse os seios na camera mas ela ficou meio timida no inicio e não quis mostrar mas com o tempo ela foi se soltando e pela primeira vez ela fez. Abaixou a blusa que ela usava.. me mostrou o seio com sutiã, pedi para ela mostrar o biquinho.. daí ela foi em frente.. mostrou.. apertou.. mexia com o biquinho do seio e fechava os olhos de tesão..
Daí ela levou a mão na bucetinha.. e colocou o dedo na frente da camera para eu ver como estava a buceta dela.. nossa.. os dedos dela parecida que tinha cola... rsrsrs... de tanta baba que tava saindo da sua buceta.
Continuamos a conversar e como ela ainda estava com um pouco de receio, falei para ela tocar a bucetinha dela por sobre a roupa mesmo.. ela disse que ia fazer.. mas ela enfiou a mao por dentro da calça e começou a se tocar e eu comecei a escrever coisas para ela mais ou menos assim:
Vai aninha, vem ser minha putinha vem... vou chupar sua buceta.. enfiar milha lingua na sua buceta, lamber ela todinha, enfiar minha lingua no seu cu virgem.
Vai aninha.. putinha safada.. goza pra mim vai....
Delicia vc.. essa carinha.. que safadinha...
Isssooo... gostoso.. sente meu cacete entrando e saindo da sua buceta...
Vem ser minha putinha vem..
Vou te fuder todinha...
Assimmm.. isssso.. e por aí a fora.
Ela cada vez mais mordia os lábios, fechava os olhinhos, ia mexendo na sua bucetinha e me falava que estava delicioso.
Continuei a teclar e cada vez mais incentivando a Aninha a gozar gostoso pois ela me falou que nunca tinha tido um orgasmo e que nunca tinha sentido a buceta dela tão molhadinha e piscando como estava.
Perguntou se podia enfiar o dedo nela e eu falei que podia enfiar não um mais dois ou tres quantos ela achasse gostoso e necessário.
Aninha foi acelerando a sua siririca e eu via a carinha dela pela camera cada vez mais ofegante, os olhos se fechavam as vezes porque ela queria ler o que eu escrevia, passava a lingua nos lábios, mordia os lábios até que de repente ela fica quietinha, e goza... goza.. goza... segundo ela como nunca tinha gozado na vida, que adorou a maneira que eu conduzi ela e que ela ia querer sempre que estivesse se sentindo carente.. teclar comigo.
Mulheres e meninas de todas idades que quiserem.. deixem o email ou msn.
Franco – São Paulo - SP
          Familia Perversa que adora sexo        

A história a seguir é veridica e ocorreu comigo a um ano atrás. Minha mãe sempre foi um tesão por onde ela passava todos os homens olhavam. Ela tem 38 anos, quando eu nasci ela estava com 18 anos e meu pai 19. Minha mãe tem 1,63m, 53Kg, peitos de cilicone(eles eram muito pequenos), bunda em pé barriguinha lisinha e coxas grossas, sua boa forma se deve as varias horas de malhação diaria dela. Bom! vamos ao que interesa desde os 14 anos sentia tesão pela minha mãe mas achava que tudo iria ficar somente na imaginação e eu me contentando na punheta. Meu pai é bancario e sempre trabalhou em Vinhedo, cidade vizinha de Jundiaí que é onde nós moramos, por isso sempre chegava tarde. Aqui em casa sempre fomos muito liberais e sempre tomamos banho de porta aberta, nos trocamos um na frente do outro, ficamos conversando com o outro enquanto tomamos banho e assim vai. Então toda vez que minha mãe ia tomar banho eu ia atraz conversar com ela e vê- la nua, e logo em seguida corria pro quarto e batia um punheta deliciosa, e assim se seguiu por muito tempo. Quando estava com 16 anos ela pedia minha opimião sobre a roupa que ia usar para sair com meu pai, ela sempre usava roupas muito sensuais mas nas sextas ela caprixava, colocava calçinha enfiada na bunda, cinta liga e vestidos agarrados, sempre desconfiei que era para ir ao motel com meu pai até que um dia resolvi esperar eles chegarem. Fiquei deitado no sofá, quando foi 5:30 da manhã, eles chegaram e entraram em casa, dando risadas, pasaram pela sala e foram para o quarto deles esperei um pouco e fui atrás. A hora em que cheguei la observei pela fresta da porta e vi os dois deitados nús na cama e conversando, fiquei ali ouvindo a conversa, eles começaram a comentar da noite, minha mãe disse que tinha adorado e meu pai perguntou a ela o que tinha achado de ver ele transando com a loira, na hora assustei mas continuei a escutar e minha disse que tinha adorado e que aquela loira era um tezão, que ela chupava meu pai como uma vadia e depois comentou que o noivo dela tinha uma pica deliciosa que tinha sido a melhor que ela experimentou em toda sua vida, após isso fui para o meu quarto e bati uma punheta. No final de semana fui a praia com uns amigos e voltei na segunda. Quando foi segunda a tarde minha mãe foi para a academia aproveitei que estava sozinho e fui mecher em seu armario, mechendo em suas calcinhas achei um cartão de uma casa de swing de São Paulo e descobri que na verdade eles não ião ao motel de sexta e sim para a casa de swing, fiquei excitado e decidi que ia tentar algo com a minha mãe. Como de costume toda sexta ajudei minha mãe a se produzir mas passei a elogia- la. Mas o que realmente quero contar ocorreu o ano passado. Meu pai foi transferido para Santa Catarina mas não deu para eu e minha mãe irmos juntos então ficamos aqui em Jundiaí. Havia achado o momento para comer minha mãe, toda vez que ela ia tomar banho ia junto, elgiava seu corpo, dizia que ela era muito gata e tudo mais. Ja fazia um mes que meu pai estava no sul, minha mãe ja devia estar sentindo falta de dar então decidi atacar. Fui tomar banho e chamei ela para ir junto ela veio mas queria ficar conversando falei que não que era para ela entrar debaixo da agua comigo, ela tirou sua roupa e entrou, na hora em que ela entrou eu perguntei se ela estava com frio pois os seus bicos estavam duros e ela me respondeu que estava. Estava lavando as costas dela quando meu pau começou a endurecer eu deixei ele ficar duro quando ela se virou ele estava super duro e ela se assustou e perguntou porque ele estava duro eu disse que era porque ela era um tezão. Ela brigou comigo mas eu a puchei para junto de mim e comessei a beijar seu pescoço e passar a mão em seu corpo ela rejeitou mas eu continuei e disse no seu ouvido assim: - sua vadia você adora dar para os outros na casa de swing agora vai ter que dar para mim. Nisso ela cedeu e pegou no meu pau e fez uma chupeta ate eu gozar na sua boca depois disso fomos para cama, eu me deitei ela colocou sua buceta na minha boca e mando eu chupar chupei ate ela chegar ao orgasmo quando chegou sai da minha cara e montou no meu pau e galopou até eu gozar......bom por enquanto é só isso de pois eu conto como foi, quando o meu pai e a minha tia também participou.....
          A primeira vez que mamei num caralho        

Meu nome é Leticia, tenho 16 anos, sou morena , baixinha (1.55 cm de altura), olhos verdes, cabelos compridos e um corpo estilo violão, bem tesudinho. Eu moro no interior de SP, numa fazenda com meus pais. Desde pequena eu sempre fui muito inocente e não maldava as coisas que aconteciam ao meu redor, mas o tempo foi passando e eu comecei a perceber certos fatos... Eu sempre adorei beber um leitinho quente colhido da vaca, certa vez um peão da fazenda me disse que as vaquinhas estavam doentes e que não poderia recolher leite para mim, eu finjir chorar dizendo que queria o meu leitinho, daí o peão chamado Pedro, por sinal um gato, em tom de brincadeira já que somos amigos e eu dava esta liberdade a ele, perguntou se eu conhecia \" leite de tora\" e que se eu quisesse ele me dava leitinho e eu não tanto, mas fingindo inocencia, disse que não sabia o que era \"tora\" e que até então só tomara leite da minha vaquinha. Passei o dia pensando na insinuação do peão, e naquela noite eu dormi decidida a experimentar o tal leite. De manhã como sempre fazia, fui direto para o celeiro e falei com o Pedro que já não aguentava mais ficar sem meu leitinho quentinho e que queria experimentar o tal leite de tora. O Pedro me olhou e perguntou se eu tinha certeza disso. Disse-lhe que sim, que ia adorar provar. Ele então disse que meus pais iriam na capital buscar visitar a minha avó e que assim que eles fossem, eu o procurasse no celeiro que ele me daria o leite de tora e sorriu. Lá pelas 10:30 da manhã meus pais partiram para visitar a minha avó que estava internada, eles queriam me levar, mas eu disse que estava com uma dorzinha de cabeça enjoada e não queria pegar estrada, pois preferia ficar na fazenda, mas no fundo eu tava doida para experimentar o tal leitinho misterioso, que eu imaginava de onde ia sair, afinal eu era virgem e inexperiente, mas não tão inocente como Pedro achava que eu era, afinal já estava concluindo o segundo grau. Assim que meus pais seguiram viajem, fui no meu quarto e troquei de roupa, colocando uma sainha jeans e uma camisetinha sem soutien. Daí fui ao celeiro onde chamei o Pedro que apareceu de prontidão, me chamou para os fundos do celeiro e disse que já voltava. Eu me sentei na palha e fiquei esperando um tempinho imaginando o que ele estava preparando. Quando ele retornou, notei que estava com as calças abertas e falei para ele, que disse saber, pois tinha de estar assim para poder me dar o leitinho. Neste instante não tive mais dúvida de onde eu beberia o leitinho e deixei rolar. Ele então aproximou-se de onde eu estava e quando estava de pé na minha frente onde eu estava sentada, aproximou-se do meu rosto e colocou para fora das calças um enorme e duro cacete que pulsava de tanto tesão. Senti minha xota enxarcar na hora e fingi tentar me esquivar , mas ele segurou no meu braço e disse que eu já era muito grandinha para beber leitinho de vaca e que já era hora de experimentar leitinho de tora e por isso iria me ensinar me a mamar na tora dele. Então aproximou seu rosto do meu e começou a me beijar de mansinho. Eu que já estava excitada, comecei a sentir um arrepio subindo pelas pernas e sentia minha xana molhar cada vez mais. Ele passou a me beijar com vontade e eu cheia de tesão, correspondia, pois embora eu ainda fosse virgem, conversava muito sobre sexo com minhas amigas da escola, sem falar na quedinha que eu sentia pelo Pedro, um gatinho de 20 anos, filho de um casal que a anos trabalham na fazenda. Mesmo inexperiente, aos poucos fui me soltando, ele então tirou minha blusa e começou a acariciar meus peitinhos pequenos e durinhos de tesão, eu comecei a gemer baixinho igual uma gata no cio, ele parou de me beijar e começou a mamar meus peitinhos me chamando de vaquinha safada e tesuda. Eu já estava com as pernas moles e ele colou o corpo no meu, foi quando eu senti aquele caralho duro roçando nas minhas coxas, nisso a minha xoxotinha já estava ensopada de tesão e eu pude sentir molhar a minha calcinha. Percebendo a minha excitação, o Pedro me disse. – Você ainda quer beber leitinho? Como sabia a qual leitinho ele se referia, eu disse que adoraria experimentar. Ele então disse, vem, mama aqui na minha tora, vou te dar leite quentinho. Então me fez ajoelhar e botou aquele caralho imenso na minha boca ( fiquei sabendo depois, 23x6) e me falou para mamar. Mesmo inexperiente e sem jeito, afinal nunca tinha visto ao vivo e muito menos pego num cacete de verdade, segurei aquela tora e coloquei na boca, começando a chupá-la pela cabeçona vermelha que já estava toda melada, chupava devagar, meio que com medo de machucá-lo, mas como sou espertinha fui pegando o jeito e mamava sem parar, engolindo a cabeça daquele caralhão igual uma bola de sorvete. Quanto mais eu mamava, mais alto o Pedro gemia e com mais tesão eu ficava. Eu já estava ficando experiente e agora já mamava sem medo, engolindo aquela tora maravilhosa e lambendo tudo, cabeça, saco, pau, tudo, até que o Pedro disse para eu me preparar que ele iria gozar e me daria o leitinho que eu tanto queria. Ouvindo aquilo, mamei com mais vontade ainda, de repente senti o Pedro começar a tremer e meter todo aquele caralho maravilhoso na minha boca e gozar de forma fenomenal, eu mamei tudinho, cada gotinha daquele leitinho quente e gostoso que ele me dava. Quando ele acabou de gozar, eu já estava empanturrada de tanta porra que mamei. Daí ele me deu um beijo na boca e perguntou se eu havia gostado do leitinho de tora, e eu mais que satisfeita disse que sim, embora fosse um pouquinho amargo, então ele virou pra mim e disse que se eu permitisse, agora era ele quem queria mamar meu leitinho. Sabendo a pretensão dele, disse que sim e nisso ele já foi me deitando na palha, retirando minha calcinha e após arreganhar minhas pernas, caiu de boca na minha xoxotinha toda melada, chupando o meu grelinho, passando a lingua em volta e metendo um dedo na entradinha da minha grutinha, nessa hora eu já estava gemendo alto como uma verdadeira putinha safada e apenas pedi para que tomasse cuidado e não focasse a entrada, pois eu eravirgem e queria continuar assim. Ele mesmo respeitando meu pedido, enterrou a lingua na minha xoxota e sugava os lábios dela e meu grelinho, fazendo o meu tesão aumentar cada vez mais até que não agüentei mais e tive o meu primeiro orgasmo. Foi uma delícia a sensação, quando eu gozei foi demais e o Pedro mamou todo o meu melzinho...depois de algum tempo nos vestimos, mas antes de eu ir para casa, o fiz prometer que me daria "leitinho de tora" novamente, sempre que eu quisesse. Ele disse que era só chamá-lo. Foi assim que eu comecei a gostar de mamar num caralho e desse dia em diante continuo tomando leite de vaca, mas adoro mesmo beber é o leitinho de tora, que é mais saudável, hoje não só o do Pedro, pois já experimentei o de alguns amiguinhos da escola. Ah querem saber se ainda sou virgem, sou sim na minha xota pois o selinho do meu cuzinho, o Pedro já mandou pro espaço. Depois eu conto como foi. Esse é o primeiro relato que eu mando, espero que vocês tenham gostado. Quem quiser uma deliciosa mamada ou trocar experiencias deixe comentário com o email ou telefone.
Beijinhos para todos
Letícia – São Paulo - SP
          Desvirginei minha priminha inocente        

Meu nome é Cezar, tenho 22 anos, e essa história que eu vou contar agora aconteceu há dois anos.
Tenho uma prima que na época estava com 16 anos, ela era muito gostosa, peitinho rosado, bundinha rebitada, lábios carnudos, um tesão de menina, toda deliciosa. Ela vivia lá em casa, sempre ficava lá ajudando minha mãe nos afazeres de casa, quando ela estava em casa e ficava com um micro short cravado naquele reguinho virgem, e uma blusinha toda solta e ficava sem sultian que dava pra ver até a marca do biquinho do peito dela, eu ficava louco de tesão com aquela visão maravilhosa, mesmo ficando doido a ponto de explodir eu nuca tive coragem de tentar alguma coisa, mesmo porque ela era muito menina e nunca tinha me dado muita idéia. Mas a coragem veio em um dia que minha mãe precisou sair e ficou só eu e aquela delícia. Então começamos a conversar, papo vai papo vem, a conversa começou a esquentar, até começarmos a falar de sexo, ai perguntei a ela se ainda era vigem, ela respondeu que sim, que nunca tinha tido nenhum contato com nenhum cara, quando ela valou isso meus olhos até brilharam, pensei é hoje que eu como essa gostosa. Chamei ela para irmos pra piscina, ela topou, então nos trocamos e fomos pra lá, começamos uma brincadeira, ela passava debaixo da minha perna e eu passava debaixo da dela, mas sempre que eu passava e ia subir, eu roçava meu pau naquela bundinha gostosa, com isso ela foi se excitando, depois comecei a passar a mão bem de leve pelo corpo dela, vi que ela já estava tremendo, daí então virei e tasquei um beijo nela, que por um momento resistiu, mas segurei-a com mais força ai ela sedeu e se soltou, fiquei só roçando meu pau nela até que ela me chamou para sairmos da piscina e irmos pro quarto, chegando lá arranquei aquele biquíni tendo a visão mais esplendorosa de toda minha vida, comecei a chupar aqueles peitinhos, que delicia, estava quase gozando só de fazer isto, fui beijando todo o seu corpo até em sua grutinha virgem, quente e molhada, fiz ela ficar louca, depois ela retribuiu com um boquete muito gostoso, parecia uma puta profissional, era demais. Então fui subindo novamente e pedi que ela abrisse as pernas, fui forçando meu pau na entrada daquela bucetinha deliciosa e ela começou a gemer, até que enfiei tudo em uma só estocada, ela deu um grito e começou a gemer feito uma louca, fui bombando mais forte, aquilo era um delicia , pedi para ela ficar de quatro, ela me atendeu com gosto, arrebitou aquela bundinha todinha só pra mim, deu uma lambida em seu cuzinho e fui colocando minha pica centímetro por centímetro, comecei a bombar forte feito um louco, ela gemia alto, aquilo me dava ainda mais tesão, ficava rebolando aquela bundinha lisinha, depois de ter arregaçado o seu cuzinho pedi pra ela bater um boquete, novamente ela fez com muita vontade, em pouco tempo gozei dentro daquela boquinha quente, ela não deixou cair nada sugou até a ultima gota, foi a trepada mais gostosa de toda minha vida, comer uma menininha virgem e inocente, até hoje quando nos encontramos sempre relembramos os velhos tempos...
          Trepei com a minha vizinha que estava bêbada        

Era um sábado à noite em Salvador, tava curtindo uma garrafa de vinho barato na varanda de minha casa vazia...2 horas e 2 garrafas de vinho depois, isso já pelas 03:30 da madrugada, eu vejo surgir no final da rua uma silhueta feminina rebolando sensualmente com uma bolsa na mão...cabelos soltos na altura dos ombros, negros como a noite que a envolvia, usava uma micro-saia de couro marron, e uma blusa com cadarso na frente como se fosse um corpete daqueles dos tempos da vovó que teimavam em sufocar um par de seios loucos pra pular pra fora, porém não escondia uma barriga perfeita com pelinhos que segundo minha imaginação desciam até onde mora o tezão.
A medida que ela se aproximava, eu ia notando mais detalhes, pele morena, coxas grossas, alta, 1,75m no mínimo, quadris largos o que denunciavam uma bunda empinada e nada pequena. Percebi lindos olhos verdes, e pra minha surpresa eu conhecia aquela escultura viva!! Era minha doce e casada vizinha! No dia anterior eu escutei de casa a briga dela com seu marido que culminou com a saída dele de casa, mas o que teria acontecido de tão grave pra que aquela mulher tão respeitável estivesse literalmente vestida como uma prostituta, e cheirando a álcool como naquele momento?
Bom, isso ela mesmo me respondeu com uma voz balbuciante de quem já havia tomado umas 8 doses de wisky:
- Marcos, aquele desgraçado disse pra mim que eu não desperto interesse nos homens... ao que respondi:
- Isso passa, foi só uma briga de casal...
- só uma briga? Então vc vai querer me convencer que isso é motivo pra que ele me deixe sem sexo por 3 meses ?
Quando houvi isso, meu sangue gelou... aquilo soou nos meus ouvidos como um convite pra uma noite de sexo, já reparava aquela minha vizinha a algum tempo, mas nunca havia visto ela usando roupas tão reveladoras, nesse momento ela já estava dentro da varanda da minha casa, de frente pra mim, encostada com um pé na parede, eu tava sentado na escada e aquela posição dela revelava suas coxas com pelos loirinhos, e de tão pequenina a saia quase me dava uma visão de sua calcinha, nesse momento,meu pau estava duro e podia sentir minha cueca começando a se melar...
A partir daí pensei: porque não tirar proveito daquela situação, uma vez que ela se mostrava louca pra extravazar o tesão que a enchia e eu pra realizar meu grande fetiche por mulheres casadas, e de quebra, me vingar da minha namorada que havia brigado comigo sem um bom motivo.
Resolvi pôr meu plano em prática... fiz com que ela se acomodasse ao meu lado na escada e ofereci vinho pra ela, bêbada como ela estava, foi fácil deixa-la bem a vontade e passou a se abrir, rir e contar mais da sua vida... tratei de dirigir logo o papo pro lado do sexo e ela deixou claro que desde que casou, vivia de papai-e-mamãe com seu marido, mais surpreso ainda fiquei quando ela me confidenciou que seu marido a chamou de puta quando ela tentou fazer sexo oral nele, e que daquele dia em diante ela não sabia o que era o gosto de uma pica na boca, e tava muito infeliz, pq ela adorava sexo e sexo oral pra ela é o que mais a excita!! Fiquei louco com aquilo tudo, já que adoro sexo oral tanto quanto ela, tratei de deixa-la a par disso... ela rindo muito, me olhou de cima a baixo e me falou com a voz mais sensual que já ouvi: - isso é um convite?, já não agüentando mais aquela situação respondi: -não, isso é uma ordem!
Então ela me olhou fundo nos olhos, largou o copo que segurava e passou a acariciar e apertar meu pau por cima da bermuda, fechei os olhos e respirei fundo, enquanto ela falava que queria me ver todo nu pra saber o quanto eu era gostoso (palavras dela... efeito do álcool hehehe!)
Levantei e tirei a camisa, sou moreno claro, tenho 1,83m de altura, peso 82kg, tenho cabelos e olhos castanhos, frequento academia, por isso tenho um corpo forte, tenho 26 anos e ela me revelou que tava fazendo 29 naquela noite, meu pau mede uns 18cm, eu acho, nada descomunal como os de alguns contos que li nesse site, mas é bem grosso, minha namorada vive reclamando disso!
Sugeri que fossemos pra dentro de casa e ela aceitou entrando na frente... tranquei a casa, me certificando que ninguém havia nos visto entrar, ela sentou no sofá, e me puxou pra ficar em pé de frente pra ela... abriu minha bermuda, abaixou até o pé, e ficou apertando meu pau e falando coisas que só ela entendia... meu tezão era tamanho que a cabeça do meu pau tava saindo da cueca por cima, ela ficou passando o polegar na abertura e espalhando o melado que escorria dele, e perguntou com voz de menina dengosa: - Marcos, deixa eu matar meu desejo? Quero muito esse pau na minha boca!! Não respondi, apenas segurei sua cabeça e tentei meter em sua boca, ela não deixou, primeiro tirou minha cueca, me deixando todo nu, surgiu um pau duro e melado na frente dela, ficando a poucos centímetros dos seu rosto, em seguida ela passou a lamber minhas coxas de baixo pra cima metendo a lingua entre minhas verilhas até que colocou minhas bolas na boca... nossa!! Que delícia!! O calor daquela boquinha pequena e molhada engolindo meu saco quase me fez gozar, meu pau pulsava e meus quadris faziam movimentos inconscientes de vai-e-vem como se já fudesse sua buceta. Ficou assim um bom tempo, e depois seguiu lambendo do saco até a cabecinha, engolindo por completo, chupou, chupou, chupou e tirou da boca deixando um fio de baba da ponta de sua língua até a cabeça do pau, e falando que tava louca de saudades daquele gostinho segundo ela: (gosto de macho) que a enlouquecia nos seus sonhos eróticos. Segurei sua cabeça e passei a bombar e fuder sua boca feito louco, ela segurou o pau com uma mão e sugar com muita força! Me sentia metendo numa buceta virgem tamanha era a pressão q meu apu sofria daquela boca gulosa... 2 minutos nesse movimento e um jato de porra grossa enchia sua boca, eu tava gozando! Meus olhos reviraram, minhas pernas enrrigeceram, tentei tirar meu pau de dentro pra gozar o que faltava no seu rosto, mas pra minha surpresa, ela fez algo que nenhuma outra mulher fez antes: ela engoliu meu pau até o talo fez ele sumir todinho dentro da boca encostando os lábios nos meus pelos pubianos, sentia a cabeça do pau descer e encostar na sua garganta, segurou minha bunda com as duas mãos não permitindo tirar meu pau de dentro de sua boca!! Sinceramente, eu nunca gozei como naquele momento e talvez jamais volte a gozar de novo!! Cheguei a gritar de tanto tesão, e meus movimentos de estocadas fortes foram diminuindo, diminuindo, e quando parei, ela foi tirando o pau de dentro da boca e lambendo como se quisesse prosseguir uma nova chupada, caí deitado no sofá com as pernas duras quase dando câimbras, e ela rindo me disse: - Você acha que depois de tanto desejar um pau na boca, eu perderia um leitinho tão gostoso? Gargalhou, bêbada, e me pediu cerveja, prontamente trouxe as cervejas e depois de uns 25minutos já tínhamos tomado quatro latas cada um e eu fui ao banheiro, quando voltei ela tava dormindo deitada no sofá, sua saia havia subido revelando um volume enorme embaixo da bela calcinha rendada, dourada e de lacinho que ela usava , meu pau voltou a ficar duro, me aproximei e aquele cheiro de cerveja que exala dela me deixou muito mais louco, passei a acariciar sua xota por cima da calcinha e vi que aquele volume todo era de uma buceta carnuda de pelos ralos, lisinhos e bem aparados, com lábios grandes e pela calcinha encharcada pude comprovar o tezao q ela sentiu quando me chupava... me coloquei sobre ela e passei a desamarrar o cadarso de sua blusa, até ver surgir um belo par de seios com marcas de biquine branquinhas contrastando com sua pele morena , os bicos eram lindos e tavam durinhos como facas afiadas, não resisti e resolvi chupar ! chupei, chupei, chupei muito, e vi os bicos duros cada vez mais duros... livrei seu corpo totalmente da blusa e desci chupando tudo no caminha da xotinha até chegar no umbigo, me concentrei ali, metendo a língua e fazendo movimentos circulares, esperando q ela acordasse e compartilhasse do tezao que era só meu! Mas o único sinal de vida que ela me mandava eram arrepios pelo corpo...
Resolvi descer até a xaninha alagada dela, levantei mais sua saia e passei a morder e lamber sua buceta por cima da calcinha, aquele cheirinho de buceta melada me enloquece, puxei a calcinha de lado e um fio de baba da buceta foi junto com a calcinha... louco de tesão, caí de boca e chupei e lambi o quanto pude... pentrava minha língua fundo na xota e sentia as contrações na minha língua, e o gosto delicioso daquela bucetinha apertadinha... chupava os lábios da buceta com força e sentia o clitóris enrrigecer-se na minha boca, nesse momento o corpo dela se contorcia e ela erguia os quadris como se quisesse ser penetrada pela língua... com o pau já muito duro , resolvi ir mais mundo naquela delicia que tava babando de tesão!, dormindo como estava, aquele mulherão tava muito pesado... me ajeitei no sofá, pus suas pernas nos meus ombros e vi meu pau se enterrando e sumindo naquela buceta ... o barulho de melado que fazia me deixava pirado, tava adorando fuder aquela mulher maravilhosa enquanto ela dormia!! Dava um ar de estupro, já não queria que ela acordasse, passei a bombar com grande velocidade, como um cachorro quando trepa numa cadela... o suor escorria, seus seios balançavam, o barulhinho de melado, eu chegava a tirar e botar o pau inteirinho dentro dela, metia com muita vontade e até com uma certa violência... aí ouvi ela sussurrar baixinho: - to gozandoooooo! Vi seu corpo se arrepiar e sua buceta contrair com força meu pau, o tesão era imenso pra eu parar naquele momento! GOZEI!!! Gozei muito, e com muita força!! Gozei vendo ela morder os lábios e chupar a propria língua!! Gozei em espasmos fortes, longos, gozei tudo dentro dela!! Bem no fundo daquela xota! Meus quadris prosseguiam bombando inconscientes depois de tanto gozo, a cebeça da pica doía... eu caí sobre ela exausto e molhado de suor, sentir seus braços me enlaçando e seus bicos dos peitos ainda duros contra os meus...
Adormecemos assim...No domingo pela manhã fui despertado por ela (Ana) repetindo a chupada que ela havia feito horas atrás. Aí tive a certeza que apesar de ela estar bêbada, estava muito consciente do que fizera!!
Desejei pra ela um bom dia, mas ela me interrompeu dizendo: - cala a boca! , o único som que quero ouvir de sua boca são seus gemidos!! Nossa ! que tesão me bateu!! Dessa vez eu não me deixou gozar!! Tirou o resto da roupa, e ficou ajoelhada no sofá com o rosto pra parede e a bunda bem empinada, e me puxou pra me posicionar atrás dela, quando tava posicionando pra enterrar de novo naquela xota, pra minha surpresa, ela pegou meu pau começou a pincelar o buraquinho do cu! Imaginei: ora!! Se o marido não deixava ela nem chupar um pau, seguramente aquele cuzinho nunca tinha vista uma pica!
Voltei com força a enterrar na xota, fazendo ela e conseqüentemente me melar junto, baixei e chupei com tesão aquele cuzinho, tentava penetra-lo com a língua, mas era muito apertado pra isso... levantei e atendi seus pedidos pra que eu fizesse dela mulher. Comecei a forçar mas a cabeça grande do meu pau dificultava, aí falei pra ela parar de tentar sugar meu pau com o cu e fazer o contrario, tentar expelir!! Ai sim senti a cabeça enterrando dilatando aquele cu... o corpo dela tremia e ela me xingava de desgraçado e que eu tava rasgando ela em duas bandas...
Mas finalmente e pau entro até a metade e comecei a movimentar num vai e vem e cada vez mais lubrificado, a dor que ela e que também eu sentíamos passou a ser prazer, só prazer!! Segurei seus peitinhos e passei a bombar com força e rapidez e ela pedindo pra q eu gozasse q ela não tava agüentando de dor!! Via sangue no meu pau e resolvi parar!! Ela se voltou pra mim e disse:
- se vc parar agora eu mato vc!! Me fode porra!! Rasga meu cuzinhooooooo!!!
Ouvindo isso, eu enterrei o Maximo que pude e comecei a gozar com estocadas fortes, gozei muito!! Ficamos grudados como cachorros depois da trepada..., algum tempo depois fui tirando o pau de dentro e vi escorrer porra e sangue entre suas pernas... eu sentei no sofá e ela entre minhas pernas... ficamos abraçados um tempo... com versamos um pouco e depois fomos tomar banho...
Depois que ela se vestiu, veio até mim pra se despedir e só aí ela veio e me beijou!!
Saiu em seguida, a rua tava deserta, fiquei na varanda olhando ela entrar em casa, e nesse momento percebi feliz da vida que não havia sido só mais uma trepada, eu havia ganho uma amante!!
Espero que gostem e mandem suas opiniões!
J.P – Salvador - BA
          A primeira vez é sempre a a mais dificil, mas quando vem por acaso        

Olá... meu nome é Cláudio, sou moreno, tenho 30 anos, 1,80 de altura e cabelos pretos, vou lhes contar o que aconteceu comigo a alguns meses. Eu e minha esposa (Simone, que tem 28 anos, é loira,1,70 de altura, seios lindos e uma bunda de dar inveja a qualquer um) sempre tivemos vontade de transar com outro casal mas nunca tivemos coragem, pois achávamos que seria difícil achar outro casal ou coisa assim, mas sempre quando íamos transar comentávamos sobre o assunto, mas sempre ficava só nisso . Um certo dia um casal amigo nosso nos convidou para um final de semana na praia em seu apartamento fomos para lá sem intenção alguma, chegando encontramos Sidnei e Cíntia, deixamos nossas coisas no apartamento e fomos para a praia para um dia maravilhoso com muito sol muita praia e tudo mais de bom, no final da tarde fomos para o apartamento onde jantamos e ficamos tomando uma cervejinha e assistindo a um filme, para minha alegria o filme era meio picante deixando os quatro exitados, acabando o filme resolvemos jogar um baralho mas como já tínhamos bebido bastante dei a idéia de fazer um jogo de homens contra mulheres quem perdesse teria que pagar algum castigo que, seria tirar uma peça de roupa, e para minha alegria todos gostaram da idéia e começamos a primeira rodada eu e Sidnei perdemos e tivemos que tirar a camisa na segunda elas perderam e tiveram que fazer o mesmo, mas Simone estava sem sutiã e pois para fora os seus lindos peitos e nisso Sidnei falou para Cíntia que também tirasse pois não seria justo, Cintia uma morena de dar água na boca, tinha seios lindos e maiores que Simone, mas perdia no quesito bunda e a brincadeira continuou e fomos tirando todas as peças de roupa delas uma por uma ate que as deixamos totalmente nuas. Para sacaniar um pouco pois já estávamos de pau duro nos dois também perdemos algumas ate que chegou a hora de tirar as cuecas, nisso Sidnei baixou a dele e pude conferir que ele tinha um pinto imenso e também reparei que Simone ficou impressionada com o tamanho, como não tínhamos nada para tirar mais continuamos a jogar mas quem perdesse teria que fazer algo, enquanto isso eu não conseguia tirar da cabeça os quatro transando e comecei a reparar que os quatro estavam com a mesma idéia mas ninguém falava nada, e Sidnei num tirava os olhos de Simone que ainda retribuía com um sorriso e para falar a verdade eu também não conseguia tirar os olhos de Cíntia, quando elas perderam a próxima jogada fizemos uma brincadeira os quatro teriam que ficar vendados e fariamos um embaralhamento para que cada uma pudesse encontrar o seu par como elas perderam elas teriam que nos fazer uma massagem exitante em nos , então colocamos as vendas e começamos a brincadeira, senti uma mão deliciosa me abraçando e começando a fazer caricias em mim fiquei todo exitado pensando que poderia ser a Cíntia e que seria a minha primeira suruba mas de sacanagem puxei um pouco minha venda para cima e vi que era minha esposa que estava me acariciando e também percebi que as duas estavam sem as vendas, mas quando fui tentar falar algo vi a Cíntia chamando a Simone para trocar de lugar e elas trocaram agora sim era a Cintia que me fazia uma massagem pelo corpo todo, ela começou a beijar meu ouvido e foi descendo pelo pescoço passando por cada centímetro de meu corpo ate chegar no meu pau e começar a fazer um boquete maravilhoso olhei de lado e Simone fazia a mesma coisa com Sidinei, via que ela estava se maravilhando com o pinto gigantesco dele , comecei a puxar a Cíntia para cima para que eu pudesse chupar aquela mulher deliciosa comecei a chupar e acariciar todo o corpo dela ate chegar a sua linda bucetinha que estava todo depilada e comecei a chupala de todas as formas que eu pudia imaginar, olhei para Simone e ela estava em um 69 delicioso nesta hora tirei minha venda e pedi que Simone tirasse a do Sidnei e peguei a Cíntia e comecei a enfiar o meu pau intero nela que buceta maravilhosa só dei uma paradinha para ver a cara de alegria de minha esposa na hora que Sidnei começou a enfiar o seu pau gigante na buceta dela senti ela puxar ele para que ele enfiasse o pau inteiro nela fiquei mas exitado ainda e comecei a foder com força a Cíntia que pedia cada vez mais ate que demos uma super gozada, logo que gozei Cíntia me pos deitado novamente e começou a me chupar para que meu pau subisse novamente, enquanto estava sendo chupado pude ver Simone gozar umas duas vezes ate que Sidnei tirou o pau para fora e pediu que minha esposa chupasse o pau dele ate ele gozar na sua boca e ela num perdeu nem uma gota de porra, fiquei ate com inveja pois ela nunca tinha feito isso comigo, como eu já tinha ficado de pau duro comecei a alisar a bunda de Cíntia que sentiu minha intenção e alem deu estar doido para comer a bunda dela queria ver a Simone agüentar aquele pau imenso no rabinho, peguei a Cíntia e coloquei ela de quatro e comecei a passar o pau na sua buceta só para ir lubrificando o pau quando ele estava bem lubrificado comecei a colocar o meu pau naquela bundinha maravilhosa fui colocando bem devagar, e senti que aquele cuzinho num podia ter levado um pau tão grande como o do marido dela (mais tarde descobri que ela nunca tinha dado o rabinho para Sidnei pois ela tinha medo que a machucasse, mas a Simone adorou ser enrabado por ele) fui colocando bem devagar ate o meio, ai peguei ela segurei bem de dei uma socada de uma só vez para enterrar todo o resto do meu pau Cíntia soltou um gritinho mas adorou e começou a rebolar num demorou muito gozei naquele rabinho delicioso e vi que Sidnei e Simone assintiam a sena exitados e perguntei se eles não iriam brincar também do mesmo jeito Sidnei falou que estava com vontade mas tinha medo de machucar o rabinho de Simone, mas Simone falou que gostaria de tentar então eu e Cíntia fomos dar uma força enquanto Cíntia chupava o pau de Sidnei para lubrificar eu passava a língua no rabinho da Simone para deixa-la com mais tesão e também lubrificada, Cíntia me puxou e mirou o pinto do seu marido no rabinho de minha esposa que começou a colocar bem devagar mas num entrava, Cíntia foi correndo ate o quarto e veio com um lubrificante que ela passou no pau todo dele e também na bundinha de Simone, ai ele começou a enfiar novamente e começou a entrar Simone dava gritinhos saia lagrimas dos olhos e pedia mais e ele foi enterrando cada centímetro de pau na linda bunda de minha mulher, quando não entrou mais ele começou a bombar cada vez mais rapido , eu me coloquei a frente dela e fiz ela chupar o meu pau também, ela tinha esse sonho de chupar o meu pau enquanto era comida por outro peguei a Cíntia e comecei a chupar a sua bucetinha também e ficamos os quatro ali brincando ate que Sidinei gozou no rabo de Simone e eu gozei na boca dela e ai sim ela engoliu cada gota de porra minha, quando terminamos começamos a conversar e ficamos sabendo que o casal de amigos tinha a mesma vontade que nos, foi muito divertido pois ficamos trocando idéias e fantasias ate o amanhecer. Quando sugeri que fóssemos tomar um banho para descansarmos um pouco, Simone disse que estava muito excitada ainda e que queria antes experimentar dois cacetes dentro dela, então eu e Sidnei oferecemos nossos cacetes para a Cíntia chupá-los, deixando-os em ponto de bala e quando estavam totalmente duros, Carlos deitou-se, Simone enterrou o cacete dele na xana dela e eu enfie meu cacete no cuzinho de minha esposa, penetrando-a com fortes estocadas e fazendo-a delirar e até gritar, ora de dor, ora de prazer, até que gozou fartamente no cacete do Sidnei. Depois trocamos de posição e enquanto eu a penetrava na xana, Sidnei arregaçaca o cuzinho dele com aquele cacetão. Quando estávamos para gozar, ela e Cíntia pediram que gfozássemos em suas bocas, assim fizemos, nos levantamos e gozamos fartamente naquelas boquinhas que dividiram e engoliram toda nossa porra num delicioso beijo que trocaram. Depois tomamaops um banho e fomos descansar todos na mesma cama. Por volta de meio dia acordamos, nos alimentamos e como o tempo estava meio que nublado, resolvemos ficar em casa assistindo uns filmes de sacanagem e fazendo uma grande suruba, com a Cíntia, mulher do Sidnei, experimentando também uma dupla penetração. Os casais que quiserem trocar correspondecia ou só trocar fantasias comente este relato e deixe o email para mantermos contato. Cláudio – Macaé - RJ
          Sobremesa deliciosa no rabo de uma amiga        


Acho que esse relato ficou extenso demais, mas a transa foi boa! Depois de uma noite de farra junto a um casal de amigos, ao chegarmos em nossa casa, eu e minha esposa fomos para a sala. Minha esposa, Leila, sentou-se ao meu lado no sofá e acreditando que minha prima que passava uns dias conosco, estivesse dormindo, começou a acariciar meu pau sorrindo maliciosamente para mim. Ainda me masturbando, lambeu meu rosto. Depois, perto do meu ouvido, disse:
- Amor estou cheia de tesão ainda. O macarrão de ainda pouco no motel estava delicioso, mas estou ansiosa esperando pela sobremesa, você vai me dar?. Antes que ela pudesse falar mais alguma coisa, puxei-a e dei-lhe um forte beijo e comecei a acariciá-la nos seios, coxas e buceta. O clima esquentava cada vez mais e nem percebemos a presença de outra pessoa na sala, que nos observava. De repente ouvimos um pigarrear. Era Sabrina, com uma lata de chantilly (aquelas spray para confeitar bolo), um pires e uma colher, além, é óbvio, do seu belíssimo corpo, envolto com uma camisolinha transperante que deixava seus lindos seios e uma minúscula calcinha a mostra. Eu já ia tirando a mão da xota da minha esposa, quando ela perguntou porque eu iria parar se nós estávamos tão excitados e antes que eu pudesse responder qualquer coisa, ela disse que adoraria participar e já se aproximou de nós. Então sentou-se no colo de minha esposa e a beijou na boca. Depois sorriu para mim e me beijou na boca também. Eu e minha esposa estávamos sentados lado-a-lado e ficamos boquiabertos com a atitude da menina mulher no auge dos seus dezessete aninhos, que estava passando as férias conosco. Sabrina estava sentada no colo da Leila e com as pernas sobre o meu colo. Ela com grande desenvoltura, dobrou uma perna e espalhou chantilly sobre seus dedinhos, depois passou o pé em meu rosto. Entendendo o que ela queria, eu segurei seu pezinho delicado e comecei a chupar seus dedinhos, que estavam bezuntados pelo creme. Eu chupava cada um de seus dedinhos, passava a língua entre eles, lambia a sola delicada de seus pés, colocava mais chantilly e voltava a lamber. Enquanto eu brincava com seu pezinho, Sabrina chupava os seios da Leila, dizendo que estava com fome e precisava mamar. Minha mulher se divertia com isso e esfregava o peito no rostinho de nossa putinha. Sua mão masturbava a xaninha ninfeta de Sabrina por cima da calcinha que já dava sinais que iria gozar...o que não demorou para acontecer, encharcando a minúscula calcinha. Ficamos nessa brincadeira por um tempinho, até que Sabrina se levantou, livrou-se das roupas, ficando nuazinha em pelo com aquele corpinho maravilhoso a mostra, dizendo para mim e minha esposa fazermos o mesmo. Vendo-nos despidos também, ela me perguntou:
- Gostou do meu pezinho com chantilly? Então vamos fazer direitinho! Deite-se no chão!
A vadiazinha ainda se achava no direito de mandar....mas sem pestanejar, obedeci. Minha esposa apenas observava. Ela encheu o pires de chantilly e disse para a Leila se sentar ao seu lado no sofá. As duas pisaram no pires deixando os pés completamente labuzados e começaram a esfregá-los no meu rosto e no meu peito. Ora espalhavam o creme em meu corpo com os pés, ora pisavam no meu rosto me fazendo comer a cobertura, e assim fomos brincando.
Meu pau pulsava de tão duro e tesão e quando eu levei minha mão para ele, na tentativa de começar uma deliciosa punheta, Sabrina percebeu e me impediu. Então falou para a Leila deitar-se sobre mim, lambendo meu rosto e descendo pelo meu pescoço, peito, barriga, até chegar no meu pau, onde começou a chupá-lo já estava duro e vermelho de tesão! Sabrina continua brincando com o chantilly em seus pés, passando no meu rosto. Nisso, Leila enche sua boca de creme volta a chupar meu pau, ele fica todo lambuzado com a \"sobremesa\" e ela passa a cuspir sobre a cabeça dele, fazendo com que aquela mistura de saliva e chantilly escorra pelo meu pau, pelo meu saco e se espalhe pelo piso da sala.
Sabrina diz que quer incrementar a brincadeira, então ela, de pé, apoia as mãos no sofá, deixando assim seu rabinho exposto para nós. Ela enfia o bico da lata no seu cuzinho e aperta, depois olha para mim e, com cara de tarada, diz: \"não quer experimentar o docinho? Vem chupar meu cu!\"
Na hora me levanto e começo a chupar aquele anelzinho rosado e sem pelos, passo a língua em volta, e como todo o chantilly. Ela põe mais, eu abro sua bundinha e enfio minha lígua naquele rabinho gostoso!
Enquanto isso, minha esposa se masturbava e chupava meu pau. Depois de alguns minutos, não aguentei mais e disse que já iria gozar!
A Sabrina se levantou e mandou que eu gozasse no pires, que estava cheio de chantilly. Eu nunca a vi tão faminta assim por porra! E assim eu fiz.
Ela embora novinha, sabia o que estava fazendo, o que pretendia, então lambeu um pouco, como se fosse uma cadelinha e o restante ofereceu para a Leila, que com cara de safada, enfiou o rosto no pires espalhando toda a \"cobertura\" e ficando com a cara toda lambuzada. Eu já estava cansado, quando a Sabrina enfiou toda a ponta do tubo no rabinho e apertou o gatilho e se encheu de creme. Depois, quando já estava visivelmente cheinha, pôs-se de cócoras sobre meu rosto e começou a soltar seu estoque anal.
Ela olhou para baixo, sorrindo maliciosamente para mim e falou: \"vai gatão, come meu cocozinho doce! é a sua sobremesa!\"
Comi tudinho e depois limpei seu cu com a língua. Ah! Que tesão...Depois disso, coloquei minha esposa de quatro e passei fode-la na frente de Sabrina, que se masturbava enquanto nos observava. Passado algum tempo, posicionei-me noutra posição e as duas passaram a revesar a chupada no meu cacete que estava prestes a explodir num gozo só. As duas chuparam alternadamente até que não resisti e gozei na boca de ambas. Como estávamos cansados, naquela noite foi só e resolvemos ir dormir. Nem preciso contar que dormimos todos no mesmo quarto e quando despertamos na manha seguinte (um domingo), aconteceu de tudo, foi um tal de mete aqui, mete ali, goza aqui, goza ali, enfim, passamos o dia todo transando de todas as formas possíveis e gozando inúmera vezes, mas isto conto outra hora.
Sandro – Rio de Janeiro - RJ
          Dando feito putas na Boite        

No último conto, contei como comecei a me transformar numa putinha, graças a minha amiga Paula. Bom o que passo a contar agora, é mais uma aventura que vivi por causa da minha amiga. Comentei com a Paula que tinha ouvido uns amigos nossos da escola comentarem que foram numa boite erótica, onde as meninas dançavam nuas ou semi nuas. Para minha surpesa a Paula disse que também conhecia uma boite assim, onde as meninas depois de certa hora faziam de tudo lá mesmo com os clientes. Perguntei como ela sabia disso e ela me respondeu que já tinha ido lá algumas vezes. Já tinha me esquecido como a Paula era vadia. Mas aquilo me excitou e disse a ela que tinhas vontade de um dia ir também. Ela me deu umas dicas, do tipo, só fazer algo lá dentro mesmo, para não sair dali com clientes pois a casa não se responsabiizava. Marcamos uma quinta feira, onde eu disse que dormiria na casa dela e ela na minha, assim nossos pais não nos chateariam. Com ajuda da Paula, escolhi uma mini saia preta com mini blusa sem sutiã e por baixo uma calcinha branca fio dental. A Paula foi de vestidinho vermelho, bem sexy, sem soutien e com uma calcinha fio dental vermelha.
Eu tremia quando entramos. Muitas garotas já desfilavam de lingerie e eram alisadas pelos homens. Passamos por um corredor cheio de garotos bonitos e fui muito alisada, a Paula mais safada ria e passava a mão nos paus deles. O lugar tava bem cheio e perdi a Paula de vista. Fui para um canto e fiquei meio sem saber o que fazer. No meu lado estava um cara sentado, com a cabeça virada para trás com cara de muito prazer. Olhei para baixo da mesa e entendi, havia uma garota so de calcinha chupando o cara. Assim quieta num canto percebi o clima do lugar, pois várias garotas chupavam os caras e poucas como eu, ainda estavam de roupa, algumas sentavam-se no colo deles e eram penetradas. Fui me excitando cada vez mais. Logo após vejo a Paula só de calcinha vinda na minha direção com um cara atrás segurando seus seios e outro do lado alisando sua xota. Ela vira e diz: Aninha me ajuda aqui que o terceiro ta vindo., Eis que surge outro tambem alisando ela. A Paula tira minha mini blusa e minha saia me deixando de só de calcinha também. Eu estava super excitada e sentia minha xana molhadinha. Um deles me vendo semi nua, veio para cima de mim e já caiu de boca nos meus seios fazendo-me sentar no banco, deixando-me com minha boca na altura da cintura dele, que de imediato abaixou o zíper da calça colocando um monumental cacete para fora , oferecendo-me parachupá-lo. Como eu não reagi, ele disse que já havia combinado o preço e acertado com a minha amiga (lembre-se que não estávamos ali pelo dinheiro, até por que somos patricinhas e não precisamos, mas tinhamos que disfarçar). Sem perder mais tempo e com o tesão que eu estava, cai de boca naquele cacetão e chupei ele todo. Olhei para olado e vi que a Paula ja tinha sua calcinha puxada para o lado e cavalgava um dos caras, enquanto chupava o outro. Vendo a cena meu tesão aumentou ainda mais e comecei a chupar o que estava comigo com mais tesão ainda. Percebendo o meu estado, o cara que eu tava chupando resolveu sentar e pediu para eu cavalga-lo também, o que fiz logo que ele colocou uma camisinha. Nisso um outro garoto com cara de bem novo veio pro meu lado e me ofereceu o cacete para mim chup-alo, o que fiz, mas ele devia ser bem inexperiente, pois logo gozou, enchendo minha boca de gozo. O que me penetrava vendo a cena, também gozou. Assim como os dois que estavam com a Paula gozaram também. Terminada a foda, eu e Paula fomos até o banheiro, onde haviam outras mulheres se limpando e comentando sobre a transa que acabaram e de ter. Nos limpamos, retocamos a maquiagem e somente de calcinha, retornamos para o salão, onde conhecemos novos caras e transamos mais algumas vezes. Lá pelas tantas da madruga eu e Paula, após muitos gozos resolvemos ir embora. Eu ainda preservava a minha calcinha, mas a Paula perdeu a dela. Fomos até o banheiro, nos limpamos, vestimos nossas roupas e saímos em direção a um hotelzinho que tinha nas proximidades, já que não podíamos voltar para a nossa casa, senão nossa mentirinha seria descoberta. Já no hotel, ao contarmos o dinheiro que ganhamos, até nos surpreendemos pelo alto valor e passamos a entender o porque que muitas amigas nossas, tornaram-se garotas de programas, pois em três horas que ficamos na boate, eu e Paula arrecadamos mais de quinhentos reais, mas como disse, não precisávamos e nem precisamos vender nossos corpos, pois fomos ali por uma nova experiência e nos satisfazermos. Eu disse a Paula que aquela tinha sido minha maior loucura, mas que deixou-me bastante satisfeita, embora eu não tenha conseguido gozar. Paula disse que estava cheia de tesão também, pois também não gozara e caso eu topasse poderíamos experimentar algo novo e nos aliviar mutuamente. Entendi a insinuação e disse que por mim tudo bem e passei para a cama dela, onde passamos a nos tocar e nos chupar até que ela me fez gozar e eu a ela. Satisfeitas e saciadas nesta nossa primeira experiência bi, relaxamos e dormimos abraçadinhas, despertando por volta das oito da manha. Então levantamos e fomos juntinhas tomar um banho, onde nos tocamos, nos beijamos e gozamos novamente. Surgia ali uma dupla implacável e insaciável na matéria sexo e daí pra frente tivemos muitras experiências novas, com outras mulheres, casais, travestis e homens, muitos homens, mas sempre fechando as relações, comigo e ela transando para o deleite de nossos fikantes.
Ana Carolina – Itaguaí - RJ
          Meti na minha sobrinha enquanto ela fingia dormir        

Como já consta em meus relatos anteriores, sou um coroa muito bem apessoado, e fissurado em fofas. Isso vem desde minha infância, quando ficava super ligado em minhas professoras. Adorava ver aqueles \"rabões\" enormes andando para lá e para cá durante as aulas. Estou muito bem financeiramente, moro em São Paulo, na zona oeste, e todos os relatos que envio, os faço em retribuição aos inúmeros contos de bom nível que encontro neste eem outros sites do gênero, que me entretem e ao mesmo tempo erotizam os pensamentos. Este relato, ocorreu há poucos dias atrás, e foi tão envolvente que resolvi dividí-lo com os amigos. Tive que passar uns dias hospedado na casa de minha irmã adotiva, porque seu marido fora vítima de um acidente automobilístico. Nada muito grave, mas como eles moram em uma casa na praia de Itanhaem, fui convidado para ficar por lá durante uns dias, tanto por motivos de segurança, quanto para ajudá-los até a recuperação do marido da minha irmã. A casa embora muito confortável, estava em reforma, e apenas dois quartos estavam disponíveis, ou em condição de uso normal. Na suite principal ficava minha irmã adotiva, e no outro, que não é suite, ficava minha sobrinha. Dezenove anos, bonita, olhar profundo, tímida, fofinha tímida, que se preparava para o vestibular de enfermagem, deve ter 1,70m, uns 84 quilinhos de puro tesão. Seios grandes e empinados, coxas largas, e o que sempre me atrai muito....aquele bundão. Sugeri que eu dormisse na sala, mas esta proposta foi recusada logo de partida, e acabei tendo que aquiescer em ficar no quarto da minha sobrinha, Elisa. Visitamos o marido da minha irmã, e voltamos para casa, por volta das nove horas, e como ainda estava sem sono, tomei uma bela ducha. Tomei um livro emprestado da minha sobrinha e me deitei disposto a ler até o sono aparecer. Elisa entrou no quarto algum tempo depois e ficou teclando algo no computador. O sono veio aos poucos, e em pouco tempo eu joguei o livro de lado e cai no sono. Algumas horas depois, acordei meio sonolento ouvindo alguns ruidos estranhos. Abri os olhos levemente, e me deparei com a Elisa conversando pelo celular com alguém, e se masturbava gemendo e se contorcendo toda. Estava dominada pelo tesão, e o papo que a envolvia decorria de algum amigo da internet mesmo. Acho que ela sentiu intuitivamente que eu estava acordando e saiu na ponta dos pés para o banheiro. Deixou o computador ligado. Sutilmente me levantei e olhando para o histórico descobri que ela estava teclando numa sala de sexo. Voltei rapidamente para minha cama, e nem pude me cobrir totalmente porque ouvi seus passos, retornando ao quarto. Entrou e ficou olhando para mim. Eu estava deitado, descoberto, e sem dúvida o pau ficara duro, e saliente, denunciando o tesão que eu sentia naquele momento. Ela se aproximou de mim. Eu protegido pela quase escuridão, e com os olhos semicerrados a fitava. Ela olhava sedenta para o meu pau que estava empinado. E, com muito cuidado ela tocou meu pau, e neste mesmo momento senti o tremor do seu corpo todo. Ela estava dominada pelo tesão. Seu corpo tremia todo, e não era de frio. Provocativamente me movimentei na cama. Ela se assustou, e voou para sua cama. Fiquei frustrado, não era isso que eu esperava. Forcei uma pequena tossidinha, e ela respondeu fingindo dormir, soltando um pequeno roncadinho do lado de lá. Fiquei assim alguns minutos, levantei-me e fui até o banheiro. O celular estava lá. Desligado. Voltei na ponta dos pés, e quando entrava no quarto notei que ela estava se masturbando. Deu um movimento brusco quando sentiu minha presença. Fui para perto da sua cama. Com dificuldade, consegui ver que ela estava semi descoberta, sem a calcinha, e com a camiseta levantada quase à altura dos seios. Com cuidado e muito tesão encostei minhas mãos em seus seios. Ela fingia dormir. Os bicos dos seios estavam a ponto de furar o tecido da camiseta. Ela sentiu meu contato e seu corpo se movimentou denunciando seu tesão, mas ainda fingia dormir e era isso mesmo que eu queria. Apalpei o seio todo. Curvei meu corpo sobre o dela e beijei os seios. Ela fazia sons de quem dormia e sonhava, mas eu sabia que era puro fingimento, e fui em frente. Beijei os dois biquinhos que ficaram ainda mais destacados. Eu não os via, mas sentia tudo. Enquanto eu sugava e acariciava seus seios, ela lutava para controlar o movimento das pernas que entreabertas estavam ávidas por envolver um homem. Sabendo disso fui baixando meus lábios em direção ao seu ventre, e ela quase perdia o controle da respiração e dos movimentos do corpo. Tentava se controlar e eu fingia que ela dormia. Encostei meus lábios sobre a sua bucetinha. Deixei a respiração morna ser forçada contra seu sexo apenas para provocá-la ainda mais. Ela quase levantava o quadril buscando minha boca. Dei um beijinho bem sobre a bucetinha. Senti que estava molhada, e inchadinha. Com uma das mãos abri a fenda. Estava mesmo muito molhada. Abri bem, deixando escancarada. Ela se mexeu toda levantando o quadril todo direção minha boca. Eu encostei a lingua na fenda e a fiz correr do fim para o começo e toquei de leve com a ponta da lingua o seu grelinho que estava totalmente empinando e ensopado de suco. Ela não consegui segurar um gemido e o corpo se empinou todo. Fiquei chupando sua bucetinha, fazendo a lingua deslizar pela fenda toda, e no final massageava com muitos toques com ponta da lingua seu grelinho. Ela agora mantinha os olhos fechados, simulava dormir. mas o seu corpo e sua respiração a desmentiam. Era um jogo. Eu apenas jogava. Fui aumentando a velocidade do passeio da lingua na sua fenda, e de repente ela endureceu o corpo todo....e gozou sem ligar para os gemidos e as contorções do corpo todo. Jogou seu corpo de volta para a posição e ficou estática. Parada por completo, e com a respiração lenta e preguiçosa de quem gozara para valer. Continuei com as mãos acariciando a bucetinha, e fui encostando meu corpo ao dela. Ela estava amolecida, prostrada. Encostei meu pau na fenda. Ela quase acordou de verdade tamanha era a vontade de me sentir dentro dela. Encostei o pau na fenda. Como estava muito molhado pela mistura do suco, e da minha saliva. Ele escorregou para dentro, entrando até a cabeça ficar toda agasalhada. Segurei um pouco a penetração para fingir que não queria acordá-la continuando o joguinho. Ela voltou a si, e senti seus quadris se mexendo forçando levemente o aumento da penetração. Aceitei a provocação e não enfiei tudo. Dei umas mexidinhas com o pau mantendo apenas a cabecinha agasalhada. Ela quase se descontrolava e perdia o joguinho. Dava umas contrações na musculatura pélvica e isso aumentava meu tesão. Estava para gozar de tanto tesão mas me controlava. De repente o tesão me dominou e enfiei de uma vez o que faltava. Escorregou de uma vez até o talo. Deixei o pau enfiado até o talo, e apenas dei umas contrações quando atingi o ponto extremo e ela deu uma respiradinha de satisfação de quem conseguira o que sonhara e queria naquele momento. Mal começamos a nos movimentar eu não consegui me segurar e gozei explodindo uma enormidade de porra dentro daquela bucetinha, enquanto ela soltava as pernas que envolviam minha cintura, e voltava á posição de quem estava dormindo.Fiquei com o pau atolado por alguns momentos. A porra escorria misturado com o suco e ela respirava leve...satisfeita. Voltei para minha cama. Acordei com o sol entrando pela janela mal fechada. Ela também acordou. Sorriu para mim. e disse que tivera uma bela noite, com sonhos (que ela sabia ter sido bem real) deliciosos, apesar de ainda estar preocupada com o pai no hospital. Levantou, foi até minha cama e me dando um beijinho no rosto, perguntou....gostou de dormir aqui tio?, disse-lhe que sim e ela disse: - eu adorei ...me senti mais tranquila...e espero que o senhor fique um bom tempo por aqui, quem sabe até o meu pai retornar para casa. Continuamos o joguinho por mais vinte dias, onde tive a oportunidade de meter naquele cuzinho lindo que ela tinha, até que meu cunhado retornou e eu tive de ir embora. Bem amigos por hoje é só....quando acontecer novo evento assim eu volto a relatar exatamente como ocorreu. Tudo isso para homenagear as fofas de qualquer idade ou condição....sou e sempre serei fissurado nelas.....
M.Mattos – São Paulo - SP
          PERDI O MEU CABAÇO NO CU COM UM CAVALO        

CHAMO-ME PAULO, TENHO 22 ANOS E SEMPRE ADOREI SER ENRABADO, MAS NUNCA TINHA TIDO CORAGEM DEVIDO A TER MEDO DE SER DESCOBERTO. SEMPRE QUE PODIA VESTIA AS CALCINHAS DA MINHA IRMÃ E IA PARA A ESCOLA. UMA VEZ DEPILEI O MEU CU TODO E VESTI CINTO DE LIGAS E MEIAS SEM CALCINHAS E FUI MONTAR A CAVALO
NA FAZENDA DO MEU PAI. AO SAIR A CAVALO REPAREI QUE O MEU CAVALO ESTAVA EXCITADO DEVIDO A UMAS EGUAS QUE ESTAVAM POR PERTO, DEIXANDO SEU PAU DE FORA E FICANDO MUITO BRAVO. AO SENTIR AQUILO SAI DE CIMA DELE E FUI CAMINHANDO A PÉ PARA VER SE O ACALMAVA. PASSADO UM POUCO VI QUE ELE CONTINUAVA IGUAL, COM UM PAU ENORME, E SENTI UMA VONTADE ENORME DE LHE TOCAR PARA O ACALMAR, MAS FOI PIOR, POIS ELE SE EXCITOU MAIS. FOI QUANDO ME VEIO UMA IDEIA Á CABEÇA, METE-LO NA BOCA, AO TENTAR METER A CABEÇA ENORME VI QUE NÃO CABIA, ENTÃO RESOLVI METER ENTRE MINHAS PERNAS PARA O FAZER GOZAR E COMECEI A METER O LIQUIDO QUE ESCORRIA DO PAU DELE, NO MEU CU DEIXANDO-O BEM MOLHADO. FOI QUANDO NUM EXTINTO ENCOSTEI AQUELA CABEÇA ENORME NO MEU CU PENSANDO QUE NÃO PODIA ENTRAR DEVIDO AO SEU TAMANHO. SENTI TANTO PRAZER QUE ESTAVA QUASE GOZANDO E, ENPINEI MAIS A BUNDA, METENDO BEM NA ENTRADA DO CU, FOI QUANDO AO MESMO TEMPO O CAVALO ME DÁ UMA ESTOCADA FORTE QUASE METENDO A CABEÇA PROVOCANDO-ME UMA DOR TÃO FORTE QUE IMEDIATAMENTE TENTEI DESISTIR, MAS AO OLHAR PARA FRENTE ESTAVAM OS MEUS DOIS AMIGOS QUE TRABALHAM NA FAZENDA, ME DIZENDO QUE NÃO PODIA DEIXAR O CAVALO ASSIM E ME AGARRARAM METENDO-ME DE NOVO DEBAIXO DO CAVALO COM O PAU APONTADO AO MEU CU.. AO SENTIR AQUILO O CAVALO DA-ME OUTRA ESTOCADA LEVANDO-ME A TENTAR FUGIR MAS NÃO FOI POSSIVEL POIS OS MEUS AMIGOS ME AGARRARAM COM FORÇA DEIXANDO-ME INDEFESO. QUANDO O CAVALO TORNOU A IR PARA A FRENTE, SENTI A MAIOR DOR DA MINHA VIDA E COMECEI A CHORAR. MAS OS MEUS AMIGOS JÁ DE PAU DURO E A MOSTRA COM A CENA, ME ABRIRAM O CU AINDA MAIS E ME ENPINARAM MAIS O CU PARA ENTRAR MELHOR. FOIQUANDOSENTI SER COMPLETAMENTE RASGADO, OUVINDO O MEU AMIGO DIZER QUE JÁ TINHA ENTRADO A CABEÇA E QUE A PARTIR DE AGORA JÁ NÃO DOERIA TANTO. PASSADO UM POUCO SENTI QUE JÁ A DOR DIMINUIA, ME EXCITANDO MAIS E SENTI ENTÃO ENTRAR UM BOCADO TÃO GRANDE QUE ME TOCOU NA BARRIGA, FAZENDO COM QUE EU SAI-SE COMPLETAMENTE DEBAIXO DAQUELE CAVALO. MEUS AMIGOS QUE ESTAVAM BASTANTE EXCITADOS, COM SEUS BELOS MEMBROS A MOSTRA, TORNARAM A ENCOSTAR AQUELE CACETÃO DO CAVALO NO MEU CU, FAZENDO ME PENETRAR QUASE A METADE DE UMA VEZ, PUNHETANDO-O ATÉ O CAVALO GOZAR DENTRO DE MIM, ME INUNDANDO O CU RECEM DESCABAÇADO. DEPOIS MEUS AMIGOS SUGERIRAM QUE FÓSSEMOS ATÉ O BARRACÃO, ONDE EU PODERIA ME LIMPAR, POIS EU ESTAVA TODO ESPORRADO. SEM PERCERBER AS INTENÇÕES REAIS DELES, EU TOPEI E LOGO QUE CHEGAMOS, ELES SUGFERIRAM QUE EU TOMASSE UM BANHO. EU ENTÃO LIVREI-ME TOTALMENTE DE MINHAS ROUPAS E ENQUANTO ME BANHAVA, OS DOIS ME OBSERVAVAM DE CACETES DUROS E TOCANDO DE LEVE UMA PUNHETA. VENDO OS DOIS ALI NA MINHA FRENTE, MEU PAU COMEÇOU A FICAR DURO TAMBEM, FOI QUANDO UM DELES DISSE: - OLHA O GAROTÃO, ESTÁ EXCITADO TAMBEM... ENTÃO PERGUNTOU-ME SE EU GOSTARIA DE TOCAR NAQUELES CACETES, O QUE NÃO RESISTI, SEGUREI-OS AO MESMO TEMPO E COMECEI A PUNHETÁ-LOS. DEPOIS NEM PRECISARAM ME PEDIR, TOMEI CORAGEM E COMECEI A CHUPÁ-LOS ALTERNADAMENTE E ANTES QUE GOZASSEM, PERGUNTEI SE NÃO GOSTARIAM DE FAZER COMO O CAVALO E ENFIAR AQUELES MARAVILHOSOS MEMBROS NO MEU CU. ELES ENTÃO SE LIVRARAM DAS CALÇAS, COLOCARAM-ME DE QUATRO E ENQUANTO UM ME ENRABAVA, O OUTRO ME OFERECIA O CACETE PARA EU CHUPAR, DEPOIS SE REVESARAM ATÉ GOZAREM NA MINHA BOCA, FAZENDO-ME ENGOLIR TODA A PORRA QUE JORRARAM. DAÍ EM DIANTE, TORNAMO-NOS MAIS AMIGOS AINDA E SEMPRE QUE MEUS PAIS SE AUSENTAVAM E EU FICAVA SOZINHO NA FAZENDA, EU OS CONVIDAVA PARA O MEU QUARTO, ONDE FODÍAMOS DE VARIAS MANEIRAS, COM ELES ME ARROMBANDO MCADA VEZ MAIS O CU E FAZENDO-ME EXPERIMENTAR VARIAS POSIÇÕES ATÉ JORRAREM AQUELE LEITINHO QUENTINHO SOBRE O MEU CORPO, NO MEUCU E NA MINHA BOCA. HOJE PASSADOS QUATRO ANOS, SOU GAY, MAS NÃO DEMOSTRO E S´´O TRANSO COM QUEM ME ATRAI DE VERDADE, POIS TENHO MEUS TRES GANHÕES PARTICULARES LÁ NA FAZENDA, QUE SÃO OS MEUS DOIS AMIGOS E O CAVALO QUE ME DESVIRGINOU E CONTINUA FAZENDO A FESTA NO MEU CÚ QUANDO ESTOU POR LÁ.
PAULO - MG
          Entreguei-me ao meu primeiro amor        

A história que vou relatar aqui é verídica. Há seis anos atrás eu morava no sitio com meus pais e estudava numa escola rural. Ao terminar o ensino médio fui para uma cidade vizinha, morar com uma tia, onde além de estudar ajudava-a nos afazeres de casa. Meu primeiro beijo aconteceu quando eu tinha dezesseis anos, com meu amigo de escola chamado Fernando (nome fictício), que sempre foi apaixonado por mim, mas que eu sempre ignorei por ser três anos mais velho que eu. Hoje estou com dezessete anos e mesmo morando na cidade grande, com novas amizades, continuo virgem. Certa noite quando cheguei em casa após o colégio, tinha uma carta das minhas amigas que deixei lá no interior, convidando-me para a festa de formatura delas e dizendo-me o Fernando continua apaixonado por mim, pois nunca deixa de querer saber notícias minhas. No dia seguinte escrevi para elas confirmando minha presença e no dia marcado lá estava eu de volta na minha cidadezinha. Minhas amigas estranharam um pouco o meu novo visual e a forma que eu me vestia, muito mais sexy e provocante. Meus pais então nem queiram saber o que eles falaram ao me ver. Passei a tarde com minhas amigas no galpão onde rolaria a festa, ajudando-as na decoração. Lá pudemos conversar sobre tudo, mas o Fernando era o tema principal, pois nos meses que eu fiquei fora, elas contaram-me que ele não namorara ninguém a sério, pois só ficava, certamente para se satisfazer e sempre dissera a elas que continuava me amando. Ouvindo tudo aquilo, não podia deixar de admitir que eu também tinha uma quedinha por ele e talvez fosse até apaixonada, mas nunca admitira, portanto sem falar nada a ninguém, eu também nunca o esquecera e sempre tinhas sonhos e pensamentos eróticos com ele, imaginando-o ser o meu primeiro homem, aquele que iria tirar o meu cabaço e me ensinar as maravilhas do sexo. Já a noite no galpão, a festa tava bombando e eu andava de um lado para o outro procurando pelo Fernando, que ainda não encontrei desde que voltei. As horas iam passando e nada. Fiquei numa aflição, prometendo mil coisas caso ele aparecesse, como já era bem tarde ele num aparecia eu fui dançar e curtir um pouco a festa, e ele nada. Quando foi bem mais tarde, e eu já sem esperanças vi ele chegando, tava ainda mais lindo do que quando o vi na última vez. Nossa, minha buça molhou na hora, minha vontade era de voar em cima dele, mas me contive, e assim a festa ia rolando, e ele nada de me procurar, talvez ressentido ainda pela forma que fui embora sem sequer despedir-me dele. Eu fiquei com o coração na mão e minutos depois decidi ir embora muito triste pois ele ainda não tinha me procurado. Despedir-me das minhas amigas e quando sai da festa ele estava do lado de fora do portão me esperando, e veio em minha direção falando: “preciso conversar com você, pode me ouvir?”, Disse-lhe que sim, mas antes queria um abraço bem forte dele, o que ele não pensou duas vezes em me dar. Disse que estava um pouco cansada, mas que poderíamos ir conversando enquanto caminhávamos. Ele então me acompanhava dizendo: “Porque você fez isso comigo? Você não percebeu e percebi que sou louco por você?, por favor diga-me alguma coisa?” Eu continuava andando sem nada falar, apenas ouvindo-o e quando chegamos na praça, ele se pos na minha frente, me parou, ergueu meu rosto e viu que eu estava chorando, então me abraçou falando: “porque você complica as coisas, eu amo você e sei que no fundo você também me ama. Te desejo desde aquela vez que ficamos juntos, mesmo que por alguns instantes e trocamos nosso primeiro beijo, o qual eu nunca esqueci” então aproximou seus lábios dos meus e me beijou, eu então baixei a guarda, abracei-o e correspondi com muita excitação. Ele disse que não via a hora de sentir meus lábios novamente e eu disse-lhe que eu também nunca esquecera aquele beijo. Continuamos a nos beijar e nas poucas palavras que trocávamos, ele disse saber que eu ainda era virgem e que nunca havia beijado outros rapazes, pois minhas amigas havia lhe dito sobre os meus medos e raiva que eu tinha de homem, devido meus traumas de infância, em seguida fomos para a praça onde não tinha ninguém, nos sentamos em um banco daquele e começamos a nos beijar, ele sabia como me deixar louca, eu não conseguia me soltar, mas ele com sua paciência aos poucos foi me relaxando, para que se eu quisesse me entregar a ele sem receio, ele mordiscava minha orelha, chupava, ia descendo pelo meu pescoço me deixando muito excitada. Resolvi me entregar de corpo e alma a ele, pois sempre sonhara com aquele momento, então comecei a soltar gemidos baixinhos, com vergonha dele perceber como eu estava cedendo aos seus encantos, eu respirava fundo e gemia, ele lentamente desceu sua mão em meus seios, eu delirei quando ele toucou eles pela primeira vez. Ele desceu sua mão até minhas pernas por entre as coxas e foi passando me fazendo gozar pela primeira vez naquela noite, sem ao menos ter me penetrado. Ele percebeu que me fez gozar e continuou a me tocar, em seguida ele devagar passou sua mão em minha xaninha por cima da calcinha, e viu como eu estava super molhadinha, e disse ao meu ouvido: “agora estou domando a minha menina” , então disse a ele: “quero ser sua, me doma” ele respondeu “já esta domada”, e ele me beijou na boca e desceu sua mão até minha xaninha e ficou alisando-a, depois tirou minha calcinha e colocou em seu bolso da calça e me pediu pra abrir minhas pernas, o que eu obedeci sem reclamar, pois eu queria muito que ele me penetrasse, mas não foi isso que ele fez, ele abaixou as alças de meu vestido e levou sua língua lambendo meus seios e depois chupando-os, eu gemia muito, não conseguia me controlar, minha xana estava muito molhada, ele passou sua mão nela enquanto sugava meus seios intumescidos, e eu urrava de desejo, estava como uma mulher vulgar em sua mão, ele voltou a me beijar na boca, com aquele beijo macio e molhado. Então ele abriu o zíper da calça e tirou aquele mastro pra fora e me pediu que eu olhasse para aquilo que seria todinho meu, eu olhei meio tímida e ele levou seu pau até minha boca e disse: “chupa meu pau minha menina, ele é todinho seu, hoje quero ter você por inteira e sem pressa, agora coloca sua boca nele e suga como se tivesse mamando” eu fiz o que ele pediu e meti minha boca naquele cacete enorme, chupei com muita vontade, como se fosse uma puta bem experiente, mas na verdade era a primeira vez que me via com um cacete na boca. Depois disso ele me pegou pelas mãos e disse: - Vamos para a minha casa, lá eu te farei mulher, a minha mulher e se quiser você será minha para sempre. Seguimos para a casa dele. Já na casa dele, fomos direto para o quarto dele, onde logo que entramos ele me virou de costas, beijou meu pescoço, foi tirando todo o meu vestido e continuou me lambendo e beijando nas costas. Então me deitou de bruços na cama e retirou meu vestido deixando-me nuazinha. Em seguida percorreu sua língua em minhas costas até chegar em meu rego e no meu cuzinho, deixando-me enlouquecida. Ele então começou a se despir e já livre das roupas, com aquele cacete duro feito pedra na minha frente, fez-me segurar e colocar na boca, chupando-o novamente. Vez ou outra ele parecia querer me furar a garganta, pois empurrava aquela vara até minha goela, fazendo-me ânsia de vômito. Depois de um tempo,veio por cima de mim, abriu minhas pernas e encostou seu mastro em minha xaninha, me levando a loucura, e ali ficou roçando e me beijando, eu comecei a chorar de prazer e respirar ofegante como se tivesse faltando algo me mim, e ele dizia: “chora minha menina, que agora você vai ser minha pra sempre” e de repente ele forçou a entrada de seu pênis em minha xana enfiando apenas a cabecinha, depois eu comecei a rebolar em seu pau para que o resto entrasse, mas ele retirou seu pau, e eu comecei a gemer alto e entre gemidos eu dizia: vai, por favor, me faz tua mulher, eu quero ser sua e nunca mais vou ti ignorar, não me deixe assim” ele ouvindo o que disse retornou seu pau em minha xana e forçou sua entrada, aquilo queimava minhas entranhas, ele tentou me penetrar mas não entrava, afinal eu ainda era cabaço e eu comecei a chorar de dor e prazer e ele me beijava e voltava e a me penetrar, e não conseguia e eu comecei a falar: “pode meter tudo em mim de uma vez que eu agüento, mas não me deixe sem sentir você, preencha esse vazio que esta entre minhas pernas” ele obedeceu enfiou novamente forçando a entrada, as lagrimas escorriam de meu olhos, mas aquela dor e prazer que eu senti foi enorme, me senti sair do meu corpo, como se fosse desmaiar, ele me beijava, e eu sentia cada centímetro de seu pau rasgando a minha xana, ele enfiou tudo e esperou um pouco para que eu pudesse relaxar e começou num movimento de vai e vem bem devagar, e ao mesmo tempo ele me beijava e segurava meus cabelos fortemente, aquilo pra mim era um sonho. Eu gozei múltiplas vezes insanamente, naquele pau gostoso e ele vendo aquilo todo melado tirou seu pau pra fora e se pos a chupar e lamber minha xoxota, eu me contorcia de prazer até que gozei em sua boca, depois ele meteu seu pau em mim novamente e bombou bem rápido dizendo: “vou gozar minha menina ahhhhhhhhh, você agora é minha mulher, eu ti fiz minha mulher ahhhahhaahhh” e começou a gozar dentro da minha buceta e também sobre ela. Sentindo aquele leitinho quentinho no meu interior e sobre meu corpo, comecei a gemer feito uma alucinada e mais uma vez gozei gostoso. Depois de tudo terminado ficamos coladinho um ao outro com ele fazendo carinho. A sua porra escorria entre minhas pernas, eu passei a mão em minha xana e pude notar que tinha um pouco de sangue pelo meio, ele notou que eu vi e começou e me explicar que aquele sangramento era normal, afinal eu acabara de ser deflorada. Depois de uma meia hora nos limpamos e nos vestimos e ele levou-me até minha casa. No dia seguinte acordei feliz da vida e quando pensei em ligar para ele, o meu telefone tocou e era ele, perguntando-me se estava tudo bem e convidando-me para almoçarmos juntos na pensão de um amigo nosso num bairro vizinho. Disse-lhe que sim. Mas tarde nos encontramos, almoçamos e depois fomos para um hotel onde mais uma vez entreguei-me a ele e desta vez além de minha bucetinha recém desvirginada, ele colocou-me de quatro na beirada da cama e arregaçou o meu cuzinho, tirando-me todas as pregas e depois fazendo-me chupar e engolir toda a porra dele na hora de gozar, o que fiz sem nojo e sem receio, afinal eu sempre o amei e não queria perdê-lo. Daí pra frente assumimos nosso relacionamento e depois de quatro meses de namoro, resolvemos morar juntos numa casinha modesta, mas nossa, que construímos num terreno que ele tinha. Hoje somos felizes e realizados sexualmente, pois sabemos como nos completar.
Luana – Rio Claro - RJ
          GOZOU ENQUANTO EU FINGIA DORMIR        

Num certo final de semana, eu e meu marido, junto a alguns cais de amigos, fomos para o nosso sítio tomar um banho de cachoeira, queimar uma carne e saborear algumas cervejinhas bem geladas. Neste dia, para a minha surpresa, além dos casais que convidamos, meu marido convidou um amigo dele de trabalho, chamado Henrique, para ir também. Logo que chegamos no sítio, como estava um dia ensolarado e muito quente, enquanto os homens aprontavam a churrasqueira e colocavam as cervejas na geladeira, eu e minhas amigas nos livramos das roupas, ficando só de biquínis e fomos direto para a cachoeira que cortava o nosso sítio. Já banhávamo-nos algum tempo, quando os homens chegaram trazendo-nos algumas cervejas. Tive uma grata surpresa ao ver o Henrique só de sunga, pois além dele ser um gato, bem mais novo que o meu marido, era portador de um belo volume entre as pernas. Fiquei cheia de tesão na hora e passei a imaginar aquele cacetão que ali se escondia, adentrar meus buraquinhos. Em certos momentos minhas amigas falavam comigo e eu estava fora de órbita, mas não deixei-as perceberem o porque da minha distração. Virava e mexia, olhava para aquele gato e depois de um certo tempo, percebi que ele também não tirava o olho de mim, pois também eu me insinuara o tempo todo para ele, provocando-o. Ficamos ali na água por quase duas horas, até que a fome começou a bater e resolvemos ir para a casa, onde acendemos a churrasqueira para começarmos a fazer o churrasco. Enquanto assava a carne, minhas amigas e eu fomos pra cozinha preparar o restante dos complementos, tipo arroz, farofa, maionese, etc. Henrique de vez enquanto vinha na cozinha buscar mais cerveja para a turma e eu vendo-o ali, meu tesão aumentava ainda mais, então resolvi dar o tiro de misericórdia nele, deixando-o doidinho por mim. Observando que onde ele estava sentado, via o banheiro do meu quarto, deixei minhas amigas na cozinha com a desculpa que estava muito calor e que ia jogar uma água no corpo e fui pro quarto, entrando no banheiro e deixando a porta propositalmente aberta para que ele me visse. Retirei meu biquíni, entrei embaixo do chuveiro e comecei a me ensaboar e tocar minha xana, masturbando-a lentamente. Meu plano havia dado certo, olhei na direção dele e lá estava ele olhando-me fixamente. Como achei que fosse acontecer. Provoquei-o por alguns minutos e depois ainda saí peladinha mostrando-me por completa para ele. Encostei então a porta do quarto, coloquei um minúsculo shortinho e uma blusinha sem meu soutien e voltei para encontrar a turma. Henrique não tirava o olho de mim. Depois que comemos, colocamos uns forrozinhos para rolar e começamos todos a dançar. Era a oportunidade que eu queria para ralar minhas coxas naquele gato e sentir o volume do seu cacete, mas lógico que isso depois de eu dançar com o meu marido e com os maridos das minhas amigas. Finalmente chegou a vez dele que já havia dançado com duas das minhas amigas. Mal começamos a dançar, senti seu cacete pulsar,encostado nas minhas pernas. Maliciosamente, disse-lhe baixinho, desvie o pensamento senão vai acabar a música e você vai ficar em má situação com este cacetão duro. Ele nada falou e continuou a dançar. Aos poucos percebi seu mastro se aquietando. Terminada a música, fui dançar novamente com o meu marido e ele com uma das minhas amigas. Foi um domingo maravilhoso aquele, mas ficamos só naquilo. Já era noite quando voltamos para as nossas casas. Confesso que não me esqueci daquele gato um dia sequer e para minha surpresa, na quarta feira seguinte, Alfredo, meu marido chegou em casa e foi na cozinha onde eu me encontrava preparando o jantar, dizer-me que tínhamos visita para o jantar, pois iriam assistir o jogo do Fluminense que iria passar na tevê. Terminei de colocar o arroz no fogo e quando fui na sala ver quem era a tal visita, era ele, o gato dos meus sonhos, o Henrique, em carne e osso ali na minha frente. Ele educadamente levantou-se, veio até mim e cumprimento-me com dois beijinhos no rosto, confesso que quase gozei na hora, senti minha calcinha encharcar, mas me segurei e disse-lhe para sentir-se a vontade e que o jantar não demoraria sair. Pedi licença a ele e retornei para cozinha, e fiquei imaginando ele me fudendo, pois depois daquele dia em que assistiu eu me masturbando lá no sítio, certamente ficou ainda mais tarado por mim. Pouco antes do jogo começar, servi o jantar. Henrique não tirava o olho de mim quando tinha oportunidade. Terminamos, eu fui lavar as louças e eles se acomodaram na poltrona, não sei se estrategicamente ou coincidentemente, o gato dos meus sonhos sentou-se na poltrona que dava visão para o meu quarto, mas precisamente para a cama. Como eu estava cansada, tinha feito uma faxina geral na casa e não sou muito chegada a futebol, pedir-lhe desculpas e disse ao meu marido que iria dormir. Entrei no quarto me preparando para dormir, propositalmente deixei a porta entre aberta e percebi que quando meu marido foi na cozinha buscar mais umas cervejas para eles, Henrique não tirava os olhos da minha cama. Cheia de tesão, resolvi deixar o Evandro doidinho! Coloquei uma camisolinha fininha, deixei o abajur ligado, apaguei a luz principal e me deitei de um jeito em que a camisolinha levantasse até a altura da cintura deixando a minha bundinha distraidamente à mostra, para a exata visão de onde Henrique estava, já que a porta do quarto ficava de frente para a sala de tv e o sofá de frente para porta do quarto, o que de onde o Evandro estava dava pra me ver deitada na cama. Eu fingia dormir e já estava molhadinha só de pensar que ele estava me tarando com os olhos de ver minha bundinha de fora. Então pra provocar mais ainda dobrei a perna levando o joelho até a minha barriga de forma que a minha bucetinha ficasse aberta para ele. Sentia o meu tesão escorrendo no meio das minhas pernas, encharcando minha calcinha. Estava super excitada com aquele joguinho, o que embora o meu cansaço, impedia-me de dormir. Quando estava para terminar o primeiro tempo, vi meu marido falando pra ele ficar a vontade, pois nom intervalo iria tomar um banho enquanto não iniciava o segundo tempo. Foi o juiz dar o apito final pro intervalo, meu marido foi para o banheiro, tomar banho. Como eu sei que o Alfredo demora muito tempo no banheiro quando entra pra tomar banho pensei: Oba, pelo menos quinze minutos terei para provocar este gatinho e deixá-lo louco de tesão por mim. Como eu o provocava, fingindo dormir, de repente senti uma respiração ofegante bem perto da cama. Fiquei imóvel, me segurando para não gemer, afinal eu fingia dormir. Não demorou muito eu senti algo quente espirrando em minha bunda e em minhas pernas. Não é que o taradinho havia tocado uma punheta e gozado em cima de mim. Percebendo o que acontecera tive um orgasmo duplo, mas não pude me manifestar senão ele perceberia que eu ainda estava acordada. Na mesma hora o barulho do chuveiro ligado parou. O Alfredo já havia terminado o banho. O gatão então saiu rapidamente do quarto e eu na mesma hora gozei gostoso novamente, gemendo baixinho. Passou alguns minutos ouvi o Alfredo de volta na sala comentando sobre o primeiro tempo com ele. Iniciou o segundo tempo e saiu gol do Fluminense, os dois vibraram bastante e eu aproveitei para fingir ter acordado com o barulho, para me limpar. Levantei-me, fui no banheiro e depois coloquei meu roupão de banho por cima e fui até a cozinha beber água. Na volta perguntei quanto estava o jogo e fui deitar-me novamente. Acabei adormecendo e só despertei pela manhã na hora do meu marido sair para o trabalho. Mal ele virou as costas e saiu no carro, sentei-me na poltrona onde o Henrique estava na noite anterior, e lembrando do que acontecera e da gozada dele nas minhas coxas e bunda, comecei a me masturbar gostoso, até que gozei fartamente, pensando no quanto seria bom ter o cacete daquele gato, na minha boca,na minha xota e no meu cuzinho. Dias se passaram e num certo sábado fui ao mercado fazer umas compras e para minha surpresa, encontrei o meu gato de consumo Henrique. Nos cumprimentamos beijando-nos no rosto e propositalmente no cantinho da boca e ele me passou o número do telefone, dizendo que queria muito transar comigo e sabia que eu também queria transar com ele, pois eu disfarçava muito mal estar dormindo, portanto se eu resolvesse marcar era só ligar para ele que não pensaria duas vezes em enfiar seu cacete nas minhas entranhas. Ele sorriu, deu-me um outro beijo, desta vez selinho e foi embora. Querem saber se aconteceu algo entre nós? Acabou acontecendo, mas conto outra hora.
Putinha baby – Nova Iguaçu - RJ
          Foda que começou num barzinho        


O barzinho próximo ao colégio onde eu e minha amiga fazíamos o pré-vestibular estava lotado de homens e mulheres de todos os jeitos. Contudo ao chegarmos ainda encontramos a última mesa vaga. Muitas músicas, pessoas rindo e se divertindo, apareceu o garçom e fez o pedido, dissemos que desejávamos nos refrescar e era para ele descer uma cervejinha bem gelada. Nós duas que já vínhamos de outra festa e que já tínhamos derramado todas e viemos para se divertir! De repente! Um carinha bem bonitinho e novinho chegou, pediu uma cerveja no balcão e minutos depois foi ao banheiro. Vendo-o entrar no banheiro e Como o acesso aos sanitários era um só,resolvi ir também, deixando minha amiga sozinha na mesa. Entrei ao banheiro e para a minha surpresa a parte dos homens estava sem a porta, e eu pude ver aquele gostosinho urinar? Quando ele acabou de urinar e balançava aquele pau gostoso, ele viu que eu estava observando e sorriu sem graça. Dizendo:- Estou atrapalhando? - Claro que não, eu disse. Permaneci na porta do sanitário feminino e quando ele ia passando por mim, convidei-o a entrar comigo, dei-lhe a mão e o puxei. Logo que ele entrou, arriei o fecho da calça dele e peguei naquele cacete cheinho de veias pulsantes, que estava semi duro, fazendo-o endurecer por completo. Eu tinha que aproveitar aquela oportunidade, já que estávamos a sóa ali. Sentei no vaso e comecei a lamber toda a extensão daquela pica que inchava em minha humilde boquinha. Enquanto o chupava, ouvíamos os homens que chegavam para urinar, falarem várias sacanagens. São piores que nós mulheres. Um falava da bunda das mulheres, o outro que já havia comido fulana e sicrana e o outro dizia que estava com o pau duro de tanto sarrar nas coxas da que dançava com ele. Eles ali falando sacanagem e nós ali, pegando fogo dentro daquele cômodo. Eles riam e falavam sem perceber que tinha uma mulher ali dentro com a boca ocupada chupando um cacete e com a buça piscando e toda molhada de tesão. Meu garoto gemia e só faltava subir pelas paredes e eu nem ai... Eu estava precisando de uma piroca, e já estava quase implorando para ser fudida por ele ali mesmo naquele momento. Com um tesão danado e sentindo aquele cacete duro e pulsando dentro da minha boca, me levantei, ergui meu vestido, arrastei minha calcinha pro lado, abri bem minhas pernas e pedi que enfiasse a rola na minha buça e comece com vontade. Ele não pensou duas vezes e me penetrou gostoso. Ai que delicia!!! Nunca foi tão bom, acho que é a questão do lugar proibido e aquela sensação de ser flagrada. Ele acelerou os movimentos e após me perguntar e saber que eu era ligada, sem risco de gravidez, inundou minha racha com aquele leite quentinho. Eu dei um gritinho e um gemido alto de prazer. Nesse instante várias gargalhadas no banheiro, era mais pessoas chegando para urinar. Eu e ele ali quietinhos, nos limávamos e nos arrumávamos. Quando percebemos o silêncio, abri a porta para sairmos e para a minha surpresa tinha um cara tocando uma punheta no cantinho olhando-nos maliciosamente, certamente já estava ali na hora que eu gozei e gritei, o que excitou-o. Senti que ele dava um caldo e falei para o carinha que acabara de me fuder, saísse antes que mais pessoas chegassem. Assim ele fez e se mandou, nem percebeu a presença do outro ali com o cacete duro na mão. Como loucura pouca é bobagem, chamei-o para o banheiro onde eu estava e repeti a dose, fui logo me sentando no vaso e abocanhando o pau dele, fazendo-o engrossar na minha boca ávida de prazer. Chupei-o com vontade, fazendo-o gozar rapidamente, jorrando aquela porra quentinha em minha boca, cabelos e todo rosto. Ele ficou estático, sem ação, pois talvez, jamais imaginara que um lance desse pudesse acontecer com ele no banheiro de um bar. Levantei-me, dei um selinho nele, coloquei-o pra fora antes que chegasse mais alguem e fui passar uma água no rosto para me limpar. Em seguida me refiz e voltei para a multidão e para a mesa que estava com minha amiga. Quando falei o que fizera no banheiro nos minutos que lá fiquei, ela quase não acreditou e me chamou de louca. Em seguida rimos muito, brindamos com mais uma cervejinha e ficamos a observar a galera que dançavam, se esfregavam e sarravam na bunda das mulheradas. Chegamos a ver o momento que, um deles de mastro duro e pulsante, esporrava dentro da sua calça. Eu e minha amiga estávamos tão distraídas que nem percebemos quando o macho que me comeu gostoso dentro do banheiro se aproximou sorridente da nossa mesa, perguntando-nos se podia sentar-se com a gente. Dissemos que sim e ele sentou-se, chamando em seguida o garçom e pedindo mais uma cerveja. Assim que chegou, encheu nossos copos e brindou conosco o início de uma bela amizade. Começamos a conversar os três e depois de um certo tempo ele pediu-nos licença para ir ao banheiro. Enquanto o aguardávamos voltar, eu e minha amiga que achou-o um tesão e estava interessada em senti-lo dentro dela também, combinamos de tirá-lo dali e levá-lo até a minha casa que ficava uma quadra adiante. Quando ele retornou, continuamos nossa conversa e quando ele ia pedir uma outra cerveja, minha amiga, conforme tínhamos combinado, sugeriu que saíssemos dali, pois estava muito barulho. Ele aceitou a sugestão e já do lado de fora do barzinho, sugeri que comprássemos umas cervejas em latinha e fossemos para a minha casa que ficava ali perto. Certamente percebendo nossa intenção, ele disse que tudo bem. Chamou então o garçom e pediu dez latinhas de cervejas, pagando-as sem permitir que rachássemos. Fomos para minha casa. Deixei-os acomodados na poltrona da sala e fui levar as cervejas para colocar na geladeira. Quando retornei com duas latinhas e três copos, os dois já estavam se beijando. Perguntei se atrapalhava e ele convidou-me a juntar-se a eles, o que fiz de imediato. Colocamos cerveja em nossos copos e brindamos ao que iria rolar entre nós. Daí pra frente começamos a nos beijar mutuamente e não demorou muito para que nos livrássemos das roupas e eu e minha amiga, começássemos chupar mutuamente aquela rola. Depois nos sentamos lado a lado na poltrona e foi a vez dele de nos chupar alternadamente. Já estávamos bastante excitadas e deixamos a sacanagem rolar, de todas as formas, começando pelo tapete, com ele ora fudendo minha amiga enquanto ela me chupava e ora me fudendo enquanto eu a chupava. Depois de termos nossas xotas preenchidas por aquele belo cacete, nos colocamos de quatro na poltrona para receber mais aquela rola em nossas buças, o que ele fez, metendo ora na buça da minha amiga, ora na minha. Como ali estava meio que desconfortável, sugeri que fossemos para a minha cama, onde fudemos gostoso, ora com ele metendo na minha amiga e ela chupando minha buceta, ora metendo na minha buceta e eu chupando a buça da minha amiga. Era uma sacanagem só e eu cheia de tesão, ofereci meu cuzinho para ser fodido por ele, que não exitou em enfiar aquela rola até o talo, fazendo-me delirar de prazer e gozar feito uma louca na boca da minha amiga. Depois foi a vez dela ser enrabada, enquanto eu chupava-a. Quando ele estava prestes a gozar e nos avisou, agachamos a frente dele e abocanhamos aquele cacete, alternado-nos nas chupadas, até que ele derramou todo o leitinho que tinha acumulado em nossos rostos, bocas e corpo. Daí levantam-nos e trocamos um delicioso beijo triplo. Saciados, fomos para o banheiro, nos lavamos, nos vestimos e retornamos para a sala, onde ficamos conversando e bebendo as demais cervejinhas que tínhamos comprado. Lá pelas tantas da madruga, ele disse que a conversa estava boa, mas tinha de ir embora, pois trabalharia na tarde seguinte e pretendia dar uma descansada em sua casa. Despedimo-nos dele que prometeu voltar no dia seguinte para almoçar conosco e quem sabe saborear-nos como sobremesa. Logo que ele saiu, eu e minha amiga fomos para cama dormir, mas antes de dormirmos, ainda nos chupamos até gozarmos uma na boca da outra. Daí apagamos e só despertamos por volta das dez horas da manhã. Levantamos, tomamos um banho juntinhas e fomos fazer algo para comer. Depois ela foi na casa dela e mais tarde retornou, trazendo algumas peças de roupas, para sairmos a noite pra balada e para o dia seguinte, quando nosso novo amigo fodedor, viria almoçar e passar o resto da tarde e noite com a gente. O que aconteceu conforme combinado, mas o que aconteceu, é outra história, que conto outra hora.
L.C – Volta Redonda - RJ
          TIRANDO O CABAÇO DA MINHA CUNHADA        

Voltando das férias onde tirei o cabacinho da minha cunhada a vida voltou a rotina do começo de ano, mas nunca mais foi a mesma. Uma semana depois da volta da praia tive a oportunidade de ficar a sós com minha cunhada. Minha noiva voltou ao serviço e teve que viajar para São Paulo e ficar uma semana fazendo treinamento, foi quando minha cunhada teve que ir refazer matricula da faculdade e fui levá-la. Nayara estudava em uma cidade vizinha e quando pegamos estrada ela já veio me deixando louco. Disse que ficou uma semana na praia, perdeu a virgindade comigo e que estava louca pra transar novamente, pois seu namorado não havia feito nada em Camburiu. Assim que passamos pelo pedágio ela começou a passar a mão no meu pau e disse que queria fazer uma loucura e perguntou se eu permitia. Lógico que já sabendo das pretensões dela concordei e ela abriu o zíper da minha calça e desabotoou o botão. Começou a chupar meu pau como se tivesse chupando um sorvete. Aquela língua e o olhar pra cima de provocação me desconcentravam. Não agüentei e parei o carro. Na estrada mesmo ela continuou a chupar meu pau com mais intensidade foi logo que gozei na sua boca. Dessa vez nem precisei pedir e Nayara engoliu toda minha porra quente. Ela me deixava louco. Nos recompomos e seguimos viagem até a faculdade. Lá ela entrou para fazer rematricula e logo percebi de longe que ela falava algo com a colega e apontava para meu lado. Ela estava de calça jeans bem justa e uma blusinha preta bem decotada de alça e sua amiga de mini saia jeans e blusinha branca. As duas eram lindas, mas fiquei de longe só espiando. Assim q ela terminou veio em minha direção acompanhada da amiga Juliana que fiquei sabendo o nome depois. Nos apresentou e disse que eu era o professor de matemática mais bonito da cidade. A amiga bem safada disse que era um pecado ter um cunhado assim. Dei risada e chamei a cunhada para voltarmos. Minha intenção era voltar o mais rápido para pegar uma rodovia onde tinha um motel e minha cunhada sabia disso e se despediu da colega, mas não chegamos nem sair da faculdade. Ela estava terrível aquele dia, disse que ia me apresentar a faculdade e levou para o segundo andar onde ficava sua sala. Sabia que ela estava aprontando foi quando antes de chegar na sua sala ela me arrastou para o banheiro da faculdade. Sabia que seria ali que íamos transar e fomos logo nos fechando em um Box. Ela estava totalmente alucinada e foi tirando minha roupa. Sem camiseta e com as calças abaixadas sentei no vaso e foi ai que ela começou a tirar sua blusinha como se tivesse fazendo um strip e dançando. Meu pau já estava totalmente duro a ponte de explodir e ela se virou e foi tirando a calça com a bundinha virada pra mim. Ela sabia provocar como ninguém. De calcinha sentou no meu colo e disse: Faz essa sua cunhadinha putinha gozar como da outra vez professor bem dotado e me beijou. Aquilo me arrepiava e não sentia nem medo de transar ali. Tirei o sutiã e comecei a chupar seus seios ela começou a gemer feito uma cadelinha. Pegou meu pau e começou a bater uma punheta e sem tirar a calcinha e sim puxar para o lado encaixou meu pau na sua bucetinha. E começou a rebolar. Aos poucos o pau foi entrando e dessa vez parecia que estava mais apertadinha a bucetinha dela. Após entrar quase tudo levantei e encostei ela na parede e comecei a bombar. Ela gemia muito e não conseguia se controlar. Suas pernas já estavam cruzadas na minha cintura e meu pau totalmente penetrado nela. enfiei tudo dessa vez. Ela estava super molhada e facilitava a penetração. Estávamos completamente excitados como nunca nenhuma mulher tinha me deixado antes. Estávamos pela primeira vez a ponto de gozarmos juntos e isso não demorou a acontecer. Novamente gozei dentro daquela bucetinha linda. Os dois totalmente suados sem fôlego. Lembrando do motel na praia quis logo pegar ela de quatro ali mesmo e comer seu cuzinho. Dessa vez ela não falou nada. Virou tentou ficar de quatro mas o espaço era muito pequeno. Mandei encostar-se à parede e tentei enfiar no seu cuzinho. Ela começou a gritar de dor e a cabeça do pau nem tinha entrado. Escutamos alguns passos no corredor e ficamos em silencio quando resolvemos sair de lá e terminar isso no motel. Saindo da faculdade entramos no carro e perguntei onde era a farmácia mais próxima pra comprar algum lubrificante. Pegamos a estrada e em menos de 15 minutos estávamos no motel. Entramos, era um quarto bem simples e sem hidro dessa vez. Deitamos na cama e começamos a despir. Ela continuava cheirosa mesmo com todo o suor do banheiro da faculdade. Totalmente pelado peguei o lubrificante se já fui colocando ela de 4 na cama. Ela olhou pra mim e pediu pra enfiar com carinho. Não via a hora de comer aquele cuzinho apertadinho. Meu pau latejava de tesão. Lubrifiquei bem o meu pau e quando estava passando no cuzinho dela aproveitei e enfiei o dedo indicador. Ela virou e olhou pra trás. Sabia que era só o começo. Comecei a enfiar a cabeça do meu pau. Como foi difícil. Não entrava de jeito nenhum...Muito grande e grosso. Depois de uns 5 minutos de batalha e dor consegui enfiar a cabeça Ela gritava de dor e prazer ao mesmo tempo. Comecei bem devagar a bombar o pau naquele cuzinho. No que tirava e colocava já via sangue no pau. Ela estava sendo totalmente arrombada aos poucos. Comecei a forçar e consegui enfiar uns 15 cm e ela começou a pedir para parar. Apenas parei de bombar e deixei o pênis penetrado. Após passar os gritos comecei novamente mexer devagar e com a mão direita comecei a bater uma siririca para ela. Ela estava totalmente lambuzada. Ela começou a gemer com a siririca e até esqueceu da dor do cuzinho. Comecei a aproveitar da situação e fui intensificando as socadas de pau no cuzinho dela. Estava tão intenso que por pouco não consegui enfiar tudo naquela bundinha empinada. Depois de uns 20 minutos não agüentei segurar mais e comecei a gozar dentro dela. Ela sentiu aquilo quente por dentro e começou a gemer mais ainda dizendo que queria gozar novamente também. A virei e deitei-a rapidamente na cama e enfiei meu cacete, lambuzando-a com minha porra que ainda escorria sem parar. Meu pau estava totalmente roxo e doendo muito, mas mesmo assim comecei a comer a bucetinha dela. Levantei a pernas dela e deixei na posição de frango assado e enfiei todo o pau. Penetrou completamente. Ela gritava de tesão até que em pouco tempo gozou. Tomamos um banho e voltamos para nossa cidade e planejando quando seria a próxima loucura. Passou uma semana ela terminou com o namorado e me deixou numa fria. Mas isso vocês irão ler no próximo conto.
M.C – Rio de Janeiro - RJ
          FUTEBOL NA GUERRA        

Em tempo de Guerra o futebol teve vez até no front




Pegando o gancho do post anterior sobre centenário, em 2014 também marca um século do início da I Guerra Mundial, conflito sangrento ocorrido principalmente na Europa e que deixou um saldo de milhões e milhões de mortos entre soldados, civis e até animais. 

De um lado os "Aliados", compostos por França, Grã-Bretanha, Rússia, Bélgica, Sérvia, Itália (começou o embate como adversária, mas se aliou em 1915) e Estados Unidos; do outro, Alemanha, Áustria-Hungria, Império Otomano e Bulgária formavam as "Potências Centrais". O confronto bélico se iniciou em 1914 e só veio ter fim em 1918 com a derrota das Potências, a queda dos otomanos e a consequente assinatura do Tratado de Versailles por parte dos alemães em 1919.

Contudo, mesmo em tempos de guerra o futebol continuava a ser praticado - não só nos países com seus campeonatos locais, mas também no campo de batalha. Foram vários relatos, documentos, registros fotográficos e livros tratando do assunto, quando soldados aproveitavam os breves momentos de descanso e/ou cessar fogo não-oficiais para se divertirem com a bola nos pés.

O cartaz acima foi uma motivação para os jovens ingleses ingressarem no front, visto a declaração do jornal germânico "Frankfurter Zeitung" de que os britânicos "não eram de nada". Já a foto é de 25 de dezembro de 1915, num campo próximo à Salonika na Grécia, numa das chamadas "Tréguas de Natal", em que soldados de ambos os lados faziam um cessar fogo para celebrarem os festejos de fim de ano.

O 17º Regimento de Middlesex ficou conhecido como o "Batalhão do Futebol" ou "The Extremers" ("Os Extemados") devido à maioria de seus componentes serem à época jogadores de futebol. Tal ideia partiu de William Joynson-Hicks, membro do Parlamento britânico. O objetivo principal era despertar o nacionalismo através do futebol. Dirigentes dos clubes e árbitros também se alistaram.

O grupo teve como um de seus líderes o escocês Richard McFadden, atacante do Clapton Orient (hoje Leyton Orient) que entre 1911 e 1915 era o ídolo maior do clube e seu maior artilheiro. O jogador morreu durante os confrontos e hoje é reverenciado pelos torcedores do modesto time inglês ao lado de dois colegas de equipe também mortos na guerra, William Jonas e George Scott.

Os jogos nos terrenos castigados pela guerra muitas vezes eram à base do improviso: bolas feitas de lata, entulhos diversos e arames; as traves muitas vezes eram apenas as botas dos soldados alinhadas e os combatentes corriam atrás da vitória mesmo com seus pesados uniformes. 


Ingleses e alemães rivalizavam também nas peladas durante a guerra



O ex-combatente Ernie Williams, em uma entrevista à rede BBC inglesa há alguns anos, recordou uma das partidas mais famosas da época. "Uma bola foi lançada do lado dos alemães e, em poucos instantes, vários soldados começaram a jogar. Havia umas 200 pessoas e todas pareciam estar se divertindo. Ninguém com más intenções entre nós e não havia juiz, nem placar". 

Vários jogadores britânicos, que inclusive atuavam por suas seleções, estiveram no "Batalhão do Futebol" durante as batalhas de Deville Wood e Guillemont  - essas duas na Batalha do Somme - e na Batalha de Arras em 1917. Nomes como o do já citado escocês McFadden, do zagueiro Frank Buckley (Bardford City e Inglaterra), do meiocampista Lyndon Sandoe (Cardiff City e País de Gales) e todo o time do Hearts of Midlothian da Escócia engrossaram as fileiras nas trincheiras da I Guerra Mundial.


Exeter City de 1914: sete dos jogadores que enfrentaram o Brasil foram à guerra



Na postagem anterior  relembramos os 100 anos de história da Seleção Brasileira de futebol. E em sua primeira partida o adversário foi o inglês Exeter City, com vitória brasileira por 2 a 0 no campo da Rua Guanabara, atual Laranjeiras, no Rio de Janeiro. A I Guerra estava em seu começo no dia 21 de julho daquele ano, mas devido às dificuldades de comunicação da época os britânicos ainda não tinham conhecimento do conflito - só ficaram sabendo quando estavam retornando à Europa a bordo do navio Alcântara.

Relatos de alguns dos jogadores deram conta de que com o navio portando uma bandeira inglesa em seu mastro houve o temor da embarcação ser atacada pelas forças inimigas. Porém, felizmente a viagem foi realizada sem transtornos e os únicos tiros ouvidos foram de navios franceses como advertência para o confronto durante a passagem pelo Canal da Mancha.

Aidan Hamilton, autor do livro "Have you ever played Brazil? - The story of Exeter City's 1914 tour to South America" ("Você já jogou contra o Brasil? - A história da turnê de 1914 do Exeter City pela América do Sul", inédito no Brasil), relata que 7 dos 11 jogadores que entraram em campo no histórico jogo contra os brasileiros foram convocados para a guerra: o goleiro Reg Loram, o médio e capitão do time Jimmy Rigby, os zagueiros Jack Fort e Sammy Strettle, e os atacantes Charlie Pratt, Billy Lovett, Fred Goodwin e Fred Whittaker - estes dois últimos integrando o "Batalhão do Futebol". Ainda segundo Hamilton, Goodwin sofreu sérios ferimentos nos confrontos e jamais voltou a atuar. 

Afora estes citados, quatro atletas dos quadros do clube inglês que não estiveram presentes na excursão ao continente americano, também se alistaram: William Kirby, Arthur Evans, Fred Hunt e Kadie White - todos mortos no conflito.


Todo o time do Hearts, da Escócia, participou da I Guerra




O alistamento militar na Grã-Bretanha não era obrigatório até 1916, por isso o governo teve que apelar para o nacionalismo aliado ao futebol, já que era a principal prática esportiva da ilha europeia naquele tempo. Atraídos por esse chamamento patriótico, todos os jogadores do escocês Hearts alistou-se em 1914 no "Batalhão do Futebol" para os combates contra os alemães e seus aliados.

O galês Bertie Felstead, outro ex-combatente da I Guerra, registrou em um relato encontrado após sua sua morte em 2001 que "não era um jogo propriamente dito, eram todos contra todos em que chutávamos a bola sem objetivo. Poderia haver uns 50 de cada lado, eu acho. Eu joguei porque realmente gostava de futebol. Não sei quanto tempo durou. Provavelmente uma meia hora, e ninguém estava contando o placar". 

Ou seja, o futebol serviu como instrumento de integração e paz entre as forças rivais, tal qual como aconteceu em fevereiro de 1969, quando o Santos de Pelé fez uma excursão pela África. Na ocasião o time paulista conseguiu que o Zaire (atual República Democrática do Congo), que vivia um grande conflito interno entre blocos étnicos e políticos, vivesse um dia de cessar fogo para que a população pudesse acompanhar o maior jogador do planeta e seus companheiros em campo.

O "Batalhão do Futebol" foi desmobilizado em 1918, ano do fim da guerra, e contabilizou várias perdas para o esporte britânico. Em 2010 foi erguido o memorial para o 17º Regimento de Middlesex na cidade francesa de Longueval, no norte do país. Placas de granito com nomes dos atletas/combatentes mortos encontram-se no local para que os fãs de diversos clubes possam prestar homenagens aos seus heróis das batalhas nos campos de futebol e de guerra.




Cartaz: Johnson, Riddle & Co., Ltd., de Londres/ING
Foto 1: Getty Images
Foto 2: Chester Chronicle
Fotos 3 e 4: Autor desconhecido


          SELEÇÃO BRASILEIRA: CEM ANOS DE MUITA HISTÓRIA PARA CONTAR        

Julho de 2014: centenário da seleção mais vitoriosa da história




Há exatos 100 anos, numa tarde do dia 21 de julho de 1914, nascia a semente daquela que viria a ser a mais vitoriosa seleção em todos os tempos. Pela primeira vez reuniam-se para formar uma equipe nacional os melhores jogadores da época - na teoria - para representar uma nação com a bola nos pés. Jogadores como Marcos Carneiro, Oswaldo Gomes, Píndaro, Osman, Frienderich - considerado o primeiro grande craque brasileiro dos gramados - e outros entravam em campo para entrar na história com o pontapé inicial da seleção do Brasil de futebol. 

O campo foi o da rua Guanabara, atual Laranjeiras - casa do Fluminense. E o adversário, o inglês Exeter City, tradicional clube daquele país e que hoje joga a quarta divisão local. Os britânicos faziam uma excursão pela América do Sul, quando receberam um convite da FBS (Federação Brasileira de Sports) para um amistoso contra um combinado de jogadores do Rio de Janeiro e de São Paulo. 

Não havia um técnico oficial no banco de reservas brasileiro, por isso o time foi comandado pelos halfs - os meias daquela época - Sylvio Lagreca e Ruben Salles. O público presente no lendário estádio carioca foi de aproximadamente 3 mil pessoas. As pessoas, diferentemente de hoje em dia, puseram suas roupas mais finas para comparecer ao evento esportivo que havia sido trazido 19 anos antes por Charles Miller como se fosse uma festa de gala. Viram um jogo bem truncado, muito mais pela virilidade dos ingleses que não deixavam a refinada técnica brasileira se sobrepor. O árbitro da partida histórica foi o inglês Harry Robinson.


Foto da primeira seleção brasileira



O Brasil entrou pro amistoso com seu primeiro uniforme, o branco, que seria abolido após a fatídica final da Copa do Mundo de 1950 no Maracanã. A formação inicial era a da foto acima no "esquema" 2-3-5, que tinha, da esquerda para a direita, Píndaro, Marcos Carneiro e Nery (em pé); Sylvio Lagreca, Rubens Salles e Rolando (agachados); Oswaldo Gomes, Frienderich, Abelardo, Osman e Formiga (sentados).

O primeiro gol da história da seleção brasileira saiu dos pés de quem estava atuando em casa - Oswaldo Gomes, atacante do Fluminense. Osman, centroavante do América/RJ, marcou o segundo e decretou a estreia brasileira com vitória por 2 a 0 contra o Exeter City.


A centenária bola da estreia brasileira nos gramados




Cem ano depois dessa partida histórica no Rio de Janeiro temos uma seleção que possui cinco título mundiais - feito até hoje não alcançado. Foi um século de muitas conquistas, glórias, consagração de gênios da bola e também de decepções como todo time de futebol. Se hoje temos referências com a camisa brasileira como Pelé, Garrincha, Gilmar, Nilton Santos, Didi, Domingos da Guia, Zico, Romário e muitos outros muito se deve ao pioneirismo de Frienderich, Marcos Carneiro, Osman, Oswaldo Gomes, Sylvio Lagreca e companhia naquele jogo que mudaria pelo próximo século o cenário futebolístico mundial.

Abaixo, ficha do jogo histórico da seleção que completa 100 anos de muitas histórias para contar.


BRASIL 2 x 0 EXETER CITY/ING

Data: 21 de Julho de 1914
Local: Estádio das Laranjeiras - Rio de Janeiro/RJ
Árbitro: Harry Robinson/ING
Assistentes: Jack Maishan/ING e Arnaldo Borghet/BRA
Gols: Osvaldo Gomes (28' do 1º tempo) e Osman (36' do 1º tempo)
Público: Aproximadamente 3 mil pessoas

Brasil: Marcos Carneiro; Píndaro e Nery; Rubens Salles, Sylvio Lagreca e Rolando; Abelardo, Oswaldo Gomes, Friendereich, Formiga e Osman. Jogador/Técnico: Sylvio Lagreca.

Exeter City: Loran; Jack Fort e Strettle; Lagan, Jimmy Rigny e Hardin; Whittaker, Hold, Lovett, Hunter e Fred Goodwin. Técnico: Mr. MacGahey.




Foto 1: Domínio público
Imagem da camisa: Autor desconhecido
Foto 2: Autor desconhecido
Foto 3: Marcelle Ribeiro/Terra

          IRMÃOS SEPARADOS POR UMA COPA        


Kevin e Jerôme Boateng: irmãos separados pela Copa




É normal dois irmãos se enfrentarem em nível de clubes, como já ocorreu com os holandeses Ronald e Frank de Boer, os dinamarqueses Michael e Brian Laudrup, aquio no Brasil entre o volante Fernando (ex-Flamengo) e o meia Carlos Alberto (ex-Vasco), entre muitos outros. Mas seria inimaginável dois irmãos nascidos no mesmo país, criados juntos, atuarem por duas seleções diferentes e se enfrentarem, concordam? Pois os irmãos Kevin-Prince e Jérôme Boateng se tornaram pioneiros nesta prática numa Copa do Mundo.. 

Ambos são nascidos em Wilmersdorf, vilarejo nos arredores da capital alemã Berlin, filhos de mãe alemã e pai ganês. Kevin-Prince nasceu em 6 de março de 1987, enquanto Jérôme, em 3 de setembro de 1988. O primeiro, meia, começou a dar seus primeiros passos no futebol nas categorias de base do amador Reinickendorfer Füchse e logo após ingressou nos juvenis do Hertha Berlin. Já o segundo, que é zagueiro, deu seus primeiros chutes no Tennis Borussia Berlin e logo depois juntou-se a Kevin nas escolinhas do Hertha.

A separação dos irmãos começou quando o mais velho foi contratado pelo inglês Tottenham Hotspur em 2007 após duas temporadas entre os profissionais do clube alemão. Jérôme permaneceu em Berlin por mais alguns meses até ser negociado com o Hamburgo. Pelo bom futebol apresentador pelos dois naturalmente foram convocados para a seleções de base da Alemanha. Kevin defendeu as cores sub-21 germânicas até 2007, enquanto seu irmão atuou até 2009 e conseguiu o título europeu na categoria.

Jérôme foi convocado para a seleção alemã principal pela primeira vez em outubro de 2009 para uma partida diante da Rússia - neste jogo foi expulso após receber dois cartões amarelos. Já Kevin havia sido preterido devido à forte concorrência no setor de meio-campo alemão, que já contava com nomes de bastante qualidade como Ballack, Schweinsteiger, Trochowski, Khedira e etc.

Em 2009, mesmo após conselhos de seu ex-treinador do Hertha Berlin Dieter Hoeneß de optar por defender seu país natal, Kevin-Prince comunicou ao atual técnico do selecionado Joachim Löw que vestiria a camisa de Gana para disputar a Copa do Mundo de 2010 na África do Sul. Já seu irmão caçula, que à época acertou sua ida para o Manchester City, continuava a disputar as partidas eliminatórias para o torneio pela Alemanha e foi convocado para a disputa da competição, assim como Kevin. Curiosamente, este último, então atleta do Portsmouth, foi responsável pelo corte do capitão alemão Michael Ballack do Mundial, quando atingiu de forma violenta o "conterrâneo" do Chelsea, que teve os ligamentos de seu tornozelo lesionados, na decisão da FA Cup inglesa.

Quis o destino que alemães e ganeses caíssem no mesmo Grupo D da Copa e em 23 de junho de 2010, na cidade de Joannesburgo, pela primeira vez na história do futebol dois irmãos se enfrentassem por duas seleções distintas. Jérôme Boateng se deu melhor que Kevin-Prince Boateng e os alemães venceram os ganeses por 1 a 0.

Jerôme defende as cores do Bayern de Munique desde 2011 e está novamente entre os 23 convocados por Löw para a disputa do Mundial aqui do Brasil. Já Kevin-Prince deixou o Portsmouth logo após a Copa de 2010 rumo ao italiano Genoa. Depois passou por Milan e hoje veste a camisa do alemão Schalke 04. Neste dia 21 de junho de 2014 em Fortaleza, apenas 2 dias antes de se completarem 4 anos exatos do primeiro embate histórico, irmãos separados por uma Copa voltarão aos gramados defendendo suas nações, seja de nascimento ou de adoção.

Abaixo, dados e estatísticas dos irmãos em lados opostos na Copa do Mundo.


* Nome: Jérôme Boateng

* Nascimento: 3 de setembro de 1988 em Wilmersdorf/ALE

* Posição: zagueiro

* Clubes (4): Hertha Berlin (2006/07), Hamburgo (2007 a 2010), Manchester City/ING (2010 a 2011) e Bayern de Munique (desde 2011)

* Títulos (10): Campeonato Europeu de Seleções sub-21 (2009), FA Cup (2011), Supercopa Alemã (2012), Liga dos Campeões da Europa (2012/13), Supercopa da UEFA (2013), Mundial de Clubes (2013), Copa da Alemanha (2012/13 e 2013/14) e Campeonato Alemão (2012/13 e 2013/14)

* Seleção alemã: 40 partidas e nenhum gol desde 2009


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* Nome: Kevin-Prince Boateng

* Nascimento: 6 de março de 1987 em Wilmersdorf/ALE

* Posição: meio-campo

* Clubes (7): Hertha Berlin (2005 a 2007), Tottenham Hotspur/ING (2007 a 2009), Borussia Dortmund (2009), Portsmouth/ING (desde 2009), Genoa/ITA (2010), Milan/ITA (2010 a 2013) e Schalke 04 (desde 2013)

* Títulos (3): Copa da Liga inglesa (2007/08), Campeonato Italiano (2010/11) e Supercopa da Itália (2011)

* Seleção ganesa: 6 partidas e 2 gols desde 2010



Obs.: Dados atualizados até 20/06/2014 


Foto 1: Alessandra Tarantino/AP
Foto 2: TheFA.com

          A COPA 2014 NEM COMEÇOU E JÁ TEM RECORDE QUEBRADO        
Mondragón: recordes históricos na próxima Copa




Toda Copa do Mundo revela curiosidades e recordes. A cada quatro anos sempre algum atleta quebra uma marca histórica seja num gol mais rápido, seja na idade, seja no número de convocações, entre outros números. E em 2014 aqui no Brasil não poderia ser diferente, já que teremos possivelmente mais marcas quebradas – inclusive o de gols feitos em toda a história do torneio com o alemão Miroslav Klose, que está a um tento de se igualar ao brasileiro Ronaldo com 15.

Porém, dois recordes já vão ser quebrados logo de cara: o de maior período compreendido entre uma estréia em copas e a atual e o de jogador mais velho a estar presente na fase final da competição – aos 43 anos. E esse feito será do goleiro colombiano Faryd Mondragón, que disputará seu terceiro mundial e defenderá sua seleção em um espaço de 20 anos desde sua primeira participação.

Faryd Camilo Mondragón Ali, filho de colombianos com descendência libanesa, nasceu em Cali no dia 21 de junho de 1971 e como é normal entre as crianças sempre gostou de jogar futebol. Aos 19 anos assinou seu primeiro contrato profissional com um dos maiores clubes de sua cidade: o Deportivo Cali. Porém se transferiu para o Real Cartagena na temporada seguinte e para o Cerro Porteño do Paraguai logo em seguida.

Os grandes momentos de Mondragón na América do Sul se deram em sua passagem pelo futebol argentino, mais precisamente no Argentinos Juniors e no Independiente entre 1993 e 1998, com uma rápida passagem pelo Independiente Santa Fé de seu país, que lhe valeram sua primeira convocação pra seleção da Colômbia que disputaria as Eliminatórias para a Copa de 1994. Antes, em 1992, já havia participado dos Jogos Olímpicos de Barcelona pela equipe nacional. Pelo clube de Avellaneda foram dois títulos continentais: a Recopa e a Supercopa da Libertadores em 1995.

Mondragón também detém um recorde fora do âmbito das copas: é o único jogador de futebol da história a atuar em seis edições diferentes de Eliminatórias para mundiais. Estreou em 1993 e participou de todas as seguintes até a atual.

O arqueiro, já bastante experiente, teve sua primeira incursão pela Europa com a camisa do Real Zaragoza na temporada 1998/99 e depois pelo francês Metz, o turco Galatasaray (clube onde teve o dever de substituir o ídolo brasileiro Taffarel e obteve maior sucesso) e o alemão Colônia. Na sua passagem européia foi campeão turco em 2000/01 e 2005/06 e da Copa da Turquia em 2004/05.

Antes de retornar para casa, Faryd Mondragón ainda teve uma experiência nos Estados Unidos com o Philadelphia Union na Major League Soccer em 2011. Depois, em 2012, retornou para Cali para vestir a camisa do time que o revelou para o futebol onde permanece até hoje.

Apesar da idade avançada para um jogador, Mondragón vem sendo um líder do Deportivo Cali dentro de campo com toda sua vasta experiência. Além disso, se não possuir o vigor físico de 24 anos atrás, quando começou sua carreira, ainda tem talento e habilidade de sobra debaixo das traves. Não à toa foi convocado pelo treinador Jose Pékerman com seus 43 anos incompletos para mais uma Copa do Mundo – provavelmente a sua última.

Pela seleção da Colômbia já são 21 anos de serviços prestados no gol, ou 54 partidas. Esteve nas Copas de 1994 e 1998 – esta última como titular. O provável goleiro que começará os jogos da equipe no próximo Mundial deve ser David Ospina, do Nice da França. Caso Mondragón entre em campo em alguma partida não só será o mais velho jogador convocado para uma Copa, como também será o mais experiente a atuar pela competição em todos os tempos.

Faryd Mondragón ainda não sinalizou se anuncia sua aposentadoria dos gramados após o torneio no Brasil, mas já deixou seu nome cravado na história do futebol. 

Abaixo, dados e estatísticas do jogador de 20 anos de Copa do Mundo.


* Nome: Faryd Camilo Mondragón Ali

* Nascimento: 21/06/1971 em Cali/COL

* Posição: Goleiro

* Clubes (11): Deportivo Cali (1990 a 1991 e 2012 até hoje), Real Cartagena (1992), Independiente Santa Fé (1992 e 1995), Cerro Porteño/PAR (1993), Argentinos Juniors/ARG (1993 a 1994), Independiente/ARG (1994 a 1995, 1995 a 1998 e 1999 a 2000), Real Zaragoza/ESP (1999), Metz/FRA (2001), Galatasaray/TUR (2001 a 2007), Colônia/ALE (2007 a 2010) e Philadelphia Union/EUA (2011)

* Títulos (6): Recopa Sulamericana (1995), Supercopa da Libertadores (1995), Campeonato Turco (2000/01 e 2005/06), Copa da Turquia (2004/05) e Superliga Colombiana (2014)

* Seleção colombiana: 54 partidas desde 1993.



Foto: Goal.com



          O TORNEIO MAIS DEMOCRÁTICO DO BRASIL        


Cruzeiro (2) e Grêmio (3): domínio da Copa do Brasil




Começou na semana passada mais um torneio no país, este sim com muita emoção e com certeza de casa cheia na maioria dos jogos. É a Copa do Brasil, considerada a competição mais democrática do país. E tal afirmação tem certo fundo de razão por envolver equipes de todos os estados brasileiros - do mais forte ao mais humilde, do mais rico ao com as economias mais abaladas, do mais conhecido ao mais obscuro. Outro motivo para essa certeza é o fato de que vários times de menor expressão terem surpreendido positivamente como veremos adiante. Neste torneio temos a oportunidade de conhecer clubes até então desconhecidos e ver alguns bons nomes surgirem na competição.

A Copa foi idealizada em 1989 pela CBF a fim de dar uma espécie de consolo para as federações de estados com menor tradição futebolística que haviam ficado de fora da reformulação do Campeonato Brasileiro dois anos antes. Nas edições anteriores a 1987 o Brasileirão tinha ao menos um representante de cada estado, até chegar ao número absurdo de 94 clubes em 1979.

A fórmula é simples e se assemelha às demais copas mundo a fora, com partidas em sistema eliminatório até a grande final. Até 1995 os jogos eram de ida e volta em todas as fases independente do resultado. A partir de então, até a segunda fase, caso o visitante vença o adversário por 2 ou mais gols de diferença nas partidas de ida não há a necessidade da realização do confronto de volta. Da terceira em diante os dois jogos são obrigatórios. 



O Flamengo/RJ é o atual campeão do torneio



Na edição de 2013 houve uma mudança significativa no número de participantes e do período de disputa da Copa do Brasil. Foram 86 times de todos os estados mais o Distrito Federal e incluindo novamente a participação das equipes que disputam a Taça Libertadores - desde 2001 tais times não entravam mais no certame por motivo de choque nas datas das competições. Além do mais aconteceu uma "esticada" no torneio até novembro. Em 2014 a fórmula será repetida e, como já é conhecido, seu vencedor garante vaga na Copa Libertadores da América do ano seguinte.

Como já dito anteriormente, boas surpresas são reservadas ao democrático torneio. Entre os grandes e expressivos clubes nacionais como Cruzeiro, Flamengo. Corinthians, Palmeiras, Fluminense, entre outros, alguns "intrusos" roubaram o troféu, como Criciúma/SC, Juventude/RS, Santo André/SP e Paulista/SP (todos eles com êxitos sobre times considerados grandes como Botafogo, Flamengo e Fluminense, respectivamente). Sem falar nos nobres "desconhecidos" até então Brasiliense/DF, XV de Novembro/RS e Linhares/ES, que chegaram bem perto. Por outro lado a Copa promove um contraste inusitado: o maior detentor de títulos internacionais e um dos maiores em solo nacional, o São Paulo, jamais conquistou a taça.

Alguns resultados surpreendentes também entraram para a história da competição e a tornam até hoje sempre atrativa, como a inesquecível vitória do inexpressivo Baraúnas/RN por 3 a 0 sobre o tradicionalíssimo Vasco da Gama em pleno São Januário em 2005, com direito a gol de Cícero Ramalho, atacante de 40 anos; além da desclassificação do Palmeiras para o ASA de Arapiraca em 2002 dentro do Parque Antártica apesar da vitória por 2 a 1 (os palmeirenses haviam perdido o primeiro encontro em Alagoas por 1 a 0), entre vários outros confrontos memoráveis.

O primeiro gol da história do torneio foi do flamenguista Alcindo, na vitória por 2 a 0 sobre o Paysandu em 1989. Já os maiores campeões são Grêmio e Cruzeiro, ambos com 4 conquistas. Os clubes que mais participaram foram Atlético/MG e Vitória/BA com 25 edições - no total de 26. Gérson, ex-atacante do Galo mineiro e do Internacional/RS foi o jogador que mais vezes se sagrou artilheiro da Copa do Brasil: 3 vezes (1989, 1991 e 1992). O atacante Fred é o maior artilheiro de uma única edição até hoje com 14 gols em 2005, quando atuava pelo Cruzeiro. Mais números você pode conferir no final desta postagem.

De norte ao sul do país a Copa do Brasil é um festival de cores, um desfile de jogadores diversos e, quem sabe, futuros ídolos da bola, dando uma pontinha de esperança às torcidas pelo país. E viva a democracia do futebol!

Abaixo, dados, estatísticas e recordes do torneio mais democrático do Brasil.


1989

* Campeão: Grêmio/RS
* Vice: Sport/PE
* Artilheiro: Gérson (Atlético/MG) - 7 gols

1990

* Campeão: Flamengo/RJ
* Vice: Goiás/GO
* Artilheiro: Bizu (Náutico/PE) - 7 gols

1991

* Campeão: Criciúma/SC
* Vice: Grêmio/RS
* Artilheiro: Gérson (Atlético/MG) - 6 gols

1992

* Campeão: Internacional/RS
* Vice: Fluminense/RJ
* Artilheiro: Gérson (Internacional/RS) - 9 gols

1993

* Campeão: Cruzeiro/MG
* Vice: Grêmio/RS
* Artilheiro: Gílson (Grêmio/RS) - 8 gols

1994

* Campeão: Grêmio/RS
* Vice: Ceará/CE
* Artilheiro: Paulinho McLaren (Internacional/RS) - 6 gols

1995

* Campeão: Corinthians/SP
* Vice: Grêmio/RS
* Artilheiro: Sávio (Flamengo/RJ) - 7 gols

1996

* Campeão: Cruzeiro/MG
* Vice: Palmeiras/SP
* Artilheiro: Luizão (Palmeiras/SP) - 8 gols

1997

* Campeão: Grêmio/RS
* Vice: Flamengo/RJ
* Artilheiro: Paulo Nunes (Grêmio/RS) - 9 gols

1998

* Campeão: Palmeiras/SP
* Vice: Cruzeiro/MG
* Artilheiro: Romário (Flamengo/RJ) - 7 gols

1999

* Campeão: Juventude/RS
* Vice: Botafogo/RJ
* Artilheiros: Petković (Vitória/BA) e Romário (Flamengo/RJ) - 8 gols

2000

* Campeão: Cruzeiro/MG
* Vice: São Paulo/SP
* Artilheiro: Oséas (Palmeiras/SP) - 10 gols

2001

* Campeão: Grêmio/RS
* Vice: Corinthians/SP
* Artilheiro: Washington (Flamengo/RJ) - 11 gols

2002

* Campeão: Corinthians/SP
* Vice: Brasiliense/DF
* Artilheiro: Deivid (Corinthians/SP) - 13 gols

2003

* Campeão: Cruzeiro/MG
* Vice: Flamengo/RJ
* Artilheiro: Nonato (Bahia/BA) - 9 gols

2004

* Campeão: Santo André/SP
* Vice: Flamengo/RJ
* Artilheiros: Alex Alves (Botafogo/RJ) e Dauri (XV de Novembro/RS) - 8 gols

2005

* Campeão: Paulista/SP
* Vice: Fluminense/RJ
* Artilheiro: Fred (Cruzeiro/MG) - 14 gols

2006

* Campeão: Flamengo/RJ
* Vice: Vasco da Gama/RJ
* Artilheiro: Valdiram (Vasco da Gama/RJ) - 8 gols

2007

* Campeão: Fluminense/RJ
* Vice: Figueirense/SC
* Artilheiros: André Lima (Botafogo/RJ), Victor Simões (Figueirense/SC) e Dênis Marques (Atlético/PR) - 5 gols

2008

* Campeão: Sport/PE
* Vice: Corinthians/SP
* Artilheiros: Edmundo (Vasco da Gama), Wellington Paulista (Botafogo/RJ) e Romerito (Sport/PE) - 6 gols

2009

* Campeão: Corinthians/SP
* Vice: Internacional/RS
* Artilheiro: Taison (Internacional/RS) - 7 gols

2010

* Campeão: Santos/SP
* Vice: Vitória/BA
* Artilheiro: Neymar (Santos/SP) - 11 gols

2011

* Campeão: Vasco da Gama/RJ
* Vice: Coritiba/PR
* Artilheiros: Alecsandro (Vasco da Gama/RJ), Adriano (Palmeiras/SP), Kléber (Palmeiras/SP), Rafael Coelho (Avaí/SP) e William Júnior (Avaí/SC) - 5 gols

2012

* Campeão: Palmeiras/SP
* Vice: Coritiba/PR
* Artilheiros: Luís Fabiano (São Paulo/SP) - 8 gols

2013

* Campeão: Flamengo/RJ
* Vice: Atlético/PR
* Artilheiros: Hernane (Flamengo/RJ) - 8 gols



RECORDES

* Times mais vezes campeões: Grêmio/RS e Cruzeiro/MG (4 vezes)

* Times que mais participaram: Atlético/MG e Vitória/BA (25 vezes)

* Jogador que mais vezes marcou gols: Romário (36 gols)

* Maior artilheiro de uma edição: Fred (14 gols em 2005)

* Jogadores que mais atuaram na competição: Carlos Miguel e Zinho (71 jogos)

* Maior goleada da história: Atlético/MG 11 X 0 Caiçara/PI, no dia 28 de fevereiro de 2011 em Belo Horizonte/MG

* Maior placar agregado da história: Internacional/RS 15 X 1 Ji-Paraná/RO (6 X 0 e 9 X 1) em 1993

* Maior público: 101581 pessoas (Botafogo/RJ 0 X 0 Juventude/RS, no dia 27 de junho de 1999 no estádio do Maracanã, Rio de Janeiro)




Fotos 1, 2 e 3: Autores desconhecidos
Foto 4: Já é Notícia


          DE PAI PRA FILHO II        

Feito histórico: o agora ex-jogador Rivaldo atuando ao lado de seu filho Rivaldo Júnior




Mais um craque anunciou sua despedida dos gramados. Neste sábado o agora ex-meia Rivaldo anunciou sua aposentadoria aos 41 anos de idade e daqui por diante seguirá com sua carreira de cartola dirigindo o Mogi-Mirim, clube que o revelou para o Brasil e no qual também fez sua última partida.

Rivaldo Vítor Borba Ferreira, nascido em Paulista/PE em 19 de abril de 1972 ganhou o mundo da bola nos anos 90 e começo dos 2000. Começou sua carreira no Santa Cruz de Pernambuco, mas seu nome veio aparecer de verdade no Mogi Mirim, time que ficou famoso como o "Carrossel Caipira" em 1992 juntamente com os meias Leto e Válber. 

Passou com brilho por Corinthians, Palmeiras, Deportivo La Coruña, Barcelona e seleção brasileira. Neste período faturou uma Copa do Mundo e o título de melhor jogador do planeta em 1999. Outras passagens foram mais discretas como no Milan e no Olympiakos da Grécia, apesar de também ser ídolo por lá. Já o final de carreira foi um tanto melancólico com atuações por times obscuros ou de menor expressão (à exceção do São Paulo, obviamente) como Bunyodkor do Uzbequistão, Kabuscorp de Angola e São Caetano.

Mas Rivaldo não colecionou apenas jogadas geniais, brilho, belos gols e troféus. Justamente em sua última partida conseguiu um feito histórico e que muitos atletas sonham com ele: o de atuar com seu filho em uma partida. Aconteceu justamente na última de sua carreira de 22 anos dentro dos gramados contra o São Bernardo pelo Campeonato Paulista deste ano em 18 de fevereiro no empate por 1 a 1. O pai chegou a dar um passe para o filho Rivaldo Júnior, atacante de 18 anos, mas que não resultou em nada.

Confira abaixo o momento em que o fato histórico ocorreu.